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L'IMPERO ABORTITO

DI PATRICK J. BUCHANAN

Mi sono perso qualcosa? Dove sono finiti i proclami su “nessuno dai tempi di Roma”, i discorsi sulla “benevola egemonia globale” dell’America, la “Pax Americana” e il Nuovo Ordine Mondiale?
Proprio un anno fa, alla cena annuale della AEI durante una conferenza, il notista Charles Krauthammer liricizzava sul “dominio globale” dell’America“e sul fatto che avevamo “costruito il più grande impero della storia mondiale.”
Secondo Krauthammer avevamo “una potenza mondiale imponente”, eravamo “i custodi predestinati del sistema internazionale” della storia. Quando ci fu il crollo dell’Unione Sovietica “è nato qualcosa di nuovo, di assolutamente nuovo, un mondo unipolare dominato da una sola superpotenza senza pari con la capacità di intervenire in ogni angolo del mondo. Si tratta di uno sviluppo veramente nuovo nella storia, mai visto dalla caduta dell’impero di Roma.. anche Roma non è adatta a rappresentare quello che oggi è l’America.”Però la realtà sa come imporsi sulle fantasie e, osservando il mondo di oggi, sembra che il multipolarismo stia facendo ritorno.

Castro, anche se letteralmente allo stremo, sfida ancora gli americani e sta per essere sostituito, come mangia-yankees dell’emisfero sud, da Hugo Chavez, il capo di governo venezuelano che proprio di recente ha sventato un tentativo di destituzione ispirato dagli Stati Uniti. Chavez ha appena ordinato alla Russia l’acquisto di alcuni elicotteri Mil-29 e 100.000 fucili Ak-47. Malgrado le proteste USA sembra che la Russia glieli fornirà.

Mentre Chavez trova altri imitatori nella zona andina, il governo del Messico insegna ai suoi cittadini come meglio eludere la sorveglianza della frontiera USA. Cesare Augusto, nel suo mare nostrum, si sarebbe potuto trovare in una situazione come questa?

I nostri alleati della NATO; compreso Blair, stanno togliendo l’embargo sulle armi alla Cina malgrado le proteste di Bush. La vecchia Europa continua imperterrita a rifiutarsi di fornire truppe per l’Irak, mentre gli Ucraini, i Polacchi, dopo la Spagna, abbandonano silenziosamente la nazione invasa.

La Germania, la Francia e l’Inghilterra stanno negoziando con l’Iran un patto in base al quale se accetterà di sottoporsi a regolari ispezioni della IAEA, potrà continuare ad arricchire l’uranio necessario per i suoi programmi atomici, avere garanzie sulla sua sicurezza, e potrà entrare nel WTO. L’America è contraria alle concessioni degli europei, però, in caso di conflitto, non ci saranno truppe della NATO in appoggio agli americani. Se Bush dovesse scegliere questa strada si troverebbe da solo a combattere insorti che vanno dal confine orientale della Siria al confine occidentale del Pakistan. I generali USA stanno già avvertendo il presidente che le sue legioni si trovano piuttosto a corto di uomini.

Con le elezioni in Irak abbiamo perso il nostro protetto, Allawi, e abbiamo dato il potere ai partiti shiiti legati all’Iran, mentre i Curdi vogliono Kirkuk e i suoi pozzi di petrolio, con in mente l’indipendenza.
Questo provoca i risentimenti dei Turchi e dei Sunniti che, privati del loro potere, per primi hanno dato inizio alla resistenza. Quale che siano i progetti dei neo-con per l’Irak, ottenere delle basi permanenti o esibire in Medio Oriente il gioiello dell’impero, sembra che gli americani non cerchino altro che una via di uscita.

La dottrina principale di Bush, e cioè che nessun paese dell’asse del male dovrà essere in grado di acquisire armi di distruzione di massa, è messo a dura prova con Teheran ed è apertamente sfidata da Kim Jong II, che ha ignorato tutti divieti posti da Bush e oggi proclama di essere in possesso di armi nucleari. Qual è la risposta di Bush? Tornare ai colloqui delle sei potenze.

La Russia di Putin sta consolidando il proprio potere alla maniera zarista, cercando di resuscitare la vecchia sfera di influenza di Mosca, mentre conduce esercitazioni militari congiunte con Pechino.

Una Cina ormai manifestamente sprezzante rimprovera la nostra incapacità di frenare il nostro vorace appetito di beni importati, che sta facendo assomigliare il dollaro al peso argentino. Pechino si rifiuta di fare pressioni sulla Corea del Nord per i suoi programmi nucleari, e anzi consente il passaggio sul suo territorio di missili e materiale nucleare, mentre impiega buona parte dell’ attivo commerciale guadagnato con noi, pari a 160 miliardi di dollari, per rinforzare le forze navali, aeree e missilistiche in vista di una prova di forza con Taiwan.

Krauthammer ha definito la nuova Roma “senza pari”. Però se teniamo presente che la Vecchia Repubblica è sulla strada della bancarotta, che i suoi disavanzi commerciali mandano in malora la nostra valuta, che siamo sempre meno capaci di controllare i nostri confini, e che consentiamo ai nostri rivali di saccheggiare la nostra tecnologia e di portare via le nostre industrie, allora dobbiamo concludere che si, l’America assomiglia a Roma, ma purtroppo, si tratta della Roma del suo ultimo quarto secolo di vita.

Perché l’America del 2005, diversamente dall’America che abbiamo conosciuto in un passato non molto lontano, è ormai diventata una nazione dipendente, dipendente dal petrolio del Medio Oriente per la sua economia, dipendete dalle importazioni dall’estero per le necessità di tutti i giorni, dipendente da Pechino e Tokio per i prestiti necessari a sostenere il nostro lassista modo di vita.

Kipling si riferiva a gente come noi quando, negli ultimi tempi del periodo vittoriano, scrisse una poesia con questi versi:
“O Signore abbi pietà del tuo popolo per tutte le parole a vuoto e le vanterie senza senso.”

Patrick J. Buchanan
Fonte:http://www.amconmag.com/
14.03.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Vichi

Pubblicato da Davide