L’INFORMAZIONE SIAMO NOI

Un articolo di Truman – 18 Luglio 2005

L’informazione siamo noi. E ciò provoca il dovere morale di farlo al meglio, ma anche la necessità di capire il nuovo mezzo di cui disponiamo.

Una volta erano i giornalisti ad inseguire le notizie, adesso sono le notizie ad inseguire i giornalisti. Ma è un inseguimento vano. I giornalisti dei media ufficiali evitano le notizie come la peste. A loro interessa solo raccontare quello che vuole il padrone e confezionarlo nel modo più appetibile. L’informazione diventa informazione più intrattenimento, infotainment; a ciò si aggiunge poi il marketing, creando un mercato in cui il lettore / utente è consumatore e oggetto di compravendita allo stesso tempo.

Forse è il caso di dirlo fuori dai denti: per quelli che non si fidano più dei media ufficiali, che provano disgusto nel vedere il tiggì, quelli che vogliono andare alle radici di ciò che accade, i media siamo già noi. Noi che siamo ogni giorno di più.

Noi un po’ maniaci ed un po’ depressi. Noi paranoici. Noi che rubiamo il tempo al lavoro, alla famiglia, ai rapporti sociali, al sesso. Noi che passiamo notti insonni dietro al computer cercando una nuova notizia da inserire, commentando le informazioni di altri, verificando dati e legami tra le informazioni. Noi che poi siamo gli stessi che leggono le notizie, noi utenti / consumatori dell’informazione su internet.

E questo fatto dell’utente che partecipa al circuito di produzione dell’informazione è la nostra forza ed è il motivo per cui l’informazione internet è abbondantemente più affidabile di quella ufficiale. Ormai sono diverse volte che in TV chiamano persone abituate a fare informazione su internet, per commentare fatti nuovi (ricordo il direttore di Misteri d’Italia e quello di Misna.)

Allora tocca capire cosa stiamo facendo, come funziona questo nuovo mezzo di informazione e come conviene usarlo. Perché il vecchio giornale si basava su una struttura consolidata: una prima pagina con una sua struttura abbastanza regolare, l’editoriale, i rimandi alle pagine successive, i commenti, la cultura lo sport.

Su internet non è così. Il sito generalista funziona poco. Le notizie devono essere selezionate. In compenso possono essere più persistenti. Sulla carta stampata l’articolo viene bruciato in 24 ore, su internet può durare anche mesi. (Anzi il media ufficiale vive sulla continua ricostruzione della realtà, in un presente perpetuo, mentre il sito internet vuole mantenere la storia degli eventi.)

La home page ha molto meno spazio della prima pagina di un giornale, per cui si deve porre maggiore cura. Sembrerebbe che il sito internet debba curare di più la qualità delle informazioni, e porre più attenzione alla corretta archiviazione ed alla reperibilità anche a distanza di tempo. Insomma conta di meno il primo effetto e di più l’archivio.
Il data base è più importante dell’attualità.

A ciò si somma il fatto che i grandi nomi del mondo esterno non esistono, le persone leggono per quello che le informazioni valgono, per cui uno sconosciuto (se valido) è facilmente più apprezzato di un eventuale direttore di giornale che scrivesse in incognito. Forse perchè l’utente internet guarda rapidamente, vuole confrontare e passa rapidamente ad altre fonti. Ma se l’articolo è valido, per quanto pesante da leggere, esso troverà i suoi lettori.

Insomma i siti si devono specializzare, avere una propria missione editoriale (meglio se dichiarata esplicitamente), e si devono coalizzare tra loro in modo da raggiungere un impatto globale superiore. Servono concetti commerciali almeno quanto nella carta stampata. Bisogna anticipare le esigenze del lettore, indovinare i suoi bisogni reconditi, mai espressi, fidelizzare gli utenti.
Perché il lettore è abituato a saltare, a confrontare e lui è il nostro padrone, contrariamente che nella stampa convenzionale, i cui proprietari sono i gruppi d’interesse.

Su queste problematiche bisogna muoversi nel prossimo futuro se vogliamo arrivare ad un ulteriore salto di qualità nell’informazione internet.

Truman Burbank

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Articolo originale: https://comedonchisciotte.org/linformazione-siamo-noi/

7 Commenti
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tonguessy
tonguessy
7 Ottobre 2020 4:40

“Sulla carta stampata l’articolo viene bruciato in 24 ore,”

Nel 2005. Nel 2020 sembra siano passati secoli da quegli anni, e la notizia del Covid tiene banco da mesi. Pensavo anch’io che dati i tempi televisivi la cosa non potesse durare molto. Invece mi sbagliavo e mi ritrovo ancora oggi a dovermi sorbire la ruvida cartavetrata delle notizie stantie e prevedibili (occhio! stai per morire! E se non oggi prima o dopo succede!) che mi strusciano i gioielli.

In realtà il giornalismo soffre di mancanza di indipendenza, e questo lo si vede proprio dalla situazione attuale: se il potere decide che deve restare su quel pezzo per mesi, lo fa senza esitazione. E tutta la pletora di funzioni su cui si basava crolla per ossequio.

Ecco cosa diceva Oliviero Beha, uno dei pochi che non si genufletteva:
“Il Presidente della Repubblica ha invitato la categoria dei giornalisti a tenere la schiena ben dritta, è un monito che fa proseliti nel nostro paese?”
Oliviero Beha:
“Mi piacerebbe, ma temo che sia più un discorso ortopedico che etico.”

MarcBin
MarcBin
7 Ottobre 2020 4:56

I mass media sono ormai seguiti da persone che non hanno futuro, perché non hanno nemmeno il presente.
Chi ha un minimo di cervello non segue i mass media tradizionali.
Concordo in pieno quando scrivi che il contenuto gioca il ruolo fondamentale.
In Italia c’è un sacco di gente che ha il cervello funzionante e spesso formano il partiti degli astensionisti, che vince ormai da anni.
Con contenuti di qualità, sintetici e chiari si intercetta i silenziosi, che prima o poi prenderanno a calci in kulo questo stormo di scribacchini mediocri.
Qui in video interessante di Glauco Benigni su chi ha in mano il web e propone una soluzione interessante.
https://youtu.be/xmzLJOJEzXo
Bell’articolo.
Grazie.

gix
gix
7 Ottobre 2020 7:39

La questione dell’informazione è anche, oggi, ormai, un problema generazionale. La informazione tradizionale non viene quasi nemmeno considerata dai giovani, per la sua autoreferenzialità e probabilmente anche per i temi che mette al centro dell’attenzione. Ma quella alternativa, oggi sempre più forte e seguita, non mi pare che stia sostituendo la vecchia nel pensiero dei giovani. Una riprova? Dovremmo domandare per esempio a questo sito e ad altri quale è la tipologia e l’età media di coloro che seguono le notizie riportate e le relative discussioni che si tengono nei commenti, quanti giovani vi trovate? E per giovani non si intende gente sotto i 20 anni, ma anche solo che si avvicinano ai 40 anni, per esempio. Quando ero ragazzo io, molti di coloro che andavano a scuola erano già notevolmente politicizzati e leggevano varie tipologie di testate, compresi giornali, ed esisteva uno spirito critico non indifferente. Si dirà che i tempi sono cambiati, ma se i giovani non partecipano, come mi pare evidente andando a sbirciare in giro, vuol dire che anche l’informazione alternativa sta sbagliando il metodo, o meglio sta seguendo le logiche di quella tradizionale, puntando sugli stessi modi di affrontare i fatti e seguendo gli stessi… Leggi tutto »

tonguessy
tonguessy
Risposta al commento di  gix
7 Ottobre 2020 8:10

Se ho ben capito: la controinformazione sta sbagliando nel non fornire ai ggiovani videogames dove invece di sparare per uccidere si discute per il piacere del confronto, nel non fornire articoli che si allineino ai gusti del momento (trap di sferaebbasta), e cose del genere? Faccio solo presente che chi collabora con CDC lo fa su base volontaria e senza paga. Chi collabora con i vari TG lo fa su base stipendiale. E faccio presente che il sistema ha ormai azzerato qualsiasi forma di sviluppo verso orizzonti altri, se consideri ad esempio come viene programmata la divisione delle risorse per quanto riguarda le major discografiche. Oggi non esistono più i talent scout, tutto è ormai deciso a tavolino ed ogni eventuale picco creativo come i Dire Straits è letteralmente impossibile che trovi spazi.

Aggiungici pure il fatto che i ggiovani oggi sono più interessati alla tecnologia che ai contenuti, ed il quadro comincia a delinearsi. Quindi passo alla domanda finale: secondo te cosa potrebbe fare di più l’informazione alternativa?

Primadellesabbie
Primadellesabbie
7 Ottobre 2020 8:33

Da alcuni indizi ritengo che l’informazione main stream sia il risultato, più che la causa, di un modo di interpretare la realtà che viene assimilato a cominciare dal latte materno. La necessità di una narrazione comune che consenta lo svolgimento della vita quotidiana senza eccessivi contrasti, ne fissa e affina i termini. Fortunatamente l’analfabetismo diffuso e l’inclinazione a strafare del giornalismo contribuiscono ad una certa incomunicabilità, superata, a quanto capisco, dall’organizzazione di quotidiani e roventi scontri televisivi su ogni argomento (a questo proposito sono esterrefatto, ma non meravigliato, dall’effetto devastante del continuo martellamento su cittadini costretti in casa per mesi in balia della tv). Da quando un’incertezza che spazia dalla quotidianità alle finalità più elevate si è insinuata nella vita di ogni occidentale per mezzo di inaspettati e ripetuti eventi catastrofici in ogni campo e di origine sospetta (da Chernobill alle crisi finanziarie), l’opinione pubblica è sospesa, dibattuta e alla ricerca di rassicurazioni. Le troppe e molto spesso faziose teorie, veicolate dalla rete, ne collocano la credibilità in nicchie circoscritte, nonostante l’impegno e la capacità di alcuni operatori. Anche la dilapidata autorevolezza (araba fenice di questi tempi) per eccesso di celebrazione e per sistematica attitudine di molti, è importante nel… Leggi tutto »

Annibal61
Annibal61
7 Ottobre 2020 9:03

Uhm…informazione e controinformazione? A guardar quello che succede in questi ultimi anni direi che “informazione” batte controinformazione 10 a 0. Se poi ci metti che siamo 4 gatti infestati da troll la cosiddetta “informazione” può dormire sonni tranquilli!

silvano
silvano
7 Ottobre 2020 23:49

In se il corollario è anche condivisibile….ma tutto ruota intorno al concetto che l’informazione te la lasceranno fare finché non disturberai il padrone o sino a quando la visibilità di tale informazione non sarà motivo di condizionamento su media e larga scala! In pratica se si rimane sotto traccia con poche migliaia di utenti, tutto bene….in caso contrario la fantomatica rete libera arriverà a censurare qualsivoglia piattaforma, o per lo meno la influenzerà nei contenuti….