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LE STIME SULLE RISERVE DEL PETROLIO SONO FALSE

DI TERRY MACALISTER
guardian.co.uk

Un informatore racconta: i dati chiave relativi al petrolio sono stati distorti sotto la pressione degli Stati Uniti

Secondo un informatore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) il mondo è molto più vicino a rimanere senza petrolio rispetto a quello che dicono le stime ufficiali. L’informatore afferma che la carenza di petrolio è stata deliberatamente sottovalutata per paura di scatenare panico sugli acquisti.

L’alto funzionario sostiene che gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo influente nel favorire la sottovalutazione del tasso di diminuzione dei giacimenti esistenti, mentre si è esagerato sulle possibilità di trovare nuove riserve di petrolio.

Le accuse sollevano seri interrogativi circa l’esattezza dell’ultimo World Energy Outlook (ndr rapporto sullo stato dell’economia mondiale pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia) sulla domanda e l’offerta di petrolio che sarà pubblicato domani da tale organizzazione (ndr 10 novembre 2009) e che viene utilizzato dal governo britannico e da molti altri governi per dare un indirizzo ai loro consumi di energia e per le loro politiche sui cambiamenti climatici.

In particolare esse sollevano dubbi sulla previsione dell’ultimo World Economic Outlook, che probabilmente verrà ripetuta anche per quest’anno, che la produzione di petrolio possa essere aumentata dall’attuale livello di 83 milioni di barili al giorno a 105m di barili al giorno. Alcuni critici hanno sostenuto che questo non può essere suffragato da prove certe e dicono che il mondo ha già superato il picco della produzione petrolifera.

Ora la teoria del “picco del petrolio” sta guadagnando il sostegno delle istituzioni dell’energia globali. “L‘IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) nel 2005 ha predetto che le forniture di petrolio sarebbero potute aumentare ad oltre 120 milioni di barili al giorno entro il 2030, anche se l’anno scorso (2008) è stata costretta a ridurre gradualmente questa previsione prima a 116 milioni poi a 105 milioni”, ha detto la fonte IEA, che non ha voluto essere identificato per timore di rappresaglie all’interno della sua compagnia. “La previsione di 120 milioni di barili era una sciocchezza, ma anche il numero di oggi è troppo alto per poter essere giustificato dalla IEA”.

“Molti all’interno dell’organizzazione credono che mantenere le forniture di petrolio tra i 90 e i 95 milioni di barili al giorno sarebbe impossibile, ma si teme che possa diffondersi il panico sui mercati finanziari se le cifre fossero ulteriormente ridotte. Gli americani temono la fine della supremazia del petrolio perché metterebbe in pericolo il loro potere sull’accesso alle risorse petrolifere”, ha aggiunto la fonte.

Una seconda fonte IEA (senior), che era anche disposta a dare il proprio nome, ha detto che una regola fondamentale presso l’organizzazione era che fosse “indispensabile non fare arrabbiare gli americani”, ma il fatto è che non c’era abbastanza petrolio nel mondo come era stato detto. “Siamo [già] entrati nella zona del ‘picco del petrolio’. Credo che la situazione sia davvero critica”, ha aggiunto.

L’IEA riconosce l’importanza dei suoi stessi dati, che vanta sul suo sito: “I governi IEA e le industrie di tutto il mondo si affidano al World Energy Outlook per avere una base coerente su cui si possano formulare politiche e piani di attività di progettazione”.
Il governo britannico, tra gli altri, usa sempre le statistiche IEA piuttosto che le proprie per sostenere che non vi è minaccia per le forniture di petrolio a lungo termine.

L’IEA ha detto stasera che i critici del picco del petrolio avevano spesso erroneamente messo in dubbio l’esattezza delle sue stime. Un portavoce ha detto che non era in grado di pronunciarsi in anticipo sul rapporto 2009 che sarebbe stato rilasciato domani.

John Hemming, il deputato che presiede il gruppo parlamentare All-Party sul picco del petrolio e del gas, ha detto che le rivelazioni hanno confermato i suoi sospetti e che l’IEA ha minimizzato che il mondo sta esaurendo rapidamente il petrolio e questo ha profonde implicazioni sulla politica energetica del governo britannico.

Ha aggiunto che era anche stato contattato da alcuni funzionari IEA non contenti del suo indipendente scetticismo sulle previsioni. “Il ricorso ai rapporti dell’IEA è stato usato per giustificare chi sostiene che le forniture di petrolio e gas non raggiungeranno il picco prima del 2030. E’ chiaro ora che questo non è vero e le stime IEA non possono essere invocate a sostegno”, ha detto Hemming.

“Tutto questo dà un peso ai colloqui di Copenhagen [cambiamento climatico] e dà al Regno Unito un’urgente necessità di muovere rapidamente verso un’economia più sostenibile [basso tenore di carbone] se si vogliono evitare gravi perturbazioni economiche”, ha aggiunto.

L’IEA è stato istituito nel 1974 dopo la crisi petrolifera, nel tentativo di cercare di assicurare l’approvvigionamento energetico in occidente. Il World Energy Outlook viene prodotta ogni anno sotto il controllo del capo economista dell’IEA, Fatih Birol, che ha difeso le proiezioni da precedenti attacchi esterni. Alcuni critici spesso, sul picco del petrolio, hanno messo in dubbio i dati IEA. Ma ora fonti IEA, che hanno contattato il Guardian, dicono che Birol ha sempre più tenuto testa a domande sulle stime all’interno dell’organizzazione.

Matt Simmons, uno stimato esperto dell’industria petrolifera, ha da tempo messo in discussione i tassi di declino del petrolio e le statistiche fornite dall’Arabia Saudita per i suoi giacimenti. Ha sollevato interrogativi sul fatto che il picco del petrolio è molto più vicino di quanto molti hanno accettato.

Il mese scorso il rapporto Britannico “Energy Research Centre” (UKERC) diceva che la produzione mondiale di petrolio estratto in modo convenzionale potrebbe raggiungere il picco prima del 2020, per poi andare in declino terminale – ma che il governo non ha fronteggiato il rischio. Steve Sorrell, principale autore del rapporto, ha detto che le previsioni secondo le quali il picco della produzione di petrolio non avverrà prima del 2030 “nella migliore delle ipotesi sono ottimistiche e nella peggiore delle ipotesi implausibili”.

Ma già nel 2004 c’erano persone che davano avvertimenti simili. Colin Campbell, un ex dirigente della francese Total ha detto in una conferenza: “Se le vere stime [sulla riserva di petrolio] dovessero venir fuori ci sarebbe il panico sui mercati azionari … ciò alla fine non soddisferebbe nessuno”.

Versione originale:

Terry Macalister
Fonte: www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/environment/2009/nov/09/peak-oil-international-energy-agency
9.11.2009

Versione italiana:

Fonte: http://codenamejumper.wordpress.com/
Link: http://codenamejumper.wordpress.com/2009/11/12/le-stime-sulle-riserve-del-petrolio-sono-false/
12.11.2009

Pubblicato da Davide

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    L’origine del petrolio e del gas naturale non è biologica: risale alla formazione del mantello e della
    crosta terrestre. I giacimenti a profondità di alcuni chilometri, si formarono da petrolio e da gas che
    da masse profonde filtrarono in alto. Ora le riforniscono dopo l’esaurimento. Le prospettive per
    l’avvenire sono epocali. Dovremo effettuare ricerche e indagini raggiungendo livelli profondi in
    molte aree per ottenere dati sicuri. Il processo per cui giacimenti esauriti sono riforniti da fonti
    profonde avviene a velocità diverse. Variano la pressione nei depositi profondi e l’impedenza degli
    strati di roccia che li coprono. Il rapporto costi/benefici si minimizzerà perforando a profondità
    minori per ridurre quell’impedenza, senza accedere ai profondi filoni principali.
    Da 50 anni si dice che petrolio e gas naturale stanno per finire. Si crede di conoscere le riserve con
    precisione e di poter calcolare il tasso di svuotamento concludendo che fra pochi decenni il petrolio
    finirà: però la teoria ha basi incerte. Il primo a sostenere (senza prove) che petrolio e metano sono
    prodotti della trasformazione di materiale biologico in decomposizione in molecole di idrocarburi fu
    Lomonosov nel XVIII secolo, ma l’ipotesi fu già confutata nel 1877 da Mendeleev, lo scopritore
    della tavola periodica degli elementi.
    Nel 1992 il professor Thomas Gold pubblicò la teoria della profonda biosfera calda, spiegando il
    meccanismo dell’accumulo di idrocarburi nei giacimenti profondi. La fusione della Terra è stata
    sempre parziale e gli idrocarburi erano presenti nella materia originaria che costituì il pianeta. Gli
    idrocarburi forniscono sostanze nutrienti a forme di vita esistenti a grandi profondità nel mare. Ci
    sono batteri ipertermofili che vivono a 110° C negli sfiati caldi sul fondo marino. Estraggono
    ossigeno (con cui bruciano idrocarburi e ottengono energia) riducendo ossido ferrico a formare
    ossido ferroso. È probabile che la vita abbia avuto origine dalla biosfera profonda, senza sfruttare la
    fotosintesi.
    Gli argomenti di Gold a favore dell’origine non biogenica di petrolio e gas sono i seguenti: 1. I
    giacimenti si estendono per chilometri senza relazione con depositi sedimentari minori. 2. I
    giacimenti sono presenti a livelli differenti corrispondenti a epoche diverse e non sono correlati a
    sedimenti biologici. 3. I depositi biologici non giustificano le enormi quantità di metano esistenti. 4.
    I depositi d’idrocarburi in vaste aree contengono le stesse firme chimiche, mentre le formazioni
    circostanti hanno età geologiche differenti. 5. Gli idrocarburi contengono elio: gas chimicamente
    inerte, non associato con alcuna forma biologica.
    Nel 2001 J. Kenney dimostrò che le leggi della termodinamica proibiscono la trasformazione a
    basse pressioni di carboidrati o altro materiale biologico in catene di idrocarburi. Infatti il potenziale
    chimico dei carboidrati varia da meno 380 a meno 200 kcal/mole: quello degli idrocarburi è
    positivo. Dunque la trasformazione citata non può avvenire. Il metano non si polimerizza a
    pressione bassa ad alcuna temperatura.
    Accade, poi, che giacimenti di gas e petrolio esauriti si riempiano di nuovo. Questo processo può
    essere alimentato solo da depositi profondi ripetendo la sequenza di fenomeni che portò alla loro
    formazione iniziale. Queste situazioni spiegano l’incremento delle riserve mondiali di petrolio del
    72% tra il 1976 e il 1996. Invece non possiamo dedurre conclusioni generali dalle statistiche della
    produzione globale, che dipendono da considerazioni finanziarie e politiche, non da valutazioni di
    situazioni fisiche. La produzione mondiale di petrolio crebbe del 19% dal 1995 al 2005, e la
    produzione Usa nello stesso periodo calò del 18% (cioè dal 12.2 all’ 8,4% della produzione
    mondiale).
    Negli anni 80 Gold convinse il Governo Svedese a fare una trivellazione profonda nella Svezia
    centrale in un’area granitica di lava cristallizzata. Era priva di sedimenti e non plausibile come fonte
    di idrocarburi. Presentava, però, infiltrazioni di metano, catrame e petrolio attribuite a sedimenti
    organici sovrapposti al granito e poi spariti. Si usò per le trivelle un fluido a base di acqua onde
    evitare di contaminare il pozzo con oli esterni. A profondità di 5 km si trovarono idrogeno, elio,
    metano e altri idrocarburi.
    A 6 km si trovò una pasta nera maleodorante (segno di forte presenza batterica) contenente molte
    molecole oleose. A 6,7 km si ottennero 12 tonnellate di petrolio grezzo. Le teorie di Gold erano
    confermate. La Svezia interruppe l’impresa, ma i vantaggi conseguibili sono enormi e
    giustificheranno gli investimenti necessari: nuovi tentativi sono imminenti. Gli equilibri
    internazionali cambieranno profondamente. I timori dell’esaurimento futuro saranno fugati. Certo
    saranno sollevati tragici allarmi ecologici: (aumento della CO2, riscaldamento globale). Però, se la
    naturale evoluzione ciclica della temperatura dovesse annunciare l’inizio della prossima era glaciale,
    si spera che l’aumento della CO2 nell’aria renda più mite il raffreddamento globale.
    di Roberto Vacca
    da “Il Sole 24Ore” del 27 settembre 2007

  • sentinella

    alla base della crisi in corso c’è anche e soprattutto il fattore petrolio ed il fatto che prima nella primavera estate del 2008 il prezzzo del petrolio avesse oltrepassato i 140-170 dollari al barile non era solo frutto della speculazione ma del fatto che le richieste superavano sicuramente l’offerta con un trend industriale e produttivo in crescita guidato dalla locomotiva cinese
    . La crisi ha spostato un po’ più in là, seppur di poco il picco che era stato raggiunto proprio nel corso del 2008 ed è stato la ragione principale della crisi. Sono infatti convinta che la finanza abbia avuto la sua parte ma un evento depressivo di tali dimensioni deve per forza essere legato alla scarsità della materia prima fondamentale dell’economia e cioè il petrolio.
    Le guerre del petrolio si intensificheranno e sarà difficile contenerle entro limiti accettabili per il mondo occidentale. Troppi sono i partner in gioco e gli interessi del nuovo imperialismo basato sul petrolio vede entrare in campo nuovi attori come la Cina e l’India che un tempo colonie sono diventate colonialiste e contendono ai vecchi padroni le risorse vitali.

  • lucamartinelli

    quello che scrivi è vero. non sono io a dirlo perchè non ho titolo, ma ricordo che la stessa teoria è gia’ apparsa su CDC non molti mesi fa. un articolo di uno scienziato dell’Accademia Russa delle Scienze che sosteneva quello che racconti. e anche lui portava ad esempio il ritrovamento di petrolio in zone dove non si sarebbe dovuto trovare secondo la vecchia teoria.con un po’ di pazienza si puo’ ritrovare l’articolo in archivio. saluti

  • Tao

    LA “BOMBA” DEL GUARDIAN: IL PEAK OIL FA PAURA

    DI DEBORA BILLI
    petrolio.blogosfere.it

    Non si parla di altro, nel mondo petrolifero. Mi riferisco alle rivelazioni del principale quotidiano inglese, il Guardian, che verso le questioni energetiche ha sempre avuto un occhio di riguardo.

    L’articolo (http://www.guardian.co.uk/environment/2009/nov/09/peak-oil-international-energy-agency) è uscito due giorni fa, in previsione del rilascio del nuovo World Energy Outlook (http://www.worldenergyoutlook.org/) da parte dell’International Energy Agency, e spara a zero proprio sui dati forniti dall’IEA. Il succo delle pesantissime accuse è il seguente: i dati sulla produzione petrolifera vengono distorti e falsati dietro pressione statunitense, siamo in realtà molto più vicini all’esaurimento delle risorse petrolifere di quanto si pensi e si cerca di evitare il panico. Il World Energy Outlook viene considerato vangelo dai governi quando devono prendere decisioni in materia energetica, e il fatto che fornisca dati falsi mette a rischio il futuro di tutto il pianeta. Siamo già entrati nella peak oil zone, e la situazione è veramente brutta, dice un esperto IEA che vuole restare anonimo. 

    Fin qui il Guardian del 9 Novembre. La notizia ha ovviamente generato un’infinità di polemiche sui media, e l’accusa principale al Guardian è quella di dare voce ad anonimi (anche se io qualche sospetto su chi sia (http://petrolio.blogosfere.it/2009/08/fatih-birol-un-vecchio-amico.html) uno dei misteriosi anonimi ce l’avrei…). Ma è indubitabile che l’IEA ha da tempo parecchie questioni a cui rispondere, e il suo Outlook sembra sempre più traballante. Come quando sostiene che la produzione non-OPEC è destinata a raggiungere il picco entro il 2010 ma contemporaneamente resta aderente al mantra generale scolpito nella pietra che vuole il picco globale nel 2030. Le due cose sono, ovviamente, inconciliabili (ancora di più lo sono considerando che il non-OPEC ha piccato 5 anni fa, come abbiamo recentemente ricordato (http://petrolio.blogosfere.it/2009/11/non-opec-a-precipizio.html ).

    Ma non finisce qui: il quotidiano ribadisce le accuse con un altro articolo (http://www.guardian.co.uk/commentisfree/cif-green/2009/nov/10/peak-oil-fear-economic-establishment) nella giornata di ieri, che titola “Hanno troppa paura per pubblicizzare la realtà del peak oil”, in cui si afferma:

    L’establishment economico internazionale, inclusa l’IEA, ha in mente un unico proposito molto chiaro: niente panico. La loro missione sembra solo quella di mantenere i mercati tranquilli. (…) Molte persone hanno visto arrivare il picco, ma sono state marginalizzate, costrette al silenzio e l’evidenza è stata relegata alle note a piè di pagina. (…) Finora, nell’affrontare quest’immane sfida, il nostro sistema politico ed economico è stato incapace di fare i conti con la realtà. Siamo stati obbligati ad andare avanti nell’illusione che abbiamo un sacco di tempo per rimediare e che non abbiamo bisogno neppure di parlarne, o di pensare a come sarebbe il mondo senza fiumi di petrolio. La realtà è diventata troppo pericolosa.

    Credo che stiamo assistendo ad un momento storico. Tempi interessanti, nevvero?

    Debora Billi
    Fonte: http://petrolio.blogosfere.it/esperti/
    Link: http://petrolio.blogosfere.it/2009/11/la-bomba-del-guardian-il-peak-oil-fa-paura.html
    11.11.2009

  • nautilus55

    Ehm…scusate, dottoroni del petrolio: qualcuno può spiegare la presenza di colesterolo nel greggio? Molecola un po’ complessa per del petrolio d’origine inorganica…che ne dite?

  • mpili

    Per l’appunto … sono un geologo e ho pure lavorato quasi dieci anni nell’industria petrolifera … mai letta una tale concentrazione di sciocchezze come quelle di Roberto Vacca …
    Michele

  • vic

    Siamo andati a trovare il luminare dell’accademia delle scienze Piotr Simiov nel suo studio di San Pietroburgo. Lo studio e’ stipato di libroni, con mappe colorate e perfino qualche gigantesca costola alle pareti.

    V: Buongiorno emerito professore. Siamo qui per capire meglio la teoria del petrolio abiotico. Spero d’aver ottenuto l’indirizzo giusto.
    emerito Simiov: Niet niet, io sono il luminare della teoria protocetacea del petrolio. Se vuole gliela spiego su questa grande lavagna.
    V: A me interessava la teoria abiotica, ma tant’e’. Gia’ che son qui da lei professore, ci illustri la sua teoria. Le confesso che non ne so proprio nulla, la prego di essere semplice, se ce la fa!
    eSim: La mia teoria si basa sull’osservazione di certi cetacei, in particolare ci ha colpito la loro abilita’ d’immersione a profondita’ incredibili.
    V: Le famose balene bianche, Mobbing Dick, cosi’ si chiamano?
    eSim: Niet niet, lei e’ proprio fuori strada, poi storpia i nomi come tutti gli Europei occidentali. Si tratta di quei cetacei che si tuffano a migliaia di metri di profondita’. Prima abbiamo dovuto scoprire come fanno a non rimanere spiaccicati dalla pressione. Sa’, i cetacei sono un po’ nostri parenti, magari potremmo imitarli!
    V: Non stiamo nuotando fuori tema? Il petrolio come entra in gioco?
    eSim: Pazienza figliolo, le cose si imparano col sudore della fronte. Tenga questo fazzoletto che le spiego. Dunque la prima scoperta, non nostra a dire il vero, fu che questi cetacei per scendere negli abissi marini usano un trucco in fondo semplice, che chiunque con un po’ di cervello adotterebbe.
    V: Lo scafandro!
    eSim: Molto piu’ ingegnoso. Ci pensi. Se lei non volesse che il suo cervello si spiaccicasse sotto colonne d’acqua pesanti come montagne che farebbe?
    V: Ehm, m’inabisserei senza cervello!
    eSim: Va bene sarebbe una buona e comoda soluzione per lei. Il nostro cetaceo invece ha pensato bene di immergere il cervello dentro un testone pieno di ..
    V:..giovani cetacee?
    eSim: Olio!
    V: Manca il petr per fare il petrolio, pero’!
    eSim: Siamo alla mia vera scoperta sconvolgente: abbiamo notato che gli esemplari attempati si immergono e non riemergono piu’.
    V: Abissale suicidio!
    eSim: Aspetti, i dettagli sono importanti. Abbiamo inviato dei minisommergibili spia robotizzati e cosa abbiamo scoperto?
    V: Cosa? Ce lo dica!
    eSim: Abbiamo scoperto un fatto sconvolgente: i vecchi capodogli s’inabissano dentro le rocce del fondale, insomma nuotano nella roccia. Da non credere, pero’ cosi’ si spiega perche’ si tirino dietro tutto quell’olio, agevola la penetrazione.
    V: Acciderba! Quindi?
    eSim: Quindi la deduzione e’ lampante: vanno a morire nella roccia sotto i fondali, come han sempre fatto il loro antenati. E siccome si tuffano tutti in posti tramandatisi da generazioni, ecco che coi millenni si formano depositi di..
    V: ..di vecchi capodogli!
    eSim: Si vede che non ha l’abitudine al ragionamento veloce, la aiuto io che sono un vero professore accademico: si forma un deposito di olio, che essendo racchiuso tutt’attorno da pietra, il volgo chiamia petrolio.
    V: Allora hanno ragione quelli della teoria biologica del petrolio!
    eSim: Non proprio, la mia teoria e’ molto piu’ raffinata e dettagliata: il petrolio e’ d’origine cerebrale, cetaceo-cerebrale per essere precisi.
    V: Dunque il petrolio ha un suo pensiero!
    eSim: Ci sto ancora lavorando in questa direzione, ma pare di si’. Pare sia un condensato del pensiero. Ripassi fra qualche anno che la aggiorno volentieri.
    V: Grazie dell’esauriente e sorprendente spiegazione, esimio professore.

    Stupefatto da tanto scibile, vado a tuffarmi per rinfrescare le idee.

  • myone

    Di petrolio il mondo ne e’ pieno, solo che per trovarlo ed estrarlo ci vogliono soldi da investire,
    e i soldi ricavati dai giacimenti gia’ esistenti sono nelle mani di speculatori che li usano per altro.
    Non investono in ricerca e produzione piu’ di quanto guadagnano con il gia’ estratto e commercializzato,
    perche’ il valore ricavato non tiene un equilibrio con il reinvestito,
    sopratutto perche’ il reinvestito va’ per altro e non poco nelle tasche delle speculaizoni,
    e in tutte quelle attivita’ sopra il bisogno, come guerre, apparati da mantenere,
    e tutto in quello che esce come ordine di scambio e di valore.
    Nessuno tira il respiro spendendo per un domani, ma si bruciano di subito quello che arriva.
    Solo per il mantenimento di un certo sufficente investono.
    Se non ci fossero avvoltoi, prendi danaro dal sacco mondiale per spese inutili e devastanti,
    la parsimonia e la volonta’ nei confronti della produzione del petrolio,
    garantirebbe a livello mondiale il suo fabbisogno, qual’ ora la distribuzione fosse mirata e parsimoniosa a far funzionare quello che sarebbe giusto far funzionare, qual’ ora sia stato ottimizzato come stile di vita.
    In vece, gli sprechi sono enormi, le produzioni sono sotto tiro delle speculaizoni,
    non investono quanto dovrebbero investire per un futuro, e se ce ne fosse a iosa,
    lo stile di vita e il consumo che se ne fa’, garantisce problemi sicuri con l’ ambiente.
    Si vero, finiranno i giacimenti, perche’ non ne hanno avuto volonta’ di trovarne altri, ma melgio cosi, cosi’ finira’ pure un giro vizioso, e si imparera’ cos’e’ l’ uso per bisogno, e non viceversa.
    Poi ci sono tante alternative, come il ridimensionare gli sprechi e i danni, riordinando una societa’,
    e come usare o cercare alternative come l’ idrogeno, ma finche’ si e’ con la testa nel meccanismo e nei guadagni, non c’e’ tempo per nulla.
    Tutto e’ equilibrato e in sintonia a come si vive. Speriamo finira’ questo petrolio.

  • icemark

    Xmyone: non solo è questione di soldi, ma anche di energia impegata, se il giacimento è troppo profondo o “difficile” da estrarre va a finire che per tirare su un barile di petrolio ce ne volgiono 2 di energia…

    Ciao

  • obender71

    si forma un deposito di olio, che essendo racchiuso tutt’attorno da pietra, il volgo chiamia petrolio.

    Ma lol! Sei un grande!

  • Jack-Ben

    ma il bello che in ogni caso le sacche si stanno esaurendo … quindi non c’è ne più più più più capito e lasciate stare le teorie … contano i fatti siamo agli sgoccioli e gli Usa …. stanno sbancando dove possono

  • vic

    Avido di sapere mi sono iscritto ad un corso di golf a St. Andrews, Scozia. Mentre estraggo la pallina finita in gola ad un coniglietto spettatore, odo due che si bisbigliano “sono arrivati i Bilderberg”. Il coniglietto, meravigliato, apre ulteriormente la bocca. Prendo agevolmente la mia pallina da golf e corro rapido come il vento dai Bilderberg. Sentiamo.

    Hillary Rodham Obama: Poi c’e’ il problema del petrolio. Dobbiamo trovare come generarlo in modo naturale.
    Kissinger Kissmegoodbye: Sono decenni che ci penso. Finalmente ho trovato la soluzione ideale. Lo sapete che sono geniale, cosi’ vi propino una soluzione per due problemi (cough cough, tossisce, non preoccupatevi, e’ solo tosse da whisky).
    Breszkzszinsky: Mi trattengo, anche se so gia’ che la soluzione di Kiss in realta’ l’avevo gia’ pensata io prima.
    HRO (gli sorride un po’ sorniona): Bravo Breszkzsz.. szkzszsz .. ecciu’, scusatemi. (indossa la mascherina con la scritta fosforescente OMS).
    Kiss Kiss: Dunque ascoltatemi bene, non mi piace ripetere le cose, anche per non contraddirmi. Il petrolio puo’ essere rigenerato facilmente ed a basso costo.
    Tutti gli altri salvo Breszkzsz: (si guardano increduli) !
    Kiss Kiss: Si tratta di sfruttare l’olio umano, in particolare l’olio di gomito (cough cough).
    Tutti: !
    Kiss Kiss: Dunque dobbiamo accelerare lo scavo di fosse profonde nella pietra. Li’ vi getteremo quelli che in vita lavorativa hanno prodotto molto olio nei loro gomiti. Se la profondita’ e’ sufficiente dopo qualche milione di anni, abbiamo il nostro petrolio, nostro anche perche’ prodotto dai nostri dediti e fedeli lavoratori (cough cough cough). Il mio assistente contabile ha fatto i suoi calcoli: 2 miliardi di gomiti all’anno coprono il nostro fabbisogno di petrolio, in fondo noi siamo solo qualche centinaio di luminose e splendenti immortali menti.
    HRO (si alza, sorride, incita all’applauso): Clap clap clap.

    Io a questo punto vi saluto e me la svigno perche’ devo ancora oliare la catena della bici con puro olio minerale. E poi, oliando le ginocchia, voglio pedalare fino all’universita’ di St Andrews, v’e’ una collezione di biografie che non interessano a nessuno: raccontano di stupidi e sciocchi matematici, tutta gente senza olio nel gomito.

  • mpili

    A mia opinione le teorie del prof. Gold sono quantomeno fantasiose, e il tuttologo Roberto Vacca (che peraltro ho apprezzato in passato su altri argomenti), avrebbe fatto meglio ad approfondire un po’ prima di accettarle acriticamente.
    Gli idrocarburi fossili si formano per la maggior parte dall’accumulo di materiale organico (in prevalenza plancton) sui fondali marini. La tettonica, in tempi ovviamente geologici, puo’ portare una (piccola) parte di questi sedimenti in condizioni di temperatura e pressione tali da generare, attraverso vari passaggi, idrocarburi liquidi e/o gassosi. Migliaia di perforazioni in tutto il mondo, centinaia di tonnellate di campioni, e montagne di letteratura scientifica dimostrano questi passaggi, e le prove di quanto sostenuto in primis da Lomonosov ci sono eccome.
    Che cosa c’entrino i batteri ipertermofili sui fondali in prossimità delle dorsali oceaniche con l’eventuale maturazione di materiale organico qualche chilometro piu’ sotto (e come minimo a qualche centinaio di chilometri lateralmente rispetto alle dorsali stesse) francamente non l’ho capito.
    I sedimenti entro i quali il materiale organico “matura” prendono il nome di “roccia madre”; questa, essendo in genere argillitica, non ha una permeabilità tale da poter permettere direttamente uno sfruttamento (ossia costituire un giacimento). Perche’ si costituisca un giacimento sfruttabile, la roccia madre deve venire a contatto, in seguito sempre ad eventi tettonici e in tempi geologici, con una roccia permeabile, ossia quella che viene definita “roccia serbatoio” (per esempio un calcare poroso o fratturato, formazioni arenacee). Sempre che ci sia un gradiente di pressione, a questo punto l’olio e/o il gas possono “migrare” dalla roccia madre alla roccia serbatoio (e si parla di percorsi anche di centinaia di km). Ma non basta: bisogna pure che, sempre complice la tettonica, la roccia serbatoio venga “sigillata” da formazioni rocciose impermeabili o con un comportamento reologico “plastico” rispetto alle sollecitazioni tettoniche (per esempio rocce evaporitiche). Solo a questo punto punto (e dopo svariati milioni di anni) la roccia serbatoio diventa una “trappola” per l’olio o il gas (o piu’ di frequente tutti e due) dove potremo attingere con le nostre perforazioni.
    Ecco perche’ i punti 1 e 2 di Gold sono privi di fondamento: è normale che la tettonica metta in contatto formazioni anche di età molto differente, stravolgendo completamente la stratigrafia originaria, anzi nel caso del petrolio è necessario, altrimenti non si creerebbero le condizioni per la maturazione del materiale organico, non ci sarebbe migrazione, non ci sarebbe la formazione di trappole … Anche il punto 3 è discutibile, andrebbe quantificato: quali sarebbero le “enormi” quantità di metano esistenti ? Se va bene, il picco del gas naturale seguirà di qualche decennio o secolo il picco dell’olio, ma spero che nessuno si illuda che il gas naturale sia una risorsa infinita. Le riserve di gas naturale esistenti non sono affatto “enormi”, semmai è la quantità di materiale organico depositato in passato (e tutt’oggi) sui fondali marini ad essere enorme, ma come ho già detto, solo una piccola parte è diventata (e diventerà) gas naturale sfruttabile. Per il punto 4 valgono le stesse considerazioni di cui sopra, qualsiasi studente al primo anno di geologia sa che è del tutto normale che la tettonica metta in contatto formazioni di età differenti.
    Riguardo al punto 5, a parte il fatto che la presenza da sola di trascurabili quantità di elio non dimostra certo l’origine non biologica degli idrocarburi, c’e’ da dire che le trasformazioni di cui si parla non avvengono certo a basse pressioni, si parla di chilometri di profondità, esistono dei ranges di pressioni (piuttosto “alte”) e temperature (le cosiddette “finestre” dell’olio e del gas) solo all’interno dei quali la maturazione del materiale organico puo’ avvenire e poi “virare” verso una prevalenza di olio oppure di gas. Anche qui, e scusate se mi ripeto, migliaia di perforazioni in tutto il mondo, centinaia di tonnellate di campioni, montagne di letteratura scientifica, innumerevoli studi di laboratorio e il lavoro decennale di centinaia di ricercatori dimostrano questi passaggi.
    Quanto ai giacimenti “esauriti che si riempiono di nuovo”, comiciamo col dire che tutti i terreni e le rocce, a partire da pochi metri di profonidità in poi, sono saturi di acqua. Nei giacimenti di idrocarburi spesso il confine inferiore è per l’appunto quella che viene chiamata “tavola d’acqua”, al di sopra della quale “galleggia” l’olio (più leggero), al di sopra del quale spesso c’e’ il gas (“gas cap”). Quando il giacimento viene sfruttato, e si crea un gradiente, ovviamente la tavola d’acqua si alza e il giacimento si riempie di acqua mano a mano che gli idrocarburi vengono estratti. I parametri idrogeologici di un qualsiasi giacimento (permeabilità, trasmissività, ecc) possono essere ovviamente estremamente variabili e di solito valutati con delle lunghe prove di produzione. Modellizzare correttamente un giacimento tuttavia non è semplice, e puo’ accadere tranquillamente che in un giacimento ritenuto esaurito o quasi (perchè sfruttato magari troppo “velocemente” rispetto ai suoi parametri idrodinamici) idrocarburi ancora sfruttabili vengano “richiamati” in un secondo tempo; del resto questo si può anche indurre artificialmente con opportune tecniche di “stimolazione” o “iniezione” attraverso altri pozzi. Ma i fantasiosi “depositi profondi” non c’entrano proprio niente, e l’incremento delle riserve tra il ’76 e il ’96 è dovuto, come ben sa chi lavora o ha lavorato nel settore, all’incremento delle attività di prospezione ed esplorazione, al miglioramento delle rispettive tecniche e naturalmente anche ad un bel po’ di fattore C.
    Infine la parte sulla trivellazione profonda in Svezia mi sembra che denoti veramente una superficiale conoscenza delle cose di cui si parla. Intanto i dati provenienti da una singola perforazione da soli dicono molto poco, se non sono correlati o a ad altri pozzi (relativamente) vicini, o perlomeno a delle prospezioni sismiche, o meglio ancora a tutti e due. Il fatto che la trivellazione sia partita in un’area granitica non vuol dire più sotto non possano esserci formazioni sedimentarie, o rocce serbatoio, o trappole … come al solito la tettonica, per quanto sicuramente più “tranquilla” in un’area di scudo continentale, ci mette il suo zampino .. Normale che la perforazione possa aver incontrato formazioni sedimentarie sovrastate stratigraficamente o tettonicamente dai graniti (e magari con più ripetizioni di serie), e del tutto normale che in queste formazioni si possano trovare materiali organici, metano e altri gas della serie, bitume ecc. Anche il ritrovamento di idrogeno e di elio, nonchè spesso di CO2, è del tutto normale, accade in tutte le perforazioni. I fluidi di perforazione di solito sono tutti a base di acqua, solo in casi particolari si usano fanghi a base di olio (molto più costosi e, in passato, pesantemente inquinanti e una vera maledizione per le maestranze), e in ogni caso chi esegue il monitoraggio geologico della perforazione sa bene come distinguere gli “oli esterni” dalle vere tracce organiche. Insomma, alla fine la perforazione ha trovato (cosa del tutto normale), formazioni sedimentarie con materiale organico, ha trovato (cosa del tutto normale) una formazione con presenza di olio (ma non si capisce se era una roccia serbatoio, se sono state fatte delle prove di produzione al di la delle 12 tonnellate 12, se fu tentata una modellizzazione dell’eventuale giacimento…). E tutto questo (o meglio solo questo) dimostrerebbe le teorie di Gold ?? A me non sembra proprio.

  • NerOscuro

    Come si formino i giacimenti di petrolio è irrilevante se la velocità di sfruttamento è superiore a quella di formazione del greggio o ci sono altri impedimenti all’estrazione.
    Trovo strano che le multinazionali del petrolio e paesi produttori abbiano avuto un tale gesto di magnanimità verso di noi: secondo l’articolo stanno calmierando il prezzo quando avrebbero tutto l’interesse a farlo salire per battere cassa il più possibile.

  • AmonAmarth

    Ma ragazzi, a parte l’interminabile disputa sull’origine del petrolio, parliamo di cinetica! Di velocità di formazione! Al di fuori del discorso da dove venga sto maledetto petrolio, fuori le prove che si possa estrarre ancora petrolio a tale velocità nei prossimi anni! Ma è possibile perdere ancora tempo in queste discussioni? Il petrolio non è esaurito: semplicemente è sempre più difficile estrarlo, e questo è verificato dai valori EROEI, ovvero il rapporto energai ottenuta/energia investita nel processo di estrazione. E questa semplice constatazione non dipende da COME si formi il petrolio. Mettiamo anche che esista la possibilità di formazione del petrolio abiotica. Bene, può essere anche un’interessantissimo campo di studi chimico-geologici… ebbene? Quando mai si è fatto vedere sto petrolio? Chi mai riuscirebbe a pompare quel petrolio da quei maledettissimi abissi geologici? Chi se non bruciando più petrolio di quanto ne estrarrebbe? INFILATEVI BENE STO CONCETTO IN TESTA: le due ipotesi sulla formazione di petrolio non si escludono a vicenda, e il petrolio prodotto in questi due modi (supponendo che siano entrambi validi), visto che dovrebbe accadere da miliardi di anni, è quello che abbiamo estratto finora: niente petrolio occulto belli miei. A che cazzo servirebbero altrimenti tutte ste guerre per le risorse?!?! E’ un tentativo disperato di salvaguardare questa macchina industriale dipendente dal petrolio. Se non vi va giù questo concetto continuate pure a perdere tempo a teorizzare petrolio non ancora formato, e godetevi il declino della sua produzione mondiale, adesso, fra 5 anni, fra 10, fra 20, fra 50, quello che volete. Fatto sta che il petrolio non ci porterà lontano. Fisicamente l’energia che arriva a noi CONTINUAMENTE, dall’esterno del sistema chiuso pianeta Terra, è quella del sole, che si trasforma in geotermia, vento, maree, ciclo dell’acqua, fotosintesi, etc… E’ li che dobbiamo sforzarci di spendere due parole seriamente per il futuro. E si che si parla semplicemente di termodinamica e cinetica, non di fantascienza!

  • AmonAmarth

    Ben detto. Semplice: valutare pochi parametri reali e facilmente verificabili e perdere meno tempo in chiacchere. Velocità di estrazione, EROEI, costi di estrazione. Il punto critico è facilmente individuabile, niente favole su giacimenti nascosti tenuti in piedi da differenti teorie di origine petrolifera.