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LE COLPE DI PIER PAOLO

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Ho incontrato per la prima volta, nel settembre del 1974, Pier Paolo Pasolini, di cui ricorre in questi giorni, mi pare senza particolari celebrazioni, il 35° anno dalla tragica morte, una morte molto pasoliniana. Lo andai a trovare nella sua casa romana, all’Eur, per intervistarlo sul “Fiore delle Mille e una notte” uscito da poco. Non c’era intorno a lui alcun odore di zolfo. Normale, piccolo borghese, era il quartiere dove abitava, così come la sua casa, con i centrini sotto i vasi di fiori, i ninnoli, i comodini e tutto quanto. Una casa piccolo borghese. Mentre parlavamo sulla terrazza, in un dolce mattino di fine estate, lo osservavo con attenzione. Non aveva, Pasolini, a differenza di tanti altri intellettuali italiani (parlo di quelli di allora, s’intende), la conversazione spumeggiante, il linguaggio pirotecnico, la citazione seducente, ma il modo di parlare piano, pacato, rettilineo, modesto di chi è profondamente consapevole della propria cultura e perciò non la esibisce. E in questa atmosfera anche le cose che diceva, le stesse che scritte suscitavano scandalo, irritavano o entusiasmavano, parevano cose normali, elementari e quasi banali.

Nella foto: Pier Paolo Pasolini e la madre Susanna Colussi

I gesti erano misurati, tranquilli. Solo il volto di Pasolini era un po’ diverso, un volto profondamente segnato, un volto quasi da Cristo, ma un Cristo molto diverso dal terribile “Cristo putrefatto” di Matias Grünewald o, tanto meno, dal Cristo oleografico dell’iconografia cattolica. Insomma, anch’esso, un Cristo molto normale, un Cristo piccolo borghese.

Pasolini non aveva, nei gesti, nel parlare, nel modo di porgersi, nulla della “checca”. Era anzi piuttosto virile. La scena cambiò quando sulla terrazza entrò la madre e vidi quest’uomo infantilizzarsi, sdilinquirsi in bacini e bacetti, in un puci-puci imbarazzante. Era lì, come sempre, l’origine della sua omosessualità. Mi invitò a pranzo. Per Pasolini infatti l’intervista non era, come di solito, una partita burocratica in cui l’intervistato cerca di stendere sul tappeto le proprie bellurie, disinteressandosi completamente dell’interlocutore. Era un incontro. Mi fece molte domande, su di me, sul mio lavoro, sulla mia vita. Nel pomeriggio arrivò Ninetto Davoli e cominciò a manifestarsi il Pasolini sulfureo. La sera mi caricò sulla sua Bmw e mi portò, come sarebbe accaduto un altro paio di volte, a cena in una bettola di un quartiere periferico, mi pare la Magliana. Ogni tanto si avvicinavano dei ragazzi, le classiche “marchette”, e ci scambiava due chiacchiere. Uno di questi lo avrebbe ucciso. L’intellighentia di sinistra italiana, nella sua ipocrisia, non ha mai accettato che Pasolini fosse morto com’è morto. Come minimo doveva essere stato un complotto dei “fascisti”, fantasticheria cui diede voce per prima la Fallaci che aveva orecchiato qualcosa dal parrucchiere. E invece andò proprio così. “Pino la rana” si ribellò a una richiesta sessuale particolarmente umiliante di Pier Paolo e contando sui suoi diciassette anni, nonostante Pasolini fosse ancora un uomo atletico (giocava a calcio, che gli piaceva moltissimo) lo ha ammazzato. Così come questa intellighenzia non ha mai capito che il fondo oscuro di Pasolini era proprio l’humus necessario al suo essere artista e, soprattutto, un grande, un grandissimo intellettuale.

Non si può trattare qui, in poche righe, l’opera di Pier Paolo Pasolini, mi piace solo ricordarne una frase che scrisse nel 1962 inserita ne “Le belle bandiere”: «Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell’uomo: l’epoca dell’alienazione industriale».

Masimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/06/le-colpe-di-pier-paolo-ho-incontrato-per-la/75453/
6.11.2010

Pubblicato da Davide

28 Commenti

  1. Come l’utente Mannosio sopra di me, anch’io mi sono iscritto proprio adesso su ComeDonChisciotte, spinto della voglia irrefrenabile di commentare che mi è venuta appena ho letto questo articolo.

    Innanzitutto, parto col dire che ho letto diversi articoli di Massimo Fini e che apprezzo spesso il suo stile coraggioso di porsi agli altri, anche quando non sono pienamente d’accordo con lui. Il problema di M. Fini, e chi lo conosce lo sa, sta nel fatto di voler fare il ribelle sempre, comunque e a tutti i costi, il che lo porta “spesso” (per non dire: “sempre”) a farla fuori dal vaso, in barba alle convenzioni sociali ed al senso comune (è il caso di alcuni suoi articoli sulle donne), il che risulta piacevole, ed anzi positivo, finchè vengono pungolati, sbeffeggiati e sbugiardati gli stereotipi e le false certezze sulle quali si fonda questa società ed il modo di rapportarsi con gli altri… il problema arriva quando M. Fini decide di fare il ribelle anche quando non ce n’è bisogno, in quei casi dove per divertirsi a farla fuori dal vaso fa soltanto perdere tempo a chi deve andare a pulire. Ed è il caso di quest’articolo, che in certe sue parti ricorda il Vittorio Feltri dei tempi peggiori: cosa significa che “Pasolini non aveva, nei gesti, nel parlare, nel modo di porgersi, nulla della checca”?
    Cosa significa che “quando sulla terrazza entrò la madre vidi quest’uomo infantilizzarsi, sdilinquirsi in bacini e bacetti, in un puci-puci imbarazzante”?
    Cosa significa che “L’intellighentia di sinistra italiana, nella sua ipocrisia, non ha mai accettato che Pasolini fosse morto com’è morto”?

    Siamo per caso arrivati al punto in cui la società perfetta deve essere costruita dalla specie eletta fatta di maschi rigorosamente eterosessuali con certificato di origine controllata applicato all’orecchio?
    Oppure vogliamo dire che ci si dovrebbe vergognare se un uomo a 50 anni passati ha ancora un rapporto madre/figlio pieno e felice? [1]
    E perchè Fini parla della (presunta) riluttanza dell’intellighenzia di sinistra nel prendere atto delle “reali” dinamiche della morte di Pasolini quando fu proprio quell’intellighenzia ad isolarlo per gli stessi motivi “scabrosi” che avrebbero portato Pasolini alla morte nella tesi dell’omicidio sostenuta da Fini?
    Poi, non ho ben capito perchè M. Fini, persona rispettabile, deve piazzare questa poco piacevole ciliegina sulla torta prendendo in giro l’intelligenza sua e di chi lo segue dicendo che Giuseppe Pelosi sarebbe l’unico e solo omicida di Pasolini quando, a metà anni ’70, con Pasolini lasciato solo praticamente da tutti, più di una losca figura avrebbe potuto benissimo avere la volontà (e soprattutto la possibilità) di minare la sua incolumità fisica, anche uccidendolo… sicuramente Pelosi la notte che morì Pasolini si trovava lì nei paraggi, tant’è che scappò via con l’automobile dello scrittore, ma le ricostruzioni fatte in seguito fanno capire come fosse altamente improbabile che “Pino la rana” avesse fatto tutto da solo, e spero che adesso non salterà fuori qualcuno dicendo che “non c’è la prova definitiva” perchè negli episodi di cronaca nera si questo tipo, in Italia è sempre andata così, basti pensare alle stragi di Stato da Portella della Ginestra in poi.

    E poi, ultimo cruccio che mi è rimasto, qualcuno mi spiega che senso ha il titolo “LE COLPE DI PIER PAOLO”? Sarebbe bene che mi spiegassero che colpa c’è nell’essere un grande intellettuale, talentuoso scrittore, uomo dalla personalità profonda e… morto ammazzato in maniera brutale [2]. Qualcuno dovrebbe proprio spiegarmelo.

    P.s.= a proposito dell’omicidio Pasolini, suggerisco a tutti coloro che vogliono approfondire la questione il libro “Dossier delitto Pasolini” edito dalla casa editrice Kaos Edizioni, tra tutti quelli che ho avuto modo di vedere è il migliore in quanto a schematicità e sistematicità delle informazioni riportate.

    Note:
    [1] E beato Pasolini che ce l’aveva: io ho meno della metà dei suoi anni e non ho un bel rapporto con i miei genitori.
    [2] Che Pasolini sia morto ammazzato è un fatto certo; io sono portato a pensare che gli assassini agissero nella forma di una squadra di picchiatori (non per forza “fascisti”, non ho bisogno di etichettare tutto e tutti, soprattutto non in maniera lapidaria e grossolana), come detto anche da Pelosi nel 2005, mentre invece volendo dar retta a M. Fini, Pelosi (da solo) uccise Pasolini in quanto si rifiutava di concedersi sessualmente allo scrittore. Ma anche volendo dar retta a Fini su questo punto, non si capisce quale sia la “colpa” nell’essere uccisi per tali motivi, dato che ogni persona con un minimo barlume di ragione non può che attribuire la colpa di un delitto svoltosi in tali modalità all’assassino e non all’assassinato.

  2. Quoto e condivido le critiche rivolte a M. Fini. Stavolta, come altre volte, l’ha fatta fuori dal vaso.
    Mi auguro che almeno abbia la compiacenza di “ripulire” e lasciare il bagno pulito. In altre parole, forse sarebbe meglio se Pier P. Pasolini potesse finalmente riposare in pace. Sarebbe semmai opera meritoria divulgare quanto più possibile la sua vasta ed inestimabile produzione letteraria, patrimonio non esclusivo di una “sinistra” ormai definitivamente “ipocrita” e “cialtrona” ma di chiunque abbia un minimo di onestà e curiosità intellettuale.
    M. Fini non ha titolo per mettere in piazza la vita intima e privata e i gusti sessuali di chiunque gli pare e tanto meno mancare di rispetto alla memoria di un “gigante” come Pasolini.

  3. Quoto al 100%, personalmente non ho nemmeno commentato l’articolo, per paura di farla io fuori del vaso tanto ero infastidita.

  4. Incredibile, mi trovi in accordo totale, solo che io a capire la grandezza di Pasolini, ci ho messo molto, ma ci sono arrivata almeno, e con onestà , non per opportunismo, come ben noti tu hanno finto molti e non solo a sinistra

  5. Anche io ho conosciuto Pier Paolo Pasolini, anche io ho frequentato giovanissimo la casa dell’ Eur ( mio padre era l’operaio tuttofare di fiducia della famiglia) ed ho pure brevemente collaborato, dopo la sua morte, con la cugina Graziella Chiercossi ad una catalogazione dei suoi interventi di critica letteraria ….

    E non posso non condividere l’analisi che fa Massimo Fini sul personaggio, il suo modo di porsi col prossimo, il suo particolarissimo carattere caratterizzato prima di tutto dal rapporto con la madre ecc. ecc. …

    Così come condivido l’estrema importanza di quanto profeticamente, quasi inascoltato, diceva Pasolini sull’imbarbarimento generale della società italiana che già semiclandestinamente stava avanzando e che ha portato alla pessima situazione attuale, al ruolo della televisionecosiddetta “commerciale”, del consumismo più becero ecc. ecc …

    Quello che non mi convinve è invece la lettura, da parte di Fini, dell’assassinio … lettura coincidente in tutto e per tutto con la versione ufficiale del giorno dopo … e che già tantissime smentite ha avuto nel tempo ….

    Ormai sembra del tutto assodato che ad uccidere Pasolini furono almeno tre persone, che Pelosi stesso fu in quell’occasione pestato dagli aggressori che pure realisticamente conosceva bene ….

    Il che non vuol dire necessariamente che si sia trattato di un “complotto” ordito da chissà chi, anche se nemmeno questo può essere, a mio giudizio, del tutto escluso …..

    I nomi degli aggressori, almeno due di questi, i fratelli Borsellino ( i nomi li ha fatti lo stesso Pelosi ma prima di lui li avevano fatti Sergio Citti ed altri ), pur appartenendo al sottobosco della piccola malavita che gravitava intorno alla stazione Termini, lo stesso “giro” di Pelosi, portano però pure ad una militanza dei due fratelli nel neofascista Msi ( sezione Quarticciolo, dove abitavano ) ed anche a legami, sia pure di terza e quarta fila, con certi ambienti “siciliani” trapiantati a Roma … e i due fratelli faranno poi molto presto una brutta fine, uccisi in due episodi distinti entrambi – e non risultavano tossicodipendenti – da dosi di eroina tagliata male … ed anche questo può far pensare male …

    Come dicevo, da questo a costruirci sopra – essendo io notoriamente refrattario al “complottismo” – una teoria certa appunto del “complotto” non me la sento proprio …. ma non me la sento nemmeno di banalizzare, come fa Fini, un episodio che potrebbe invece essere cruciale e paradigmatico della storia italiana recente …

  6. Ho la sensazione, nonostante tutto, che a Pasolini quest’articolo non sarebbe dispiaciuto.

  7. Articolo veramente pessimo !!

  8. Terrificante! che nel 2010, alla luce di tutto quello che è venuto fuori sulla vicenda, venga scritto un articolo così, banalmente “anticomplottistico”, mi fa abbastanza schifo.

  9. BP ne ha combinate parecchie quest’anno, tutto quell’olio che tracimava melmosamente dal fondo del mare. Pensavamo fosse finita. Non proprio. Vediamo B vs P.

    B: Notorio lettuale.
    P: Notissimo intellettuale.

    B: Noto per accompagnarsi a minorenni.
    P: Noto per accompagnarsi a minorenni.

    B: Noto per amare le giovani.
    P: Noto per amare i giovani.

    B: Amato d’Amato
    P: Amato ma non d’Amato.

    B: Tanti letti.
    P: Tante letture.

    B: Schiva tutti i processi ingiustamente.
    P: Viene processato ingiustamente, fa lo schivo.

    B: Colpito energumenicamente, non muore.
    P: Colpito energumenicamente, muore.

    B: Fischiato.
    P: Osannato

    Nel frattempo l’olio melmoso tracima sempre, impercettibilmente dal fondo del golfo, perche’ le fessure sono tante, seppure nascoste alla vista.

  10. Il meccanismo frociogenetico maschile, appena adombrato da Massimo Fini, e cioè mamma seduttivo-pervasiva in assenza reale o virtuale del contraltare antagonistico paterno, può far sorridere qualcuno, ma è verosimile, basta avere gli occhi per vedere, osservando le famiglie. Non è neppure da escludere che una parte della oggettiva grandezza di PPP derivi proprio da questo “disordine” omosessuale: ci sono altri esempi di sensibilità esaltata da una condizione riproduttiva frustrata. Non è da escludere pure che il tradizionalismo pasoliniano sia il ritorno del padre mancante (la figura paterna è il custode dei penati) su un rampollo maschile che sa in cuor suo di averlo “tradito”.

  11. Marilyn di Pasolini, recita Laura Betti:

    YouTube, search: Pier Paolo Pasolini Laura Betti Marilyn

  12. Articolo orribile,perchè lo avete pubblicato? Secondo Massimi Fini Pino Pelosi da solo,per una richiesta sessuale troppo ardita avrebbe conciato Pasolini così?

    http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/Pasolini.jpg

    Peraltro la perversione di Pasolini era farsi usare violenza,non il contrario. Difficile immaginare quindi quale richiesta di Pasolini potesse far scattare una violenza così terrificante.
    Chiunque può rendersi conto che ci si trova di fronte ad un pestaggio efferato compiuto da più persone. Un corpo completamente sfigurato,orecchie tagliate e strappate:

    http://www.pasolini.net/omicidio_sommario.htm

    Ci vuole coraggio per scrivere certe stronzate….Fini vergognati

  13. Mi verrebbe da chiedere al sig. Fini, E QUINDI? A parte il fatto che questo articolo non sa proprio di un beneamato cazzo, ma vorrei proprio capirne il senso, per poi, oltretutto, pubblicarlo su un quotidiano. Ha raccontato un aspetto della vita privata di un personaggio pubblico e di grande spessore com’era Pasolini. Il voler sottolineare questi particolari, quasi come a rivelare un “peccato velato” di questa persona, indica che davvero ancora siamo rintronati ben bene e con una mentalità davvero arretrata. Pier Paolo aveva un atteggiamento di “sottomissione” con la madre? Si, e allora? Faceva notare la sua virilità nel parlare e gesticolare ma anche nel modo di porgersi… e allora? Come se fosse una “diversità” l’atteggiarsi in un modo piuttosto che in un altro. Il fatto che la sua omosessualità provenisse da un forte attaccamento alla madre (questo poi lo dice lui) o meno, al sig. Massimo Fini non dovrebbe importare proprio un fico secco. Attenzione. Attaccarsi sempre a questi particolari per estrarre da una persona una propria idea, è semplicemente disgustoso. Pasolini era gay, con i suoi pregi e difetti. Esattamente come un fioraio, un benzinaio o un carpentiere che hanno i loro. Sto fatto di prendere spesso come indice l’essere gay per appiopparci commenti e riflessioni di varia natura è indice proprio di come si può essere pericolosamente conservatori. Pasolini è stato quello che è stato e ha dato, a modo suo, una grande lezione di senso critico e onestà intellettuale nella società (cosa che riscontriamo anche oggi a distanza di anni). Poi se era gay, se faceva le fusa alla madre o se “abbordava” i marchettari erano fatti suoi. Non mi risulta che tutto ciò abbia influito sul decadimento e l’orrore di qualsivoglia problema. Certo, la mentalità bigotta dell’epoca ha avvantaggiato, forse, anche il lavoro del famoso Pino la rana. Quindi se proprio vogliamo essere onesti su Pier Paolo possiamo dire che è stato ucciso da una mentalità e non da un diciassettenne sbarbatello. Quella stessa mentalità un pò che tra le righe il Massimo Fini, a mio parere, farebbe sua.

  14. Anch’io sono convinto che quest’articolo sarebbe piaciuto molto a Pasolini. Del resto, è stato lui a dire che “i grandi maestri vanno mangiati in salsa piccante”.
    Quanto al suo barbaro assassinio, condivido l’opinione dell’utente precedente: si è trattato probabilmente di un agguato punitivo finito a male. La versione “ufficiale”, che Fini sembra accogliere , non si regge nemmeno con lo spago.

  15. Sull’intera vicenda Paolini è disponibile on line un bel libro di Angela Molteni, “Enigma Pasolini” a questo link : http://www.pierpaolopasolini.eu/AngelaMolteni_Enigma-Pasolini.pdf

  16. Senza volerlo, Fini rafforza proprio la tesi del “complotto” con un articolo depistante dal tono volutamente patetico, quasi da cinema in bianco&nero. Una storiella, insomma. Stranamente, di tenore simile a quelle pubblicate sulla “Nazione” ai tempi del mostro di Firenze. Di punto in bianco, arriva nuovamente uno che dice di essere assolutamente certo sulle circostanze della sua morte, che essa era scritta nei suoi geni, che non poteva che andare a finire così, che essa morte era logica conclusione di un percorso sballato etc etc. Sempre le medesime, granitiche premesse che dal 1975 hanno consentito alle mani assassine di nascondersi nell’ombra. Sull’ENI, neanche una parola.

  17. Ma stiamo ancora a dare credito a quest’impresentabile machista pennivendolo da strapazzo finto ribelle piccolo borghese intellettuale da operetta con il culo sempre al caldo che scredita col suo operato tutta la classe giornalistica?
    Ma basta per favore basta!

  18. quoto Sandokan…e poi far ricadere la colpa sulla vittima?!…beh sapete già chi in passato faceva questo.

  19. Il mio disprezzo per Fini aumenta ogni volta che leggo un suo articolo.
    Mi sembra strano che, seppur nel 1974, P.P.Pasolini frequentasse gentaglia come lui, gente che riesce a buttare un po’di fango ancora adesso sulla sua morte.
    Che schifo.

  20. non colgo il perchè di tale disprezzo verso massimo fini………per quanto riguarda l’articolo invece mi trovo anch’io in disaccordo con fini e in effetti un pò sono sorpreso di questa sua presa di posizione…

  21. Lo disprezzo perchè non vale un unghia di Pasolini e si permette di scrivere certe meschinità già smentite dai processi e dalle stesse dichiarazioni dei protagonisti.

  22. a volte è discutibile, provocatorio e pure ripetitivo, tuttavia alcuni suoi saggi li ho trovati molto interessanti. tuttavia questa sparata così convinta sulla vicenda dell’assassinio di pasolini non meritava neanche che questo articolo venisse preso in considerazione.

  23. “Non è da escludere pure che il tradizionalismo pasoliniano sia il ritorno del padre mancante…”

    Non ci avevo mai pensato. Suona bene.

  24. ora capisco perche fini ha libero accesso ai salotti buoni tipo quelli del Maurizio costanzo……

  25. Lasciamo perdere l’ipotesi sulla genesi dell’omosessualità che propone Fini, che è pur accettabile in alcuni casi (dal punto di vista pedagogico, è attestata) ma che è comunque stupido presentare come “assoluta” e certa.

    L’idea che sia stata la sinistra a voler leggere la morte di pasolini come un complotto fascista, negando che sia “morto come è morto” è piuttosto banale. Una argomento alla Cossiga, diciamo.

    “Morto come è morto”….e come è morto, Pasolini?

    Massacrato di botte, lui uomo atletico e sportivo, di muscolatura compatta, da un adolescente detto dagli amici “la rana”, noto per la sua passività fisica?

    Dopo che ha richiesto “prestazioni sessuali” sgradite e che si è arrabbiato, diventando violento, nel non riceverle?

    Pasolini? Che impone attenzioni sgradite? Che diventa violento?

    Fini, taci e vai a puttane con Barnard…

    Non meritate di parlare di un uomo come PPP.
    Ben vengano le critiche, anche feroci, alle idee ed alle posizioni che Pasolini assunse, ma questa è solo fogna.

    Mi viene ribrezzo nel vedere che P. e Berlusconi sono accostati.
    Berlusconi è l’ “uomo qualunque”, orgoglioso della propria ignoranza, volgare e feroce:
    proprio come tale è amato e invidiato.

    Pasolini è l’epitome dell’anticonformismo…quello vero che nasce dalla coerenza, dal dolore, dalla riflessione, dalla volontà di non chiudersi agli altri, dall’infinita solitudine di chi non è capito.

    Vi prego, trattenete la vostra voglia di vuoto.

  26. ..concordo…del resto: “[L’uomo medio è] un mostro, un pericoloso delinquente, razzista, conformista, schiavista, colonialista, qualunquista.”(P.P.P.).

  27. Guai a ricordare le degenerazioni sessuali di certi intellettuali, vero?

    Pasolini e’ stato un grandissimo intellettuale, uno che lesse come pochi la realta’, il cambiamento in corso.

    Contemporaneamente nella sua degenerazione sessuale, l’accompagnarsi sessualmente a minorenni non qualifica nessuno nella nostra societa’, ne fa pure un testimonial dei vizi umani, per Pasolini indicibili, per Berlusconi da sbattere in prima pagina.

    Io ho accostato i due (apparentemente inaccostabili) per motivi contingenti: in questi giorni se ne parla di entrambi; inoltre mi sembra uno spunto di riflessione legarli fra loro con il petrolio, materia prima simbolo della nostra societa’ e del suo degrado, facendo cosi’ riverberare l’eco del libro semicensurato di Pasolini, “Petrolio” per l’appunto, dove le figure di tipi alla berlusconi non mancano affatto.

    Contraccambio l’epiteto di vuoto a chi non sa leggere fra le righe, il vuoto appunto, ma ha bisogno di spiegazioni.

  28. La foto è splendida. E i commenti altrettanto.