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L’IRAN IN TRAPPOLA

L’ultimatum bellico di Israele

DI JAMES PETRAS

Una guerra imminente non è mai stata pubblicizzata così apertamente come il prossimo attacco militare di Israele contro l’Iran. Quando al capo dello Staff Militare di Israele, Daniel Halutz, è stato chiesto quanto Israele sarebbe stato disposto a spingersi per fermare il programma nucleare iraniano, egli ha risposto “duecento chilometri”, la distanza di un attacco aereo.
Più specificatamente, fonti militari israeliane rivelano che l’attuale e probabilmente prossimo primo ministro, Ariel Sharon, ha ordinato alle forze armate di Israele di prepararsi per una attacco aereo da condurre nei siti di arricchimento dell’uranio. Secondo il Times di Londra, l’ordine di preparare l’attacco è giunto al Comandante dello Staff attraverso, il Ministro della difesa Israeliano. Durante la prima settimana di dicembre, “ fonti interne alle forze speciali hanno confermato che il livello di allerta ‘G’, il più alto per un’operazione, era stato annunciato. Il 9 dicembre, il ministro della Difesa, Shaul Mofaz, ha affermato che, in vista dei piani nucleari di Teheran, Tel Aviv “non dovrebbe far affidamento solo sulle negoziazioni diplomatiche, ma preparare altre soluzioni”. Nei primi giorni di Dicembre, Ahron Zoevi Farkash, il capo dell’intelligence militare israeliana ha riferito al parlamento che “se per la fine di marzo, la comunità internazionale non sarà in grado di risolvere la questione in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ O.N.U. potremmo dire che gli sforzi internazionali,avranno ormai esaurito la loro parte”.

In altre parole, se gli sforzi internazionali non coincideranno con l’agenda israeliana, Israele attaccherà militarmente ed unilateralmente l’Iran. Benjamin Netanyahu, leader del partito Likud e candidato come Primo Ministro, promette che se Sharon non agirà contro l’Iran, “Quando formerò il nuovo governo (dopo le elezioni nel Marzo 2006) faremo ciò che abbiamo già fatto in pasto contro il reattore di Saddam”. Nel giugno del 1981 Israele bombardò il reattore nucleare di Osirak in Iraq.

Anche il quotidiano pro-Labor, Haaretz, dissentendo sui tempi e i luoghi pronunciati da Netanyau, ne condivide il succo del discorso. Haaretz ha criticato “coloro che raccomandano pubblicamente un intervento militare di Israele” perché “ sembra che Israele stia spingendo (attraverso le potenti organizzazioni pro-israeliane negli USA) gli Stati Uniti in una guerra più grande.” In ogni caso, Haaretz aggiunge che “ Israele dovrebbe gestire i preparativi di un eventuale attacco senza clamore e in sicurezza, evitando di farne oggetto di competizione elettorale”. Le posizione di Haaretz, come quelle del partito Laburista, è di non dichiarare guerra all’ ’Iran, prima che i negoziati multi-laterali siano finiti e l’Agenzia per l’Energia Atomica prenda una decisione.

L’opinione pubblica israeliana apparentemente non approva il piano di attacco militare dell’elite contro il programma energetico nucleare iraniano. Un inchiesta sul giornale israeliano Yedioth Ahronoth, ripresa dalla Reuters (il 16 Dicembre 2005) mostra che il 58% degli israeliani intervistati ritiene che la disputa sul programma nucleare iraniano debba essere risolta diplomaticamente, mentre solo il 36% ritiene che il rettore debba essere distrutto militarmente.
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Tutti gli alti ufficiali israeliani hanno individuato nella fine del Marzo 2006, la scadenza oltre la quale lanciare un attacco militare in Iran. Il ragionamento che si cela dietro questa data è di aumentare la pressione sugli Stati Uniti per portare la richiesta di sanzioni al Consiglio di Sicurezza. La tattica è di ricattare Washington con la paura della “guerra o altro”, facendo pressione sull’Europa (vale a dire Gran Bretagna, Francia, Germania e Russia) al fine di approvare le sanzioni. Israele sa che un atto di guerra metterebbe a rischio migliaia di soldati americani impegnati in Iraq e sa che Washington e (l’Europa) non potrebbero affrontare in questo momento una terza guerra.

La fine di Marzo coincide anche con la data di consegna del rapporto dell’A.I.E.A. all’ O.N.U. sul programma nucleare israeliano. I policemakers israeliani ritengono che la loro minaccia potrebbe influenzare il rapporto, o addirittura forzare alcune incertezze, cosa che potrebbe essere sfruttata dai sostenitori oltreoceano per promuovere l’approvazione di sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza e giustificare un intervento militare di Israele. Le maggiori lobbies pro-Israele hanno schierato una maggioranza nel Senato e nel Congresso USA per spingere il Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. a implementare le sanzioni economiche contro l’Iran, fallendo queste ultime, a sostenere un’azione “difensiva” israeliana.

Schierati a favore dell’intervento ci sono le maggiori e più influenti organizzazioni Ebraiche, le lobbies pro-Israele,i loro comitati di azione politica, una parte della Casa Bianca, una maggioranza di rappresentati del Congresso sussidiati, leader di partito locali e di stato. Schierati in senso contrario ci sono settori del Pentagono, del Dipartimento di Stato, una minoranza dei membri del Congresso, la maggioranza dell’opinione pubblica, una minoranza degli ebrei americani e la maggioranza dei comandanti militari attivi e ritirati che hanno servito o che servono in Iraq.

La discussione negli Stati Uniti sull’agenda di guerra israeliana è stata per lo più dominata dalle organizzazioni pro-israele, che condividono la posizione dello stato israeliano. Il settimanale ebraico, Forward, ha riportato una serie di attacchi di Israele all’amministrazione Bush per non aver agito in maniera più decisa a favore delle iniziative israeliane. Secondo il Forward “ Gerusalemme è sempre di più preoccupata che l’amministrazione Bush non stia facendo abbastanza per bloccare l’acquisto di armi nucleari da parte di Teheran” (9 Dicembre, 2005)

Altre rigide divergenze sono comparse durante il dialogo strategico semi-annuale tra Israele e gli ufficiali di sicurezza degli Stati Uniti, nel qual Israele ha fatto pressione sugli U.S.A. per un cambio di regime in Siria, temendo un regime islamico più radicale. Israele ha anche criticato gli Stati Uniti per aver costretto ad aprire la linea di confine di Rafah indebolendo la stretta economica su Gaza.

Quella che probabilmente è la maggiore organizzazione ebraica negli Stati Uniti, la Conferenza delle Maggiori Associazioni Organizzazioni Ebraiche Americane, ha subito sposato la linea dello stato di Israele. Malcom Hoenlan, presidente della conferenza, ha rimproverato Washington per “il fallimento della leadership in Iran” e per aver “contrattato la questione con l’Europa” ( Forward, 9 dicembre 2005). Ha continuato attaccando l’amministrazione Bush per non aver esaudito le richieste di Israele, ritardato la questione delle sanzioni nei confronti dell’Iran al Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. Hoenlan si è poi rivolto ai negoziatori francesi, inglesi e tedeschi accusandoli di “debolezza e riappacificamento” e di non aver “ un piano d’azione decisivo”, probabilmente per non aver messo in atto il piano “sanzioni o bombe” ideato da Israele.

Il ruolo dell’AIPAC, della Conferenza e di altre organizzazioni pro-Israele come cinghia di trasmissione dei piani bellici di Israele si è reso evidente il 28 Novembre 2005, quando l’amministrazione Bush è stata duramente criticata per aver accordato alla Russia la possibilità di negoziare un piano il quale prevede che l’Iran sia autorizzato ad arricchire uranio per scopi non bellici e sotto una supervisione internazionale. Il rifiuto dei negoziati da parte dell’AIPAC e la richiesta di un confronto immediato sono basate sulla convinzione che tale piano “faciliterà la realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran”, un argomento che contrasta fortemente con le informazioni d’intelligence ( inclusi i servizi segreti israeliani) secondo le quali l’Iran è lontano dai 3 ai 10 anni al primo approccio ad un armamentario nucleare.

La trasmissione incondizionata ed acritica delle richieste di Israele, così come il consueto criticismo dell’ AIPAC è tradizionalmente coperto con la retorica degli interessi della sicurezza degli U.S.A. al fine di manipolarne le policy. L’AIPAC ha rimproverato l’amministrazione Bush per aver messo a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti. A causa della volontà di insistere sui negoziati, l’AIPAC ha rimproverato gli U.S.A. di “aver dato all’Iran un’altra chance di manipolare la comunità internazionale” e “ di aver messo in serio pericolo gli Stati Uniti”. (Forward 9 Dicembre 2005)

Alcuni portavoce statunitensi pro-israele si sono opposti all’invito del presidente Bush fatto all’ambasciatore in Iraq, Zalmay Khaklilzad, di iniziare un dialogo con l’ambasciatore Iraniano in Iraq. Inoltre la “contenuta” reazione ufficiale di Israele alla vendita da parte della Russia a Teheran di missili anti-aircraft per un valore superiore al miliardo di dollari, è stata ripresa, come prevedibile, dalle maggiori organizzazioni ebraiche negli U.S.A.

Spingere gli Stati Uniti ad un confronto con l’Iran, attraverso sanzioni economiche o per via militare, è una priorità di Israele e dei suoi sostenitori negli U.S.A. da più di un decennio( Jewish Time/ Jewish Telegraph, 6 Dicembre 2005). In linea con la sua politica per un confronto Iran-U.S.A., l’AIPAC, i PAC israeliani (Comitati di Azione Politica) e la Conferenza dei Presidenti è riuscita con successo a formare un maggioranza nel Congresso, per contrastare quello che definiscono “l’appacificamento” nei confronti dell’Iran.

Il Deputato Ileana Ros-Lenthinen (Florida), sulla quale grava il dubbio di una collaborazione con i gruppi terroristici cubani esiliati e di essere una sostenitrice incondizionata dei piani di guerra israeliani, è presidente dell’ US House of Representative middle East subcommittee. Da quella piattaforma ha denunciato “l’indebolimento europeo che sta armando il regime terrorista iraniano”. La deputata si vanta di un sostegno del 75% dei parlamentari per la sua proposta di sanzioni contro l’Iran, e che inoltre sta gia schierando ulteriori sponsor.

Nonostante le accuse di “debolezza”, mosse da Israele, Washington si è mossa nei confronti dell’Iran quanto più progressivamente le circostanze lo abbiano permesso. Opponendosi ad un confronto immediato (come invece richiesto dall’ AIPAC e dai politici israeliani) Washington, supporta i negoziati europei ma impone delle condizioni estremamente limitanti, precisamente un rifiuto del Non-Proliferation Treaty, che permette l’arricchimento dell’uranio per propositi pacifici.

Il “compromesso” europeo di forzare l’Iran a trasferire il processo di arricchimento in un paese straniero (la Russia) non solo è una violazione della sua sovranità, ma è anche una pratica che nessun altro paese che utilizzi tale energia ha mai messo in atto. Dato questo mandato chiaramente inaccettabile, è chiaro che il sostegno di Washington ai negoziati, non è altro che uno strumento per provocare il rifiuto dell’Iran, ed ottenere così il sostegno europeo per l’approvazioni di sanzioni internazionali al Consiglio di Sicurezza.

Nonostante il sostegno unanime e la diffusa influenza delle varie organizzazioni, il 20% degli ebrei americani non supporta Israele nel suo conflitto con i Palestinesi. Più significativamente il 61% degli ebrei non parla mai o non difende Israele in conversazioni con non-ebrei (Jerusalem Post, 1 Dicembre 2005). Solo il 29% degli ebrei sono promotori attivi di Israele. I sostenitori di Israele sono meno di un terzo della popolazione totale. Effettivamente c’è una maggiore opposizione ad Israele tra gli ebrei che non tra i rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti. Detto questo, resta il fatto che la maggior parte dei critici di Israele non hanno influenza sulle maggiori organizzazioni ebraiche e sulle lobbies israeliane, sono esclusi dai mass media e intimiditi nel parlare pubblicamente, specialmente sui preparativi della guerra di Israele contro l’Iran.

IL MITO DELLA MINACCIA IRANIANA

Il capo della Forza di Difesa israeliana, Daniel Hautz, ha categoricamente negato che l’Iran rappresenti un’immediata minaccia nucleare per Israele, ne tanto meno per Gli Stati Uniti. Secondo Hareetz (14/12/2005), Haultz ha dichiarato che all’Iran servirà tempo prima di essere in grado di produrre una bomba atomica, secondo le sue stime ciò avverrà tra il 2008 e il 2015.

Il partit0 Laburista Israeliano non crede che l’Iran rappresenti nell’immediato una minaccia nucleare e che la propaganda di guerra del governo Sharon e del Likud, sia una mera astuzia elettorale. Come riportato da Haaretz, “ il Partito Laburista ha ufficialmente accusato il Primo Ministro, Ariel Sharon, il ministro della Difesa, Shaul Mofaz e altri ufficiali dell’esercito, di usare la questione iraniana nella campagna elettorale per distrarre il pubblico dal dibatto sui problemi sociali”.

In un messaggio diretto alla destra israeliana, ma ugualmente applicabile all’AIPAC e al presidente delle Maggiori Organizzazioni Ebraiche, il membro del Partito Laburista del Knesset, Benjamin Ben-Eliezer ha rifiutato l’allarmismo elettorale: “ Spero che le imminenti elezioni non daranno motivo al Primo Ministro e al Ministro della Difesa di allontanarsi dai problemi del paese e mettere Israele sull’orlo di un conflitto con l’Iran. La questione nucleare è un problema internazionale e non c’è motivo per cui Israele debba giocare un ruolo maggiore” ( Haaretz, 14 dicembre 2005).

L’intelligence israeliana ha stabilito che l’Iran non ha né l’uranio arricchito, né la capacità di produrre nell’immediato futuro una bomba atomica, in contrasto con i proclami isterici pubblicizzati dalle lobbies pro-israele negli U.S.A. Mohammed El Baradei (nella foto sotto), capo dell’Agenzia Atomica Internazionale delle Nazioni Unite, che ha ispezionato l’Iran per molti anni, ha puntualizzato che l’AIEA non ha mai trovato prove di un tentativo di costruzione di armi nucleari. Ha criticato i piani di guerra israeliani e statunitensi, avvertendo che “una soluzione militare sarebbe completamente improduttiva”.

Recentemente, in un limpido tentativo di chiarificare la questione sul futuro utilizzo dell’uranio arricchito, l’Iran “ha aperto le porte ad un aiuto americano per la costruzione di un impianto nucleare”. Il portavoce del Ministro degli Esteri iraniano, Hamid Reza Asefi, ha constatato che l’America potrà prendere parte all’appalto internazionale per la costruzione di una centrale nucleare in Iran, se rispetterà gli standard base e la qualità”. (USA Today, 11 dicembre 2005)

L’Iran conta inoltre, di costruire numerose centrali nucleari con l’aiuto di paesi stranieri. La richiesta di un aiuto straniero è difficilmente la strategia di un paese che sta conducendo un programma atomico segreto, specialmente nel momento in cui si cerca di coinvolgere i propri principali accusatori.

Gli iraniani sono ancora ad uno stadio elementare per quel che riguarda la lavorazione dell’uranio, non raggiungendo neanche lo stadio di arricchimento, il quale richiede ancora un certo numero di anni, e la risoluzione di molti problemi, prima che si possa costruire una bomba. Non ci sono basi concrete per stabilire che l’Iran rappresenti una minaccia nucleare per Israele e per le forze statunitensi in Medio Oriente.

Un gran numero di paesi con un reattore nucleare, per necessità usano l’uranio arricchito. La decisione iraniana di avviare il processo di arricchimento dell’uranio è una decisione sovrana, così come lo è per tutti gli altri paesi, che possiedono reattori nucleari in Europa, in Asia e in Nord America. Il ricorso di Israele e dell’AIPAC alla vaga formulazione di una potenziale capacità nucleare dell’ Iran, è talmente vaga che si potrebbe applicare ad un enorme numero di Stati con un minimo di infrastrutture scientifiche.

Il Quartetto Europeo ha creato una finta questione, evadendo il problema se l’Iran abbia armi atomiche, oppure se stia o meno cercando di produrle, focalizzandosi invece sulla capacità dell’Iran di produrre energia atomica, più specificatamente uranio arricchito. Il Quartetto ha unito l’uranio arricchito ad una minaccia nucleare e ad un potenziale atomico con il pericolo di un imminente attacco alle truppe e ai paesi Occidentali e ad Israele. Gli europei, in particolar modo la Gran Breatgna, hanno due opzioni in mente: imporre all’Iran l’accettazione di un limite alla sua sovranità, in particolare per quel che riguarda la su politica energetica, oppure forzare l’Iran a rifiutare l’adesione arbitraria al trattato di non proliferazione, per poi propagandare il rifiuto dell’Iran come un segno delle sue intenzioni malvagie nel voler creare armi atomiche e attaccare le nazioni pro-Occidente.

Gli Stati Uniti farebbero pressione sulla Russia e sulla Cina per votare in favore delle sanzioni o per astenersi. Ci sono ragioni per dubitare che entrambe le nazioni siano d’accordo, data l’importanza degli accordi commerciali multimiliardari per il petrolio, le armi, il nucleare e altri prodotti, tra l’Iran e i due paesi. Una volta tentata e fallita la via del consiglio di sicurezza, gli U.S.A. e Israele, nello scenario di un Partito della Guerra, propenderebbero per una attacco militare. Un attacco aereo sulle sospette basi nucleari iraniane, causerebbe il bombardamento di regioni remote così come di quelle altamente popolate determinando una perdita di vite su larga scala.

Il risultato principale sarebbe un escalation di guerra nel Medio Oriente. L’ Iran, un paese con settanta milioni di abitanti, con un esercito di gran lunga superiore a quello iracheno, e con forze militari e paramilitari altamente motivate e impegnate, certamente si muoverebbe verso l’Iraq. Qui gli sciiti, simpatizzanti o addirittura alleati dell’Iran, taglierebbero i loro legami con Washington e si unirebbero al combattimento. Le basi militari statunitensi, le truppe e i loro alleati sarebbero sottoposti ad un feroce attacco. Le perdite U.S.A. si moltiplicherebbero.
La strategia di ‘iraquizzazione’ si disintegrerebbe.

Molteplici attacchi terroristici si verificherebbero nell’Europa Occidentale, Nord America, Australia e contro le Multinazionali degli Stati Uniti.

Le sanzioni contro l’Iran non funzionerebbero, perché il petrolio è una merce tanto scarsa quanto fondamentale. La Cina, l’India e altri paesi asiatici in via di sviluppo non sarebbero d’accordo e ostacolerebbero il boicottaggio. La Turchia e altri paesi musulmani non coopererebbero. La politica delle sanzioni è destinata al fallimento, l’unico risultato concreto sarebbe l’aumento del prezzo del petrolio.

Qui negli Stati Uniti ci sono poche, se non nessuna lobby, in grado di sfidare la lobby israeliana in favore della guerra, sai per quanto riguarda la possibilità di una coesistenza in Medio Oriente, sia per quel che riguarda la difesa degli interessi americani quando questi divergono da quelli israeliani. Sebbene numerosi ex-generali, diplomatici, agenti di intelligence, Ebrei riformisti, consiglieri della National Security e dipendenti del Dipartimento di Stato hanno pubblicamente denunciato l’agenda di guerra contro l’Iran e le principali lobbies israeliane, le loro pubblicità e interviste non sono state riprese da nessun organizzazione politica che potrebbe influenzare le scelte della Casa Bianca e del Congresso.

Avvicinandoci ad un confronto diretto con l’Iran, e gli ufficiali israeliani hanno stabilito delle dead-line a breve termine per innescare una conflagrazione nel Medio Oriente, sembra che siamo destinati a dover imparare dalle future e catastrofiche perdite, che gli Americani devono organizzarsi per sconfiggere le lobbies politiche basate su alleanze oltremare.

James Petras è un ex-professore di Sociologia alla Binghamton University di Mew York, detiene un militanza di 50 anni nella lotta di classe, è un consigliere dei senzatetto e dei disoccupati Brasiliani e Argenti, ed è coautore del libro “La Globalizzazzione Senza Maschera”. Il suo ultimo libro “Stato e Movimenti Sociali: Brasile Ecuador, Bolivia e Argentina”, è stato pubblicato nell’ottobre 2005.
Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/petras12242005.html
24/25.12.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di NICOLA GERUNDINO

Pubblicato da Davide

  • LonanHista

    porca puttana!!!!è da qualche giorno che mi gira per la testa(dove trottolano tante rotelle fuori posto e senza un ordine preciso e ne tantomeno riesco a fermarle)….CADE PIOGGIA SPORCA SUL CIELO DI TEHERAN!!!!
    ..e in questo articolo in pratica c’è scritto tutto quello che mi passava per la testa….

    in pratica era questa la “trama”

    Da fonti non ufficiali si apprende che in diverse località dell’iran da ore è in atto un attacco aereo e missilistico contro installazioni e basi militari, da parte dell’aviazione americana e israeliana.
    Ogni collegamento con l’iran è interrotto.Neppure attraverso le comunicazioni satellitari si riesce ad avere un contatto.Si suppone che i collegamenti via satellite siano interrotti a causa di interferenze atte ad oscurare i sistemi antimissilistici iraniani.
    Intanto in tutti i paesi dell’area militari in assetto di guerra pattugliano le strade per prevenire sommosse e disordini.
    In iraq,nelle zone ad alta densità sciita la gente è scesa in strada brandendo ogni oggetto contuntende disponibile inferendo contro i soldati americani e della coalizione, i quali hanno reagito aprendo il fuoco con armi automatiche causando stragi tra i manifestanti.
    A nassiria gli insorti sciti, hanno sopraffatto diverse postazioni degli occupanti italiani, le quali dopo aver aperto il fuoco per difendersi dalle minacce, le loro obsolete armi si sono inceppate.E alcuni tra i più esagitati tra gli insorti sciti hanno ucciso i soldati italiani solo per averli sentiti bestemmiare Dio….(perché le armi si erano inceppate)…poi gli sciti hanno litigato fra loro, perché è disumano uccidere chi non conta un cazzo, nemmeno se bestemmi Dio…..
    In Israele e palestina c’è lo stato di massima allerta ed emergenza! La striscia di gaza,già rioccupata dall’esercito israeliano per i soliti inutili attentati di hamas ,degli ultimi giorni,che favoricono(MA CHISSA’ PERCHé?)solo Israele dandogli la giustificazione per occupare e bombardare, sembra tranquilla.Da una voce indipendente giunge voce che se ne fregano dell’iran perché i palestinesi è da decenni che sono bombardati!
    In libano la situazione è caotica:negli ultimi giorni elementi di alqaeda
    hanno lanciato missili contro postazioni iaraeliane.Nonostante il movimento hezbollah si sia tenuto fuori da questi episodi, l’aviazione israeliana ha bombardato a più riprese il sud del libano. Hezbollah restio a regire dopo aver appreso che l’iran loro finanziatore è sotto bombardamento, ha avviato azioni di guerriglia contro i confini israeliani.
    Mentre ad est del libano i carri armati siriani fanno a ritroso la strada percorsa un anno fa,quando lasciarono il libano rioccupandolo!
    Nei paesi europei c’è il massimo stato d’allerta, perché sembra da notizie non confermate che gli iraniani abbiano addestrato dei kamikaze che a differenza di quelli di alqaeda non colpiranno nel mucchio degli innocenti, ma solo nei centri di potere e la gente di potere(ALLELUJA!!!!).
    La russia in accordo con la cina, si tiene in disparte:basta che l’iran gli paghi le forniture di armi e tecnologia fornita.E che la cina abbia le forniture di petrolio garantite dai contratti stipulati!
    Se ne stanno a guardare,invitando alla calma la popolazione,egitto libia algeria marocco…………………
    Negli usa, intanto da un giorno all’altro, è cominciata una nuova attività:WANTED MUSLIM…la caccia all’arabo.Ogni arabo fatto arrestare o consegnato vivo o morto, viene corrisposta un ingente cifra.Un pò come i negri o i pellerosse di qualche decennio fa!!!!Arabia saudita, e i paesi del golfo, e il loro “satellite” pakistan stanno a guardare:l’importante per loro è che il prezzo del petrolio si mantenga a quotazioni elevate, facendo l’okkioliono alle 7 sorelle e alle loro cugine non americane!
    Intanto in occidente imperversa la pandemia dell’aviaria, la paura e soprattutto la TENSIONE del terrorismo e della guerra di civiltà, il tutto senza accorgerci che poco poco,piano piano(come dice quello in tv-è stupido, ma va rispettato perché non è ipocrita- ad ora tarda….una citazione me la devo consentire) stiamo tornando indietro, ad una sorta di medio evo, di “ius primae noctis”, servi tutti di pochi padroni,che con la scusa di una democrazia corrotta e diabolica ci sta asservendo ai suoi disegni e voleri …….è il libero mercato bellezze!!!è la globalizzazione!!!!è la giungla dove solo i più forti vivono e prevalgono, gli altri sono solo prede!!!!
    Intanto da un satellite,l’unico che funzioni nell’area del golfo persico, in uso a meteosat, giunge ora notizia che una grossa nube nera ha coperto il cielo di teheran.!!I METEREOLOGICI PREVEDONO PIGGIA SPORCA SU TEHERAN!!!!
    …anche se una nube scura nube sta passando sopra la testa di ognuno di noi….raccontano che dalle parti della persia e del tigri e dell’eufrate vi siano gli albori della nostra civiltà….SPERIAMO CHE PER LA PAZZIA E LA FOLLIA DI QUALCHE TESTA DI CAZZO INVASATO DI STRONZATE MESSIANICHE NON DIVENTI ANCHE LA TOMBA DELLA CIVILTA’ OCCIDENTALE…………………………………….

    …….scusate….l’ho buttata là senza coreggere la trama…così come mi è venuta….
    prometto che mi faccio curare…….

  • marko

    Leggendo questo articolo e aggiungendo quanto ho letto su Limes, vedo che in realtà tutta questa strategia serve a castrare la Cina, come già fu per l’Afghanistan.

    A cosa serve infatti l’energia nucleare all’Iran? Secondo Limes, serve per poter sfruttare meglio le proprie riserve di petrolio e metano. Da una parte, l’energia nucleare permette di destinare più greggio all’export, dall’altro, con l’energia nucleare si può pensare di alimentare potenti compressori in grado di spingere metano, dai giacimenti vicino al Bahrein, ai pozzi petroliferi ormai agonizzanti. L’aumento di pressione permetterebbe di prolungare lo sfruttamento di questi ultimi per diversi anni.

    A chi venderebbe il petrolio l’Iran? Beh, due sono i clienti fondamentali: Cina e India. (guardacaso la Cina è contraria a sanzioni all’Iran). E come può fare per venderlo? O attraversa il Pakistan oppure l’Afghanistan, guardacaso entrambi in mano americana.

    Quindi, mentre il mondo si strugge sul dilemma del diritto di Israele di esistere e sul rischio nucleare, il problema di fondo è di una semplicità sconvolgente: quanto far pagare la benza ai musi gialli.

    La scadenza di marzo è infine puramente elettorale.

  • LonanHista

    Mi ha “fregato” la sagra paesana del baccalà,bagnato da un eccellente vino bianco!!!!…ma passata à nuttata, si ritorna,nei limiti del possibile,ad essere obiettivi, a considerare i dati di fatto, lo stato effettivo delle cose.
    Un Iran nuclearizzato preoccupa soprattutto Israele,il cui deterrente atomico verrebbe bilanciato da una nazione che non riconosce e non intende riconoscere Israele, che quindi perderebbe quell’influenza politica basata sulla forza del suo apparato ed efficenza militare e soprattutto dalla decine di testate atomiche cui dispone.
    Se a ciò aggiungiamo le recenti dichiarazioni e vere e proprie prese di posizione del nuovo corso iraniano, che vorrebbe ergersi a paladino dell’islam contro i satana occidentali e sionisti, ecco che allora appare logica e fondata la preoccupazione di Israele ed il suo intento di bloccare sul nascere ogni velleità nucleare dell’Iran, che non sarebbe solo un competitore sul piano militare e strategico, quanto piuttosto un antagonista in grado di coalizzare il mondo musulmano ed arabo e creare un vasto movimento anti-Israele in tutto il medio oriente, con ripercussioni negative per Israele, poiché rimarrebbe accerchiato ed isolato, in un perenne stato d’assedio e di guerra.
    Quindi è legittimo(NON HO DETTO GIUSTO)l’interventismo di Israele.Dal suo punto di vista, Israele per la sua sicurezza, per la sua strategia politica, per la sopravvivenza stessa dello stato d’Israele,non ha altra soluzione che fermare sul nascere ogni velleità nucleare Iraniana, anche quella ad uso civile, allo stesso modo di come fece con l’Iraq nel 1981.
    Ma Israele non può compiere questa azione in maniera unilaterale.Ha bisogno sia del supporto militare che politico del suo alleato più fidato, cioè gli usa.
    Gli usa però sono impantanati nella canea iraqena.L’impiego di risorse umane e materiali che hanno dovuto impegnare in Iraq è stato ed è di gran lunga superiore ad ogni più pessimistica aspettativa.Dalla dichiarazione di vittoria, dalle fanfare di Bush di 2 anni fa ad oggi,l’esercito americano ha avuto le maggiori perdite umane, logistiche, strategiche.
    La situazione in Iraq,che doveva essere normalizzata-secondo gli strateghi americani-in breve tempo, appare tuttoggi alquanto confusa ed incerta.E’ in atto una vera e propria guerra civile,dove i contendenti sono motivati da ragioni etniche religiose tribali.Dove gli interessi in gioco, cioè il controllo ed i proventi del petrolio,sono causa di guerre intestine.Le recenti elezioni che dovevano porre fine alle dispute tra i vari contendenti non solo non ha normalizzato la situazione, ma ha aggravato le dispute,i quanto appaiono evidenti le ingerenze esterne sul nuovo governo Iraqeno,dove la maggioranza scita è divisa tra filo-americani e filo-iraniani.
    Se gli americani avessero risolto la questione iraqena e la sua normalizzazione, di certo le misure “preventive” contro l’iran sarebbero già
    scattate in tandem con Israele.
    Ma permanendo una situazione di incertezza in iraq, e soprattutto l’impiego delle forze americane sul suo territorio, appare difficile ed improbabile per gli americani adottare una strategia d’attacco contro l’iran.
    Si troverebbero gli americani su due fronti:l’iran e i milioni di sciti filo-iraniani che popolano l’iraq….
    Anzi è da supporre,che la non normalizzaziione dell’iraq, sia una precisa strategia di destabilizzazione non tanto fomentata dalla minoranza sunnita, che pure rivendica maggiore potere in seno al nuovo governo iraqeno, quanto piuttosto dell’ala scita filo-iraniana, in quanto lo scopo è quello di tenere impegnato e logorare l’esercito americano sul territorio iraqeno,impedendone l’impiego o al limite un appoggio logistico nel caso di un attacco militare all’Iran.
    Ma in tutti i paesii occidentali la “pratica” Iran tiene in apprensione gli esponenti dei vari governi.
    Eppure, da quello che si apprende, le intenzioni dell’iran riguardo al nucleare sarebbero quelle di un uso esclusivamente civile, anche perché disponendo di miniere di uranio, ritengono legittimo sfruttarne i benefici.
    Ma gli usa continuano a premere e insistere sul coinvolgimento dei partner europei, affinché l’iran si pieghi alla volontà ed alle aspettative imposte dagli usa stessi,da israele e dall’uk!
    Eppure stando alle opinioni di vari esperti,l’iran raggiungerebbe la capacità di dotarsi di ordigni atomici in diversi anni, per cui ci sarebbero i modi di trattare,valutare ed eventualmente intervenire.
    Perché tutta questa spasmodica preoccupazione?
    Vero che in Iran vi è una dittatura “teocratica”, un governo ultraconservatore,ma è anche vero che che tra le sue elite vi sono persone “riformiste” e soprattutto coscienti del fatto che un isolamanento del paese comporterebbe una crisi economica interna che accentuerebbe ancora di più i problemi già presenti.
    Inoltre l’Iran si è dimostrato finora un partner commerciale affidabile per tutti quei paesi che hanno rapporti diplomatici e commerciali.
    Allora perché tutte queste pressioni e minacce rivolte all’iran?
    E soprattutto gli usa cercano alleati in questa nuova crociata più di quanto cercarono di fare ai tempi dell’invasione iraqena! Cercano non solo una patente di legittimità per un eventuale uso della forza, ma soprattutto alleati militari….qualcuno parla di ricorso alla nato addirittura!
    Perché questa fretta di isolare l’iran, screditarlo ed eventualmente attaccarlo con il coinvolgimento di altri paesi?Soprattutto europei?
    Qualcuno ha scritto che è l’influente lobby filo israeliana che premerebbe sul governo degli stati uniti affinché si attui un’azione di forza!
    Certo,Israele prima si toglie il problema e più avrà sicurezza!
    Ma questo iperattivismo delle diplomazie soprattutto americane ed inglesi riguardano solo gli interessi di Israele?
    Riguardano solo la paventata minaccia nucleare dell’Iran?Eppure nei colloqui recenti dell’Aiea, sembra che vi fossero stati dei punti di convergenza delle aperture,con il coinvolgimento della russia che nella lavorazione dell’uranio, tratterebbe gli scarti nel suo territorio impedendo di fatto l’ulteriore lavorazione e l’arricchimento all’Iran!
    Allora perché da giorni si respira una sorta di clima da ultimatum nei confronti dell’Iran?Ultimatum che fa presagire un probabile intervento militare! Perché, questa fretta?
    Dipendesse dal fatto che l’Iran, ha intenzione di effettuare da quest’anno tutte le sue transazioni commerciali,import ed export in euro? Abbandonando per sempre l’uso del dollaro come moneta di riferimento,soprattutto per la vendita delle sue risorse energetiche?
    Costringendo quindi le banche centrali dei suoi clienti energetici(cina ed india soprattutto)a dotarsi di euro e “scaricare” quindi i dollari?
    Inoltre, sembra che gli iraniani abbiano intenzione di creare una nuova borsa di riferimento per la vendita del petrolio, nel golfo persico.Borsa che sarebbe in concorrenza con le due già esistenti, controllate dalle compagnie e dai governi di usa ed uk!
    E soprattutto i valori di riferimento del petrolio, sarebbero trattati in euro e non più in dollari.
    Piuttosto che il nucleare(paura legittima per israele), lo spauracchio iraniano per gli usa ed uk, dipendesse da tutto ciò?
    Ovvero che il dollaro veda minacciata la sua supremzia e quindi il suo valore in ambito mondiale, e che ciò inneschi una reazione a catena consistente nel disfarsi da parte delle banche centrali soprattutto asiatiche di tutti i dollari contenuti nei forzieri, sostituendoli con gli euro, e determinando di fatto il crollo della divisa americana, portandola al suo valore effettivo e reale:carta straccia, poiché tutti i dollari in circolazione non hanno un controvalore effettivo, sono stampati solo sulla carta.
    E considerata la situazione economica attuale degli usa, il suo enorme e stratosferico deficit, mutare le transazioni petrolifere dal dollaro all’euro, comporterebbe un crac colossale dell’economia americana,un vero e proprio terremoto le cui conseguenze si ripercuoterebbero innanzi tutto sul piano interno agli stati uniti e di conseguenza darebbe luogo ad un effetto a catena, soprattutto per quei paesi che non riuscirebbero in tempo a disfarsi dei dollari contenuti nei loro forzieri.
    Dipendesse da ciò, questa accelerata ed accentuata pericolosità dell’iran al cospetto di usa ed uk?
    Anche perché va ricordato che SaddamHussein nel 2001 convertì tutte le riserve monetarie dal dollaro all’euro, con la relativa transazione del petrolio(a quei tempi se non ricordo male, era oil-for food).
    E anche la siria, negli ultimi 2 anni, era intenzionata a disfarsi dei dollari per adottare l’euro come moneta di riferimento.
    Saddam è stato deposto. La siria è oggetto, come l’iran di forti pressioni ed ingerenze per mutare la sua politica.
    Da cui pongo la domanda:MA GLI ASSI DEL MALE, sono paesi governati veramente da pericolosi pazzi e “cattivoni” oppure sono paesi che vogliono sganciarsi dalla dittatura “cartacea” del dollaro?

  • sorgiorgio

    Io credo che l’Iran debba dotarsi al più presto di armi nucleari, non è difficile, le può comprare dalla Cina o nella regione della Transnistria in Russia. Alloro i gangster Anglo Americani ci penseranno prima di attaccare i pacifico popolo Iraniano. Con l’occasione intendo manifestare la mia simpatia al Presidente Iraniano e al suo popolo e invito i compagni della sinistra quella vera non quella venduta agli imperialisti USA che dedicano le strade ai fascisti di manifestare la propria solidarietà davanti all’Ambasciata Iraniana. Sorgiorgio