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LE RELAZIONI PERICOLOSE

DI GIANLUCA FREDA
Blogghete!!!

Devo ammettere che avevo sottovalutato Gheddafi. Dopo l’avvio del colpo di stato organizzato contro il suo regime dai soliti uomini-ombra statunitensi, avrei giurato che avrebbe resistito non più di qualche giorno. Mi sembrava frollo, rimbambolito da decenni di bagordi con le infermiere, impreparato ad affrontare una situazione di attacco concentrico militare e mediatico da parte non solo degli ambienti d’intelligence occidentali che hanno organizzato il golpe, ma anche della maggioranza degli stati arabi, nonché, com’è ovvio, di settori del suo stesso esercito e perfino del suo stesso entourage familiare.Avrei scommesso che le forze militari fedeli al raìs avrebbero deposto le armi in fretta e sarebbero passate rapidamente dalla parte delle fazioni ribelli dell’esercito, quelle che stanno ancora tentando di rovesciare il regime con l’appoggio – ormai esplicito – di professionisti della strategia militare angloamericana, di truppe mercenarie fatte arrivare dall’Egitto e del battage propagandistico dei media internazionali; i quali non hanno mai smesso, per una settimana intera, di vomitare sull’opinione pubblica mondiale le loro ridicole e inconsistenti menzogne, spacciando il golpe per “rivoluzione popolare”, producendosi in contorsionismi logici e prestidigitazioni visive pur di nascondere la realtà di ciò che sta accadendo in Libia dietro la fiction di qualche balletto di piazza di bazarioti festanti, spesso pagati per ballare o ripresi in contesti che con la Libia nulla hanno a che vedere.  

Invece il vecchio leone sta opponendo una discreta resistenza, il che dimostra che il sostegno di cui gode presso le gerarchie militari e l’opinione pubblica del suo paese è ancora forte, nonostante gli equilibrismi sfoggiati dall’apparato di disinformazione globale per dimostrare il contrario. Naturalmente è difficile immaginare che questa resistenza disperata possa riuscire ad avere la meglio su forze così soverchianti, salvo che intervengano nell’agone dello scontro quelle forze politiche emergenti (Russia e Cina in primis) le quali, per il momento, non sembrano avere la minima intenzione di interferire. Questo è almeno ciò che dimostrano con l’apparenza delle dichiarazioni diplomatiche e con il loro sostegno alle deplorazioni internazionali contro le (inesistenti) “stragi di manifestanti” attribuite al regime, nonché con il loro incondizionato appoggio alle risoluzioni di condanna dell’ONU. Cosa stiano progettando realmente, dietro l’esteriorità delle esternazioni pubbliche, lo dirà solo il tempo.  

In ogni caso, è sempre istruttivo e confortante vedere come si comporta il leader di un paese sovrano e indipendente di fronte all’attacco in forze di potenze straniere. Non cerca di vendersi, ma combatte. Non fugge di notte, caricando frettolosamente la refurtiva su carovane improvvisate, ma organizza il contrattacco con tutte le forze che ha a disposizione. Perfino di fronte alla quasi certezza di una disfatta catastrofica, cambierei il nostro intero ceto politico – da Berlusconi a D’Alema, passando per Prodi, Vendola, Fini e tutta l’allegra compagnia di logorroici mercenari degli USA che ci arringano ogni giorno dai teleschermi sulla celeste sacralità dei “diritti umani” – con un solo Gheddafi, anche stasera stessa e con enorme gioia.   Per il momento, noto con soddisfazione che i media internazionali controllati dagli Stati Uniti hanno smorzato i riflettori sulla Libia, il che è segno che sta succedendo qualcosa. Non è chiaro cosa sia questo “qualcosa”. Potrebbe essere una trattativa tra le fazioni ribelli dell’esercito e quelle ancora fedeli al colonnello per una resa o per la cessione di parti del territorio. Le numerose defezioni di funzionari libici, come Abdel Moneim Al-Honi e Ali al-Essawi, rispettivamente ambasciatori presso la Lega Araba al Cairo e in India, fanno pensare che sia già in avanzato stato di progettazione un dopo-Gheddafi in cui questi topi in fuga sperano di poter ricoprire ruoli di qualche rilievo. Anche ex ministri di Gheddafi, come Aref Sharif, capo delle forze aeree libiche, e Abdul Fatah al-Yunis, ministro degli interni, hanno rapidamente abbandonato la nave, probabilmente avendo in mente la stessa illusoria prospettiva. Gheddafi sembra però poter ancora contare sulla fedeltà del suo braccio destro, Abdullah Sinusi, capo dei servizi d’intelligence nonché cognato del colonnello.

Potrebbe anche essere in preparazione un qualche tipo di incidente “false flag” da attribuire alla responsabilità del leader libico per giustificare un intervento diretto della “comunità internazionale” (altro nome degli Stati Uniti d’America).
Potrebbe darsi – ma qui entriamo nel campo delle pure speculazioni ipotetiche – che i russi, dietro le dichiarazioni di circostanza, abbiano in realtà deciso di proteggere gli interessi della Gazprom in Cirenaica fornendo sostegno tecnologico e militare al governo libico. Non sarebbe una novità, era già successo all’epoca dell’attacco di Israele al Libano, quando le forze di Hezbollah riuscirono ad aver ragione delle truppe sioniste anche grazie alla tecnologia militare fornita dai russi, attraverso la triangolazione con l’Iran. Potrebbe perfino trattarsi – e qui entriamo nel campo della fantascienza più visionaria – di un improvviso attacco di vergogna dei media, i quali, dopo le figuracce fatte nei giorni scorsi con la diffusione di fregnacce titaniche e ormai ampiamente sbugiardate come tali, abbiano deciso di tenere la ciabatta chiusa per non perdere dinanzi all’opinione pubblica quel poco di credibilità che gli resta (ammesso che gliene resti). Ma, ripeto, non ci credo neanch’io. La vergogna è una funzione mai implementata nel software degli zombi che forniscono la disinformazione e di coloro che ne fruiscono.  

Con la copertura della “rivoluzione libica” i cazzari dei media e le masse loro succubi hanno battuto ogni record olimpionico, rispettivamente, di cialtroneria e credulità. Sono stati sbandierati – e si continuano a sbandierare – attacchi aerei dell’aviazione libica contro le folle di Tripoli. Solo che, se si spegne il “commento degli inviati” e si ascoltano le testimonianze locali, nessuno ha mai visto questi attacchi e nemmeno le folle. L’unica cosa vista a Tripoli paragonabile a una folla in rivolta è il gruppetto di persone radunato in piazza dallo stesso Gheddafi durante il suo discorso pubblico, tenuto quando da giorni i pagliacci dei media nostrani lo dicevano “asserragliato in un bunker sotterraneo” o in fuga verso Caracas, se non addirittura defunto. La loro totale mancanza di senso del pudore si fa forte della terminale decerebrazione del pubblico teleutente, reso creta nelle loro mani (lo chiameremo “pubblico di cretini”) ed ormai vittima di deprivazione del senso della realtà. E’ questa deprivazione che consente agli untori di fesserie di farla franca. Un pubblico non totalmente rimbecillito ricorderebbe ancora cosa sia, in concreto, un bombardamento dell’aviazione contro una città e capirebbe che è difficile non notarlo o non averne testimonianze filmate. Anche noi italiani abbiamo sperimentato l’emozione dei bombardamenti a tappeto, all’epoca in cui la “democrazia” venne allegramente portata anche a noi dai suoi solerti rappresentanti di zona, per cui dovremmo ricordarne gli effetti, almeno a grandi linee. Sfortunatamente, a difenderci contro i paladini dei “diritti umani” non c’era allora nessun Gheddafi e ormai nemmeno più un Mussolini.  

Il punto più alto dell’idiozia disinformativa si è raggiunto con le immagini delle “fosse comuni”  di Tripoli, rivelatesi essere più “comuni” di quanto si credesse: erano infatti normalissime fosse di sepoltura scavate nel cimitero di Tripoli in un’occasione che con gli eventi degli ultimi giorni nulla aveva a che fare. Naturalmente nessun direttore o caporedattore si è scusato con i propri utenti per averli presi ancora una volta per il culo. E che dire delle immagini di masse tumultuanti, girate in Bahrein e nello Yemen e spacciate per “rivolte in Libia”? Per non parlare delle immagini degli scalmanati che buttano giù da un palazzo il simulacro del “libro verde”, immagini il cui dozzinale simbolismo ricorderà agli studiosi dei meccanismi di propaganda le analoghe riprese dell’abbattimento della statua di Saddam in Iraq, anch’esse accuratamente orchestrate dalla giostra dei media ad uso e consumo dei teleovini occidentali.  

Per giorni si è parlato di “manifestanti in marcia verso Tripoli”. L’utente non diversamente encefalico si chiedeva allibito come mai l’esercito libico, fosse pure ridotto a non più di un paio di carri armati, non si decidesse a schiacciare una volta per tutte sotto i cingoli questa massa di popolastro vociante. Passavano i giorni e niente succedeva. I carri armati restavano fermi. Il popolastro marciava, e marciava, e marciava. Deve aver marciato fino allo sfinimento, tanto che Tripoli non è mai stata raggiunta. Forse i “manifestanti” si sono persi nel deserto, che com’è noto separa tra loro i principali centri abitati, non essendo la geografia libica esattamente paragonabile a quella dell’hinterland milanese. O forse, sfiniti dalla marcia, si sono fermati a rifocillarsi nel McDonald’s dell’oasi più vicina. Fatto sta che all’improvviso gli eroici maratoneti della rivolta si sono dissolti nell’aria sottile, gloriosamente assunti nel Walhalla delle puttanate senza ritegno, al fianco di Neda e del rifugio sotterraneo di Osama a Tora Bora.  

Nel nugolo di cazzate  sciorinate dalla stampa, non potevano mancare i classici, come le “armi di distruzione di massa” in possesso del demoniaco signore dei beduini. “Gheddafi è in possesso di almeno 10 tonnellate di gas di tipo ‘iprite’”, scriveva atterrito lo spagnolo El Paìs, “anche conosciuto come ‘gas mostarda’: Usa e Gran Bretagna sono preoccupati, adesso, per le sorti delle armi di distruzioni di massa”. Anch’io sono un po’ preoccupato, avendo già sentito questa litania ed avendo un’idea piuttosto precisa di come va a finire. Si è infatti già ottenuta la condanna dell’ONU contro i non meglio precisati “crimini” compiuti da Gheddafi nel difendere il suo paese da un’aggressione straniera. Si parla già di embarghi e di no-fly-zone, insomma, le solite cose. Non è difficile immaginare che il destino che attende la Libia – in mancanza, questa volta, di un deciso intervento nel conflitto di potenze meno sguattere degli USA di quanto lo siano i paesi europei – sia del tutto simile a quello riservato all’Iraq: massacri indiscriminati contro la popolazione civile ad opera dei contractors mercenari (noti difensori dei diritti umani) che già impazzano nel paese, confisca delle riserve petrolifere e di gas naturale da parte delle corporation occidentali (magari con qualche contentino riservato alle aziende beffate, per non farle scalpitare troppo, come già fatto con le concessioni ENI di Nassiriya), frazionamento del paese in aree d’influenza tribale e religiosa, allo scopo di garantire una guerra civile perpetua che lo renda debole e facilmente controllabile dalle forze “umanitarie” presenti sul territorio. Un quadro apocalittico, ma già visto, predisposto con l’esultante sostegno dei babbei che vedono in questa devastazione di una nazione sovrana nientepopodimeno che la “eroica ribellione del popolo contro un dittatore”. Come si possa essere così dabbene dopo oltre due decenni di rivoluzioni colorate USA, attuate più o meno tutte con lo stesso schema e con gli stessi pretesti, è materia che attiene all’indagine filosofica, teologica e forse psichiatrica.  

Bisogna ammettere che in questa sarabanda di idiozie stampate e teletrasmesse, si sono in parte positivamente distinti i giornali berlusconiani, sui quali si è visto comparire, tra la caligine di bubbole, qualche rado sprazzo di verità, qualche articolo di Marcello Foa, qualche testimonianza fuori dal coro. Purtroppo non altrettanto positiva è stata la performance del proprietario di detti organi di stampa. Costui, dopo aver viaggiato per anni a braccetto con Gheddafi, fin quasi a proporre scambi alla pari di dentiste e infermiere, ha rapidamente rispolverato l’avito protocollo italico del voltafaccia, condannando le “violenze” contro i dimostranti smentite dai suoi stessi giornali, rinnegando gli accordi firmati con la Libia non più di qualche mese fa ed accingendosi a trasformare ancora una volta l’Italia in una pista di decollo americana per portare all’oppresso dirimpettaio nordafricano il sollievo dei bombardamenti umanitari. Nessuna sorpresa, visto che lo stesso cinismo da miserabile opportunista lo aveva dimostrato all’epoca dell’aggressione all’Iraq. Forse è a questo che mirava la massiccia operazione di “ammorbidimento” scatenata contro di lui negli ultimi mesi, tra accuse di pedofilia, tradimenti di alleati teleguidati da Washington, defezioni nella compagine parlamentare, tumulti nella capitale scatenati da giovinastri frustrati, lasciati liberi, per l’occasione, di sfogare il loro vuoto cerebrale contro bancomat e vetrine di pubblici esercizi.  

E’ probabile che questo tradimento scellerato appaia una mossa astuta all’ometto di Arcore, l’occasione per prendere una boccata d’ossigeno dopo mesi e mesi di attacchi concentrici coordinati da oltreatlantico che lo hanno sfibrato e reso malleabile. In effetti, dopo il voltafaccia, le prospettive per lui si sono fatte meno tetre. I transfughi di Fli sono in buona parte rientrati nei ranghi, lasciando il povero Fini al cospetto della propria nullità politica e parlamentare. Il governo ha ora qualche numero in più per resistere nella cittadella assediata in cui si è arroccato. I pettegolezzi su Ruby sono già stati trasferiti sulle pagine di cronaca rosa, concedendo agli stravolti avvocati dell’assediato qualche minuto di respiro per riorganizzare una strategia. Opinionisti filoamericani fuggiaschi come Giuliano Ferrara e Paolo Guzzanti hanno già manifestato il proposito di schierarsi nuovamente, come prodighi figliuoli di ritorno al tetto natìo, a difesa della reputazione paterna, già rinnegata e sconfessata durante il “periodo russo” del capo del governo. De Michelis si è profuso nella descrizione dei grandi riconoscimenti ed onori che verranno al nostro dalla svendita a costo di realizzo di quel poco di politica internazionale indipendente che aveva messo in campo negli ultimi dieci anni. Onori smisurati, simili a quelli riservati dagli USA a Bettino Craxi, di cui il capelluto ex discotecaro socialista era già stato, a suo tempo, consigliere fraudolento.  

Non vorrei gettare acqua gelata sulle sue speranze, ma se Berlusconi spera di sottrarsi con il tradimento degli alleati al destino che gli Stati Uniti hanno comunque in serbo per lui, forse farebbe bene a dare un’occhiata alla lunghissima lista di servitori fedeli e infedeli degli USA che sono stati liquidati senza troppi complimenti quando è venuta meno la loro utilità contingente. Le recenti vicissitudini dei fedelissimi Mubarak e Ben Ali dovrebbero essere sufficienti, anche da sole, ad insegnargli qualcosa. Anche se, a dirla tutta, penso che siano parole al vento. Per imparare qualcosa dalla politica internazionale occorrerebbe avere un’idea di cosa sia la politica internazionale, il che è pretendere troppo da un piazzista di casseruole. Conto però sull’innata capacità degli sciacalli di riconoscere i propri simili dall’odore, anche se celati sotto i più concilianti e melliflui travestimenti.  

Anche la famiglia Gheddafi dovrebbe saperne qualcosa. Il 21 aprile 2009, Mutassim Gheddafi, figlio dell’attuale “nemico della libertà dei popoli”, veniva ricevuto con tutti gli onori a Washington da Hillary Clinton. “E’ con grande piacere”, si sdilinquiva la Clinton nel 2009, “che do il benvenuto al ministro Gheddafi al Dipartimento di Stato. Noi attribuiamo grande valore alle relazioni tra gli Stati Uniti e la Libia. Abbiamo grandi opportunità per approfondire e ampliare la nostra cooperazione e personalmente ho la ferma intenzione di consolidare i nostri rapporti. Pertanto, signor ministro, sia il benvenuto tra noi”.  

Berlusconi farebbe bene a riflettere sul valore e sull’affidabilità dell’amicizia di queste vipere, prima di ritrovarsi tra capo e collo un “approfondimento della cooperazione” simile a quello riservato alla famiglia del leader libico. Nonché sul fatto che, quando questa “cooperazione” entrerà nella sua fase risolutiva, non ci sarà più nessun Putin, nessun Ben Ali, nessun Gheddafi a cui chiedere appoggio o anche soltanto asilo politico.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org
Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=785:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47#comments
1.03.2011

Pubblicato da Davide

  • neutrino

    E’ difficile avere una prospettiva chiara su cosa stia accadendo in Libia, e sulle reali intenzioni di USA ed alleati, ma la storia degli anni recenti dà ragione a Freda, che in questo brillante articolo fa un quadretto veramente “horror” della situazione politica internazionale.
    Purtroppo molto verosimile.

  • terzaposizione

    Che ne sarebbe del Premier se Gheddafi rimanesse Ras della Libia,dopo aver respinto i rivoltosi made in Soros?
    Il Colonnello dovrebbe fare un gesto altamente destabilizzante : desecretare quello che è successo il 27giugno1980 sui cieli del Tirreno meridionale e sputtanare mezza NATO.

  • Tondo

    Il prossimo sarà il Venezuela di Chavez?
    http://coriintempesta.altervista.org/blog/ora-il-venezuela/

  • Lestaat

    Fantastico come sempre Freda.

  • Tonguessy

    Sfortunatamente, a difenderci contro i paladini dei “diritti umani” non c’era allora nessun Gheddafi e ormai nemmeno più un Mussolini.
    Ah, ecco. Gli infami di Piazzale Loreto si vergognino, quindi. Assassinare così impunemente l’unico in grado di difenderci contro i paladini dei “diritti umani” made in USA…non si fa così, date retta a Freda. Molto meglio un’alleanza con i nazisti, credetegli.

    Arriviamo poi al vero motivo di questo elzeviro: Berlusconi è in pericolo e Freda vuole aiutarlo. Gli sta dicendo che gli USA lo vogliono defenestrare (in questo lui e Barnard si assomigliano molto). Non c’entrano un cazzo i milioni di scontenti anche all’interno della sua stessa coalizione, tenuta insieme con i denari. Poco importano le ripetute manifestazioni di ostilità nei suoi confronti da parte di milioni di cittadini. Quelle cose, cari signori, non contano una beata fava. E’ tutto telecomandato, quindi statevene a casa a guardare il Grande Fratello, perchè le cose vengono ordite e ordinate nei piani alti. Voi semplicemente accettatele, qualsiasi esse siano. Ci penserà Freda a salvare il premier (anche grazie al suo personale voto le prossime elezioni) e voi non dovrete rinunciare all’ennesima “mossa astuta all’ometto di Arcore”, sia essa un bunga-bunga o la nuova transumanza a suon di ministeri e milioni di euro.
    Insomma le rivoluzioni lasciatele stare. O Mussolini ed il suo integerrimo spirito di indipendenza (ma de che?), oppure Berlusconi, ed il suo integerrimo spirito di indipendenza (ma de che?).

    Basta saper scegliere…..

  • ericvonmaan

    Un dato di fatto incontestabile è che in Libia c’è una grossa torta che fa gola a molti. Un altro dato di fatto è che le notizie propinate dai media tradizionali sono, ancora una volta, una melma fetida. Più meno mi trovo d’accordo con Freda anche se potremo capire pienamente ciò che sta succedendo in Libia solo tra qualche anno, quando le cose avranno trovato un nuovo equilibrio.
    Soldi soldi soldi come al solito muovono il mondo.

  • vainart

    FREDA TI AMO!! RIESCI A FARMI RIDERE ANCHE QUANDO CI SAREBBE DA PIANGERE!!!

  • buran

    L’ultima cazzata: detenuti politici “sepolti vivi” nelle segrete sottoterra (tanto che si scava per trovarli), ma che mandano messaggini col cellulare. Ma tanto tutti bevono a boccia…

    http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/02/news/prigioni_bengasi-13072393/?ref=HRER1-1

  • Peppe

    Tonguessy,ho apprezzato molte tue posizioni lette nei diversi mesi che hanno preceduto la mia registrazione odierna.Permettimi però un appunto.
    Capisco che il background ideologico tuo e di Freda è agli antipodi.Però cerchiamo di andare oltre le sterili contrapposizioni di principio e di palingenesi ideologica.
    Voglio dire(andando terra terra)che se la merda è chiaramente tale,non si può non dire che puzza,al di là del fatto che a te piace il profumo del mughetto e a Freda del muschio bianco.
    Saluti.

  • Peppe

    Bell’articolo,condivisibile nella quasi totalità.Bravo Freda.

  • Skaff

    Io voglio sposare quest’uomo (Freda, non Gheddafi)

  • ROE

    Emblematico l’epiteto «piazzista di casseruole». Concordo, anche se i piazzisti non vanno sottovalutati, specie se soffrono di lucida pazzia.

  • Bellerofon

    Freda, un GRANDISSIMO…!
    Mi chiedo se al nostro Ministero degli Esteri abbiano (a prescindere dalla politica estera effettivamente attuata dal nostro Paese) un analista altrettanto lucido, intelligente e bastardo (nell’accezione più positiva possibile, soprattutto politicamente parlando) quanto basta. Massima stima.

  • Tonguessy

    Ringrazio per gli apprezzamenti e rispondo: non è questione di gusti personali differenti, nè di differenti background. Qui si tratta di qualcosa di molto più serio, ovvero concedere al popolo quella dimensione di autodeterminazione che si merita, oppure di negargliela. Non si tratta di posizioni ideologiche, ma di prassi di vita quotidiana. Ancorarsi ai simulacri postmodernisti come fa Freda per spostare il centro focale dall’azione all’inazione lo trovo estremamente dannoso per il livello di guardia ormai raggiunto e che potrebbe far scatenare qui come altrove un dissenso incontrollabile.
    Il ruolo del gatekeeper è proprio quello di divergere ogni tentativo di azione immediata verso non precisati luoghi del virtuale. Il virtuale è inoffensivo, come una pallottola sparata contro di noi dal nemico: alla fine resettiamo il gioco della Playstation e ricomiciamo. Il Reale non è esattamente così.
    Insomma, solo discorsi. Parliamone comodamente dalla nostra scrivania, spacchiamo il capello prima in quattro e poi in otto, successivamente in multipli di numeri primi o tutta la serie di Fibonacci. Così dimostriamo di essere intelligenti. Senza poter determinare il nostro futuro con l’azione diretta, questa è la cosa essenziale.
    Saluti

  • ilfigliodegeneredellovest

    Leggiti il libro “Beneduce il finanziere di Mussolini” e vedrai che il “ma de che” ti passa

  • rasna-zal

    Ciao Tonguessy, devo dirti che condivido sempre le tue analisi, ma non credo alla “somiglianza” di due persone come Freda e Barnard.

    A dire la verità credo che anche un parallelismo sia improbo, l’uno è un “fenomeno” da Blog e l’altro è a tutti gli effetti un professionista.

    In quanto all’argomentazione che dovrebbe accomunare i due (ossia Berlusconi), non penso che sia io a doverti far notare che Barnard vede la politica come “il cortiletto del potere” – quello economico – conseguentemente concepisce il “problema” Berlusconi come ben poca cosa se paragonato ai veri problemi che vengono occultati dal teatrino massmediatico della politica (crisi finanziare su cui speculare, perdita della sovranità degli stati, ecc.).

    Non leggo molto Freda, ma semmai, i suoi argomenti dovessero risultarti faziosi, ti prego di spiegarmi perchè lo accomuni a Barnard il quale mi sembra tutto fuorchè di parte e lontano dall’essere un gatekeeper.

    Ciao
  • redme

    ..resisti..è tipico delle persone che non hanno la minima idea delle lotte e delle questioni sociali e politiche REALI farsi irretire da chiacchieroni…

  • Tonguessy

    Infatti penso che ci siano delle differenze tra Barnard e Freda. E ci sono però delle somiglianze: entrambi parlano di “character assassination” in atto nei confronti del Premier, ad esempio. Ad opera dell’establishment anglo-americano, per essere precisi. Per mano dei media, in particolare.
    Guarda caso gli italici media sono in mano al Premier. Quindi si tratta di uno scontro tra media. I media di Sua Emittenza (stando a questa tesi) si scontrerebbero con gli altri media. Dove, come e quando?
    Sarei curioso di capirne qualcosa in più, sui questa “character assassination” in atto. Questi i documenti agli atti:
    http://blogghete.blog.dada.net/categorie/59761?from=20
    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=116
    Leggi pure, sono letture interessanti: la violazione sistematica di qualsiasi codice morale e/o penale non è minimamente valutato in queste elucubrazioni. E nota come siano entrambe MOLTO allineate.

    PS: oh, sicuramente Bernard non è un gatekeeper, ça va sans dire….

  • Tonguessy

    Infatti resisto…..(non so se l’hai notato) 🙂

  • Giancarlo54

    Caro Tonguessy, scusa, ma non hai capito un cazz…… Probabilmente è il tuo anti-fascismo mitologico che non ti permette di vedere aldilà del tuo naso. Non è un rimprovero, il mio è un invito per il tuo bene.

  • Tonguessy

    Per fortuna ci siete tu e Freda, ad avere capito tutto, specialmente che l’antifascismo è una mitologia dantan e non un modo di vivere nel nuovo millennio.
    Ricambio i complimenti…

  • Peppe

    Sono con te per il sacrosanto diritto all’autodeterminazione dei popoli,ci mancherebbe altro.
    Il problema è che ho sempre serissimi dubbi e timori quando nello scenario in cui si agitano le rivendicazioni dei popoli ci sono enormi asset energetici;ed ancora,mi insospettisco quando quelli che sgomitano per farsi avanti come garanti dell’affrancamento di quei popoli sono gli States.
    Ci hanno fregato troppe volte per non essere quantomeno prudenti,non credi?
    Sulla questione della differenza tra la virtualità della rete e la realtà,ti dico come la penso.Secondo me hanno lo stesso rapporto che c’è tra pensiero e azione;se nel virtuale l’elaborazione del pensiero produce un ordine sbagliato,nella realtà l’azione non avrà un risultato in linea con gli obiettivi che avevano mosso il pensiero.
    Insomma,ci teniamo tutti al diritto dei popoli nordafricani ad affrancarsi dai regimi che li hanno tenuti al giogo per diverse decadi.Però se non capiamo bene in che modo e da chi è diretta la sollevazione,rischiamo di sostenere ed avallare un semplice cambio di mano nella dominazione tirannica.
    Tutto qui,saluti.

  • vah1

    Occore secondo me aggiungere alcune note a piè di pagina in merito al ruolo dell’Europa e dell’Italia in particolare:

    1) L’italia è un Paese occupato dagli Usa e della Gran Bretagna dal 1945, data della fine della seconda guerra mondiale;

    2) in questi anni l’Italia si è arrabattata nella diplomazia internazionale con una sorta di politica del doppio gioco che ha seguito certe caratteristiche: perseguire i propri interessi nazionali anche se in un equilibrio precario con le imposizioni e le richieste delle potenze occupanti;

    3) la Gran Bretagna costituisce una potenza europea ostile all’Italia e occupante dal 1945 appunto. Alcuni altri Paesi Europei sono nelal sua orbita, altri come la Francia, più indipendenti. La Gran Bretagna e gli USA hanno un patto di ferro per l’intervento coordinato nella poitica internazionale, e questo a prescindere dai governi che si sono succeduti, attraverso un sistema di intreccio di poteri e di interessi politici ed economici tra i due stati;

    4) le masse non contano? No le masse contano eccome, tanto è vero che sono in campo strumenti potentissimi atti a manipolare le informazioni e quindi le opinioni in campo politico ma non solo, anche in campo sindacale ad es. (ultima la vicenda referendum a Mirafiori). Tutta Internet, non solo Facebook o Twitter è controllata e manipolata, anche per questo, dagli apparati USA;

    5) l’Italia cerca di portare avanti i propri obiettivi anche in Iraq ed Afghanistan, come può, nel quadro politico internazionale dato, con il doppio gioco, uno strumento tipico della diplomazia italiana anche con Andreotti e Craxi, prima che con Berlusconi (io ho detto questo? Mai detto? Sono stato travisato dai soliti media comunisti), e probabilmente anche con De Gasperi e Mattei prima ancora.

  • Tonguessy

    Capisco (e fino ad un certo punto condivido) le tue perplessità. Ma queste perplessità sono una ragione necessaria e sufficiente per fermarci dal prendere i forconi? la risposta a questa domanda fa la differenza tra l’autodeterminazione praticata e quella subìta.

  • Lestaat

    Abbi pazienza Tonguessy, ma francamente mi frega poco dei perchè o dei percome Freda scrive gli articoli.
    E’ vero o è falso ciò che scrive?
    Le sue opinioni, così come le tue (che tra l’altro sono opinioni sulle opinioni altrui le tue, il che le rende ancora più insulse e molto più simili al modo di fare di Barnard di quanto lo siano quelle di Freda), sono appunto opinioni, e solo chi legge ha il compito di interpretarle e valutarle.
    Vogliamo continuare tutti a fare i professorini e continuare a criticare (e interpretare) il messaggero o vogliamo discutere della sostanza delle cose?

  • Tonguessy

    E sarebbe quale e cosa, la “sostanza delle cose”? Che Israele sta aiutando il Gheddafi osannato da Freda forse?
    http://falafelcafe.wordpress.com/2011/03/02/al-jazeera-dietro-ai-mercenari-usati-da-gheddafi-si-nasconde-israele/
    E questa la “sostanza delle cose” cui fai cenno?

  • NerOscuro

    Condivido l’intervento di Tonguessy e mi trovo in difficoltà a capire cosa voglia dire Freda perché da un lato si scaglia contro le rivoluzioni orchestrate dagli USA e dall’altro spera nell’intervento di Russia e Cina. Evidentemente esistono interferenze lecite e non… Cosa ancora più incomprensibile è la completa attenzione sulle rivoluzioni made in USA (al limite del paranoico oserei dire). Gli USA sono il mostro, gli USA sono i manipolatori! Non che siano santi, il primo a disprezzarne la doppiezza sono io, tuttavia il consesso internazionale non è costituito da suorine di convento dedite alle opere di bene. Russia e Cina sono proprio le ultime nazioni a poter puntare il ditino dell’antimperialismo sugli altri. Sono nazioni-impero di lunghissima data.
    Trovo abbastanza ingenuo ritenere che gli unici che vorrebbero mettere le mani sulla torta Nord Africana e Medio-Orientale siano i soliti noti. E che sempre loro siano gli unici ad usare mezzi e mezzucci per perseguire il proprio scopo. L’Italia coloniale ha dato proprio un’ottima prova (nel senso di pessima) proprio con la Libia.
    Gli USA, nella prosopopea di Freda, diventa la nazione più efficace nel perseguire gli obiettivi che molte altre nazioni hanno, obiettivi che mi sembrano proprio avere una discendenza diretta dal nazionalismo.

  • Fabriizio

    articolo da incorniciare, semplicemente MITICO.

  • terzaposizione

    La Norvegia annuncia di essere oltre il picco di produzione del petrolio del mare del Nord.
    La Cina è presente con la propria potenza finanziaria-commerciale nel Nord africa.
    Tunisi aspirava al ruolo della City per l’Africa grazie alla finanza islamica.
    3 buoni motivi per le rivolte nel Nord Africa?

  • Fabriizio

    Bravo. Uno cosi’ dovrebbe stare in penombra, all’ultimo piano del ministero degli esteri.

  • anacrona

    Ne avessimo ancora come Mussolini … il guaio è che non ce ne sono più. Indipendentemente da quanto ne sai tu e da come la pensi.

  • zara

    Da chi sono pagati i mercenari venuti dall’Egitto? e quelli dei commandos inglesi? Forse Tonguessy se lè chiesto?

  • anacrona

    Il problema è dato dal fatto che essendo noi (Italia) inseriti in
    una società basata sull’economia del petrolio è la Libia uno dei nostri fornitori di essenziale materia prima, i primi ad essere danneggiati da questo sviluppo di cose siamo noi.

  • Tetris1917

    Analisi scarsa. La globalizzazione, sommo artefice di queste ondate di sollevazione (e’ sollevazione di gente che ha fame letteralmente, piaccia o meno). Intanto nessuno in occidente sta capendo quello che avviene sulle rive africane del mediterraneo fino al medio oriente. Gli USA rischiano di perdere definitivamente il controllo del petrolio, e sono in agitazione, appoggiano la rivolta, ma sono dubbiosi (vedere le tensioni sul mercato finanziario); nessuno sa dove si andra’ a parare, se in uno stato islamico se in uno stato liberale, se in uno stato socialista (non sia mai, poi manca il partito!!!!).
    Mi sembra di intuire che la Cina potrebbe sottrarre l’oro nero con baffo ai berluschini, e ai lord balbuzienti inglesi. Sarebbe un bel colpo per il rosso sole cinese. Il mercato globale non ha solo tramortito i lavoratori occidentali, a vantaggio del capitale asiatico e della sua borghesia. Ma ha anche reso globale gli sconquassi del capitalismo, per quanto riguarda l’approvvigionamento delle risorse rimaste. Per cui le rivolte non sono piu’ focalizzate in qualche enclave rivoluzionaria, ma stanno infiammando tutto il terzo mondo praticamente morto di fame, mentre la sua borghesia fa profitti e detiene la ricchezza prodotta. Lo sapete cosa rischia l’America se si sveglia il Messico (guardate l’ottimo reportage di Fulvio Grimaldi)che e’ in condizioni quasi identiche all’Egitto o alla Tunisia?
    Non la faccio lunga, ma si stanno preparando le basi per la terza guerra mondiale, sicuramente con Cina e Usa contrapposti. E noi del proletariato occidentale? Destinato ad essere sostituito dagli antichi ma giovani punici. Un po’ del sangue di Annibale alla fine scorre pure nelle lande leghiste!

  • Giancarlo54

    Grazie mille……..

    Continuate con il vostro antifascismo d’antan che i “padroni del Mondo” tremano di fronte a voi……..

  • Giancarlo54

    Non fare domande scomode. Fascista! Hihihihihihi.

  • Tonguessy

    E voi continuate con le vostre rivoluzioni trasparenti da computer…quelle sì che fanno tremare i “padroni del mondo”, altro che le piazze gremite!

  • Lestaat

    Incredibile.
    Sei disposto a credere a fonti anonime di provenienza israeliana e riportate da Al Jazeera pur di dimostrare di avere più ragione degli altri.
    Ma non ti rendi conto che è esattamente il gioco di tutto il cosiddetto occidente far credere che si “aprirebbe la porta a un regime islamico in Libia”?
    E’ PARI PARI quel che è successo in Irak, Tonguessy.
    C’è il dittatore cattivone che uccide i civili, e al suo posto il regime islamico.
    Non ci resta che intervenire.
    O sei un po’ naive questa volta o davvero ti importa più dimostrare di aver ragione piuttosto che fare i conti con la realtà.

  • martiusmarcus

    Democrazia e autocrazia: su queste due parole bisognerebbe riflettere per capire le rivolte in nordafrica. Salta agli occhi che gli unici paesi in grado di resistere al controllo dei poteri forti mondiali hanno caratteristiche “autocratiche”. E cioè: sotto una sottile vernice “democratica” – con carte costituzionali o simili, presenti o mancanti – è qui inequivocabile il potere accentrato su un singolo (l’autocrate, per l’appunto). Spesso costui è espressione di una oligarchia – Luchashenko, Ahmadinejad, Putin, Hu Jintao , lo era pure Mubarak -, o è davvero uno che si è fatto da sé o quasi – Kim Il-sung, Ben Alì, Chavez, Gheddafi. Ovviamente tali strutture di governo molto “personalizzate” sono nel mirino del potere mondiale. Per un motivo molto semplice: sono coriacee e quasi impermeabili a tutti quei fattori in grado di manipolarli: il denaro per comprarsi gli “eletti dal popolo”, la stampa e i mass media per manipolare il cervello della gente. Il fatto di essere personalizzate le rende però assai esposte a un inevitabile rischio, che è quello che definirei “mentale”. E’ vero che “il potere logora chi non ce l’ha”, ma è vero altrettanto che davvero SEMPRE logora chi ce l’ha. Chi ha assistito alle parabole dei vari “salvatori della patria” si sarà accorto di come cambi la personalità di un soggetto – anche di valore, anche di GRANDE valore – durante l’esercizio prolungato del potere. Posso dire che questo fenomeno – l’obsolescenza del Leader – NON risparmia nessuno (perfino Fidel Castro ne è stato affetto). Insomma, l’autocrate, per quanto bene abbia fatto al suo popolo, alla fine finisce per accumulare una serie di difetti sulla propria persona così macroscopici, da diventare INDIFENDIBILE. Pronto dunque per passare la mano a uno meglio di lui.
    La democrazia non corre di questi rischi: la regola è che essa si doti di leader (solo apparentemente TALI) così cialtroni e indifendibili, che il giorno successivo all’insediamento già rivelano concretamente tutta la TRUFFA di cui sono soltanto i prestanome: la democrazia occidentale è fondamentalmente un potere occulto per sua natura trasversale e anonimo (come può essere personalizzato?).
    Ma il problema sorge quando si va a guardare dietro gli altarini. Se è vero che non può suscitare simpatia un tipo come Obama (Mubarak sa che è un “vero amico”, di quelli che ti aiutano nei momenti del bisogno…), come riesce – mi chiedo io – il nostro buon Freda ad avere simpatico un tipetto come Gheddafi, con tutte le idiosincrasie che anni di potere non-partecipato gli hanno lasciato addosso come vere e proprie disgustose stigmate? Mi si dirà: meglio lui di Hilary Clinton ( e su questo non ci piove), ma basta a farci alzare la voce per difendere un INDIFENDIBILE? Io non ci riesco.

  • Zret

    Freda ti frega…

  • backtime

    Ottima osservazione!!! da recapitare con la massima urgenza al destinatario aggiungerei.

  • backtime

    Sostituiscilo tu no! visto che tu sai scegliere tra il male minore e ti consiglio di non perdere tempo, non sia mai, che arrivi il giorno in cui tu non abbia più non possa più pensare.

  • bstrnt

    … e a proposito dei ciarlatani occidentali : ” March 1, 2011 – The reports of Libya mobilizing its air force against its own people spread quickly around the world. However, Russia’s military chiefs say they have been monitoring from space — and the pictures tell a different story. According to Al Jazeera and BBC, on February 22 Libyan government inflicted airstrikes on Benghazi — the country’s largest city — and on the capital Tripoli. However, the Russian military, monitoring the unrest via satellite from the very beginning, says nothing of the sort was going on on the ground. At this point, the Russian military is saying that, as far as they are concerned, the attacks some media were reporting have never occurred. The same sources in Russia’s military establishment say they are also monitoring the situation around Libya’s oil pumping facilities “

  • Bellerofon

    Beh, argomenta il tuo post, però. Detta così sembra solo una velenosa insinuazione. O pensi che lui possa fare ombra al tuo (pur bel) blog? 😉

  • idea3online

    La Libia forse sarà l’apripista dei Re dell’Oriente. La Russia e la Cina non permetteranno l’espansione della Nato nel Nord Africa, perchè se permetteranno la caduta degli eventi, verrà costruita dalla Nato una tenaglia con perno l’Europa, con le leve di comando negli Stati Uniti, e i due bracci stringenti uno ad Est ed uno in Nord Africa. Questa operazione secondo il mondo multipolare in fase di costruzione non può avere successo. Infatti basta fare saltare una delle 2 prese e la tenaglia si rompe, si romperà anche il perno, in quanto l’Europa dopo la rottura della presa non potrà rimanere più il perno di questo gioco tra Est e Nord Africa.

  • MartinV

    San Gheddafi !!

    Giorni fa il quotidiano “La Repubblica” riportava 10.000 morti in Libia !!

    Oggi una ONG libica (probabilmente non filo governativa) ne riporta 6.000.

    Fatti i conti San Gheddafi ha operato in questi giorni ben 4.000 resuscitazioni… e secondo me non finisce neppure qui !!

    Dal canto loro, i rivoltosi (o golpisti) sembrano aver un po’ perduto il loro slancio e hanno richiesto un “aiutino” internazionale…

  • Tonguessy

    E così oggi scopro che Al Jazeera è un media in mano agli israeliani. Se ne impara sempre una di nuova, davvero. Ma questo chi lo ha deciso? Non è che anche le tue “sono opinioni sulle opinioni altrui le tue, il che le rende ancora più insulse”?
    Se vogliamo invece ragionare (e non offendere gratuitamente) abbiamo diversi e contradditori indizi sul campo. Al Jazeera è finanziata dal Quatar, che ha in simpatia tanto l’Iran che Hamas. Non mi pare possa essere sospettata di simpatie proisraeliane, no? Perchè quindi diffondere questa notizia? Questa è la versione peacereport
    http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/peace_reporter/2011/03_marzo/01/libia_al_jazeera_nuovi_mercenari_in_arrivo_dal_niger,28552291.html
    L’idea è che l’eventuale governo successivo a Gheddafi sarebbe molto vicino ad Hamas. Se fosse così allora alcune cose si spiegherebbero meglio, e tutta la tesi di Freda crollerebbe. Ed un cartello petrolifero Iran-Libia comincerebbe a mettere molta paura. Pensaci prima di definire la Libia come l’Iraq. Magari non è proprio così come sembra. Anche Gheddafi ha detto che i rivoltosi sono legati ad AlQaeda (ok, è un’approssimazione grossolana, ma rende bene l’idea). E se vogliamo dirla tutta c’è l’episodio di Lockerbie, dove nonostante la montatura mediatica che voleva i libici responsabili del disastro, Gheddafi si prese la responsabilità dell’attentato per essere riammesso nei salotti buoni.
    Mustafa Abdel-Jalil, ex ministro della giustizia, con un tempismo assolutamente perfetto adesso dichiara di avere le prove che ad organizzare l’attentato del volo PanAm 103 fu proprio Gheddafi. Non offre alcuna notizia di quali prove siano. Nel frattempo viene già chiamato “il Presidente”, essendosi distinto nella formazione del nuovo Consiglio Nazionale Libico. E dichiara solennemente che il nuovo governo sarà di chiaro stampo islamista. Magari con l’ausilio di qualche ayatollah…giusto per fare felici gli israeliani ed i loro sostenitori USA.
    http://newsinfo.inquirer.net/breakingnews/world/view/20110227-322463/Libya-ex-minister-announces-transitional-government

  • Tonguessy

    Se vogliamo ragionare sul caso Libia abbiamo diversi e contradditori indizi sul campo. Al Jazeera è finanziata dal Quatar, che ha in simpatia tanto l’Iran che Hamas. Non mi pare possa essere sospettata di simpatie proisraeliane, no? Perchè quindi diffondere la seguente notizia?
    Questa è la versione peacereport
    http://it.peacereporter.net/articolo/27153/Libia,+Al+Jazeera:+'nuovi+mercenari+in+arrivo+dal+Niger
    L’idea è che l’eventuale governo successivo a Gheddafi sarebbe molto vicino ad Hamas. Se fosse così allora alcune cose si spiegherebbero meglio, e tutta la tesi di Freda crollerebbe. Un cartello petrolifero Iran-Libia comincerebbe a mettere molta paura. Pensateci prima di definire la Libia come l’Iraq, e di paragonare Gheddafi a Sadam Hussein. Magari le cose non sono proprio così come sembrano. Anche Gheddafi ha detto che i rivoltosi sono legati ad AlQaeda (ok, è un’approssimazione grossolana, ma rende bene l’idea di chi siano i rivoltosi).
    E se vogliamo dirla tutta c’è l’episodio di Lockerbie, dove nonostante la montatura mediatica che voleva i libici responsabili del disastro, Gheddafi si prese la responsabilità dell’attentato per essere riammesso nei salotti buoni.
    Mustafa Abdel-Jalil, ex ministro della giustizia, con un tempismo assolutamente perfetto adesso dichiara di avere le prove che ad organizzare l’attentato del volo PanAm 103 fu proprio Gheddafi. Non offre alcuna notizia di quali prove siano. Nel frattempo viene già chiamato “il Presidente”, essendosi distinto nella formazione del nuovo Consiglio Nazionale Libico. E dichiara solennemente che il nuovo governo sarà di chiaro stampo islamista. Magari con l’ausilio di qualche ayatollah…giusto per fare felici gli israeliani ed i loro sostenitori USA. http://newsinfo.inquirer.net/breakingnews/world/view/20110227-322463/Libya-ex-minister-announces-transitional-government
    Insomma la situazione è decisamente ingarbugliata, e la linearità di pensiero di Freda non riesce a spiegare gran che. Gheddafi fa comodo al suo posto, ha fatto a tempo debito il suo auto da fè, e va bene così. Ci fornisce petrolio e gas, meglio non rischiare. Eppure i media gli si scagliano contro, accusandolo di crimini mai commessi. Ed i media sono in mano alle elites ebraiche, ricordate? Poi si scopre che Israele manda in suo aiuto dei contractors, nel timore che i rivoltosi prendano il potere e si alleino con Hamas e l’Iran. Insomma: chi ci capisce qualcosa? Forse ci vuole ancora un po’ di tempo prima di scrivere la lista dei buoni e dei cattivi alla lavagna.

  • Lestaat

    Non ho detto che Al Jazeera è controllata da Israele. E questo tuo modo di fare dimostra niente più di quello che ho detto.
    Vuoi aver ragione per forza.
    Ho detto che LA FONTE è israeliana, tanto che è la stessa Al Jazeera che cita la FONTE.
    Riporto di seguito la notizia da te linkata:
    “La notizia, lanciata dal sito di Al Jazeera, si basa su una fonte israeliana “qualificata”, un giornalista del quotidiano israeliano “Yediot Ahronoth””

    La fonte è appunto israeliana.
    Tonguessy…con me sbatti male.
    Sei te che stai montando una tesi su idiozie, non Freda.
    Stai facendo una pessima figura.

  • idea3online

    E’ tutto chiaro, è più chiaro di quelli che pensi. Hai visto mai una famiglia unita che si divide per rancori per interessi, per differenze culturali? Questo sta avvenendo nel mondo. Il potere nel mondo è diviso, è in atto una faida interna nelle famiglie del potere globale da Ovest a Est, da Nord a Sud. Certamente non capiremo niente perchè durante una faida capiscono solo i morti e gli amici dei morti. Questa fase se non risolta diplomaticamente erutterà nella terza guerra mondiale.

  • NerOscuro

    Uno come Edward Luttwak la penserebbe come te, ma quella è una linea di pensiero lontana anni luci da Freda che sogna ancora di rivoluzioni dal “basso”.