LETTERA APERTA A SUA MAESTA’, VITTORIO EMANUELE IV

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DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

«Queste decisioni spettano soltanto a me. Dopo lo stato d’assedio non c’è che la guerra civile. Ora bisogna che uno di noi due si sacrifichi.»

«Vostra Maestà non ha bisogno di dire a chi tocca la pena.»

Non riteniamo, Maestà, di doverVi ricordare chi furono gli attori di quel dialogo, e lo facciamo soltanto per i posteri, che potrebbero avere qualche difficoltà a ricordare: si svolse fra un Vostro lontano Avo, Vittorio Emanuele III, e l’allora Primo Ministro Facta, la mattina presto del 28 Ottobre 1922, il giorno della Marcia su Roma.
Ci scusiamo anche per la forma: al posto della tradizionale Supplica alla Corona, abbiamo preferito usare la Lettera Aperta. Ci assolverete se, fra le tante “interpretazioni autentiche”, ci siamo permessi d’usare un’interpretazione teleologica del Protocollo Reale.

Saltano però agli occhi le profonde difformità fra le due situazioni: a differenza del Vostro Avo, Maestà, qui non scorgiamo pericoli di “stato d’assedio”, né gravi rischi per una democrazia dissacrata dalla presenza o meno d’alcune liste elettorali per delle semplici elezioni amministrative.
Si sa: la Storia si manifesta, in origine, come tragedia per tracimare poi nella farsa. E, ci scusiamo per l’ardire, tutta la vicenda ci sembra più adatta al teatrino dei Pupi piuttosto che alle vette della semantica giuridica, con tutto ciò che ne discende per gli attori della compagnia.
Notiamo, invece, dei raffazzonati e pericolosi tentativi per fare a pezzi i principi della nostra Costituzione – della quale Voi siete il custode – ed un prevaricante diritto d’ingerenza del potere esecutivo su norme elettorali a processo in atto. Come la prenderanno i sudditi, Maestà?

Perché osiamo affermare che la compagnia è oramai più adatta per le rappresentazioni d’avanspettacolo, piuttosto che per l’interpretazione giuridica?
Poiché affermare che, per presentarsi ad una competizione elettorale, è sufficiente dimostrare “d’essere presenti” nel fabbricato della Corte d’Appello per avere accesso alle elezioni, ci suscita più il riso che la riflessione.
Ma…Maestà: avete letto quel che avete firmato? Oppure eravate assorto a catalogare la vostra collezione numismatica? La Regina Vi ha forse interrotto per ricevere un parere sui nuovi arredi del Quirinale? Se così fosse ditelo, suvvia: Voi siete il Re! Che regna per volontà di Dio, non scordatelo.

Se Voi non foste il Re – perdonateci un volgare parallelismo – e foste soltanto uno dei tanti plebei che presiedono le nazioni repubblicane, lo sapete che il malcapitato potrebbe essere messo sotto accusa per attentato alla Costituzione?
Eh sì, perché intervenire con norme di “interpretazione autentica” in materia elettorale, a termini scaduti, senza un voto parlamentare, per un semplice presidente repubblicano potrebbe rivelarsi fatale. Perché? Poiché non si tratta semplicemente di una questione di “regolamenti”: qui, sono i principi basilari che reggono una democrazia che vanno in fumo!

Quando abbiamo, invece, saputo che la “lettura e l’interpretazione dei timbri e delle firme” potrà anche avvenire dopo le elezioni (quando? ah, saperlo…) ci siamo sentiti rinfrancati ed abbiamo sperato.
Cogliamo l’occasione di questa supplica per comunicarVi un nostro segreto desiderio: avremmo tanto desiderato diventare un cardiochirurgo.
Abbiamo a disposizione una serie di graziosi timbri dei nostri – ahimé, oramai cresciutelli – ragazzi, i quali in gioventù si dilettavano a stampare su carta recuperata centinaia di quelle graziose figurine. C’erano il leone e l’asinello, la papera e lo scoiattolo.
Ora, se preparo con la mia stampante una graziosa Laurea in Medicina ed una Specializzazione in Cardiochirurgia – secondo il Vostro regale parere – sarebbe meglio usare il timbro con lo scoiattolo? La papera?

Ah, ho compreso da solo.
E’ bastato visualizzarVi di fronte a me per ricevere la regale illuminazione: come ho fatto a non pensarci prima! Solo Voi, principe di Napoli, potevate illuminarmi: l’asinello! Ma certo…imprimerò il “ciuccio” sull’agognata Laurea In Medicina!
Spero già, dal prossimo Lunedì, di potermi presentare in sala operatoria, col mio bel camice verde: tanto. timbri e firme, quando mai potranno controllarle? Se solleveranno delle obiezioni, m’appellerò alla Vostra regale firma di “interpretazione autentica”.

Grazie, Maestà: è proprio vero che un Sovrano ama i suoi sudditi tutti, ad uno ad uno, con equanimità, e provvede a soddisfare i loro desideri, affinché la loro vita sia felice e colma di gratificanti realizzazioni.

Siamo quindi certi che interverrete celermente, con sovrano incedere, sulle norme che regolano la disoccupazione: tanti italiani – dall’Alcoa a Termini Imerese, “di qua e di là del mare”, e ovunque nello Stivale – aspettano un Vostro cenno, il Vostro certo avvallo sulla norma di “interpretazione autentica” che estenderà l’assegno di disoccupazione per tutti, senza limiti temporali, fin quando non troveranno un nuovo lavoro.
Siamo certi che farete tornare loro il sorriso.

Nel salutarVi, c’inchiniamo al Sovrano.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/03/lettera-aperta-sua-maesta-vittorio.html
6.03.2010

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

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