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LETTERA APERTA A ZUCCATO DA UN PICCOLO IMPRENDITORE ARRABBIATO

FONTE: NUOVAVICENZA.IT

Quando il lavoratore non crede più nello Stato

Gentile futuro presidente di Confindustria Veneto,
sono un piccolo collega con una ditta individuale. Ho un solo dipendente e il mio reddito d’impresa è di 45 mila euro l’anno con un risultato operativo di 66 mila. Praticamente sono un normale lavoratore, anche se non subisco la schiavitù della trattenuta alla fonte. Le scrivo perchè, rivolgendomi a Lei, vorrei far sapere, a chi ci dipinge come disonesti poco di buono che evadono per avidità e menefreghismo civico, che il limite è stato superato e, lo dico chiaro, non credo più in questo Stato, nell’Europa che doveva portarci benessere, e anche in certi grandi imprenditori che assomigliano troppo a certi politici.

Voglio fare qui la lista dei valori sanguigni, come la chiamo io. Il sangue è il mio, versato sotto forma di ogni sorta di tassa, gabella e pagamento obbligato. Partiamo dai costi amministrativi e burocratici. Fra commercialista, marche da bollo, bollatura registri, tassa di vidimazione, imposta sull’insegna pubblicitaria, l’Inail, diritti cciaa e visure, legge 626 sulla sicurezza, le spese postali e gli adempimenti per la privacy, devo già sborsare circa 5 mila euro. Son già tanti, ma facciamo finta non ci siano. La prima grande voce dello svenamento la considero i contributi Inps a mio carico per il mio dipendente. Sia chiaro: per me è ignobile cosa stanno facendo da vent’anni a questa parte sulle pensioni, i nostri figli patiranno la fame. Quanto alla mia, giro all’Inps 7650 euro. La terza voce è l’aliquota Irpef: io pago 8.982 euro lordi, che con le detrazioni fanno 7.882 netti. Viene la volta dell’Irap, una vergogna che esiste solo in Italia, che per me significa 3.974 euro. Le addizionali regionale e comunale, rispettivamente di 336 e 149 euro. Fra imposte dirette e contributi, fin qui mi si volatilizzano 19.842 euro, il 44% del reddito.

Poi ci sono i balzelli comuni a tutti. C’è l’Iva, che questo governo, che non si sa perchè tutti detestano ma tutti poi accettano (parlo anche degli industriali), se ho capito bene ora ha alzato al 22%. Poi l’Imu, cioè la patrimoniale sulla casa. Poi ci sono le accise sulla benzina (il 67% del prezzo finale, a quanto mi risulta), la tassa sui rifiuti, l’Iva sulle tasse sulle bollette luce e gas, il bollo dell’assicurazione, il canone Rai, i ticket sanitari e mettiamoci pure i ticket dei parcheggi. Per non parlare di quella tassa occulta che è l’inflazione e di un altro tributo per niente occulto che sono gli interessi che si devono pagare sui prestiti delle banche, che paghiamo tutti anche come consumatori su qualsiasi prodotto.

Ma non è finita. Sono soggetto allo studio di settore, che è veramente pazzesco: devo dichiarare un reddito presunto, in questi tempi di crisi in cui clienti e fornitori mi pagano a singhiozzo, se mi pagano. Leggo, tra l’altro, che quest’anno mi troverò a versare Iva mai incassata e tasse su ricavi che lo scorso anno non ho avuto. I parametri di quest’anno, infatti, aumentano i ricavi minimi soggetti a tassazione di una percentuale media che va dall’8% al 10% a parità di dati di riferimento con lo scorso anno. Leggo che lo Stato deve alle imprese 85 miliardi di rimborsi scaduti (ma il ministro Passera non doveva sbloccarli?).

Alla fine, di quel che guadagno mi resta a occhio e croce il 40%. Nel Medioevo, la Chiesa si accontentava di molto meno: di un decimo, la famosa “decima” appunto. E anche i re e i feudatari non arrivavano a questo livello da estorsione. Siamo messi molto peggio che nel feudalesimo, altroché.

Si parla di abbattimento del cuneo fiscale. Sarebbe sicuramente una boccata d’ossigeno, ma mi domando: non significa forse che, se si riducono i contributi e la quota per la liquidazione, a me datore di lavoro si dà un aiuto ora, ma si danno meno soldi in futuro ai dipendenti? Anche loro avranno qualche spicciolo in più in busta paga, ma niente di che: quando Prodi tagliò di cinque punti il cuneo fra il 2006 e il 2008, a fine mese un lavoratore aumentò il mensile di appena 10 o 20 euro. Ci vorrebbe ben altro, per far ripartire la domanda interna. A che scopo tutto questo? Perchè, contro la recessione, dobbiamo subire un inasprimento della tassazione, che genera ulteriore recessione?

Un’ultima questione. Il Veneto significa piccola impresa. Sono le piccole, piccolissime imprese che fanno andare avanti questa regione e l’Italia intera. Siamo noi piccoli, assieme ai lavoratori e ai precari, i più tartassati. Siamo noi il nuovo Quarto Stato. Perchè dobbiamo sottostare, allora, ai rigidi canoni di un’economia e una società molto diversa dalla nostra, con interessi diversi dai nostri, e parlo della Germania? Perchè il debito pubblico non si può negoziare come fa un privato quando è al collasso? E’ più importante restare vivi o dissanguarci per pagare un debito che viene mercanteggiato su mercati internazionali su cui noi imprenditori e cittadini non abbiamo alcun controllo? E’ libertà d’impresa, questa? Anzi, c’è ancora libertà in questo Paese?
Buon lavoro.

Un padroncino non più padrone di nulla

Fonte: www.nuovavicenza.it
Link: http://www.nuovavicenza.it/2012/11/lettera-aperta-a-zuccato-da-un-piccolo-imprenditore-arrabbiato/
2.11.2012

Pubblicato da Davide

  • Jor-el

    Caro piccolo imprenditore arrabbiato. E’ solo un dettaglio che la crisi del debito sovrano, in questa fase, colpisca la Germania in modo diverso che l’Italia. In realtà si tratta di un dispositivo teso a distruggere il modello economico europeo, Germania compresa. Ciò che rende questo progetto blindato, perfetto, è l’euro. Senza l’euro, le attuali difficoltà sarebbero affrontabili, i problemi risolvibili, sia qui che in Germania. Con l’Euro, si sta manifestando una vera e propria macchina sociale che estrae valore da ogni singolo momento della nostra esistenza e lo consegna a un ristretto gruppo di oligarchi, quelli che controllano il gioco della finanza. dal momento che questa macchina garantisce loro profitti più alti di quelli della produzione-vendita di merci, non hanno un vero interesse che la produzione, i consumi e i servizi riprendano a far girare l’economia, anzi, tutto il contrario. Tornare alla Lira senza cambiamenti radicali di indirizzo politico non servirebbe a molto, è vero, ma ci darebbe una possibilità. Senza la gabbia dell’euro, avremo una speranza.

  • terzaposizione

    NOI PMI dobbiamo sparire perchè rappresentando il 98% del tessuto economico/produttivo, siamo difficilmente inquadrabili in un’ideologia politica e pericolosamente candidati all’insurrezione/rivoluzione, quindi eliminati gli imprenditori,rimarranno dipendenti con pochi diritti e manager facilmente sostituibili, oltre ai dottorandi alla RicBo, gente che aumenta il PIL a forze di chiacchiere.

  • Fabriizio

    e niente piu’ negozianti in proprio

    ma tutti commessi di Leroy Marlin-Ikea-Decathlon

  • RicBo

    quale speranza? quella di essere spremuti dalla borghesia stracciona e mafiosa che ha sempre dominato l’Italia, invece che dai finazisti sociopati internazionali. sai che differenza..

  • RicBo

    è evidente che del mio pensiero e della mia condizione sociale non hai proprio capito nulla.

  • GioCo

    Splendido articolo,
    preciso, puntuale e dettagliato nelle crifre. Tuttavia vi è secondo me un errore di fondo, comune ancorchè difficile da osservare. Io non so cosa ne pensi l’imprenditore comune, piccolo nel nostro caso, cioé di una certa imprenditoria individuabile da un numero esiguo di dipendenze e da un fatturato che origina circa il 40% di introito netto, ma il confronto con le accise dette “decime” è un po’ impreciso. Tanto per comincirare erano decime effettuate su realtà che non avevano il concetto di proprietà. Erano sul lavoro, che la plebe effettuava su concessione di Dio e del suo ministero (il potente di turno). Questo significa che (come ci insegnano bene riduzionismi infantili della Disney in opere come “Robin Hood”) non importava quel’era il tuo “stato”, ne il tuo futuro, eri un poveraccio e tali rimanevi per volere divino ed ogni disgrazia era fatta discendere su di te perché così andava bene. Un concetto come “il diritto” era sicuramente lontano da venire e da pretendere, dato la succube posizione spicologica della “plebe”.
    Per ciò non si possono comparare le decime con il 60% della pressione fiscale, i benefici di ritorno sono indubbi e vorrei pure ben vedere che qualcuno li metta in discussione.
    Altro discorso invece andrebbe fatto sulla sorte di quel gettito fiscale, che nel caso delle decime aveva un ruolo preciso di recupero della sovranità individuale: il Signore effettuava il ministero per conto di Dio amministrando le terre da lui concesse. Lo si capisce bene in figure come Lorenzo il Magnifico, che come semplice contabile, ha finito per “contare” molto meglio di parecchi suoi pari, facendo di Firenze (un centro econimco tutto sommato “piccolo”) una potenza internazionale.
    Anche nelle istituzioni moderne il denaro continua ad avere il ruolo di recupero della sovranità, putroppo però la commistione tra pubblico e privato è complessa al punto che ci vuole un esperto che esamini i flussi momentari per capire chi controlla cosa, e spesso non ci azzecca nemmeno l’esperto.
    C’è però un punto che va chiarito bene, ed è la complessità del meccanismo. Ok, il 60% è una pressione fiscale sopportabile, cioé che permette una vita dignitosa anche se con diversi sacrifici. Ma perché fare impazzire le persone con centomila balzelli e leggine, perché terrorizzare continuamante con lo spauracchio dell’evasione, perché rafforzare continuamente l’idea che “in italia” i furbi tutto sommato …

    Come non vedere un disegno preciso in tutto questo? La complessità va forse nella direzione di permettere un controllo puntuale sull’evasione fiscale da parte delle autorità? Restituisce forse all’imprenditore la possibilità pratica di non nascondersi dietro “gli errori contabili”?
    Come non vedere che la complessità aiuta le realtà complesse? Se infatti un libro contabile di un piccolo imprenditore è spesso opera del piccolo imprenditore e il piccolo imprenditore può facilmente commettere errori nella complessità delle leggi vigenti, come non notare che la contabilità di multinazionali è più facile da mistificare nelle medesima complessità?
    Ok, di solito c’è di mezzo un “commercialista”, ma il commercialista costa e l’imprenditore sa bene quanto si risparmia facendone a meno, senza contare che c’è un discorso legato alla fiducia e al controllo (che riguarda la sovranità, come indicato precedentemente, legata ovviamente a ogni passaggio monetario) che rende particolarmente conveniente per l’imprenditore “sapere” e “gestire” la propria contabilità.

  • Affus

    quindi il problema è solo quello di trovare un sistema per non fare commettere errori quando si vanno a pagare le tasse ? ma vatti a sparàààààààààààààààààààààààààààà

  • Affus

    deve essere uno di quei colletti bianchi che non è andato mai a pagare un bollettino inps in vita sua .

  • Kvas

    Mi pare che in quel 40% l’imprenditore si sia scordato tutto il materiale che deve acquistare per mandare avanti la sua boita. Quanto gli rimane? Nemmeno i soldi per mangiare.
    Sappiamo tutti (o diciamo siamo in molti a saperlo) che tutto il paese si regge sulle PMI quindi dico: se per una volta nella storia, tutte le PMI chiudessero contemporaneamente, forse un vero cambiamento avverrebbe e ricordatevi che nulla si cambia senza passare da un periodo fortemente drammatico (non voglio usare la parola sangue, ma il concetto è quello).

  • terzaposizione

    Cosa c’è da capire? dai lavoro a 10presone, segui le ISO9000 per lavorare,ti alzi all’alba per avere 2ore per risolvere la burocrazia,fai recupero crediti,lotti con le banche per il fido,lavori con il medioriente passando da Dubai…..quando vuoi abbandonare la tua saccenza e scendere sulla strada, magari capisco se chetati dottorando.

  • terzaposizione

    vuoi farti una tarantella con il colletto bianco? vuoi vedere dal vero cosa sono? vieni vieni che ti offro l’aperitivo, sfavato.

  • mincuo

    La propaganda è riuscita pure in questo. Le tasse sono diventate a sè stanti. Un Moloch.
    Come il debito peraltro. Un altro dogma.
    Va pagato, anche se la Storia fin dall’amarga dei Sumeri, o dall’andurarum Assiro-Babilonese o dai gubilei successivi e poi continuativamente per 3.000 anni ha dimostrato che deve essere tagliato o annullato periodicamente, e lo si è sempre fatto, fino a qualche decennio fa.
    Per le tasse poi il 40% 50% 60% di aliquota lo si giudica se va bene o se va male, se è alto o è basso, ma sempre a sè stante, non si sa in ragione di che sia alto o basso.
    Che cosa sigifichino le tasse. e cioè un patto tra i cittadini e i rappresentanti dei medesimi, in ragione di avere un corrispettivo di servizi, e di provvedere a un miglior equilibrio della società favorendo lo sviluppo di quelle parti meno sviluppate è sparito.
    Le tasse sono dovute comunque, sono sacre. Punto.
    Eppure anche lì nella storia le tasse sono state tra i motivi principali delle rivolte e anche parzialmente delle Rivoluzioni.
    Ed erano spesso dei sudditi quelli, non dei cittadini. Ma il cittadino odierno è ridotto quanto a ad autonomia e coraggio a un-sub suddito in realtà, però contento che gli hanno detto che ora, con la “democrazia” lui ha un ruolo importantissimo.
    Nei talk-show.

  • nigel

    Davanti ai dati (riduzione del Pil – aumento del debito pubblico – crollo del sistema produttivo e dei consumi interni, etc ) appare chiaro a chiunque che ” e’ meglio un salto nel buio che un suicidio assistito.” Credo siate d’accordo

  • haward

    Fino a non molto tempo fa, diciamo tre al massimo quattro anni, il nostro piccolo imprenditore sarebbe stato classificato come un:
    – egoista
    – sfruttatore
    – sicuramente evasore e, quindi, affamatore del popolo e responsabile dell’enorme debito pubblico
    – vittimista
    – comunque privilegiato perchè “in proprio”
    – gretto e provinciale
    – chiuso alle “nuove realtà”
    – portatore di interessi corporativi
    – leghista nordista ignorante
    – quasi sicuramente anche razzista (tutti i Veneti lo sono)

  • Ercole

    e se invece ci adoperassimo per abbattere il capitalismo…..

  • Ercole

    piccolo imprenditore proletarizzato, puo sempre unirti e lottare insieme a noi internazionalisti,e combattere contro chi ti affama,o sei arrabiato perche vorresti conservare la tua condizione di sfruttatore piccolo borghese….

  • gattocottero

    Classificato così da chi? Da qualche deficiente, questo è sicuro.

  • Ercole

    piccolo borghese, il14 c.m.ce uno sciopero generale europeo vuoi unirti a noi internazionalisti…e denunciare chi ti sta affamando….

  • RicBo

    chi dice che sono un imprenditore, chi dice che sono un dottorando… come corre la fantasia…

  • RicBo

    guarda Ercole che io sono dalla tua parte, al contrario dell’80% di chi frequenta questo sito di destra