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LETTERA A CHI VUOLE CONTROLLARE LA RIVOLUZIONE COLORATA VIOLA

DI PINO CABRAS
megachipdue.info

Ehi, dico a te,
Oh sì, vedrai, il 5 dicembre anche io sarò in piazza per dire che il Caimandrillo farebbe bene a preparare le valige. Non se ne può più di lui, davvero. E anche tu – che sai tirare tanti fili – non ne puoi più di lui, l’ho capito. Vedrò tutti da vicino, avvolti dal viola di questa rivoluzione colorata, il pigmento unico che già oggi omologa un’intera collezione autunno-inverno con un’uniformità mai vista prima.

Andiamo verso i disordini e la dissoluzione della Repubblica, ma ben vestiti, e ben pettinati. Alla moda. Viola.

E tu provi a colorare la crisi italiana proprio mentre si muove dentro una crisi più vasta. La fai viola, proprio ora che siamo al verde, e i conti in rosso. In gioco c’è qualcosa di più della sorte di un governo azzurro, nero e verde-padano. La Seconda Repubblica si trasformerà ancora, e la sfera pubblica sarà modificata da tanti protagonisti che lasceranno un’impronta costituzionale nuova. Il popolo sarà coinvolto, ma il derby vero si giocherà nell’élite. Chi sono i giocatori? Chi sono gli allenatori? Intanto, tu vuoi scegliere il coach più di tutti, come sempre.

Nella foto: Enrico Mattei A vent’anni dalla rimozione del muro di Berlino un nuovo scossone geopolitico sta prendendo forma. La fine del sistema sovietico – che ti lasciò a manovrare la sola superpotenza rimasta – ti aveva spinto a lanciarti nel tentativo di consolidare un nuovo secolo di egemonia mondiale, stavolta senza rompiscatole né a Mosca né altrove.

Però ce lo siamo già detto, no? Non ha funzionato.

Il corso degli eventi dell’ultimo ventennio ha dato torto a uno dei tuoi, Francis Fukuyama (la fine della storia), e ragione a uno dei nostri, Giambattista Vico (l’eterogenesi dei fini): ancora oggi, se leggi Vico, scopri che tu vuoi sì raggiungere grandiosi obiettivi, ma la storia arriva a conclusioni opposte. È successo anche adesso. Fai le guerre per i petrolieri, ma il prezzo del petrolio va talmente in alto che azzera il debito con cui strozzavi la Russia, al punto che ne diventi addirittura debitore. E poi fai entrare la Cina nel tuo sistema di commercio per conquistarla, ma non fai altro che accelerarne il risveglio, ed eccola lì – una vera superpotenza – a dirti che non comanderai mai in solitudine, perché non sei più la finanza angloamericana di un tempo. E anche con la Cina hai un debito, il più grande. Hai accumulato debiti un po’ con tutti, per la verità. I fasti di New York, di Londra, di Tel Aviv, si sono retti su quei debiti. E in molti si sono fatti contagiare dallo spirito del tempo. Tutta la globalizzazione si reggeva sul debito. Tutte le classi dirigenti che conquistavi seguivano la corrente. Per te, e per loro, i debiti erano una scatola nera che non occorreva conoscere. Non ascoltavi certo Paul Krugman. Né – da noi – prestavi attenzione a Paolo Sylos Labini, che ragionava su una «teoria dell’instabilità finanziaria fondata sull’indebitamento». No, meglio lasciare a briglia sciolta i “capitani coraggiosi” di ogni latitudine, per spolpare con i loro debiti le aziende, l’economia reale, i beni comuni.
La sinistra europea ha “suicidato” così i propri insediamenti sociali, i luoghi dove prima trovava la propria gente, erodendoli, facendoli anche spogliare delle parole. Complice e stupida allo stesso tempo.

Da noi puoi vederli, questi sconfitti senza appello. Hanno nomi usurati.
Veltroni, oh my god!
Oppure D’Alema. Inservibile, anche per te, che infatti hai convocato una riunione straordinaria di uno dei tuoi club più esclusivi, il Bilderberg, per dettare qualche giorno prima i veri nomi dei tuoi maggiordomi europei.

E l’hai perfino spifferato al quotidiano economico belga «De Tijd», tu che queste riunioni le hai sempre nascoste contando sulla totale omertà dei media mainstream. È la prima volta. La crisi ti rende audace, mi sa.

Vuoi far capire che una delle impronte costituzionali decisive – nella provincia italica, come altrove – arriverà dal tuo piedone. Bilderberg. Il nome che prima non volevi nemmeno far trapelare, ma che tuttora la maggior parte di quelli che dovrebbero informarci si ritraggono dal pronunciare.
Qualcosa mi dice che le costituzioni dei vari paesi europei saranno via via svuotate da questa Europa così poco democratica che hai contribuito a plasmare. Tutti a inseguire fino all’ultimo le dichiarazioni di Martin Schultz, e i socialisti qui, e Gordon Brown là, e il peso dell’Italia, e il ruolo di Angela Merkel nella scelta del presidente Herman Van Rompuy. Alcune di quelle analisi sopravvivono ai fatti. Ma la maggior parte ignora un fatto più grosso degli altri.

Bastava che pochi giorni prima si fosse letto in che modo«De Tijd», il cugino belga del «Sole 24 Ore», descriveva i veri kingmaker dei vertici europei:
«Van Rompuy ha accettato l’invito a parlare da parte del visconte Étienne Davignon [alla riunione del Bilderberg]. Durante il pranzo, Van Rompuy ha avuto un breve contatto con Henry Kissinger, ex segretario di Stato USA».

Eccoti, con Davignon e Kissinger, mentre fai cerimonie alla riunione straordinaria del gruppo Bilderberg con la spavalderia abitudinaria di chi impone sempre l’agenda agli altri. Che ai tuoi occhi non possono essere leader, ma solo dei “coach”. Infatti lo hai sentito dal vivo, Van Rompuy, ossequioso verso il visconte che presiede il Bilderberg e verso il vecchio Kissinger, mentre diceva: «l’Europa ora ha bisogno di un coach, anziché di un leader.»

I coach puoi esonerarli. Per i leader devi sforzarti molto di più. A volte cambiano strategia.

Prendi ad esempio quello che ora hai sotto tiro, sì lui, adesso che una rivoluzione colorata ti farebbe proprio comodo, per mandarlo via. A suo tempo invece gli aprivi tutte le porte. Lo accoglievi nei circoli atlantisti. Con la sua bella tessera n. 1816 in mano, lo consideravi perfetto per americanizzare la tv italiana e americanizzare con essa la politica. Le tue banche gli davano tutto, i politici affezionati pure, ed eccolo diventare l’insaziabile corpo monarchico del nuovo sistema. Anche lui faceva la sua rivoluzione colorata. Gli Azzurri, ricordi?

Poi si è mosso anche per conto suo.
«Iddu pensa solo a iddu», prima o poi lo capiscono tutti, ma quando è tardi.

Lo sapevi da sempre qual era il suo stile di vita, le sue bagasce, le strette di mano con i boss, la sua megalomania, e così via. E tu non affondavi il colpo. Lo punzecchiavi, sì, con certe severe copertine dell’«Economist», ma era quasi un moderno “memento mori” rivolto al piccolo Cesare di Arcore.
Ora però lui fa da solo. Fa accordi con Putin e con Gheddafi, sembra un incrocio fra Enrico Mattei e un clown in preda alla satiriasi. Il clown ce lo hai fatto sopportare per anni. Ma Enrico Mattei non lo sopporti tu. Perciò, per attaccare Mattei, che potrebbe piacerci, attacchi il clown, che in effetti fa schifo.

E quindi va bene, lo voglio mandare via anche io, te l’ho già detto.

Ma non chiedermi di mettermi una sciarpa viola, come quegli ingenui ucraini che si mettevano la sciarpa arancione. E poi non chiedermi di fidarmi di te, né di Montezemolo, né di De Benedetti, o di Rutelli (oh my god!). Non chiedermi di entusiasmarmi per Di Pietro. Non pensare che mi dimentichi quali sono gli interessi nazionali, e quali gli appetiti internazionali in ballo, e la loro capacità di strumentalizzare buone ragioni. Non farmi trascurare di capire qual è il blocco sociale che ha sostenuto lui. Non farmi trascinare inconsapevolmente fino a disordini da democrazie deboli, facili prede dei poteri forti e semiforti.

No, con questo non voglio fare come il PD, che dice che se qualcuno ci va, a quella manifestazione del cinque dicembre, che faccia pure, e Bersani non sa se ci va, forse, ni, vedremo. «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» Sempre così. Mai una posizione netta, mai una narrazione ben raccontata, in questo PD. Quando invece potrebbe inondare le piazze anche con le sue bandiere e i suoi colori. Chiamasi opposizione. E invece sono sempre lì, spiazzati. Ancora nel limbo veltroniano. Ci credo che ora anche per te questi sono limoni spremuti, energia definitivamente dissipata, entropia.

Veltroni, oh my god! A proposito di colori, «”Veltroni che colore preferisce: rosso, blu, nero, verde?” – “Scozzese”» (Daniele Luttazzi).

Perciò ci vado, il 5 dicembre ci vado convinto. Ci vado perché troverò quelli che vogliono difendere la carta costituzionale, la Costituzione degli equilibri fra i poteri, e non vogliono farsela divorare e fottere dal Caimandrillo.

Ma con loro voglio ragionare sui pericoli enormi che quella stessa Costituzione vedrà provenire anche da direzioni che non sono abituati a considerare, perché a qualcuno fa comodo che non se ne parli. Insomma: Berlusconi è un pericolo immediato, siamo in emergenza, e perciò mandiamolo via dal governo perché sequestra da troppo tempo il discorso pubblico italiano. Non dimentico però che tu, che hai determinato la crisi, proprio tu sfuggi abilmente alle critiche. Che il tipo di Europa che mi proponi – opaca come il Cremlino di trent’anni fa – non mi piace per niente.
Obama non ha nemmeno provato a tagliarti le unghie. La tua avidità si sfrena come e più di prima che la Grande Crisi iniziasse.
Non posso fidarmi di chi mi vuole illudere che una volta sconfitto Berlusconi il più è fatto. Le rivoluzioni colorate hanno lasciato tutte un campo devastato. Hanno eccitato gli animi, ma non si sono ribellate ai burattinai. A te non sanno arrivare, il colore le distrae. Il viola non farà eccezione.

***********

I derby politici nazionali hanno una loro utilità per distrarre dal grande cambiamento geopolitico che deriva dalla imminente crisi sistemica globale.
L’anno che sta arrivando, ci ricordano gli analisti economici eterodossi del Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB), sarà caratterizzato dal protezionismo e dalla depressione economica e sociale. Dopo aver dato l’anima – e i nostri soldi – per salvare i tuoi superprofitti, rimarranno le scelte dolorose: l’inflazione, la tassazione elevata o ripudiare il debito.

I paesi più importanti (gli USA, il Regno Unito, i paesi dell’Euro, il Giappone, la Cina) non potranno più spremere i loro bilanci come quest’anno, nel quasi vano tentativo di stimolare il settore privato. «Il “consumatore come lo conosciamo”, negli ultimi decenni è morto, senza alcuna speranza di resurrezione».

È uno scenario che tu conosci, ma non sai affrontare con i vecchi metodi. Nel frattempo ti concedi un ultimo giro di giostra con la finanza allegra e i derivati.

Il giro sarà molto più breve delle altre volte.

Berlusconi, uomo di marketing, racconta bugie patetiche sulla fine della crisi, e sta per diventare una delle bugie più insopportabili per una democrazia. Ma anche gli altri pupi di questo teatrino non hanno idea di cosa fare.
Cosa vuol dire il GEAB quando dice che il consumatore conosciuto negli ultimi trent’anni è morto?

Il debito si è reso a lungo apparentemente sostenibile in base alle aspettative di crescita. E la crescita, secondo il modello occidentale degli ultimi trent’anni -specie in USA e Regno Unito – era quasi interamente a carico del consumo.
Nel 2008, i consumi delle famiglie erano il 70% del PIL degli USA e il 64% del PIL del Regno Unito, contro il 56% del PIL della Germania e il 36% del PIL cinese.

Ma oggi il consumatore è spinto a risparmiare i soldi, ripagare i suoi debiti e rifiutare (che lo voglia o no) il modello che gli hai propagandato negli ultimi tre decenni.
È finito questo interminabile ciclo che si basava sulla generazione del baby boom, sul consumatore-massa che riteneva acquisito per sempre il suo edonismo irresponsabile, ben protetto dai solidi sistemi di previdenza che gli avevi promesso, anche quando li nascondevi sotto investimenti azzardati nel casinò delle borse. Questa generazione trova ora una vecchiaia più povera del previsto. E la generazione che la segue ha perfino meno risorse e zero certezze previdenziali.
Niente crescita dal consumo, dunque. Finished. Kaputt.

Gli Stati, molti Stati importanti, che nel 2009 hanno aperto voragini nel debito pubblico, non potranno far altro che aumentare le imposte, togliere la museruola all’inflazione per rimpicciolire il peso del debito, oppure fare default. Sono tutte vie d’uscita dolorosissime, e possono addirittura presentarsi insieme, specie nell’epicentro della crisi, negli Stati Uniti.

Investimenti pubblici, allora? Ma con quale sostenibilità finanziaria, visto che tutti si sono spinti troppo oltre le colonne d’Ercole del disavanzo?
Il tuo sistema sarà forse salvato dalla classe media in espansione di Cina, India e altri? Saranno loro a consumare per te come facevamo noi?
L’industria del lusso in Asia è una storia di delusioni che smentisce il tuo ottimismo.

L’OCSE lo dice: la crisi costerà altri tagli nell’istruzione, nella sanità, nei programmi sociali.
Consumatori che non trainano e anzi riducono drasticamente il loro tenore di vita, Stati che non spendono e anzi tagliano risorse vitali. Banche che non prestano. Industrie che succhiano enormi risorse pubbliche e non vedono il fondo.
Ci stai lasciando un’economia zombi.

Come definire altrimenti Alitalia, Iberia, General Motors, Opel, Chrysler-Fiat, o perfino banche come CIT? Per il GEAB quasi il 30% dell’economia nel mondo occidentale è fatta di morti-viventi economici. Una percentuale mai vista prima. Mentre si rigonfia la bolla, grazie ai bailout, quando avverrà l’inevitabile scoppio questa porzione di economia svanirà. Tu nel frattempo gozzovigli ancora. La tua è pazzia.

Quando ogni posto di lavoro creato in USA costa 324mila dollari allora sai che si sta macinando a vuoto.

Per sopravvivere a una simile tempesta servirà molta partecipazione politica, molta determinazione per fare i conti con le responsabilità. Molta organizzazione, e di certo le reti fuori dai canali tradizionali aiuteranno. Non basterà ripararsi dietro il cappellino viola che piace tanto a te. Conterà molto di più l’indipendenza di giudizio sotto i berretti. Sarà una risorsa strategica importantissima, per chi non va alle tue riunioni esclusive.

Pino Cabras
Fonte: www.megachipdue.info
Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/1285-lettera-a-chi-vuole-controllare-la-rivoluzione-colorata-viola.html
24.11.2009

* La foto di Enrico Mattei è stata ripresa da crisis.blogosfere.it

Pubblicato da Davide

  • anonimomatremendo

    sintesi dell articolo:”io vado in piazza,si ,pur sapendo che ció é proprio quello che i grandi burattinai si aspettino che io faccia.lo so che questo favorirá ancor di piú i piani strategici di dittatura mondiale dei grandi burattinai,ma non mi importa.Berlusconi ha talmente una faccia da schiaffi che non si puó resistere,se le cerca .fa niente se facciamo la figura degli utili idioti,ma a forza di guardare le televisioni di Berlusconi non riusciamo a pensare ad altro che a lui.lo so,sarebbe piú semplice spegnere la TV e accendere le sinapsi,ma lui ci a sedotti a tette e culi ed eccoci qui a manifestare:Berlusconi,vogliamo in dietro il nostro cervello!””

  • Tao

    ENRICO MATTEI E LA RIVOLUZIONE VIOLA

    DI DEBORA BILLI
    crisis.blogosfere.it

    Assolutamente imperdibile l’articolo di Pino Cabras su Megachip. Riguarda la “rivoluzione viola”, che alcuni sognatori immaginano di avviare in Italia con la manifestazione anti-Berlusconi del 5 dicembre prossimo.

    Ci sto pensando su da un po’. Francamente non so proprio se partecipare o meno, tendo però a non amare le rivoluzioni colorate: verdi, arancioni o viola che siano. Cabras lo spiega molto bene.

    Ma Cabras ha osato anche l’inosabile: paragonando Berlusconi a Enrico Mattei mi ha letteralmente colpito al cuore. Proprio l’altra sera pensavo a Mattei, a come incarnasse il perfetto italiano, con i suoi pregi e i suoi difetti. Furbo, maneggione, senza scrupoli, corruttore, sfacciato, persino un po’ ladro (come quando trivellava di traverso dalla Libia per fregarsi il petrolio algerino). Ma anche coraggioso, indipendente, ribelle, creativo, geniale. Come molti italiani, sapeva arrivare a tanto con il poco a disposizione. E soprattutto non amava potenti e prepotenti, preferendo gli outsiders e mettendosi al loro fianco… per un tornaconto personale, ca va sans dire, ma che soddisfaceva anche la controparte. Meravigliose doti diplomatiche, moderne, concrete, intelligenti. Mi piace tanto pensare che noi italiani siamo così, che possiamo ogni giorno ispirarci al suo tanto terreno e imperfetto modello che ci calza però come un guanto, elevando i nostri stessi difetti a impareggiabili virtù.

    Il trucco di Mattei era semplice: mettere tutto al servizio del Paese. Ogni furbata, ogni maneggio, ogni atto di coraggio e indipendenza doveva servire all’Italia. Mattei non ha mai toccato una lira, non ha mai cercato nulla per sé. Aveva una visione: forse vedeva proprio noi, i suoi posteri, e per noi lavorava, con un’urgenza quasi profetica.

    Nella sua lettera all’invisibile “cupola” che ci gestisce, così si esprime Cabras:

    (Berlusconi) fa accordi con Putin e con Gheddafi, sembra un incrocio fra Enrico Mattei e un clown in preda alla satiriasi. Il clown ce lo hai fatto sopportare per anni. Ma Enrico Mattei non lo sopporti tu. Perciò, per attaccare Mattei, che potrebbe piacerci, attacchi il clown, che in effetti fa schifo.

    A questo punto, è lecito chiedersi se sia il caso di fare rivoluzioni su ordinazione per toglierci di torno qualcuno. Finché faceva comodo ce lo siamo dovuto sorbire, ora che dà troppo fastidio ci viene graziosamente consentito di prenderlo a calci nel sedere. Non è Mattei (inorridisco al solo paragone), ma un burattino che ora disobbedisce a mangiafuoco.

    La nostra scelta è difficile. Continuare a lasciarci trascinare nel fango da un clown, un ribelle che non sa esserlo fino in fondo, oppure consegnarci nuovamente all’esterno padrone (probabilmente lo stesso che ha fatto fuori Mattei) perché nuovamente decida chi dovrà comandarci, sempre nel SUO esclusivo interesse?

    Non è facile stare nei nostri panni. Vorrei solo che tornasse Enrico Mattei.

    Debora Billi
    Fonte: http://crisis.blogosfere.it
    Link: http://crisis.blogosfere.it/2009/11/enrico-mattei-e-la-rivoluzione-viola.html#comments
    24.11.2009

  • Tonguessy

    “Perciò ci vado, il 5 dicembre ci vado convinto.”
    Giusto. Peccato che non serva a molto con questo governo che va avanti a colpi di fiducia e questa classe politica che ignora qualsiasi forma di dissenso (“ci avete votato, adesso lasciateci lavorare”).
    Se non implode dall’interno non ci sarà detonatore esterno capace di fare saltare questo governo. Garantito. Forse un’adunata di gente che prega affinchè Fini dia il benservito al cainano serve di più, sai mai il potere delle preghiere….

  • TitusI

    Articolo molto ambizioso, che cerca di mettere tutto nella giusta scala, ed in una certa misura ci riesce.
    Io lo condivido pienamente, nel senso che anche io il 5 sarò in piazza, e nessuno riuscirà a mettermi addosso un distintivo di nessun colore, in piazza contro il pappanano, senza distintivi che dicano che lavoro per i grandi burattinai (@anonimomatremendo) credo che così otterrò il massimo possibile dal tempo investito.

  • Truman

    Vorrei riprendere un attimo Raymond Aron.

    “Sembra opportuno riservare il termine “colpo di Stato” al cambiamento di Costituzione decretato illegalmente dal detentore del potere (Napoleone III nel 1851), o alla presa del potere da parte di un gruppo di uomini armati, senza che questa conquista (sanguinosa o no) comporti necessariamente l’avvento di un’altra classe dirigente o di un altro regime. La rivoluzione implica molto più del ‘togliti di là, così mi ci metto io’. ” [L’oppio degli intellettuali ]

    Ciò che Aron vuole dire (riassumo con parole mie) è che una rivoluzione è un’alterazione sostanziale dell’ordine politico-sociale.

    In base a questo punto di vista ciò che avvenne in Italia dal 1943 in poi fu rivoluzionario. Non ci fu un semplice cambiamento di regime di governo, ma piuttosto intere classi politiche e sociali cambiarono di ruolo. La stragrande maggioranza delle persone coinvolte con il fascismo furono estromesse, e ci fu spazio per i Gobetti, De Gasperi, Togliatti ed anche Mattei.

    Lo sconvolgimento politico sociale della caduta del Fascismo riportò la competenza e l’etica al posto del servilismo che aveva imperato per un ventennio. Si liberarono energie poderose che in seguito avrebbero portato al “miracolo economico” italiano. Diciamo che, almeno in quel periodo “la moneta buona scacciò quella cattiva”.

    Certo, ci fu l’influenza degli USA. E noi restammo terra di conquista. Certo, sotto alcuni aspetti la “Liberazione” fu una truffa. Ma fu anche una rivoluzione. E ogni tanto noi italiani dovremmo imparare a fare i conti con i nostri errori e fare pulizia. Berlusconi è un errore. Un errore che può essere corretto. Da noi italiani. Perchè il sistema Italia può anche essere fatto funzionare. Come faceva Mattei.

  • redme

    a parte l’uso improprio del termine rivoluzione l’ articolo centra il punto…….penso che la stragrande maggioranza di chi andrà in piazza non lo farà certo con la convinzione di rivoluzionare il paese o di affermare la giustizia in terra…….qui si tratta di tentare di ripristinare quel minimo di legalità democratica che la banda al potere sta tentando di conformare ai propri interessi economico/mafiosi……..poi magari sarò anche fesso…ma personalmente non seguirò la suggestione del dito di qualcuno che indica la sua luna…..ad arcore?

  • IVANOE

    Truman permettimi di dissentire in parte in quello che hai esposto.
    Gli avvenimenti dal 1943 in poi furono una rivoluzione non completata ed i tempi di oggi te lo confermano.
    Perchè non completata perchè con la fine della guerra vennero illuse e poi deluse le aspettative dei partiggiani rossi che accettarono dai cosidetti alleati una buona carta costituzionale ( che fu effettivamente fatta e che strenuamente è l’ultimo baluardo alla barbarie…) in cambio del disarmo ( ossia i partiggiani rossi consegnarono le armi ) prima delle elezioni del 1946.Di fatto i cosidetti alleati impedirono ai partiggiani rossi e al popolo che aveva sofferto il fascimo di costituire i soviet in italia ( che se fondati avrebbero di sicuro fatto scudo contro l’irrompere poderoso della cultura USA in italia ed il ritorno di parecchi capi fascisti nei posti di potere e di controllo della psudo-deomocrazia italiana ).
    Una volta disarmati i partiggiani rossi ecco che vennero fuori i partiggiani bianchi di estrazione cattolica ben visti dai cosidetti alleati e che garantivano i loro interessi coloniali e uno di questi era E. Mattei.
    Data questa bella freagtura ai partiggiani rossi anche grazie al tradimento di parte dei suoi capi che vennero ringraziati facendo innondare l’amministrazione pubblica di parenti e affini, ecco che l’italia che tu dici del boom economico si fa avanti. Ma il boom economico è per chi ? Per i soliti noti per i soliti galoppini e opportunisti quei famosi servi che tu dicevi fossero scomparsi dopo il fascismo. Agli operai il contentino di metterli dentro una 500 ma a lottare tutti i giorni con i soliti problemi e bisogni irrisolti: la casa, l’istruzione ecc. ecc.
    Ecco questo è stato il boom ecomico : quello della dolce vita e delle ca…te.
    Per quanto riguarda Mattei è stata anche un regolamento di conti all’interno dell’ ENI. Mattei fu il primo a mettere in piedi la corruzione sistemica in italia. Fu il primo a pagare partiti di destra e sinistra per ragginugere i suoi obbiettivi, fu uno insieme ad altri a combattere ed a fare ostruzionismo all’affermazione del PCI e delle masse operaie nella lotta per la conquista dei diritti.
    In Italia caro truman la vera rivoluzione non c’è mai stata !!!!

  • Truman

    Non mi riferivo a desideri ed ideologie, ma a ciò che avvenne. Per almeno vent’anni la moneta cattiva aveva scacciato quella buona, il servilismo aveva vinto sulla competenza, la recita aveva prevalso sulla realtà (il Fascismo fu anche una grandiosa commedia/tragedia all’italiana), l’imbroglio aveva prevalso sull’onestà.

    Con la caduta del fascismo ci fu un colpo di ramazza, molti ruffiani e cortigiani furono messi da parte e per un po’ di tempo ci fu spazio per la competenza e il rispetto delle istituzioni. In questo periodo si forgia la Costituzione repubblicana, quella che alcuni chiamano oggi, con disprezzo, una costituzione comunista. Indipendentemente da quello che le forze in campo volevano e quello che credevano di realizzare fu una rivoluzione.

    E la lezione è che le rivoluzioni democratiche si possono fare.

  • redme

    “In Italia caro truman la vera rivoluzione non c’è mai stata !!!!”…vangelo!…..c’e un vecchio libro di Renzo del Carria “proletari senza rivoluzione” che racconta di tutto ciò…….il pci disarmò i partigiani nelle more degli accordi di yalta, ci furono delle ribellioni di chi non voleva deporre le armi ma rientrarono o vennero represse….persino Giustizia e Libertà si sciolse in seguito al rifiuto di non candidare ex fascisti nel nuovo stato in costruzione…l’allora impero -veramente- americano impose tutto ciò….Mattei tento di riproporre una via nazionale alle nuove condizioni riciclando l’ENI….ma sappiamo come andò a finire…..saluti

  • ranxerox

    Concordo. Il periodo che va dalla fine della guerra agli anni ’60 lo chiamerei postfascismo, visti gli esponenti politici e soprattutto amministrativi del sistema. Il boom economico disintegrò la cultura contadina, che nei secoli aveva trovato stabilità, imponendo il superfluo a danno dei bisogni primari. La massa operaia che ne risultò venne portata dall’illustre partito comunista a bere in un fosso asciutto. La strategia della tensione completò l’opera. Se questa è stata una rivoluzione vuol dire che i tempi che corrono ce li meritiamo. Un abrazo

  • anonimomatremendo

    “E la lezione è che le rivoluzioni democratiche si possono fare”.si ma nell ´ottocento,contro le classi feudali.Non mi risulta che i fascisti fossero dei retrogradi feudali,anzi furono assai piú moderni dei democratici che invece dovrebbero dire grazie ai fascisti visto che se non era per loro sarebbero stati inevitabilmente travolti dalla rivoluzione proletaria.fascisti e democratici sono due faccie della stessa medaglia capitalista.quella democratica é piú da culo dell´altra.

  • anonimomatremendo

    e a cosa ambirebbe poi?alla restaurazione di condizioni storiche antecedenti mmmmm…. davvero aveniristico.

  • anonimomatremendo

    e a cosa ambirebbe poi?alla restaurazione di condizioni storiche antecedenti mmmmm…. davvero aveniristico.

  • vraie

    se non esiste alcuna alternativa reale … inutile spremersi le meningi se andare o no

  • Truman

    Guarda che non stavo parlando di una rivoluzione comunista alla Marx. Lascialo perdere per un attimo. Io facevo riferimento ad Aron, sociologo, che con rivoluzione intendeva un notevole sconvolgimento politico-sociale.

  • dana74

    Quindi Berlusconi attacca la Costituzione italiana ed è un pericolo.
    D’accordo.
    Ma il Trattato di Lisbona che LA CANCELLA la costituzione italiana non è degno di essere mezionato visto che si tratta di roba partorita da chi partorisce anche le rivoluzioni colorate?

    Berlusconi mente sulla situazione economina né più né meno di Obama, Merkel e così via perché così fu accordato nel G20 di aprile.
    Piuttosto c’è da interrogarsi sul perché vengano mosse accuse di mentire sulla crisi a Berlusca e sugli altri che fanno lo stesso no.
    Due pesi e due misure.
    A chi servono?

  • dana74

    @ redme

    scrivi che sta marcetta serve per ripristinare la legalità.

    E chi la dovrebbe ripristinare?
    Un partito guidato da un ex PM che è sotto inchiesta per finanziamenti illeciti al parito, che non ha uno statuto, che fu all’epoca di Tangentopoli sotto inchiesta per aver preso ed usato immobili, schede telefoniche dei suoi indagati?
    Strano modo di voler ripristinare la giustizia.

    Ma le marcette nella storia anche recente, fatte per i più svariati motivi, che effetto hanno sortito?
    Beh contro la legge 30 manco mai son state fatte che la sinistra è tutta complice dei neoliberisti, quando Rizzo si accorse e denunciò l’accordo Governo Prodi – sindacati nel luglio 2007 che era una truffa è stata fatta una marcia? Rizzo fu attaccato.

    E di altre stronzate dell’altro governo (preciso che non lo dico per difendere questo MA PER FAR CAPIRE da che pulpito vien la predica dato che non ho voglia di farmi STRUMENTALIZZARE) quante marcette son state fatte?
    Cosa hanno ottenuto se non a prender per i fondelli la gente?

  • anonimoak77

    concordo in sostanza con l’articolo, tranne che sull’andare, concordo anche con dana74 e non mi stancherò mai di ripetere che se si fa una rivoluzione, ammesso che la si possa chiamare così, e la gente non sa per cosa protesta e soprattutto cosa fare dopo si fa la fine della rivoluzione francese…