DI CARLO BERTANI
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Secondo il gen. Rosario Castellano – comandante del contingente italiano in Afghanistan – tutte le procedure e le regole d’ingaggio sono state rispettate. Ed è morta una bambina afgana.
Ascoltiamolo[1], in una dichiarazione che ha rilasciato ad una commissione parlamentare italiana appena giunta, per una coincidenza, in quel Paese:
“I militari italiani coinvolti hanno attuato correttamente tutte le procedure previste e solo quando la vettura era arrivata a meno di dieci metri dal convoglio, i militari hanno fatto fuoco sul vano motore”.
Questo è il testo apparso sulle edizioni del mattino dei giornali.
Sono queste le procedure?
Se così si sono svolti i fatti, dobbiamo concludere che gli afgani hanno la curiosa abitudine di trasportare le loro bambine nei vani motore delle autovetture.
Un colpo di rimbalzo?
E’ ben difficile che, alla distanza di dieci metri, un colpo di mitragliatore, anziché forare la lamiera del cofano (meno di 1 mm di spessore), rimbalzi. Ci sembra anche molto improbabile che giunga a “rimbalzare” fino a distruggere il lunotto posteriore. Se ancora i nostri dubbi sono insufficienti, richiamiamo l’attenzione sul foro d’entrata di un altro proiettile, che è stato certamente sparato quando l’autovettura aveva già oltrepassato il blindato italiano, colpendo la parte posteriore della Toyota.
Ecco, allora, che nelle edizioni del pomeriggio il generale si corregge:
“Giunta a meno di dieci metri dal blindato italiano, il mitragliere ha fatto fuoco prima sul terreno poi contro la vettura.”
LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE
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