Home / ComeDonChisciotte / L'ERA DELLE CONSEGUENZE

L'ERA DELLE CONSEGUENZE

DI GUY MCPHERSON
TransitionVoice.com

Mentre continuiamo il cammino nella secolare, ma solo recentemente riconosciuta tale, era della distruzione e dell’estinzione, risulta evidente che il modello attuale non funziona.
Enormemente terrorizzati dal castigo individuale per mandare in frantumi la cultura industriale che ci sta facendo ammalare, ammattire e uccidendo, ci aggrappiamo saldamente all’unico sistema che abbiamo mai conosciuto. Pateticamente recalcitranti a considerare cosa si cela dietro la catastrofica macchina industriale, ci teniamo saldamente ad un sistema che ha fallito nel crescere il nostro pianeta, gli esseri umani e le comunità umane.
Ad un certo punto, abbiamo semplicemente perso le tracce dell’importanza delle comunità, umane e non. Lungo il cammino per diventare una nazione multitasking, con Twitter, Facebook, abbiamo abbandonato la possibilità di connetterci in maniera significativa, viscerale, individuale. Se riusciremo a prosperare durante la fase post-carbone, avremo bisogno di creare gruppi di persone che parlano in modo diretto, che guardano negli occhi, che dicono pane al pane e vino al vino, autosufficienti, persone che non hanno paura di chiedere aiuto al vicino e che sono disposti a darne quando il vicino glielo chiede.

Come è stato

So che odiate le storie che iniziano con “quando ero giovane…”. Ma, malgrado tutto, eccola.
Sono cresciuto in una piccola città ai margini dei boschi. A 18 anni avevo visto più risse da bar che film in prima visione. Sapevo che quando un tizio guida verso casa dopo essere stato picchiato in una rissa da bar e l’uomo che lo ha fatto è finito in un fosso perché guidava ubriaco tornando anche lui a casa, il tizio malmenato non ha altra scelta che fermarsi e aiutare quello che lo ha assalito. Se non lo fa, e la cosa viene fuori, è meglio che guidi fino allo Stato successivo piuttosto che farsi vedere in giro. Aiutare i vicini in difficoltà non era facoltativo. La comunità arretrata della mia giovinezza era un inutile ammasso di sterco. Ma per me e i miei vicini era il nostro inutile ammasso di sterco e per un estraneo che avesse minacciato la gente nella nostra città sarebbe stato meno pericoloso nuotare in una vasca di piranhas.

Le persone che vivevano in quella città, compresi quelli che sono i miei attuali vicini, sono gente con i piedi per terra, che si preoccupa della loro comunità.
In un’ottica diametralmente opposta, basta vedere le periferie attuali. La nostra autoproclamata indipendenza è uno scherzo di cattivo gusto reso possibile da energia a basso costo. Come ci lasciamo dietro la scia questa energia, diventa sempre più chiaro che lo scherzo ci sovrasta.

Viva convivium

Come sottolinea Dimitri Orlov con il suo spirito brillante, le comunità nascono biologicamente. Nonostante gli sforzi multimilionari di innumerevoli scienziati nel Biosphere II, per esempio, l’insieme risultante delle comunità non è che una pallida e patetica imitazione degli ecosistemi presenti in natura che esse sono destinate a replicare.
Come per le comunità ecologiche, conosciamo poco delle comunità umane e di ciò che le fa “funzionare”. Tuttavia riempiamo libri interi su entrambe.

Sebbene le comunità si auto-organizzino, siamo in grado di farle sviluppare e quindi di influenzare la composizione delle specie. Possiamo piantare alberi e togliere le erbacce. Possiamo aggiungere acqua e compost. In effetti noi facciamo tutte queste cose e chiamiamo il risultato “giardino”. E’ una questione di scala. Sono un appassionato fan dei giardini, per ragioni che vanno dal cibo sano alla psiche sana, però detesto le fattorie. I primi caratterizzano l’Eden, le ultime la civiltà.
Come con le comunità ecologiche, penso che possiamo e dobbiamo “allevare” le nostre comunità umane, riconoscendo ed incoraggiando gli elementi positivi ed estirpando quelli negativi. Potremmo anche non essere in grado di costruire comunità, ma possiamo lavorare con quelle che abbiamo per il miglioramento di individui che contribuiscono al bene comune.
E, come con le comunità ecologiche, la nostra abilità nel crescere le comunità umane può variare. Ogni comunità è un unicum e richiede un insieme unico di approcci.

Location, location, location

L’ubicazione è di vitale importanza.

Provate a dar vita a comunità nel deserto suburbano che caratterizza la maggior parte delle città americane e andrete volontariamente a sbattere contro le orribili onnivore fauci della civiltà. Se la parte maggiormente visibile di ogni casa è il garage, buona fortuna quando organizzerete il vicinato per realizzare giardini per la comunità, alimentati ad acqua piovana e compost. Se funziona nel breve periodo, siate sicuri di tenere sotto controllo tutti gli impreparati, i furbetti auto-indulgenti di cui avrete bisogno per nutrirli e bagnarli nel lungo periodo. Se funziona a lungo termine, sarà solo perché la comunità avrà smesso di succhiare materiale vitale dalla campagna circostante. In altre parole funzionerà perché la città cessa di essere una città.

La comunità inizia a casa.

Se trovate qualcuno disposto ad accogliervi, propongo di mettere in comune le risorse. Data la crescente povertà in una nazione dipendente dai mercati azionari, questo concetto culturale – che va contro l’ideale americano di “indipendenza” – inizia ad acquisire molto senso. Ho il sospetto che vedremo molta più collaborazione e meno egoismo e competizione individuale nei prossimi anni.

Tagliare legna, trasportare acqua

Dopo aver stabilito un punto d’appoggio a domicilio, il resto riguarda buon senso e poco altro. Dopo tutto non è un intervento chirurgico, questo. Assicuratevi di essere in grado di trovare una nicchia. Fornite un servizio o una serie di servizi, parte integrante della vita dei vostri vicini. Cosa fanno?
Bevono acqua. Perciò trovate un modo di estrarre, purificare ed erogare l’acqua quando il servizio municipale non è più disponibile.

Mangiano. Per cui trovate un sistema per produrre cibo salutare ad una scala più piccola di quella di un grande supermercato. Allevate polli, anatre e capre. Fate lo yogurt, il burro e il formaggio. E poi sviluppate un metodo per preparare il cibo facendo a meno dei combustibili fossili. Considerate graticci, forni solari e legna da ardere.
Portano vestiti. Perciò fate scorta di aghi e filo forte da cucire e vendete le vostre abilità di sarto o di rammendatore.
Dormono. Quindi riforniteli di coperte. O, se ne avete le capacità e competenze, letti ed altri mobili.

Potete avere cura degli animali, compresi quelli da compagnia? Hanno psiche tenere ed organismi che non sono progettati per i rigori a cui saranno soggetti. Hanno bisogno di terapie, come il resto di noi e presto molto di più. Potete averne cura in modo migliore rispetto al modello attuale e potete farlo attraverso lo scambio di doni o il baratto?
Siete medici erboristi? Potete diventarlo?
La gente ha bisogno di riposo dai lavori faticosi. Immaginate cosa potrebbero diventare le vostre vite se non potessimo prendere le nostre ferie annuali, o tanto meno fare il viaggio di una volta nella vita in Europa o ai Caraibi. Sapete raccontare storie o suonare una melodia? Io suggerisco il menestrello itinerante come un’occupazione in grado di produrre notevoli feedback, con vigorosi teatri locali che lavorano con attrezzature ed elettricità minime.

Servono persone istruite ed in alcuni casi bambini istruiti. Se sapete scrivere un trafiletto coerente o siete capaci di lavorare nei dettagli passo passo, sarete richiesti costantemente in un mondo senza calcolatrici tascabili. Se potete insegnare ai bambini a compiere questi miracoli, siete pronti per lanciare la vostra carriera come insegnante in un mondo post-carbone.
Fanno sesso. Non importa la professione più vecchia del mondo: il potenziale per le levatrici e per l’infanzia dovrebbe essere evidente.

Benvenuti nell’era delle conseguenze

Potrei continuare ma il punto dovrebbe essere ben chiaro ormai. Mentre lasciamo l’Età del Diritto Acquisito per entrare nell’Era delle Conseguenze, ognuno dovrebbe portare il proprio contributo alla sua comunità. Coloro che non ne sono capaci non saranno benvenuti.
Se valutate di vivere in un posto particolare, pensate alle comunità dell’età della pietra o, a livello contemporaneo, alle comunità Amish. Il peggior destino possibile per un individuo è di essere evitato, perché significherebbe aprirsi la strada in un vasto mondo sconosciuto. In breve, prosperiamo quando la nostra comunità prospera. Soffriamo quando la nostra comunità soffre.

So di certo che sto scordando molte cose. Ma ognuno può dare il suo contributo, perciò aiutatemi. Quali competenze dovremmo acquisire in previsione di una contrazione dell’economia e poi di un espansione del mondo? Quali altri servizi possiamo offrire entro i limiti di un piccolo pezzo di terra e di poco denaro?

E voi? Come vi state preparando per una vita al servizio nella prossima Era delle Conseguenze?

Guy McPherson è docente emerito di Ambiente e Risorse Naturali all’Università dell’Arizona, dove ha insegnato e condotto ricerche per 20 anni. Ha scritto oltre 100 articoli, dieci libri, il più recente dei quali è Walk Away From Empire e si è concentrato per molti anni sulla conservazione della diversità biologica. Vive in una casa off-grid in cui pratica la coltivazione biologica dell’orto e l’allevamento di piccoli animali per latte e uova e lavora con gli altri membri della sua comunità rurale.

Fonte: http://transitionvoice.com
Link: http://transitionvoice.com/2012/06/the-age-of-consequences/
12.06.2012

Traduzione a cura di MICIOGA per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Truman

  • Tonguessy

    “catastrofica macchina industriale”? L’autore è evidentemente dell’Arizona. Se fosse del distretto dell’auto nello stato del Michigan noterebbe che a “mandare in frantumi la cultura industriale” non è lo stile di vita Amish, il baratto, l’autosussistenza o cose analoghe ma la voracità di Wall Street. La speculazione finanziaria è riuscita a fare ciò che anni di decrescismo e iniziative analoghe non sono riuscite: deindustrializzare, riducendo le vaste aree di Detroit (ad esempio) in abbandonati slums industriali postmoderni.
    Il vero problema di tutta l’analisi del docente emerito è che per quanto pernicioso il sistema industriale ha garantito salari buoni per (tanti) milioni di lavoratori nel mondo. Deindustrializzare significa trovare una nuova collocazione per quei lavoratori. Oppure accettare l’escalation delle tensioni sociali, con conseguente innalzamento dei conflitti. Mi pare però che il docente emerito non veda nè l’una nè l’altra cosa, ma sostenga un neutrale ritorno all’orticello. Avendolo.

  • AlbertoConti

    “Mentre lasciamo l’Età del Diritto Acquisito ….” Ottima considerazione! Mentre la troika fa strage di diritti primari acquisiti dai popoli apre la strada ale conseguenze: faremo strage dei diritti acquisiti dei ricchi. Mai come ora la grande proprietà privata (tolta ai più) è stata un furto. Legalizzatelo come volete, cari i miei “signori del denaro”, furto è e furto rimane, e sarà proporzionalmente punito. Guai a voi!

  • Mariano6734

    Caro Tonguessy, se tu andassi a rubare tutti i giorni (e rubare bene, non da ladro di polli) ti garantiresti un buon salario e una buona qualitá di vita. Il sistema industriale ha garantito un alta qualitá di vitá perché si é basato sul furto e sul saccheggio indiscriminato.

    Si é rubato dai poveri, dai paesi del terzo mondo, a cui sono state tolte risorse e a cui sono state distrutti i mercati locali. Si é saccheggiato impunemente da questo pianeta, prendendo egoisticamente quello che é utile e profittevole oggi senza curarsi del domani, e soprattutto, senza mai riflettere che il senso del Creato non é quello di fornire prodotti a prezzi conveniente per i nostri crescenti consumi.

    Deindustrializzare significa una trovare una nuova dimensione dell esistenza e il “professore emerito” voleva provare che una dimensione altenrativa al nostro sistema economico puó esistere. Deindustrializzare non significa lasciare disoccupati o trovare altri posti di lavoro a miliardi di lavoratori, ma significa che tali lavoratori svolgeranno altre mansioni grazie a le quali un “posto di lavoro” non sará piú necessario: tutto verrá prodotto localmente. Tutto quello che sará necessario, eliminando il superfluo. L escalation di tensioni sociali vi sará se questo sistema basato sulla schiavitú dei lavoratori e sul saccheggio del pianeta a beneficio di pochi andrá avanti.

  • Mariano6734

    Da tempo oramai certe idee mi rimuginano nella mente. Credo che la via indicata dall autore non sia solo un modo per uscire dai presenti problemi finanziari, ma anche un modo trovare una esistenza piú serena, riscoprendo cose importanti che abbiamo dimenticato: contatto con la natura e senso di comunitá.

    Ció é possibile solo se si riconosce che l’individualismo e l’egoismo, pilastri su cui il presente sistema si regge, non possono che portare l’ infelicitá nostra e il guadagno dei pochi di chi ci comandano. Noi non siamo i dominatori della Natura, ma siamo parte di essa, e in quanto tali siamo mortali. E tempo di smetterla di comportarsi da Demiurghi in miniatura, da caricature di un “Diunculo” che organizza il pianeta a suo modo congeniale. È un ruolo che non é il nostro. Vivremo sereni solo quando vivremo secondo la nostra natura, cioé da mortali.

    A tal fine, io ed alcuni conoscenti abbiamo intenzione di fondare una comunitá basata sui principi indicati dall autore di questo articolo: armonia con la natura, cooperazione, e rispetto della Vita altrui. Cerchiamo gente che sia pronta a rinunciare alle promesse dell egoismo e dellindividualismo (successo, soldi, e nuove macchine scintillanti)
    Chiunque sia interessato mi contatti in privata. grazie.

  • Tonguessy

    Parli come se i decrescisti fossero la più potente lobby del pianeta. Non è così. L’economia planetaria, in tempi antichi consolidata sul minimalismo assoluto dei cacciatori-raccoglitori è poi passata all’agricoltura e pastorizia che per diversi millenni è stata caratterizzata dal surplus alimentare e da società stratificate. Poi è nato il commercio e la classe borghese che maggiormente rappresentava questa attività ha avuto (con alti e bassi) partita vinta nel lungo termine. Con il commercio le discriminazioni delle società stratificate conoscono un impulso senza precedenti: non solo all’interno della società ma specialmente all’esterno (vedo colonialismo).
    Che il colonialismo sia una rapina non ci piove. Ma esiste qualcosa che, oltre a rapinare il terzo mondo più di prima, sta saccheggiando anche il primo, l’opulento Occidente: è il sistema finanziario attuale. A seguito delle politiche finanziarie attualmente in atto tutto l’Occidente è affetto da crisi di deindustrializzazione. Al punto che addirittura la Confindustria accusa la combine politicofinanziaria di “macelleria sociale” (parole di Squinzi).

    Una “dimensione altenrativa al nostro sistema economico puó esistere”, certamente. Ma, chissà com’è sta storia, si parla solo ed esclusivamente di azioni singole, di iniziative individuali. Tornare all’orto, mai prendere i forconi e marciare verso i Palazzi. Questo e null’altro propone il “professore emerito” di quel bel paese che è l’Arizona.
    Ha una qualche opzione per chi (e sono la maggioranza schiacciante) vive in appartamento? Prezzemolo in vaso per scongiurare la schiavitù da lavoro?

  • Mariano6734

    saccheggiare il terzo Mondo é strettamente connesso al saccheccio del “nostro” Mondo. Non puoi fare del male ad altri senza che il male si ripercuota su di te.