LE ULTIME SUL CROLLO DEL DOLLARO: OBAMA VUOL ESSERE PAGATO IN EURO !”

DI MIKE WHITNEY
globalresearch.ca

Il “dibattito sul dollaro” su internet è stato feroce ed emotivamente intenso, ma purtroppo senza logica. Opporsi ai sostenitori della teoria che “il dollaro crollerà” è come discutere sul diritto di scelta della donna di fronte ad una folla di gente che agita i pugni raggruppatasi fuori da una clinica abortiva. I risultati sono egualmente deludenti. Dire che “è stata presa una decisione e la questione è sistemata” è dire poco. Per molti, la transizione del dollaro da valuta di riserva mondiale a Deutschemark dell’era di Wiemar non è un “se”, ma solo una questione di “quando”. Un lettore ha riassunto così la sfiducia riservata a chiunque osi sfidare il dogma prevalente:

“Mike … Il tuo articolo del 19 ottobre 2009 intitolato “Il dollaro NON crollerà” ha fatto sentire disturbati e disgustati tutti noi in questa parte del mondo che rispettavamo le tue vedute e le tue opinioni… Poi il mio amico mi ha spiegato e mi ha ricordato che “già dal tempo del comportamento falso e premuroso di Chaim Weizmann nei confronti dei politici, dei media e dei giornalisti, la potente lobby sionista aveva perfezionato l’arte della finzione e della distorsione dei fatti”.


Ah, okay. Quindi adesso opporsi alla teoria dominante non solo prova che sei uno stupido, ma anche che sei uno strumento della “lobby sionista”?

È per questo che gli scrittori in difficoltà tengono sempre il frigo pieno di birra.

Nessuno può negare che il dollaro POTREBBE crollare, né che ha di fronte forti venti contrari negli anni a venire per l’accumularsi dei deficit fiscali. Ma non agitiamoci troppo. I deficit del Giappone sono il doppio del PIL e le rendite delle obbligazioni si muovono ancora sotto il 2 per cento. In altre parole, i Giapponesi stanno lottando contro la deflazione, così nessuno è particolarmente preoccupato per l’inflazione. È così che deve essere. Negli USA, i deficit sono un misero 12 per cento del PIL e la gente si sta già arrabbiando. Anche se i deficit salissero oltre il 100 per cento ($14 trilioni di dollari) è improbabile che ciò farebbe crollare il dollaro. Ma — d’altra parte — se il governo smettesse all’improvviso di spendere denaro accumulando enormi deficit; la disoccupazione andrà alle stelle, le banche e le aziende diventeranno inadempienti, le ipoteche aumenteranno e l’economia cadrà in una grave fase di recessione. Il mito che “non si può risolvere un problema di debiti senza creare altri debiti” è pura idiozia. Va bene per quelli che vogliono far quadrare un bilancio a tutti i costi, senza pensare ai suoi effetti sui lavoratori. L’obiettivo dovrebbe essere di rimettere in piedi l’economia e di preoccuparsi del debito dopo.

Ecco come Paul Krugman spiega perché la Federal Reserve stia ingegnerizzando un dollaro più debole:

“Sebbene ci siano state molte previsioni rovinose sulla caduta del dollaro, un tale declino è effettivamente sia naturale che desiderabile. L’America ha bisogno di un dollaro più debole per contribuire a ridurre il suo deficit della bilancia commerciale, e ottiene questo dollaro più debole mentre gli investitori nervosi, che si sono accalcati nella presunta sicurezza del debito USA durante il picco della crisi, hanno iniziato ad investire il loro denaro altrove.

Ma la Cina ha mantenuto la sua valuta ancorata al dollaro — il che vuol dire che un paese con un enorme surplus della bilancia commerciale ed un’economia in rapido recupero, un paese la cui valuta dovrebbe crescere di valore, sta al contrario ingegnerizzando a tutti gli effetti una grande svalutazione.

E questa è una cosa particolarmente brutta da fare in un momento in cui l’economia mondiale rimane profondamente depressa a causa di una domanda complessivamente non adeguata”. (Paul Krugman, “The Chinese Disconnect” New York Times)

Allora, se la Cina è così preoccupata per i suoi enormi investimenti in dollari (come tutti sembrano pensare), perché non lasciano crescere la loro valuta in modo che cali il dollaro? Il motivo è che sono più interessati a sostenere la domanda piuttosto che essere preoccupati per i problemi del dollaro. Stanno dimostrando che hanno più fiducia nel dollaro della maggior parte degli Americani.

È vero che il dollaro è sceso del 15 per cento dall’estate scorsa, e allora? Vuol dire solo che la gente è meno spaventata adesso di quanto lo fosse dopo il crollo della Lehman Brothers. Ecco un estratto dell’Economist che spiega tutto:

“La spiegazione più semplice per il declino della valuta è basata sull’avversione per il rischio. Nei giorni in cui cadono gli assett rischiosi, il dollaro tende a salire. Quando salgono gli assett rischiosi, cade il dollaro. Il dollaro è sceso piuttosto costantemente a partire da marzo, un periodo che ha visto i mercati azionari avere una ripresa fenomenale. Gli investitori americani nazionali potrebbero aver guidato questa relazione, riportando a casa i fondi nel 2008 quando erano agitati sullo stato dei mercati finanziari e rispedendo il denaro di nuovo all’estero l’estate scorsa a causa della percezione che l’economia globale si stesse riprendendo”. (“Down with the Dollar” The Economist, Oct 2009)

Con il passare del tempo, la relazione tra le azioni e il dollaro cambierà, ma per il momento la regola è sempre valida.

Allora perché è così importante questo dibattito sul dollaro?

Perché la maggior parte delle persone crede che il vero problema siano i deficit, e non l’economia.
Questo è del tutto errato, e crea un’opposizione politica al maggior stimolo di cui abbiamo bisogno. Datene la colpa ai media per aver convinto le persone che ci stiamo riprendendo e che i “germogli verdi” stanno nascendo dappertutto. È pura finzione. Il paese potrebbe ancora finire in una depressione quando si dissiperà lo stimolo. E si sta dissipando molto rapidamente. (Gli effetti dello stimolo raggiungeranno il picco nel terzo trimestre)

Il credito al consumo si sta contraendo ad un tasso anno dopo anno del 5 per cento. I bilanci delle famiglie sono a pezzi, aumenta il risparmio, diminuisce la spesa, e la disoccupazione va per il 10 per cento. Un numero record di ipoteche, delinquenze, bancarotte ed inadempienze sta risucchiando il credito dal sistema, rendendo più difficile per la Federal Reserve di mantenere a galla l’economia. Se la Federal Reserve interrompe il flusso sanguigno di stimolo monetario, il paziente va in coma profondo.

Ecco un possibile scenario di ciò che potrebbe aver luogo nei prossimi mesi:

Anche se i segni di una grave deflazione sono visibili dappertuto, gli investitori mandano in corto circuito il dollaro, che scende a $1,60 sull’euro. Questo aumenta il malcontento pubblico che fa scatenare una tempesta su Capital Hill. Il Congresso costringe la Federal Reserve ad interrompere il suo programma di alleviamento quantitativo, (QE), (che ha già pompato oltre $1 trilione di dollari nei titoli del tesoro americano e nei titoli “appoggiati” su ipoteche e i tassi d’interesse a lungo termine si fermano improvvisamente. Questo esercita una pressione negativa sul mercato immobiliare e la crisi si fa più profonda. Vengono persi più posti di lavoro, sempre più banche e istituzioni finanziarie diventano inadempienti, aziende assolutamente sicure non possono differire il pagamento dei loro debiti e chiudono i battenti, calano i prezzi ovunque, il mercato azionario tocca nuovamente i minimi di marzo e l’economia finisce con lo stagnare.

Pensate che non possa succedere?

Il problema di Bernanke, è che tutti gli strumenti a sua disposizione sono inappropriati. È come fare un’operazione ai reni con una mannaia. Far scendere i tassi di interesse e stampare banconote può allontanare la deflazione, ma fa anche salire le azioni più in alto di quanto veramente voglia chiunque. Questo lascia i commercianti in panchina, in attesa di una correzione del mercato prima che vi rientrino. Lo stesso vale per il dollaro. Certo, Bernanke vuole un dollaro a buon mercato per spingere le esportazioni e ridurre i debiti delle famiglie, ma quando il dollaro crolla a $1,60 sull’euro, allora si arriva al dunque e il malcontento pubblico lo costringe a cambiare direzione. Se il dollaro scende oltre, la Federal Reserve dovrà chiudere del tutto le macchine stampabanconote e rimanere a guardare mentre la barca va a picco. Il problema è più politico che economico.

I fautori delle politiche degli USA dovrebbero lasciar perdere queste sciocchezze sul dollaro e darsi da fare per quanto riguarda il problema di base: la mancanza della domanda. Questo vuol dire che l’obiettivo dovrebbe essere sull’aumento dei salari e dell’occupazione. Se questo vuol dire stampare un altro paio di trilioni, fatelo! Far tornare le persone al lavoro e pagarle decentemente dovrebbe essere il compito numero uno.

Mike Whitney
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15808
25.10.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

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