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L'ESERCITO USA RIDISEGNA IL MEDIO ORIENTE PER LA PROSSIMA CRISI GLOBALE


DI NAFEEZ MOSADDEQ AHMED
The Cutting Edge

In un articolo poco noto pubblicato agli inizi di agosto nell’ Armed Forces Journal, un mensile per ufficiali e dirigenti della comunità degli Stati Uniti, il maggiore in congedo anticipato Ralph Peters presenta le ultime idee nell’attuale linea di pensiero strategico degli USA. Esse sono estremamente inquietanti.

Pulizia etnica in tutto il Medio Oriente

Il maggiore Peters, assegnato all’ Ufficio del Vice Capo degli Affari per l’Intelligence, dove era responsabile delle guerre del futuro, delinea apertamente come la mappa del Medio Oriente dovrebbe essere ridisegnata in un nuovo e imperiale tentativo, progettato per correggere gli errori del passato. “Senza un’importante revisione dei confini non potremo mai vedere un Medio Oriente più pacifico”, osserva, ma dopo, ironicamente, aggiunge: “Oh, è un altro sporco piccolo segreto, vecchio 5000 anni di storia: La pulizia etnica funziona”. Pertanto, cosciente che la radicale configurazione delle frontiere proposte coinvolgerebbe necessariamente un’enorme pulizia etnica con il conseguente spargimento di sangue in scala probabilmente genocida, insiste: “Noi dovremmo considerare come un dato di fatto che una parte dello spargimento di sangue in quella regione continuerà ad essere nostra”. Tra i suoi propositi c’è la necessità di creare “uno stato curdo indipendente” per garantire il diritto dei Curdi, a lungo negato, all’autodeterminazione. Ma dietro ai falsi sentimenti umanitari, il maggiore Peters dichiara che: “Un Kurdistan libero, esteso da Diyarbakir fino a Tabriz, sarebbe lo stato più pro-occidentale tra Bulgaria e Giappone”.

Peters rimprovera gli Stati Uniti e alla sua coalizione di perdere “una gloriosa opportunità” per frammentare l’Iraq, il quale, secondo lui, “andrebbe diviso immediatamente in 3 stati più piccoli”. Ciò lascerebbe “le tre province irachene a maggioranza sunnita come uno stato troncato, che potrebbe alla fine scegliere di unirsi con la Siria la quale perderebbe il suo litorale in favore di un Gran Libano orientato verso il Mediterraneo: civiltà fenicia rinata”. Nel frattempo, il sud sciita del vecchio Iraq “formerebbe le basi per uno stato arabo sciita che confinerebbe con gran parte del Golfo Persico”. Giordania, stato amico di Usa e Israele nella zona, “manterrebbe il suo attuale territorio con una espansione verso sud a spese dell’Arabia Saudita. Da parte sua, l’innaturale stato dell’ Arabia Saudita sopporterebbe uno smantellamento grande quanto quello del Pakistan”. “L’Iran perderebbe un vasto territorio in favore dell’Azerbaijan Unificato, del Kurdistan Libero, dello Stato Arabo Shiita e del Baluchistan Libero, ma guadagnerebbe le province intorno a Herat, nell’odierno Afganistan. Nonostante sia impossibile implementare adesso questo vasto ed imperiale programma, con il tempo,” sorgeranno nuovi e spontanei confini”, indotti da “un inevitabile e concomitante spargimento di sangue”.

Per quanto riguarda gli obiettivi di tale piano, il maggiore Peters è altrettanto franco. Includendo i rischi necessari del combattimento ” per la sicurezza contro il terrorismo e per la prospettiva di una democrazia”, egli menziona anche il terzo aspetto importante,”e per accedere alle riserve di petrolio di una regione che è destinata a combattersi da sola”.

Tutta la questione suona inquietantemente familiare, specialmente per coloro che hanno letto le divagazioni dell’allora funzionario del Ministero degli Esteri israeliano, Oded Yinon.

Mantenendo il mondo al sicuro …per la nostra economia.

Malgrado provi a presentare la sua visione come un tentativo altruistico di democratizzare il Medio Oriente, in una collaborazione di un decennio fa alla rivista Parameters dello US Army War College, egli ha ammesso con un certo tripudio che: ” Quelli di noi che possono selezionare, assimilare, sintetizzare e applicare una rilevante conoscenza riescono professionalmente, finanziariamente, politicamente, militarmente e socialmente. Noi, i vincitori, siamo una minoranza”. Questa minoranza sarà inevitabilmente in conflitto con la vasta maggioranza della popolazione mondiale: ” Per le masse del mondo devastate da informazioni che non riescono a gestire od a interpretare efficacemente, la vita è ‘sgradevole, brutale…e frustante’. “In “ogni paese e regione”, queste masse incapaci di “comprendere il nuovo mondo” e di “approfittare delle sue incertezze…diventeranno i nemici violenti dei loro inadeguati governi, dei loro più fortunati vicini ed infine degli Stati Uniti”. Lo scontro seguente, quindi, non ha niente a che vedere con il sangue, la fede o l’etnia. Riguarda semplicemente la distanza tra i ricchi e i poveri. “Stiamo entrando in un nuovo secolo dell’America”, dice, in un velato riferimento al Project del governo Bush dello stesso nome e fondato nello stesso anno in cui egli scriveva. Nel nuovo secolo, “diventeremo sempre più ricchi, più letali dal punto di vista culturale e sempre più potenti. Provocheremo odi senza precenti”.

Predicendo il futuro dell’esercito degli USA, il maggiore Peters sostiene: “Vedremo paesi e continenti divisi tra ricchi e poveri in una inversione di tendenza economica del 20-esimo secolo”. In questo contesto, dice, “Noi negli Stati Untiti continueremo ad essere percepiti come i ricchi più grandi”, e quindi, “il terrorismo sarà la forma più comune di violenza”, insieme con “la criminalità transnazionale, lo scontro civile, le secessioni, i conflitti di frontiera e le guerre convenzionali”. Nel frattempo, “in difesa dei suoi interessi”, gli Stati Uniti “interverranno in alcuni di questi contesti”. E poi riassume il tutto in un paragrafo compatto:

“Non ci sarà pace. In qualsiasi momento, per il resto delle nostre vite, sul globo ci saranno conflitti multipli in varie forme. Il conflitto violento dominerà le testate giornalistiche, ma le lotte culturali ed economiche saranno più costanti e alla fine più decisive. Il ruolo di fatto delle forze armate statunitensi sarà quello di mantenere la sicurezza del mondo per la nostra economia e per favorire il nostro assalto culturale. Con questi obiettivi uccideremo una quantità considerevole di gente”.

Cosa ha spinto il maggiore Peters a rivelare la sua visione sul Medio Oriente nell’ Armed Forces Journal sulla scia dell’ultima crisi in Medio Oriente? Di seguito una serie di sviluppi critici al riguardo.

La fonte: convergono le imminenti crisi globali

Secondo una fonte americana, con accesso ad alto livello alla classe dirigente militare, politica e di intelligence degli USA, coloro che prendono le decisioni in Occidente non hanno dubbi che il mondo sta affrontando l’imminente convergenza di varie crisi globali. Queste crisi minacciano non solo di minare le basi del potere dell’Occidente nella sua attuale configurazione militare e politica, ma anche di destabilizzare tutte le fondamenta della civiltà industriale.

La fonte ha rivelato che gli ultimi dati sul petrolio indicano che “la produzione globale del petrolio molto probabilmente ha raggiunto il massimo due anni fa”. Ciò è coerente con le scoperte di geologi rispettabili come il dott. Colin Campbell, principale esperto nell’esaurimento del petrolio, che ha predetto alla fine degli anni ‘90 che la produzione mondiale di petrolio avrebbe raggiunto il suo massimo agli inizi del 21-esimo secolo. “Siamo arrivati alla fine della prima metà dell’era del petrolio”, ha detto il dottor Campbell, che ha un dottorato in geologia all’Università di Oxford e possiede più di quaranta anni di esperienza nell’industria del petrolio. Analogamente, Kenneth Deffeyes, un geologo ed emerito professore dell’Università di Princeton, stima che tale picco si è verificato alla fine dell’anno scorso.

La stessa fonte ha detto che influenti analisti finanziari degli Stati Uniti credono che “un collasso del sistema bancario globale è imminente per il 2008”. Anche se l’avvertimento è coerente con risultati pubblici ottenuti da altri esperti, questa è la prima volta che è stimata una data più precisa. In un’analisi predittiva basata su fonti finanziarie ad alti livelli, lo storico statunitense Gabriel Kolko, emerito professore della Università di York, ha concluso alla fine di luglio che:

“Tutti i fattori che provocano i crash, quali le eccessive inversioni nella borsa del denaro in prestito, la crescita dei tassi di interesse,ecc, esistono… Le contraddizioni distruggono ora il sistema finanziario mondiale ed un crescente consenso esiste tra chi lo appoggia e chi, come me, credono che lo status quo sia tendente alla crisi e immorale. Se dobbiamo credere alle istituzioni e alle personalità che sono state all’avanguardia della difesa del capitalismo, e dovremmo farlo, è assolutamente possibile che siamo sull’orlo di crisi molto serie”.

La fonte ha spiegato anche il pericolo rappresentato dal rapido cambiamento climatico. Anche se i calcoli più convenzionali suggeriscono che la catastrofe climatica globale non verrà prima di 30 anni, la fonte commenta che la moltiplicazione di vari “punti cruciali” indica che una serie di devastanti avvenimenti climatici potrebbe “verificarsi entro 10 o 15 anni”. Ancora una volta, ciò è coerente con i risultati di altri esperti, il più recente dei quali è un rapporto di un gruppo di lavoro dell’Istitute for Public Research del Regno Unito, del Center for American Progress in USA e dell’Australia Institute, che nel gennaio dello scorso anno ha affermato che, se la temperatura media mondiale aumenta di “due gradi centigradi sopra la media della temperatura mondiale esistente nel 1750 prima della rivoluzione industriale”, si verificherà una catena irreversibile di disastri climatici. Nel suo rapporto, il gruppo di lavoro dice:

“Le possibilità includono che si arrivi a punti cruciali climatici che portino, per esempio, alla perdita dei ghiacciai continentali dell’Ovest Antartico e della Groenlandia (che, nell’insieme, potrebbero innalzare il livello del mare di 10 metri in pochi secoli), alla chiusura della circolazione termoalina* dell’oceano (e, insieme, con la corrente del golfo) e alla trasformazione dei boschi e dei territori del pianeta da scarico di carbonio a fonte di carbonio”.

La fonte ha anche rivelato che i generali degli USA hanno ripetutamente simulato un eventuale conflitto in Iraq, e coerentemente hanno trovato che le simulazioni hanno predetto “un assoluto disastro nucleare”, dal quale non è possibile stabilire un vincitore con chiarezza. Lo scenario simulato era talmente funesto che i generali hanno informato i funzionari del governo di evitare a tutti i costi una guerra di qule tipo. Comunque, la fonte ha detto che il governo Bush sta ignorando i timori dei militari statunitensi.

In questo contesto sembrerebbe che le divagazioni del maggiore Peters provengano meno da una fiducia combinata nel potere degli USA e più da un senso di crescente disperazione e di inquietudine visto che l’architettura politica, economica ed energetica del sistema globale è sempre più frammentata sotto il peso della sua stessa instabilità. Nonostante l’apparente oscurità della situazione, comunque, esiste chiaramente un essenziale dissenso sull’attuale traiettoria della politica statunitense e occidentale ai più alti livelli del potere. La fonte ha evidenziato che “l’umanità è sull’orlo di un precipizio, quindi semplicemente o cadiamo oppure ci evolviamo. Io non sono sicuro come potrà essere il nuovo essere umano, ma sicuramente dovrà esserci un completo rinnovamento delle idee e dei valori, un nuovo modo di pensare al mondo che rispetti la vita e la natura”.

* Per circolazione termoalina si intende la circolazione globale oceanica causata dalla variazione di densità delle masse d’acqua.

Versione originale

Nafeez Mosaddeq Ahmed
Fonte: http://nafeez.blogspot.com
Link: http://nafeez.blogspot.com/2006/08/us-army-contemplates-redrawing-middle.html
31.08.2006

Versione spagnola

Fonte: http://www.rebellion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=37401

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PEPE JUDSON

Pubblicato da Truman