Home / ComeDonChisciotte / LETTERA POLITICA PER L’INIZIO ANNO 2012

LETTERA POLITICA PER L’INIZIO ANNO 2012

DI COSTANZO PREVE

1. Nel prossimo anno 2012, e lo dico a coloro che seguono la mia attività filosofica, la sola cosa cui oggettivamente attribuisco importanza, sarà forse pubblicata una mia originale storia dell’intera filosofia occidentale, costruita con una metodologia storica e dialettica che considero originale e persuasiva. Se ho un testamento filosofico da lasciare, ebbene questo è il mio testamento filosofico. A fianco di questa opera dovrebbero forse anche essere pubblicate altre operette minori, un lavoro monografico su Karel Kosìc scritto con Linda Cesana, e un lavoro sul triangolo filosofia, religione, scienza scritto con Andrea Bulgarelli. Ripeto che è su questo che voglio essere giudicato, e non su chiacchiere politiche contingenti scritte in una fase storica di tramonto della politica e di decadenza delle capacità di reazione morale della cosiddetta (e ormai inesistente) opinione pubblica. Tuttavia, chi ha cercato di imparare il metodo marxista di analisi non può certo dimenticarlo. Magari lo può usare e interpretare male , ma non può dimenticarlo. E anche in questa lettera di Capodanno 2012 voglio cercare di utilizzarlo.

2. La giunta Monti rappresenta una rottura, sia pure non epocale, della recente storia italiana. Il suo compito è quello di imporre dall’alto, con metodi tecnocratico-caritativi, quella “rivoluzione liberale” di cui hanno cianciato per un secolo i liberali-liberisti italiani, e che non sono mai riusciti a imporre con metodi democratici, perché si oppone concretamente agli interessi vitali della stragrande maggioranza degli italiani così come sono, e non come se li immaginano i rinnegati comunisti riciclati e gli azionisti gobettiani in servizio permanente effettivo. Non c’era riuscita la vecchia DC. Non c’era riuscito il centrosinistra. Non c’era riuscito il compromesso storico berlingueriano. Infine, non c’era riuscito il Cavaliere con la sua corte di cantautori, sicofanti e puttane. C’era un solo modo: un colpo di stato bianco. Grazie allo spread, alla BCE, all’avventurismo del progetto dell’euro, alla crisi sistemica in corso, finalmente è stato fatto.

Vergogna a chi lo ha preparato, promosso, propagandato, accettato.

3. Qual è il modello di società prefigurato dal programma della giunta Monti, con lo spread al posto dei carri armati e con il giudizio dei mercati al posto dell’artigianale marcia su Roma? Questa è la domanda cui si deve dare risposta, e non la pagliacciata se occorre fare un’opposizione di “destra” (Lega Nord) o di “sinistra” (Di Pietro, Vendola, Diliberto, Ferrero),

Possiamo ipotizzare almeno qualcosa. Sono due le direzioni storiche fondamentali, entrambe strutturali, la prima dominante, la seconda dominata. La prima, dominante, è il programma che ho già definito di “stalinismo capitalistico” (anche se senza l’intenzione di diffamare la grande figura di Stalin paragonandola a questi nani della finanza globale), quello della privatizzazione neoliberale di tutta la società. La seconda, dominata, ma complementare, è l’integrazione caritativa e compassionevole che deve almeno in parte sostituire lo smantellamento delle vecchie funzioni assistenziali dello Stato. BCE + Sant’Egidio. Questa è la formula, da disaggregare, e poi da commentare.

4. Non so sinceramente se la liberalizzazione dei tassisti e dei farmacisti possa realmente diminuire i prezzi. Ne dubito, ma è possibile. Ma la liberalizzazione delle edicole, di cui non c’è socialmente alcun bisogno, dimostra che questi nazisti postmoderni non sono spinti soltanto da un programma economicistico di risparmio, ma da un desiderio ideologico di tipo fanatico, con la liberalizzazione al posto della vecchia socializzazione staliniana, tutto sommato socialmente molto migliore. Tutta la società deve essere sciolta e ricomposta in individui concorrenziali isolati, che in questa situazione di concorrenza sfrenata dovrebbero lavorare quattordici ore al giorno come i tassisti di New York e i negozi sempre aperti anche di notte. Nessuno avrebbe più il tempo materiale per coltivarsi culturalmente, ma questo non sarebbe un problema, perché la cultura già da tempo è stata appaltata a pagliacci postmoderni come Umberto Eco che “ridono” sulla insensatezza del mondo che hanno contribuito fattivamente a creare, sia pure nel ruolo subalterno di giullari ben pagati.

La questione sociale dovrebbe essere così almeno provvisoriamente risolta liberando tutti i vecchi “lacci e lacciuoli”. Lo Stato nazionale non esiste più. Ognuno per sé. Selezione darwiniana al posto di solidarietà comunitaria. E poi c’è ancora qualcuno che gioca al vecchio gioco Destra/Sinistra.

5. Un simile modello darwiniano, o meglio social-darwiniano, ha bisogno di un’integrazione compassionevole-caritativa. Ed ecco allora il signor Riccardi e il modello di sant’Egidio. Esteticamente, mi ha colpito la differenza tra la cena dei poveri di Sant’Egidio a Roma e la cena mista VIP-poveracci di Torino al Palaisozaki. In entrambi i casi c’erano i sindaci, di destra (Alemanno) e di sinistra (Fassino). A Roma prevaleva un’estetica cattolica compassionevole classica, di puri poveracci, con borghesi buonisti e volonterosi a servire vegliardi innocentemente bavosi. A Torino c’era invece l’estetica interclassista PCI-PDS-DS-PD, con poveracci mescolati con “personaggi della politica, dell’impresa e della cultura torinese” (cfr. La Stampa , 29 dicembre 2011). L’estetica picista ha sempre mescolato i plebei con Moravia, Guttuso e Ingrao. Si tratta della lunga durata di cui parlano spesso gli storici.

6. Questo modello ha un futuro? E’ questa la vera domanda, non chi vincerà le prossime, irrilevanti, elezioni. Il modello è semplice: privatizzazione, liberalizzazione, atomizzazione concorrenziale sfrenata, da integrare con elementi di carità, compassione e assistenza. Come ho detto prima: Mercati + Sant’Egidio, banchieri e preti, tutto nel quadro dell’accettazione, data per scontata e non più posta in discussione, del diritto assoluto dell’impero americano di intervenire militarmente in tutto il mondo, con il pretesto di imporre i diritti umani contro i dittatori riottosi, già ampiamente ridicolizzati dal circo mediatico.

Faccio una semplice previsione: nel breve periodo, ha molte possibilità di passare, ma in un medio e lungo periodo no. In proposito farò due riferimenti storico-politici, l’uno rivolto a tempi antichissimi, l’altro invece ad avvenimenti recentissimi.

7. Sul delicato passaggio della legalizzazione del cristianesimo alla fine del mondo antico, e in particolare sul cruciale ventennio 310-330 esistono mistificazioni storiografiche certo pittoresche, ma intollerabili. Sembra quasi che per trecento anni abbiano gettato i cristiani ai leoni senza interruzione, laddove i periodi di vera e propria persecuzione, che non fu mai filosofico-religiosa, ma sempre e solo politico-sociale, furono molto limitati. Sfugge così la ragione di questa legalizzazione, che assomiglia vagamente all’apologia di Sant’Egidio della giunta Monti.

Il mondo antico non conobbe mai sistemi organizzati di welfare, ma esisteva un sostituto artigianale, detto evergetismo, una sorta di obbligo volontario per i ricchi di contribuire alle spese sociali. L’evergetismo classico si fondava spesso su divinità locali, diverse da città a città. Ma ai tempi di Costantino il sistema non funzionava più bene, per un insieme di ragioni note agli storici (e a chi scrive) che non è possibile dettagliare qui per ragioni di spazio. Le chiese cristiane erano diventate di fatto l’unica struttura di assistenza sociale unificata presente in tutto il territorio dell’impero. Legalizzandola, Costantino fece la sola cosa possibile, anche perché contemporaneamente prese provvedimenti sociali che nel folle linguaggio di oggi verrebbero definite di “destra”, come la concentrazione della circolazione monetaria nella sola moneta d’oro, che ebbe come conseguenza in pochi decenni la sparizione di ciò che restava della classe media e la semplificazione sociale in soli due poli (detti in latino honestiores e humiliores). Vedi gli storici dell’epoca, come il greco Zosimo. Ma non voglio farla troppo lunga . Chi ha ancora un po’ di cultura e di interesse storico si vada a cercare da solo le fonti.

Nel linguaggio folle e degenerato di oggi diremmo che Costantino ha fatto una riforma di destra nell’economia e una di sinistra nella società. Ma chi è intelligente sa che i banchieri si accompagnano sempre ai Ciotti (di sinistra) e ai Gelmini (di destra). Le riforme di Costantino non salvarono il mondo antico. L’analogia storica è quasi sempre ingannevole, e vale quello che vale, e cioè poco. Ma sono sicuro che il connubio Banchieri-Sant’Egidio non salverà questo capitalismo svergognato.

8. Passiamo ora a un paragone attuale, la cosiddetta primavera araba. Non c’è stata nessuna rivoluzione nei paesi arabi, neppure in Tunisia ed Egitto. Volendo fare un paragone storico europeo, nessun 1789, al massimo un 1830 con la cacciata di Carlo X a Parigi. La vittoria elettorale dei partiti musulmani non è stata in alcun modo un “tradimento” delle rivoluzioni mai esistite, ma un fisiologico passaggio di poteri, in cui però l’Islam è veramente organizzato per una assistenza capillare, non come i pagliacci di Sant’Egidio e i cattolici compassionevoli, variante PDL (Gelmini) o PD (Ciotti). Ed è capillarmente organizzato perché, a differenza del cristianesimo, non ha mai storicamente avuto la secolarizzazione illuministica, positivistica, laicista, liberale, socialista e comunista variamente degenerata.

Gheddafi è stato attaccato, massacrato, bombardato e linciato. Non ho mai nascosto che l’ho sempre considerato migliore dei boia che l’hanno linciato, appoggiati da noi indistintamente a destra, al centro e a sinistra. Spero che il benemerito siriano Assad riesca a resistere. Si tratta di ciò che resta della benemerita generazione dei governi nazionalisti panarabi, distrutta dalla globalizzazione neoliberale. Appoggio con tutto il cuore il popolo dei piagnoni coreani del Nord, e non mi passa per la testa di irriderli come fantocci manipolati dall’eterno Dittatore. Certo, la mia concezione di socialismo è del tutto diversa, ma almeno essi resistono all’omologazione occidentalista, e resistendo tengono pur sempre aperto uno spiraglio per un possibile futuro alternativo.

9. Concludiamo. Nei paesi musulmani l’innesto di neoliberalismo e di assistenzialismo capillare può forse riuscire , appunto perché in questi paesi la secolarizzazione occidentalistica è rimasta in superficie, e i blogger occidentalisti (pensiamo all’oscena Naomi Sanchez che continua a sporcare il popolo cubano e che è la sola ad avere diritto di parola nei nostri media) sono estremamente minoritari. Altrettanto minoritari mi sembrano i blogger occidentalisti in Russia e in Cina, in cui spero ardentemente che si facciano presto strada forze sociali e politiche di opposizione ben diverse e lontane dai blogger occidentalisti, nemico principale di questi popoli e paesi.

In Italia la secolarizzazione occidentalistica è andata troppo avanti perché possa riuscire veramente il connubio banchieri-Sant’Egidio. La secolarizzazione occidentalistica, condita con l’ideologia interventistica del bombardamento umanitario, ha coperto praticamente il cento per cento dell’ideologia politicamente corretta, da Berlusconi al Manifesto senza eccezioni. Questo ha dato luogo a una corruzione culturale quasi indicibile. Il punto di vista di “sinistra” coincide ormai con lo sghignazzo da caffè-concerto, con la “presa per il culo” delle ridicolaggini paleo-bolrghesi del vecchio satiro Berlusca. Abbiamo solo drammi satireschi, e mancano commedie, tragedie, opere storiche e filosofiche. Speriamo che tutto questo passi, anche se non passerà presto.

Costanzo Preve

Torino, 31 dicembre 2011

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Spero che la stampa della storia della filosofia di Preve avvenga quanto prima possibile. Ne prenoto subito una copia.
    I miei complimenti per l’articolo. Interessante la nozione di nazisti postmoderni (i banchieri di Sant’Egidio), che riuniscono in una sola voce creazione di popoli miserabili e ostentazione della loro misericordia tramite mense popolari.

  • walterkurtz

    Io la seconda. Mi auguro che come dice Preve nel lungo periodo questo connubio sia destinato a fallire. Intanto per noi nel breve, se non ci svegliamo, saranno lacrime e sangue come si suol dire

  • patrocloo

    Bellissima la definizione “i banchieri di S.Egidio”. Questa me la rivendo!

  • nuvolenelcielo

    Mi sembra che in quest’analisi ci sia una generalizzazione molto superficiale sul capitalismo, che inficia tutto il discorso. Un po’ come se tutti i sistemi capitalistici fossero uguali, o come se Stalin e Occhetto fossero la stessa cosa… In questa fase storica non è in corso una privatizzazione liberale di tutta la società, è in corso il saccheggio e la distruzione di tutta la società da parte di un sistema oligarchico, che si riempie la bocca di liberalizzazioni e privatizzazioni per giustificare questo saccheggio e ottenere l’appoggio ideologico dal sistema teoricamente dominante (il capitalismo). Ma non si tratta di una sintesi del capitalismo, si tratta di criminalità. Siamo in una situazione in cui al governo siedono le stesse persone che siedono nel consiglio di amministrazione di poche banche, compagnie petrolifere, e aziende farmaceutiche… Non c’è nessuna libera concorrenza, per la libera concorrenza bisogna lasciare la libera iniziativa alle persone, bisogna lasciare i soldi in tasca alle persone, o bisogna che le banche glieli prestino i soldi… Non siamo in una situazione catastrofica perché c’è (la libertà del) tutti contro tutti, siamo in una situazione catastrofica perché c’è una onnipotente oligarchia o megapartito unico, che fa i propri interessi, saccheggia e controlla in maniera totalitaria l’economia dall’alto, priva della libertà le persone, e poi grazie al potere ipnotico e globale del sistema mediatico riesce ad aggiustare a far passare la cosa come capitalismo e privatizzazioni… (E mi sembra che anche Preve ci sia cascato)

  • Santos-Dumont

    Il fondamento del capitalismo è esemplarmente riassunto nell’icastica frase di Proudhon “la proprietà é un furto”. Andiamo a rivangare i falsi concetti di capitalismo dal volto umano e delle “poche mele marce”, quando abbiamo davanti agli occhi un mondo intero incamminato verso lo sfacelo proprio a causa del carattere sociale deformato e ormai modellato sulla base delle esigenze del capitale? Il fatto stesso che al vertice giungano dei veri e proprio sociopati insensibili alle esigenze della collettività, dovrebbe dirla lunga sul substrato.

  • nuvolenelcielo

    Non dico che il capitalismo sia un sistema ideale (e non è neanche un discorso che mi interessa). Certo che dire che quello di oggi si chiama capitalismo nel senso di esasperazione della libera concorrenza è falso. (E tra l’altro non c’è niente di libero in una società che quando ti metti sotto casa tua a vendere le torte perché sono buone, ti arresta perché non hai la licenza)…
    Inoltre quando si parla di esigenze “del capitale”, anche qui è pericoloso e ideologico generalizzare, perché il sistema monetario utilizzato è quello che crea il capitale, ed ha grande influenza su quello che è il destino di un sistema capitalistico (o non-capitalistico).
    — e comunque non è vero che la proprietà è un furto, perché se io metto la mia firma ai libri di Costanzo Preve e li pubblico a nome mio, sono sicuro che lui, a ragione, non è molto contento – quel capitalista 😉

  • Kazonga

    Puttanazza di una puttanazza, io già ho qualche problema ad interpretare il ventennio 1990-2010, figuriamoci quello 310-330!

    Tosto, ‘sto Preve, mi piace.

  • Santos-Dumont

    Che il capitalismo non sia un sistema “ideale” é sicuramente un eufemismo, e a me interessa in quanto condiziona lo stile di vita del sottoscritto e di chi mi circonda. L’orticello italiano non é certamente un riferimento universale, ti garantisco che qui in Brasile dove vige la libertà fattuale, se non legale, di vendere le torte sotto casa con buona pace dei controlli sanitari, la situazione in termini di differenze sociali é enorme: certe scene come le favelas, o i raccoglitori di rifiuti che malinconicamente rovistano nella spazzatura per trovare qualcosa di recuperabile da vendere per sfamarsi, o le famiglie che dormono da anni sotto i ponti nelle grandi città per mancanza di lavoro, pur sottopagato, in Italia (per ora) ve le sognate (potrei anche sbagliarmi, ahimé, visto che manco ormai da un paio d’anni e le cose cambiano…)
    Casomai ritenessi la situazione brasiliana in qualche modo bordeline, direi che l’articolo di Blondet che prende gli USA come riferimento relativo al capitalismo usuario e macellaio, fornisce il necessario complemento.
    Com’è che il magico capitalismo, quand’anche libero di agire, non sradica la povertà? Questa é la vera ideologia in azione, l’idea che la libera concorrenza, il tutti contro tutti, sia la panacea universale. Fatte salve naturalmente le vittime onnipresenti in questo genere di competizione esasperata, classificate come perdite accettabili dai sociopati previamente menzionati e aspiranti tali.
    In quanto alle idee, non sono classificabili come proprietà ma come autoria, quindi firmando col tuo nome i libri di Preve commetteresti un falso ideologico, non un furto… Io sono per la libera circolazione delle idee, ritengo quindi equo esigere un congruo compenso iniziale per successivamente liberare il documento in forma di PDF o simili, affinché chiunque possa leggerlo, stamparlo, etc. (in sintesi, viva il copyleft! della FSF!).

  • ericvonmaan

    E’ un assoluto piacere leggere queste verità scritte così bene da una persona così colta e preparata. Grazie Preve!

  • Tetris1917

    Tuttavia, chi ha cercato di imparare il metodo marxista di analisi non può certo dimenticarlo
    In questo articolo, di metodo marxista ce ne sta ben poco.
    La giunta Monti rappresenta una rottura, sia pure non epocale, della recente storia italiana
    Invece Monti e’ continuita’: incarna la politica di classe, quella dominante, e lo stato il suo involucro. “Stato e rivoluzione” andrebbe riletto caro Preve.
    (anche se senza l’intenzione di diffamare la grande figura di Stalin paragonandola a questi nani della finanza globale) Stalinista….
    Spero che il benemerito siriano Assad riesca a resistere. Si tratta di ciò che resta della benemerita generazione dei governi nazionalisti panarabi, distrutta dalla globalizzazione neoliberale.
    Ecco il decantato metodo Marxista (semmai di derivazione stalinista, caro a Preve) la benemerita borghesia siriana, o panaraba, diventa all’occhio acuto del nostro eroe, la paladina di ogni resistenza alla deriva neoliberista. Dal noto metodo materialista di Marx: se una classe dominante e’ contro il tuo nemico, tu appoggi la classe dominante. La miseria della filosofia!!
    Il punto di vista di “sinistra” coincide ormai con lo sghignazzo da caffè-concerto, con la “presa per il culo” delle ridicolaggini paleo-bolrghesi del vecchio satiro Berlusca. Abbiamo solo drammi satireschi, e mancano commedie, tragedie, opere storiche e filosofiche
    Fra poco arrivera’ la tua, chissa se i Maya, bonta’ loro, avevano previsto per il 2012 anche questa sciagura.

  • Giovina

    Profitto, lucro. Il lavoro umano considerato una merce.
    Il lavoro dovrebbe essere offerto liberamente, in virtù di tante necessità che ognuno ha, e che non può soddisfare tutte personalmente da sè.
    Il lavoro dovrebbe essere libero e non legato ad un prezzo, alla retribuzione.
    Un salario minimo garantito di cittadinanza impedirebbe lo sfruttamento e la mercificazione del lavoratore, che offrirebbe le sue capacità alla soddisfazione di altrui necessità e viceversa. Nessun esubero o inflazione di offerta andrebbe a soffocare e soddisfare mai la domanda, nessuno spreco oltraggerebbe la natura e la dignità dell’uomo e della terra. Nessuna frusta e nessun kapò starebbero a controllo del lavoratore per farlo produrre di più, sempre di più….per avere in cambio sempre meno, sempre meno…..
    Profitto, lucro. Il lavoro umano considerato una merce….
    Si chiami capitalismo o altro, qualsiasi sistema economico su questi presupposti è capitalismo, ovunque. Ed è destinato a divorare se stesso.
    Anche il marxismo è capitalismo e qui il lavoratore si illude di impedire l’alienazione e lo sfruttamento: cecità totale.
    Non solo i lavoratori prima, come pensionati poi, o disoccupati in genere, sono gli eterni capri espriatori ma gli stessi ideatori e creatori di economia, i dirigenti industriali, i creatori ed organizzatori di lavoro: castrati perenni, impediti, manovrati, condizionati nelle loro capacità e talenti dirigenziali, inconsapevoli anch’essi, a loro volta costretti a condizionare la politica stessa. Ognuno si agita stringendo le corde dell’altro e le sue, vedendo nell’altra vittima il suo nemico e oppressore.
    Lo stato che impone la sua ingerenza nel settore economico e in quello culturale è immoralità pura, di cui l’uomo è inconsapevole.
    Lo stato dovrebbe solo assicurare il rispetto delle indipendenze dei settori economico e culturale, il rispetto di leggi costituzionali che assicurino a ogni cittadino la libera cura ed espressione dei propri talenti e aspirazioni: cultura e vita sociale indipendenti dunque.
    La corruzione e il condizionamento della cultura perpetuano in eterno la contaminazione, la malattia della economia e quindi di tutta la societa’ alla fine. I pensieri che dominano l’organismo sociale nascono da una cultura asservita e prigioniera. Liberare la cultura è la garanzia della formazione di uomini liberi e morali. Un giorno forse si capirà che questo è l’unico investimento da rischiare.
    Sono solo accenni di una possibile nuova organizzazione sociale, in realtà, ad una attenta e approfondita analisi, appare molto ben strutturata, logica e concreta nella sua possibilità di coraggiosa applicazione.
    Considerata dai più una utopia, molto probabilmente in futuro unica via percorribile: o ultima chance mancata, non solo per la sopravvivenza ma per colmare quella distanza che ci separa dall’essere dei completi, veri uomini.

  • carloslage

    De Benoist:”…la logica del profitto è il motore del capitalismo, e di conseguenza la distinzione comunemente fatta tra capitalismo industriale e capitalismo finanziario appare piuttosto artificiale. Non esiste un capitalismo “buono” e uno “cattivo”, non vi è che il capitalismo stesso. Detto questo, non si può negare che il capitalismo si sia evoluto negli ultimi trenta anni seguendo una direzione che ha sempre favorito l’autonomia del settore finanziario. Allo stato attuale, i mercati di scambio contrattano in certi giorni l’equivalente di dieci volte il PIL mondiale, che evidenzia l’entità del distacco con l’economia reale. La globalizzazione ha inoltre contribuito ad incrementare l’influenza dei mercati finanziari a livello planetario. Il capitalismo moderno è un capitalismo “deterritorializzato”, che ha ben poco a che fare – a parte la stessa tendenza a divorare tutto ciò che si ritrova davanti – con il capitalismo della fine del XIX secolo o dell’inizio del ventesimo secolo, che erano ancora legati agli Stati-nazionali. Il “turbo-capitalismo” investe e procede ovunque vi siano condizioni favorevoli. Ecco perché le classi medie, un tempo avvantaggiate dalla crescita economica, ora si trovano minacciate e in via di smantellamento…”

  • carloslage

    Ti consiglio un altro scritto di Preve: “LA DEMENZA GENERALIZZATA DEL POPOLO ITALIANO” sono sicuro che potrai trovarci spunti che in qualche modo ti riguardano…

  • carloslage

    De Benoist:”…la logica del profitto è il motore del capitalismo, e di conseguenza la distinzione comunemente fatta tra capitalismo industriale e capitalismo finanziario appare piuttosto artificiale. Non esiste un capitalismo “buono” e uno “cattivo”, non vi è che il capitalismo stesso. Detto questo, non si può negare che il capitalismo si sia evoluto negli ultimi trenta anni seguendo una direzione che ha sempre favorito l’autonomia del settore finanziario. Allo stato attuale, i mercati di scambio contrattano in certi giorni l’equivalente di dieci volte il PIL mondiale, che evidenzia l’entità del distacco con l’economia reale. La globalizzazione ha inoltre contribuito ad incrementare l’influenza dei mercati finanziari a livello planetario. Il capitalismo moderno è un capitalismo “deterritorializzato”, che ha ben poco a che fare – a parte la stessa tendenza a divorare tutto ciò che si ritrova davanti – con il capitalismo della fine del XIX secolo o dell’inizio del ventesimo secolo, che erano ancora legati agli Stati-nazionali. Il “turbo-capitalismo” investe e procede ovunque vi siano condizioni favorevoli. Ecco perché le classi medie, un tempo avvantaggiate dalla crescita economica, ora si trovano minacciate e in via di smantellamento…”

  • carloslage

    De Benoist:”…la logica del profitto è il motore del capitalismo, e di conseguenza la distinzione comunemente fatta tra capitalismo industriale e capitalismo finanziario appare piuttosto artificiale. Non esiste un capitalismo “buono” e uno “cattivo”, non vi è che il capitalismo stesso. Detto questo, non si può negare che il capitalismo si sia evoluto negli ultimi trenta anni seguendo una direzione che ha sempre favorito l’autonomia del settore finanziario. Allo stato attuale, i mercati di scambio contrattano in certi giorni l’equivalente di dieci volte il PIL mondiale, che evidenzia l’entità del distacco con l’economia reale. La globalizzazione ha inoltre contribuito ad incrementare l’influenza dei mercati finanziari a livello planetario. Il capitalismo moderno è un capitalismo “deterritorializzato”, che ha ben poco a che fare – a parte la stessa tendenza a divorare tutto ciò che si ritrova davanti – con il capitalismo della fine del XIX secolo o dell’inizio del ventesimo secolo, che erano ancora legati agli Stati-nazionali. Il “turbo-capitalismo” investe e procede ovunque vi siano condizioni favorevoli. Ecco perché le classi medie, un tempo avvantaggiate dalla crescita economica, ora si trovano minacciate e in via di smantellamento…”

  • Tetris1917

    grazie della segnalazione

  • Tetris1917

    quindi? Che fare?

  • Tonguessy

    non si tratta di una sintesi del capitalismo, si tratta di criminalità

    E la differenza, sarebbe?

  • Tonguessy

    la distinzione comunemente fatta tra capitalismo industriale e capitalismo finanziario appare piuttosto artificiale
    ma

    i mercati di scambio contrattano in certi giorni l’equivalente di dieci volte il PIL mondiale, che evidenzia l’entità del distacco con l’economia reale.

    Direi che la distinzione è stata fatta in base alle osservazioni secondo cui se prima gli investimenti erano industriali, adesso sono speculativi (finanziari).
    Ancora: il capitalismo della fine del XIX secolo o dell’inizio del ventesimo secolo …era ancora legato agli Stati-nazionali
    Dove sarebbe l’artificiosità della distinzione quindi?

  • Tonguessy

    Liberare la cultura è la garanzia della formazione di uomini liberi e morali.
    Posso anche essere d’accordo sul tono generale del tuo intervento, ma su questa frase ti chiedo (provocatoriamente): forse che non viviamo già in tempi in cui la cultura è libera, liberamente accessibile (vedi qui su internet) e questo non ha già formato una popolazione di uomini liberi, democraticamente formati che vivono secondo le loro leggi morali?

  • Giovina

    Nella forma si, hai ragione. Intendo che teoricamente, si e’ raggiunta una certa fantasia morale, ma nella applicazione di una volonta’ libera conseguente cio’ non si evince, ossia la pratica e tecnica che si applica e’ negatrice di quella morale.

    Se vogliamo attribuire al progresso attuale il significato di una liberazione morale, no, non sono d’accordo, pur avendo fiducia, pur nutrendo una forte speranza nell’ intimo dell’uomo, guardandoci intorno e sentendo il tutto sulla nostra propria pelle, cio’ che si mostra e’ puro frutto della debolezza morale dell’uomo.

    Nell’ affidarsi alla classica teoria dei corsi e ricorsi storici, alle teorie classiche di evoluzione e involuzione poco si lascia alla speranza di una effettiva “morale” umana, che non sia solo pura enunciazione, bella, perfetta ma solo astratta. Mancherebbe un potere libero decisionale della coscienza umana, che rimarrebbe ancora spettatrice e attendente di un qualcosa che deve avvenire al di fuori di essa. Queste cose le affermo alla luce della realta’ ancora nell’ordine della priorita’ del progresso umano esteriore a tutti i costi, anche a sacrificio della sofferenza di una parte della umanita’. Quest’ultima la ritengo una ipocrita giustificazione buonista che nasconde la solita bramosia dell’avere, che nasconde la paura dell’indigenza, della perdita dell’accumulo.

    A volte si finisce pure di crederci a queste nobili dichiarazioni di intenti.
    Che differenza c’e’ con le dichiarazioni dei lacche’ e prestanome dei poteri finanziari attualmente in corso d’opera? Che un capo di stato e di governo chiede sacrifici a tutti fuorche’ a se’ stesso mentre un uomo cittadino qualunque in primis, che si illuda di essere morale, continua a volersi assicurare un suo benestare, anche a costo di significare un altrui limite e poverta’, in nome di quell’individualismo liberista e legge di sopravvivenza che l’aiuta nelle sue giustificazioni.

    Bisogna essere per l’individualismo, si’, in quanto l’uomo deve divenire cosciente del suo miglior se’, ma eticamente e per sua scelta libera.
    Per cio’ io credo che bisogna investire piuttosto nell’educazione di un vero pensiero attivo che porti alla forza originaria presente in ogni uomo, palesemente prova del vero miracolo, che e’ la vita, umana e della natura, miracolo a cui siamo diventati avvezzi e indifferenti, e qui sta il mistero della risoluzione. Andiamo ad attingere forze la’ dove vita non c’e’, perche’ la natura e cio’ che abbiamo creato sono dati e frutti di “pensati”, se deifichiamo questi escludiamo la vita che li ha originati, che dimenticata non puo’ alimentare nulla di cio’ che crediamo di desiderare veramente.
    Io paragono le meraviglie dell’uomo a quel pupazzo tanto in voga qualche decennio fa, un Rockfeller che un ventriloquo animava e faceva parlare.
    Si puo’ scegliere di rimanere incantati e creduli di avere inanzi un vero Rockfeller vivente o rendersi conto della marionetta e del potere del ventriloquo.
    Ecco, la vera realta’ e compito incredibile dell’uomo, segno della veras Evoluzione e’ riunire, collegare realmente la cosa al suo potere di vita. Per non subire la tirannia e il fascino di un pupazzo e, peggio, “liberamente” genuflettersi davanti ad esso. Per partecipare coscienti, e autocoscienti, ed attivi di attivita’ vera e non di attivismo a tutti i costi, di quella misteriosa natura casuale che sembra rivoltarsi ogni volta contro l’uomo che ha messo al posto del suo d-io vero la materia, ossia il frutto della sua intelligenza.

    Una volonta’ di vita vera dunque manca la’ dove deve essere, un risveglio ma non solo, che quello gia’ e’ in essere, l’importante e’ non “rimanere a letto” e liberarsi della paralisi. E cosa piu’ importante, dovremo consegnare la volonta’ al vero essere dell’uomo e non a cio’ che crediamo sia l’uomo oggi, quello che continua a disperarsi per l’economia in tilt, a disperarsi al punto che e’ disposto a portare in sacrificio all’altare del potere e del denaro quanti piu’ fratelli possibili, certo, se e’ necessario……Chiuso in un bozzolo ad atrofizzarsi il pensiero migliore mentre si va credere vivo quello che si e’ asservito all’ abbaglio del solo lato lato materiale non portera’ a soluzione alcuna. Prima che l’evoluzione naturale faccia il suo corso forse e’ possibile imprimere un segno nuovo, un impulso diverso e veramente rivoluzionario a quel pensiero automatico ordinario basato su fondamento errato del livello di ricchezza e benessere materiali acquisiti, un ripercorrimento che vada oltre il limite presso il quale si e’ arrestato, credendo quel limite meta e totem da adorare e preservare per se’ e, falsamente democraticamente, umanitariamente, per gli altri: il vero impulso sociale.

    Vedi caro interlocutore, piu’ provocatoria vuole, presuntuosamente essere, questa mia conclusione: Vera utopia e metafisica, astrazione e ideologia, illusione e speranza dell’uomo e’ la materia, quando questa e’ solo quella che si vuole portare a prova della vita vera. Un affronto al pensiero dell’Uomo, estromesso dalla sua parte visibile e materiale, un affronto alla natura e alla crazione stessa, estromessa dal pensiero originario del mondo.

  • Giovina

    Dove si trova la artificiosita’? Credo nel fatto che lo scopo del lucro e del profitto e’ considerato sacro, “liberale” ed espressivo della superiorita’ umana dell’uomo, sia esso industriale che finanziario. Voler attribuire una concretezza alla distinzione in oggetto, speranza di comportamento e individuazione di risoluzioni all’ “avvitamento” della crisi mondiale e’ ostinazione e attaccamento, perpetuazione della dipendenza all’illusorio potere del denaro. E’ il denaro che ha potere sull’uomo, l’uomo non diventa piu’ potente in quanto ricco.
    Detto cio’ non si vuole alimentare e perorare una obbligazione autoritaria dall’alto.
    Ne’ perorare le ennesime soluzioni dittatoriali in materia economica. Cambierebbe solo la gestione del capitalismo, alla fine pero’ sempre in mano allo stesso genere di uomo.
    Piuttosto che soluzioni tecniche e sperimentali cambiando l’ordine di numeri ma lasciando invariato il risultato si vorrebbe perorare la nobile causa della riconversione di un pensare attualmente asservito completamente al benessere e al potere materiale, considerati questi ultimi segni di espressione di…liberta’!
    L’uomo schiavo della materia? Si, che crede evoluzione, ma in realta’ l’uomo e’ schiavo di un suo pensare errato. Deificati il profitto e il lucro, ogni aggiustamento ipotizzato e/o applicato, individuale, statale, europeo o mondiale che sia, e’ pura astrazione, la sua speranza solo una chimera, un abito pulito su un corpo sporco.
    E anche la ribellione cieca degli schiavi non necessariamente sara’ segno di volonta’ di ripristino della consapevolezza di una coscienza piuttosto che di un bene e di uno stato materiale, ma semplicemente la rivendicazione di voler far parte o tornare a far parte dei convitati al lauto pranzo e del festino eterno.
    Pura natura a gestire in eterno le fasi della evoluzione dell’uomo. Se questo e’ cio’ in cui si crede, nella natura dominatrice di materia ed istinti,
    ogni discussione in merito alla crisi mondiale rimarra’ pura e sterile dialettica, pensiero automatico e indotto.
    L’essenziale della evoluzione dell’uomo e’ il pensiero che ha creato meraviglie e progressi, non questi ultimi in se’, che invece abbiamo sostituito al vero potere, quello del vero pensiero appunto.
    Inconsapevole della forza vera del vero pensiero, l’uomo si e’ adagiato nel dato e nel risultato assoggettandosi ad esso, cosi’ dandosi invece il potere di mutare le meraviglie in orrori e i progressi in pura regressione, non solo nella natura, ma oserei dire, piuttosto, nella sub-natura.
    In questa fase importante della crisi umana di coscienza, importante e vitale sara’ di non venire vieppiu’ strumentalizzati da poteri messi in cantone bramanti di tornare in auge, di non scegliere di nuovo semplicemente di cambiare tiranno, ossia vitale e’ decidere finalmente di attivare quel pensiero libero dall’asservimento della illusione materiale per poter essere veramente padroni, si, ma di se’ stessi.
    Allora non si dovra’ piu’ ricorrere all’aiuto di una morale esteriore, non si sara’ piu’ costretti ad un umanesimo esteriore, debole e zoppicante fin dai suoi primi passi.
    La liberta’ come partecipazione non rimarra’ piu’ una chimera bella chiusa e imprigionata in una canzone, ma spontaneo genuino impulso sociale che si sostituira’ alla antica istintiva natura.

  • RicBo

    Preve non ha capito una beata fava delle società araba ed asiatica, commette l’errore (molto comune) di vederle attraverso gli occhi dell’occidente.
    Per il resto, vada a dire di persona a chi muore di fame in corea del nord quanto li appoggia ‘perchè resistono alla colonizzazione occidentale’ o vada a dire a chi si oppone ad Asad come lui ammira questo assassino stalinista e vediamo se non lo linciano seduta stante.
    Facile parlare quando si gusta il carpaccetto all’aceto balsamico nel calduccio della socialdemocrazia europea.

  • carloslage

    Marx affermava che i il capitalismo è come lo schiavismo o il feudalesimo, sia pure accettando parzialmente il suo carattere progressivo.Sbagliava,forse?

  • carloslage

    Sono due momenti dello stesso fenomeno storico di riproduzione sociale,il capitalismo.Nel primo il capitalismo era ancora “frenato” da fattori interni ed esterni,tra cui la sovranita’ degli stati nazionali che impediva il libero scambio delle merci che invece oggi,con la “globalizzazione”,la perdita di sovranita’ degli stati e l’egemonia della finanza e’ molto piu’ facilitato.l’ultimo capitalismo e’ piu’ vicino alla definizione di Capitalismo Assoluto (assoluto in quanto absolutus, sciolto da precedenti legami borghesi e proletari)come insieme oggettuale di merci pure.

  • carloslage

    Il capitalismo ha passato una sua prima fase storica protoborghese e protoproletaria (borghesia liberale e classe operaia), ma la sua logica di sviluppo è del tutto post-borghese e post-proletaria, in direzione di nuove ed inedite configurazioni classiste.

  • patrocloo

    Ma scusa: tu sei andato in Corea del Nord a vedere la gente che muore di fame? Frequenti abitualmente la Siria e puoi dire in tutta sicurezza che la maggioranza del popolo siriano sia contro Assad?

    Meno male ci sei tu che hai capito tutto….

  • carloslage

    Ocorre una nuova credibile interpretazione della natura degli avvenimenti in corso, e cioè del “presente come storia”,la reintroduzione della razionalità storica nella politica.

  • geopardy

    Se uno guadagna un altro rimette, quello che rimette si deve rifare su un altro e così via.

    Mi sembra che questo ciclo non possa allungarsi molto nel corpo sociale ed abbia tutti i presupposti, non per spargere ricchezza, ma miseria a favore di pochi sempre più ricchi e sempre meno numerosi, rispetto al numero percentuale degli esseri umani.

    La fine di questo ciclo teorico è la morte per lavoro dei più e di fame per tanti altri, sempre che non succeda, ma credo di sì, niente nel frattempo.

    Non credo che la carità sia in grado di sostentare la gran parte del mondo, anche se lo fosse, la natura umana non sarebbe così immobile da tollerare all’infinito una tale situazione e la storia ce lo testimonia.

    Ciao

    Geo

  • nuvolenelcielo

    la differenza cercala sul dizionario.

  • Santos-Dumont

    @carloslage:…. quindi…?

  • consulfin

    Tutta la società deve essere sciolta e ricomposta in individui concorrenziali isolati, che in questa situazione di concorrenza sfrenata dovrebbero lavorare quattordici ore al giorno” l’un contro l’altro armati perchè la competizione e la concorrenza lo richiedono. In altri termini, mai più unioni tra i lavoratori ma solo competitori e krumiri a beneficio del profitto della cui equazione uno dei fattori fondamentali è lo sfruttamento “ottimale” della risorsa-lavoro.

  • sun

    Signor Preve,
    leggo sempre con interesse le sue riflessioni sui tempi in cui viviamo: una luce in un mondo talmente oscuro, che mi fa sentire un pò meno sola in questo universo.
    Anch’io mi accodo a quelli in attesa per l’uscita della sua nuova opera.
    Tanto per non finire con le sviolinate: sono d’accordo con Lei quando dice che manca una reazione morale della cosidetta opinione pubblica, ed aggiungo che le rivoluzioni devono partire dal piccolo ed espandersi.
    Noi tutti dobbiamo anzitutto essere osservatori di noi stessi e rendere conto del nostro operato, in primis, a noi stessi.
    Se osservo il “piccolo” (amici, conoscenti ed anche estranei) mi pare proprio che sia venuta completamente a mancare la dignità di esseri umani, pronti a difendere le proprie idee a qualunque costo, forse perchè le idee per la maggioranza delle persone sono solo surrogati forniti dai media.
    Continui a scriverci.
    Con stima.