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LE LORO LACRIME

DI GARDA GHISTA
Cyrano’s Online Journal

Duecento anni fa gli Europei hanno ridotto in schiavitù milioni di neri africani e li hanno portati in nave nelle Americhe. Milioni di loro sono morti in quelle navi, per malattia, malnutrizione, fame e pura crudeltà. Oggi la maggior parte delle persone capisce che questo era sbagliato, e che i neri africani sono umani esattamente quanto i bianchi. Tuttavia, adesso dobbiamo fare un passo in avanti e aprire un po’ di più le nostre menti. Anche gli animali hanno dei diritti. Anche gli animali non vogliono soffrire. Vogliono essere trattati umanamente. Vogliono ricevere amore e affetto. E di sicuro vogliono vivere fino alla fine la loro vita. Non vogliono morire o essere uccisi prima della loro morte naturale. Questo è anche un loro diritto. Il grande attivista e scrittore, Taslima Nasrin, descrive nella sua autobiografia, Meyebela, un festival, in questo modo:

“La gente iniziò a preparare per il sacrificio. Un toro nero era stato portato tre giorni prima, e adesso era legato all’albero baniano. Lacrime stavano scendendo dai suoi occhi scuri. All’improvviso sentii un dolore al cuore. Qui c’era un essere vivente, ruminando, agitando la sua coda; eppure, fra qualche istante si sarebbe trasformato in secchi pieni di carne. Il [sacerdote] si sedette sotto l’albero e affilò il suo coltello. Zio H. andò a prendere un pesante palo di bambù. Baba [mio padre] stese un largo tappeto nel cortile dove gli uomini si sarebbero seduti in seguito per tagliare la carne. Zio, Baba e altri uomini legarono il toro con una corda e misero il palo di bambù tra le sue zampe, così da farlo inciampare e cadere. Il toro urlò dal dolore. Mamma e le mie zie erano alla finestra guardando il sacrificio. Gli occhi di tutti erano pieni di gioia. Solo zio S., ancora con addosso il lungi [sciarpa usata come turbante in India, Pakistan e Birmania, ndt.] stava in un angolo del campo e disse, ‘ Un povero animale indifeso sta per essere brutalmente ucciso, e la gente è davvero felice di vedere questo succedere? E anche Dio è felice? Nessuno di voi ha un briciolo di compassione. Questa è la verità.’

“Si allontanò dall’orrore del sacrificio. Io rimasi lì in piedi. Il toro dimenò le zampe e urlò ancora. Ci vollero ben sette uomini forti a tenerlo giù. Li respinse disperatamente e si alzò di nuovo. Ancora una volta il palo di bambù fu usato per farlo inciampare e cadere. Questa volta il sacerdote agì in fretta. Appena il toro cadde, alzò il coltello e gridò “Dio è grande! Dio è grande!” e gli squarciò la gola. Un flusso di sangue sprizzò fuori. Il toro non era ancora morto; continuò a ruggire con la sua gola mezza tagliata, le sue zampe agitandosi”.

“Un dolore lancinante e persistente si impadronì del mio cuore. Non ero più obbligata a stare lì e guardare. Mamma me lo aveva detto, come mi diceva ogni anno che era mio dovere guardare il sacrificio. Quando il sacerdote iniziò a spellare l’animale ormai morto, i suoi occhi erano ancora pieni di lacrime.”

“La carne fu divisa in sette porzioni. Tre erano per la famiglia di Nonna, tre erano per noi, e il resto distribuito tra i nostri vicini e i poveri. Passammo tutto il tempo mangiando pulao, korma, shemai e jarda. Il lavoro di tagliare la carne continuò tutto il giorno. Forni enormi furono accesi e la carne venne cotta in larghissime padelle. La sera, quando fu finito di cucinarlo, mia madre e mia nonna si fecero il bagno e indossarono un nuovo saris [indumento in seta o cottone indossato dalle donne Indù avvolto intorno al corpo con un’estremità appoggiata sulla testa o su una spalla]. Gli ospiti iniziarono ad arrivare numerosi a casa. Zio S., con ancora indosso un lungi e una semplice camicia, tornò dopo una passeggiata nel vicinato. Disse: “C’è così tanto sangue dappertutto. L’intera zona ci sta annegando dentro. Non credo nessuno sappia quanti tori siano stati uccisi oggi? Quegli animali sarebbero potuti essere donati a pastori. Molti non possono arare il terreno perché non hanno buoi. Perché gli uomini sono mostri? Proprio non capisco. Una singola famiglia vuole mangiare tutta la carne che riescono a tirare fuori da un toro. Eppure, pensate quanti non hanno neanche un pugno di riso!”

“Sarebbe stato inutile chiedergli di farsi un bagno e indossare vestiti nuovi. Nonna si arrese, e disse semplicemente, ‘Va bene, hai preferito non prendere parte ai festeggiamenti. Non vuoi neanche mangiare? Non hai fame?’

‘Perché, certo! Dammi tutto quello che vuoi. Mangerò di tutto tranne che quella carne,’ rispose zio S., emettendo un profondo sospiro”.

“Gli occhi di Nonna si riempirono di lacrime. Come poteva sopportare il fatto che il suo figlio maggiore, il primogenito, non avrebbe toccato la carne del toro sacrificale in questo giorno di festa? Si asciugò gli occhi, giurando in silenzio che neanche lei avrebbe toccato la carne. Quando mai una madre ha mangiato qualcosa senza prima nutrire suo figlio?”

Una volta mi trovavo in un piccolo villaggio nell’India centro-meridionale, e mi alzai la mattina presto al suono dei bufali che muggivano fragorosamente e gioiosamente. Uscii nell’aria fresca del mattino in questo altopiano del Deccan. I bufali stavano circondando il piccolo monolocale da entrambi i lati. All’improvviso un bufalo femmina si avvicinò a me e i suoi occhi erano pieni di lacrime. Lacrime scorrevano sul suo viso. Ho chiesto alla mia sorella indiana, perché sta lacrimando? Mia sorella rispose “Oh, è perché è stata separata dal suo piccolo, sta piangendo per suo figlio”.

Quindi se non avevo capito prima, potevo capire adesso che mucche, maiali, bufali, cani, pecore, capre, galline – sono come te e me. Chiocciano, belano e muggiscono di gioia, ma anche piangono e versano lacrime quando soffrono. E soprattutto, hanno l’istintivo desiderio di vivere i loro ultimi anni in pace. Quindi perché dovremmo ucciderli, e quale diritto morale abbiamo per ucciderli? Il grande filosofo difensore di cause umanitarie, Prabhat Ranjan Sarkar, ha detto:

“… Allo stesso modo, la vita di una capra è importante per lei esattamente quanto la mia vita lo è per me. Durante le feste religiose molte capre innocenti vengono uccise e offerte in sacrificio a varie divinità. Le rimanenti capre sono lasciate a masticare foglie mentre guardano con gli occhi spalancati dalla paura, sapendo che presto avranno lo stesso destino. Adesso, mettetevi nella stessa situazione. Immaginate che voi, insieme ad altri, siete stati catturati da un paio di demoni. Poi, mentre venite nutriti a riso e lenticchie, i demoni cominciano sistematicamente a massacrarvi tutti, uno dopo l’altro. La reazione di orrore che verrà in mente mentre aspettate di essere macellati è la stessa reazione provata dalle capre in cattività. Se le persone vogliono ancora uccidere capre innocenti nei loro sacrifici religiosi dopo aver capito la crudeltà di questa pratica, tragicamente, non c’è più niente che si possa dire loro”.

A volte è facile dimenticare, soprattutto quando tutto è accuratamente confezionato e pulito del sangue, di quale carne si tratta. La carne è carne di un animale. Gli animali sono nostri amici! Abbiamo raggiunto il ventunesimo secolo di esistenza umana. Non possiamo semplicemente espandere i nostri orizzonti, le nostre facoltà mentali, e considerare che è tempo di rispettare non solo gli esseri umani, ma anche gli animali e persino le piante? Dobbiamo pensare non solo a diritti umani e giustizia, è tempo di pensare anche ai diritti animali. La loro felicità è importante esattamente quanto la felicità degli esseri umani. Ancora, nelle parole di Sarkar,

“Prima di uccidere uccelli e animali per mangiarli devi pensare cento volte se puoi continuare a vivere senza ucciderli”.

Garda Ghista è l’autore di “The Gujarat Genocide: A Case Study in Fundamentalist Cleansing” e presidente della World Prout Assembly. Può essere contattata qui [email protected]

Fonte: www.bestcyrano.org
Link:

L'Altreuropamerichisraele



4.05.08

Traduzione per www.comedonchisciotte.oeg a cura di ANGELA CORRIAS

Pubblicato da Davide

  • BlackWarrior

    [/quote]Tuttavia, adesso dobbiamo fare un passo in avanti e aprire un po’ di più le nostre menti. Anche gli animali hanno dei diritti. Anche gli animali non vogliono soffrire.[/quote]
    Poi apriremo ancora un po’ di più le nostre menti e capiremo che anche le piante sono vive, soffrono, comunicano tra loro. Anche le piante hanno dei diritti.

    E vivremo tutti di sola luce solare e acqua.

    No! Aspetta! E la memoria dell’acqua? Forse dovremmo aprire ancora un po’ di più le nostre menti…

    Poi possiamo discutere ampiamente del modo disgustoso in cui sono allevati e sarò d’accordo…ma…se gli animali vanno trattati “umanamente” e hanno “diritti” tra cui “non soffrire” quando un animale ne sbrana un’altro che si fa?
    Lo si processa per direttissima e gli si dà “umanamente” la sedia elettrica?

  • BlackWarrior

    Ehm, come si edta?

  • NerOscuro

    Condivido appieno anche la critica a una bassa operazione retorica come paragonare la schiavitù animale alla schiavitù di esseri umani.

  • angelacorrias

    Se il leone sbrana la gazzella lo fa per mangiare non per sadismo. Molti uomini uccidono gli animali per divertimento, vedi il massacro delle balene in Danimarca.
    Anche gli uomini sono animali e per nutrirsi hanno bisogno di altri animali, quindi non trovo sbagliato mangiare carne. Ma perché dobbiamo torturarli prima di ucciderli? Perché dobbiamo tenere mucche, maiali, pecore in gabbie piccolissime per tutta la vita prima di macellarle? Perché dobbiamo tenere i polli in cattività e staccare loro il becco?
    Credo che il senso ampio dell’articolo sia che non solo gli esseri umani ma tutti gli esseri viventi hanno dei diritti e che gli uomini dovrebbero rispettarli. E io concordo.

  • biopresto

    Domanda.
    Qualcuno è in grado di dirmi a quanto ammonta in tonnellate il materiale organico umano che viene seppellito o arso dopo la morte annualmente a livello mondiale ?

  • milho

    Perchè ti agiti così tanto per l’opinione altrui? Il mondo è già pieno di letame, internet compreso, e francamente non se ne sente ulteriore necessità. A volte non capisco perchè un sito così non sia moderato…

  • Inquietologo

    No, qui l’avverbio “umanamente” ed il vocabolo “diritti” non vanno presi alla lettera interpretandoli in chiave legislativo/antropocentrica; il senso è semplicemente questo: dato che per sopravvivere in salute non se ne ha bisogno, uccidere animali costituisce una barbarie ingiustificabile. A differenza di specie carnivore – l’uomo è frugivoro – che non possono farne a meno per nutrirsi e che quindi nessuno non avrebbe senso condannare. Si parla di etica, non di “giustizia”, o “legalità”.

  • biopresto

    Per quel che mi riguarda il termine frugivoro calza perfettamente sulla mia persona, toglimi tutto ma non la frutta, però mangio anche carne, poca ma non la escludo dalla dieta. Una cosa non mi è chiara comunque, conosco persone che si cibano quasi esclusivamente di carne e odiano sia la frutta che la verdura. Secondo te da cosa dipende ?

  • Eurasia

    Biopresto il genere umano è più pericoloso da vivo che da morto. Su Internazionale del 7/13 di novembre 2008 è comparso un articolo dal titolo Un Bisogno urgente posto l’introduzione: “Ogni giorno tutti abbiamo a che fare con la sostanza più pericolosa della Terra. È un’arma di distruzione di massa che prolifera sotto i nostri occhi. Negli ultimi dieci anni ha ucciso più persone di tutte le guerre dopo quella scatenata da Adolf Hitler. Nelle prossime quattro ore ucciderà l’equivalente di due jumbo pieni di bambini. Non è l’antrace, il plutonio o l’uranio. Si chiama cacca, e siamo nel pieno di una tempesta di cacca. In occidente i sistemi per sbarazzarci con discrezione di quest’arma terribile stanno per collassare. Un quarto dell’umanità non ha mai usato un bagno funzionante. La storia della civiltà coincide con quella della separazione dell’uomo dai suoi rifiuti. Nel suo straordinario – e nauseante – The big necessity la giornalista britannica Rose George spiega che un grammo di feci può contenere “dieci milioni di virus, un milione di batteri, mille uova di parassiti e cento larve di vermi”. L’ingestione accidentale di questo cocktail provoca l’80 per cento di tutte le malattie del pianeta. Una volta ho avuto un piccolo assaggio del problema. Qualche anno fa arrancavo su una collina di Caracas, in Venezuela, attraverso un grande quartiere tirato su alla meglio con bidoni, fango e avanzi di plastica. A un certo punto un sacchetto di plastica pieno di feci mi finì addosso e uno schizzo mi colpì sulla bocca. Non era un attacco contro l’intruso americano. In molte delle baraccopoli che sfregiano il Sudamerica non ci sono fogne e l’unico modo per eliminare gli escrementi è metterli in un sacchetto di plastica e gettarli via. Si chiama “gabinetto volante”. Oggi nel mondo due miliardi e 600 milioni di persone vivono così: ”Quattro persone su dieci non hanno nessun accesso a latrine, gabinetti, secchi o scatole. Niente”, spiega George. In un’inchiesta che l’ha portata dalla Gran Bretagna alle coste dell’Africa fino alle viscere della Cina, George indaga sulla lenta strada che ci ha allontanato da questa esistenza piena di cacca.

    CITTA’ SOTTO LE CITTA’

    Il suo viaggio comincia a mezzanotte nelle fogne di Londra. Questa città sotto la città può essere mortale: le fetide nubi di acido solfidrico, il gas delle fogne quando i liquami si decompongono, soffocherebbero chiunque ci restasse intrappolato. Prima della costruzione di questi tunnel Londra aveva i “servizi igienici in loco”: un modo educato per dire che le persone defecavano in uno spazio coperto e appartato e poi le feci erano raccolte e vendute agli agricoltori come concime naturale. Ma all’inizio dell’ottocento la popolazione di Londra raddoppiò rapidamente e l’accumulo di escrementi diventò insostenibile. Farsi svuotare la latrina arrivò a costare uno scellino, il doppio del salario medio di un operaio. Così le persone cominciarono a gettare gli escrementi nel Tamigi, che ben presto diventò marrone. A metà ottocento le epidemie di colera uccidevano 14mila persone all’anno. Poi arrivò la “grande puzza” del 1858. Londra era così maleodorante che le persone vomitavano per strada. Le tende della camera dei comuni furono intrise di cloro nel tentativo (fallito) di coprire il fetore. Alla fine arrivò l’ordine di trovare un sistema migliore, e uno degli eroi di Rose George entrò nella storia dell’umanità. Joseph Bazalgette era l’ingegnere capo del Metropolitan board of works e insieme alla municipalità di Amburgo fu il pioniere dei grandi sistemi di condutture urbane del nostro tempo. “Le sue fognature hanno salvato più vite di qualunque altra opera di ingegneria civile” osserva George con orgoglio. Ma c’è un problema. Per quanto ci piaccia scaricare acqua e dimenticarcene, gli escrementi non scompaiono. Il 90 per cento dei liquami del mondo finisce senza trattamento negli oceani, nei fiumi e nei laghi. I costi dell’invenzione di Bazalgette, all’altro capo della conduttura, sono diventati ineliminabili. Buona parte delle nostre acque luride viene pompata quasi intatta negli oceani, dove si stanno formando vaste zone morte uccise dai nostri germi. Il resto infesta le acque più vicine a casa nostra. Nel 1993, per esempio, un’epidemia di criptosporidiosi portata dalle feci ha ucciso 400 persone a Milwaukee e ne ha fatte ammalare 400mila. Si è scoperto che la città pompava i liquami “trattati”, in realtà trattati solo per alcune tossine e non per altre, nel lago Michigan e ne beveva l’acqua. “Tra tutti gli abitanti del pianeta, i cinesi sono quelli più a loro agio con i propri escrementi”, spiega George. Fanno i loro bisogni chiacchierando con gli amici, in latrine senza muri divisori. È per questo, forse, che i cinesi sono stati i più creativi con la loro cacca. A partire dagli anni trenta, hanno cominciato a trasformarla in elettricità. In Cina più di 15 milioni di case contadine sono state dotate di un grande contenitore privo di ossigeno, detto digestore, in cui si svuotano i pitali. La materia organica fermenta e produce un gas che può essere trasformato in elettricità ed è usato anche per i fornelli. Potrà essere nauseante, ma risparmia alle donne cinesi di spaccare la legna da ardere. Loro ne sono entusiaste. È questo il nostro futuro? Purtroppo la sua diffusione è limitata: se non si aggiungono abbondanti escrementi animali, le macchine non funzionano a lungo. C’è un sistema sicuro per usare le feci come fertilizzante? Alcune aziende statunitensi pensavano di si quando hanno cominciato a commercializzare i “biosolidi”, la melma secca prodotta dopo il trattamento dei liquami. Ma nel 1975 il capo della commissione tecnologia della divisione rifiuti pericolosi delle’Ente per la protezione ambientale ha raggiunto una conclusione orripilante. Trasformare i liquami in fertilizzanti è “il sistema più efficace – a parte mangiare questa melma – per iniettare sostanze tossiche direttamente nel corpo umano”. Oggi è vietato in quasi tutti i paesi europei.

    UN’ALTERNATIVA SICURA

    Intanto diventa sempre più urgente trovare il modo di raccogliere i liquami. Il sistema occidentale delle fognature consuma grandi quantità di due risorse preziose: l’energia e l’acqua. Dire che le guerre del futuro, a causa del riscaldamento globale e del rapido aumento della popolazione, saranno combattute per l’acqua è diventato un luogo comune, però è vero. Quando l’acqua è poca e costosa, il modello occidentale di eliminazione dei liquami è insensato. George sintetizza il nostro sistema con feroce sarcasmo: “Prendete dell’acqua potabile pulita, ci gettate dentro dello schifo e poi spendete milioni per pulirla di nuovo”. Un metro cubo di liquami può inquinare dieci metri cubi d’acqua: un rapporto insostenibile in un mondo sempre più caldo e che combatte per il controllo delle riserve idriche. Ed è un metodo che consuma anche molto energia. Un impianto per il trattamento delle acque sporche consuma fino a 11,5 watt di elettricità per abitante, l’equivalente di un’intera centrale elettrica a carbone. Abbiamo bisogno di un’alternativa sicura per evitare di fare la pipì e la cacca in acqua. Ma quale? Gli ambientalisti incontrati da George “parlano di un futuro in cui si previene l’inquinamento con una specie di separazione alla fonte”. Questo ecoliquame si potrebbe ricavare a patto di rispettare due condizioni. Primo, dobbiamo cambiare i nostri gabinetti, e le nostre fognature, in modo che abbiano due canali, uno per l’urina e l’altro per le feci. Anche se può sembrare il contrario, l’urina inquina molto più delle feci. Se fosse convogliata in un sistema separato potremmo ridurre il consumo dell’acqua dell’80 per cento. La seconda condizione è più dura da accettare. Come a Londra prima che fossero costruite le fognature, dovremmo defecare in un contenitore e la nostra cacca dovrebbe restare lì in attesa di essere portata via. Le feci compiono un percorso strano e irrazionale che rispecchia quello altrettanto strano e irrazionale che fanno attraverso la nostra mente. Ma se vogliamo affrontare la crisi dei liquami, o risolvere quella che già da oggi uccide i bambini dei paesi i via di sviluppo, dobbiamo superare un’avversione dovuta alla nostra evoluzione e rafforzata dalla cultura. La rivelazione più incoraggiante del libro di George è che perfino quegli aspetti della defecazione che sembrano eterni e immutabili sono in realtà innovazioni recenti. Sessant’anni fa in Giappone, tutti si accoccolavano in pubblico su un pozzo secco. Oggi non lo fa più nessuno: in privato, usano tazze tecnologiche che ti lavano e asciugano il sedere e contemporaneamente suonano musica e riscaldano il sedile. La cultura del gabinetto può cambiare, e in fretta. I miei genitori non avevano il bagno in casa quando erano piccoli e pensavano che la cosa fosse vagamente disgustosa (fare la cacca? Accanto alla cucina?). L’esaurimento delle riserve idriche, e un sistema di fognature che non sa più dove vomitare i suoi rifiuti, ci riporterà a mondi più antichi e più sporchi? Oppure faremo scelte più sostenibili prima che il sistema collassi e cominci a vomitarci addosso questo schifo? Tutte queste domande dimostrano quanto sia straordinario il libro di Rose George. The big necessity esamina un argomento che è un tabù, apparentemente eterno e familiare e ci fa capire che è storicamente attuale e molto affascinante. Jessica Mitford lo fece con il suo studio The american way of death, Michel Foucault lo fece con la Storia della follia nell’età classica. Rose George ha fatto altrettanto: uno scintillante manifesto defecatorio per l’umanità. Potrebbe concludersi con un appello stranamente trionfale, ripreso da un altro manifesto di tanto tempo fa: Cacatori di tutto il mondo unitevi! Non avete da perdere che la vostra diarrea, il vostro colera e i vostri oceani morenti.

    (Articolo di Johann Hari, Slate, Stati Uniti su Internazionale n. 769 del 7/13 novembre 2008)

  • biopresto

    Grazie per la risposta. A quanto pare siamo proprio nella merda………
    Da quando l’uomo si è separato dal sistema natura a combinato solo casini, prima o poi saremo o saranno in molti a pagarne le conseguenze

  • sultano96

    Dal fatto che sono fannulloni!
    Delegano ad altri la produzione di proteine, ma alla fine arriverà il conto da saldare, magari sotto forma di qualche patologia, come gli acidi urici!

  • trubador

    DIRITTI DEGLI ANIMALI???? VOLONTA’ DEGLI ANUMALI???? Ma questa è soltanto pura demenza!!! Diritti e volontà degli animali decisi e dettati dagli “umani”. Non c’è dubbio: è pura demenza.

  • Chromo

    É relativamente poco che non mangio carne e pesce,7 mesi.
    Ci ho solo guadagnato in salute, il mito delle proteine di origne animale necessare all’uomo è, appunto, solo un mito.
    Purtroppo abbiamo perso il nostro vecchio istinto,complice anche la tradizione alimentare ormai consolidata e la disinformazione ufficiale hanno fatto si che non ci ponessimo mai domande.
    Bè io sono una persona che si fa spesso domande,e che non accetta supinamente nè tradizioni,se ritenute profondamente sbagliate, nè cose imposte da pseudo medici scienziati.
    Diciamo che ho iniziato a non mangiare più carne non per una qualche etica ma soltanto per ragioni di salute, una volta compreso che l’uomo è Frugivoro.
    Non l’ho deciso da un giorno all’altro cadendo nelle mani di altre imposizioni, non credo a tutto quello che leggo, ma lo studio e vi medito sopra.
    In assoluto la carne per il corpo umano non è la più dannosa, farine raffinate e zuccheri fanno persino peggio,per questo basta vedere dei Vegetariani per capire come non sono meglio in salute degli onnivori.
    Vi assicuro però,da perfetto incredulo onnivoro qual ero, che non mangiando carne migliora il carattere,si diventa meno aggressivi,io stesso dopo qualche tempo stentavo a crederci.
    Si riscopre una certa spiritualità…e se non mangiavo carne inizialmente per ragioni salutistiche,adesso anche per ragioni etiche..senonchè economiche e di sostenibilità in un’ottica di visone globale.
    Se tutti ad esempio adottassimo un’ alimentazione indiana riusciremmo a sfamare egregiamente la popolazione mondiale in egual misura.Questo solo per fare un esempio.
    Ma ormai siamo in una spirale di degenerazione psico-fisica…non si vuole accettare che originariamente facevamo a meno sia della carne che dei cereali.Tante malattie oggi non ci sarebbero se non violassimo così impunemente le leggi della natura..prima o poi ci sarà presentato il conto…

  • GiannibeGood

    Ciao a tutti, posto poco ma leggo tutto, e sinceramente pensavo che tra i lettori ci fosse un poco più di consapevolezza in merito al consumo di carne e ai contesti di discussione che ne derivano. Devo dire che leggendo i commenti (al contrario dell’articolo) ne esco deluso .. ma forse sono io che mi aspetto troppo dalle persone.
    Sono vegetariano (nel senso che non mangio tutto ciò che ha occhi) dal 2000 e la mia è stata una scelta consapevole, non mediata dalla salute o dal gusto, prima mi facevo scorpacciate di carne cruda, braciole salsicce insaccati pesce etc etc. poi mi sono preso la briga di informarmi e il piacere di mangiar carne ha lasciato il posto alla consapevolezza che da ogni punto di vista (sanitario, morale, spirituale, umano etc etc) era meglio astenermi. Da allora non ricordo in vita mia di essere mai stato così bene.
    Ogniuno fa le sue scelte e io rispetto quelle di tutti, voglio dire che mai mi sognerei di convincere qualcuno a fare come me perchè ogniuno ha i suoi tempi e le sue lezioni da imparare e ci sono delle “prese di coscienza” che devono maturare in noi prima di divenire manifeste.
    Tuttavia mi permetto di consigliare a coloro che ancora non hanno preso in considerazione la possibilità di alimentarsi con cibi di origine non animale di riflettere su questa possibilità, informarsi come sempre con il giusto discernimento e a mente aperta.
    Vi lascio con una domanda doppia .. la stessa che mi fecero in passato e che tanto mi fece riflettere:
    Ti piacciono gli animali?
    E perchè te li mangi?
    🙂
    beGood
    Gianni

  • Ale

    Per chi ha voglia di documentarsi e riflettere segnalo questo sito.

    http://www.saicosamangi.info/

  • Chromo

    Bel sito..vorrei vedere quanti mangierebbero la carne se non fosse gia bella e confezionata.
    Se non ci fosse chi per loro tortura sgozza macella.
    Ma di fronte a certe cose si prefrisce chiudere gli occhi e far finta di non sapere.
    Bè di certo inizia a farmi sempre meno pena chi è ammalato da danni derivati da una alimentazione carnea.
    La stessa pena che loro riservano agli animali cadaveri di cui si nutrono.
    Prossima allo zero.
    Poi ci scandalizziamo tanto dei cinesi che mangiano i gatti…mi spiegate che differenza c’è quando mangiate un coniglio,una gallina,un porco o una vacca?!
    Questa è ipocrisia.

  • angelacorrias

    Scusa milho, il tuo commento era subito dopo il mio…ti riferisci a me?

  • angelacorrias

    Sito molto interessante, e da lì c’è anche il link a questo http://www.vegfacile.info/
    Io non sono vegetariana, ma mangio pochissima carne perché vivo a Londra e non so come trattano gli animali prima di ucciderli, quindi tra sapere e non sapere, evito la carne.

  • Ale

    Non conta come trattano gli animali, conta che alla fine li uccidono, mangi poca carne, dismettila definitivamente, hai solo che da guadagnarci, tu, gli animali e la terra.

  • Riccardo

    L’articolo è molto profondo e pregno di significato. Offre molti spunti per riflettere sulle proprie scelte quotidiane, poichè il cibarsi della carne di altri animali non è una necessità morale nè tantomeno biologica, ma solo una nostra scelta: possiamo scegliere di vivere uccidendo altri animali, oppure possiamo scegliere di vivere senza versare sangue di chicchessia. Vivere deliziando il palato con i mille gusti offertici dalla Natura è possibile e necessario per la salvaguardia del pianeta Terra, su cui noi siamo solo semplici (e forse, anche un po’ presuntuosi) ospiti al pari delle altre specie animali non umane.