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LIBIA, IL LEONE FERITO: MA NON E' DETTA L'ULTIMA PAROLA …

DI CLAUDIO MOFFA

Per mancanza di tempo l’articolo che segue è stato compilato in due fasi: il primo paragrafo e l’inizio del secondo risalgono – integrazioni e aggiornamenti a parte – a sabato e domenica scorsi. Il resto l’ho concluso oggi. Lascio invariato il testo iniziale, perché ritengo che non confligga con l‘apparizione delle prime foto e video citati da me come inesistenti: la mia tesi è che è stata l’enfatizzazione e invenzione mediatica ad aver prodotto i fatti reali di cui ad alcuni servizi televisivi di stamane. La partita sembra però ancora aperta: il discorso di Gheddafi alla TV, in cui si invita il popolo a schiacciare i rivoltosi sta ribaltando l’incertezza dei primi giorni, anche se la repressione frontale costituisce un segnale più di debolezza che di forza del rais. Tutto può ancora accadere in Libia, la cui crisi presenta come scrivo nell’articolo un segno di tipo diverso rispetto agli eventi egiziani. Una sorta di risposta-pendant alla deriva in fieri pro-palestinese (e non ostile all’Iran: vedi il passaggio delle navi di Teheran a Suez) de Il Cairo.C’è qualcosa che non torna nel racconto delle vicende libiche: le stragi, gli aerei, i cecchini, i mercenari, le notizie che si susseguono ci dicono che la crisi del regime è profonda quanto mai era stata in quarantuno anni di potere di Gheddafi. Ma quel che non si capisce è quale sia la percentuale di informazione “drogata” che punti a favorire una soluzione vincente della crisi secondo le aspettative dei ribelli e dei loro potenti sostenitori esterni. C’è infatti uno scarto non indifferente fra le unità di notizia e i video da una parte, e le cifre sparate con titoli cubitali dalla stampa e dai telegiornali di mezzo mondo. Tutti i video mostrano in genere non più di alcune decine di persone nelle strade: perché non c’è nemmeno una foto di cellulare con almeno una ventina-trentina cadaveri a terra, delle centinaia di ammazzati dal regime? Testimoni riferiscono, scrive la BBC, di aerei Testimoni riferiscono, scrive la BBC, di aerei che bombardano i civili, e di mercenari che fanno strage di manifestanti: sono uomini di Gheddafi o sono terzi soggetti che alimentano la guerra civile secondo il modello delle proteste elettorali in Iran di due estati fa?

E poi ancora: alcune finestre in fiamme, senza che si veda l’edificio nella sua interezza non si sa dove e quando sono state riprese. Il filmato con alcuni orribili cadaveri carbonizzati è curioso, di nuovo un capannello di persone e poi i resti delle vittime come trasportati ed esposti su teloni militari. Su Al Jazira, un altro post che sembra un filmato, ma in realtà è una foto con nel sottofondo un anonimo libico di Tripoli che dice che Gheddafi e i suoi sono “mostri”. Ancora, foto di feriti in ospedale ma non si sa quale ospedale e feriti quando. E video di mercenari africani che non dicono nulla, pochi fotogrammi forse girati addirittura su un aereo.

Leggete poi i giornali: i titoli sparano bombardoni, gli articoli parlano in genere di “testimoni” (che) “riferiscono”, e sono infiorati da condizionali e da forse: vedi la fuga di Gheddafi in Venezuela. Vedi i prima due poi quattro piloti disertori e atterrati a Malta,che nessuno ha ancora intervistato; vedi i tre ministri che si sarebbero dimessi. La cautela dunque sembrerebbe d’obbligo, come del resto si deduce dall’intervista dell’ambasciatore libico all’ONU di Ginevra che, abbandonato il regime di Gheddafi, ha dichiarato a Rai News ieri mattina che “la situazione è estremamente critica”, che si è di fronte all’ “estrema crisi del regime”, che “Gheddafi non ha più nulla in mano”, senza fornire però una sola cifra delle vittime vere o presunte. Un lavoro “sporco” da affidare all’anonimato mediatico in rete, nelle tv e sulla stampa, non da compiersi da parte di un alto diplomatico con aspirazioni probabili a diventare ministro nell’era post-gheddafiana.

2) Si è di fronte dunque ad uno scarto notevole fra i dati di fatto certi e quella che potrebbe essere chiamata una sovraesposizione mediatica, onde per cui ponderare la profondità della crisi del regime libico è molto difficile. Attenzione però, è la stessa enfatizzazione mediatica a far crescere le difficoltà di Gheddafi: è un lavorio intelligente, che va a combinarsi con il pressing antiGheddafi dell’Europa e soprattutto – a fronte di un Obama silenzioso negli ultimi giorni – di Hillary Clinton, ministro degli esteri di quella stessa potenza che per iniziativa di Obama ha avallato o contribuito alla defenestrazione del presidente-dittatore del vicino Egitto. Ecco dunque i segnali concreti di sgretolamento del regime ai suoi vertici, i tre ministri e il diplomatico di cui sopra e probabilmente alcuni ufficiali e soldati dell’esercito. La partita è ancora aperta fra voci di diserzioni o di ammutinamenti diffuse in Occidente senza veri riscontri fattuali, e la possibilità che tutto precipiti con un colpo di mano o un attentato mirato. L’incognita non è solo l’esercito, ma gli equilibri fra i diversi apparati politico-militari, ad esempio i Comitati rivoluzionari costruiti nella fase più radicale della “rivoluzione” gheddafista.

3) Un dato però sembra certo: nella crisi del regime hanno operato fino ad oggi più fattori esterni che interni, e all’interno meno le contraddizioni sociali (la Libia ha un reddito procapite alto) che quelle regionali, a cominciare dall’antica contrapposizione fra Cirenaica e Tripolitania, con Tripoli epicentro della parte più moderna, laica e “occidentalizzata” del paese e la Cirenaica tradizionalista e pervasa da tendenze islamiste. Una contrapposizione che può esser fatta risalire addirittura all’epoca precristiana, con l’ovest gravitante verso Cartagine e l’est colonizzato dai Greci collegato all’Egitto, e che ha attraversato nei secoli la storia libica. Bengasi è quasi sempre stata la roccaforte del conservatorismo e della reazione: persino l’eroe della resistenza libica all’occupazione italiana, il senussita e signore del deserto Omar al Mukhtar, ebbe a dire nel corso del processo del 1931 che lo avrebbe condannato all’impiccagione: “Io disprezzo e odio le genti di Bengasi, che del resto mi disprezzano e mi odiano”. In questi giorni, lo sventolio della bandiera di re Idriss su un edificio del capoluogo cirenaico la dice lunga sul segno dell’opposizione della parte orientale del paese al governo di Tripoli; e sulla sua radicalità, perché lo spettro che si profila è una secessione, una spaccatura del paese in due. Problema anche questo drammaticamente attuale dopo la sciagurata secessione del sud del Sudan da Karthum, ma allo stesso tempo di vecchia data: già all’indomani della seconda guerra mondiale, i confini sedimentatisi con la conquista italiana del 1911 e poi con l’espansione nell’interno desertico degli anni Trenta, erano stati messi in discussione: mentre l’Italia sosteneva il mantenimento dello status quo confinario della sua ex colonia, la Francia aspirava alla separazione del Fezzan dalla costa, recuperabile al controllo della sua colonia ciadiana; e l’Inghilterra all’ “indipendenza” della Cirenaica, da raccordare all’Egitto. Vinse l’opzione sostenuta da Roma, ma i rapporti tra Tripoli e Bengasi sarebbero rimasti sempre problematici e negli ultimi due decenni resi più difficili dalla diffusione, come già detto, di un islamismo avversario della laicizzazione del paese promossa da Gheddafi fin dal colpo di stato antimonarchico del 1969.

4) Chi dentro e fuori la Libia sta cercando di rovesciare Gheddafi? Internamente oltre al fattore Cirenaica e ai nostalgici del vecchio regime monarchico, e oltre alle antiche contrapposizioni etniche e di clan, ci sono le nuove espressioni sociali e politiche della svolta di mercato avviata da Gheddafi stesso con la cosiddetta “primavera” della fine degli anni Ottanta, secondo una tendenza e uno schema di cui è noto il modello-tipo cinese: vale a dire, le forze più o meno “borghesi” liberate dall’apertura al mercato chiedono cambiamenti anche di tipo istituzionale, cercando di introdurre modelli di stampo occidentale nel paese.

Ecco dunque il pesante e decisivo fattore esterno, esplicitamente richiamato nel discorso di Gheddafi di ieri dai riferimenti all’Afghanistan e a Tien An men: è l’oltranzismo occidentale, quello che pretende di esportare con la violenza delle armi la democrazia in tutti i paesi non graditi, come già tentato senza successo in Iran e in parte in Egitto, ad essere estremamente attivo nell’opera di destabilizzazione della Libia di Gheddafi. In pratica, e nonostante la dichiarata difesa di Mubarak da parte del rais di Tripoli nei giorni della rivolta in Egitto, gli eventi libici costituiscono una sorta di pendant, di controtendenza rispetto a quelli de Il Cairo: qui non solo la partita è aperta, ma è caduto un leader nettamente pro israeliano, da cui la prospettiva di una potenziale deriva “pro-palestinese” del corso degli eventi della quale il passaggio per Suez di due navi militari iraniane, su concessione del Cairo, costituisce un segnale chiaro.

In Libia, la Clinton sta cercando di riequilibrare in senso opposto, dando in pasto a Israele e all’oltranzismo occidentale un loro nemico storico, appunto la testa di Gheddafi. Un obbiettivo non da poco, perché la Libia svolge un ruolo importante in almeno tre decisivi scacchieri: nel Mediterraneo con la sua funzione di filtro dell’immigrazione senza regole in Italia e in Europa, e di tampone nei confronti di quello che viene definito rischio “fondamentalista”, un fenomeno sociale e religioso che dovrebbe essere articolato e compreso meglio ma che in Libia ha i contorni certi dell’oscurantismo reazionario. C’è poi l’Africa, continente nel quale Gheddafi si è impegnato dopo le delusioni subite nel mondo arabo e dove la Libia, cofondatrice assieme al Sudafrica dell’Unione africana, ha una voce autorevole in capitolo, fino a denunciare con forza – un paio di anni fa – il ruolo di Israele nella nelle tante guerre del continente (vedi Qui)

Infine il Medio Oriente: la campagna feroce di una parte della stampa araba contro Tripoli proprio in questi giorni indica che Gheddafi – un leader nato, al seguito di Nasser, convinto panarabista – ha molti nemici nella sua naturale regione di appartenza. Ma la Libia fu anche fra i paesi che parteciparono a fianco del rappresentante di Hamas, al vertice panarabo successivo alla guerra di Gaza del 2008-2009. Nonostante dunque il suo “moderatismo” Gheddafi ha dato segnali di sensibilità rinnovata nei confronti della causa palestinese. Come si concili poi questo quadro complesso con l’alleanza di ferro con il governo Berlusconi è apparentemente difficile a capirsi: ma le vie della politica ufficiale e “visibile” non sono sempre quelle dei fattori strategici più o meno “nascosti”: ci sono enormi interessi economici in ballo – la Libia, paese marginale per i rifornimenti petroliferi all’Italia ai tempi di Mattei risulta oggi il primo fornitore di greggio dell’ENI, senza contare il gas e altri prodotti strategici –, c’è il nodo chiave dell’immigrazione, ci sono le partecipazioni dirette di Tripoli a settori chiave dell’economia italiana (UniCredit ad es.) e c’è anche da ricordare probabilmente qualche aneddoto italiano: come lo sgarbo di Gheddafi a Fini che lo aspettava al Campidoglio durante la sua visita di stato del 2009, una sorta di anticipazione “parallela” del futuro scontro fra il Presidente del Senato e il Presidente del Consiglio. Da leggere attentamente anch’esso, al di là dei contenziosi a sfondo personalistico.

Claudio Moffa
23.02.2011

Pubblicato da Davide

  • vimana2

    http://petrolio.blogosfere.it/2011/02/libia-le-fosse-comuni-non-ho-parole.html

    Dove sono le fosse comuni porca troia?
    ALLORA LO CAPITE CHE LA UE E GLI USA E QUELLA FOGNA DI iSRAELE SPERANO IN UNA GUERRA?

    Se ci sarà la guerra in libia hanno già pronte le sanzioni ONU, UE e USA!!!!!
    Così gheddafi e il petrolio libico sono fregati!!!
    porca miseria smettiamola con gli idealismi prima dei pragmatismi!

  • Pellegrino

    A proposito dei “piloti disertori”. I bombardamenti sui manifestanti non sono confermati dagli italiani rientrati che hanno dichiarato di non aver sentito rumore di esplosioni. Sul pilota disertore che avrebbe rifiutato di bombardare i pozzi…mancano forse i satelliti per verificare se siano o no stati bombardati??

  • Rossa_primavera

    E la Ue perche’ mai dovrebbe volere una carastrofe umanitaria ai confini
    del suo impero,per vedersi poi costretta ad accogliere i migliaia se non
    milioni di disperati che non vedono l’ora di chiedere asilo politico per
    stabilirsi in Europa a vivere a spese nostre?E magari a chiedere asilo
    e comprensione ai cittadini siciliani saranno proprio quei farabutti che
    mitragliavano i nostri pescherecci in acque internazionali.
    L’Europa in realta’ trema al solo pensiero di dover accogliere ed integrare altre persone che provengono da una civilta’ che ha sempre
    mostrato riottosita’ a farsi integrare

  • anna_chapman
  • geopardy

    Il prof. Moffa si è dimenticato del cambio strategico fatto diversi anni fa da Gheddafi, che venne accolto come un grande re a Bruxelles (molto prima che a Roma) con il benestare di Bush Junior.

    Certo, non poteva non condannare il vile attacco israeliano a Gaza del 2008, sarebbe stato un errore storico per un tradizionale panarabista (lo era anche Saddam).

    Dopo Bruxelles stipulò contratti militari di grosso spessore con vari paesi, in primis la Gb, alla quale affidò, addirittura, l’addestramento delle truppe, se ben ricordo (tutt’altro che un atto ostile, direi).

    In seguito ha anche favorito la politica anti-iraniana occidentale nei riguardi del nucleare, ammettendo e consegnando parti dell’attrezzatura per costruire armi atomiche, presa come esempio di grande responsabilità ed usata per diffamare ulteriormente l’Iran, il tutto preceduto da una dichiarazione secondo la quale i persiani si erano montati troppo la testa e non erano affatto potenti in medioriente (una valutazione dello stesso livello di quella di poco più di un mese fa, quando invitò i tunisini a seguire l’esempio di democrazia della Libia; aveva proprio capito tutto non c’è che dire).

    Insomma, aveva cambiato letteralmente strategia ed ottenne l’archiviazione di Lockerbee nei confronti della Libia.

    Le ricordo certe cose, ho buona memoria in merito, mi piace capire la politica internazionale e seguo da anni la situazione iraniana.

    Un’altra cosuccia che nessuno dice o si è chiesto:

    Quasi tutto il mondo arabo è in subbuglio, mentre il centro è tranquillissimo e per centro intendo l’Arabia Saudita.

    Mi direte, aspetta e vedrai, ma ci hanno provato tramite facebook e twitter lungo l’arco di tutte queste crisi; il risultato?

    450 adesioni on line e non si sa se esterne o interne, che è un numero inferiore a quello che si avrebbe per un evento importante in un paese di provincia di qualche migliaio di abitanti.

    C’è stata una sola manifestazione a Gedda un po’ di tempo fa (non grande, naturalmente), che ha subito una schiacciante repressione e poi niente, in essa si chiedeva elezioni popolari per la scelta del leader, eliminazione di tasse inique e un reddito minimo garantito a tutti di 2.700 dollari l’anno.
    In fondo è la monarchia più assoluta che esista ed una delle più retrive, altro che Gheddafi, Mubarak, Ben Alì ecc…

    Se scoppiasse qualcosa di serio lì, con il potere finanziario che hanno nei confronti degli Usa specialmente, secondo me, rischieremmo, probabilmente, non solo l’oscuramento dei social networks lì, ma in tutto il mondo e fino al ristabilirsi della situazione con ogni mezzo.

    Ciao

    Geo

  • Rossa_primavera

    Direi che l’articolo conclude in maniera ineccepibile:lo sgarbo di Gheddafi,reo di aver fatto attendere al Campidoglio invano l’illustre
    presidente della Camera,e’ un oltraggio inaudito.Direi che e’ pero’
    l’unica macchia nella carriera di uno dei tanti leader arabi illuminati che
    il mondo arabo ha prodotto e continua a produrre,veri e propri paladini
    dei diritti umani.Tanto sappiamo bene che nel mondo arabo non esistono
    in realta’ dittatori che sparano sulla folla alla Bava Beccaris,e’ la stampa
    occidentale e sionista che li dipinge cosi’ ma ormai non le crediamo piu’.

  • GRATIS

    Si scrive Arabia ma si puo leggere Texas. Cosa vuoi che succeda in uno degli states?

  • mikaela

    E la Ue perche’ mai dovrebbe volere una carastrofe umanitaria ai confini del suo impero

    PER LO STESSO MOTIVO PER CUI SI SONO INVENTATI L’EURO

  • nettuno

    Tutti i commenti sono degni di rispetto. Il Prof, Moffa dice delle cose logiche quando parla dei media occidentali che deformano i fatti ed ingigantiscono la crisi Libica con effetti mediatici tipo quelli usati per L’Iran. Resata un dato inequivocabile: su RAI new 24 si parla di diecimila morti, mentre sulla Tv satellitare Russa solo di mille. Le cose non quadrano. Un obbiettivo gli Usa lo hanno raggiunto, mettere in crisi L’Europa ed in particolare l’Italia, che con Tremonti tiene testa agli agguati economici predisposti a Bruxelles . George Soros e il FMI non aspettano altro che crollino i paesi europei classificati come Pigs , tra cui a breve ci sarà l’Italia. L’asse Bossi _ Berlusconi resiste nonostante gli attacchi internazionali e se resiste L’asse, va avanti il progetto il gasdotto south stream . Gli interessi energetici dell’Italia non corrispodono con gli interessi Usa Israele, i quali fanno di tutto per tagliare fuori la Russia dalla vendita del Gas. Va tenuto conto anche di questo, nello scenario geopolitico. La guerra mediatica , si rafforza con i condizionamenti nella conndanna del regime di Gheddafi da parte degli USA, e la voce delli alleati sudditi deve allinearsi alla propaganda. Se il rais Libico resiste e placa le rivolte, aspettiamoci gli imbarghi previsti al regime e quindi addio alle forniture e ai lavori delle società Italiane in Libia. Risultato, un aggravamento alla crisi economica di molti paesi europei, e se la BCE aumenta i tassi , ci sarà il collasso anche dell’Italia, per colpa del famoso debito pubblico. Questo, secondo il mio punto di vista è il vero obbiettivo americano, che ha portato al programma della rivolta di alcune etnie del popolo libico, aizzate a dovere con le note tecniche delle rivoluzioni colorate .

  • mikaela

    Ero a Jeddah in Saudi Arabia tanti anni fa , ricordo che non entrava nessuno se non aveva un contratto e si partiva appena il contratto terminava. Non vedo come possa avvenire una rivoluzione li’ visto che sauditi sono tutti ricchi e il resto sono tutti lavoratori stranieri o arabi di stati limitrofi ma sempre stranieri e se gli saltava in mente d’aprire bocca venivano cacciati come gli altri
    Ps.Non so ora ma all’epoca contrattavano il meglio e pagavano benissimo.

  • sheridan

    Fa davvero pena una mandria di somari berlusconiani impegnati a difendere l’indifendibile perche’ il loro padrone si e’ compromesso col pagliaccio di Tripoli. Simili individui mi fanno vergognare di essere italiano.

  • dana74

    sheridan incredibile come si accettano per vere tutte le boiate mainstream, quella delle fosse comuni. Chi lo sostiene? FOnti?
    Magari l’Intel Center? O i soliti delle armi di distruzione di massa e balle varie?
    Se non si sa argomentare o rispondere nel merito scatta la solita stantia accusa dell’essere berluschini.Vabbeh, il disco s’è rotto.

    http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=779:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47

  • mikaela

    I sogni europei di centinaia di immigranti, con gli anni e’ arrivato a una fine brutale quando le loro fatiscenti barche si sono rovesciate nella costa Mediterranea della Libia e i loro corpi sono stati “spinti” o meglio (lavati)a riva.

    The European dreams of hundreds of illegal immigrants schiaccia qui [www.thenationpress.net]

    Questo e’ quello che le TV mondiali vogliono far passare per genocidio, ma come potrai leggere la tragedia ha un altro nome.

  • Rossa_primavera

    Mi sfugge il nesso tra la creazione di una moneta comune,sui cui
    svantaggi possiamo concordare, e il provocare una catastrofe umanitaria per dover poi mantenere noi europei quei profughi,perche’
    puoi essere certa che verranno tutti da noi europei,Usa,Israele,Cina,
    Russia,Iran, non se ne accolleranno nemmeno uno.

  • terzaposizione

    PAOLOCOM è durato 3 settimane a furia di etichettarci come comunistacci antisemiti,ora abbiamo Sheridan che ci etichetta berluscones, attendiamo l’accusa di antisemitismo.
    Magari avessimo un padrone italiota, i ns. padroni sono anglo-americani ,spesso circoincisi.

  • geopardy

    Per comprendere meglio la situazione vi invito a visitare questo link:

    http://www.youtube.com/watch?v=5ZNKkaXwnWY

    Ciao

    Geo

  • egoland

    Ad esempio, ulteriore livellamento dei salari, sulla media e lunga distanza. Ma è un’ipotesi come un’altra.

  • geopardy

    Negli ultimi anni, che io sappia, le cose sono cambiate in senso negativo per il popolo, lessi qualche anno fa di una forte contrazione del reddito medio, ma è veramente difficile avere notizie dall’interno dell’Arabia Saudita.

    Comunque, ha circa 20.000.000 di abitanti.

    In Kuwait, ad esempio, mi risulta che la protesta attuale sia da parte dei lavoratori stranieri ormai stanziali, che sono circa 100.000, i quali chiedono una parificazione dei diritti e non è volta, almeno ora, a mettere in discussione l’emirato, come invece avviene nei confronti dell’emiro del Barhain, dove c’è la base della V flotta americana, quindi uno strettissimo alleato degli Usa, infatti lì, ancora Obama non ha preso posizioni ufficiali, guarda caso, ma ha piazzato una porta aerei di fronte alle coste.

    Il Quatar non ha problemi attualmente, ma poco tempo fa l’emiro ha fatto affermazioni molto lusinghiere ed ha espresso gratitudine nei confronti dell’Iran (non credo che la cosa abbia fatto molto piacere agli Usa, Israele e GB).

    Come vedi, mi limito a collegare passaggi importanti, come quello delle navi da guerra iraniane citate dall’articolo, cerco di non farmi confondere da un’immagine di onnipotenza Usa, che la storia degli ultimi 10 anni sta ampiamente smentendo.

    La nostra visione è accecata dal gran potere (o dalla grande connivenza) che essi hanno ufficialmente su di noi europei, ma basterebbe vedere come la Germania (ed anche l’Italia da almeno un decennio), stia diversificando la politica energetica in favore della Russia per capire che le cose nell’ombra siano differenti anche da noi, c’è una sorta di lento sganciamento dagli Usa in atto.

    Ultima considerazione:

    La criminalizzazione dell’islam fatta da Bush Junior e da tutta la camarilla filo-sionista al suo fianco, si sta rivelando un errore storico e startegico di proporzioni bibliche, secondo me.

    Ciao

    Geo

  • Giancarlo54

    Ma possibile che chi cerca di esaminare la situazione con occhi critici e fuori dal marasma mediatico globalizzato debba essere definito addirittura “somari berlusconiani”. Ma questo tipo di interventi non dovrebbe essere eliminato se non dalla moderazione almeno dalla buona educazione che evidentemente latita in molte persone?

  • Hamelin

    Un conto è sperare…Un altro conto è pianificare da almeno 20 anni…
    Benvenuti nelle scaramucce iniziali della 3a …

  • sandrez

    IMO perché una affluenza di gente spropositata permetterebbe leggi “speciali” che chiunque alla fine accetterebbe e vedrebbe di buon grado…anche se in mezzo a queste ce ne fossero di restrittive riguardo la “libertà”…vedi l'”atto patriotico” dall’altra parte dell’oceano.

    come detto da altri…tutto è già pianificato alla fine

  • Iacopo67

    Barnard diceva che appunto il favorimento dell’immigrazione sarebbe una delle armi usate per l’abbattimento dei salari e della classe media.

  • RicBo

    Mi piacerebbe capire se sei sarcastico o parli sul serio, perché nel secondo caso, ti invito ad andare a Tripoli come volontario a sparare contro i rivoluzionari, l’Italia te ne sarebbe grata, soprattutto se non tornassi piú.

  • ale5

    Nessuno si chiede perchè tanta gente si stà sollevando, in Magrheb ?
    Cosa vogliono queste persone?
    Un elemento importante, secondo me, è che non ci siano simboli fondamentalisti-anti-occidente, questo significa che le rivolte popolari di questi giorni sono guidate da un grande malcontento verso dei governi autoritari, dove si vive sul filo della sopravvivenza. La gente chiede migliori condizioni di vita.
    E’ un punto marginale questo?
    Secondo me non gli si sta dando la giusta attenzione.
    Poi si può parlare e fare ipotesi, riguardo al fatto se le rivolte sono pilotate, se il rapporto previlegiato Italia-Libia di molto fastidio. Lo si vedrà dopo.
    Per adesso in due paesi hanno preso il potere le forze armate, che tra l’altro possiedono una buona fetta delle industrie dei loro paesi.
    Vorrei, se possibile, avere aggiornamenti sulle evoluzioni delle lotte.

  • geopardy

    Anche lì sono preoccupati.

    Ciao

    Geo

    A.Saudita: Re Abdallah dona 36 mld $ a cittadini per scongiurare minaccia proteste

    A.Saudita: Re Abdallah dona 36 mld $ a cittadini per scongiurare minaccia proteste

    JEDDAH – Il re saudita Abdullah ha annunciato misure economiche e sociali da 36 miliardi di dollari nel tentativo di scongiurare che il regno venga scosso dalle proteste popolari che stanno infiammando il mondo arabo.
    Al suo rientro in patria dopo la convalescenza in Marocco, Abdallah ha annunciato una serie di sussidi a favore della popolazione, tra cui alloggi, borse di studio per gli studenti all’estero e finanziamenti per la sicurezza sociale.

    Concessa anche la grazie per alcuni detenuti nelle carceri del regno. Il monarca ha deciso di dare il via libera a un amento del 15% del salario dei dipendenti pubblici e di lanciare un piano di aiuti per studenti e disoccupati.
    Il governo di Riad si è anche impegnato a spendere 400 miliardi di dollari entro la fine del 2014 per migliorare istruzione, sanità e infrastrutture.

    Misure ritenute pero’ insufficienti da quanti chiedono maggiore rappresentanza politica e più libertà.

    “Noi vogliamo un vero cambiamento, queste misure servono solo a garantire la sicurezza del regno”, ha commentato al Financial Times Hassan al Mustafa, uno dei 40 attivisti e giornalisti sauditi che hanno firmato una lettera aperta per chiedere un Parlamento che venga eletto, maggiori diritti per le donne e nuove misure contro la corruzione.
    “Una monarchia costituzionale vicina al modello kuwaitiano non è un obiettivo impossibile da raggiungere”, ha aggiunto.
    Centinaia di persone hanno sottoscritto la campagna lanciata su Facebook per tenere il prossimo 11 marzo il “giorno della collera” nel Paese.
    Tuttavia, non è chiaro se ci saranno manifestazioni. Paese chiave per gli equilibri del Golfo Persico e stretto alleato Usa, l’Arabia Saudita finora non e’ stata lambita dall’onga lunga delle rivolte che hanno scosso Maghreb e Medio Oriente.

  • topol

    I salari… ancora ste stronzate! L’immigrazione è stata pianificata con il solo scopo di creare caos e annientare la civiltà europea. “Gli europei sono tutti colpevoli, sapevano ma non parlavano”

  • Rossa_primavera

    Era ovviamente un commento sarcastico in risposta a quanti si ostinano
    a non ammettere che nel mondo arabo non esistono dittatori,che va tutto bene e che le proteste che vediamo in tv sono solamente propaganda occidentale:il mondo arabo e’ percosso tutto da un fremito
    rivoluzionario che lo scuote dalle radici,chi non se ne e’ accorto e’ cieco.

  • Rossa_primavera

    E allora perche’ la sinistra italiana,che dovrebbe tutelare i lavoratori e
    i loro salari,e’ da sempre disponibile alla politica delle porte aperte a
    tutto e tutti,si occupa solo di tutelare quelli che chiama migranti stranieri
    e non i lavoratori italiani?

  • Rossa_primavera

    E chi avrebbe pianificato di distruggere la cultura europea?