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LE ULTIME SUL CROLLO DEL DOLLARO: OBAMA VUOL ESSERE PAGATO IN EURO !”

DI MIKE WHITNEY
globalresearch.ca

Il “dibattito sul dollaro” su internet è stato feroce ed emotivamente intenso, ma purtroppo senza logica. Opporsi ai sostenitori della teoria che “il dollaro crollerà” è come discutere sul diritto di scelta della donna di fronte ad una folla di gente che agita i pugni raggruppatasi fuori da una clinica abortiva. I risultati sono egualmente deludenti. Dire che “è stata presa una decisione e la questione è sistemata” è dire poco. Per molti, la transizione del dollaro da valuta di riserva mondiale a Deutschemark dell’era di Wiemar non è un “se”, ma solo una questione di “quando”. Un lettore ha riassunto così la sfiducia riservata a chiunque osi sfidare il dogma prevalente:

“Mike … Il tuo articolo del 19 ottobre 2009 intitolato “Il dollaro NON crollerà” ha fatto sentire disturbati e disgustati tutti noi in questa parte del mondo che rispettavamo le tue vedute e le tue opinioni… Poi il mio amico mi ha spiegato e mi ha ricordato che “già dal tempo del comportamento falso e premuroso di Chaim Weizmann nei confronti dei politici, dei media e dei giornalisti, la potente lobby sionista aveva perfezionato l’arte della finzione e della distorsione dei fatti”.


Ah, okay. Quindi adesso opporsi alla teoria dominante non solo prova che sei uno stupido, ma anche che sei uno strumento della “lobby sionista”?

È per questo che gli scrittori in difficoltà tengono sempre il frigo pieno di birra.

Nessuno può negare che il dollaro POTREBBE crollare, né che ha di fronte forti venti contrari negli anni a venire per l’accumularsi dei deficit fiscali. Ma non agitiamoci troppo. I deficit del Giappone sono il doppio del PIL e le rendite delle obbligazioni si muovono ancora sotto il 2 per cento. In altre parole, i Giapponesi stanno lottando contro la deflazione, così nessuno è particolarmente preoccupato per l’inflazione. È così che deve essere. Negli USA, i deficit sono un misero 12 per cento del PIL e la gente si sta già arrabbiando. Anche se i deficit salissero oltre il 100 per cento ($14 trilioni di dollari) è improbabile che ciò farebbe crollare il dollaro. Ma — d’altra parte — se il governo smettesse all’improvviso di spendere denaro accumulando enormi deficit; la disoccupazione andrà alle stelle, le banche e le aziende diventeranno inadempienti, le ipoteche aumenteranno e l’economia cadrà in una grave fase di recessione. Il mito che “non si può risolvere un problema di debiti senza creare altri debiti” è pura idiozia. Va bene per quelli che vogliono far quadrare un bilancio a tutti i costi, senza pensare ai suoi effetti sui lavoratori. L’obiettivo dovrebbe essere di rimettere in piedi l’economia e di preoccuparsi del debito dopo.

Ecco come Paul Krugman spiega perché la Federal Reserve stia ingegnerizzando un dollaro più debole:

“Sebbene ci siano state molte previsioni rovinose sulla caduta del dollaro, un tale declino è effettivamente sia naturale che desiderabile. L’America ha bisogno di un dollaro più debole per contribuire a ridurre il suo deficit della bilancia commerciale, e ottiene questo dollaro più debole mentre gli investitori nervosi, che si sono accalcati nella presunta sicurezza del debito USA durante il picco della crisi, hanno iniziato ad investire il loro denaro altrove.

Ma la Cina ha mantenuto la sua valuta ancorata al dollaro — il che vuol dire che un paese con un enorme surplus della bilancia commerciale ed un’economia in rapido recupero, un paese la cui valuta dovrebbe crescere di valore, sta al contrario ingegnerizzando a tutti gli effetti una grande svalutazione.

E questa è una cosa particolarmente brutta da fare in un momento in cui l’economia mondiale rimane profondamente depressa a causa di una domanda complessivamente non adeguata”. (Paul Krugman, “The Chinese Disconnect” New York Times)

Allora, se la Cina è così preoccupata per i suoi enormi investimenti in dollari (come tutti sembrano pensare), perché non lasciano crescere la loro valuta in modo che cali il dollaro? Il motivo è che sono più interessati a sostenere la domanda piuttosto che essere preoccupati per i problemi del dollaro. Stanno dimostrando che hanno più fiducia nel dollaro della maggior parte degli Americani.

È vero che il dollaro è sceso del 15 per cento dall’estate scorsa, e allora? Vuol dire solo che la gente è meno spaventata adesso di quanto lo fosse dopo il crollo della Lehman Brothers. Ecco un estratto dell’Economist che spiega tutto:

“La spiegazione più semplice per il declino della valuta è basata sull’avversione per il rischio. Nei giorni in cui cadono gli assett rischiosi, il dollaro tende a salire. Quando salgono gli assett rischiosi, cade il dollaro. Il dollaro è sceso piuttosto costantemente a partire da marzo, un periodo che ha visto i mercati azionari avere una ripresa fenomenale. Gli investitori americani nazionali potrebbero aver guidato questa relazione, riportando a casa i fondi nel 2008 quando erano agitati sullo stato dei mercati finanziari e rispedendo il denaro di nuovo all’estero l’estate scorsa a causa della percezione che l’economia globale si stesse riprendendo”. (“Down with the Dollar” The Economist, Oct 2009)

Con il passare del tempo, la relazione tra le azioni e il dollaro cambierà, ma per il momento la regola è sempre valida.

Allora perché è così importante questo dibattito sul dollaro?

Perché la maggior parte delle persone crede che il vero problema siano i deficit, e non l’economia.
Questo è del tutto errato, e crea un’opposizione politica al maggior stimolo di cui abbiamo bisogno. Datene la colpa ai media per aver convinto le persone che ci stiamo riprendendo e che i “germogli verdi” stanno nascendo dappertutto. È pura finzione. Il paese potrebbe ancora finire in una depressione quando si dissiperà lo stimolo. E si sta dissipando molto rapidamente. (Gli effetti dello stimolo raggiungeranno il picco nel terzo trimestre)

Il credito al consumo si sta contraendo ad un tasso anno dopo anno del 5 per cento. I bilanci delle famiglie sono a pezzi, aumenta il risparmio, diminuisce la spesa, e la disoccupazione va per il 10 per cento. Un numero record di ipoteche, delinquenze, bancarotte ed inadempienze sta risucchiando il credito dal sistema, rendendo più difficile per la Federal Reserve di mantenere a galla l’economia. Se la Federal Reserve interrompe il flusso sanguigno di stimolo monetario, il paziente va in coma profondo.

Ecco un possibile scenario di ciò che potrebbe aver luogo nei prossimi mesi:

Anche se i segni di una grave deflazione sono visibili dappertuto, gli investitori mandano in corto circuito il dollaro, che scende a $1,60 sull’euro. Questo aumenta il malcontento pubblico che fa scatenare una tempesta su Capital Hill. Il Congresso costringe la Federal Reserve ad interrompere il suo programma di alleviamento quantitativo, (QE), (che ha già pompato oltre $1 trilione di dollari nei titoli del tesoro americano e nei titoli “appoggiati” su ipoteche e i tassi d’interesse a lungo termine si fermano improvvisamente. Questo esercita una pressione negativa sul mercato immobiliare e la crisi si fa più profonda. Vengono persi più posti di lavoro, sempre più banche e istituzioni finanziarie diventano inadempienti, aziende assolutamente sicure non possono differire il pagamento dei loro debiti e chiudono i battenti, calano i prezzi ovunque, il mercato azionario tocca nuovamente i minimi di marzo e l’economia finisce con lo stagnare.

Pensate che non possa succedere?

Il problema di Bernanke, è che tutti gli strumenti a sua disposizione sono inappropriati. È come fare un’operazione ai reni con una mannaia. Far scendere i tassi di interesse e stampare banconote può allontanare la deflazione, ma fa anche salire le azioni più in alto di quanto veramente voglia chiunque. Questo lascia i commercianti in panchina, in attesa di una correzione del mercato prima che vi rientrino. Lo stesso vale per il dollaro. Certo, Bernanke vuole un dollaro a buon mercato per spingere le esportazioni e ridurre i debiti delle famiglie, ma quando il dollaro crolla a $1,60 sull’euro, allora si arriva al dunque e il malcontento pubblico lo costringe a cambiare direzione. Se il dollaro scende oltre, la Federal Reserve dovrà chiudere del tutto le macchine stampabanconote e rimanere a guardare mentre la barca va a picco. Il problema è più politico che economico.

I fautori delle politiche degli USA dovrebbero lasciar perdere queste sciocchezze sul dollaro e darsi da fare per quanto riguarda il problema di base: la mancanza della domanda. Questo vuol dire che l’obiettivo dovrebbe essere sull’aumento dei salari e dell’occupazione. Se questo vuol dire stampare un altro paio di trilioni, fatelo! Far tornare le persone al lavoro e pagarle decentemente dovrebbe essere il compito numero uno.

Mike Whitney
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15808
25.10.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Pubblicato da Davide

  • KATANGA

    …a meno che.. tirino fuori (o facciano scendere eh,eh) l’astr…ops,l’asso nella manica e ciulano tutti!!!!

  • myone

    Io non so se vi rendete conto che e’ da una vita, da quando e’ cominciato il sistema che abbiamo ora, vale a dire se volete un secolo fa, non ha fatto altro che vivere sul complicato e sull’ iniquo e sul speculato sempre di piu’, a tal punto, che non ha fine. Un debito non ha limite, e su questo debito, chi gestisce il tutto, in ogni punto del mondo che ha governi che contano, con la destrezza, rimangono a galla, e si misurano sempre su leggi e modi a quanto basta, perche’ tutto galleggi. Nel mentre, c’e’ e rimane sempre qualcuno di piu’, come puo’ essere usa isra e russia, con i suoi affigliati, ma come le cose rimangono da sempre nel non conteggio che non torna mai, cosi continueranno nell’ assurdo dell’ inverosimile, rimanendo sempre come un equilibrio acconsentito, sul deficit che fa attivo ugugale, dove hai voglia di limarci su per volerlo inquadrare. La vera limatura, sono le attivita’ e le persone, che uscendo da questi atriti, perdono in potere e in benessere. Ma anche questo e’ una liberazione, dove il non supportare, e’ un problema in meno, e sopratutto materia per le opposizioni di tutto il mondo, dove rimangono opposizioni, dove non sanno trovare soluzioni, e dove, nel momento che montano in groppa alsistema, o si adeguano, o mandano in rovina il tutto, piu’ di quello che fa’ il sistema stesso incriminato.

    Loro, sono come il dottore dei pacchi; giocano fuori gioco. Te rimani a poi vai, e sotto un altro, ma i danari ci sono sempre da dare, o da non prendere, perche’ il gioco e’ nel gioco, ma sia il rimpinguimento del gioco stesso finalizzato ad avere l’ ammontare per giocare, sia il dare, che l’ attivo per giostrare, rimane abbondante lo stesso, e il banco non perde mai. E’ come la roulette. Come il superenalotto, la tris, il totocalcio, l’ otto, il life, il fisco, non andranno mai in bancarotta, e non sbancheranno mai. Loro , il gioco, l’ hanno gia’ impostato da fuori, sei te che da dentro … sembra che cada, che cambi, che migliori, che sparisca. Nel mentre, sanno gia’ come farti muovere, perche’ a ogni passaggio, ricavano e determinano i modi, perche’ tutto funzioni sempre, anche oltre le apparenze.

    Te, puoi solo fare una rivoluzione, tolgiere le chiavi dei rubinetti di mano dei pochi che contano, ma loro hanno i diritti di preservarsi, con la legge, il potere, la forza, e lo stato di diritto. Sono pochi che comandano, e per loro, te sei in funzione del loro tornaconto, e loro, sono intasati nelle loro menti dei tornaconti, fatti di poteri, interessi, e tanto altro. Minimo, ci vorrebbe una conversione di loro, per poter andare bene tutti, almeno al punto di poter vivere sereni, senza frenesia in tutto, e sempre sul filo del rasoio. Ovvio che cosi, i soliti ritagli effetto secondario, come crisi, poverta’, guerre, non sono altro che un normale andare della vita, come lo puo’ essere un terremoto, o una morte naturale.

    Quando usciranno loro e nella misura che no gente comune, riusciremmo a farli uscire da quesa allucinazione, si potra’ vedere e fare qualcosa di nuovo, ma non e’ accettato, che il nuovo o riparatore, sia in funzione di una conversione, e’ solamente in funzione del bicchiere d’ acqua che dai nel deserto a chi deve lavorare per farlo esistere, affinche’ funzioni al tuo di lavoro, che e’ quello dei tuoi tornaconti.

    Quando tutto questo e’ globalizzato e disperso nei vincoli mondiali del tutto, e’ pure incotrollabile, nel farlo esistere con un certo criterio, perche’ l’ unico criterio, e’ muoversi che non perdiamo il treno, giorno dopo giorno, e con questa ottica, non c’e’ tempo per nulla, se non per di volta in volta, porre rimedi sempre tendenziosi, e su vecchie falle e distorsioni del tutto.

    Se qualcosa cambiera’ o sparira’, sara’ solamente quella fetta di gente in piu’ che rompe i colgioni, o che rompe i conti troppo in rosso, dove il trovare terreni liberi, non fara’ altro che arieggiare melgio il solito da farsi.

    In un condominio, quando lasci lineri i cani, diventa tutta una cagnara, e nemmeno nelle cose minime intelligenti semplici, nemmeno il propio io trova giustizia o linearita’. Figuriamoci l’ insieme. L’ unica cosa vera che rimarrebbe, e’ l’ eliminazione di tutti e di tutto, e cosi, rimanendo soli, la apce fara’ riflettere tutta al luce che vuoi, per stare tranquilli, mangiare un tozzo di pane e bere se si ha sete.
    Cosi, anziche’ vivere sempre nel complesso tesionattivo del tutto, ogniuno guardasse se stesso e rimanesse nel vivere, come base a casa sua, nella comprensione e nel modo giusto, tutto si risolverebbe di base, nell’ intelligenza e nella tranquillita’. E’ per questo che tanti casini e influenze nefaste, popolano il mondo. Nessuno e’ capace di rimanere a casa sua e a sistemare le sue cose. E a casa sua, nessuno e’ capace di otimizzare il suo condominio, fatto gia’ di tanta gente, posti, lavori, regole, e vita, che e’ disgregata, frammentata, dispersiva, incasinata, irreale, confusa, ingiusta.
    Ogni territorio dovrebbe essere uno stato a se’. Tutti ci vivono, tutti partecipano, e tutti predispongono per quello che serve. Punto e basta. Nessuna regola, se non la regola del giusto e del tutto per tutti e tutti uguali, mettendo quello che serve per farlo funzionare.

    Ma cosi nessuno lo concepisce. E di fatto, c’e’ un marasma interno dove destabilizza e rovina il tutto, fatto di problemi e squilibri, fatto di cose da risolvere lasciate nel tempo, e un sistema fuori, che salvaguardia se stesso, e dove la vita delgi altri, non e’ altro che un otimizzare, nel non otimizzato delgi altri, il loro stare pensare fare, che e’ sempre il peggio che ci sia, perche’ nemmeno loro ne escono, se non continuano nel loro difetto, unica risorsa che rende e che conoscono.

    Hai voglia te, di far termometro e misurare la temperatua tua con la temperatura che ti provocano loro o il sistema stesso. Farai tempo a morire arrostito prima di pensare di illuderti che sia una cosa o un’ altra.

    Le cose continueranno cosi. Sempre di piu’. E quando ci sara’ da tolgiere il male, saranno le persone ad essere tolte dai conti. Cosi hanno votato le masse, ingnorantemente, ma con l’ illusione che chi delegano, siano i portatori del bene, giusto, equo, semplice, minimo, ma non e’ cosi.

    Pero’ vedo che, che chi ha potere tramite elezione di far si che sia cosi a loro danno, non e’ capace di trovare in seno a se’ stessi, pur avendone coscenza e sapendo, e pur avendo pure persone che sanno e possono fare di meglio, se non di piu’ ancora e nel verso che tutti nell’ animo loro sperano, non hanno nessuno su cui puntare, eleggere, credere, sperare, e sopratutto, vedere un mondo migliore, dove sapendolo, vivrebbero pure peggio di ora, ma con la aoddisfazione di essere per una causa, che e’ portatrice di buone notizie, di consapevolezza, di giustizia. Invece, non solo di deve per forza eleggere il peggio, ma si deve pure aspettare il peggio ancora. E’ un po’ un tunnel voluto, fognario, quando fuori spazzia ben altro, ma dove nessuno vuole andarci, ne proporsi, ne urlarlo.

    A volte proponi anche una sola discussione, o tema; senti dire ; e che ci possiamo fare. Lavorare bisogna, mangiare pure, e che ci vadi cosi, perche’ al peggio non c’e’ fine. Alla fine, rieleggere ancora un modo di vivere cosi, e di pensare cosi, viene legittimo, e’ assicurativo, e non c’e’ di meglio. Anzi, il criticarlo, fa parte del gioco, dove trovando sfogo, eleggi il pirla di turno che ti promette di meglio, e cosi il gioco continua.

  • duca

    Il problema non è tanto il deficit o l’economia ferma, quanto il fatto che si continua a pompare denaro in un’economia ferma, indipendentemente dal fatto che questo generi o meno deficit.
    Io credo che alla fine della fiera il problema prossimo venturo sia generato dal fatto che le banche, per diluire svalutare i titoli tossici che avevano in pancia, sono state sottoposte ad un waterborading finanziario e sono state imbottite di soldi stampati a fronte di nulla (o, stando ai signoraggisti, a fronte di debito della comunità verso la FED) in ogni caso carta straccia che serve solo a diluire il valore nominale degli asset tossici (se 1 è il valore degli asset e X è il totale di denaro nelle sue varie forme detenuto dal sistema finanziario, la quota di valore degli assetts è 1/X, il TARP serve solo ad ingrandire abbastanza X da fare in modo che 1 diventi insignificante). Se, in prima approssimazione, il ragionamento sopra è corretto, la magnitudo di questi “asset tossici” deve essere veramente spaventosa se tutta questa carta pompata a forza dentro la voragine ancora non esce dall’altra parte sotto forma di finanziamenti all’economia reale, ed è questo che dovrebbe impensierire molto chi ancora crede nella tenuta del sistema basato sul dollaro perchè queste banche gonfie di carta come delle zecche piene di sangue, prima o poi scoppierano come dei palloncini pieni di acqua e allora sarà una Weimar mondiale. Certo non è detto che debba andare così: si potrebbe provare a governare il deflusso verso l’economia reale, ma dubito che i chicago cow-boys siano in grado di governare un simile processo e anzi mi sembra che stiano usando i soldi ricevuti per continuare a giocare al monopoli finanziario preparando nuove bolle. Concordo sull’ultima parte dell’articolo: aumento dei salari e dell’occupazione, ma è chiaro che per Bernake il problema non è quello, altrimenti lo stato si sarebbe fatto garante dei mutui dei singoli insolventi invece che pagare i mutui alle banche col quantitative easing e consentendo alle banche anche di espropriare le case (che beffa, lo Stato regala i soldi alle banche a fronte delle insolvenze e IN PIU’ le banche si prendono le case buttando fuori gli insolventi, insomma, come dire che ti pago per prenderti la casa, peraltro già almeno parzialmente pagata dal proprietario moroso). Insomma, l’ottimismo e la sicurezza ostentata dall’autore dell’articolo mi sembrano fuori luogo: chi vivrà, vedrà.

  • maumau1

    che palle questo globalresearch.ca è il .ca che li rende inaffidabili…
    ma come ci hanno rotto le palle per mesi che il dollaro sarebbe crollato e svalutato ed oggi che tutti lo credono,che fanno dicono,no non crollerà,è troppo semplice…

    a me pare che questi vogliono andare sempre controcorrente altrimenti come fanno a porsi come visionari…

    quando nessuno sosteneva che il dollaro sarebbe stato sostituito loro a pompare questa tesi in controtendenza,ora che tutti lo credono,loro di nuovo in controtendenza..cosi’ si fa per emergere dal gregge..

    poi dire che il dollaro viene tenuto basso e non che scende nonostante i tentativi di tenerlo alto per le esportazioni,è ridicolo..
    perchè qualcuno è a conoscenza ancora di merci prodotte dagli USA?

    Ma siamo seri…

    La moneta ,soprattutto quella USA,altro non è che il termometro dell’economia USA,e siccome l’economia USA è in fase terminale ,il dollaro segue…
    ovviamente i tentativi di far finta che l’economia vada benone sono tanti e questo ancora sorregge il dollato…far salire per 6mesi da marzo a settembre il mercato azionario facendo credere alla ripresa è stato solo un trucco solo gli effetti degli stimoli da 2trilioni di dollari immessi..
    anzi è andato proprio al contrario le grosse aziende quotate in borsa andavano bene in borsa,solo perchè licenziavano e si alleggerivano quindi all’occhio dell’investitore si allontana dal pantano che precede il fallimento…
    Quindi alleggerimenti di asset,dipendenti,riduzione al core.business,stimoli del governo,hanno fatto credere alla ripresa..ma nonostante tutto il dollaro è sceso,perchè poi i dati veri macroeconomici(e non i conti truccati di Goldmann sachs) non sono affatto buoni ,anzi pessimi il che ha causato un aumento del debito in un solo anno del 40%
    sebbene basso rispetto al PIL.

    il .ca dimentica intanto che la sua california è ormai fallita e Terminator si sta vendendo pure le scrivanie e ha licenziato migliaia di dipendenti pubblici…e che commette un errore banale se pensa che il debito pubblico rispetto al PIL sia il fattore che decide il fallimento di uno stato..

    Il fallimento o cmq rischi di fallimento lo decide quanto il debito complessivo di stato,carte di credito,mutui,debito di aziende,debito delle banche d’affari…quest’ultimo è il più grande ovviamente e cmq supera di decine di volte il PIL..

    Il motivo per cui ci si allarma dell crescita del debito pubblico è perchè più sale meno è la capacità di coprire eventuali altri crolli di banche…
    perchè ne crolleranno altre..
    perchè ad oggi si è permesso a Jp morgan,Goldamm sachs,etc.. di dare un valore fittizio,diverso da zero che sarebbe il valore reale,ai derivati…
    ma chi lo paga questo valore fittizio che il governo ha permesso di dare ,quando invece è prossimoi allo zero?Lo dovrebbe pagare lo stato…
    ma lo stato non li ha quei soldi…quindi tutto è sospeso sull’orlo di un burrone… ed il dollaro altro non è che sta li e sale nonostante tutti gli aiuti per farlo scendere..ed evitare una fuga dal dollaro…

    infatti ad oggi,essendo sospesi i derivati e non si capisce fino a quando,si cerca di evitare una fuga dal dollaro,perchè questo ad oggi è l’unico modo per attirare capitali in USA e continuare cmq il ciclo….

    Per tenere il dollaro a galla(nonostante l’economia va a picco e quindi cercando di slegarlo da indicatore dell’economia) si deve evitare a tutti i costi la minaccia di non essere più la moneta di acquisto del petrolio…perchè ad oggi è il primo motivo di acquisto di dollari e quindi di arrivo di capitali in USA.
    Se solo si interrompe questa formidabile pompa(e basta poco)
    crolla tutto con buona pace di .ca

    Ecco perchè gli USA sono 20anni che fanno guerre tra Iraq.Kwait.AfghanistanSiriaEgitto e tra poco Iran e in altri modi in Venezuela…
    tutti questi stati volevano cambiare la moneta di vendita dal petrolio..o ci hanno provato e quindi o sono stati conquistati o definiti stati canaglia o come nel caso di Egitto e Kwait imposti governi filoUSA.

    Il punto di vista di un americano sugli USA .come quelli di globalresearch è sempre di parte e limitato!

    ciao

  • PIEROROLLA

    LE CAMPANE SUONANO PER IL DOLLARO

    .

    L’impero ha dominato al mondo piuttosto per l’economia e la bugia che per la forza. Aveva ottenuto il privilegio di imprimere le valute convertibili alla fine della Seconda Guerra Mondiale, monopolizzava l’arma nucleare, disponeva quasi di tutto l’oro del mondo ed era l’unico produttore su larga scala di apparecchiatura produttiva, beni di consumo, generi alimentari e servizi a livello mondiale. Aveva, tuttavia, un limite all’impressione di banconote: il supporto in oro, al prezzo costante di 35 dollari l’oncia troy. Così è successo per più di 25 anni, fino al 15 agosto 1971, data in cui mediante un ordine presidenziale emessa da Richard Nixon, gli Stati Uniti ruppero unilateralmente quel compromesso internazionale truffando il mondo. Non mi stancherò di ripeterlo. In quel modo lanciò sull’economia mondiale le sue spese del riarmo ed avventure belliche, specialmente la guerra del Vietnam che, secondo calcoli moderati, costò non meno di 200 miliardi di dollari e la vita di più di 45 mila giovani nordamericani. Su quel piccolo Paese del Terzo Mondo furono lanciate più bombe di quelle utilizzate nell’ultima guerra mondiale. Milioni di persone morirono o furono mutilate. Sospendendo la conversione, il dollaro passò ad essere una valuta che poteva imprimersi a volontà del Governo nordamericano senza il supporto di un valore costante.

    I buoni e biglietti della Tesoreria continuarono circolando come valute convertibili; le riserve degli Stati continuarono nutrendosi da quelli biglietti che, da una parte, servivano per acquisire materie prime, proprietà, beni e servizi di qualunque parte del mondo e, dall’altra, privilegiavano le esportazioni degli Stati Uniti di fronte alle altre economie del pianeta. I politici ed accademici menzionano ogni volta il costo reale di quella guerra di genocidio, mirabilmente descritta nel film di Oliver Stone. Le persone tendono a realizzare calcoli come se i milioni fossero uguali. Normalmente non notano che i milioni di dollari risalenti al 1971 non sono uguali ai milioni del 2009.

    Un milione di dollari oggi, quando l’oro – un metallo il cui valore è stato il più stabile per secoli – ha un prezzo che sorpassa i mille dollari l’oncia troy, vale circa 30 volte quello che valeva quando Nixon sospese la conversione. Duecento miliardi nel 1971, equivalgono a 6 milioni di milioni di dollari nel 2009. Se non si tiene in conto questo, le nuove generazioni non avranno un’idea della barbarie imperialista.

    Inoltre, quando si parla dei 20 miliardi investiti in Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale – in virtù del Piano Marshall per ricostruire e controllare l’economia delle principali potenze europee in possesso della forza di lavoro e della cultura tecnica necessaria per il rapido sviluppo della produzione ed dei servizi – le persone solitamente ignorano che il valore reale di quello investito allora dall’impero equivale al valore internazionale attuale di 600 miliardi di dollari. Non notano che 20 miliardi sarebbero appena sufficienti oggi per costruire tre grandi raffinerie di petrolio, capaci di somministrare 800 mila barili giornalieri di benzina, oltre ad altri derivati del petrolio.

    Le società di consumo, lo sperpero assurdo e capriccioso d’energia e risorse naturali che minacciano oggi la sopravvivenza della specie, non sarebbero spiegabili in un periodo storico tanto breve se non si conosce la forma irresponsabile in cui il capitalismo sviluppato, nella sua fase superiore, ha diretto i destini del mondo.

    Tanto sorprendente sperpero spiega perché i due Paesi più industrializzati del mondo, gli Stati Uniti e il Giappone, sono indebitati in approssimativamente 20 milioni di milioni di dollari.

    Naturalmente che l’economia degli Stati Uniti si avvicina ad un Prodotto Interno Bruto annuo di 15 milioni di milioni di dollari. Le crisi del capitalismo sono cicliche, come lo dimostra inconfutabilmente la storia del sistema, ma questa volta si tratta di qualcosa di più: una crisi strutturale, come spiegava ieri sera al programma Telesur il Ministro di Pianificazione e Sviluppo del Venezuela, il professore Jorge Giordani a Walter Martínez .

    Le note d’agenzia pubblicate oggi, venerdì 9 ottobre, aggiungono dati irrefutabili. Una nota pubblicata dall’AFP proveniente da Washington precisa che il deficit del budget degli Stati Uniti, nell’anno fiscale 2009, è pari a 1,4 milioni di milioni di dollari, il 9,9 percento del PIL, “qualcosa mai vista dal 1945, alla fine della Guerra Mondiale”, aggiunge.

    Il deficit nell’anno 2007 era stato già un terzo di quella cifra. Si aspettano elevate somme di carattere deficitario gli anni 2010, 2011 e 2012. Quel deficit enorme è dettato, fondamentalmente, dal Congresso e dal Governo degli Stati Uniti per salvare le grandi banche di quel Paese, impedire che la disoccupazione si alzi al di sopra del 10 percento e tirare fuori gli Stati Uniti dalla recessione. È logico che se inondano la nazione di dollari, le grandi catene commerciali venderanno più merci, le industrie incrementeranno la produzione, meno cittadini perderanno le loro abitazioni, la marea della disoccupazione smetterà di crescere, e le azioni di Wall Street eleveranno il loro valore. Fu la forma classica di risolvere la crisi. Tuttavia, il mondo non sarà più lo stesso. Paul Krugman, autorevole Premio Nobel d’Economia, ha appena affermato che il commercio internazionale ha sofferto la sua maggiore caduta, peggiore ancora di quella della Gran Depressione e ha espresso dei dubbi sul pronto recupero.

    Non può inondarsi anche il mondo di dollari e pensare che quelle carte senza supporto in oro manterranno il loro valore. Altre economie, oggi più solide, sono nate. Il dollaro non è più la riserva in valute di tutti gli Stati, piuttosto i loro possessori desiderano allontanarsi da lui, benché evitando per quanto possibile che si svaluti prima che possano staccarsi da essi.

    L’euro dell’Unione Europea, lo yuan cinese, il franco svizzero, lo yen giapponese – nonostante i debiti di quel Paese-, perfino la lira sterlina, assieme ad altre valute, passarono ad occupare il posto del dollaro nel commercio internazionale. L’oro metallico diventa ancora una volta una moneta di riserva internazionale importante.

    Non si tratta di un’opinione personale capricciosa, né desidero calunniare quella moneta.

    Un altro Premio Nobel d’Economia, Joseph Stiglitz, ha detto, secondo una nota d’agenzia: “quello più probabile è che il biglietto verde segua di cappa caduta. I politici non decidono i tassi di cambio e neanche i discorsi lo fanno.’ Questo l’ha dichiarato il 6 ottobre all’Assemblea Annuale Unita del FMI e la Banca Mondiale tenutasi ad Istanbul.” In quella città si è potuto apprezzare una violenta repressione. L’evento è stato salutato con vetrine rotte ed incendi prodotti da cocktail molotov.

    Altre notizie parlavano che i Paesi europei temevano l’effetto negativo della debolezza del dollaro di fronte all’euro e le sue conseguenze sulle esportazioni europee. Il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti ha dichiarato che al suo Paese gli interessava “un dollaro forte.” Stiglitz ha preso in giro la dichiarazione ufficiale e ha detto secondo EFE che “nel caso degli Stati Uniti il denaro si è dissipato e la causa è stata il riscatto multimiliardario delle banche e il fatto di suffragare guerre come quella di Afghanistan.” Secondo l’agenzia, il Premio Nobel “ha insistito che invece d’investire 700 miliardi in aiuto ai banchieri, gli USA avevano potuto destinare parte di quel denaro ad aiutare ai Paesi in sviluppo, quello che a sua volta avrebbe stimolato la domanda globale.”

    Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, ha dato la prima la voce di allarme alcuni giorni prima, e ha avvertito che il dollaro non poteva mantenere indefinitamente il suo status come valuta di riserva.

    Un eminente professore d’Economia dell’Università di Harvard, Kenneth Rogoff, ha affermato che la prossima gran crisi finanziaria sarà quella dei “deficit pubblici.”

    La Banca Mondiale ha dichiarato che “il Fondo Monetario Internazionale, FMI, ha dimostrato che le banche centrali del mondo hanno accumulato meno dollari durante il secondo semestre del 2009 che in nessun altro momento durante gli ultimi 10 anni ed che hanno incrementato la loro detenzione di euro.”

    Lo stesso 6 ottobre, l’AFP ha pubblicato che l’oro aveva raggiunto la cifra record di 1.045 dollari l’oncia, spinto dal deperimento del dollaro e la paura dell’inflazione.

    Il giornale Independent, di Londra, ha pubblicato che un gruppo di Paesi petrolieri studiava la sostituzione del dollaro nelle transazioni commerciali per una cesta di valute che includerebbe lo yen, lo yuan, l’euro, l’oro ed una futura moneta comune.

    La notizia filtrata o dedotta con impressionante logica è stata smentita da alcuni dei Paesi ipoteticamente interessati in quella misura di protezione. Non desiderano che collassi, ma non vogliono neanche continuare ad accumulare una moneta che ha perso 30 volte il suo valore in meno di tre decadi.

    Devo anche menzionare una nota dell’agenzia EFE, la quale non può essere accusata di antimperialista e che nelle attuali circostanze trasmette opinioni di speciale interesse:

    “Esperti in economia e finanze sono stati d’accordo oggi a New York nell’affermare che la peggiore crisi dalla Gran Depressione ha portato a quel Paese a svolgere un ruolo meno significativo nell’economia mondiale.”

    “‘La recessione ha fatto che il mondo abbia cambiato la forma in cui si guarda agli USA Ora il nostro Paese è meno significativo di prima e quello è qualcosa che dobbiamo riconoscere’, ha affermato David Rubenstein, presidente e fondatore di Carlyle Group, la maggiore ditta di capitale di rischio del mondo, nel suo intervento al World Business Forum.”

    “‘Il mondo finanziario è meno centrato sugli USA (…) New York non sareà più la capitale finanziaria mondiale e quel ruolo spetterà a Londra, Shanghai, Dubai, Sao Paulo ed altre città’, ha affermato.”

    “. ha sgranato i problemi ai quali dovrà fare fronte gli USA quando uscirà da ‘una gran recessione ‘ della quale rimangono ancora ‘un paio di mesi’.

    “. ‘l’enorme indebitamento ‘ pubblico, l’inflazione, la disoccupazione, la perdita di valore del dollaro come valuta di riserva, i prezzi dell’energia.”

    “Il Governo deve diminuire la spesa pubblica per affrontare il problema del debito e fare qualcosa che piace poco: alzare le imposte.”

    “L’economista dell’Università della Columbia ed assessore speciale dell’ONU, Jeffrey Sachs, è d’accordo con Rubenstein sul fatto che il predominio economico e finanziario degli USA si sta spegnendo ‘.

    Abbiamo lasciato un sistema centrato sugli USA per uno ‘multilaterale’.

    “… ‘venti anni di irresponsabilità da parte, in primo luogo, dell’amministrazione di Bill Clinton e dopo di quella di George W. Bush’, cederono alle pressioni di Wall Street.”

    “… ‘le banche negoziavano con ‘attivi tossici’ per ottenere denaro facile’, ha spiegato Sachs.”

    “Adesso l’importante è riconoscere la sfida senza precedenti che suppone riuscire uno sviluppo economico sostenibile e conseguente con le regole basilari fisiche e biologiche di questo pianeta’…

    D’altra parte, le notizie che arrivavano direttamente dalla nostra delegazione a Bangkok, capitale di Tailandia, non erano in assoluto incoraggianti:

    L’essenziale di quello che si discute – ha fatto conoscere testualmente il nostro Ministero degli Affari Esteri – è la ratifica o non del concetto responsabilità comuni ma differenziate tra i Paesi industrializzati e le cosiddette economie emergenti, essenzialmente Cina, Brasile, India e Sudafrica, ed i Paesi sottosviluppati.

    “Cina, Brasile, India, Sudafrica, Egitto, Bangladesh, Pakistan e l’Alba sono i più attivi. In linea di massima, il Gruppo dei 77, nella sua maggioranza, mantiene posizioni ferme e corrette.

    “Le cifre di riduzione di emissioni di carbonio che si stanno negoziando non corrispondono con quelle calcolate dai scienziati per mantenere l’aumento della temperatura ad un livello inferiore a 2 gradi Celsius, 25-40 percento. In questo momento, la negoziazione è intorno ad una riduzione del 11-18 percento.

    Gli “Stati Uniti non stanno facendo nessun sforzo reale. Stanno accettando solo un 4 percento di riduzione nei confronti dell’anno 1990”.

    Nella mattinata di oggi venerdì 9, il mondo si è svegliato con la notizia che “l’Obama buono” dell’enigma, spiegato dal Presidente Bolivariano Hugo Chávez nelle Nazioni Unite, aveva ricevuto il Premio Nobel della Pace. Non condivido sempre le posizioni di quell’istituzione, ma sono costretto di riconoscere che in questo momento è stato, al mio avviso, una misura positiva. Compensa la sconfitta sofferta da Obama a Copenhagen essendo designato Rio di Janeiro e non Chicago la sede delle Olimpiadi del 2016, il che ha provocato adirati attacchi dei suoi avversari di estrema destra.

    Molti penseranno che non ha ancora il diritto di ricevere tale distinzione. Desideriamo vedere nella decisione, più che un premio al Presidente degli Stati Uniti, una critica alla politica assassina seguito da non pochi presidenti di quel Paese, i quali hanno condotto il mondo all’incrocio in cui si trova oggi; un’esortazione alla pace e alla ricerca di soluzioni che portino alla sopravvivenza della specie.

    FIDEL CATRO

    9 Ottobre del 2009