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LE GUERRE DELLA FAME

DI MICHAEL T. KLARE
tomdispatch.com

Imminenti le guerre della fame: caldo, siccità,impennata dei prezzi dei generi alimentari e disordini mondiali

Sebbene la Grande Siccità del 2012 non sia ancora volta al termine, conosciamo già le gravi conseguenze che ne scaturiranno. Con più della metà delle contee americane dichiarate (1) aree colpite dal disastro della siccità, è garantito che i raccolti del 2012 di grano, soia ed altri prodotti principali deluderanno decisamente le previsioni. Questo, a sua volta, aumenterà a livello esponenziale i prezzi degli alimenti (2) sia nei mercati nazionali che esteri, causando sia un impoverimento ulteriore agli agricoltori e alle famiglie americane a basso reddito, che delle difficoltà di gran lunga maggiori per gli abitanti più poveri dei paesi dipendenti dall’importazione cerealicola statunitense.

Questo, tuttavia, è solo un assaggio delle probabili conseguenze: basandoci sulle esperienze passate, aumenti di tal entità nel prezzo dei generi alimentari porteranno anche a diffusi disordini sociali e a violenti conflitti.

Il cibo (quello economicamente accessibile) è essenziale al benessere e alla sopravvivenza. Senza, le persone sarebbero ansiose, disperate, arrabbiate. Negli Stati Uniti, la percentuale del bilancio familiare medio destinata all’alimentazione è solo del 13% (3), una fetta relativamente ridotta. Pertanto, un aumento dei prezzi degli alimenti nel 2013 non graverà eccessivamente sulla maggior parte delle famiglie a reddito medio e alto. Tuttavia, tale aumento potrebbe rivelarsi particolarmente avverso per gli americani indigenti e disoccupati con risorse limitate.

Ernie Gross, esperto in economia agraria alla Creighton University di Omaha, afferma (4) che si tratta di una vera e propria fetta di reddito sottratta alle famiglie. Ciò potrebbe contribuire al malcontento già presente nelle zone depresse e ad alto tasso di disoccupazione, forse scaturendo l’accentuarsi di una forte reazione negativa contro i politici in carica, nonché di altre forme di dissidenza e disordine.

Tuttavia, è molto probabile che la Grande Siccità produca gli effetti più devastanti a livello internazionale. Prima di tutto perché molte nazioni, per integrare le proprie raccolte, dipendono dalle importazioni cerealicole statunitensi. Inoltre, a causa delle intense siccità e inondazioni che danneggiano le colture anche altrove, le riserve alimentari subiranno una riduzione che inneschrà un aumento dei prezzi a livello globale. “Ciò che accade alle riserve statunitensi ha un forte impatto in tutto il mondo”, afferma Robert Thompson, esperto di sicurezza alimentare presso il Chicago Council on Global Affairs. Egli ha sottolineato che dato che le colture di grano e soia, le più colpite dalla siccità, spariscono dai mercati mondiali, è probabile che il prezzo di tutti i cereali, compreso il frumento, aumenti causando grandissime difficoltà a coloro che già stentano a soddisfare il fabbisogno alimentare della propria famiglia.

Hunger Games, 2007-2011

Ciò che accadrà in seguito è ovviamente impossibile da prevedere, ma se facciamo affidamento alle esperienze passate, il futuro potrebbe essere orribile. Tra il 2007 e il 2008, quando riso, grano e frumento subirono un’impennata dei prezzi del 100% o più, i costi decisamente maggiori, specialmente quelli del pane, seminarono (5) “rivolte per il cibo” in più di una dozzina di paesi, compresi Bangladesh, Camerun, Egitto, Haiti, Indonesia, Senegal e Yemen. A Haiti le rivolte furono così violente e la fiducia dei cittadini nelle abilità del governo nel risolvere problema calò così drasticamente, che il senato di Haiti destituì (6) il Primo Ministro Jacques‑Édouard Alexis. In altri paesi, gli scontri tra i manifestanti infuriati (7) con l’esercito e le forze dell’ordine causarono numerose vittime.

L’aumento dei prezzi degli anni 2007-2008 fu fondamentalmente attribuito al rapido aumento del prezzo del petrolio. Tale aumento inasprì i costi della produzione alimentare, poiché il petrolio è largamente usato nelle operazioni di coltivazione, irrigazione, consegna e produzione di pesticidi. In parallelo, su scala mondiale, un numero sempre maggiore di terreni coltivabili destinati a colture alimentari venne convertito in coltivazioni destinate alla produzione di biocarburanti.(8)

La successiva impennata dei prezzi del periodo 2010-2011, tuttavia, fu strettamente legata al cambiamento climatico (9). Un intenso periodo di siccità, durante l’estate del 2010, mise in ginocchio (11) gran parte della Russia orientale, intaccando di un quinto il raccolto di grano proprio nella regione granaio, forzando Mosca a sospendere le esportazioni dello stesso. La siccità ha colpito anche il raccolto cerealicolo cinese (12), mentre, in Australia, delle catastrofiche inondazioni hanno distrutto la maggior parte delle colture di grano (13). Con le altre conseguenze legate agli eventi atmosferici estremi, tali calamità hanno contribuito a far salire i prezzi di più del 50% (14) e il prezzo della maggior parte dei generi alimentari di base aumentò del 32%.

Ancora una volta, un’impennata dei prezzi dei generi alimentari ha causato diffusi disordini sociali, stavolta concentratisi soprattutto nell’Africa settentrionale e in Medio Oriente. Le prime proteste nacquero a causa del costo degli alimenti di base in Algeria e a seguire in Tunisia dove, non certo per coincidenza, la scintilla è stata provocata dal giovane venditore ambulante di prodotti ortofrutticoli, Mohamed Bouazizi (15), che si è dato fuoco per protestare contro le vessazioni del governo. Quella che è ad oggi conosciuta con il nome di Primavera Araba è stata provocata dalla rabbia (16) per l’aumento dei prezzi di cibo e benzina, insieme ad un rancore covato a lungo a causa di repressione e corruzione da parte del governo. Gli ingenti costi degli alimenti di base, specialmente il prezzo della pagnotta, sono stati causa di malcontento anche in Egitto, Giordania e Sudan. Altri fattori, in particolare il rancore nutrito per le dittature da tempo radicate, si sono forse rivelati maggiori proprio in quelle zone. Tuttavia, come ha scritto l’autore di Tropic of Chaos (17): Climate Change and the New Geography of Violence (Il tropico del caos: il cambiamento del clima e la nuova geografia della violenza, n.d.t), Christian Parenti (18), “l’origine del disordine era attribuibile, almeno in parte, al prezzo di quella pagnotta”.

Per quanto riguarda la siccità attuale, gli analisti hanno già messo in guardia (19) circa sia la probabile instabilità in Africa, dove il grano è un importante alimento di base, sia del crescente malcontento popolare in Cina (20) Proprio in Cina, un aumento dei prezzi è alquanto probabile in un periodo di grandi difficoltà per la marea di famiglie a basso reddito, di lavoratori stagionali e poveri contadini. Negli Stati Uniti e in Cina, i prezzi alle stelle potrebbero anche causare una riduzione delle spese dei consumatori per altri beni, contribuendo ulteriormente al rallentamento dell’economia globale e all’aumento della miseria nel mondo intero, con conseguenze sociali imprevedibili.

Hunger games, 2012-??

Se questo fosse soltanto un cattivo raccolto verificatosi in un solo paese, il mondo, indubbiamente, incasserebbe il duro colpo d’austerità che ne conseguirebbe, ipotizzando una ripresa negli anni a venire. Sfortunatamente, è sempre più evidente che la Grande Siccità del 2012 non è un evento eccezionale che si verifica in una singola nazione, bensì una conseguenza inevitabile del riscaldamento globale che sarà sempre più intenso. Perciò, non dobbiamo solo aspettarci anni insopportabili di caldo estremo, ma anni ben peggiori, più caldi e più frequenti, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il pianeta e per un futuro indeterminato.

Fino a poco tempo fa, la maggior parte degli scienziati era restia a ritenere il riscaldamento globale colpevole di particolari tempeste o siccità. Ora, tuttavia, secondo un numero crescente di scienziati, questi collegamenti, in certi casi, possono essere dimostrati (21). In uno studio (22) condotto recentemente sugli eventi atmosferici estremi del 2011, ad esempio, gli esperti del clima dell’Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA) e il Great Britain’s National Weather Service (il servizio metereologico della Gran Bretagna, n.d.t.) hanno concluso che il cambiamento climatico provocato dall’uomo ha reso più intense e più probabili che mai le ondate di caldo come quelle che hanno già colpito il Texas nel 2011. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Bulletin of the American Meteorological Society, il riscaldamento globale avrebbe avuto un’incidenza su quell’ondata di caldo (23) in Texas che la rendeva venti volte più probabile rispetto al 1960. Analogamente, le temperature anormalmente calde come quelle sperimentate in Gran Bretagna nel novembre scorso, sarebbero state 62 volte più probabili per via del riscaldamento globale.

E’ ancora troppo presto per applicare il metodo usato da questi scienziati per calcolare le conseguenze del riscaldamento globale delle ondate di caldo del 2012, che, tra l’altro, si stanno dimostrando di gran lunga più gravi, ma possiamo supporre che la possibilità che siano strettamente legati sia elevata. Cosa ci attende in futuro, dato lo slancio che sta prendendo il riscaldamento globale?

Quando pensiamo al cambiamento climatico, e soprattutto se ci pensiamo, immaginiamo elevate temperature, siccità prolungate, tempeste anomale, incendi infernali e l’innalzamento del livello del mare. Tra l’altro, questo provocherà danni alle infrastrutture (24), nonché una diminuzione delle scorte alimentari. Queste, naturalmente, sono le conseguenze del riscaldamento nel mondo a livello fisico, e non sociale. Quest’ultimo è il mondo in cui noi tutti viviamo e dal quale dipendiamo per i molteplici aspetti dei nostri benessere e sopravvivenza quotidiani. Non c’è alcun dubbio che gli effetti puramente fisici del cambiamento climatico si riveleranno catastrofici. Invece, gli effetti sociali, che forse comprenderanno in futuro tumulti per il cibo, carestie su vasta scala, collasso dello stato, migrazioni di massa e conflitti di ogni tipo, fino ad arrivare ad una guerra totale, potrebbero dimostrarsi ancora più distruttivi e letali.

Suzanne Collins ha riscosso un enorme successo col romanzo per ragazzi The Hunger Games e il film che ne è seguito, avvincendo milioni di persone col ritratto di un futuro distopico, sprovvisto di risorse e post-apocalittico in cui dei “distretti” una volta ribelli in un Nord America impoverito devono consegnare due adolescenti, costretti a partecipare ad una serie di giochi televisivi gladiatoriali che terminano quando solo uno dei due giovani contendenti sopravviverà. Gli hunger games sono un risarcimento per la capitale di Panem, uscita vittoriosa ma gravemente danneggiata dai distretti ribelli durante un’insurrezione. Senza specificare apertamente il riscaldamento globale, è chiaro e tondo che la Collins ritiene il cambiamento climatico responsabile della fame che offusca il continente nord americano nell’era futura da lei descritta. Per cui, mentre si procede alla scelta dei due contendenti, il sindaco della città principale del Distretto 12 descrive “i disastri, le siccità, le tempeste, gli incendi, l’avanzamento delle acque marine che invadono e inghiottiscono gran parte del territorio [e] la guerra brutale per l’esiguo nutrimento restante.”

La Collins è stata lungimirante a questo riguardo, nonostante la fantasia che detta la visione specifica della violenza in base alla quale dovrebbe essere organizzato il mondo da lei descritto. Noi, però, non potremo forse mai attestare la sua versione di quegli hunger games, ma potremo osservarne certamente altre. Infatti, molti tipi di hunger games non mancheranno nel nostro futuro. Questi potrebbero comprendere qualsiasi combinazione o permutazione dei disordini che nel 2008 causarono molte vittime, nonché il crollo del governo di Haiti, le battaglie accanite tra le folle di manifestanti e le forze dell’ordine che hanno messo in ginocchio delle zone del Cairo durante il fermento della Primavera Araba, le lotte etniche per i contestati terreni coltivabili e le fonti d’acqua che hanno fatto sì che il Darfur (25) divenisse oggetto di notizie che suscitano orrore, o la distribuzione iniqua dei terreni agricoli che, in India, continua ad alimentare le ribellioni dei naxaliti (26) maoisti.

Associate a questi conflitti un’altra probabilità: la siccità persistente e la fame potrebbero costringere milioni di persone ad abbandonare (27)le loro terre tradizionali e a fuggire verso lo squallore delle baraccopoli e dei dilaganti quartieri poveri che cingono le grandi città, innescando così l’ostilità di coloro che già vi abitano. Un’esplosione del genere (28) e dai risultati mostruosi si verificò nelle baraccopoli di Johannesburg nel 2008, quando i migranti provenienti dal Malawi e dallo Zimbabwe, estremamente poveri e affamati, sono stati aggrediti, picchiati e in dei casi bruciati vivi dagli indigenti sudafricani. Una terrorizzata e tremante emigrata dello Zimbabwe rifugiatasi in una stazione di polizia a causa della folla infuriata, ha dichiarato (29) di aver lasciato il proprio paese “per mancanza di lavoro e di cibo”. E contate su un’altra cosa: altri milioni di persone nei prossimi decenni, estremamente provate da disastri che andranno dalle siccità all’innalzamento dei livelli del mare, cercheranno di emigrare in altri paesi, provocando ostilità addirittura peggiori. E questo inizia appena ad esaurire le possibilità che abbiamo di sopravvivere nel futuro da hunger games.

A questo punto, tutti gli occhi sono comprensibilmente puntati sulle immediate conseguenze della Grande Siccità ora in corso: colture che vanno scomparendo, raccolti ridotti e aumento dei prezzi dei generi alimentari. È necessario, però, che teniate d’occhio gli effetti sociali e politici che, senza ombra di dubbio, non inizieranno a manifestarsi qui o nel mondo fino alla fine di quest’anno o nel 2013. Meglio di ogni altro studio accademico, ci daranno un assaggio di quel che ci aspetta nei prossimi decenni da un mondo di hunger games con temperature in aumento, siccità permanenti, penurie alimentari ricorrenti e miliardi d’individui affamati e disperati.

Michael T. Klare
Fonte: www.tomdispatch.com
Link: http://www.tomdispatch.com/blog/175579/tomgram%3A_michael_klare%2C_post-apocalyptic_fantasy_becomes_everyday_reality
7.08.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA BERTELLI

NOTE

1 – http://www.huffingtonpost.com/2012/08/02/us-drought-2012-disaster-areas_n_1731393.html
2 – http://www.nytimes.com/2012/07/26/business/food-prices-to-rise-in-wake-of-severe-drought.html
3 – http://www.nytimes.com/2012/07/26/business/food-prices-to-rise-in-wake-of-severe-drought.html
4 – http://www.guardian.co.uk/environment/2012/jul/25/drought-higher-food-prices?newsfeed=true
5 – http://www.guardian.co.uk/environment/2012/jul/23/us-drought-global-food-crisis?newsfeed=true
6 – http://articles.cnn.com/2008-04-14/world/world.food.crisis_1_food-aid-food-prices-rice-prices?_s=PM:WORLD
7 – http://afp.google.com/article/ALeqM5hL0HvIfNZQ2nMgFdy9dSKLZ7t2Gw
8 – http://en.wikipedia.org/wiki/2007–2008_world_food_price_crisis
9 – http://www.reuters.com/article/2008/07/28/us-worldbank-biofuels-idUSN2849730720080728
10 – http://www.tomdispatch.com/archive/175419
11 – http://www.tomdispatch.com/archive/175419
12 – http://www.nytimes.com/2011/02/14/world/asia/14china.html
13 – http://www.nytimes.com/2011/02/14/world/asia/14china.html
14 – http://www.reuters.com/article/2011/02/15/us-worldbank-food-idUSTRE71E5H720110215
15 – http://voices.washingtonpost.com/political-economy/2011/01/spike_in_global_food_prices_tr.html
16 – http://en.wikipedia.org/wiki/Mohamed_Bouazizi
17 – http://voices.washingtonpost.com/political-economy/2011/01/spike_in_global_food_prices_tr.html
18 – http://www.amazon.com/dp/1568586000/ref=nosim/?tag=tomdispatch-20
19 – http://www.tomdispatch.com/archive/175419/christian_parenti_reading_the_world
20 – http://www.ft.com/intl/cms/s/0/bfa7b468-d257-11e1-ac21-00144feabdc0.html#axzz21w46zVBP
21 – http://www.commondreams.org/view/2012/08/05
22 – http://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/BAMS-D-12-00021.1
23 – http://www.nytimes.com/2012/07/11/science/earth/global-warming-makes-heat-waves-more-likely-study-finds.html
24 – http://www.nytimes.com/2012/ 07/26/us/rise-in-weather-extremes-threatens-infrastructure.html
25 – http://www.guardian.co.uk/environment/2007/jun/23/sudan.climatechange
26 – http://en.wikipedia.org/wiki/Naxalites
27 – http://www.nytimes.com/2011/07/16/world/africa/16somalia.html
28 – http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1808016,00.html
29 – http://www.tomdispatch.com/blog/175579/tomgram%3A_michael_klare%2C_post-apocalyptic_fantasy_becomes_everyday_reality

Pubblicato da Davide

  • Tao

    L’eccezionale siccità che ha colpito gli Stati Uniti negli ultimi mesi sta dimostrando la gravità degli squilibri del modello agro-industriale nordamericano. Infatti le colture maggiormente colpite sono quelle più importanti per il sistema agricolo statunitense, il mais e la soia. Secondo l’ultimo rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, infatti, la produzione di granturco prevista sarebbe la più bassa degli ultimi 17 anni, con un calo del 15,5% rispetto alla previsione elaborata lo scorso giugno, con una media per acro di 123,4 rispetto ai 146 bushel ipotizzati; prospettive negative simili vengono calcolate anche per la soia, con un calo del 10,7% rispetto alle previsioni di giugno (4,4 bushel/acro rispetto ai previsti 5,4).

    La prima conseguenza di questo evento naturale, ovviamente, è quella dell’aumento dei prezzi di questi prodotti che, come si sa, sono anche prodotti di riferimento per i prezzi mondiali di molte altre commodities agricole, i cereali in primo luogo: il prezzo del mais è già passato dai 5,20 dollari/bushel di giugno agli attuali 8,12, un aumento di ben il 64%. Inserendosi nella filiera di molti altri prodotti alimentari, un simile aumento, sempre secondo l’USDA (il Dipartimento dell’Agricoltura Usa), comporterà un aumento dei prezzi al consumatore valutato in un 4-5%, cosa questa che, anche in un Paese fortemente terziarizzato come gli Stati Uniti nel quale la spesa alimentare incide solo per un sesto nel budget delle famiglie, comporterà un rallentamento di uno 0,1% del tasso di crescita del Paese.
    Ovviamente, le ripercussioni potranno essere assai più gravi a livello mondiale, come osserva Eric Munoz, un analista del gruppo Oxfam, specializzato in aiuti alimentari internazionali: “Gli Stati Uniti sono il maggiore esportatore di mais, soia e grano al mondo, e con ogni probabilità questi picchi di prezzo si ripercuoteranno sui mercati a livello globale, con conseguenze devastanti per quanti già stanno combattendo per avere cibo sufficiente per alimentarsi”. Infatti, la FAO, l’organizzazione alimentare delle Nazioni Unite, ha già confermato che i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 6% a luglio, con punte del 23% per il mais.

    Ma l’aspetto certamente più singolare è rappresentato da quella che gli esperti americani di agricoltura già definiscono una agriculture civil war, una “guerra civile fra agricoltori”. Infatti gli agricoltori sono stati incentivati a produrre mais a fini energetici, per ricavare etanolo, come bio-carburante, mediante un programma di sussidi statali che si chiama Renewable Fuels Standard (RFS), gestito dall’EPA, l’agenzia statunitense per l’ambiente. Questo programma, divenuto legge nel 2005, prevede per il 2012 che siano prodotti e incentivati ben 13,2 miliardi di galloni di bio-carburante, corrispondenti a 4,7 miliardi di bushel di mais. Ne consegue che ormai quasi il 40% del mais Usa viene prodotto per ricavare etanolo, a causa di una maggiore convenienza.

    In questo modo, però, a causa della riduzione della produzione e dell’aumento dei costi causato dalla straordinaria siccità di questa estate, gli allevatori nordamericani si trovano in una situazione disperata, che dipende da un sistema industriale di produzione animale nella quale i cereali sono fondamentali per l’ingrasso degli animali, nonostante l’assurdo bilancio energetico nel rapporto fra chilocalorie utilizzate e chilocalorie prodotte che ne deriva.
    I tecnici Usa fanno oggi osservare che, ad un prezzo medio che in autunno potrebbe spingersi a 10 dollari per un bushel di mais e 20 dollari per uno di soia, nell’ultimo quadrimestre di quest’anno ogni allevatore potrebbe perdere intorno agli 80 dollari per capo, il che comporterebbe la chiusura di moltissimi allevamenti. Per questa ragione, alcuni giorni fa, un gruppo che riunisce le 18 principali associazioni di allevatori statunitensi, capitanati dalla National Pork Producers Council, produttori di suini, e dalla National Cattlemen’s Beef Association, produttori di bovini, hanno inviato un appello all’EPA nel quale chiedono una immediate riduzione almeno momentanea degli obiettivi del programma RFS.

    A questa presa di posizione ha fatto riscontro una decisa opposizione da parte dei produttori americani di mais, riuniti nella National Corn Growers Association, che, in un comunicato, hanno confermato che “la NCGA supporta con forza il programma Renewable Fuel Standard e che si opporrà quindi fortemente a qualsiasi modifica della legislazione esistente sullo RFS, ritenendo prematura una riduzione degli obiettivi, dato che finché le colture sono ancora in campo è troppo presto per determinare la produzione finale di mais del raccolto di quest’anno”.

    Mentre persino la FAO si sia mossa richiedendo, per bocca del suo stesso direttore generale José Graziano da Silva, in una lettera aperta al Financial Times, “un’immediata, temporanea sospensione del programma RFS, per dare respiro ai mercati e consentire l’afflusso di maggiore quantità di prodotto per usi alimentari e di allevamento”, i rappresentanti dell’industria di bio-carburanti statunitensi hanno assunto una posizione attendista, attraverso il loro portavoce, Matt Harwig: “non abbiamo altro che ipotesi sugli effetti che potrebbe avere il pericolo di una scarsa produzione di mais; dobbiamo assumere un atteggiamento di attesa (wait-and-see)”.

    Per quanto paradossale possa apparire, non possiamo sorprenderci che un programma destinato a potenziare la produzione e l’utilizzo di carburanti da fonti rinnovabili divenga uno strumento che rischia di produrre fiammate speculative sui mercati mondiali e tensioni sociali: è l’impostazione complessiva di un sistema agricolo interamente dipendente dalle esigenze industriali che crea oggi, dopo ingenti danni per l’ambiente e per la salute, anche il rischio di uno scontro fra branche diverse dell’agricoltura, tutte accomunate da una lotta disperata per aumentare i propri sempre più limitati margini di profitto.

    Con effetti che potrebbero essere devastanti, come già accaduto nel 2007, in quei Paesi del Sud del mondo che sono costretti ad importare commodities agricole in quanto le proprie agricolture, secondo i dettami mondializzati dello stesso modello di agricoltura, hanno dovuto soggiacere alla logica, in voga da almeno trent’anni, del cosiddetto comparative advantage (“vantaggio comparativo”). Un concetto, largamente promosso dalle grandi multinazionali agricole, secondo cui bisogna fare agricoltura solo nei paesi in cui si produce ai prezzi più bassi, come negli Usa: da questi paesi si devono importare i prodotti agricoli, in modo da acquistare, col risparmio così ottenuto nella propria spesa alimentare, gli altri prodotti di consumo offerti dai medesimi paesi, come gli Usa, che producono materie prime agricole a basso costo. In questo modo si sono gradualmente abbandonate o cedute a terzi le produzioni locali e, nonostante non vi sia penuria di prodotto a livello mondiale, milioni di persone nel mondo sono condannate alla perenne scarsità di cibo.

    Quando poi arriva la siccità, si innescano anche in quei paesi privilegiati le assurde “guerre civili” fra poveri, in quanto anche lì si sono creati artificiali conflitti di interessi, come ora questo fra i produttori di mais e gli allevatori, che impedisce agli agricoltori americani di arrivare ad una chiara presa di coscienza sull’insostenibilità tecnica ed economica del modello di agricoltura al quale sono assoggettati.

    Nel momento in cui in Europa si sta discutendo la nuova Politica Agricola Comunitaria, non ci si può che augurare che si cominci ad operare strutturalmente per il superamento di questo modello che ancor meno corrisponde alla realtà produttiva dell’agricoltura del nostro continente.

    G. Sinatti
    Fonte: http://www.clarissa.it
    Link: http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1593
    14.08.2012

  • Tanita

    Io ho molti problemi con le fonti di Michael T. Klare. Se sono quelle (The Guardian, The nytimes…), allora si spiega il “rumore” che mi fa quest’articolo. La spiegazione della “Primavera Araba”, mmmmm. Haití, mmmm. Vedere qui ruolo FMI per quanto riguarda la fame in Haiti: http://nuovediscussioni.blogspot.com.ar/2008/09/riso-fantasma-maiali-principi-e-torte.html.
    Tutto da esaminare in profonditá. La fame nel mondo ha altre cause, il riscaldamento globale potrebbe esserne una ma non quella principale. L’Argentina da sola sta aumentando la sua produzione di alimenti per il fabbisogno di circa 500 milioni di persone (noi siamo 40 milioni).
    Alla base del problema c’é sempre il Capitalismo, purtroppo, diventato “Capitalismo di conquista” come descrive Naomy Klein.
    Ad esempio, ¿perché utilizzare cereali per produrre combustibili? Si é giá parlato fin troppo delle energie alternative e di quanto siano disponibili altre possibilitá per muovere il mondo… Ma abbiamo le fucking corporation che lo dominano tutto, governano mezzo mondo (soprattutto quello piú pericoloso, il “Primo”) e acquistano ad esempio la produzione di cereali degli anni 2013/2014 (e gli Hedge Funds, pensate, che fanno le loro manovre speculative persino con gli alimenti), della quale fanno stockaggio e che poi rilasciano in piccole dosi ad altissimi prezzi. Gli “organismo internazionali” lavorano per loro e rappresentano del loro “scuole”.
    Scusate gli argomenti un po’ mischiati, vado di fretta, ma mi sembra ovvio che il grave problema che strozza il mondo é politico, dal quale scaturisce il problema economico-finanziario. Basterebbe, come ha detto qualche commentatore su questo blog, “evolvere”. Ma non riusciamo ad uscire dall’Oscurantismo, anzi. Abbiamo il potenziale per diventare una specie sostenibile, giusta, sana. Ma la logica sistemica del Capitalismo ci domina e ognuno, in genere, é incapace di pensare nel bene comune, di capire che il bene comune é l’unica garanzia del proprio bene. Proprio su questo sito c’era ieri un’articolo sulle impossibilitá che una rivolta, una rivoluzione, arrivi a Roma per tutta la rete di ció che noi chiamiamo “clientelismo politico”; le “caste”, ecc. Ma anche altrove: i “bipolarismi”, le false dicotomie “democratici” vs “repubblicani” negli USA (quando entrambi sono finanziati con frequenza persino dalle stesse corporation), ecc… Tutto ció é possibile perché la maggior parte degli esseri umani, evidentemente, priorizza se stesso e se ne frega del resto. E cosí andremo avanti (o meglio: indietro). Non credo che ci finirá il riscaldamento globale, probabilmente ci faremo fuori prima per altri mezzi. E se ci saranno rivolte per la fame, di bombe e armi da guerra ce ne sono in avanzo: andrá subito l’OTAN a “mettere ordine” come ha fatto in Libia dove Ghadaffi stava provvedendo all’autosufficienza alimentare africana. Vi raccomando di leggere sulla “guerra del riso”, ad esempio.
    Insomma, questo “mondo di merda” (se mi consentite) che abbiamo ce lo siamo costruito tutto da noi e abbiamo le élite alle quali concediamo ogni giorno di essere tali. Ad esempio, permettendo ad un loro impiegato (Monti) di governare l’Italia senza battere ciglio. Ai loro impiegati, di governare l’Europa, gli USA, di usare l’OTAN, senza aprire bocca. Tanto le bombe, per ora, sono scaricate da altre parti, vero? Scommetto che c’é persino qualcuno che pensa che vengono benissimo i bombardamenti per “ridurre” e controllare certe popolazioni, intanto non sia una alla quale si appartiene…

  • Primadellesabbie

    Per molti anni i nostri animi sono stati tormentati da immagini di poveri bambini denutriti, pubblicate su giornali e riviste patinate, accanto a preziose notizie sulla jet-society, aggiornamenti sulla nouvelle cousine e pezzi imperdibili di famosi giornalisti. Queste immagini, per lo più, aprivano una finestra su un mondo fin lí sconosciuto ai più, sconvolgendo la coscienza di persone che non potevano fare assolutamente nulla per cambiare il destino dei poveri del mondo, ne’ per sopportarne la continua esposizione. Coloro che qualcosa avrebbero potuto, dovuto e potrebbero al presente fare, ovviamente, non avevano e non hanno bisogno di essere scossi da quelle immagini. Le coscienze di molte altre persone sono state ‘cauterizzate’ da quelle fotografie. Queste ultime, le persone non le coscienze, hanno preso, complice il benessere, a trascorrere delle vacanze (o “viaggi avventurosi”) proprio accanto ai poverini che muoiono di fame orrendamente denutriti, ed essere tanto indifferenti da poter tornare, poi, alle loro occupazioni (proprio come i fotografi che pubblicavano “per denuncia” sulle pagine patinate). – Questa é una versione delle cose, ci sono altre interpretazioni. – Mi sembra di scorgere una inequivocabile similitudine con queste descrizioni dei guai (veri, come vere erano e sono le sofferenze dei bambini denutriti) provocati dai cambiamenti climatici e dagli sconvolgimenti in corso e che ci attendono in un futuro più o meno immediato. Non sarebbe il caso di aggiustare qualche registro? É proprio necessario ripetere il copione? Non credo ci si possa nascondere dietro il “é utile sensibilizzare le masse” (specialmente con articoli con 29 richiami). Alcune “masse” sono ultrasensibilizzate a priori, altre “masse” non lo saranno mai! In questo articolo, in particolare, mi sembra di scorgere una pubblicità, nemmeno tanto velata, per tale Suzanne Collins (and her rat, sorry, a Central Park rat) la cui discutibile fantasia produce ovviamente sonante “argent”. Cordiali saluti.

  • Tonguessy

    Trovo semplicemente incredibile che non vengano menzionate due delle maggiori cause dell’aumentato costo dei cereali: la concentrazione delle terre nelle mani di poche corporations e la speculazione sui futures.
    Ovviamente un cartello di pochi produttori che si stanno impossessando di praticamente tutti i terreni disponibili (terribile quello che sta accadendo in Cina, con espropri forzati e inurbamento delle popolazioni rurali ad es) può fissare a suo piacere il prezzo medio.
    Per il secondo punto cito Luciano Gallino:
    “gli speculatori si sono concentrati a più riprese su quei futuri (futures) che hanno come entità sottostante i prezzi di alimenti base: grano, mais, riso, soia, sorgo. La speculazione sui futuri, che in prima battuta causa soltanto l’aumento del valore dei relativi contratti, provoca poi in rapida sequenza l’aumento del prezzo degli alimenti. Con il contributo del suddetto processo tra il 2005 ed il 2008 gli aumenti dei generi alimentari sono andati dal 70% del riso al 130% del grano.”

    Qui potete trovare l’andamento dei prezzi:
    http://agriregionieuropa.univpm.it/dettart.php?id_articolo=818
    e la spiegazione del come mai tale andamento subì un drastico ridimensionamento si trova nella frase di una donna egiziana:“Noi siamo così poveri che non abbiamo altro che la nostra dignità e i nostri pezzetti di terra. Se vengono a prendercela, la difenderemo. Se prendete il nostro pane, noi vi spezzeremo il collo.”
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=7129
    La cosa non era limitata al solo Egitto, proprio come dice l’articolo, e fu così che i prezzo dei cereali improvvisamente calò,

  • peronospora

    Vedremo cosa dirà la donna egiziana, quando si vedrà arrivare un burocrate con un pezzo di carta, accompagnato da qualche militare……..E come ciliegina tra di loro ci sarà suo figlio o il figlio dei suoi vicini……Se non accadrà meglio

  • albsorio

    @tanita, concordo col tuo post. Aggiungerei, sapendo di ricevere un sacco di critiche, che dobbiamo avere attenzione alla geoingegneria. Tutti i media ci danno giustifcazioni dei cambiamenti climatici incolpando le attivitá umane, va bene, ma sono almeno 10 anni che si sperimentano su scala crescente spry nanotecnologici in atmosfera, qualche timida ammissione di ciò che è sotto gli occhi di tutti c’è ma ovviamente quello che vediamo sono tentativi di schermare il sole per impedire il “riscaldamento globale”… io non la vedo così. Controllare il clima vuol dire evere un’arma da usare su chiunque non obbedisca ai dictact delple elite, immaginiamo che un gruppo non appartenente a nessun Paese potesse avere il controllo del meteo controllerebbe il mondo, non sono infatti sufficenti i controlli delle derrate alimentari attraverso le borse, serve il controllo del meteo. Purtroppo torniamo sempre alla politica e all’egoismo personale che di fatto sono il terreno di coltura di trattati e leggi che permettono distruzioni su scala planetaria, senza una evolunione dal concetto di io a quello di noi non ci salveremo.

  • Jor-el

    La cosidetta evoluzione del concetto di io e di noi si chiama classe. Chi ha il potere e chi no.

  • mincuo

    Ma anche questi che codesto ennesimo paraculo di Gallino nomina e con cui imbroglia la gente, non sono “speculatori generici”. Quelli stanno scritti e con tutte le posizioni registrate. Se lo speculatore A guadagna allora quello B perde altrettanto. Si trasferiscono i soldi da uno all’altro. Chi ve la racconta come Gallino è un manipolatore o è particolarmente ignorante o è un vigliacco o tutte assieme. La verità è questa: il mercato anche lì è dominato dai soliti 4 o 5 che non sono SPECULATORI ma sono i DEALERS. E lo fanno loro il mercato e lo muovono come gli pare. E sono gli stessi che poi hanno anche quello fisico. Non misteriosi, ma stranamente Gallino e qualcun altro qui non li nomina mai.
    Perchè non si devono “nominare” mai e infatti i disonesti professionali, e ce ne è più di qualcuno, la buttano sempre sui “misteriosi gnomi” gli “speculatori”. E se poi fai qualche nome loro regolarmente zitti o semmai provano a far confusione. Non troverai mai che approfondiscono, solo che buttano fumo. E via di nuovo coi misteriosi capitalisti, i misteriosi neoliberisti, i misteriosi complotti.

  • mincuo

    Pensa a questi cosa vi propinano: “…e la spiegazione del come mai tale andamento subì un drastico ridimensionamento si trova nella frase di una donna egiziana. Noi siamo così poveri che non abbiamo altro che la nostra dignità e i nostri pezzetti di terra. Se vengono a prendercela, la difenderemo. Se prendete il nostro pane, noi vi spezzeremo il collo.”
    Cioè che il prezzo calò perchè la donna egiziana disse vi spezzeremo il collo”. E uno se la beve pure, quello è il tragico. Sono sotto un regime militare. Sempre gli stessi padroni. Che non sono egiziani. Molto impauriti dalla donna Egiziana loro, e pure quelli seduti a N.Y.
    e nella City.
    Tremavano di paura.

  • Tonguessy

    Mohamed Bouazizi diede col suo gesto estremo il via alle rivolte in Tunisia. In effetti quelli della city, se avessi avuto la compiacenza di leggere i resoconti di quei giorni, non erano molto tranquilli. Ma da uno che non crede nel popolo, al massimo nell’individuo (di stampo romantico?) che che lavora trasferendo fondi da un computer ad un altro, che si può pretendere?

  • Tonguessy

    Intanto cominciamo a dire che offri la solita cifra di maleducazione ed arroganza tipica dei “sicari dell’economia”(Perkins): il profilo psicologico è esattamente quello. Poi dovresti spiegare a noi tutti com’è che le transazioni finanziarie (ovvero ciò che il capitalismo parassitario incassa) rappresentano 15-20 volte il PIL mondiale. Se qualcuno crede al tuo gioco delle tre carte, alla fine i conti globali dovrebbero restare in pareggio, no? E invece toh…

  • mincuo

    Leggi troppi fumetti coi “fondi da un computer all’altro”. C’è un tipo di gente che calunnia per professione ed educazione. E’ quella la loro natura. E’ normale, non hanno altro. A proposito le donne Palestinesi contente invece della terra che le portano via da 70 anni? Si sono mai lamentate? Pare di sì, e molto. E si devono essere tutti molto impauriti vero? Non ti ho sentito mica mai dire niente, come mai?

  • mincuo

    I conti restano in pareggio genio. Mark to market per la precisione. Perchè non riparti dalle elementari, con calma. Fai una cosetta alla volta, così fai tanta tanta confusione sai. Ad esempio cominci che i soldi non crescono dalle rape. So che è sorpèrendente per te. Non compri niente se uno non vende. Anche al mercato della frutta sai è così. Fai con calma, non avere fretta. Un concetto alla volta, non affaticarti.

  • mincuo

    Il PIL (che con lo spread avrai letto l’altro giorno per la prima volta) cosa c’entra con il volume dei mercati finanziari Tonguessy? A parte appunto l’eccessivo peso, cioè leverage, e il fatto che non gli speculatori ma i tuoi amici di cui non parli mai lo hanno ingrossato un tantino, insieme a FED, altri amici. Non sono mica due cose che devono stare obbligatoriamente pari comunque. Quando mai?
    Te l’ha detto La Repubblica che devono stare a pari? E perchè?
    Guarda che son sempre quelli sai: te li rammento: JPM, Morgan Stanley, Goldman Sachs, City Group e BoF. 90%. Tu dici sempre “speculatori” invece devi dire i miei amici che si capisce meglio.

  • mincuo

    Secondo me però non hai raccontato proprio tutto, dì la verità. Cioè questi tremavano di paura, brrrrrr…..anche perchè ogni giorno da sempre si preoccupano della povera donna Egiziana, “lo sanno tutti”. Ma non è andata così per ognuno. Ad esempio Blankfein, sai quello di Goldman Sachs, ecco, lui non s’è impaurito, pare. S’è commosso lui. Così è andata. Si è messo a piangere. E poi ha detto vendiamo a rotta di collo, povera donna Egiziana. Perchè è un generoso lui, di tradizione, e poi ha una simpatia e solidarietà particolare per gli Egiziani, come i suoi colleghi, “lo sanno tutti”. Beh non vorrei però aver svelato il contenuto del tuo prossimo articolo. Blankfein in lacrime, con Dimon e Gorman che lo consolano. Bello, toccante.

  • albsorio

    Ricordo una trasmissione di Report, diceva che quello che viene venduto in Italia ( non so la % esatta ) è comprato da 5 uffici acquisti, in pratica fanno cartello, decidono quello che si paga al fornitore e il prezzo finale al consumatore…. che siano dealers o speculatori cambia il prezzo per me o per il produttore? Ieri ho trovato un mio amico, lavora come impiegato al mercato ortofrutticolo di Verona, gli chiedo se è normale che le zucchine in estate vengano vendute a 1.60€/kg mi dice che stanno forzando ad aumentare i prezzi e piuttosto buttano la mercie ma non abbassano il prezzo fissato. Certo come dice mincuo questi hanno nomi e cognomi ma io non li conosco magari mincuo li puo dire.

  • Tanita

    Dillo a me. La settimana scorsa andarono perduti milioni di litri latte (Argentina) perché i produttori protestavano perché i cartel dei supermarket corporativi globali (vg. Carrefour, ad esempio) acquistano a prezzi di fame (0,35 euro x litro aprox) e vendono nelle gondole a 1,80 euro x litro minimo. Ma se lo Stato prende qualche misura per regolare il “mercato” ecco gli adoratori del liberismo che fanno a pezzi il governo nelle pagine dei loro media corporativi accusandolo di “chavista”, socialista, comunista (!!!!!!!!!!!!!!). Ribadisco e riprendo concetti di qualche altro lettore: questo mondo di merda ce lo meritiamo tutto se non facciamo nulla, ma proprio nulla, per il bene comune.
    Vi ricordate la poesia di John Donne “Per chi suona la campana”? “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto…”

  • albsorio

    Il concetto di noi che immagino si estende a tutta la razza umana, non si ferma alle classi sociali, è piú simile al concetto cristiano di amarsi gli uni con gli altri.