LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

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DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com/


Gentile on. Alfano,

mi ritrovo, a quasi due anni dalla lettera aperta che inviai all’allora Ministro dell’Interno Amato[1], a scriverle per cercare di capire cosa stia succedendo in questo Paese.

La recente sentenza contro l’agente di Polizia Spaccarotella, responsabile della morte di Gabriele Sandri, apre scenari e quesiti che ci sembra il caso d’affrontare.
Non siamo così incompetenti da non aver compreso le ragioni di quella sentenza: in parole povere, i giudici non hanno ritenuto volontario l’atto dell’agente, comminandogli la pena riservata a chi uccide senza volerlo, per sola colpa intrinseca nel suo agire.

In altre parole, l’uccisione di Gabriele Sandri è stata parificata ad un grave incidente stradale: se un qualsiasi automobilista, ubriaco, dovesse travolgere sulle strisce pedonali una persona, i due casi – a questo punto – potrebbero essere messi in relazione.
Spaccarotella uccide senza volerlo, per sola colpa legata alla leggerezza con la quale ha usato l’arma in dotazione, così come l’automobilista – il quale sa che l’alcool riduce i riflessi – doveva esser conscio del pericolo di mettersi alla guida in quelle condizioni. Anche in questo caso, però, rimane qualcosa che non quadra.



Nella sua requisitoria, il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, sottolineando però la necessità di concedere le attenuanti generiche, poiché Spaccaroltella, con quell’atto – che, per le modalità di svolgimento, il magistrato aveva ritenuto volontario non tanto per le motivazioni, ma in essere dell’atto stesso (sparare ad altezza d’uomo…) – aveva non solo stroncato una vita, bensì rovinato la propria. Oggi, dopo la sentenza assai “morbida”, non siamo in grado di stabilire quanto Spaccarotella abbia rovinato la sua vita: per i meandri del codice penale, sappiamo che non andrà in carcere, bensì attenderà il secondo grado di giudizio libero come un fringuello. E, i suoi avvocati, hanno già comunicato che ritengono la condanna a 6 anni di reclusione (tre reali, considerando la legge Gozzini) troppo pesante.



Quello che non quadra, nella sentenza, è che a Spaccarotella è stato riconosciuto d’aver ucciso per sola colpa (senza volontarietà dell’atto) e sono state, in aggiunta, considerate delle attenuanti (con la sola aggravante della previsione dell’evento): il che – come giurista non potrà che concordare – fa a pugni con la logica del Diritto.
Se veniva accertata la volontarietà dell’atto, le attenuanti generiche potevano anche essere riconosciute (a parere dello scrivente no, perché a un tutore dell’ordine non può essere concesso il privilegio dell’ignoranza, ossia di non conoscere la pericolosità delle armi da fuoco), però, passiamo questa impostazione per buona.

Se, invece, viene accertata la sola colpa – essendo la colpa stessa un vulnus del comportamento – come possono essere riconosciute delle attenuanti?
In tutta onestà, signor ministro, questa sentenza ci pare congegnata, e neppure tanto bene: sarà che a pensar male ci si azzecca, ma qui non c’è nemmeno bisogno di pensare troppo male.

Il Pubblico Ministero che chiede le attenuanti e la volontarietà dell’atto e…la volontarietà viene negata, mentre delle attenuanti sono concesse? Non le sembra una contraddizione in essere?

A questo punto, posto che uno qualunque di noi avesse un diverbio con un “pataccaro” per un Rolex fasullo, all’esterno di un qualsiasi autogrill – e ne scaturisse un violento diverbio – un agente di polizia sarebbe autorizzato a sparare? Certo, rimarrebbe la sola colpa, ma nemmeno un giorno di carcere: per una vita umana, ci sembra un po’ pochino.

E se, all’opposto, scoppiasse un diverbio fra un agente di polizia ed un’altra persona e un cittadino – con arma regolarmente denunciata o porto d’armi – sparasse ed uccidesse, per sbaglio, l’agente – temendo chissà quali sviluppi del diverbio – le attenuanti e la colpa sarebbero concesse?

Purtroppo – signor ministro – siamo autorizzati a pensar male dalle troppe volte che la polizia, in questo Paese, ha sparato e l’ha fatta franca: da Reggio Emilia nel primo dopoguerra, ad Avola e Battipaglia contro i braccianti negli anni ’60, e poi via, con lo stillicidio di giovani uccisi per non essersi fermati all’alt di una pattuglia, oppure ammazzati da un impeto di “legalità” di qualche vigilantes. E Giorgiana Masi, che attende ancora un perché.

Non ci è sfuggito che, sui media, la notizia è stata sempre associata con la cattura del violentatore seriale di Roma: insomma, la polizia sbaglia ma, ogni tanto, qualcosa di buono combina. Peccato che, per la persona Gabriele Sandri, questo teorema non funzioni.



Le chiediamo allora perché, se le forze di polizia sono così ben addestrate e capaci, come mai un terzo dell’Italia sia governata dalle mafie, e come mai in certi quartieri di Napoli la polizia faccia solo qualche rapida “comparsata”. Forse perché è più facile fare i gradassi e sparare a casaccio in un autogrill, piuttosto che affrontare la vera delinquenza?

Da ultimo, le chiediamo di rivedere le regole d’ingaggio delle forze di polizia – sì, abbiamo usato un termine solitamente riservato alle forze armate – poiché, gli indigeni che abitano questo Paese, qualche diritto dovrebbero ancora averlo, almeno quello di non essere ammazzati per strada senza un perché, al pari degli iracheni.


Forse che, questo tourbillon d’attenuanti e colpe, ha altre finalità? Non la finiamo proprio di pensar male.



Sì – ministro – perché avete piazzato per le strade l’esercito – roba da Paese golpista sudamericano – e non ci sembra che la situazione sia cambiata sul fronte della lotta alle mafie, il vero problema italiano.

Che…quei militari per le strade siano destinati più a reprimere il dissenso sociale che la criminalità organizzata, visto i “chiari di luna” economici che ancora c’attendono? E che la sentenza di Spaccarotella – a questo punto ben congegnata, con un “assist” del PM alla corte – non sia altro che un segnale, inviato al milione d’armati che ci devono controllare, ossia “state tranquilli: lo Stato sarà sempre dalla vostra parte”?



Certo, quello Stato beffardo e violento, che conosciamo dai tempi di Bava Beccaris: lo stato dei sudditi da reprimere, della popolazione da schiacciare sotto il tallone delle caste. Ovvio che, a chi deve fare il “lavoro sporco”, non si può negare nulla: gliel’avevo detto, a pensar male, talvolta ci si azzecca.

Con freddezza.


Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/07/lettera-aperta-al-ministro-della.html

15.07.2009

[1] Vedi: http://carlobertani.blogspot.com/2007/11/lettera-aperta-al-ministro-dellinterno.html

Commenti (34)

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    1. Truman 15 luglio 2009

      Giusto una precisazione: a tutti gli effetti pratici, Alfano è il ministro contro la giustizia, non della giustizia.

    1. bluerik3 15 luglio 2009

      Ok sorry

    1. ventosa 15 luglio 2009

      No, Blue.
      Sandri stava dormendo in macchina perchè aveva lavorato fino a notte inoltrata come Dj in un locale romano e stava riposando.
      For your info.

    1. ventosa 15 luglio 2009

      Scusa Mari, è che riesco a scrivere in pochi fugaci minuti e forse sono un po' troppo sintetico. La magistratura è (Facciamo finta...) indipendente dall'esecutivo, ma non può muoversi al di fuori delle leggi che determinano l'ordinamento, che sono appunto promulgate da parlamento. In nessun caso (Arifacciamo finta...)una sentenza può travaricare tali limiti, pena il ribaltamento o l'annullamento della sentenza nei gradi successivi. Tu capisci che se accadESSE una cosa del genere, assisterEMMO a processi lunghissimi e travagliati ed a me non risulta che questo possa accadere in un paese civile come il nostro!
      O no?

    1. bluerik3 15 luglio 2009

      Scusate, ma per quanto mi è capitato di ascoltare dopo la tragedia, Sandri stava aggredendo i tifosi avversari con coltello e sassi.
      Nonostante ciò condanno l'iniquità della pena per Spaccarotella, ma anche per quella relativa agli ultras, che godono di una immunità vergognosa, penallizzando così i veri tifosi .

    1. Eli 15 luglio 2009

      Tenendo presente che la maggioranza dei tifosi laziali sono fascisti, quasi quasi il povero Spaccarotella (Nomen omen!) mi fa pena: forse sarebbe più al sicuro nelle patrie galere che a piede libero. Si guardi bene le spalle.

    1. Eli 15 luglio 2009

      Prima di scrivere, non sarebbe male dotarsi dei necessari rudimenti grammaticali e sintattici. Altrimenti meglio non scrivere.

    1. Eli 15 luglio 2009

      Carlo, fai bene a cantargliele. Due pesi e due misure è tutto quello che la giustizia malata di questo paese in decomposizione riesce a produrre. Dell'agente Spaccarotella non abbiamo neppure un'immagine, per non parlare dei quattro assassini di Ferrara che hanno avuto tre anni e mezzo per aver ucciso Federico Aldrovandi di anni diciotto, in quattro, a freddo, per pura bestialità: neanche una foto sui giornali, i nomi si sono saputi perchè è stata emessa la sentenza, ed uno era pure a fare il servizio d'ordine a L'Aquila per il G8.
      Invece lo stupratore seriale è stato sbattuto sui TG nazionali con tanto di foto, nome, cognome ed indirizzo. Ma non è presunto innocente fino al terzo grado di giudizio? Se ciò era vero per Dell'Utri, dovrebbe esserlo anche per lui. Trovo lo stupro un crimine orrendo. Ma l'omicidio non è più grave? La tua idea sull'esercito nelle starde è condivisa da molti, è proprio così, li abbiamo smascherati. La presa di coscienza continua.

    1. ventosa 15 luglio 2009

      Di una cosa sono certo, che i giudici nel bene e nel male, in buona o cattiva fede, possono arrivare ad applicare le leggi con due pesi e due misure perchè le leggi stesse glielo permettono. Non continuiamo a girarci intorno: i politici, da sempre ed in maniera veramente sfacciata negli ultimi 25 anni, hanno promulgato leggi fatte apposta per essere "interpretate" o addirittura aggirate. Non c'è nulla di casuale ed è chiaro che chi dispone di soldi, conoscenza delle procedure, coperture e di avvocati di grido in galera NON CI VA.
      Ed il bello è che rispetto a qualche decennio fa, quando ti accorgevi di una porcata era troppo tardi, oggi te lo dicono (Vedi il lodo Alfano, per esempio) in faccia e tu non puoi farci proprio nulla.

    1. maristaurru 15 luglio 2009

      Infatti, senza spennacchiarsi : Al Ministro spetta l' organizzazione dei servizi e la titolarità dell'azione disciplinare nei confronti dei magistrati.

      Pure funzioni di carattere burocratico - amministrativo.
      Nulla il Ministro può riguardo allo svolgimento dei processi, non ha nemmeno potere di indirizzo.. ed allora? Di che si sta sparlando? SE domani lo stesso processo lo facciamo svolgere ad un altro magistrato, questi sarà liberissimo di giudicare in senso opposto, e cos' un secondo ed un terzo magistrato , 1000 magistrati e 1000 sentenze diverse a seconda della capa e dei convincimenti del magistrato, insomma la giustizia non è uguale per tutti, conta la fortuna, detta anche cu..lo, quello conta molto per chi in questo infelice paese dovesse trovarsi davanti ad un Giudice, di questo dovreste mie care pecorelle preoccupparvi.. invece vi spennacchiate per cercare di addossare a questo governo quel che non mi pare addossabile.. valli a capire sti Italici geniacci!

    1. maristaurru 15 luglio 2009

      Scusate la mia ignoranza, ma la magistratura non era indipendente tanto da poter arrivare a non applicare determinate leggi? E' accaduto nel silenzio pressochè totale, mi riesce , nel clima del paese e nella lotta continua che certi poteri esercitano in Italia, mi riesce difficile immaginare dei magistrati influenzati dal potere politico, non è mai stato questo il problema del belpaese, il nostro ordinamente è blindatissimo per fortuna in tale senso, che ci azzecca tirare in campo il ministo della Giustizia, a occhio mi sembra una imprecisione, perlomeno.

    1. buzz 15 luglio 2009

      Premesso che non mi piace commentare le sentenze senza leggerne le motivazioni e che i giudici non sono sacri e intoccabili quando "attaccano" i nostri "nemici" e servi del potere quando emettono sentenze su cui non concordiamo...

      è certo che esistano due pesi e due misure.
      è certo perchè ne abbiamo le prove, innumerevoli prove.

      Forse è solo, a volte, una disposizione d'animo "di parte", della magistratura verso le forze dell'ordine, con le quali sono in contatto giornaliero nel loro lavoro.
      E a volte sono sentenze nettamente "politiche".
      Io credo che in questo momento il potere abbia tutto l'interesse a tenersi stretta la fedeltà delle forze dell'ordine.

      Attendiamo il primo morto fatto da un militare.

    1. ventosa 15 luglio 2009

      Perfetto complemento alla semplice , chiara, lucida analisi di Bertani.
      Non servono altri giri di parole. Null'altro da dire

    1. Tao 15 luglio 2009

      LE VERGOGNOSE SENTENZE DI ALDOVRANDI E SANDRI

      DI MANUEL ZANARINI

      anchesetuttinoino.splinder.com


      Ora è ufficiale, l'Italia è un Paese dove non esiste la giustizia. Cosa vuol dire giustizia? Che chi commette un reato paghi il giusto prezzo per le proprie azioni, che abbia una divisa o meno. Anzi, forse proprio chi rappresenta lo Stato dovrebbe essere maggiormente tenuto a rispettare la legge, e quindi sottoposto a pene più severe, rispetto ai comuni cittadini. Lo so, sono cose banali, ma in Italia queste semplici regole di buon senso non valgono.

      Tre sono i casi che dimostrano la veridicità di ciò che dico. Il primo si svolge all'esterno di uno stadio, precisamente quello di Catania. E' la sera del derby di Sicilia, Catania-Palermo. All'arrivo dei tifosi ospiti, quelli locali si scontrano con la polizia nel tentativo di aggredire gli odiati “cugini”. Nel parapiglia generale, un poliziotto trova la morte. Poco chiare le cause, l'accusa dice che un giovane gli ha tirato un pezzo metallico, la difesa, citando un verbale dei colleghi della vittima, dice che in realtà è stato investito da un automezzo della Polizia stessa. Risultato? Ragazzo immediatamente in galera e a tutt'oggi sconta una condanna, che oggettivamente lascia parecchi dubbi; ma, è morto un poliziotto, nessuno osi protestare...caccia agli ultras.


      Il secondo vede coinvolto un giovane di Ferrara, che ha la sola colpa di volersi divertire con gli amici. Lungo la strada viene fermato da una pattuglia di poliziotti. Da lì, il ragazzo non si riavrà più...poche ore dopo la famiglia riceve la notizia, con la quale apprende la notizia che il loro giovane figlio è morto. Anche qua versioni contrastanti: la Polizia dice che il giovane era ubriaco, quasi certamente drogato, figuriamoci se può essere stato pestato...In realtà, le immagini del corpo esanime lasciano pochi dubbi: ecchimosi sparse per tutto il corpo, a dimostrare che il pestaggio c'è stato eccome. Inizia il processo, tutte le prove dimostrano che si è trattata di una vera e propria esecuzione; un pestaggio mortale a tutti gli effetti. Condanna? Soli 4 anni...ma tutti rassicurano la gente...i poliziotti erano già stati trasferiti...poverini, che volete di più?

      Il terzo episodio si svolge all' esterno di un autogrill, una domenica mattina, vicino Arezzo. Un giovane ragazzo romano, e laziale, poche ore prima aveva finito di fare il dj, aveva inviato un sms al suo giocatore preferito, nonnché amico, e via, per seguire la squadra del cuore. Si fermano in un autogrill, gli amici scendono, lui è stanco e resta a dormire in macchina. La sfortuna vuole che incontrino una macchina di una squadra rivale, qualche parolaccia, qualche leggera scaramuccia.... e poi la tragedia. Dall'altra parte dell'autosrtrada, una volante della polizia vede la scena e spara in aria. I giovani si spaventano, rientrano in macchina e se ne vanno. All'improvviso un colpo raggiunge la macchina...il giovane muore sul colpo. Cos'è successo? Secondo vari testimoni, ricostruzioni dell'accaduto e Pubblico Ministero, l'agente Spaccarotella (un nome profetico!) si è messo a correre lungo l'autostrada, quando vede che la macchina lascia l'area del parcheggio, si ferma, stende le braccia verso l'automobile, prende la mira e fa fuoco. I proiettili centrano in pieno l'automobile e uccidono il giovane che dormiva in auto. Caso di facile risoluzione: omicidio volontario; cioè, il colpevole ha sparato con l'intenzione di uccidere la vittima. Sentenza? Omicidio colposo, cioè l'agente è stato incauto, nell'aver preso la mira verso l'automobile ed aver sparato ad altezza uomo verso gente che non rappresentava alcuna minaccia... mica qualcuno penserà che davvero comportandosi così, un poliziotto volesse davvero far del male a qualcuno? Conseguenza? Condanna ad appena 6 anni!!! Mi scusi il padre del giovane, ma come fa a dire che “questa sentenza è una vergogna per l'Italia, la divisa ha avuto un peso”....ma va, è giusto così, è suo figlio che era un sanguinario ultras, l'agente mica poteva sapere che lo avrebbe ucciso...poco importa se uno dormiva tranquillo in macchina e l'altro prendeva la mira per sparare...



      Non so se al momento debba prevalere la rabbia, la vergogna, il silenzio, la protesta pacifica; quello che so è che, oggi, in Italia la giustizia è ufficialmente morta.

      Manuel Zanarini

      Fonte: http://anchesetuttinoino.splinder.com/

      15.07.2009

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