LE RAGIONI DEI “SIGNORAGGISTI”

LE RAGIONI DEI “SIGNORAGGISTI”

DI LINO ROSSI


C’è chi è più folle di Loro.

I “signoraggisti” sono quelle persone che attribuiscono gran parte dei problemi economici attuali ad una presunta truffa attuata dalle Banche Centrali ai danni dei rispettivi Stati.

Il ragionamento che viene effettuato, pur con mille sfumature diverse, è in estrema sintesi abbastanza semplice: la moneta di nuova emissione non può appartenere che allo Stato, rappresentante dei Cittadini.

Visto che lo Stato per avere la Sua moneta deve emettere titoli del debito pubblico, significa che si deve indebitare e quindi significa anche che viene sistematicamente truffato dalla Sua Banca Centrale (che si appropria del “signoraggio”), con evidente complicità tra politici e banchieri centrali, che a loro volta sono in “affari” con i banchieri privati, con il mondo accademico che regge il moccolo (pure).

Keynes? Un delinquente! Perché non ha denunciato la truffa del signoraggio.


I banchieri centrali? Tutti delinquenti! Dal primo all’ultimo.



La messa al passivo delle banconote in circolazione, nello Stato Patrimoniale della Banca Centrale? Una truffa equivalente alla registrazione di una fattura falsa (per i signoraggisti la differenza che passa fra uno Stato Patrimoniale ed un Conto Economico non è molto chiara, ma poco importa).

Solo se il ministero del tesoro emette la moneta, senza indebitarsi, si ha sovranità pubblica della moneta.

Anche la politica monetaria di Einaudi, Menichella e Baffi era viziata dalla stessa truffa.

Il debito pubblico esiste perché esiste la truffa del signoraggio.

La “truffa” sarebbe planetaria e probabilmente “eterna”.

Se non ci fosse la suddetta “truffa” l’umanità avrebbe la possibilità di vivere in un mondo migliore …



Sono arrivati perfino al punto di inneggiare all’”austriaco” Ron Paul perché attaccava l’odiatissima Federal Reserve. Peccato che Paul non lo proponeva per far emettere moneta al governo, come loro bramano, ma per passare al gold standard rothbardiano.



Ogni ragionamento per tentare di far correggere il tiro ai signoraggisti è vano (1). Sono riconosciuti validi solo i numerosi libri scritti da loro stessi ed i documenti ufficiali sono tutti sistematicamente falsi. La depenalizzazione del falso in bilancio certifica la suddetta falsità.

Quali sono dunque le “ragioni” di questi “matti”?

Le “ragioni” sono quelle di aver denunciato, seppur rozzamente, un reale malessere “monetario”. È vero che negli ultimi 30 anni in materia di Politica Monetaria sono avvenute molte cose strane.



a) Il divorzio in Italia senza un analogo divorzio negli altri Paesi (2), fino a Maastricht; da un lato la Politica ha delegato il “mercato” a fare la PM; dall’altro il “mercato”, attraverso le società di rating, ha giocato assai sporco (3), facendo impennare il nostro debito ed inducendo i soliti noti, con la complicità di “mani pulite”, a svendere le partecipazioni statali; (4)

Quale Stato avrebbe potuto sopportare per un tempo così lungo il costo del denaro di 4, 5, 6, 7 punti al di sopra dell’inflazione? Quella macchia rossa corrisponde al 93% del PIL, regalato ai possessori dei titoli del debito pubblico (spesso evasori incalliti), alla faccia dell’articolo 1 della Costituzione. Non doveva essere la Politica a ri-mettervi mano? (5)

Particolarmente devastanti sono stati gli operati di Andreatta, Ciampi, Prodi, Amato e Draghi (protagonista della grande svendita).
Questa è la ragione del nostro debito pubblico, non certamente la presunta truffa del signoraggio.

b) La deregolamentazione delle attività finanziarie, con il paradosso di avere gli Stati tutti intenti a tirare la cinghia e gli speculatori a spadroneggiare nel casinò globale, liberissimi di sottrarre ininterrottamente ed illimitatamente risorse alla attività produttive, sotto l’attacco concentrico degli alfieri della globalizzazione (prima viene la remunerazione del capitale e poi viene tutto il resto). In questo contesto è emblematica la legge 30 aprile 1999 n. 130 – disposizioni sulla cartolarizzazione dei crediti – del governo D’Alema. La sinistra anziché fronteggiare gli avversari dei ceti che dovrebbe rappresentare che fa? Li agevola! Ubbidisce! (Ne sanno qualcosa i Serbi)

c) Una volta arrivati all’inevitabile crisi ci si sarebbe aspettati una rapida correzione: regolamentazione delle attività finanziarie e ritorno delle PM sotto il controllo delle autorità politiche. Invece NO. Le autorità monetarie premiano gli speculatori trasformando la loro infinita carta straccia in denaro vero, incrementando nel contempo il loro potere reale. Ovviamente gli speculatori, come lo scorpione ai danni della rana (6), usano il potere ed il denaro che gli Stati gli hanno regalato contro gli Stati stessi. Di cambiare registro non se ne parla neanche.

È quindi innegabile che politici, autorità monetarie ed accademici non hanno fatto il loro dovere; non so quindi se siano più ridicoli i signoraggisti con le loro strampalerie o le autorità monetarie, o i politici che non intervengono in tema di PM, o gli accademici che continuano, tranne poche eccezioni, a fare finta di niente (o il PD, che spera di risalire la china senza mettere alla gogna i suoi dirigenti degli ultimi 30 anni, oggettivamente massimi responsabili dell’attuale degrado – o i “comunisti”, che hanno ripudiato i diritti sociali per quelli civili, in perfetto stile radical chic zapaterista, politicamente correttissimo). E mentre lo spettacolo diventa sempre più squallido e sconcertante … operai ed imprenditori si suicidano, non certo per responsabilità dei signoraggisti, che tutt’al più fanno sorridere; l’unica responsabilità che si può attribuirgli è quella di non aver condotto la loro energia sulla scia di un progetto più costruttivo e con basi teoriche più salde (keynesiane ad esempio).



Spesso i signoraggisti si lamentano di essere trattati a pesci in faccia al solo nominare la parola “signoraggio”. Il problema non è tanto nel nominare la parolina magica, ma dell’uso che se ne fa. Moltissimi la usano in maniera appropriata come le banche centrali, Tremonti (numerose volte), i testi accademici di Economia Politica, ecc.. Loro invece la usano in maniera così maldestra da ottenere solo l’autocertificazione della propria incompetenza in materia monetaria. Sono spassosissimi quando impugnano ogni documento che la nomina come dimostrazione della loro ragione (7), senza comprenderne, neanche lontanamente, il reale significato. Leggere i loro interventi e libri equivale a leggere una trattazione di meccanica quantistica effettuata da un bambino delle elementari in possesso dei soli strumenti dell’aritmetica. Ma l’ilarità non ha mai fatto del male a nessuno …

Lino Rossi

24.04.2010

(1) http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=1425

http://www.soldionline.it/notizie/economia-politica/banana-central-bank

http://www.finanzaonline.com/forum/showthread.php?t=771153

http://www.giornalettismo.com/archives/49822/110-e-lode/

(2) http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110&chId=30

(3) http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=7989

(4) http://digilander.libero.it/culturaviva/venier.htm

(5) http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o806

(6) http://www.madvero.it/aneddoti/laranaeloscorpione.asp

http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010/04/il-signoraggio-un-trompe-loeil-n.html

Commenti (62)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 20 caricati
    1. enricotorielli 29 aprile 2010

      Ma quello che mi schifa di più è l'uso e abuso di etichette come "signoraggista" o "sciachimista" per definire l'avversario. Questo "Lino Rossi" è quindi un ex-"signoraggista" che si unisce alla già forte cricca degli screditatori e dei disinformatori vaganti in rete. Ora, posso essere disposto a credere che il signoraggio (meglio definibile come "usura monetaria") possa essere stato estremizzato da molti complottisti (Pascucci in primis), ma negarne l'esistenza significa andare contro tutte le vicende della storia recente, che va dalla rivoluzione francese a oggi, la sostituzione dell' "antico regime" dei monarchi e degli imperatori con la pseudodemocrazia odierna, dalla FED al Fondo Monetario Internazionale e al WTO. Quindi, caro "Lino Rossi", signoraggio come "complotto mondiale" oppure no, il problema esiste eccome, ed è lo strumento sempre molto valido per sostituire a una dittatura implicita una schiavitù monetaria mascherata con l'abito elegante delle costituzioni democratiche e dei "diritti"!

    1. duxcunctator 26 aprile 2010

      Grazie, AlbertoConti, per la risposta icasticamente felice alla provocazione scomposta di Amensa.

      Estendo anche a lei l'invito fatto poco fa a linorossi, a visitare il seguente sito: www.forum.escogitur.com

      Dove le questioni della sovranità monetaria e dell'appropriazione indebita del signoraggio primario e secondario, vengono inquadrate in categorie finalmente unitarie e svincolate dalle idee "ricevute".

    1. duxcunctator 26 aprile 2010

      Egregio ing. Rossi,
      notando -en passant- che il suo argomentare è stato apprezzato da chi (e mi riferisco ad amensa, al cui commento lei rispondeva) ha manifestato una notevole "scompostezza" sia nella sostanza che nella forma (potrei rispondergli utilizzando i suoi stessi toni e lo saprei fare meglio: ma non credo più da tempo nell'approccio "pascucciano" di svillaneggiare quelli convinti che alla base di tutto vi sia l'EVASIONE FISCALE. Mi rendo semmai conto che costoro, quando non sono in cattiva fede, sono vittima di un vera e propria ipnosi, intellettuale e spirituale. Rispetto alla quale le argomentazioni logiche trovano un muro invalicabile), apprendo con sollievo che riconosca la correttezza sostanziale della "lotta signoraggistica", rispetto alla quale si differenzia per una semplice "ricostruzione tecnica".
      Le chiedo cosa intende quando parla di "stop alla politica monetaria indebitante all'infinito".
      E la invito, contestualmente, ad un confronto a tutto tondo, sul tema dell'emissione monetaria, sul sito cattolico (e anti-modernista, anti-sionista, anti-sinarchico e anti-millenarista) alla cui fondazione e mantenimento ho l'onore di aver dato e star dando un contributo:
      www.forum.escogitur.com

      Spero che voglia accogliere questo invito, che è anche un'aperta e cavalleresca sfida.

      Fabio Massimo

    1. lino-rossi 26 aprile 2010

      sono moltissimi coloro che apprezzaro i miei interventi.

      non mi preoccupo quindi di chi non ha limiti nel ricoprirsi di fango.

      storicamente la tesi del signoraggio ha preso piede quando, in Italia, la baldoria e gli sprechi che regnavano in bankitalia erano tali e tanti da far ritornare allo Stato solo delle briciole.

      in quel periodo anche io ero con i signoraggisti, perchè sarebbe stato assurdo che il reddito legato all'attività di creazione della moneta non fosse girato allo Stato.

      quando invece ho scoperto che la procedura applicata era quella che doveva essere (da sempre in quasi tutto il mondo, da quando è sotto pressione in bankitalia) ho subito informato i vari propugnatori della tesi signoraggista dell'errore nel quale incorrevano, invitandoli a correggere il tiro, in modo da non disperdere il patrimonio umano messo in gioco.

      bankitalia pubblica e stop alla politica monetaria indebitante all'infinito, sono i punti fondamentali della posizione signoraggista, che condivido in pieno anche oggi e che ho perorato con numerosi interventi. l'essenza della lotta signoraggista è quindi corretta. non è corretta invece la ricostruzione tecnica dei signoraggisti, così come non è corretta la ricostruzione tecnica del nostro debito pubblico. ma prima o poi ci arriveranno anche loro, nonostante che siano in preda ad un vero dogma.

    1. AlbertoConti 26 aprile 2010

      Infatti ci sono piscine olimpioniche stracolme di quel denaro, dotate di potenti impianti di riciclaggio dell'acqua sporca. Altro che Paperon de Paperoni. Non le conosciamo personalmente perchè son tutti club privè. Il "vantaggio" (per chi?) è che non creano inflazione, finche l'acqua non traborda nel mondo reale, di chi si guadagna giornalmente la pagnotta. Quel che ti manca è la relazione tra la mala-finanza e la mala-produzione del denaro. Una relazione che corrompe la politica, più che esserne corrotta.

    1. AlbertoConti 26 aprile 2010

      Il silenzio di Lino Rossi nel merito dell'argomento è più eloquente di ogni altra parola. Ma se invece si pentisse esplicitamente di essersi pentito dei suoi primi articoli sul signoraggio? La sua dignità è solo affar suo.

    1. amensa 26 aprile 2010

      @ duxcunctator
      visto che ti hanno indottrinato così bene, prova a rispondere a questa semplice, banale domanda : "con quali soldi , le banche, pagano i loro dipendenti, gli edifici in cui operano, le bollette di luce, gas , telefono, le tasse, i dividendi e se ne avanzano li investono in immobili, opere d'arte, ecc... ".
      dimmi, signor sapientone, da dove credi che arrivino queste risorse ? e non tornano forse in quel mercato da cui i debitori prendono i soldi "mai stampati" per pagare gli interessi ?
      se le banche si inventassero pure questi soldi, ormai dovremmo nuotare nel denaro, non pensi ?

    1. 21 26 aprile 2010

      Accetta-re una trave è impresa ardua e… interessa una sega, anche se usata?

      E’ un pezzo, che risale ai tempi della rivoluzione culturale dei ’70.

      Ogni tanto perde dei colpi, perché sdentato.

      Il prezzo è frazionabile, ma con riserva.

      Credito solo post accertamenti.

      Ciao ciao ;)

    1. robertoz 26 aprile 2010

      Mi sembra che Kennedy abbia avuto il coraggio di fare stampare della banconote dalla zecca di stato e non dallla FED, e per questo non abbia riscontrato troppe simpatie dai banchieri in mano alla solita lobbi.
      In secondo luogo mi sembra tempo perso discutere su chi può o non può stampare le banconote e se vanno scritte a passivo o attivo, le banconote devono essere stampate dalle varie zecche di stato, come lo sono le monete, come ha ricordato il primo presidente della BCE a Tremonti che almeno le monete da 2 e 1 euro non pagano il signoraggio.

    1. anonimomatremendo 25 aprile 2010

      Il valore del denaro in quanto ecquivalente generale di tutte le merci consiste nel tempo socialmente necessario a produrre quelle merci.niente merci ,niente denaro.niente rapporti di proprietá capitalisti,niente merci....

    1. amensa 25 aprile 2010

      bene, finora gli improperi e le rimostranze di chi non ha mai capito una sega ne del sistema bancario ne del sistema monetario se l'è tirati addosso qualcun altro.
      caro lino rossi, purtroppo in questo campo, raccontare la cruda realtà è scomodo, e soprattutto non è gradito.
      e il tutto parte, credo dal debito pubblico, creato da governanti incoscenti, che invece di coprire le spese dello stato con entrate sufficienti hanno preferito (per essere rieletti) farseli imprestare dal mercato (in primo luogo proprio da coloro che evadendo le tasse, accumulavano capitali).
      ammettere questa semplice , banale verità comporterebbe il riconoscere la propria stupidità nel continuare ad eleggere governanti che invece di condurre la cosa pubblica con la cura del "buon padre di famiglia" hanno continuato ad indebitarsi, invece di provvedere a riscuotere quanto dovuto, soprattutto dai ceti più facoltosi.
      dopo di che, dato che la cosa è diventata pesante, a furia di spostare il carico sulle spalle di "chi viene dopo", allora bisogna trovare un colpevole.
      è ovvio che tutti coloro che hanno potuto approfittare di questa situazione , lo hanno fatto, anche in modo delinquenziale come le banche, ma la causa prima non è loro, ma come ho detto di chi ha speso più di quanto incassava.
      ora, credo, che questa ondata di signoraggisti, che oltretutto non concluderà mai nulla perchè se la prendono con qualcosa di inesistente (don chisciotte insegna), bisognerebbe solo stabilire se sono dei poveretti che usano i loro neuroni solo a giorni alterni oppure se sono dei volgari mercenari, che questo mestiere lo fanno per denaro, o ltri tipi di pagamento.
      si perchè avere questo dubbio non è insensato.
      se considerate i miliardi di cui dispongono gli hedge founds, che giocando finanziariamente anche contro i loro paesi, raggiungono a volte "guadagni" annuali anche del 20-30%, hanno una caratteristica: per parteciparci non bisogna aver bisogno di quei soldi, ovvero devono essere tutti soldi giocabili al tavolo della finanza, con la clausola che si possono anche perdere integralmente.
      ora, se posso mettere in uno di questi fondi 1 miliardo di euro, vuol dire che per vivere, per la pensione, per l'eredità dei figli, ecc... di soldi ne ho tanti altri.
      nessuno correrebbe mai il rischio di giocarsi tutto in una avventura che può farti guadagnare tanto, ma può anche costarti il tutto.
      allora se ci sono persone che globalmente ( e questa è la stima globale delle disponibilità di tali fondi) possono giocare 400 trilioni di dollari, vuol dire che il capitale totale di questi "ricchi" è almeno il doppio.
      se è impensabile che onestamente si possa guadagnare cifre simili, è difficilmente contestabile il fatto che quasi sicuramente tali capitali sono frutto, come minimo , di evasione fiscale.
      ora prima che alla maggioranza della popolazione , costretta a sacrifici e rinunce, venga in mente che forse sarebbe ora che gli stati andassero a REQUISIRE una bella fetta di tali capitali, primo per ripianare parte dei debiti di stati che anche a costoro hanno dato ogni sorta di servizio, rinunciando di riscuotere il dovuto e quindi indebitandosi, prima che venga in mente che a chi "guadagna" 1 milone di euro andrebbe applicata una aliquota marginale di almeno il 90%, ecco allora che a questo clan di paperoni conviene finanziare un po di pseudo intellettuali, di pennivendoli , di sottoeconomisti per digffondere dei falsi obiettivi, tutto per sviare l'attenzione e concentrarla su falsi scopi.
      non importa se tali azioni non daranno mai risultati, l'importante è che si parli d'altro, si litighi come i galli di Renzo, ma non si guardi a chi i soldi li ha, e continua a far di tutto per tenerseli ben stretti e guadagnare sulle disgrazie dei poveri polli da spennare.
      complimenti ! ci state riuscendo a fare il vostro sporco lavoro, coadiuvati dalla schiera di imbecilli che non capiscono il gioco che state giocando.

    1. ericvonmaan 25 aprile 2010

      Solo una piccola correzione, il metallo usato per sostituire l'oro è il TUNGSTENO non il titanio. Una svista. Ciao

    1. ericvonmaan 25 aprile 2010

      Come sempre, maumau è la persona più saggia e lungimirante che posta su CDC. Quoto le sue considerazioni, come sempre riipeto, al 100%. E speriamo che d'ora in avanti Lino Rossi ci parli di come curare il tumore con l'acqua distillata e lasci perdere le questioni monetario/signoraggistiche.

    1. duxcunctator 25 aprile 2010

      SIGNORAGGIO SECONDARIO: PARLIAMONE ( http://forum.escogitur.com/index.php/topic,29935.0.html )

      Di solito, quando si aprono per la prima volta i propri occhi sulla Matrice Monetaria, lo si fa percependo la truffa dell'emissione a debito della moneta-carta.
      Magari osservando una banconota, realizzando la piena consapevolezza che è fatta di carta, acquisendo la nozione che non è contro-garantita da alcun valore fisico (è dal 15/8/71 che ha smesso di sussistere la convertibilità aurea del dollaro e quindi, tramite questa valuta, di tutte le altre).
      E poi venendo a scoprire che essa è stampata e messa in circolazione (emessa) da Banche Centrali che sono di solito del tutto o in parte private (è interamente privata la Banca Centrale della nazione leader dell'occidente nell'ultimo secolo: la Federal Reserve, che è tanto "federale" quanto lo è la Federal Express, privatissima azienda di trasporto) e che fanno entrare in circolo questa carta stampata PRESTANDOLA alla collettività, che l'accetta tramite il governo più o meno legittimamente eletto.
      Il che comporta il doverla restituire, ad una certa scadenza, maggiorata di una quantità (interesse) di carta stampata stessa: non maggiorata di una quantità di grano, immobili, brevetti scientifici (che sarebbe comunque una vampirizzazione illegittima della ricchezza prodotta dal talento degli uomini) ma maggiorata di una quantità di carta stampata,evidentemente NON ANCORA STAMPATA (visto che qualsiasi altro stampatore che non sia la Banca Centrale è perseguito penalmente come "falsario") e quindi fisicamente INESISTENTE.
      Da qui la spirale viziosa e discendente del debito pubblico che non può mai essere ripagato.

      Fin qui, la truffa dell'appropriazione del signoraggio primario (che, formando un gigantesco fondo nero -dato che la legge permette alle Banche Centrali di mettere a passivo il valore della moneta emessa e non il suo effettivo costo tipografico- finisce, plausibilmente, ad alimentare i macrocircuiti della Grandi Mafie di tutto il mondo, utilissimi carabei stercorari di Lorsignori.

      Tutto noto, vero?
      Purtroppo girano in rete personaggi che affermano che questo sia uno pseudo-problema, da "paleo-signoraggisti", per il semplice motivo che tale debito sia in realtà uno "pseudo-debito non esigibile e non oneroso".
      Vi faccio anche due nomi, di chi sostiene tale pseudo-argomento: il collega ingegnere Lino Rossi (scrive su comedonchisciotte.org); il co-fondatore di ArcipelagoScec, Giuseppe Sblano (il cui sito è signoraggio.info)

      Questa discussione è però incentrata, invece, sull'altro meccanismo (profondamente satanico, per un credente in Gesù Cristo) della Matrice Monetaria, quello che, pur avendo come premessa logica, psicologica e spirituale quello dell'emissione a debito della moneta-carta, è di fatto quello che ci condiziona molto più pervasivamente, fino ad insediarsi in tutti i giorni delle nostre vite: quello dell'emissione della moneta-credito da parte delle Banche Commerciali, che avviene ogni volta che una qualsiasi banca ci eroga un qualsiasi finanziamento: mutuo ipotecario, prestito personale, prestito finalizzato, fido di conto, cessione del quinto, carta di credito.

      Cosa andrò a fare nelle prossime righe?
      Proverò a fare una descrizione il più possibile semplice di come agisce questo meccanismo.
      Sperando che tutti coloro (non solo gli utenti di questo forum ma anche coloro che ho invitato da altri siti, in particolare FdiF) che non sono d'accordo su qualcosa, entrino NEL MERITO in maniera altrettanto semplice.

      LEVA FRAZIONARIA E SIGNORAGGIO SECONDARIO SULLA MONETA-CREDITO

      Perché si parla di moneta-credito, per distinguerla dalla moneta-carta?
      Per il semplice motivo che è una cosa diversa: è vero che essa è, nella vita quotidiana, considerata come moneta, sia nel suo aspetto di "flusso" che nel suo aspetto di "stock" (infatti chiunque di noi si considera "pagato" quando ciò avviene con strumenti di pagamento differenti dal contante: bonifici, assegni bancari -ovviamente coperti e non "cabrio" - , assegni circolari; e chiunque di noi considera di possedere moneta quando possiede, invece di contanti: uno o più conti correnti in attivo, uno o più depositi titoli popolati da: azioni e/o obbligazioni e/o quote di fondi comuni, uno o più libretti di risparmio, una o più polizze vita).
      Ma, parimenti, essa è SOSTANZIALMENTE diversa dalla moneta-carta per un motivo molto semplice: essa NON è perfettamente convertibile in moneta-carta.
      Chi di noi possiede mille, diecimila, centomila o un milione di euro in depositi in conto corrente, deposito titoli ect ect, e va a dormire la sera con la beata certezza (ma ogni sera di meno) di poterli "convertire" in moneta-carta, arriva ad apprendere che così NON E' e che NON VI E' moneta-carta corrispondente alla moneta-credito totale esistente al mondo.
      Di quant'è la differenza? Quanta moneta-carta manca rispetto alla moneta-credito?
      Una quantità ENORME. Per 100 euro di moneta tout-cour che "girano" per il mondo, solo 2 o 3 sono biglietti di banca. Il resto è moneta-credito che esiste a livello scritturale ma non a livello fisico.

      Motivo per cui le banche sono terrorizzate dalla "corsa agli sportelli": il sistema cade rovinosamente se vengono fatti prelievi in contante per appena più del 2 o 3% dei depositi.
      Motivo per cui i direttori di banca ci rendono sistematicamente difficili gli incassi degli assegni (non importa se bancari o circolari) agli sportelli: "E' preferibile che lo versi sul suo conto", ci rispondono.
      Così per loro diventa una compensazione di moneta-credito fra banche.
      Motivo per cui le banche hanno dichiarato da tre anni a questa parte la "guerra al contante", argomentandola con le note scuse che esso favorisce i criminali e gli evasori.
      Facendo sparire il contante, Lorsignori realizzano contemporaneamente tre obiettivi:
      - ci controllano in maniera perfetta (senza bisogno di microchip sottocutaneo per realizzare lo scenario apocalittico del marchio della Bestia)
      - fanno sparire la "pistola fumante" del reato, la moneta-carta: è molto più facile (lo dicevamo all'inizio) arrivare alla consapevolezza della Matrice Monetaria a partire dall'osservazione di una banconota che da quella di un estratto conto, di una carta di credito o di un deposito titoli
      - "stabilizzano" un sistema che è in equilibrio permanentemente instabile, proprio per la "corsa agli sportelli" che rovina probabilmente i sogni di Lorsignori: non essendoci più contante, non è più possibile corsa agli sportelli

      Ed ora entro, finalmente direte voi, nel merito della creazione della moneta-credito.

      Quando una qualsiasi banca ci eroga un qualsiasi finanziamento (sia esso mutuo, prestito, cessione del quinto, fido, carta revolving), essa NON ci accredita tramite bonifico (o assegno circolare o apertura di credito) dei soldi che esistevano GIA' PRIMA che noi chiedessimo il finanziamento in questione.
      Essa li CREA, in virtù del "moltiplicatore" bancario (se l'uomo-Dio nato a Betlemme moltiplicava i pani ed i pesci, chi vi sarà dietro quest'altra "moltiplicazione"? Per i credenti, che ben sanno che l'"omicida fin dall'inizio" è anche detto "simia Dei", la risposta è chiara), che altro non è che l'INVERSO (e l'inversione è un altro tratto caratteristico del cornuto) del coefficiente di "riserva frazionaria", la cui esistenza sentirete difendere da qualcuno con l'argomento : "Embé? Se non ci fosse la riserva frazionaria, non ci sarebbe la crescita economica che conosciamo")
      La banca CREA quindi QUASI TUTTO il denaro (moneta-credito) che gli chiediamo: il 98%, per l'esattezza.
      E ci chiede, però, l'interesse su TUTTO l'ammontare del prestito.
      Così appropriandosi della maggior parte della ricchezza futura che con quel prestito andremo a creare.
      In termini pratici fa una DIFFERENZA ENORME, per le nostre vite e le vite dei nostri cari.
      Se una banca mi "presta" 100mila euro per 30 anni, al tasso diciamo fisso del 5%, mi fa pagare una rata di 530 euro al mese.
      Ma la realtà è che la banca, di suo, mi sta prestanto solo 2mila euro, gli altri li ha creati perché glieli ho chiesti e perché ha la garanzia della casa che acquisto.
      QUINDI, l'interesse va calcolato SOLO su 2mila euro, restituiti nell'arco di 30 anni: il che da una rata mensile (composta da capitale restituito + interessi) pari a 11 euro.
      Il resto della moneta-credito (98mila) va (andrebbe) restituita SENZA INTERESSI: quindi 98.000 diviso 360 (i mesi che ci stanno in 30 anni) uguale 273.
      Più gli 11 euro di cui sopra, arriviamo ad una rata di 284 euro al mese.
      Un attimo, qualcuno obietterà: "e il costo del servizio bancario?"
      A parte il fatto che sul denaro effettivamente prestato gli paghremmo comunque un interesse; vi sono comunque numerose alternative a quella di far pagare l'interesse anche su ciò che non è proprio (quel denaro l'hanno creato per noi, è cioé NOSTRO: è parte della ricchezza che creeremo in futuro col nostro lavoro e di cui abbiamo bisogno di disporre ANTICIPATAMENTE. E' un furto puro e semplice che ci venga imposto il pagamento di un interesse su qualcosa che NON appartiene al prestatore), ad esempio, come viene fatto nella finanza islamica (e l'Islam, non a caso, è sotto il tiro di Lorsignori), la compartecipazione agli utili dell'impresa finanziata.
      Mi obiettate: " E se trattasi di mutuo ipotecario per un privato e non di un finanzamento aziendale? In cui, quindi, non si può parlare propriamente di "utile" "?
      A parte il fatto che un utile potrebbe comunque esservi nel momento in cui il mutuatario vende il proprio immobile ad un prezzo maggiore di quello d'acquisto.
      Ma ipotizziamo pure assenza di plusvalenza.
      Basterebbe, per rendere più che redditizia l'attività bancaria, il pagamento di una spesa d'istruttoria fissa, anche alta (il 10% va bene?) calcolato sull'ammontare erogato.
      Quindi, su 100mila euro, essa ammonterebbe a 10mila euro, interamente creati dalla banca erogante (e su cui quindi il mutuatario NON paga interessi durante il mutuo)
      Quindi, il mutuo erogato sarebbe di 110mila.
      Il netto al cliente, di 100mila.
      I soldi effettivamente prestati dalla banca (e di cui la banca stessa, od i suoi depositanti, NON HANNO più disponibilità immediata ma ne devono attendere il rimborso mensile da parte del mutuatario) restano gli stessi 2mila.
      La quota di rimborso per questi 2mila resta di 11 euro.
      La quota capitale mensile sui restanti 108mila passa da 273 (98mila diviso 360) a 300 (108mila diviso 360).
      Quindi la rata totale passa da 284 (273 più 11) a 311 (300 più 11)

      Resta il fatto, nudissimo e crudissimo, che invece di pagare una rata di 311 euro al mese ne paghiamo una di 530.
      Quella differenza, pesantissima, di 219 euro mensili (che ovviamente raddoppia se invece di un mutuo di 100mila ne chiediamo uno di 200mila), non è SOLTANTO un furto della ricchezza da noi creata.
      Ma è, anche, il nostro personale contributo ad alimentare Mammona, nelle cui fauci arrivano, ogni mese che Dio manda su questa terra, milioni anzi miliardi di contributi del genere.

      Più semplice di così non riesco ad essere.
      A coloro che sono convinti che questa descrizione del meccanismo della riserva frazionaria sia errato, chiedo la cortesia di utilizzare un pari livello di semplicità nel dimostrarmi dove sbaglio, cosicché la discussione possa essere seguita da tutti, anche da coloro che non hanno tecnicismi tecnico-contabili.

      +Christus Vincit+

    1. duxcunctator 25 aprile 2010

      COS'E' IL DENARO ( http://forum.escogitur.com/index.php/topic,29090.0.html )

      Appena ricevuto da un amico di Escogitur questo articolo, che trovo bellissimo in quanto mirabile equilibrio di chiarezza e approfondimento. E so, per esperienza personale, quanto sia facile, trattando l'argomento moneta, privilegiare un aspetto a danno dell'altro.

      COS’ E’ IL DENARO (di Andrea Cavalleri)

      Il grande Giacinto Auriti, nel ”paese dell’ utopia” fornisce alcune spiegazioni essenziali di cosa sia il denaro. Ripartiamo dalle sue considerazioni per esporle nel modo più semplice e comprensibile e anche per approfondirle.

      La sua prima considerazione è che il denaro è un bene che riguarda il futuro.

      Chiunque, se ragiona un minuto, capisce che il valore dei soldi non sta nella carta o nei numeri del suo conto in banca, perché se questi soldi non vengono spesi, il proprietario potrebbe morire di fame.

      Persino nell’ operetta “hello dolly” questa verità viene suonata e cantata nel modo più chiaro: “il denaro non esiste!” dice il protagonista, “i soldi non sono nulla, finché non vengono spesi”.

      Questa evidenza viene espressa dall’ Auriti dicendo che il valore del denaro consiste nell’ aspettativa di conseguirne dei beni in cambio. E questa aspettativa si realizza quando qualcuno mi darà dei beni in cambio di denaro, perché anch’ egli si aspetta, in seguito, di poter scambiare quel denaro con altri beni.

      Il secondo concetto da avere ben chiaro, è che il denaro vale per convenzione.

      Dice l’ Auriti: “il simbolo acquista valore monetario per il semplice fatto che ci si mette d'accordo

      che lo abbia.” Cioè la carta su cui è stampato il denaro, in sé non vale nulla, ma tutti coloro che sono d’ accordo ad attribuire un valore a quella carta, glielo conferiscono effettivamente. Chiunque può fare esperienza di questa realtà, semplicemente andando all’ estero in un paese con moneta diversa: la sua valuta non viene accettata e, perciò, deve acquistare la moneta locale. Si potrebbe obiettare che il cambio sia solo una “traduzione” di un unico valore, proprio come la traduzione tra lingue diverse mantiene un unico significato da comunicare. Ma non è così. Infatti se si presentasse in Italia un africano dell’ Angola, cercando di cambiare la propria moneta, nessuno gliela accetterebbe, considerando la sua valuta di valore pressoché nullo. Ma tale valuta, al suo paese, viene tranquillamente spesa e funziona benissimo, proprio in quanto gli angolani, per convenzione, ne riconoscono il valore. Ora, se la moneta avesse un suo proprio valore oggettivo, non si potrebbe spiegare come lo stesso denaro abbia valore zero in un posto e un valore “tot” diverso da zero, in un altro posto.

      Un terzo concetto, che integra e rafforza il primo, l’ Auriti lo esprime dicendo che il denaro non solo è “misura del valore, ma anche valore della misura”. L’ esempio che porta è quello del metro, che è sì misura della lunghezza, ma è anche l’ oggetto metro che, pur essendo stato adottato per convenzione, ha una sua esistenza e una sua lunghezza, che è la lunghezza della misura. Applicando l’ esempio al denaro, questo esprime la misura del valore (ad esempio posso stabilire che una svanzica è il valore di un chilo di pane) ma esso stesso ha un valore, in quanto garantisce la previsione di un acquisto (questo valore è dato dalla certezza con cui cui posso prevedere di ottenere un chilo di pane in cambio di una svanzica). Il valore virtuale e quindi, in definitiva, mentale, del denaro, tuttavia non è pura fantasia ma si appoggia sulla realtà della trasformazione del potere d’ acquisto (virtuale) dei soldi, in beni reali. Ovvero è la circolazione del denaro che ne crea il valore, quel valore che l’ Auriti definisce “indotto”.

      Vorremmo a questo punto fare alcune osservazioni, nei termini più semplici possibili, su questi spunti iniziali.

      Innanzitutto va detto che, se il valore del denaro è legato alla sua trasformazione futura in beni reali, tale valore glielo conferisce chi lo accetta e non chi lo stampa. Cioè la banconota nuova (o equivalente simbolo numerico, presente nel conto in banca) chiusa nel cassetto e mai utilizzata, ha valore zero. Assume sì valore quando viene spesa, ma non tanto quando viene ceduta, bensì quando viene accettata.

      L’ esempio dell’ angolano sopra citato è evidente a riguardo: in europa la sua banconota non viene accettata e ha valore zero, in Angola la accettano e quindi ha il suo valore. Ora se riflettiamo un secondo sul significato della proprietà, ci rendiamo conto che chi crea un valore ne è il proprietario naturale. Ad esempio, se io scrivo un libro ne sono anche il proprietario e non certo il produttore dei fogli di carta su cui l’ ho scritto. Allo stesso identico modo, la proprietà naturale del denaro dovrebbe essere dei cittadini che, utilizzandolo, gliene conferiscono il valore e non certo della banca centrale che lo stampa o lo emette in altre forme. Sul problema del signoraggio (così si chiama il diritto di emettere moneta) affidato a delle s.p.a. a scopo di lucro, perché tali sono le banche centrali, rimandiamo alle pubblicazioni esistenti in materia. Ricordiamo solo l’ enorme iniquità per cui con le nostre tasse paghiamo a dei privati (le banche centrali) un bene (il denaro circolante) che noi stessi creiamo, in quanto il denaro semplicemente emesso, privo di circolazione, di valore non ne ha ancora alcuno.

      Vorremmo invece soffermarci un po’ di più sul fatto che il denaro valga per convenzione e comprenderne le implicazioni. Nel discutere spesso si semplifica la complessità delle convenzioni, quasi fossero delle banalità che valgono automaticamente. Ad esempio, possiamo pensare ai cartelli stradali e concludere che se un cartello rosso con striscia orizzontale bianca significa divieto d’ accesso, mentre un altro triangolare indica il dovere di precedenza, la cosa è indifferente, e i due cartelli potrebbero essere scambiati, tanto è una “pura convenzione”. Quello che ci si dimentica di osservare è che per entrare in vigore la convenzione ha avuto bisogno di una regolamentazione stradale, di scuole ed esami di guida, di industrie che producessero e impiantassero i cartelli, di vigili e polizia stradale che li facessero rispettare, insomma, di un sistema e di una cultura. Anzi in principio non esistevano neppure le norme stradali, che si sono sviluppate con l’ aumentare del traffico, al fine di razionalizzarlo, quindi la convenzione è stata preceduta dalla necessità, dal problema, dal faticoso conseguimento delle soluzioni, dal costume e infine dalla cultura. Che dunque la convenzione non sia né automatica e neppure neutrale, dovrebbero farcelo capire l’ esistenza di convenzioni minoritarie e scomode, ma tuttora in vigore, come le misure del sistema anglosassone: lo yarde, il pound e l’ oncia al posto di metro, chilo e litro. Perché le convenzioni coinvolgono gruppi di persone, sono fenomeni sociali e politici in senso lato, quindi riguardano la complessità della persona e il suo carattere.

      Questa considerazione sulla natura sociopolitica delle convenzioni ci porta dritti a indagare donde nascano il denaro e il suo valore. Si diceva sopra, con i termini giuridici dell’ Auriti, che il valore del denaro consiste nella certezza con cui posso prevedere di trasformarlo in beni reali e che esiste per convenzione. In termini più descrittivi e intuitivi, il significato è questo: fin quando ognuno pensa per sé, la sua attività sarà completamente assorbita dal provvedere ai propri bisogni primari: mangiare, coprirsi, trovare un riparo. E se ciascuno si comportasse come se fosse solo al mondo, dovendo coltivare il cibo e badare alle bestie, costruirsi una casa e tessere i vestiti, a stento riuscirebbe a sopravvivere. Nel momento in cui un gruppo di persone si organizza e si specializza, scopre che può produrre molti più beni e servizi, tali da soddisfare i bisogni di tutti. Resta il problema di come scambiare questi beni e servizi, che vanno distribuiti fra tutti, poiché, evidentemente, non serve che il contadino mangi per trecento persone e gli altri abbiano fame, né che il muratore disponga di dieci case e gli altri dormano al lume di stelle e cosivvia. Il sistema usato per questo scambio, è esattamente il denaro, cioè la convenzione adottata da una società di persone, che ha deciso di collaborare, per soddisfare collettivamente le proprie necessità materiali.

      Tornando al valore del denaro, cioè la certezza con cui cui si può prevedere che questa convenzione funzioni, su cosa potrà basarsi? Abbiamo visto che la convenzione-denaro esprime un’ intenzione di collaborare, di provvedere collettivamente ai bisogni, al fine di rendere migliore la vita sulla terra. Questa intenzione collaborativa la potremmo definire come patto sociale, che nasce dalla coscienza di un comune destino e che presuppone un certo accordo sui fini da perseguire e la disponibilità a superare l’ egoismo in vista di un benessere comune. Quindi, tanto maggiore è la consapevolezza di questo patto sociale, tanto più la collettività è coesa nello spirito di collaborazione, tanto più forte sarà la convenzione, cioè sarà più alto il valore del denaro. Ecco perché ogni nazione ha la sua moneta: perché una società di persone con lingua propria e comune, con simile cultura, con familiarità di usi e costumi, esprime il proprio patto sociale con la propria valuta.

      Dobbiamo a questo punto interrogarci se la strada presa dal mondo contemporaneo sia salubre o meno. Non posso fare a meno di chiedermi come facciano le persone di una società multirazziale, con coscienza di destini differenti, dovuta a religioni inconciliabili, in cui vige una diffidenza generalizzata, indotta dalle diversità di usi costumi e persino di aspetto fisico, a produrre l’ autentico valore del denaro.

      Di fatto stiamo assistendo al rovesciamento del sistema: i codici occidentali, a partire da quello statunitense e, purtroppo, dopo il trattato di Lisbona, anche quelli europei, promuovono la relatività di tutti i valori, etici, religiosi, culturali, mantenedo come unico assoluto il denaro. Cioè chiunque può inserirsi nella vita sociale, pur essendone un corpo totalmente estraneo e dannoso, a patto di riuscire a procacciarsi denaro. E, per converso, chiunque non riesca a procacciarsi denaro, viene messo ai margini della società, pur costituendone magari la più genuina e benefica espressione. Ma se il vero valore del denaro è prodotto dalla coesione della società, su cosa si regge lo pseudo valore del denaro odierno, espressione di una società snaturata e atomizzata in individui?

      Le uniche risposte che ho trovato sono: l’ abitudine e i nomi altisonanti che si auto-attribuiscono i sacerdoti del –falso- dio denaro: “banca centrale, governatore, alto commissario…”

      L’ abitudine regge, finché non si fa troppo scomoda, e i nomi altisonanti sono specchietti per le allodole, che funzionano finché dura l’ ignoranza.

      Quanto dureranno? Non credo sia possibile fare questa previsione, ma la grave crisi economica e le povertà che susciterà, creeranno le condizioni per mettere in discussione le abitudini, quanto all’ ignoranza sull’ argomento, soprattutto grazie a internet, sta diminuendo visibilmente.

      Perciò possiamo trarre due tipi di conclusioni.

      La prima, pessimistica, ci conduce dritti alla perdita del valore del denaro. Essendo il denaro il simbolo di un patto, nel momento in cui venisse a morire il patto, anche il simbolo perderebbe senso. Proprio come un cartello di divieto di transito, che perde senso quando la maggioranza degli automobilisti comincia a trasgredirlo e i restanti guidatori non avessero la forza di ripristinare la convenzione. Significherebbe andare incontro alla babele anarchica, soprattutto in un sistema, come sta diventando il nostro, basato unicamente sul denaro stesso. Una situazione in cui ogni previsione catastrofica sarebbe lecita.

      Tuttavia vi è una seconda considerazione, figlia di queste stesse nostre riflessioni, che lascia intravedere degli esiti più ottimistici. Se finora la nazione è stata il soggetto naturalmente preposto ad esprimere il patto sociale, non vuol dire che, con la distruzione dell’ identità nazionale, non possano emergere altri soggetti capaci di esprimere identità e volontà collaborativa, tali da attribuire valore a una propria moneta. Aldilà delle considerazioni legali (queste sì relative), ogni gruppo, in cui viga fiducia reciproca e capacità di soddisfare almeno ai bisogni primari, può battere la propria moneta, con piena liceità etica ed economica, sia esso un gruppo etnico, un gruppo di amici, un gruppo religioso.

      Certo, tale moneta avrà il limite di un valore circoscritto agli aderenti al gruppo, ma avrà la forza di essere espressione autentica di una volontà di collaborazione e, anzi, di più: di un reciproco sostegno.

      Non è detto e non è neppure probabile che si realizzino degli scenarii estremi come questi ultimi descritti, tuttavia credo che siano degli esempi utili per capire appieno la natura del denaro, concetto pur sempre fondamentale per ogni ragionamento economico corretto: cioè posto nel suo contesto, che è umano e non puramente astratto. Non basta dare a cesare ciò che è di cesare, se non si dà a Dio ciò che è di Dio: la salute economica dipende dalla salute di tutto l’ uomo, a partire dall’ anima.

    1. bstrnt 24 aprile 2010

      "Leggere i loro interventi e libri equivale a leggere una trattazione di meccanica quantistica effettuata da un bambino delle elementari in possesso dei soli strumenti dell’aritmetica."
      Può darsi! Ma non mi sembra che i postulati sui quali si basano tutte le teorie economiche siano così perfetti. Forse che l'economia si sia servita dell'avvallo di ferrei algoritmi matematici al fine di dimostrare quello che non potrebbe mai essere dimostrato, addomesticandoli alla bisogna?
      Non sono un "signoraggista" ma nemmeno un beota, diffido dei se dicenti economisti che predicano crescite infinite in sistemi finiti.
      Comunque credo che se si continua su queste teorie, necessarie per prolungare lo status quo, molte persone saranno prese dalle pulsioni, e, novelli Goebbels, quando sentiranno parlare gli "economisti", metteranno mano alla pistola.
      Mi sembra esista una affermazione, non certo marxista che dice: "quando qualcuno acquisisce un bene che non ha prodotto, da qualche altra parte c'è qualcuno che produce un bene che non riuscirà ad acquisire".
      Se poi parliamo di signoraggio primario, mi sembra vada contro a delle leggi di fisica note fin dai tempi di Anassagora e provate con puntuali misurazioni da Lavoisier (legge di conservazione di massa).
      Se come banca centrale stampo per esempio un miliardo di €, la massa monetaria esistente è di un miliardo di €.
      Ora quella cifra la banca centrale la presta con interesse allo stato che dovrà corrispondere dopo un anno, ipotesi il 5% di interesse, quindi dovrebbe rendere un miliardo e 50 milioni di €.
      Credo che l'unica soluzione per non cadere in una spirale perversa sia quella di pretassare la banca esattamente dell'importo degli interessi ed eseguire una compensazione, così mon sarebbe necessario incrementare la massa monetaria (che di solito invece viene incrementata in base a presupposti alquanto arbitrari).
      Ma su quale pianeta questo avviene? Non certo nel nostro dove le banche tengono in ostaggio gli stati (negli ultimi decenni è stata istituita una scienza e una corrente di pensiero per depredare il bene comune).
      Credo che questo sia il meccanismo perverso, controllato da un'elite, che provoca alla bisogna tutte le fasi di contrazione ed espansione dei mercati e di conseguenza crisi, bolle speculative, guerre ....
      Troppo facile dire è sempre stato così, magari datando il tutto al 1694 con l'istituzione della banca d'Inghilterra.
      L'attuale situazione, peggiorerà ulteriormente visto che l'economia occidentale punta la sua sostenibilità sulla crescita infinita; attualmente si sta consumando oltre il 150% delle risorse rinnovabili.
      La diminuzione della popolazione terrestre a circa un 20% dell'attuale sembra sia l'ipotesi più gettonata da questa elite, che qulcuno definisce superclan.
      Certo è l'ipotesi più brutale, ma mi sembra che quella elite disponga di avidità più che genio per poter risolvere il problema in altro modo più intelligente.

    1. nettuno 24 aprile 2010

      buffone epirla sei tu. Guarda la Cina - è proprieARIA DELLA SUA MONETA E CI FREGA .IDEM LA rUSSIA E INGHILTERRA. Canada ecc .Dimmi caro che cosa ha guadagnato la Grecia entrando nell'euro ?

    1. nettuno 24 aprile 2010

      cosa fai se c' è la mafia ? ne parli almeno. Vai avanti tu se sei capace ?

    1. Firenze137 24 aprile 2010

      Ritornando all'esempio del monopoli truccato a me caro, il fatto che esiste un monopoli col trucco ( come una roulette truccata) non impedisce al gioco di essere
      giocato. Bella soddisfazione ! Davvero !!!

      Cari Lino Rossi & CO, beatevi pure delle vostre soddisfazioni che portate pure ad esempio , ma io non ci sto a giocare al monopoli col trucco !

    1. Rossa_primavera 24 aprile 2010

      Questa storia del signoraggio bancario ha molti punti in comune con
      quella delle scie chimiche e della teoria dei rettiliani.

Visualizzati 20 di 62 commenti approvati.