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LIBERAMMAZZIAMO

DI MARCO CEDOLIN
www.marcocedolin.blogspot.com

Dopo avere imbonito  con astuzia i seguaci del babaismo, attraverso la spettacolare operazione “Cortina fumogena” e terminata la prima tranche di nuove tasse (autoreplicanti) per tutti, soprattutto se poveri, il balitore al servizio dell’usura, Mario Monti, sembra avere intenzione di dedicarsi ad un nuovo capitolo del progetto “affonda Italia” che sta alacremente portando avanti per conto terzi. Laddove i terzi sono costituiti dalla grande finanza internazionale, coniugata attraverso banche e multinazionali.
Per iniziare a prodursi nei licenziamenti di massa probabilmente i tempi non sono ancora maturi, ragione per cui, nell’attesa che lo diventino, contando sull’ausilio della “stampa amica” che incensa ogni passo compiuto dal Cagliostro di Goldman Sachs, trasformando il letamaio in un balsamario, l’usuraio sembra per ora accontentarsi di qualche provvedimento minore, finalizzato a caducare l’art. 18 ed eliminare progressivamente i contratti nazionali, affinché la strada per le lettere di licenziamento risulti il più possibile sgombra da impicci.Sembrano maturi invece i tempi per lanciare la campagna delle paventate liberalizzazioni, già tentate a suo tempo dal buon Bersani , precedute come sempre dall’elegiaco e starnazzante codazzo dei giornalisti italiani…..impegnati  ad avallare la nuova bareria, presentandola come un irrinunciabile passo sulla via dell’eldorado costituito dal progresso e dal libero mercato, sulle cui terre tutti (poveri e ricchi) un giorno del mai potranno allegramente banchettare in compagnia.

Agli italiani viene raccontato sulle pagine dei giornali che grazie alla bonomia del grande usuraio (Stefano Benni avrebbe usato un altro termine assai più consono) i cittadini avranno più taxi e ad un costo più basso,  troveranno più farmacie e potranno fare indigestione di farmaci a prezzo da discount, potranno andare a fare shopping la notte con la carta di debito dentro ad esercizi commerciali sempre aperti in trepidante attesa dei loro chip, saranno in grado di fare finalmente causa a tutto e tutti (compreso il vicino e la signora con il cane che sporca il marciapiedi) grazie ad uno stuolo di avvocati pronti a “bussare” all’ombrellone come vu cumprà, godranno finalmente dei saldi tutto l’anno, perché i commercianti impareranno a nutrirsi di aria fritta, sacrificando il proprio ricarico sull’altare di un’Italia che si modernizza e diventa bella e libera, come gli States.

In realtà, scrostando le evanescenti illusioni sostenute da tanto bettolare, l’operazione liberalizzazioni viene portata avanti con l’unico scopo di eliminare definitivamente i tassisti, i benzinai, i commercianti, i farmacisti (titolari di farmacia) gli avvocati indipendenti ed alcune altre categorie.

Le grandi compagnie (facenti capo a banche e multinazionali) gestiranno il mercato dei taxi, più ricco di mezzi ma con al volante dipendenti precari con paghe da fame, facendo si che laddove sbarcavano il lunario migliaia di famiglie sostenute da un lavoratore imprenditore, sopravviveranno sotto la soglia di povertà migliaia di poveracci costretti ad un lavoro indecente, saltuario e mal pagato.

Le farmacie passeranno progressivamente dalle mani d’imprenditori facoltosi che avevano investito un discreto capitale nell’impresa, a quelle dei colossi dell’industria farmaceutica e della grande distribuzione, che non mantengono famiglie (tranne le poche che compongono i gruppi di potere) ma fondi d’investimento anonimi quanto può esserlo un alieno.

I pochi negozi ancora in piedi chiuderanno i battenti, non potendo competere in termini di costi con la grande distribuzione che aspetta trepidante di fagocitarli e magari riciclarne i titolari sotto forma di precari part time.

I benzinai termineranno di essere titolari (o semi titolari visto che la situazione attuale già non è idilliaca) del loro esercizio e nel migliore dei casi potranno aspirare ad un ruolo di dipendente precario delle grandi compagnie petrolifere, presso la pompa che gestivano da parecchi decenni e che una volta consentiva loro di mantenere la famiglia.
Gli avvocati diventeranno dipendenti (agiati?!) di grandi studi modello americano che fattureranno cifre astronomiche a beneficio del gotha che ben conosciamo.

E gli italiani? Si ritroveranno sempre più poveri e sempre più americani, ma vuoi mettere l’ebbrezza di fare shopping sotto le stelle e viaggiare in taxi quando vuoi? Sempre che il mestiere che ti permetteva di accedere al desco due volte al giorno non fosse il commerciante, il tassista o il benzinaio (farmacisti ed avvocati il lunario lo sbarcheranno lo stesso), in questo caso nada, è il progresso, bellezza!

Marco Cedolin
Fonte: http://marcocedolin.blogspot.com/
Link: http://marcocedolin.blogspot.com/2012/01/liberammazziamo.html
12.01.2012

Pubblicato da Davide

  • bysantium

    Una volta confidavo che il tempo che ci separava dall’essere totalmente americanizzati fosse vent’anni, poi dieci, poi cinque.
    Ora è questione di qualche mese, ma si sa : motus in fine velocior.

  • albsorio

    Le licenze taxi appartengono a delle dinastie ereditarie, il fatto che un soggetto potrà avere in capo più licenze è estremamente negativo, molto più che il semplice aumento del numero delle stesse, che sarebbe comunque limitato dal mercato. Nulla si è fatto sul fronte di come ottenere la licenza, quindi credo serva ancora lo strumento del bando, commissione e balle varie.
    Tornando al fatto che un soggetto possa avere più licenze, immagino una situazione dove, una persona munita di licenza sia la “testa di legno” di qualche gruppo d’investimento, ecco allora che i tassisti da proprietari si ritroveranno causa la crisi a cedere/vendere la licenza, per poi ritrovarsi dipendenti, magari occasionali, come sono adesso i sostituti, questo credo sia la parte peggiore di tutta la faccenda.

  • vivo

    Com’e’ facile criticare tutto senza proporre nessuna soluzione… w l’Italia!

  • dana74

    Liberalizzazioni ma ci credono stupidi?
    http://mercatoliberonews.blogspot.com/2012/01/liberalizzazioni-ma-monti-ci-crede.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+MercatoLiberoNews+%28MERCATO+LIBERO+NEWS%29

    a chi commenta che Cedolin non offre un altro strumento, perché non lo offre il commentatore? E soprattutto, con queste liberalizzazione quale problema si andrebbe a risolvere AMMESSO che il problema dell’assetto così come è SIA UN problema?

  • misunderestimated

    Concordo, è quasi il mio stesso commento all’articolo “IL TOTALITARISMO DEI CONSUMI”.

  • vivo

    Il commentatore fornisce la soluzione: aspettare, e valutare i risultati, con dati alla mano, dopo che il settore in questione verra’ liberalizzato.

    Altrimenti si finisce a fare sempre le solite chiacchiere da bar.
    Non si puo’ prevedere cosa succedera’ prima che un settore venga, per dirla volgarmente, ”liberalizzato”.
    Il successo o meno di una liberalizzazione e’ determinato anche dal comportamento dei consumatori (in quanto domanda).

    Nel mercato c’e’ chi domanda e chi offre, con la liberalizzazione si va ad incidere solo sulla modalita’ di offerta di un bene o di un servizio, e’ inutile voler prevedere a priori quale sara’ l’impatto delle liberalizzazioni poiche’ sono troppe le variabili che incidono sul comportamento dei consumatori.

    Sono proprio i comportamenti dei consumatori che determinano ad esempio anche le crisi o i periodi di vacche grasse.

    Nessuno si senta escluso, infatti tutte le volte che acquistiamo un prodotto fabbricato fuori dall’area euro stiamo producendo un danno per il nostro sistema economico e stiamo arricchendo imprenditori-speculatori che hanno delocalizzato e sottratto posti di lavoro (quindi capacita’ di generare ricchezza) al nostro paese.

    Il discorso e’ lungo… chi vuol capire capisca.

  • Tao


    «Si restituisca a tutti i sudditi di sua maestà, come ai soldati e ai marinai, la libertà naturale di esercitare qualsiasi tipo di attività piaccia loro, si abbattano così i privilegi esclusivi delle Corporazioni e si revochi lo statuto dell’apprendistato, che sono vere usurpazioni della libertà naturale, e si aggiunga a ciò la revoca delle leggi sui domicili, in modo che un operaio povero, quando perde un’occupazione in un mestiere o in un luogo, possa cercarne un’altra in un altro mestiere o in un altro luogo…»
    (Adam Smith, Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, p. 459).

    Il padre dell’economia politica moderna, il fondatore del pensiero economico liberale, mise al centro della sua teoria la lotta alle Corporazioni, in quanto impedivano lo sviluppo della concorrenza e la crescita economica di una nazione. Smith era convinto, infatti, che la causa prima della povertà e della disoccupazione fosse dovuta alla mancanza di un libero mercato del lavoro, correlata alla presenza di monopoli gestiti dalle corporazioni che impedivano al capitale il libero accesso alle diverse attività. Le liberalizzazioni sbandierate dal governo Monti, e osannate dalle “lenzuolate” di Bersani, sono perfettamente coerenti con la teoria smithiana, che risale alla fine del XVIII secolo, usando spesso lo stesso linguaggio e gli stessi ragionamenti.

    Anche Marx vedeva nelle Corporazioni un constraint, un vincolo, allo sviluppo del capitalismo, ma da un’altra angolazione: «Il capitale denaro formatosi mediante l’usura e il commercio veniva intralciato nella sua trasformazione in capitale industriale, nelle campagne dalla costituzione feudale, nelle città dalla costituzione corporativa» (Marx, Il Capitale, Cap. XXIV, p. 209). E spiegava bene i termini dello scontro sociale che si registrò in quel periodo: «Le leggi delle Corporazioni impedivano sistematicamente, limitando all’estremo il numero dei garzoni che potevano essere impiegati da un singolo maestro artigiano, che questi si trasformasse in capitalista… La Corporazione respingeva gelosamente ogni usurpazione da parte del capitale mercantile, l’unica forma libera di capitale che le si contrapponesse. Il mercante poteva comprare tutte le merci; ma non poteva comprare il lavoro come merce» (Cap. XII p. 59).

    In sintesi, sia Smith che Marx hanno visto nelle Corporazioni delle arti e mestieri un vincolo allo sviluppo del capitalismo. Con la differenza che Marx, che certo non difendeva le istituzioni feudali, aveva colto la vera natura dello scontro: la mercificazione del lavoro, l’espansione della sfera di influenza del capitale, un ruolo rilevante nella fase dell’accumulazione originaria del capitale. Non di certo uno strumento per combattere la povertà o la disoccupazione. Anzi, questo processo comportava una crescita della proletarizzazione che investiva i lavoratori autonomi, gli artigiani e i contadini.

    Che senso ha oggi propagandare le liberalizzazioni come strumento per la crescita economica e di lotta alla disoccupazione? Vediamo alcuni esempi in concreto. Se si liberalizza il mestiere del taxista è vero che si produrrebbe una maggiore concorrenza, e quindi un abbassamento dei prezzi, ma questo è un effetto solo di breve periodo.

    Nel medio periodo, chi possiede capitali adeguati può acquistare un centinaio di auto, adibirle a taxi e pagare a cottimo dei giovani, magari immigrati, che lavoreranno senza tregua pur di raggiungere un minimo di salario, con tutte le conseguenze del caso in termini di sicurezza e qualità del servizio. Così avverrà anche a livello di mezzi di trasporto locale (ferrovie, bus, ecc). La liberalizzazione/privatizzazione di questo settore è già stata sperimentata in altri paesi con conseguenze nefaste.

    Vorrei qui ricordare il caso del Cile di Pinochet, quando alla fine degli anni ’70 del secolo scorso venne privatizzato il trasporto locale a Santiago. I conducenti dei Micro (come venivano chiamati gli autobus nella capitale cilena), essendo pagati a cottimo, quindi a chilometri effettuati durante la giornata, correvano come pazzi: stanchi, assonnati e stressati, erano diventati un incubo per i pedoni.
    E la liberalizzazione nella vendita dei farmaci in Cile non l’ho mai dimenticata. Vedere le vetrine delle farmacie offrire «due scatole di antibiotico al prezzo di una» era veramente deprimente, quanto l’avere eliminato l’obbligo alla dichiarazione della composizione delle bevande gassate, ed altri prodotti alimentari, in nome di una libertà assoluta del mercato.

    Per non parlare delle grandi liberalizzazioni/privatizzazioni che interessano settori strategici (come l’energia) e che, come dimostra l’esperienza, da monopoli parastatali si trasformano in oligopoli privati che presto convergono in strategie di cartello, come avviene da anni in tutti i paesi che ci hanno preceduto nelle cosiddette liberalizzazioni.

    È chiaro che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Per esempio, i notai sono notoriamente una categoria privilegiata, ma anche tra i pochi professionisti che non evadono le imposte. Il loro numero è davvero esiguo: 5 mila notai per 60 milioni di abitanti! In questo caso, basterebbe semplicemente raddoppiare il numero e si creerebbero 5 mila nuovi posti di lavoro per i laureati in giurisprudenza. Al contrario, la linea del governo è prevalentemente quella di trasformare le professioni liberali in aziende capitalistiche, sul modello nordamericano dei megastudi che assumono come salariati centinaia di ingegneri, avvocati, commercialisti ecc..

    Nessuno ha mai pensato solo per un attimo di liberalizzare le droghe leggere, un vero e proprio tabù nel nostro paese, e non solo. Dalle stime che conosciamo, ogni anno si spendono nel nostro paese qualcosa come 70 miliardi per le droghe, di cui circa 20 solo per la marijuana. Se si legalizzasse, lo Stato potrebbe applicare una tassa rilevante che porterebbe nelle sue casse non meno di 7-8 miliardi l’anno. Se lo stesso procedimento si applicasse alla cocaina, per lo Stato le entrate potrebbero oscillare tra 12 e 15 miliardi l’anno. Invece con perfetta ipocrisia si continua a blaterare di lotta alle droghe, mentre i consumatori rimangono stabili o, per qualche tipo di droga, addirittura crescono. E mafia, camorra e ‘ndrangheta ringraziano. Il loro potere economico – secondo il volume Prodotto interno Mafia di Serena Danna – è pari a 140 miliardi, e continua a crescere e ad avvelenare l’economia e le istituzioni. Sarebbe l’unica liberalizzazione veramente urgente e con effetti positivi sull’economia, il bilancio dello Stato e la società. Ma guai a parlarne: si rischia il reato di istigazione a delinquere.

    Continuiamo a pensare che viviamo ancora nella fase dell’accumulazione originaria del capitalismo che ha bisogno di conquistare altri spazi e altre vite, portando a tutti benessere e felicità. Forse una linea netta di demarcazione tra destra e sinistra nel nuovo secolo passa proprio da qui: tra chi considera che il modo di produzione capitalistico abbia ancora un ruolo positivo da svolgere e chi considera esaurito il suo ruolo progressista e pensa che bisognerebbe procedere ad un deciso processo di de-mercificazione, per salvare la società ed il patrimonio naturale e culturale che abbiamo ereditato. Tertium non datur.

    Tonino Perna
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    12.01.2012

  • MartinV

    Adam Smith prevedeva una situazione di mercato in cui nessun operatore potesse con le sue decisioni influenzare l’equilibrio tra domanda e offerta… solo in presenza di innumerevoli operatori la mano invisibile avrebbe potuto agire in maniera virtuosa…

    La situazione attuale è in realtà l’oligopolio in praticamente tutti i settori… per questo le liberalizzazioni sono in realtà proletarizzazioni… una parte di operatori possono dirigere il mercato grazie alla disponibilità di capitali, gli altri saranno in posizione di debolezza, quindi perdenti ed alla fine sottomessi…

  • Maxim

    Manca solo di leggere qualcosa sui poveri notai vittime delle liberalizzazioni e siamo a posto .
    In Italia l’ unica vittima è l’ italiano medio , costretto a pagare piu’ che nel resto d’ Europa pur avendo uno stipendio che non pare proprio tra i piu’ alti .

  • radisol

    Le vere “caste” in Italia sono i banchieri, i manager assicurativi, la Fiat ed il Vaticano …. in misura minore i cosiddetti palazzinari e gli industriali che non sono Marchionne, peraltro sempre più somiglianti gli uni e gli altri a finanzieri che non ad imprenditori produttivi …. … nulla è stato fatto dal governo Monti contro costoro ….. per quanto mi riguarda i notai, che esistono solo nei paesi latini, possono anche essere aboliti … basta un ufficio pubblico che abbia le stesse facoltà, come in gran parte del mondo …. ma da questo a farci credere che il problema dell’ Italia sono i notai ed i farmacisti, per non parlare di taxisti e benzinai …. è veramente una favola per gonzi …..

  • Maxim

    Classico discorso di chi non vuol cambiare nulla , se appartieni alle categorie che dovrebbero essere liberalizzate ti capisco perche ‘ fai i tuoi interessi , diversamente sei una specie di Tafazzi

  • bysantium

    Una cosa è certa e cioè che un articolo si può leggere ed interpretare in diversi modi, come il rigore subito o dato alla propria squadra del cuore.
    Mi sembrava infatti evidente che l’autore prefigurasse uno scivolamento verso il modello liberale americano, dove i “piccoli proprietari” (abbastanza agiati) sono diventati manovalanza (povera) di forti gruppi economici.
    Non ripeterei i dati economici e sociali USA, mi auguro che qui tutti li conosciamo, quindi, alla resa dei conti, le liberalizzazioni, anche dei notai, sono una delle tante armi di distrazioni di massa che il liberalismo impiega per perseguire i suoi orribili interessi.

  • Allarmerosso

    Il tuo commento non fa eccezione

  • Truman

    Dice Perna: i notai sono notoriamente […] tra i pochi professionisti che non evadono le imposte.
    Questa non mi risulta proprio. Di notai evasori ne ho visto diversi.

  • greiskelly

    fare una ricerca dove già questo si applica in un paese simile al nostro e vedere i risultati già pronti…
    ovviamente non solo risultati economici ma anche condizioni lavorative del personale.
    il tutto, prima che il settore in questione venga liberalizzato.
    tanti saluti a te e alle tue variabili….

  • borat

    anche se non condivisibile al 100%, l’articolo e’ scritto veramente bene