Home / ComeDonChisciotte / LE REGOLE, LA FORZA, LA VIOLENZA, L'ATTENZIONE

LE REGOLE, LA FORZA, LA VIOLENZA, L'ATTENZIONE

DI BIFO
Rekombinant.org

Un paio di mesi fa su Il Foglio è uscito un articolo di Adriano Sofri
intitolato “Lettera aperta un aspirante assassino”. Sofri analizza i
passaggi che possono portare un giovane dall’elaborazione ideologica
antagonista, all’enunciazione di propositi sovversivi fino all’esecuzione
di azioni violente, e ricostruisce il modo in cui ideologia parola e azione
possono concatenarsi in modo quasi automatico portando a scelte
irreversibili.

Si tratta di un articolo molto bello e largamente condivisibile, ma del
tutto inutile. Sofri infatti si rivolge a una persona che non esiste
più. La visione di una dialettica necessaria che giustifica qualsiasi
violenza e qualsiasi sofferenza nella prospettiva dell’inevitabile
progresso storico, portò in un tempo lontano migliaia di persone a compiere
la scelta di una militanza ideologizzata che comportava anche l’uso delle
armi. Ma quella visione non esiste più nella coscienza della nuova
generazione, né più si manifesta quel tipo di concatenazione ideologica,
enunciativa, e quindi pratica dell’azione violenta.

Con ciò non voglio dire che la violenza, l’omicidio o la strage siano
spariti dall’orizzonte attuale. E’ vero il contrario. Quella che sta
crescendo nel mondo, però, è un’ondata di violenza che non somiglia in
nulla a quella che Sofri vuole scongiurare.
Basta leggere le dichiarazione dei brigatisti arrestati in febbraio: ciò
che li motiva non è affatto una analisi ideologica o una strategia
politica, quanto la tristezza infinita della vita contemporanea, la
disperazione la solitudine la miseria esistenziale.Basta leggere le dichiarazione dei brigatisti arrestati in febbraio: ciò
che li motiva non è affatto una analisi ideologica o una strategia
politica, quanto la tristezza infinita della vita contemporanea, la
disperazione la solitudine la miseria esistenziale.

Provate a guardare la foto di quel dodicenne afghano che si arruola nelle
milizie suicide di Al Qaida. Nel suo viso dolcissimo e stravolto dall’odio
vi è una determinazione che nessuna predica non violenta può scalfire. A
chi pensa quel ragazzino mentre prende il voto di uccidersi uccidendo? A un
fratello ucciso da un bombardamento della Nato? Quante migliaia (quanti
milioni) di ragazzini afghani, pakistani, palestinesi, iraqeni egiziani si
stanno preparando a vendicare l’oltraggio la violenza l’umiliazione che
l’occidente infligge a un miliardo di uomini donne bambini?
Non capiamo nulla della violenza politica contemporanea e del terrorismo
che tende a diventare un fenomeno di massa, se lo trattiamo come un
problema ideologico. E’ un problema psicopatologico. Il che non significa
affatto che si tratti di un problema marginale, perché la psicopatia non è
più (se mai è stata) un problema marginale. La decisione ideologica di
altri tempi fu di pochissimi che si autonominarono avanguardia. La
sofferenza disperata dei ragazzi che crescono nelle metropoli arabe o nei
campi profughi o nelle banlieux europee o nella precarietà e nello
sfruttamento non è di pochi, è un fenomeno epidemico.

In rete ha girato recentemente un testo di Sergio Bologna intitolato
“Uscire dal vicolo cieco”. E’ ora di piantarla, dice Bologna, con l’idea
che il precariato sia come il morbillo, una malattia adolescenziale che
passa quando diventiamo grandi. Il precariato non è una marginale
escrescenza ma la forma tendenzialmente generale del lavoro nell’epoca in
cui le nuove tecnologie rendono possibile una disseminazione dello
sfruttamento in ogni frammento spaziotemporale dell’esistenza umana.
La precarietà non è un carattere provvisorio della relazione produttiva ma
il cuore nero del processo di produzione capitalista nella sfera della rete
globale. In essa circola un flusso continuo di info-lavoro frattalizzato e
ricombinante. La precarietà è l’elemento trasformatore di tutto il ciclo di
produzione: trasforma anche il lavoro di coloro che hanno un posto di
lavoro fisso, ma sono costretti ad accettare un salario sempre più basso
perché il lavoro precarizzato abbassa la forza contrattuale di tutti.
Sergio Bologna invita a considerare il precariato in termini di classe, non
in termini di generazione. Questo invito va accolto, ma il problema resta.
Il fronte del lavoro non è mai stato così debole in termini di capacità
contrattuale, in termini di organizzazione.

Occorre porsi una domanda: quali sono le forme di azione (di comunicazione,
di lotta, di organizzazione e di sabotaggio) capaci di restituire forza al
fronte del lavoro contro il fronte del capitale?
Serve a qualcosa andare in piazza in mille o in centomila, dato che non
abbiamo fermato la guerra quando eravamo centomilioni?
Serve a qualcosa rafforzare elettoralmente la sinistra quando è evidente
che il Parlamento non dispone più di alcuna forza effettiva di decisione?
La democrazia rappresentativa non serve a niente, e nulla di ciò che i
movimenti hanno fatto dopo l’inizio della crisi dei social forum ha avuto
qualche utilità.
Dobbiamo tornare a porci una domanda fondamentale: quali sono gli obiettivi
di un movimento che si proponga l’autonomia della vita sociale dal dominio
del capitale? e quali le forme di azione sono efficaci?

La questione delle forme di lotta è sempre stata decisiva. La lotta operaia
non avrebbe mai ottenuto nessun risultato se gli operai non avessero avuto
una forza capace di danneggiare materialmente il profitto.
Fin quando il lavoro non è in grado di minacciare l’accumulazione la sua
forza equivale a zero, e il padronato può fare qualsiasi cosa. La legge non
esiste, non significa nulla e non può fermare la violenza padronale. Solo
la forza conta.
Una delle colpe del terrorismo stalinista degli anni ’70, e non la più
lieve, consiste proprio in questo: nell’aver condotto a un discredito etico
totale ogni discorso sulla forza identificandola con la violenza, l’azione
omicida, il terrore.
Nel dibattito pubblico si fa un uso illegittimamente estensivo della parola
violenza.

Due ragioni sconsigliano in generale l’uso della violenza nell’azione
politica dei movimenti.
La prima ragione è semplice, quasi triviale.
Nella società moderne esistono organizzazioni professionali specializzate
nell’esercizio della violenza, strutture altamente addestrate dotate di
armi letali e di tecnologie pervasive di controllo e di annientamento,
strutture che addestrano al disconoscimento di ciò che vi è di umano in sé
e negli altri. Organizzazioni criminali al servizio dello stato e
dell’economia.

Nessuna persona che desideri mantenere il rispetto di se stessa può
affrontare la violenza dello stato e dell’economia sul terreno del
confronto armato, se non una organizzazione decisa al suicidio.
Come sappiamo l’armata dei suicidi è in crescita costante, e la guerra
infinita è una macchina di riproduzione del suicidio micidiale.
Chiunque non aspiri al suicidio capisce che la strada della violenza è
tecnicamente interdetta per cause di forza maggiore.

La seconda ragione che sconsiglia la violenza ha carattere meno triviale.
La violenza contro l’altro inibisce la possibilità stessa di percepire
felicemente il sé. La ferita inferta sul corpo altrui lascia una traccia
che distrugge le facoltà stesse di congiunzione con l’altro.
La violenza è azione che colpisce ciò che è umano nell’altro, la sua debolezza.
Poiché l’altro è l’estensione psichica della mia mente, poiché l’altro non
è dissociabile dalla mia sensibilità, la violenza colpisce chi la compie,
lo ferisce e lo infetta in ciò che ha di più umano, la sua tenerezza.
Chi giustifica la violenza in nome di valori superiori (che ne so, la
legalità o la rivoluzione, la civiltà occidentale o l’antimperialismo)
compie un’operazione che è sempre truffaldina. Ma anche coloro che si
sperticano nella condanna politica della violenza e nell’esaltazione dei
valori della non violenza compiono un’operazione truffaldina.
E’ come esaltare o condannare il mal di denti.

L’espressione non violenza è una cattiva traduzione della parola
Satyagraha, parola che per Gandhi significa conversione dell’altro per
mezzo dell’amore. Per essere più precisi: Satya è la verità dell’essere,
agraha è l’andare verso. Andare (insieme) verso la verità dell’essere.
Nella versione jainista che ne offre il Mahatma, questa conversione passa
attraverso l’ahimsa, che significa sofferenza cosciente.
Scrive Gandhi:

“Le nazioni come gli individui si costruiscono attraverso l’agonia della
croce e in nessun altra maniera. La gioia nasce non dall’infliggere dolore
sugli altri, ma dal dolore che volontariamente generiamo in noi.”

Per Gandhi dunque Satyagraha implica e presuppone Brahmacharia, cioè la
rinuncia alla passione, l’assenza di desiderio, la sospensione del flusso
illusorio del maja.
Si tratta di una visione essenzialmente sacrificale, che ben difficilmente
può tradursi in un’etica laica, e affermarsi nella vita quotidiana.
Ma io penso che si possa far discendere Satyagraha dal sentimento
contrario: dal sentimento di piacere che nasce dalla condivisione sensuale
degli infiniti corpi. Il piacere di sentire gli altri, che permette di
sentire con piacere sé stessi.

La continuità dei diecimila esseri, la condivisione del medesimo spazio
ecomentale, della medesima psicosfera non è solo la quintessenza del
Buddhismo, ma è anche il senso profondo del pensiero di Baruch Spinoza.
Se non vuole ridursi a pura retorica l’etica non può fondarsi su null’altro
che sulla consapevolezza sensibile del carattere estensivo del nostro
corpo-mente. E’ un’etica estetica, quella che dobbiamo fondare. Un’etica
che non sia basata sulla rinuncia al sé, ma proprio su un edonismo
estensivo, capace di riconoscere il carattere condiviso dell’ambiente in
cui è immerso l’organismo sensibile.

Nel discorso politico-giornalistico occidentale il pensiero del Satyagraha
(che è insieme realismo politico ed etica del piacere di sé) viene
abusivamente usato per affermare un principio legalitario: non violenza
viene tradotto abusivamente come rispetto della legge esistente, come
sottomissione al potere. La non violenza diventa allora un’arma brandita
contro gli oppressi, un ricatto schifoso. Coloro che sistematicamente usano
la violenza predicano alle vittime la necessità della non violenza.

La legge, solo la legge – dicono i legalisti – può regolare i rapporti fra
gruppi sociali. Il conflitto non deve uscire dai limiti della legge. Chi
dice questo ignora (o finge di ignorare) che la legge è forma determinata
di un rapporto di forze, che solo la forza la fonda e solo la forza la
rende operativa. Le corporation globali lo sanno bene, dato che il
capitalismo distrugge sistematicamente le regolazioni esistenti per
aumentare lo sfruttamento.

La forza, non la legge, permette al capitale di imporre condizioni precarie
di lavoro, riduzione del salario, rinvio della pensione e così via. La
forza ha permesso al capitalismo di costruire condizioni schiavistiche di
sfruttamento. La cosiddetta libertà di mercato altro non è che lo spazio
libero di scatenamento della forza violenta del capitale nel rapporto con
la debolezza del lavoro.

Solo quando i lavoratori sono forti, uniti, consapevoli, autonomi, il loro
rapporto con il capitale pone limiti alla violenza.
Grazie al rapporto di forza creato con le lotte il movimento operaio ha
potuto realizzare un quadro regolativo capace di limitare l’arbitrio del
capitale e di imporre condizioni eque di salario. Il benessere diffuso e le
condizioni di democrazia sociale che si affermarono in larga parte del
mondo nella seconda metà del Novecento furono il prodotto di una
imposizione operaia. E quel che oggi rimane delle garanzie sociali per i
lavoratori è l’eredità non ancora interamente erosa e cancellata di quelle
lotte.

Senza gli scioperi, senza il sabotaggio, senza il ricatto costante che il
lavoro seppe esercitare sulle forze proprietarie, le condizioni del lavoro
sono quelle dello sfruttamento bestiale, della miseria e della prepotenza.
Oggi quelle forme di azione hanno perduto efficacia. Cosa significa
sciopero per i lavoratori precari?
Dobbiamo scientificamente ricercare forme attuali di azioni che siano
capaci di colpire a fondo l’accumulazione di capitale, e quindi capaci di
ricostituire la forza contrattuale del lavoro.

L’illusione legalitaria crede che la regola costituzionale abbia in sé
forza impositiva.
Ma il potere è sempre assoluto. Non esiste alcun potere costituzionale,
perché la limitazione del potere non è esercitata dalle regole ma dalla
forza capace di imporre le regole (o di trasformarle).
Il legalismo attribuisce alle regole una forza che le regole non hanno,
perché non c’è nessuna regola che dica che occorre rispettare le regole.
E il padronato lo sa.

L’ipercapitalismo è un’economia criminale non tanto perché si fonda sulla
violazione delle regole stabilite dalla contrattazione tra lavoro e
capitale. La violazione delle regole non è un crimine (se non nella visione
autolesionista dei legalisti). Il crimine sta nell’esercizio illimitato
della forza, quando alla forza non si contrappone alcuna altra forza. Il
crimine è la violenza dell’imposizione lavorativa, la sottomissione del
sesso, dell’affettività, del tempo mentale, la repressione dell’autodifesa
operaia. Il crimine è la normalità dell’economia del nuovo millennio.
Gomorra, il libro di Roberto Saviano, il più importante testo di economia
politica contemporanea che io conosca, descrive molto bene il modo in cui
il crimine ha raggiunto il cuore stesso della crescita capitalista.

Il problema della forza non potrà non riproporsi nei movimenti sociali se
essi vorranno uscire dalla pura e semplice denuncia e se vorranno creare
condizioni efficaci di difesa e di nuova regolazione. Ma il problema della
forza non dovrà porsi mai più negli antichi termini della violenza
materiale, sui quali mai nessuna battaglia potrà mai essere vinta
dall’umano contro il disumano.
Il problema della forza si pone nei termini del sabotaggio intelligente nei
confronti della rete immateriale dello sfruttamento.
Solo quando l’immaginazione collettiva sarà capace di sottrarsi al ricatto
economico e consumista diverrà possibile esercitare una forza capace di
sabotare bloccare e sovvertire i circuiti dello schiavismo postmoderno.
Solo quando l’umanità schiavizzata saprà distinguere tra la ricchezza e la
merce si ricostituiranno le condizioni di una forza capace di resistere
alla violenza del capitale.
Non ci resta da svolgere altro lavoro che questo: l’organizzazione della
forza, cioè della tenerezza, della pigrizia, dell’assenteismo di massa.

Solo la forza può opporsi alla forza economica mediatica e militare di cui
dispone il capitale.
Ma la forza cos’è?

La società è forte di fronte al potere quando riconosce la illegittimità
dei poteri esistenti.
Ridere del potere è la prima condizione per distruggerlo.
Ogni occasione in cui il potere si organizza andrebbe ridicolizzata, non
solo i vertici del G8 ma anche le locali riunioni della Confindustria, le
riunioni del Senato accademico, e qualsiasi altra occasione in cui si
normalizza l’infamia.

Ma ridicolizzare on basta, occorre interrompere il flusso economico di
riproduzione del potere.
Lo sciopero è stato nel corso di un secolo e mezzo la forma più importante
di Satyagraha. “io non ti dò il mio lavoro fin quando non accetti di
pagarmi un salario più alto, finché non sono realizzate sul lavoro
condizioni umane.”
Ma la trasformazione del processo lavorativo ha reso lo sciopero inefficace
(perché le catene produttive sono flessibili) e impossibile perché il
lavoro è precario frattale ricombinato e sovrabbondante.

Il Semiocapitalismo ha bisogno dell’attenzione di un’umanità iperconnessa.
L’azione che accumula forza è lo sciopero dell’attenzione, il rifiuto
massiccio della partecipazione politica, la messa in circolo di virus
comunicativi capaci di indurre nella maggioranza tendenziale una nuova
percezione della ricchezza.
La ricchezza cos’è? E’ godimento del tempo, sfrenatezza intensiva, piacere
di sé. Un’onda di rilassatezza e di rallentamento del ritmo della
produzione dipendente, un’onda di frenesia an-economica.
La felicità è sovversiva quando si fa collettiva.
Trasformando la felicità in una promessa sempre rinviata il capitalismo ha
azzerato la capacità di godere dell’adesso.
La questione del godimento e della frustrazione, dell’ansia accumulativa e
della frugalità felice è la condizione per uno sciopero dell’attenzione che
tolga al capitale gli strumenti del suo ricatto e della sua forza.

Franco Berardi “Bifo”
Fonte: http://www.rekombinant.org/
Link: http://permalink.gmane.org/gmane.culture.internet.rekombinant/2233
11.07.07

Pubblicato da Davide

  • amicod

    … per quanto il mio giudizio possa sembrare irrilevante, trovo assurdo che un articolo che racconta l’inferno di tanti debba prendere spunto da uno pseudo-intellettuale vendutosi alla Cia,
    e con la pretesa di esser ancora considerato un puro rivoluzionario… Caro Davide il tuo articolo mette i brividi per quanto è veritiero… ma Sofri che centra in tutto questo..?

    ho scritto un testo teatrale ho girato un film, prendendo spunto dalla sua epopea giudiziaria, e non riuscivo a capire il perchè rifiutava di difendersi… ora ho capito, è per lo stesso motivo che si sono ‘accollati’ le colpe giudiziarie della strage di Bologna la Mambro e Fioravanti… nessuno ci crede e loro come premio sono usciti quasi immediatamente cancellando per magia gli altri ergastoli… Sofri non ha mai ordinato l’omicidio Calabresi… per un tempo ha creduto che l’avesse commesso un militante di LC… ma in realtà quell’omicidio è stato ordinato dalla CIA in quanto soltanto 10 giorni prima era stato lasciato morire in carcere un giovane anarchico Franco Serantini,
    arrestato a Pisa in una manifestazione antifascista, repressa come ancora non si era mai visto in Italia… per non condizionare il voto fu tenuto in carcere ed invece aveva bisogno di cure urgenti… morì Serantini, la DC vinse le elezioni ma il vespaio si sollevo lo stesso… intervenì persino Terracini uno dei padri della costituzione ed i giornali dell’epoca non parlavano d’altro… ma solo per 10 giorni… il caso Calabresi gli rubò i titoli sui giornali e vennero fatte ipotesi di vendetta da parte di LC, che non smentì affatto… LC divenne importante per tutte le fazioni exstraparlamentari e Sofri non seppe rinunciare alla notorietà che gli portò in termini politici quel fatto di cronaca… per questo non l’ha mai smentito con forza… come ha fatto con la strage di Peteano fatta con superficiale organizzazione credendo che lotta continua non l’avrebbe smentito come fece con Calabresi…

    Calabresi fu giustiziato per interrompere l’onda mediatica e lo sbigottimento generale per l’omicidio Serantini… ci riuscirono e gran parte del merito va a Sofri… L’omicidio Calabresi avvenuto
    molto prima della stagione di piombo dette il la’ a molti di pensare che fosse giusto comportarsi come fece LC… questo però era il piano della CIA per stabilizzare il potere DC e giustificare le leggi speciali per un controllo militare nel paese…

    Sofri gli dette una grossa mano alla Cia… adesso raccoglie i suoi frutti dopo sette anni di carcere allievati dalle visite dei personaggi più potenti del bel paese, che gli ricordavano che era in cima ai loro pensieri per risolvere in modo istituzionale la sua posizione…

    … ma la sentenza parla di OMICIDIO di un funzionario dello stato,
    ed è gia strano che venga condannato a 22 anni invece che l’ergastolo… e che dopo sette anni ha risolto i suoi problemi e che già si cerca il modo di permettergli un’entrata trionfale in parlamento… faranno una legge per lui… Sofri non è il mandante
    dell’omicidio Calabresi… ma di certo ha contribuito al mantenimento di orribili misteri che hanno insanguinato il nostro paese… la regia è sempre la stessa… il metodo è in scala identico
    a quello utilizzato per la strage di New york (le torri)… colpire un’obbiettivo per far cadere la colpa al nemico di turno…

    grazie Adriano… meriti un grande applauso…

  • aitan

    The Times They Are a-Changin’

  • pierrot

    Propongo ai lettori di scrivere nei commenti quali sono gli elementi della quotidianità che impediscono, secondo loro, nella quotidianità appunto di avere quel punto di partenza di “felicità” con cui sovvertire, stanto alle argomentazioni e proposte di Bifo. Avanti…

  • amicod

    … la felicità che manca su questo pianeta è rubata da pochi che hanno reso il nostro paradiso terrestre per molti un vero inferno…

    la soluzione non è la violenza… sono attrezzati molto bene per questo… anzi la cercano e la estirpano con l’inganno anche dove non c’è mai stata… per vincere il mostro-capitalista bisogna togliergli l’energia… l’energia è da sempre il ‘pane’ degli imperi…
    Gli Egizi, i Greci ma soprattutto i Romani, occupavano immensi territori con lo scopo principale di catturare SCHIAVI… erano loro l’ENERGIA capace di edificare le Piramidi, gli acquedotti, gli anfiteatri e tante altre cose belle… le guerre si facevano per ridurre in schiavitù i vinti, ed averli come ENERGIA… oggi le guerre si fanno ancora per lo stesso motivo… l’Energia è il petrolio ed il controllo di essa rende bestie assetate chi vuole continuare a mantenere quel potere che ti conferisce l’ENERGIA…

    togliamogli l’ENERGIA a questi balordi… e la terra sarà finalmente un paradiso terrestre non solo per pochi eletti…

    la soluzione è per me molto semplice, anche se stanno spendendo miliardi per allontanare questo importante momento per l’UMANITA’… energia gratis per tutti e si salderebbe la catena alimentare di ogni dove, nessuno dovrà più elemosinare cibo ed acqua solo per le biffe della natura o più spesso delle multinazionali che decidono di rubare e depredare dei beni popoli del terzo mondo ignari che la loro crescente povertà è frutto di meccanismi diabolici progettati a tavolino dalla democrazia d’esportazione…

    Io ho la soluzione a tutto questo… ma ho difficoltà a farmi ascoltare… ho la sensazione di combattere contro i mulini a vento… e vorrei far capire quanto tutti noi siamo vittime di un’IPNOSI collettiva che inizia fin dai banchi di scuola… è lì che parte il vero controllo… la scuola per molti versi è diventato uno strumento che confonde ed ipnotizza… io ho scoperto che l’intero programma di Fisica moderna è una BUFALA… un continuo depistaggio per non permettere la naturale EVOLUZIONE…

    Newton ed Einstein che hanno trionfalmente dichiarato GENII in realtà sono due poveri sempliciotti le quali teorie sono ancora ben lontane da essere provate… la gente gli crede ciecamente come se fosse una religione… in realta essi stanno ostruendo la strada all’Umanità…

    LA MATERIA INERTE NON ATTIRA ALTRA MATERIA (eccetto il ferro-calamita) NON C’E’ ALCUNA PROVA DI QUESTO FENOMENO FISICO ACCLAMATO DA NEWTON E CONFERMATO DA EINSTEIN…

    LA ROTAZIONE TERRESTRE CHE CHIAMA IN CAUSA LA CENTRIPETA
    E’ LA VERA ED UNICA CAUSA DEL FENOMENO CHE CHIAMIAMO FORZA DI GRAVITA’…

    L’Umanità da sempre ha un rapporto di sfida con la gravità e ciò è causa di grandi dispersioni energetiche… io propongo di sfruttarne le potenzialità che la mia scoperta rende possibile…

    per questo non ho commentato Bifo… di fronte a tutto ciò diventa anacronistico la sua pur valente analisi… però io posso dare una risposta alla domanda come toglierci dalle palle il capitalismo del genere guerrafondaio, inumano, che schiaccia tutto e tutti sotto il continuo ed impellente bisogno di accumulo di denaro… con l’energia gratis per tutti nessuno più sarà così tremendamente povero… ed una cosa è certa… senza poveri i ricchi non hanno più motivo di esistere…

    prima di considerarmi un pazzo, cercate di capire è semplice ed estremamente logica la mia TESI, fatemi domande, coinvolgete dei Fisici o Scienziati dalla mente aperta… e vedrete come non riusciranno di confutare ciò che dico, mentre io posso con estrema facilità far crollare quel castello di sabbia eretto da Newton ed Einstein… come sto facendo in molti forum

    è ora di finirla di frignare… bisogna agire, ma da solo non posso far nulla… ho bisogno di far sapere a tutti che il modo di togliere dalle mani del capitalismo il destino di tutti C’E’… la loro forza è nel controllo dell’energia che ci rende tutti tossici e disposti a tutto per essa… ma io ho scoperto che l’energia è come l’aria ce ne per tutti a volontà… ed entro breve non converra a nessuno imbottigliarla… presto la fame, la sete, la povertà estrema, l’inquinamento e tante stupide ma tremende guerre fraticidie faranno parte solo del nostro orribile passato… non posso dire che non sorgeranno altri problemi… ma scrollarci di dosso queste vergogne sarà un bel passo avanti…

    caro Pierrot tu mi hai chiamato in causa ed io esigo che tu mi risponda… altrimenti continuamo pure a piangerci addosso… mentre saranno sempre più i condannati al girone d’inferno dal mostro capitalista…. ciaodino

  • valmaximus

    Facciamo così, invece: spiega prima a questa massa di ipnotizzati come mai la luna NON RUOTA SU SE’ STESSA (o che ruota mostrandoci però tutte le facce), poi torna qui a parlare di mente aperta e serietà.
    Torna ai tuoi funghi allucinogeni, invece di spammare anche qui, va!