LETTERA AI CANDIDATI (DI QUALSIASI ELEZIONE DEMOCRATICA)

LETTERA AI CANDIDATI (DI QUALSIASI ELEZIONE DEMOCRATICA)

DI LUCA PARDI

malthusday.blogspot.com

Caro candidato,

iniziata l'ultima settimana di campagna elettorale ognuno si chiede per chi sarebbe meglio votare, per motivi di interesse personale, generale, nazionale, umano …. e la confusione si fa preoccupante.



Personalmente avrei un criterio molto semplice: votare qualunque politico che mostri di comprendere una o più delle questioni elencate qui di seguito (o possibilmente l'intera sequenza):

1- La crisi economico – finanziaria in cui siamo piombati nel 2008 non è altro che l'effetto di un più generale manifestarsi dei limiti della crescita economica. Il fattore più evidente di questi limiti è stato il raggiungimento di un picco di produzione globale del petrolio convenzionale che ha determinato un aumento impetuoso del prezzo dell'energia nel periodo 2004-2008 (da 30 a 140 USD/barile) che il sistema del credito basato sulla continua estensione del debito non poteva reggere altro che in condizioni di crescita materiale infinita. Fine della crescita, fine del sistema finanziario contemporaneo.2- Il globalismo economico, le istituzioni che lo governano e le infrastrutture fisiche che lo rendono possibile dipendono da un flusso continuo di energia a basso costo. Fine dell'energia a basso costo: fine del globalismo economico e delle sue strutture locali cioè dell'intero sistema da cui dipendiamo attualmente per ogni singola azione della nostra vita.

3- Raggiunti I limiti della crescita economica e superati molti dei confini ecologici del pianeta, si è raggiunto anche il limite della crescita demografica. L'unica opzione sensata è un progetto politico di rientro dell'economia e della popolazione. Tale progetto non può evitare nel prossimo futuro un periodo di instabilità e incertezza, ma è l'unica via di uscita praticabile per attenuare, se non evitare, il collasso del sistema.



4- Tale progetto non può che partire dal 'locale'. La produzione industriale, e in particolare la produzione di energia, deve essere diffusa sul territorio e restare nelle mani delle comunità locali. Il modello di produzione e distribuzione polare dell'energia è incompatibile con il progressivo assottigliamento della dispobibilità di risorse fossili e minerali ed è impensabile in assenza o in fase di assottigliamento della disponibilità di combustibili liquidi.

5- L'intero modello di trasporto di merci e persone è legato alla disponibilità di combustibile a buon mercato. Nessuna delle soluzioni proposte per la sostituzione dei combustibili liquidi con altri combustibili (biocombustibili, idrogeno, carbone liquefatto ecc …) sono praticabili per un volume di traffico come quello attuale. Il sistema di trasporti attuale è condannato, tanto vale prenderne atto. Le case automobilistiche sono un dinosauro come le compagnie aeree. Quanto di questo potrà restare in piedi non è certo, ma quello che è certo è che si dovrà pensare ad un modo di rispondere alla crisi dell'auto e di tutto il sistema dei trasporti e del suo indotto.

Un modello di trasporto che garantisca una residua capacità di movimento di persone e merci deve essere basato principalmente sul trasporto pubblico perchè, piaccia o meno, la stagione del trasporto automobilistico di massa è al crepuscolo. Con una crescente elettrificazione della produzione di energia, la trazione elettrica potrà diventare un'alternativa praticabile per il trasporto individuale e non, ma non è pensabile, neppure in questo caso, di riproporre il modello “una automobile per ciascuno” per mancanza di risorse.

6- La produzione di cibo è attualmente legata a filo doppio alla disponibilità di combustibili liquidi e perciò di petrolio a buon mercato. L'intera filiera agroalimentare industriale globalizzata va incontro a difficoltà crescenti nella fase di assottigliamento della disponibilità di petrolio. Si deve assecondare e stimolare lo sviluppo di filiere alternative che siano ecologicamente e socialmente sostenibili. Anche in questo caso non si può prescindere da una rilocalizzazione della produzione.

La rilevanza delle questioni sopra elencate in una competizione elettorale democratica come quella attuale è altissima. Le elezioni in questione riguardano infatti in gran parte le regioni che, in Italia, appaiono come la divisione territoriale dimensionalmente più adatta per mettere in atto progetti di gestione e governo dell'emergenza. Un candidato serio dovrebbe promettere di opporsi, o in caso di vittoria di porre fine, ad ogni progetto che nasca da una visione conformistica di crescita economica: blocco dei progetti edilizi, blocco della costruzione di strade e capannoni e di ogni altra infrastruttura che porti a quel drammatico consumo del territorio che ha distrutto il suolo fertile delle nostre regioni, marginalizzato e frammentato gli habitat naturali e saturato, senza altra giustificazione che la crescita indifferenziata, gli ecosistemi con gli scarti del nostro metabolismo sociale ed economico. Riduzione a zero dei rifiuti, blocco della costruzione e dell'uso degli inceneritori. Ripensamento totale della politica energetica: abbandono dei e opposizione ai megaprogetti che implicano una produzione polare dell'energia (rigassificatori, centrali nucleare e termoelettriche) a favore di una produzione distribuita, adatta alle necessità delle comunità locali e basata sull'uso esclusivo delle fonti rinnovabili. Questo porterà quasi certamente ad una riduzione dell'offerta e quindi dei consumi, ma è l'unica via per affrontare realisticamente e da subito l'emergenza. Difesa dei suoli agricoli e ripristino della loro fertilità. L'agricoltura industriale petrolio dipendente è segnata, ci si deve attrezzare per produrre cibo in quantità sufficiente per la popolazione residente. E' abbastanza ovvio che un progetto di totale autonomia alimentare sia di lunga o lunghissima durata, a meno che non sia forzato e traumatico per cause esterne (fatto che non si può escludere), ma prima si comincia a metterlo in atto, meno traumatico sarà il passaggio. Per fare questo le valutazioni sull'uso del suolo devono essere fatte olisticamente con il rigoroso rispetto dei vincoli ecologici e non in ossequio alle (sole?) convenienze economiche. Ad esempio l'uso dei suoli fertili e dei prodotti agricoli per la produzione di biomassa e biocombustibili deve essere valutata in vista dell'uso del suolo come fonte primaria di cibo.

Si deve considerare non solo l'urgenza attuale, ma la sostenibilità di certe produzioni. In un ottica del genere diventa chiaro come il sole che ogni progetto di produzione di biocombustibili deve essere abbandonato, ma anche l'uso della biomassa, utilizzando, ad esempio, gli scarti delle produzioni alimentari, può non essere considerato sostenibile a causa del mancato ritorno al suolo agricolo di una parte sostanziale dei nutrienti necessari al ripristino della fertilità. In poche parole per la sostenibilità si deve adottare non le leggi della politica economica, ma quelle della politica ecologica che tiene conto della natura termodinamica del mondo fisico in cui viviamo, fatto di cui l'economia si è dimenticata sia nella pratica che nella teoria.



Per la sostenibilità si deve altresì smettere di elevare lamenti per la decrescita della natalità. La descrescita della natalità è un fatto positivo che non può che aiutarci ad affrontare gli anni che verranno. Dalla decrescita della natalità si deve, di fatto, passare alla decrescita della popolazione. Questo sarebbe l'obbiettivo sensato da perseguire in ogni regione, nell'intero paese e sul pianeta. Una politica di riduzione demografica non può prescindere da una opportuna politica che affronti il temporaneo invecchiamento della popolazione non come una calamità, ma come un INEVITABILE fenomeno da governare.

Nessuna altra ipotesi può condurre ad alcunchè che somigli ad una politica sensata. Questo è il realismo, questo è essere pragmatici. Il resto appare come il sogno stralunato di una classe politica che non è in grado di comprendere i fenomeni in cui si è trovata ad operare e vive nel mondo dell'intrattenimento- spettacolo- informazione come se fosse il mondo reale. Tale classe politica non può chiedere il mio voto.

Luca Pardi

Fonte: http://malthusday.blogspot.com

Link: http://malthusday.blogspot.com/2010/03/lettera-ai-candidati-di-qualsiasi.html

24.02.2010

Visto su www.aspoitalia.blogspot.com/

Commenti (26)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. gattopardi57 30 marzo 2010

      Cioè, scusa? Abbattere il modo di produzione capitalista? Mi sembra di ricordare che fosse un vecchio programma politico ... può darsi che l'abbia letto su un testo intitolato: il Manifesto del Partito Comunista ....
      quello che inizia all'incirca con qualcosa come
      Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi.

    1. anonimomatremendo 27 marzo 2010

      Non fare il furbo.La critica a Malthus non é rivolta alla "ragionevole" formuletta sulla contradizione fra la crescita esponenziale della popolazione e la crescita aritmetica della produzione agraria,quanto all errata "teoria della popolazione".

      In poche parole la sovrappopolazione è dovuta all'aumento della produttività industriale che abbassa il prezzo unitario delle merci e genera il potenziale per la crescita demografica, proprio mentre libera operai dalla produzione rendendoli superflui (sovrappopolazione relativa e assoluta). Il boom demografico dei paesi in via di sviluppo è dovuto alla disponibilità di merci a basso prezzo e quindi alla rottura di antichi equilibri, mentre nei paesi a vecchio capitalismo si accentua il fenomeno della sovrappopolazione anche in presenza di una stagnazione demografica (unica eccezione gli Stati Uniti a causa della loro possibilità di sfruttare la produzione altrui).

      La causa della sovrappopolazione non sta quindi...nella sovrappopolazione,ma nella logica interna del modo di produzione capitalista.Scienza é ricercare le VERE cause della malattia, e non semplicemente accanirsi sui sintomi.ASSASSINI!

    1. gattopardi57 27 marzo 2010

      Sarebbe di un certo interesse per me scoprire quali delle mie affermazioni sono senza fondamento. L.P.

      P.S. Si capisce che la sua conoscenza di Malthus è quanto meno superficiale, diciamo da wikipedia in giù.

    1. gattopardi57 27 marzo 2010

      Le faccio notare che nella mia lettera non parlo solo del problema della sovrappopolazione, che è indubbiamente un problema che ha bisogno di tempo per essere risolto in modo non traumatico come quello che lei suggerisce: l'eliminazione di chi ha già vissuto "abbastanza", e, immagino, tutti quelli che non sono d'accordo con lei.
      L.P.

    1. gattopardi57 27 marzo 2010

      E' strano, certe risposte che leggo sono di persone che provano una forte insofferenza per qualcosa che, evidentemente, considerano
      una montatura. Loro si sentono anticonformisti e il conformista sono io. Del resto io non ho il problema di essere originale o anticonformista
      ma di essere rigoroso e intellettualmente onesto. La mia educazione scientifica, che non corrisponde al piano di studi di una facoltà
      scientifica, non mi concede di essere nè più nè meno di questo. E' ovvio che molte cose sono controverse. Il passaggio sulla crisi, ad
      esempio, non pretendo di farlo passare come oro colato, averlo scritto è un modo di suscitare risposte che poi possono arricchire
      il dibattito, ma, soprattutto, egoisticamente, egocentricamente, me stesso. Quello che mi guida, alla fine, è il piacere intellettuale
      che provo nel tentare di capire. Sono molto meno animato da passione civica della maggior parte delle persone che sono d'accordo con me e forse anche di molti di quelli che mi insultano. E non mi interessa proprio essere originale, ma mi interesserebbe molto di più capire quello che succede.
      Secondo me comunque questa ricerca spasmodica dell'anticonformismo è deleteria. La scienza non è nè conformista nè anticonformista
      è uno strumento di descrizione della realtà. Non è infallibile, ma è il migliore che abbiamo, con buona pace di molte generazioni di filosofi.

    1. gamma5 25 marzo 2010

      Ah ma allora a CDC ci sono anche lettori e commentatori senza paraocchi...per fortuna, cominciavo a sentirmi solo.

    1. gamma5 25 marzo 2010

      Vallo a dire al miliardo di africani o islamici di prendere la pillola, persone per lo + arretrate culturalmente...convincili se ci riesci.

    1. harth88 25 marzo 2010

      Non è definibile per legge ma può essere incentivata, si può avere una posizione chiara su contraccettivi e aborto, si può cominciare a parlarne liberamente senza essere accusati di totalitarismo.. Da qui l'appello al candidato.

    1. TommasoG 25 marzo 2010

      Si' ma la riduzione delle nascite, a meno di essere in uno stato totalitario come la Cina, non e' definibile per legge. Sono le persone che, dato il loro livello culturale e l'accesso a metodi contraccettivi, decidono quando fare figli; e, di norma, prima di fare un figlio e' necessario un minimo di accumulazione di capitale (lavoro, casa, reddito). Da cio', le nascite si limitano da sole.

    1. TommasoG 25 marzo 2010

      Si, e' noto che con l'incremento della ricchezza media e dell'educazione delle donne (in senso di anni di scuola), il numero di figli diminuisce.

    1. Rossa_primavera 25 marzo 2010

      Grazie mille,mi documenero' a tal proposito.Ancora grazie.

    1. harth88 25 marzo 2010

      Non capisco come si possa negare che è necessaria una riduzione della popolazione. Fino a che punto dovremo arrivare perchè lo si capisca. Vediamo di evitare i commenti politically correct e di levarci le fette di salame dagli occhi.
      Non abbiamo dovuto aspettare che l'80% dell'aria diventasse anidride carbonica per capire che occorre ridurre le emissioni. Immaginatevi che ogni molecola sia un nuovo bambino. Nessuno propone di eliminarlo, ma non sarebbe meglio evitare che nasca PRIMA.

    1. TitusI 25 marzo 2010

      I MoVimenti a 5 stelle sono tutti per la decrescita.
      Saluti.

    1. Rossa_primavera 24 marzo 2010

      Articolo a mio avviso pienamente condivisibile,ma ahime' signor Pardi dove vede in italia politici cosi' illuminati da meritare il voto popolare in base ai suoi parametri?Se lo scopre,sia cosi' cortese da segnalarlo.

    1. grilmi 24 marzo 2010

      Secondo me nei paesi occidentali, escludento gli immigrati, le nascite si autocontrollano gia, un po per problemi economici, un po perche la vita neoliberista del "tutto e subito" presuppone una certa indipendenza(quindi perchè fare figli) e in genere un unico figlio arriva tardi nel senso oltre i 35. Quindi se da due persone nasce un solo figlio la popolazione bianca in europa tra 100anni sara circa la metà, questioni matematiche. Se imponessero un controllo forzato delle nascite sono sicuro che la gente vorrebbe molti piu figli. Sulle pestilenze ci hanno provato recentemente(almeno cosi dicono)con la suina(non l infuenza ma il vaccino); la guerra è poco piu probabile ma dovrebbe essere rigorosamente non nucleare(dunque è un rischio cominciarne una senza sapere dove finisce) altrimenti si rischia di estinguere l umanita e non di ridurla perche oltre al danno diretto si aggiungerebbe quello dei terreni inutilizzabili per le colture perche ricoperti di ceneri radioattive; la piu probabile è la carestia, si sta facendo di tutto da una parte per ridurre la fertilità dei terreni contaminandolo con gli OGM mentre costruiscono un bunker antiatomico per le sementi biologiche(non si sa mai). In quel caso una buona dose di guerra civile a seguito di carestia svolgerebbe il suo ruolo "democratico".

    1. anonimomatremendo 24 marzo 2010

      Ma quale cultura.La lavatrice,le pillole,la flessibilitá , il precariato ecc...il tutto in ambiente ideologico a forte spinta individualista ed edonista,altro che CULTURA.

    1. gamma5 24 marzo 2010

      ....comunque non dimenticarti che la Terra saprà benissimo come fare a meno di tante inutili "caccole di carne molli"......lasciamole solo il tempo.

    1. gamma5 24 marzo 2010

      50 anni fa in Italia era normale fare 7/8 o anche + figli spesso non voluti, il tasso di scolarizzazione era bassissimo, in campagna non si andava oltre alla 5° elementare, nel meridione l'analfabetismo era dilagante, 50 anni dopo per fortuna la natalità si è decimata senza nessuna coercizione, e questo solo grazie alla CULTURA.....ma stai a chiederti anche chi dice che siamo in troppi??!!! se non abiti in qualche borgo abbandonato di montagna, guardati in giro c'è gente daperttutto, la pianaura padana e non solo è diventata un vero e proprio formicaio umano invivibile, la Terra stessa ormai puzza solo di carne umana!!!!

    1. TommasoG 24 marzo 2010

      Ma davvero l'autore di questo articolo pensa che un politico possa risolvere meglio di un "capitalista" l'attuale crisi economico-sistemica?

      Quali motivazioni ha il politico? Non e' tutto l'interesse del capitalista, cioe', in termini moderni (non voglio perdermi in disquisizioni marxiane sul termine), di colui che possiode capitali reali o finanziari, evitare conflitti sociali e manterere l'attuale benessere per se' e i suoi figli? In queste condizioni, il capitalista non le pensera' tutte pur di far restare le cose il piu' possibili simili a se stesse?

      Io sostengo che questa crisi conferma l'attualita' e vitalita' del capitalismo, e delle politiche "asservite", se volete, al capitalismo. Lo vedete un altro regime socio-economico rispondere cosi' bene ad un suo difetto sistemico e correggersi come sta facendo l'attuale? Il comunismo e le dittature ideologiche sono crollate, perche' non capaci di modificarsi.

      Il capitalismo lo e'.

      Che si sta diventando e si diventera' ancora di piu' poveri e' un fatto, e' un bene, ed e' eticamnete giusto se pensiamo al dislivello complessivo di consumo delle nostre societa' se comparate alla gran parte del restante mondo.

      Se si diventera' piu' poveri, meglio farlo guidati dagli interessi del capitale che dagli interessi di qualche politico.

    1. Paxtibi 24 marzo 2010

      E ti pareva!!! ancora con stà storia!!! ero certo che se non il primo sicuramente il secondo commento se ne sarebbe uscito con il solito "se siamo in troppi inizia tu a toglierti di mezzo". Bastaaaaaaa avete rotto!!!

      Sì? Sono contento! È una grossa soddisfazione. Del resto, se io fossi convinto che la priorità fosse di aiutare le vecchine ad attraversare al strada, non perderei tempo e lo farei in prima persona. Non vedo perché questi che sono convinti che siamo in troppi non sono mai coerenti con ciò che professano. Forse non ci credono davvero.

      Esistono mille modi per controllare la crescita della popolazione primo fra tutti la CULTURA che si dovrebbe insegnare a scuola obbligatoriamente a TUTTI.

      "La cultura poi ti cura" (Freak Antoni). Domanda: e cosa si insegna a scuola, al momento?

      Ma poi chi l'ha detto che siamo in troppi? Tutti sicuri, "è indubbio!" minchia, hanno le prove! Come per il global warming, immagino. O come lo stimolo all'economia, tutte certezze finite nello scarico del cesso della storia, ma di soppiatto, non con l'entusiasmo di quando se ne proclamava la verità "indubbia".

      Ma poi davvero, dobbiamo stare a sentire questo balengo di Pardi, che a malapena è capace di gestire la sua vita, e vorrebbe controllare quella di milioni di persone? Ma si guardi allo specchio, si renda conto di essere una caccola di carne molla come tutti del resto e impari ad essere umile, che di salvatori del mondo ne abbiamo avuti a basta.

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