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L'ESATTO CONTRARIO DEL DIRITTO

DI MASSIMO FINI

I primi rinvii a giudizio di
gerarchi del partito
Baath da parte del Tribunale
speciale iracheno,
messo in piedi per giudicare
i “crimini di guerra” e i “crimini
contro l’umanità” di
Saddam Hussein e dei suoi
accoliti, hanno provocato,
come ritorsione della guerriglia,
l’assassino di Barwiz
Mahmoud al Merwani (nella foto), giudice
di quel Tribunale. Non
sarà il primo delitto di questo
genere che spargerà
altro sangue in Iraq, inutilmente.
Inutilmente, poiché questi
Tribunali speciali dove i vincitori
giudicano i vinti, come
fu Norimberga che ne rappresenta
il prototipo, sono
privi di qualsiasi legittimità
giuridica. Perché fanno
coincidere il diritto con la
forza, la forza del vincitore.
Il che è l’esatto contrario del
diritto. Le sentenze di condanna
sono già scritte. E
non potrebbe essere diversamente
perché un’assoluzione
avrebbe l’effetto boomerang,
altrettanto aberrante, di
legittimare giuridicamente i
crimini
di Saddam Hussein e
dei suoi.Il fatto è che semplicemente,
quei crimini non possono
essere giudicati in un tribunale,
ma solo in sede politica
e storica. Gli aberranti
processi tipo Norimberga
sono un parto degli americani
e della loro presunzione
di essere moralmente i
migliori e quindi in diritto di
giudicare gli altri, mentre
nessuno può permettersi di
giudicar loro, tanto che gli
Stati Uniti non hanno firmato
gli accordi per la Corte
penale internazionale
pretendendo che ad essa
fossero sottratti i propri soldati
e i loro responsabili
militari e politici.
Nell’editoriale di prima
pagina del Corriere della
Sera di giovedì 3 marzo il
pio Gianni Riotta nega che
il Tribunale speciale di Bagdad
sia il Tribunale dei vincitori
e scrive: “A giudicare
il dittatore saranno solo iracheni,
gli americani e gli
inglesi si sono limitati a raccogliere
le prove sulle
300.000 vittime del regime,
dai 100 mila curdi sterminati
nella campagna Antal, ai
5000 gasati di Halabya, allo
sterminio dei soldati iraniani
con armi chimiche”.
A questi vanno aggiunti,
anche se Riotta se n’è
dimenticato, le migliaia di
sciiti in rivolta sterminati
da Saddam, anche qui con
l’ausilio di armi chimiche,
dopo la conclusione della
prima guerra del Golfo in
cui gli americani, dopo aver
ucciso, con le loro “bombe
intelligenti” e i “missili chirurgici”,
160 mila civili iracheni,
fra cui 32.195 bambini,
avevano lasciato in vita
e al potere proprio il principale
responsabile della
guerra.

Se il processo di Bagdad
fosse quella cosa seria e giuridicamente
legittima che
non può essere, molti coimputati
dovrebbero sedere
accanto a Saddam. Chi
infatti fornì le armi chimiche
a Saddam Hussein proprio
perché le usasse prima
contro i soldati di Khomeini
e dopo contro i curdi e gli
sciiti in rivolta? Gli americani.
E quindi, a parte, e
oltre, le considerazioni di
fondo sulla legittimità di
simili tribunali, il fatto che
gli americani si siano “limitati
a raccogliere le prove”
contro Saddam e i suoi è
cosa che, se non riguardasse
eventi così tragici, farebbe
sbudellare dalle risa. Si è
mai visto qualcuno raccogliere
prove contro se stesso?
In quanto ai centomila curdi
sterminati da Saddam,
ciò avvenne in perfetto
accordo con la Turchia che,
col dittatore di Bagdad,
aveva stretto un patto leonino
per cui i rispettivi eserciti,
quello turco e quello iracheno,
erano autorizzati a
inseguire e massacrare gli
indipendentisti curdi anche
violando i rispettivi confini.
E la Turchia ha sterminato
curdi quanto e più di Saddam,
non disdegnando il
napalm.

Ma nessun presidente
turco e, ancor meno,
nessun presidente e generale
americano siederà accanto
a Saddam. E allora, pio
Riotta, finiamola con queste
finzioni aberranti dei Tribunali
speciali, che, oltretutto,
son strumenti propri delle
dittature perché i Tribunali,
se sono veramente tali, non
possono essere mai “speciali”.
Salveremo almeno la vita
dei loro giudici, mandati
cinicamente allo sbaraglio
in un Paese dove l’invasione
e l’occupazione americana,
oltre a provocare più di 100
mila morti, ha scatenato la
guerra civile.

Massimo Fini
Fonte: Linea
6.03.05

Segnalato da Arianna Editrice

Pubblicato da Davide