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L'INCUBO

«Mai come adesso l’Italia mi ha fatto paura. Questo modo di informare, questo modo di usare le parole, è foriero di orrori autentici, ne sono certissima. La pubblicità al servizio dell’informazione serve a formare un modello “morale” di cittadino che sogna e non domanda. E chi non riesce ad adeguarsi a questo è relegato nell’estremismo, tra i settori “radicali” della sinistra, in una zona d’ombra assolutamente priva di protezione politica e sociale, giacché la sinistra ufficiale, anziché opporsi a questo modello, si piega come il pongo per meglio aderire ad esso. Mi pare un incubo».

In un recente THREAD dedicato al commento di Furio Colombo sul ritiro da Gaza ho scritto: «è opinione diffusa che sia in progetto anche la restituzione della Cisgiordania, alla faccia dei coloni pazzi e dei fondamentalisti coi riccioletti e un cappello sopra l’altro». All’una e spiccioli del mattino ho avuto da LIA una risposta di quelle che non fanno dormire e sulla quale conto di ragionare un bel po’. Oltre a ringraziare Lia per i continui spunti di riflessione che regala, ho deciso di mettere qui, in bella vista, il suo intervento. Magari ci ragiona anche qualcun altro.

Scusami se insisto, Alberto, ma è “opinione diffusa” in Italia, credo.
Forse sulla stampa USA e inglese, non so.
Io leggo la stampa spagnola (di quella non qui non parlo nemmeno, ché ha lo stigma addosso) e, ti assicuro, il modo di presentare la questione è totalmente diverso.
Ho già tradotto un pezzo di un fondo de El Mundo, giorni fa. Ora mi metterò a tradurre l’editoriale (non firmato) de El Pais, il lungo intervento di Felipe Gonzalez, la voce degli intellettuali di lì che sono, semplicemente, molto meno condizionati dal clima “politicamente corretto”, se non peggio, che c’è in Italia.

Io non ho letto, sulla stampa di là, una virgola di queste spremute di sentimento che circolano da noi. E’ proprio il linguaggio, che cambia, e si sta ai fatti, si affrontano le questioni serie del dopo-Gaza, si analizza la convenienza per Israele dell’operazione, si fa altro. Politica.
Basterebbe fare l’analisi del linguaggio degli editoriali italiani che vedo, invece. Stiamo annegando in una terminologia valoriale che pompa sul cuore e toglie ossigeno alla testa.
Io non posso stare a parlare di “sforzi di immedesimazione verso Israele”, perché quello che c’è da fare è guardare il terreno, i fatti.
L’immedesimazione è una categoria che riguarda i sentimenti, le emozioni. Non c’entra, non serve. Non è il punto.

Io contemplo, attonita, una sinistra che dice tutta contenta: “E ora speriamo che tocchi alla Cisgiordania” mentre già solo il Muro (che, ricordo, è totalmente illegale) sta inghiottendo (da solo!) il 10% della Cisgiordania. Ora, mentre scriviamo.
E mi ritrovo a fare la Cassandra che vuole rompere il giocattolo delle persone che tengono alla pace, è una sensazione orribile.

Il linguaggio è potere. Se ci mettessimo a contare gli aggettivi, i riferimenti ai valori, alla categoria del “buono” di cui è infarcita l’informazione italiana sull’evento, avremmo la percezione esatta di come si sta condizionando l’opinione pubblica italiana a schierarsi compatta al fianco di Israele nei prossimi anni, qualunque cosa accada.
E se comparassimo quest’analisi (linguistica, linguistica e basta) ad altre analoghe compiute sull’informazione in altri paesi, ci renderemmo conto che si manipolano le emozioni della nostra opinione pubblica saziandola al punto che lei stessa non avverte la mancanza dei fatti, non li chiede più. >br>
Non c’è uno straccio di contesto, in quello che leggo da voi. Che Medio Oriente si sta disegnando e come si inserisce questa mossa nella strategia d’insieme?
Che succede in Cisgiordania? Quale sarà la situazione effettiva di Gaza? Nulla. In questi giorni, di tutto questo, nulla. Psicologismi, speranze, sogni. Solo questo.
E il culto della personalità: Sharon è una star, in Italia, e appare a malapena nella stampa spagnola. Appare nella cronaca, non negli editoriali. Negli editoriali si parla della situazione, non della personalità del leader. Si guarda oltre, non si sacralizza il Capo. Nel bene e nel male.
Perché il protagonista non è lui, è la situazione.

Ma forse non riesco a spiegarmi. Devo mettermi a tradurre, è l’unica.
Io, di temperamento, detesto essere pesante, insistente.
Però mai come adesso l’Italia mi ha fatto paura. Questo modo di informare, questo modo di usare le parole, è foriero di orrori autentici, ne sono certissima. La pubblicità al servizio dell’informazione serve a formare un modello “morale” di cittadino che sogna e non domanda. E chi non riesce ad adeguarsi a questo è relegato nell’estremismo, tra i settori “radicali” della sinistra, in una zona d’ombra assolutamente priva di protezione politica e sociale, giacché la sinistra ufficiale, anziché opporsi a questo modello, si piega come il pongo per meglio aderire ad esso.
Mi pare un incubo.

Io non sono un’estremista di nulla. Avrei disperatamente voluto votare, alle prossime elezioni. E non potrò, non è possibile. Questo linguaggio non è la mia lingua, io non posso avere nulla a che fare con questo modo di pensare e di sentire. Mi è estraneo, è swaili, non lo capisco.
Mi farò la tessera del PSOE e voterò alle Europee, vedrò se è possibile. Ho l’impressione di tornare non in un paese, ma sul set di Arancia Meccanica.

Spero di non avere inquinato nulla con la mia negatività: e poi sono del tutto minoritaria, cosa vuoi che inquini.

E, chiarisco, non sono in polemica con te: ho il massimo rispetto della tua buona fede. Sono solo spaventata dal paese, dalla sua classe politica e dalla sua stampa.
Non è poco.

Fonte: One More Blog
http://www.biraghi.org/
21.08.05

Pubblicato da Davide

  • illupodeicieli

    mi è capitato , in questi giorni in cui non lavoro, di leggere un po’ quì un po’ là sia i post dei blog ( si chiamano così gli interventi mi pare :non sono molto pratico scusatemi) e vi ho trovato un mare di parolacce . ciò che mi ha innervosito ancora di più è la distanza ,man mano che andavo avanti nella lettura, dall’argomento principale.
    nei giornali che mi capita di leggere, in rete o con il sistema tradizionale, succede la stessa cosa: mancano le notizie e ,di seguito i commenti.
    forse l’ho già scritto in precedenza ma, il vecchio motto di panorama ( il settimanale) era “i fatti separati dalle opinioni”: mi farebbe piacere, appunto, che parlando di isralele si ricordassero, anche in forma sintetica, i fatti e poi si avesse l’accortezza da parte di scrive, di esprimere un’opinione: detta opinione sarà di parte è chiaro ma almeno si saprà cosa un giornalista pensa e crede. lo stesso dovrebbe valere per i fatt di casa nostra. i giornali riportano solo le agenzie di stampa, in più i servizi sull’economia ,ogni volta ci fanno vedere come sono bravi gli altri (cinesi e indiani in testa: forse perchè lì non protestano e fanno di sì con il capo? o forse perchè se protestano, come succederà da noi in autunno ,di sicuro, la polizia li prende a manganellate? un guerra tra poveri direbbe la buonanima di pasolini vedendo “il poliziotto contro l’operaio ” .
    certo che una persona non si può sentire rappresentata da individui che non solo non hanno proprietà di linguaggio, ma non parlano proprio delle cose che stanno a cuore ai cittadini/elettori. le frasi che riportano i giornali e i tg non fanno eccezione sono sempre le stesse e chi ascolta o legge è,ahimè, assuefatto .
    gli argomenti che ci toccano da vicino non vengono menzionati, e quando lo sono , si legge che “sono in fase di studio ( e chissà per quanti ) delle misure adeguate” oppure “è stata istituita un’apposita commissione ( di papponi aggiungo) che a breve trasmetterà al parlamento i risultati” .
    risulta giustamente inutile andare a votare persone che pensano solo ai fatti loro : mi informerò ,anche in rete , per vedere se si vive meglio a quel paese o all’inferno.