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L'ESPANSIONE MILITARE AMERICANA FINANZIATA DALLE BANCHE CENTRALI STRANIERE

DI MICHAEL HUDSON

Global Research

Una grande quantità di surplus di dollari si sta riversando nel resto del mondo. Le banche centrali hanno riciclato questo afflusso di dollari per l’acquisto di titoli del Tesoro americano, che servono a finanziare il deficit di bilancio federale degli Stati Uniti. Alla base di questo processo è il carattere militare del deficit dei pagamenti Usa e il disavanzo del bilancio federale nazionale. Per quanto strano possa sembrare e irrazionale, come lo sarebbe in un sistema più logico della diplomazia mondiale, l’ “eccedenza di dollari” è ciò che finanzia la solidità globale militare americana. Essa costringe le banche centrali straniere a sostenere i costi di un impero militare americano in espansione: una reale “taxation without representation”.

Mantenere delle riserve internazionali in “dollari” indica il riciclaggio degli afflussi di dollari per comprare buoni del Tesoro USA, vale a dire, il debito pubblico USA che è emesso in gran parte per finanziare l’esercito.


Ad oggi, i Paesi sono assoggettati in uno stato d’impotenza nel difendersi contro il fatto che questo finanziamento obbligatorio della spesa militare degli Stati Uniti è integrato nel sistema finanziario globale. Gli economisti neoliberali plaudono a questo come ad un “equilibrio”, come parte della natura economica e del “libero mercato”, invece della diplomazia a mani nude brandita con crescente aggressività da parte dei funzionari degli Stati Uniti.
I mass media fanno eco, spacciando il riciclaggio dell’eccesso di dollari per finanziare la spesa militare degli Stati Uniti come dimostrazione della loro fede nella forza economica degli Stati Uniti con l’invio dei “loro” dollari quì per “investire”. È come se si trattasse di una scelta e non di una costrizione finanziaria e diplomatica per scegliere solo tra “Sì” (dalla Cina, a malincuore), “Sì, per favore” (dal Giappone e Unione Europea) e “Sì, grazie” (da Gran Bretagna, Georgia e Australia).

Non è “la fede straniera nell’economia degli Stati Uniti” che porta gli stranieri a “mettere i loro soldi quì”. Questa è una stupida foto antropomorfa di una più sinistra dinamica. Gli “stranieri” in questione non sono i consumatori che acquistano le esportazioni degli Stati Uniti, né sono “investitori” del settore privato che comprano azioni e obbligazioni USA. I soggetti stranieri più grandi e importanti che mettono “i loro soldi” quì sono le banche centrali e non sono assolutamente “i loro soldi”. Rimandano solo indietro i dollari che gli esportatori esteri e altri destinatari consegnano alle loro banche centrali in cambio della valuta nazionale.

Quando il deficit di pagamenti degli Stati Uniti pompa dollari nelle economie estere, a queste banche non viene data molta scelta se non comprare buoni del Tesoro USA e le obbligazioni che il Tesoro spende per finanziare un enorme, ostile apparato militare per circondare i principali riciclatori di dollari: la Cina, il Giappone e gli arabi produttori di petrolio dell’OPEC. Eppure questi governi sono costretti a riciclare gli afflussi di dollari in modo da finanziare le politiche militari statunitensi nella cui formulazione non hanno alcuna voce in capitolo e che si fanno sempre più bellicose.

Per questo la Cina e la Russia ha assunto la guida nel formare la Shanghai Cooperation Organization (SCO) alcuni anni fa.
In Europa vi è una chiara consapevolezza che il disavanzo dei pagamenti degli Stati Uniti è molto più grande del solo deficit commerciale. Il deficit non deriva soltanto dai consumatori che acquistano beni importati più di quanto esportano gli Stati Uniti in conseguenza della deindustrializzazione della sua economia da parte del settore finanziario. Le importazioni statunitensi ora precipitano contraendo l’economia, e i consumatori si trovano obbligati a pagare il debito che hanno contratto.

Il Congresso ha detto agli investitori stranieri del più grande possessore di dollari, la Cina, di non comprare nulla, tranne forse concessionarie di auto usate e probabilmente più pacchetti di mutui confezionati e azioni Fannie Mae [Federal National Mortgage Association, FNMA, nota comunemente come Fannie Mae, è un’impresa privata con status di public company con supporto governativo. È specializzata nell’emissione di mutui e nella loro rivendita nel mercato secondario. NdT]. Questo è l’equivalente degli investitori giapponesi che sono guidati nello spendere un miliardo di dollari per il Rockefeller Center, su cui successivamente hanno subìto un cento per cento di perdita, e gli investimenti sauditi in Citigroup. Questo è il tipo di “equilibrio internazionale” che i funzionari americani amano vedere. “CNOOK go home” è il motto quando si tratta di seri tentativi da parte dei governi stranieri e dei loro fondi sovrani (e i servizi della banca centrale che cercano di capire cosa fare con il loro eccesso di dollari) per effettuare investimenti diretti nel settore industriale americano.

Così ci ritroviamo con la misura in cui il deficit dei pagamenti Usa deriva dalla spesa militare. Il problema non è solo la guerra in Iraq, ora estesa a Afghanistan e Pakistan. E ‘il dispendioso accumulo di basi militari americane in Asia, Europa, Paesi post-sovietici e del Terzo Mondo. L’amministrazione Obama ha promesso di rendere l’importo effettivo di questa spesa militare più trasparente. Ciò significa, presumibilmente, la pubblicazione di una nuova serie di cifre della bilancia dei pagamenti e delle statistiche del bilancio federale interno.

La spesa militare è molto simile a un sovraccarico di debito, che assorbe le entrate provenienti dalla economia. In questo caso a pagare è il complesso militare-industriale, non solo le banche di Wall Street e altre istituzioni finanziarie. Il deficit del bilancio federale nazionale non deriva solo da un “traino” che dà via somme enormi per creare una nuova oligarchia finanziaria, esso racchiude una enorme componente militare in rapida crescita.

Così gli europei e gli asiatici vedono le aziende statunitensi pompare dollari sempre più nelle loro economie, non solo per comprare le loro esportazioni in eccesso fornendo loro prodotti e servizi in cambio, e non solo per acquistare le loro aziende e i “ponti di comando” delle imprese pubbliche privatizzate senza dar loro diritti reciproci di acquistare importanti aziende statunitensi (ricordiamo il rigetto degli Stati Uniti del tentativo della Cina di entrare nel business della distribuzione di petrolio degli Stati Uniti), e non solo per comprare azioni estere, obbligazioni e immobili.

I media statunitensi in qualche modo trascurano di dire che il governo americano sta spendendo centinaia di miliardi di dollari all’estero, non solo in Medio Oriente per il combattimento diretto, ma per costruire enormi basi militari tese a circondare il resto del mondo, per installare sistemi radar, sistemi missilistici guidati e altre forme di coercizione militare, compreso le “rivoluzioni colorate” che sono state e sono ancora finanziate in tutta l’ex Unione Sovietica. Quelle di bancali confezionati pieni di biglietti da cento dollari, raggiungendo fino a decine di milioni di dollari alla volta, sono diventate “immagini” familiari su alcune trasmissioni televisive, ma il loro nesso non è fatto con la spesa militare e diplomatica degli Stati Uniti e le riserve in dollari delle banche centrali straniere, bensì semplicemente con la “fede meravigliosa nella ripresa economica degli Stati Uniti” e, presumibilmente, la “magia monetaria” in fase di elaborazione da parte della Wall Street di Tim Geithner al Tesoro e di “Helicopter Ben” Bernanke alla Federal Reserve.

Ecco il problema: la Coca-Cola Company ha recentemente tentato di acquistare il più grande produttore e distributore di succhi di frutta in Cina. La Cina detiene già quasi duemila miliardi di dollari in titoli americani, molto più di quanto ha bisogno o può utilizzare in quanto il governo degli Stati Uniti rifiuta di farle acquistare società statunitensi di una certa importanza. Se all’acquisizione degli Stati Uniti fosse stato permesso di essere conclusa, questo avrebbe posto la Cina di fronte a un dilemma:

La scelta n° 1 sarebbe di consentire la vendita e accettare il pagamento in dollari, reinvestendoli in ciò che il Tesoro degli Stati Uniti dice di fare. Con i buoni del Tesoro Usa che cedono circa l’uno per cento, la Cina subirebbe una perdita di capitale quando i tassi di interesse negli Stati Uniti aumentano o quando il dollaro scende, in quanto solo gli Stati Uniti stanno portando avanti politiche keynesiane espansive nel tentativo di consentire alla propria economia di contenere il suo debito generale.

La scelta n° 2 sarebbe quella di non riciclare l’afflusso di dollari. Ciò porterebbe il Renminbi a salire nei confronti del dollaro, erodendo la competitività delle esportazioni cinesi sui mercati mondiali.

Così la Cina ha scelto una terza via, che ha sollevato le proteste degli Stati Uniti. Ha bloccato la vendita della sua tangibile società in cambio solo di dollari “di carta”, che andava bene con la “scelta” di finanziare ulteriormente l’accerchiamento militare statunitense della SCO. Le uniche persone che sembrano non accorgersi di questa connessione sono i mass media americani, e quindi l’opinione pubblica degli USA. Vi posso assicurare per esperienza personale, che essa è invece compresa in Europa. (Ecco una buona domanda diplomatica da discutere: quale sarà il primo Paese europeo oltre alla Russia ad aderire alla SCO?)

I libri di testo accademici non hanno nulla da dire su come l’”equilibrio” nei movimenti di capitali esteri, così speculativo come gli investimenti diretti, sia infinito quando vi è interessata l’economia americana. Essa può creare liberamente dollari, ora che essi non sono più convertibili in oro o in acquisti di aziende statunitensi, in quanto l’America rimane l’economia più protetta del mondo. Soltanto l’economia americana si è permessa di proteggere la sua agricoltura contingentando l’importazione, continuando ad applicare delle vecchie “clausole di salvaguardia” del commercio mondiale di mezzo secolo fa.

Il Congresso rifiuta di lasciare che fondi “sovrani” investano in importanti settori degli Stati Uniti.
Quindi siamo di fronte al fatto che il Tesoro degli Stati Uniti preferisce che le banche centrali straniere mantengano il finanziamento del disavanzo di bilancio nazionale, il che significa finanziare il costo della guerra americana in Medio Oriente e l’accerchiamento dei Paesi stranieri con anelli di basi militari. I maggiori investitori statunitensi di “capitale in uscita” spendono per acquistare nei settori più redditizi delle economie straniere, dove i nuovi proprietari americani sono in grado di trarre le più alte rendite monopolistiche, la cui maggior parte finisce nelle banche centrali estere per sostenere l’espansione militare globale dell’America.

Nessun libro di testo di teoria politica e relazioni internazionali ha suggerito assiomi per spiegare come le nazioni agiscono in un modo così avverso per i propri interessi politici, militari ed economici. Eppure questo è proprio ciò che è accaduto per la generazione passata.

MICHAEL HUDSON
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24267

12.04.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ETTORE MARIO BERNI

Anteprima di un capitolo di Michael Hudson nell’ultimo libro di Global Research, “La crisi economica globale: La grande depressione del XXI secolo”

Pubblicato da Davide