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LIBIA – SE A PARIGI BERLUSCONI FA IL MIRACOLO

DI CLAUDIO MOFFA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Sarà il male minore – e anzi una speranza nel dramma – se Berlusconi riuscirà a ottenere oggi a Parigi il comando delle operazioni previste dalla risoluzione 1973 delle Nazioni Unite che prevede una no fly zone sui cieli libici. Il male minore perché ormai la frittata e fatta, in una storia oscura che ancora dovrà essere chiarita nei suoi particolari e nel dato generale: e cioè come mai Cina, Russia e paesi come India e Brasile si sono solo astenuti nel Consiglio di Sicurezza di due giorni fa. La speranza, perché il rischio maggiore a questo punto è una situazione di fluidità in cui possa affermarsi all’improvviso la politica del fatto compiuto che sempre l’oltranzismo occidentale ha applicato in tutte le guerre postbipolari: l’invenzione mediatica di una contraerea libica che spara su un aereo NATO “umanitario” e via ai bombardamenti mirati: alla casa di Gheddafi, alle caserme di Gheddafi, ai civili-proGheddafi colpiti per i soliti e utilissimi “effetti collaterali”: civili, cioè “popolo”, che incredibilmente gli “umanitari” sensibili ai richiami dei ribelli in armi di Bengasi, pretendono di non “vedere”, come non vedono quel che succede da anni in Afghanistan e da alcune settimane nel Bahrein, con i 41 uccisi dichiarati nella giornata di ieri.

A seguito, “Concluso il vertice di Parigi: Sarkozy vuole la guerra totale” (Claudio Moffa);
“SARKOZY: “EBREO” O PRO-ISRAELIANO ? (Claudio Moffa);

Berlusconi, pur giocando fuori casa e su iniziativa di un suo concorrente – il Sarkozy-Total, un presidente strasostenuto dalla potente lobby francese fin da quando venne eletto sindaco a Neully sulla Senna nel 1983 – ha dalla sua alcune carte a disposizione, tra esse correlate:

1) La prima è che nella crisi – come nota oggi Fabrizio dell’Orefice su il Tempo – l’Italia si trova nella prima linea del fronte di un sempre più vicino scenario di guerra guerreggiata, per le minacce di ritorsione di Gheddafi, per il precedente del missile su Lampedusa del 1986, e per il disastroso effetto immigrazione in primis sul nostro paese. Questo è sicuramente un ottimo argomento morale per convincere la composita alleanza antilibica di Parigi. Nel summit di Parigi potrebbero essere a favore del nostro governo i cinque astenuti del Consiglio di Sicurezza, l’Unione africane e forse anche la Lega Araba.

2) La pressione utilizzabile non è solo “morale”. L’Italia ha le sue basi da offrire alla coalizione: il ministro Larussa ha correttamente sottolineato in una sua breve dichiarazione alla stampa che, come recita la 1793, la finalità dell’operazione no fly zone è quella di proteggere le popolazioni civili. Se a Parigi non dovessero essere messi dei precisi paletti sulla gestione e traduzione in fatti della risoluzione stessa, Roma potrebbe anche rispondere no. Posizione che avrebbe un suo precedente nella decisione di Andreotti nel 1973, di non concedere l’uso delle basi militari italiane agli USA durante la “guerra del Kippur”.

3) Ma non si tratta solo di argomenti morali o di rapporti di pura forza. La risoluzione delle Nazioni Unite – un testo di valenza “giuridica” – contiene due passaggi importanti e utilizzabili per un tentativo di vera mediazione quale mai ha fino ad oggi fatto il Consiglio di Sicurezza, al quale già due domeniche fa Gheddafi aveva chiesto di inviare una missione per verificare sul terreno le esagerazioni e invenzioni dei mass media: il primo è che il Consiglio di Sicurezza “prende atto delle decisioni del Segretario Generale di inviare il suo Inviato Speciale in Libia e del Consiglio di Sicurezza e della Pace dell’Unione Africana di inviare il suo Comitato di Alto Livello ad hoc in Libia, allo scopo di facilitare il dialogo ” . Dunque, dialogo ancora possibile, per iniziativa diretta di Ban Ki Moon. Gheddafi ha immediatamente dichiarato dopo il voto di due notti fa di accettare la risoluzione e il cessate il fuoco. Vero, non vero? Un organismo giuridico quale l’ONU, non può accettare come verità le smentite ovvie e scontate dei ribelli, né quelle del partito-canaglia media-“democra-tico” che peraltro è esattamente lo stesso che non solo odia Gheddafi, ma assedia e ricatta da anni Obama, la Siria, il primo ministro russo Putin, e paesi come il Sudan e lo Zimbabwe, a sua volta sostenuto dal Sudafrica. Dunque, che si invii una missione di indagine in Libia che verifichi effettivamente il cessate il fuoco e la disponibilità di Gheddafi al compromesso;

4) Il secondo passaggio utile della risoluzione 1793 è lì dove essa recita che quanto deciso dall’ONU è rivolto unicamente “a proteggere i civili e le aree popolate dai civili sotto la minaccia di attacchi nella (sic) Jamahiriya Araba Libica, inclusa Bengasi, mentre escludono una forza straniera di occupazione sotto qualsiasi formato e in quale che sia (sic, dunque anche Bengasi) parte del territorio libico”. Nessun altro paese meglio che l’Italia può ottemperare a questo dispositivo e dunque perseguire una vera politica di dialogo: sia per la disponibilità dimostrata con l’operazione umanitaria pro Bengasi, sia per i buoni rapporti intessuti da Berlusconi con tutti i principali capi di stato “decisori” del mondo – compresa la Merkel, e checché ne dica il partito-canaglia di cui sopra – sia per i buoni rapporti con lo stesso Gheddafi fino a poche settimane fa: anzi fino a due giorni fa, con l’annuncio del ministro del petrolio libico che gli accordi commerciali con l’ENI saranno rispettati da Tripoli.

Tutto questo è un ragionare diplomatico-giuridico in un contesto che resta da una parte altamente drammatico – è possibile che Parigi dia il via alla guerra guerreggiata: “oggi dopo il summit, potrebbe inziiare l’intervento militare” ha annunciato questa notte il ministro degli esteri francese – e dall’altra ancora oscuro nelle sue varie dimensioni e aspetti: proprio l’ultima cosa detta, la dichiarazione del ministro libico del petrolio, poche ore prima della risoluzione del Consiglio di Sicurezza con il Sarkozy-Total in prima linea, fa intuire che molti aspetti di quel che sta accadendo dovranno essere chiariti. Una cosa è certa, rischiamo di essere ad un terribile tornante storico, come ha ammonito più volte il ministro Maroni: la geopolitica ci insegna la straordinaria attualità di personalità del passato come Mattei e De Gaulle. Ma non è detto che nel breve periodo questa lezione funzioni: in certi momenti, come dimostrano proprio le vicende concrete di Mattei e De Gaulle, dipende molto dalla soggettività degli uomini che governano, nel bene e nel male, il mondo.

Claudio Moffa
19.03.2011

1) Nel libro Sarkozy, Israel et les Juifs, di Paul-Eric Blanrue, 2010, è descritta con dovizia di particolari, aneddoti, dichiarazioni la storia umana – ascendenti ebraici per parte materna e paterna, esternati dallo stesso Presidente francese con grande partecipazione sentimentale – e soprattutto politici di Sarkozy, fin da quando fu eletto nel 1983 sindaco di Neully sulla Senna, una cittadina con una estesa comunità ebraica (20 per cento della popolazione). Il finanziamento di Gheddafi della campagna presidenziale del principale sostenitore oggi dell’intervento militare in Libia, è stato un tentativo di comprarlo, ma invano: in Francia, lì dove si giocano questo tipo di competizioni, non esiste una lobby araba così radicata storicamente e potente. Sarkozy ha così “ripagato” il rais con un invito in pompa magna a Parigi, ma al momento opportuno è tornato a seguire il suo sponsor di sempre.

Pubblicato da Davide

  • cpaglietti

    Siamo al solito copione: un paese ricco di petrolio, un pretesto, una guerra!
    Si festeggiano i 150 anni dell’ unione d’Italia e per tradizione l’Italia non cambia ed è pronta allo storico “voltagabbana” : da amici a nemici a seconda da dove il vento spiri.
    Chiaramente per molti tale atteggiamento è inspiegabile, profondamente ingiusto, eticamente, moralmente, politicamente scorretto.
    Io credo che la chiave di lettura sia questa:
    L’Italia si era garantita una amicizia ed una collaborazione costruttiva con la Libia, l’ENI si era garantita un posto di riguardo nella gestione del petrolio Libico. Ma tale privilegio dava fastidio a Francia, Regno Unito e USA, che per secoli avevano loro esercitato leadership in tale aree.
    Una tentativo di “golpe” non riuscito diventa il pretesto per riprendere il controllo di un area così strategica e ricca.
    I deboli politici Italiani bla bla bla , non sapendo cos è l’amicizia, pensano ora che sia meglio stare della parte del più forte, difendere la propria posizione di “amicizia” infatti in caso di guerra, significherebbe perdere i “privilegi” acquisiti , appoggiare la guerra significa invece mangiare le briciole della torta.
    La mediocrità fa quindi posto alla ragione, senza peraltro considerare che l’Italia è un facile e vicino Bersaglio sia per quanto riguarda i missili, che dell’ invasione dei profughi.
    Speriamo prevalga la ragione.
    Carlo Paglietti
    http://www.liberaldemocratici.lombardia.it

  • cloroalclero

    Ma Moffa, ma credi davvero in berlusconi??? Ma su, dài, sei cresciuto, mi pare

  • MartinV

    Per completezza d’informazione, in merito alla nota all’articolo, segnalo che Nicola Sarkozy non ha solo ascendenti di religione ebraica, ma pure discendenti. Infatti, il figlio cadetto Jean ha sposato l’ereditiera della catena di supermercati di elettrodomestici Darty, sefardita. Il nipotino del presidente francese, Solal, nato da questa unione il 13 gennaio 2010, è stato circonciso il 31 dello stesso mese.

  • vic

    Questo tipo di decisioni esulano da chi sta al governo. In questi casi ci vuole lungimiranza politica ed in primo luogo occorre tener d’occhio gli interessi nazionali, i trattati stipulati che non obbligano a tutto. Chiunque sia al governo. Negli USA non conta chi sia il presidente, certe strategie esulano dal colore del partito al governo.

    Moffa mi pare abbia ragione, l’Italia si sta giocando un’occasione unica per far da grande mediatore. Conosce la Libia meglio di chiunque altro. Aveva una porta aperta dai Gheddafi. Ha interessi economici in gioco enormi. In caso di ritorsione libica e’ il primo bersaglio, non necessariamente solo dall’aria. Gli arabi sono molto inventivi, i beduini poi, scaltri piu’ che mai.

    Si sentono commenti di alti militari italiani d’esperienza che sconsigliano un intervento armato sia pure mascherato da no-fly zone. Il governo che fa, non li ascolta.

    Nessuno ha inoltre tirato fuori il discorso dell’uranio impoverito. Adesso ci mettiamo a spruzzare pure la Libia!
    In verita’ non e’ tempo di azione militare ma di alta azione diplomatica. Gheddafi da’ segnali chiari di essere disposto a trattare. Puo’ darsi che Sarkozy voglia costringerlo a trattare, ma con le spalle al muro. Puo’ anche darsi che vogliano farlo fuori, con i soliti metodi: una sfilza di cruise per colpire una tenda da beduino, non piu’ una caverna nelle montagne.
    A me tutta questa messinscena sa molto di marketing militare, fra l’altro.

    Se l’Italia dispone di un’abile diplomazia, quella dietro le quinte di lungo corso, la metta all’opera adesso. Non per fare la guerra ma per scongiurarla. E non solo, ma per trovare una sistemazione, un futuro che accontenti i libici, tutti i libici. Come corollario sara’ accontentata anche l’Italia. La politica panaraba italiana e’ vecchia di decenni. Svenderla in quattro e quattr’otto agli interessi delle sette sorelle petrolifere, no, non s’ha da fare. Enrico Mattei che avrebbe fatto? Chiediamocelo.

    Berlusconi non conta nulla, essendo una nullita’ culturale. Non e’ lui a decidere. Sono quelli dietro le quinte. Lascia allibiti un governo che si muove al contrario di quello che esprimono quasi tutti i commentatori che hanno a cuore l’Italia. A meno che non stia tentando di riprendere in mano, in extremis, una situazione che gli e’ sfuggita. Mettendo a disposizione le basi aeree? Mah!

    Attenti che a Lampedusa non sbarchi qualche sottomarino rudimentale dall’aria strana che poi fa boum boum. In fondo basta anche un arabo dall’aria normale per fare boum boum. E potrebbe passeggiare ovunque, perfino ad Arcore. Se poi ha le sembianze di una procace fanciulla araba, chi ci fa mai caso? BoumBoum.

    Chiedere a Putin circa i boumBoum nei teatri.
    Che triste teatro!

  • MartinV

    Niente Miracolo e Napoleon Sarkozy è partito all’attacco per proteggere i libici… i caccia francesi avrebbero già cominciati ad ammazzarne…

  • Tao

    CONCLUSO IL VERTICE DI PARIGI: SARLOZY VUOLE LA GUERRA TOTALE

    DI CLAUDIO MOFFA

    E’ durato pochissimo il vertice di Parigi, al massimo un paio di ore, con una ventina almeno di rappresentanti dei paesi partecipanti. Già prima della conclusione, o quanto meno prima del discorso di Sarkozy alla TV – da solo, senza Ban Ki Moon, senza alcuna rappresentante della Lega araba, senza nemmeno la Clinton o qualsiasi altro delegato europeo – il TG1 in edizione straordinaria ha dato notizia dell’inizio dei raid francesi. Nel suo discorso Sarkozy ha ricordato la risoluzione ONU 1793. finalizzata alla “protezione dei civili” con una azione attiva di blocco dei voli aerei libici, ma è andato ben al di là dei paletti del Consiglio di Sicurezza, parlando di interventi contro i carri armati libici, cioè non contro l’aviazione di Gheddafi e dunque contro i bombardamenti aerei sui ribelli, ma contro obbiettivi terrestri. Guerra totale, questo è l’obbiettivo della Francia di Sarkozy.

    A questa minaccia di banditismo internazionale, Sarkozy ha abbinato il risultato per ora più significativo del vertice: lo scippo di ogni ruolo a Berlusconi e all’Italia, che pagherà più di ogni altro paese il prezzo di una guerra alle porte di casa. Il comando dell’operazione no fly zone – cosiddetta no fly zone se passa la linea di guerra totale di Sarkozy – è stato dato agli USA secondo le informazioni del TG1, non si è capito se tratte dal discorso di Sarkozy (alcune frasi non si capivano perché i volumi della voce del Presidente francese e di quello dello speaker italiano si sovrapponevano) o da altre fonti. Gli aerei francesi si appoggiano sulle portaerei americane. Come dire, delle basi italiane possiamo fare a meno
    Pare poter dedurre, in attesa di ricostruzioni puntuali, che quella del presidente francese è stata una dura risposta “decisionista” a Berlusconi, che si era candidato secondo il tempo di Roma alla guida dell’operazione no fly zone: bisognerà vedere se dal punto di vista tecnico le portaerei USA basteranno in caso di guerra prolungataì; se Obama – assente a Parigi – avallerà la posizione di aggressione totale di Sarkozy; se ci saranno reazioni da parte dei paesi astenutisi sulla 1793.

    Ma due cose sembrano certe: la prima che Sarkozy ha nuovamente forzato la mano, in modo anche scenograficamente solitario (il discorso solitario davanti al microfono, conclusosi con la dichiarazione che “la Francia si assume” le proprie responsabilità “davanti alla storia”) trascinando l’intero pianeta verso una guerra disastrosa; la seconda che Berlusconi si trova di fronte a un bivio. Incasserà il colpo subito o reagirà? Le basi verranno concesse per la guerra totale di Sarkozy e della Total francese? Farà il presidente i suoi calcoli elettorali, con riferimento alla sua immagine oltre che alla fronda “belgradiana” della Lega, a cominciare da Maroni, il suo migliore ministro assieme alla Gelmini?

    Un corollario di certezza: se Berlusconi reagirà all’affronto di Sarkozy, guadagnerà milionate di voti nelle prossime elezioni.

    Claudio Moffa
    19.03.2011

  • vic

    Aggiornamento:

    Les forces de la coalition ont frappe’ fort.

    La tecnologia di Gheddafi e’ quasi stellare, infatti riesce a far volare i carri armati, che hanno ali piccolissime, praticamente invisibili.
    Ciononostante i radar de la coalition li hanno intercettati mentre i temibili carri volanti volavano rasoterra. Ottemperando al mandato indiscutibile dell’Onu nos pilotes a’ nous li hanno ammoniti definitivamente: non mon cher pas comme ça, qui non si vola! Non se puede volar non se puede! Non se puede en riva al mar. No no no, non se puede no!

    W il diritto internazionale. W le risoluzioni Onu cosi’ precise nella formulazione e negli intenti. W gli avvocati che loro di queste cose ci campano, mica ci crepano, come quei poveracci sui due lati del fronte libico.

  • mystes

    Il Brasile si è astenuto perchè si attende dagli USA (Obama è in questo momento in visita a Brasilia) un appoggio determinante per un seggio definitivo (Lula è il candidato) al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

    Per Cina e Russia posso fare solo ipotesi: stanno a guardare per vedere come va a finire e per fare accordi petroliferi con chi vincerà: a loro poco importa se sarà Gheddafi o Alì Babà.

  • Fabriizio

    interessante Martin
    urgente tisana alla camomilla per Paolom

  • sheridan

    Certo che son davvero strambi questi berlusconiani ortodossi (ma chi e’ sto moffa qui? Ah! Saperlo!), credono che il loro padrone sia capace perfino di camminare sulle acque. In realta’, se avesse voluto onorare il recente trattato di amicizia il cavaliere adesso doveva essere al fiano di gheddafi altro che avere il comando delle operazioni nato! Ma rob de mattt!!!

  • brazooka

    Scusami ma non ho capito cosa e come completi l’informazione i seguenti fatti:

    1)Che Sarklozy sia di origine ebree
    2)Che il figlio cadetto Jean ha sposato una ricca ebrea
    3)Che il hanno circonciso il figlio

    Perchè a me mi sembra di terribile qualunquismo razzista dal sapor nazista , come se dicessi che il padre di Obama è islamico e lui è un terrorista.

  • cloroalclero

    mammamia moffa veramente sembra che scrivi da un altro mondo….

  • MartinV

    A me sembrava del tutto evidente, ma ci riprovo…

    Facendo riferimento agli ascendenti ebrei che Moffa citava per supportare tra le altre cose (insieme all’elettorato di Neully sur Seine) la prossimità tra la comunità ebraica francese e il presidente Sarkozy, ho riportato una informazione che è reperibile agevolmente su internet (non essendo stato personalmente invitato né alla cerimonia di nozze né a quella di circoncisione).
    Ossia che suo figlio del presidente francese è sposato con l’ereditiera di un esponente di spicco di tale comunità e che il figlio nato da tale unione è stato circonciso (per cui, a differenza del padre e del nonno che sono stati battezzati) e sarà quindi con tutta probabilità educato nella religione ebraica.

    Non ho mai espresso giudizi di valore su alcuna comunità religiosa, né capisco il razzismo di cui per una seconda volta mi si vorrebbe accusare quando parlo di questioni religiose…

    Il fatto che fornire questa informazione, lo ammetto non essenziale ma forse utile, possa essere considerata “di terribile qualunquismo razzista dal sapor nazista” lo lascio alla sua opinione.

  • pippo74

    l’impostazione generale di Moffa è molto condivisibile; quello che non capisco, ma forse sono un ingenuo, è come possa un giornalista che scrive cose molto sensate, a riporre una qualche fiducia in un uomo come silvio berlusconi. dott. Moffa se permette le do un consiglio: lasci perdere il berlusca, è solo un burattino nelle mani dei soliti potenti, così come la maggior parte dei politici italiani.

  • brazooka

    Se è per questo anche Gheddafi ha ascendenze ebraiche e quindi?
    Cioè io “capisco” che Moffa dia colpa delle sue disgrazie agli ebrei e ai grigi ma in questo caso che c’entra? E Obama allora il cui padre è islamico?
    Siamo seri una volta tanto non credo che la questione razziale/religiosa sia della partita se non chiaramente utilizzata come strumento per squallidi scopi razzisti… allora se è così tirate giù la maschera.

  • MartinV

    Mi dice per cortesia dove è detto da me, ma pure nel testo di Moffa, che ci siano implicazioni razziali o religiose nell’aggressione francese ?

    Se interpreto bene la nota di Moffa, egli afferma che il voltafaccia di Sarkozy nei confronti di Gheddafi non deve sorprendere perché la lobby araba non è così potente come quella giudaica che per di più è intimamente legata al personaggio Nicola Sarkozy. Io ho portato l’informazione di un elemento che rafforza tale legame.

    Nel caso specifico, i moventi di Sarkozy sono a mio parere principalmente due: favorire le compagnie francesi (militari e petroliere, principalmente) e risalire nei sondaggi che lo danno in caduta libera nelle preferenze dei francesi… un presidente vittorioso nella lotta del Bene contro il Male è difficile da battere… e le assicuro che il calcolo del piccolo presidente francese non è sbagliato… basta leggere i forum o i commentari agli articoli della stampa francese, soprattutto quella di sinistra…

    Per tornare al suo discorso: lei mi informa ora di ascendenze ebraiche di Gheddafi… secondo la sua logica dovrei darle del razzista ?

  • brazooka

    Ma se la presenza araba in Francia (presenza votante) è altissima… quindi il suo discorso non regge. Io ho appunto evidenziato come tali informazioni razziali / religiose siano solo fuorvianti dal vero problema. Ripeto capisco Moffa che ha dei problemi che vengono imputati dal povero professore alla lobby giudaicomassonica e ai grigi invece magari di risolverla studiando i libri.. ma evitiamo di strumentalizzare le religioni e le razze.

  • MartinV

    guardi, io in Francia ci vivo da anni e conosco un po’ la situazione politica… e il peso politico della comunità ebraica è nettamente superiore a quello delle comunità islamiche (arabi, ma non solo).

  • brazooka

    Politicamente concorderai con me che quello che conta è il voto (oggi per Sarlozy visto che nel 2012 tornano a votare) . Se vivi in Francia avrai notato che è pieno di arabo francesi che votano (che poi alla fine quello che conta è il voto, I musulmani francesi rappresentano circa il 10% dei voti pari a 6.000.000 di persone, che la comunità islamica in francia è la maggiore in europa) e che quindi sono sicuramente maggiori le pressioni loro rispetto a qualunque lobby. O no?

  • Tao

    SARKOZY: “EBREO” O PRO-ISRAELIANO ?

    DI CLAUDIO MOFFA

    Qualche precisazione sul dibattito – emerso ai margini della mia nota – sul fattore sionismo nella guerra e in particolare, in chi l’ha scatenata, Sarkozy. Tutta la carriera del presidente francese, la cui elezione segna un tentativo di affossamento definitiva della tradizione gaullista, è stata costruita, dalla sua elezione a sindaco di Neuilly nel 1983 alla presidenza nel 2007, con il sostegno attivo e dichiarato della lobby sionista francese prima, e dell’AJC degli USA poi.

    Bisogna distinguere. Sarkozy non è ebreo secondo l’Halakah-legge ebraica che àncora l’ebraicità alla discendenza da madre ebrea, e questo lo ha dichiarato lui stesso nel giugno 2008 in un discorso all’hotel King David di Gerusalemme: “Il giudaismo si trasmette per via femminile. Mio nonno era ebreo, ha sposato una cattolica e dunque io non sono ebreo”. Al di là della stranezza di fare un guazzabuglio illogico tra un dato anche (pretesamente) biologico e una dato squisitamente culturale (la cattolicità della madre) l’albero genealogico dichiarato dal presidente francese non corrisponde all’ortodossia ebraica: la madre cattolica discendeva da una famiglia ebrea di Salonicco, ma solo per parte paterna. Sia chiaro: sto ragionando secondo le parole stesse di Sarkozy e dunque secondo i criteri dell’Halakah, l’ebraismo collegato a un dato razziale biologico, che certo non condivido e vedo come il corrispettivo ebraico della tesi del tedesco Herder sulla “nazione” come (co)-determinata dal fattore “sangue”.

    Del resto, e questa è una precisazione che riguarda anche il caso specifico, la questione dell’identità ebraica è un rompicapo che ha fatto scrivere fiumi di parole e di libri, e la cui complessità è a sua volta il prodotto (anche) della necessità per il sionismo di aumentare la propria base di massa (e elitaria: le persone che contano o cominciano a contare) attraverso eccezioni ripetute all’halakah, per cui ci si inventa ad esempio che a un cognome di città corrisponde un sicuro “ebreo”, o si estende in Israele la “legge del ritorno” anche ai figli di ebrei maschi, per far fronte alla crescita demografica araba. Da cui due interpretazioni opposte sul caso Sarkozy da parte dei suoi sostenitori o avversari: il “militante antirazzista Daniel Bleitrach” sostiene che “Sarkozy ama Israele, libero di farlo … Ma l’ama come il suo compare Bush e non perché ha un nonno materno ebreo, l’ama perché crede allo ‘scontro di civiltà’ perché ha bjsogno come capro espiatorio per portare avanti la sua politica”. Emile Malet, direttore della rivista della comunità ebraica francese Passages, ricorda a Sarkozy che Freud diceva di se stesso che “non aveva legami con la religione dei suoi padri” e pur tuttavia “quel che restava di ebreo in lui era essenziale”. Per il vicepresidente dell’Associazione Francia-Israele Georges Freche, “Sarkozy era ebreo”, essendo il nonno materno “ebreo (convertito al cattolicesimo)”. Chi ha ragione? E ad esempio è un’affermazione “antirazzista” quella di Bleitrach o non nasconde la tesi dell’ebraicità che si trasmette per via materna? Per caso il meno razzista dei tre è Malet?

    Quali che siano le risposte, una cosa è certa: che da un punto di vista politico – dal punto di vista cioè qui cruciale e importante – Sarkozy ha fatto di Israele e della causa sionista il centro della sua carriera politica e della sua politica, in una catena di scambi, di favori, di promesse che cadenzano l’intensissimo lavorìo “diplomatico” della lobby francese sull’attuale presidente fin da quando, appena 28enne fu eletto sindaco di Neully. Ne parla a lungo il libro di Paul-Eric Blanrue, Sarkozy, Israel et les Juifs, Belgio 2009, dal quale traggo solo alcune di queste tappe: a Neuilly “il giovane sindaco strinse molto presto dei legami con le famiglie influenti e celebri, di cui sollecitava i doni e che elogiavano le sue prese di posizioni coraggiose” da lui esternate in occasione delle feste della comunità locale – Pesach, Purim, Kippur – che presenzia regolarmente, come fosse un ebreo. Tanto che lo stesso David Zouai, capo della sinagoga locale dirà che ““Il legame tra i Loubavitch di Neuilly (la corrente messianica maggioritaria nella cittadina) e Nicolas Sarkozy è molto forte”. Il sindaco fa così il grande salto, e nel 1993 diventa ministro degli interni. Zouai “ gli regala una scultura con le sette leggi di Noe’ ricevute da Mose’ e un libro di preghiere in francese in ebreo risalente a Napoleone III”, dicendogli: “ve l’offro a condizione che voi diveniate un giorno presidente” . Vera o non vera la battuta, il dono di un libro di preghiere in ebraico e in francese è una via libera all’eccezione all’Halakah, all’ “invenzione” di un Sarkozy ebreo, un politico che non sgarra mai dalla sua fedeltà totale a Israele e al sionismo e che dunque va accompagnato fino alla Presidenza.

    Sarkozy presenzia dunque la festa dell’Hannucah a Neuilly a partire dal 1995, anno nel quale “il ministro, circondato dai membri della comunità col loro cappello nero, dichiara: Invitandomi, voi mi onorate e mi testimoniate una amicizia che non cesserà mai”. In nome di questa amicizia il responsabile del Dicastero degli interni francese riceve nel 2003 il Premio Umanitario dal Centro Simon Wiesenthal e partecipa, a giugno, al festeggiamento di Israele a Versailles, 40 000 persone dalle quali, dopo aver dichiarato che “Israele è una grande democrazia, e questo è sufficiente per essere salutato e rispettato”, è “il più applaudito” fra gli oratori partecipanti. A novembre il ministro ripaga, attaccando frontalmente Tariq Ramadan, colpevole di aver accusato su France 2 gli intellettuali “communautaires” cioè legati alla comunità ebraica, di sostenere sempre “Israele come un sol uomo”. Bernard Henry Levy, accusando il filosofo svizzero-egiziano di “antisemitismo”, insorge, e Sarkozy si schiera con lui. Lo stesso farà nel 2008 sul caso Siné, il celebre vignettista francese che, benché difeso da Francois Reynaert de le Nouvel Observateur, venne accusato di antisemitismo.

    Nel 2008 Sarkozy è ormai presidente. Per diventarlo ha dovuto compiere il salto dalla lobby francese a quella americana: i primi contatti con il potente American Jewish Commitee risalgono al 2003, nel pieno di una durissima campagna del Comitato in difesa di Israele che “in Europa – dichiarava il suo direttore esecutivo, David Harris – è ingiustamente “dipinta come un paese aggressore” che opprime i Palestinesi “oppressi” e “senza Stato”.

    A queste accuse il Presidente Chirac – che ricordiamo, nel 2003 aveva tentato di opporsi alla guerra contro l’Iraq , e nel corso di una sua visita in Israele era stato duramente strattonato dal servizio d’ordine israeliano, tanto da reagire con stizza all’episodio – aveva cercato di replicare incontrando a New York, assieme a Simone Veil e altri autorevoli ebrei francesi (fra cui David de Rothschild), “i rappresentanti della comunità ebraica ebraica americana” di fronte ai quali aveva nettamente respinto le accuse di una Francia “antisemita”. Nel 2004 è a New York, di nuovo, Sarkozy – ministro, non Presidente – che incontra i dirigenti dell’AJC, con scambi reciproci di solidarietà e di omaggi.

    Si dirà che sono parole, e che non per questo è da condividere il duro giudizio del CAPJIPO, Coordination des appels pour une paix juste auj Proche Orient, che vede in Sarkozy , dopo il suo viaggio negli USA, “un uomo che ormai dichiara pubblicamente di servire coscientemente gli interessi dell’AJC”. Ma non sono solo parole, sono anche fatti, e tessitura intensa di rapporti e di legami stretti reciprocamente costruiti, con intese che porteranno Sarkozy ad essere il prediletto della lobby francese nelle elezioni del 2007. Elezioni che vincerà col 53 per cento dei voti.

    Ecco come commenterà la vittoria dell’ex sindaco di Neuilly, il già citato vicepresidente dell’Associazione Francia Israele George Freche, un ex deputato espulso dal PS per certi suoi “eccessi” verbali. Si noti nel suo discorso strampalato e come nota Blanrue “inesatto” lo spessore dello sguardo “storico”, certo solo accennato, nel pensare alla catena dei Presidenti e dei Primi ministri francesi solo alla luce della loro “ebraicità”, vera o presunta, esistente o non esistente: una centralità ossessiva a sua volta combinata con un principio di trasversalità al di sopra delle nostrane divisioni tra destra e sinistra, che è anch’essa una caratteristica permanente del sionismo delle diaspore:

    “Mi ricordo di essere andato a Tiberiade durante la guerra dei Sei giorni (1967!?) ed è là che mi sono fatto un amico, e vi dico chi è: Nicolas Sarkozy! E già, perché non stavamo dalla stessa parte, ma per Israele si è sempre dalla stessa parte! E mi sono rallegrato a vedere che per la prima volta la Francia aveva eletto a suffragio universale diretto un Ebreo presidente della Repubblica. Avevamo avuto Léon Blum e Mendès France Primi ministri, ma non si era mai avuto un Ebreo eletto a suffragio universale, è un grande successo! E inoltre con Kouchner ministro degli affari esteri, cosa volete di più? Allora vado a chiedere al mio amico Kouchner: “Quand’è che riconoscerai Gerusalemme capitale di Israele?”
    Questo è Sarkozy, non ebreo secondo l’Halakah, ma “inventato” tale per le proprie strategie di dominio dal sionismo oltranzista, che usa e inquina esso – e non i cosiddetti “antisemiti” che lo criticano – la religione ebraica di cui non è meccanica espressione, e i suoi simboli (vedi la foto sulla mia pagina fb).

    Claudio Moffa
    21.03.2011