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LE INTERFERENZE DELLA CHIESA E LE DEBOLEZZE DELLO STATO

DI MASSIMO FINI
Il Gazzettino

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, cioè dei vescovi italiani, all’apertura dell’assemblea annuale di questo consesso, ha indicato, sia pur nel linguaggio curiale che gli si conviene, la priorità dell’agenda politica del governo Berlusconi, l’emergenza rifiuti, “l’aiuto a chi ha perso potere d’acquisto”, le questioni della sicurezza e degli immigrati, ha attaccato – qui senza troppe perifrasi – le linee-guida della legge 140 che consente l’indagine pre-impianto sugli embrioni nella fecondazione assistita e ha infine auspicato “un’operosa stabilità politica alla quale contribuiscono maggioranza e opposizione”.

“Ma di Gesù Cristo ha parlato?” ha commentato sarcasticamente il filosofo Massimo Cacciari, che pur non è un laico trinariciuto, ma anzi molto attento alle tematiche religiose (sono noti i suoi studi sull’angelismo). Ed Emma Bonino ha constatato: “Non conosco Paese al mondo in cui si alza un vescovo e dà indicazioni su qualsiasi cosa, neanche fosse un altro governo ombra”. Difficile darle torto. Stiamo diventando una repubblica teocratica o quantomeno un Paese dove le autorità religiose si affiancano a quelle di governo non solo sulle questioni etiche ma anche su quelle politiche. Non è detto che ciò sia di per sè un male.
In fondo tutto il medioevo europeo si è basato sui precetti della Chiesa, sia in campo etico che sociale, economico e politico, che poi venivano recepiti dagli statuti civili. E si deve alla generosa, e per molti secoli vittoriosa, battaglia degli scolastici, di Tommaso d’Aquino, Alberto Magno, Nicola Oresme, Giovanni Buridano, Gabriel Biel, Molina, De Lugo, contro non solo l’usura (come oggi si fa credere) ma contro l’interesse in quanto tale (con un’argomentazione sottile: il tempo è di Dio, e quindi di tutti, e non può essere oggetto di mercato) e per “il giusto prezzo”, se quel mondo rimase meno sperequato di quello attuale governato, dopo l’esplosione della Rivoluzione industriale, dal dominio dell’economia, del mercato, della “libera intrapresa”.

Ma l’Italia di oggi non è più una semiteocrazia come ai tempi del medioevo. È una democrazia liberale. E uno dei fondamenti della liberaldemocrazia è la rigida separazione dei poteri fra Stato e Chiesa (“Libera Chiesa in libero Stato” aveva sintetizzato Cavour). Come sarebbe inammissibile che un ministro italiano mettesse in duscussione il dogma della verginità della Madonna, altrettanto inammissibile è che i rappresentanti della Chiesa indichino a quelli dello Stato ciò che devono o non devono fare. Oltretutto questa confusione di ruoli non giova nè allo Stato nè alla Chiesa. Non giova allo Stato perchè deve operare in un contesto internazionale, cui è strettamente legato, che ha esigenze diverse da quelle della Chiesa, non giova alla Chiesa perchè a furia di occuparsi delle cose del mondo ha finito per mettere in secondo piano (come notava Cacciari) le ragioni istituzionali, diciamo così, del suo esistere, perdendo in credibilità come è dimostrato dalla crisi verticale delle vocazioni e, più in generale, dal processo di desacralizzazione che colpisce l’intero mondo occidentale.

Infine assistiamo a un curioso paradosso. Mentre l’Occidente (perchè il fenomeno non riguarda solo l’Italia, si pensi ai teodem americani) contraddicendo se stesso tende a diventare teocratico o semiteocratico per motivi politici che nulla hanno a che fare col sacro (nel medioevo avveniva esattamente il contrario), nello stesso tempo muove una battaglia feroce a quei Paesi (vedi l’Afghanistan talebano, vedi l’Iran) che sono coerentemente teocratici perchè la legge del Corano è la legge dello Stato. Noi dobbiamo deciderci. O siamo laici, con tutti i prezzi – per esempio sull’istituto familiare – che si devono pagare. O siamo teocratici, con altri e diversi prezzi che pur si devono pagare. Ma non possiamo essere tutte e due le cose insieme. E soprattutto dobbiamo smetterla di andare a bombardare, ideologicamente e materialmente, le Istituzioni altrui, quando, con tutta evidenza, non siamo più tanto convinti delle nostre.

Massimo Fini
Fonte: http://www.massimofini.it/
Uscito su “Il gazzettino” il 30/05/2008

Pubblicato da Davide

  • abraxas

    credo, personalmente, che al punto in cui siamo arrivati una teocrazia sarebbe un miglioramento…

  • Bazu

    Sono stato anticipato. Non mi resta che sottoscrivere.

  • rainer

    “Io non mi riconosco più nel mio Paese…E la volgarità è proprio un “non stare nei propri panni”…Un’altra cosa che mi colpisce è il crollo di un elemento decisivo per la coesione di una società…Quando ero ragazzino, negli anni ’50, l’onestà era un valore per tutti”.

    Questo scriveva, tra l’altro, nel precedente articolo del 17/5/08 sul quale mi sono, purtroppo attardato.
    Non stiamo più nei nostri panni perchè prima di essere liberaldemocratici siamo stati millenari cattolici che oggi non sanno più a chi dare ascolto.
    Ma se si leva una voce di una qualche vaga tradizione, civiltà e cultura, c’é chi prontamente insorge.
    Insomma ciò che importa é essere laici e divisi in sé stessi. Poi possiamo interessarci del grado di sprofondamento cui siamo giunti. E poi, a chi curava molto attentamente i propri interessi in terra e partoriva neovangelismi del tipo “libero qui e libero lì”, non c’é da prestare una grande attenzione.
    E’ scorretto usare il piano metafisico per “misurare” il “fisico” e viceversa. Noi, se non lo ha capito, siamo talmente andati giù da, non poterci permette il lusso di sproloquiare su “massimi sistemi”.
    Siamo così lontani dalla teocrazia o dalla liberademocrazia che ci che ci compete é solo un miserabile balbettio.
    Anche perché se no, l’amico inglese invece di smettere di ridere sarà costretto a scompisciarsi.
    Far finta di dibattere oggi su impossibili teocrazie o improbabili liberademocrazie, significa far più danno che recare un qualche beneficio ai troppi frastornati.
    Giuliano Rodelli

  • abraxas

    era una provocazione la mia…

  • Grossi

    Sembra che la libertà sia stata scambiato come espressione dell’animalità, che è ben altra cosa, parliamoci chiaro tutta questa libertà non è servita a nulla.

    Anzi per parafrasare un vecchio film “il grande nulla” si estende mangiando la nostra civiltà, si invoca la libertà per le cose più demenziali e inutili, per la trasgressione che ormai è ridicola perchè fine a se stessa.

    Ha senso un Gay Pride ? Beh se lo meritano, si fanno il culo tutto l’anno almeno una volta ogni tanto festeggiamoli… scherzi a parte c’è gente che sa vivere l’omosessualità senza tante fregnacce, li ammiro, questi chiassoni invece, sono solo espressione di disagio enorme, più chiasso fanno e più grande è il disagio che esprimono.

    Cadaveri, morti che gridano di essere liberi, ,a sono solo morti.