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LE BUGIE DI HIROSHIMA SONO LE BUGIE DI OGGI

Nell’anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, il 6 agosto scorso, John Pilger ci descrive la “successione di menzogne” che vanno dalle rovine della città distrutta fino alle guerre odierne, e al minacciato attacco all’Iran.

DI JOHN PILGER
Information clearing house

Quando mi recai per la prima volta a Hiroshima, nel 1967, l’ombra del passato era ancora presente, proprio come un essere umano a suo agio: gambe divaricate, spalle curve, una mano sul fianco aspettando l’apertura della banca. Alle otto e un quarto della mattina del 6 agosto 1945, l’ombra e il suo profilo erano state impresse per sempre nel granito. Rimasi a guardare l’ombra per un’ora o anche più, poi scesi al fiume per incontrare Yukio, un uomo sul cui torace era stampata per sempre l’impronta della maglietta indossata quando venne sganciata la bomba atomica.

Yukio e la sua famiglia vivevano ancora in una capanna tirata su tra la polvere del deserto atomico; mi parlò di un enorme lampo sulla città “un lampo bluastro, qualcosa di simile a una scarica elettrica”, seguito da una specie di tornado e dallo scatenarsi di una pioggia nera. “Io venni gettato a terra e l’unica cosa di cui mi resi conto fu che dei miei fiori erano rimasti solo gli steli. Il mondo attorno era immobile e tranquillo, e quando mi rialzai c’era gente silenziosa senza più vestiti, e alcuni senza più pelle o capelli. Ero sicuro di essere morto”. Nove anni più tardi, quando ritornai a trovarlo, era stato stroncato dalla leucemia.

Subito dopo aver sganciato la bomba, le autorità alleate d’invasione proibirono ogni accenno alle conseguenze delle radiazioni e insistettero sul fatto che la gente era stata uccisa o ferita solo dall’esplosione dell’ordigno. E questa fu la prima grande menzogna. “Non c’è radioattività tra le rovine di Hiroshima”, titolava in prima pagina il New York Times: un caso classico di disinformazione e di rinuncia al mestiere di giornalista, che il reporter australiano Wilfred Burchett mise in luce con il suo scoop del secolo. “Lo considero un avvertimento al mondo” raccontò sul Daily Express Burchett, primo corrispondente che riuscì a raggiungere Hiroshima dopo un viaggio pericoloso. Il giornalista descrisse le corsie dell’ospedale, stracolme di gente senza ferite apparenti che moriva per quelle che definì “piaghe atomiche”. Per aver osato dire la verità, il giornalista venne privato dell’accreditazione, messo alla berlina, calunniato… e difeso.

Il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki fu un atto canagliesco di portata smisurata: un eccidio di massa premeditato effettuato con un ordigno intrinsecamente criminale. Ecco perché chi l’ha esaltato si è sentito in obbligo di cercare giustificazione nella mitologia della “buona guerra”, il cui “bagno catartico”, come lo definì Richard Drayton, ha permesso all’Occidente non solo di espiare il suo sanguinario passato imperialistico, ma anche di promuovere 60 anni di guerre di rapina, sempre all’ombra della Bomba.

La menzogna più tenace è che la bomba atomica sarebbe stata sganciata per porre fine alla guerra nel Pacifico e risparmiare vite umane. “Anche senza i bombardamenti atomici”, concludeva l’United States Strategic Bombing Survey del 1946, “la supremazia aerea avrebbe permesso di esercitare sul Giappone una pressione sufficiente a costringere il paese a una resa senza condizioni e a renderne superflua l’invasione. Sulla base di un’accurata analisi dei fatti, e della testimonianza dei leader giapponesi sopravvissuti, l’indagine statunitense concludeva che “…il Giappone si sarebbe arreso anche se non fossero state sganciate le due bombe atomiche, anche se la Russia non fosse entrata in guerra, e anche se non fosse stata pianificata l’invasione del paese”.

Gli archivi nazionali a Washington conservano documenti ufficiali statunitensi che dimostrano tentativi di pace giapponese già nel 1943, ai quali non fu dato alcun seguito. Un cablogramma inviato il 5 maggio 1945 dall’ambasciatore tedesco a Tokyo, e intercettato dagli USA, toglie ogni dubbio sul fatto che i giapponesi stessero cercando disperatamente la pace, anche a costo di “una resa senza condizioni e con clausole vessatorie”. Henry Stimson, Segretario alla Difesa, dichiarò invece al presidente Truman di “temere” che l’aeronautica statunitense stesse talmente “bombardando a tappeto” il Giappone da rendere impossibile “dimostrare tutta la potenza” del nuovo ordigno. Più tardi ammetterà che “non fu fatto nessuno sforzo e non fu mai presa in seria considerazione la possibilità di ottenere la resa del nemico in modo da non dover usare la bomba”. I suoi colleghi alla politica estera erano “impazienti d’intimidire i russi ostentando la nuova arma in nostro possesso”. Il generale Leslie Groves, direttore del progetto Manhattan che mise a punto la bomba atomica, testimoniò: “Non ho mai messo in dubbio che il vero nemico fosse la Russia, e che il progetto fosse stato messo a punto in questa ottica”. Il giorno dopo l’annientamento di Hiroshima, il presidente Truman espresse la propria soddisfazione “per il completo successo dell’esperimento”.

Dopo il 1945, gli Stati Uniti sono stati sul punto di ricorrere all’uso di armi nucleari in almeno tre occasioni. Sull’onda della loro finta “guerra al terrorismo”, gli attuali governi statunitense e inglese hanno dichiarato di essere pronti a una guerra nucleare “preventiva” contro stati che ne sono privi. E dopo ogni passo che ci avvicina a un Armageddon nucleare, le menzogne per giustificarli diventano sempre più sfacciate. La “minaccia” attuale è l’Iran: ma il paese non dispone di armi nucleari e la disinformazione che vorrebbe far credere all’esistenza di un arsenale di questo tipo proviene in massima parte dal MEK, un discreditato gruppo di oppositori iraniani finanziati dalla CIA, proprio come le menzogne sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein provenivano dall’Iraqi National Congress, creato da Washington.

E la stampa occidentale svolge un ruolo fondamentale nel dare una parvenza di credibilità alle presunte minacce: le dichiarazione dell’America’s Defence Intelligence Estimate, secondo cui era “praticamente certo” che già nel 2003 l’Iran avesse accantonato il suo programma di armamento nucleare, sono finite nel dimenticatoio, e il fatto che il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non abbia mai minacciato di “cancellare Israele dalle carte geografiche” non ha alcun interesse. Ma l’influenza delle affermazioni dei media è tale che nella sua recente e ossequiosa visita al parlamento israeliano Gordon Brown vi ha fatto allusione per minacciare nuovamente l’Iran.

Questa scalata di menzogne ci ha portato a una delle più pericolose crisi nucleari dopo il 1945. La minaccia reale continua infatti a non poter essere menzionata nei circoli occidentali, e quindi nei media: in Medio Oriente esiste solo una potenza nucleare estremamente aggressiva, Israele. Nel 1986, l’eroico Mordechai Vanunu tentò di mettere in guardia il mondo fornendo le prove che Israele stava producendo almeno 200 teste nucleari. In spregio delle risoluzioni dell’ONU, il paese si sta oggi chiaramente preparando ad attaccare l’Iran, nel timore che una nuova amministrazione statunitense possa avviare veri negoziati di pace con una nazione che l’occidente ha trascurato da quando, nel 1945, inglesi e americani rovesciarono la democrazia iraniana.

Nel New York Times del 18 luglio, lo storico israeliano Benny Morris, una volta considerato di tendenze liberali e attualmente consulente dei circoli politici e militari del suo paese, ha minacciato di “ridurre l’Iran a un deserto nucleare”. Si tratterebbe di un vero genocidio, e per un ebreo l’ironia della situazione salta agli occhi.

Allora la domanda è: dobbiamo restare a guardare, dicendoci, come fecero i tedeschi, che “non ne sapevamo niente”? Vogliamo ancora nasconderci dietro quello che Richard Falk ha dichiarato essere l'”autovirtuoso, univoco, schermo legale/morale sul quale vengono proiettate immagini positive dei valori occidentali e di un’innocenza minacciata, giustificando così una campagna di violenza senza limiti”? Catturare i criminali di guerra è un’attività ancora piena di futuro: Radovan Karadzic è in carcere, ma Sharon, Olmert, Bush e Blair sono in libertà. Perché? Il ricordo di Hiroshima esige una risposta.

John Pilger
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=9754

6.08.08

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

Pubblicato da Davide

  • Erwin

    Affermazioni tipo…”come fecero i tedeschi, che “non ne sapevamo niente”?”…pressuppongono che si sia in possesso di opportuna documentazione su ciò che i Tedeschi “non ne sapevano niente”.
    domanda:
    COSA NON sapevano, ESATTAMENTE ?
    Le chiacchiere politiche e la morale stiano fuori da questo tema,prego.
    Sono inutili.

  • Tao

    DI ANTONIO SPARZANI
    nazioneindiana.com

    [non me la sento di mettere immagini su questo tema, se ne trovano in rete di stupefacenti, bastano le nude parole]

    credo molti sappiano che il 6 agosto del 1945, sessantacinque anni fa, presidente regnante Harry S. Truman, un aereo statunitense chiamato Enola Gay sganciò sulla città di Hiroshima, in Giappone, un nuovo tipo di bomba, detta atomica, provocando conseguenze di nuova mostruosa disumanità e che tre giorni dopo, il 9 agosto, un analogo ordigno fu sganciato sul porto di Nagasaki (per una cronaca dettagliata si veda qui http://it.wikipedia.org/wiki/Bombardamento_atomico_di_Hiroshima_e_Nagasaki ) Aggiungo qui qualche informazione, forse non di dominio così pubblico, anche se reperibile qua e là in rete (ad esempio qui http://andreacarancini.blogspot.com/2008/02/fu-necessaria-hiroshima.html ).

    La notte tra il 9 e il 10 marzo del 1945 (cinque mesi prima di Hiroshima), un’ondata di 300 bombardieri americani colpì Tokyo, uccidendo 100.000 persone. Lanciando circa 1.700 tonnellate di bombe, gli aerei devastarono buona parte della capitale, bruciando completamente oltre 25 chilometri quadrati e distruggendo 250.000 edifici. Un milione di abitanti rimasero senza casa.

    Il 23 maggio, undici settimane più tardi, arrivò il più grande raid aereo della guerra sul Pacifico, con 520 enormi bombardieri B-29 Superfortress che sganciarono 4.500 tonnellate di bombe incendiarie nel cuore della già malconcia capitale giapponese. Generando potenti spostamenti d’aria, le bombe cancellarono completamente il centro commerciale di Tokyo e gli scali ferroviari, e distrussero il quartiere dei divertimenti di Ginza. Due giorni più tardi, il 25 maggio, un secondo assalto di 502 aerei Superfortress piombò su Tokyo, sganciando circa 4.000 tonnellate di bombe. Complessivamente questi due raid di B-29 distrussero oltre 90 chilometri quadrati della capitale giapponese.

    William Trohan, è stato un illustre giornalista statunitense, illustre almeno nel senso che conosceva da vicino i presidenti Franklin Delano Roosevelt e Harry Truman (divenuto presidente dal 19 aprile 1945, in conseguenza della morte di Roosevelt), frequentava normalmente la Casa Bianca e che fu capace, oltre che di vivere anni cento (morì nel 2003), di entrare spesso in possesso di informazioni di prima mano e ancora non destinate al vasto pubblico. Fu il primo ad arrivare sulla storica scena della strage di San Valentino freddamente eseguita dalla banda di Al Capone il 14 febbraio 1929 a Chicago. Fu anche colui che, come reporter del Chicago Tribune, scrisse il 19 agosto del 1945 sul Washington Times-Herald, che il 20 Gennaio del 1945, due giorni prima del suo commiato dall’incontro di Yalta con Stalin e Churchill, il Presidente Roosevelt ricevette un memorandum di 40 pagine dal generale Douglas MacArthur che descriveva cinque distinte proposte di resa da parte di funzionari giapponesi di alto rango (il testo completo dell’articolo di Trohan può essere letto nel numero dell’inverno 1985-86 del Journal of Historical Review, p. 508-512).

    Questo memorandum mostrava che i giapponesi avevano offerto una proposta di resa praticamente identica a quella infine accettata dagli americani nella cerimonia formale di resa del 2 Settembre: vale a dire, resa incondizionata tranne la persona dell’Imperatore (l’ex Primo Ministro giapponese Fuminaro Konoye, dichiarò: “Fondamentalmente, la cosa che ci spinse alla resa fu il bombardamento prolungato dei B-29.”)

    Molti di questi fatti sono anche raccontati in una serie di interviste ai fisici che  lavorarono al “progetto Manhattan” (per la costruzione della bomba atomica americana) raccolte da Pietro Greco nel suo libro Hiroshima, la fisica conosce il peccato (Editori riuniti, Roma 1995). Si scopre così dai resoconti delle persone che materialmente lavorarono alla bomba che il generale Groves (supervisore militare del progetto) affermava apertamente che “ovviamente” l’intero progetto nucleare “è mirato a sottomettere i russi”.

    Cos’altro c’è da aggiungere a questo minimo e agghiacciante brandello di informazione, che mi sento obbligato, da fisico, a ricordare in una data come il 6 agosto? Moltissime altre informazioni sono disponibili ormai su avvenimenti che distano da noi ben più di mezzo secolo. Sembra sempre che sia tutto già noto, già visto, già sentito. I governi sono stati e sono cinici e bari, in tutti i sensi della parola (Truman, per dirne una, nel comunicato ufficiale sulla resa del Giappone definì Hiroshima “una base militare”), e in tutti i paesi del mondo. È forse necessario tutto ciò alla sopravvivenza della specie, o non rema piuttosto contro la sopravvivenza della specie? Una delle caratteristiche più chiare del nostro tempo sembra essere la facilità con cui le informazioni possono essere distribuite, e infatti contro questa facilità vari governi si stanno già agitando. È possibile che una vera diffusione delle informazioni dia un contributo positivo alla sopravvivenza? Non credo che vi siano risposte decisive a queste domande, credo tuttavia che sia giusto dedicarsi ad una pignola diffusione di informazioni importanti che rendano la memoria di questi come di altri fatti un patrimonio di tutti.

    Antonio Sparzani
    Fonte: http://www.nazioneindiana.com
    Link: http://www.nazioneindiana.com/2010/08/06/lorribile-anniversario/#more-36365
    6.09.2010

  • vic

    Cercandolo, si trova in rete l’audio dell’annuncio del bombardamento atomico dato alla radio americana. Non sfugge il dettaglio con cui si definisce l’obiettivo:
    “abbiamo bombardato delle installazioni militari giapponesi”.

    Un altro dettaglio da ricordare e’ il fatto che l’esplosioni di prova, effettuata nel New Mexico, era di un ordigno al plutonio. Molto piu’ complicato da realizzare di uno all’uranio. Su Hiroshima venne esploso un ordigno all’uranio. Su Nagasaki uno al plutonio.

    Poniamoci due domande tecniche che oggi cominciano ad avere una risposta plausibile.
    Da dove veniva tutto quel uranio superarricchito per la bomba, se il laboratorio di Oak Ridge era in grado di produrne si’ e no 1.5 kg/anno?
    Risposta plausibile: da un sottomarino tedesco, l’U235, che alcuni gerarchi nazisti offrirono agli Americani in cambio dell’impunita’. Trasportava, fra altre quisquilie, quintali di uranio detto molto arricchito, non solo per il fatto che fosse contenuto in contenitori d’oro.

    E come mai non venne fatta l’esplosione di prova della bomba all’uranio?
    Risposta plausibile: perche’ quella prova l’avevano gia’ effettuata i nazisti in Russia.
    Stalin tacque per non mandare il proprio esercito allo sbando.
    I giapponesi lo sapevano, anche il regime fascista italiano lo sapeva, in quanto era presente sul posto un suo ufficiale.

    Purtroppo le ricorrenze a questi risvolti della storia non accennano, forse per convenienza diplomatica, diciamo cosi’. Speriamo non per pigrizia giornalistica.

    Altre cosine stanno emergendo sul lato della tecnologia segreta nazista. Quelli stavano maneggiando roba ben oltre la bomba atomica. Forse il duro generale Patton ne ebbe sentore. Stranamente mori’ di morte prematura, mai chiarita.

    Mai si chiarisce al pubblico la situazione decisamente anomala di quel bombardamento su Hiroshima da parte della squadriglia atomica di Roswell: la ritorsione atomica Giapponese era di fatto esclusa.

    Ben diversi sono gli scenari possibili odierni. Tutti lo sanno benissimo, solo i giornalisti commemorativi, nella maggioranza, si dimenticano di ricordarcelo.

    Quel vaso di Pandora non andava aperto. Adesso nessuno e’ piu’ in grado di richiuderlo.
    Anche se quel tipo di bombe li’ sono ormai obsolete. Il complesso militar-industriale disponendo di ben altro.

    Ma qualcuno lo tiene discretamente d’occhio, da ben prima di Hiroshima.
    A volte intervenendo tecnicamente, sempre in modo discreto ma tangibilissimo da parte degli addetti.

  • Tonguessy

    L’ammiraglio Leahy era consigliere militare tanto di Roosevelt che Truman. Aveva sconsigliato l’uso dell’atomica, consapevole dell’escalation che questa avrebbe comportato rispetto alle gia’ distruttive bombe convenzionali. Nella sua biografia dice che si scontro’ contro un certo establishment scientifico-militare rappresentato da Oppenheimer ed il citato generale Groves. La verita’ e’ che il dio Mercato definisce il limite tra lecito ed illecito e tra morale ed immorale: il progetto Manhattan era il piu’ grande investimento economico dell’epoca, ed era impensabile che non portasse a qualche “frutto” tangibile. Ci furono gli sforzi immensi di Szilard che, inizialmente assieme ad Einstein era favorevole all’atomica e poi, resosi conto dell’infamita’ comincio’ a far girare petizioni ed invocare scioperi bianchi che furono sistematicamente boicottati tanto da Oppenheimer che Groves. Alla fine Szilard perse, ed Oppenheimer la ebbe vinta…”sono il distruttore dei mondi” esclamo’ quando vide il primo fungo del deserto del New Mexico. Ed entro’ trionfalmente dalla porta principale dei laboratori di Los Alamos dopo avere appreso del “felice” esito del bombardamento di Hiroshima (era solito usare l’ingresso secondario). Il trionfo delle scienza! Tutti si congratularono.
    Una dolente nota: Oppenheimer era simpatizzante comunista, cosa gli valse non poche rogne nel periodo maccartista. I nazimaoisti hanno lontane radici. Possa Oppenheimer bruciare nel’inferno nucleare assieme al suo sodale Groves.

  • Tonguessy

    Bormann (segretario di Hitler) si imbarco’ su un U-boat e si consegno’ alle forze americane con il carico di acque pesanti (che negli USA non erano riusciti a fabbricare fino a marzo ’45) e di plutonio. Ma non sapevo degli esperimenti nucleari tedeschi, sapevo che Heisenberg offriva scarsa collaborazione e tutto il suo team, pagato dai nazisti, aveva scrupoli che Oppenheimer e scagnozzi non ebbero. Ti spiace delucidare? Grazie!

  • Tonguessy

    sganciarono 4.500 tonnellate di bombe incendiarie nel cuore della già malconcia capitale giapponese. Generando potenti spostamenti d’aria, le bombe cancellarono completamente il centro commerciale di Tokyo

    E’ un vero peccato che al giorno d’oggi non siano piu’ Enola Gay (culattone con la passione del vino) a bombardare i vari centri Ikea, Auchan, Ipercity etc…sicuramente si trattava di guerra di Mercato, e quei centri commerciali a Tokio davano fastidio a WalMart

  • wld

    … molto prima di Hiroshima, nei presso del Mar Morto e su tutta la pianura del Sinai almeno seimila anni fa gli addetti (discreti) hanno nuclearizzato quelle zone. Certamente quelle bombe sono obsolete, per via del plutonio ed dell’uranio poco disponibile sul pianeta terra. Oggi invece sempre per quei discreti addetti si è passati alle microonde ai laser per le guerre spaziali aliene e alle HAARP, con conseguenti scie chimiche, è come lanciare il sasso e nascondere la mano, vista l’ignoranza che pervade il genere umano che non sa e mai saprà, e loro … non faranno mai sapere, pensando che quello che ci sta succedendo sia solo un fatto climatico e geologico, e non colpa di tecnologie evolute vecchie di millenni in mano a dei mascalzoni (Nicola Tesla insegna) senza scrupoli servi di entità oscure che sono qui dalla notte dei tempi a tenere d’occhio il gregge chiamato Homo Sapiens Sapiens. wld

  • Fabriizio

    caro WLD, il tetraidrocannabinolo induce pindarismi solipsistici nelle menti con latenze psicotiche. Prova col vino rosso, magari ti torna il senso del reale !

  • castigo

    QUI [www.bibliotecapleyades.net] un bel libro che spiega tante cose interessanti.
    buona lettura.

  • castigo

    QUESTO [www.bibliotecapleyades.net] libro interessante è tutto quel che ho trovato sull’argomento.
    sapresti indicarmi qualche altra fonte?
    te ne sarei davvero grato.

  • wld

    Grazie Castigo, per il link, ne ero già a conoscenza, visto che mi occupo di antiche civiltà come la Sumerico Accadica ed Egizia, sapevo che Hitler ha sguinzagliato sia in Tibet che in Mesopotamia i suoi ricercatori delle SS, e qualcosa deve aver trovato, ma no ha fatto in tempo a mettere in pratica quello che è venuto a sapere; comunque va detto che anche Mussolini era al corrente di queste ricerche, e che tutti i segreti della borsa che portava sempre con se, le è stata sottratta dagli Albioniti che avevano interesse per la sua morte e non farlo cadere in mani Americane, ma anche gli Americani per via degli scienziati (graziati) Tedeschi sono venuti a conoscenza dell’altro sole (simboleggiato da una svastica) il così detto sole nero degli antichi Sumeri ed Egizi, da dove poi è cominciato il Progetto Manhattan.

  • Tonguessy

    Ci provo. Grazie

  • Marduk1970

    Visto che dissenti cosí energicamente, illustraci tu nella tua cultura di droghe leggere come vedi il problema, a colori o in bianco e nero? Ed essendo un esperto del campo prova magari con della maria, magari ti si aprono tutti i chakra e vedi il funzionamento della macchina mondiale. Cosí poi puoi anche farci partecipi delle tue esperienze ultrasensoriali. Aufwiedersehen!!!

  • lucamartinelli

    interessanti i commenti che leggo. Alcuni tuttavia restano nel campo delle ipotesi. Sicuramente chi sostiene che il bombardamento atomico fosse per intimorire i Russi dice il vero. Churchill, mesi prima, aveva affermato che ” occorreva stringere la mano ai Russi il piu’ a est possibile”. Ma in fondo credo che siano stati tanti i motivi che hanno spinto gli yankee a quel crimine. Innanzitutto si confaceva perfettamente al loro “modus operandi”: essere criminali sempre, in pace come in guerra. Poi i militari non si sarebbero mai fatti scappare l’occasione di sviluppare una nuova arma. Lo fanno ancora oggi. Sono sempre molto avanti nella ricerca rispetto al civile. Anzi quello che rappresenta per noi una bella novita’ tecnologica di solito è lo scarto militare. Nutro pero’ qualche dubbio sulla faccenda dell’acqua pesante. L’ossido di deuterio veniva usato da tedeschi e americani come moderatore della fissione nucleare. Era costoso e di lenta produzione. gli americani, piu’ pragmatici, lo sostituirono con la piu’ economica e funzionale grafite e arrivarono primi nella corsa alla bomba. Se gli scienziati tedeschi fossero gia’ arrivati a sperimentare una bomba l’avrebbero subito usata contro gli inglesi, non credete? Comunque i fatti sono li, a nostra disposizione.

  • Stopgun

    Negativo. Il governo tedesco aveva materiale fissile e detonatori per tre sole bombe, che avrebbero distrutto solo tre cittadine medie, oppure tre quartieri di una città grande,(quartieri tipo Manhattan).
    Non aveva da sperare molto contro gli alleati che distruggevano intere città tedesche come Dresda e Amburgo con sistemi convenzionali

    Anche se le bombe erano essenzialmente tedesche, la fonte finanziaria era comunque USA; (Fermi aveva avuto una borsa di studio Rockefeller per studiare l’atomo in Germania.

    Anche i giapponesi avevano qualcosa in Corea (Genzai Bakudan).

    Gli Usa hanno scelto delle città adatte alla potenza distruttiva della bomba, ovvero delle città grandi come il quartiere di Manhattan.

    Incredibile anche la storia dell’incrociatore Indianapolis addetto al trasporto di Little Boy.

  • dana74

    Dopo 30 anni spunta il filmato a colori di Hiroshima dopo la bomba atomica

    By Edoardo Capuano – Posted on 07 agosto 2010

    Hiroshima dopo la bomba atomicaIl Pentagono ha deciso di rendere pubblico il filmato della città di Hiroshima dopo lo scoppio della bomba atomica del 6 agosto del 1945 nel corso della seconda guerra mondiale.

    migliaia di persone spazzate via per il volere di un gruppo di criminali guerrafondai assetati di sangue.

    Oggi le cose sono cambiate?

    Non sono per nulla mutate! Gli Stati Uniti, con la complicità di altre nazioni, hanno solo mutato le modalità di genocidio. Si stanno ancora divertendo ad ammazzare migliaia di persone per mezzo della guerra climatica, delle scie chimiche e altre lugubri manipolazioni.

    Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

    C’è però un problema che questi signori stanno sottovalutando. Gli Stati Uniti e le nazioni complici devono sapere che ogni cosa nell’Universo ha un inizio e una fine.

    Anche la loro esistenza avrà una fine: verranno cancellati in pochi secondi! Come le vite di Hiroshima. I tempi sono vicinissimi a questo…
    http://www.ecplanet.com/node/1638

  • ulrichrudel

    Prima di andare a fare la mia scarpinata domenicale,ha prevalso la mia voglia di lasciare il mio pensiero in merito all’abominio perpretato da una classe politico-militaresca? americana nell’ annientare una popolazione civile ignara,compresa di vecchi,donne e bambini.
    Mi sembra che qualche elemento dell’equipaggio dell’aereo si sia suicidato per la disperazione.Spero che Truman ed i boss militari siano bruciati a fuoco lento nell’inferno dove saranno stati spediti.
    L’Italia ha contribuito nello studio della bomba “A” con l’equipe di scienziati di via Pasnisperna diretti da Fermi e per il primo periodo dalla grande mente di Ettore Maiorana., sparito e non trovato più.Forse perchè da catanese si era trovato ad ammirare la nazione tedesca.Ne conosco altri.L’intera equipe sembra che per ragioni razziali si fosse trasferita negli USA al soldo dell’aviazione .
    Per carità niente contro i soliti noti,infatti bisogna essere grati al gruppo dei coniugi Rosemberg che l’America non abbia già allora sottomesso l’intero mondo.I Rosemberg passando i piani per la costruzione della bomba atomica ai russi ,diedero l’inizio della guerra fredda ma nel mentre i russi bilanciarono il terrore.Adesso sono in tante nazioni, e purtroppo anche Israele, a possederle.Per cui non credo al primo passo di prova.Devono studiare altri metodi.

  • vic

    Ho messo nel forum su Hiroshima i rinvii agli studiosi Farrell e Witkowski che stanno facendosi un mazzo, leggendo documenti poco conosciuti. Forse anche perche’ molti erano custoditi nell’Europa dell’est:

    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=27250

    Il sottomarino con l’uranio ed aggeggi militari vari, fra cui due ufficiali Giapponesi, era targato U-234, non U235.

    Il capitolo sull’uranio dal libro di Farrell e’ qui:
    http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/reichblacksun/chapter03.htm

    Pare di capire che i nazisti fossero molto piu’ avanti nella tecnologia atomica, ma non solo, di quanto ci venga raccontato.
    Sulla famosa esplosione in Bieloussia, le opinioni sono ancora divise. Di certo non fu un ordigno convenzionale. I servizi Giapponesi erano convinti che fosse un’esplosione atomica. Della stessa opinione era un ufficiale fascista italiano. Forse la verita’ sta negli archivi di Mosca.

    Par di capire che i tedeschi coinvolsero nelle loro ricerche parecchi scienziati di alto calibro. Vengono fuori i nomi di W. Gerlach (famoso l’esperimenti sullo spin, noto come Stern-Gerlach) e di P. Jordan (teorico che contribui’ allo sviluppo della teoria quantistica, non solo: ipotizzo’ la possibilita’ di effetti gravitazionali indotti da vortici elettromagnetici). Heisenberg era un eccelso teorico della meccanica quantistica matriciale. Non e’ logico che avessero affidato proprio a lui il compito di produrre l’uranio arricchito. Probabilmente se ne incarico’ un esperto di chimica e fisica dei metalli pesanti. Si parla di uranio arricchito tedesco in quantita’ enorme per i tempi, tonnellate!

    Sulla famosa arma “Kriegsentscheidend” che fortunatamente non ebbe il tempo di venire a maturazione, devono essere giunti dei rumori anche a Mussolini. Comunque erano pochissimi, perfino nel giro del governo hitleriano, ad esserne a conoscenza.

    Chi gestiva i progetti di ricerca supersegreti era il gen. SS Hans Klammer, sparito misteriosamente. Tant’e’ che al processo di Norimberga il suo nome non venne messo in particolare evidenza. Interessanti i nomi che fa’ lo Igor Witkowski. Ci fa capire che in occidente ne sapevamo assia poco su quel che covava dentro la serpe nazista.

  • vic

    Ho messo nel forum su Hiroshima i rinvii agli studiosi Farrell e Witkowski che stanno facendosi un mazzo, leggendo documenti poco conosciuti. Forse anche perche’ molti erano custoditi nell’Europa dell’est:

    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=27250

    Il sottomarino da trasporto con l’uranio ed aggeggi militari vari, fra cui due ufficiali Giapponesi, era targato U-234, non U235.

    Il capitolo sull’uranio dal libro di Farrell e’ qui:

    http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/reichblacksun/chapter03.htm

  • vic

    Non mi sembra che Tesla fosse un mascalzone. Semmai venne rovinato da mascalzoni.
    Il suo sogno era di mettere a disposizione dell’umanita’ un’energia gratuita, via etere.
    Chiamare mascalzone colui che ci ha regalato l’elettricita’ e’ un po’ troppo.
    A Colorado Spring leggevano di notte grazie alla corrente alternata di Tesla, nel contempo i nostri nonni o bisnonni s’accontentavano di una puzzolente lampada ad olio.
    Era piu’ mascalzone il celeberrimo Edison, se proprio vogliamo fare i pignoli.

    Il preclaro Marconi si ispiro’ parecchio agli esperimenti di Tesla. Cosa che dopo moltissimi anni venne finalmente riconosciuta ufficialmente. L’inventore della radio e’ pertanto Tesla, non Marconi, il quale giunse buon secondo. Come Poulidor, un grande campione seppur secondo.
    Il Nobel a Marconi non l’hanno tolto, nemmeno e’ oggetto di discussione un Nobel postumo a Tesla. Eppure l’hanno elargito a parecchi mascalzoni!

    Per chi volesse saperne di piu’, credo che la migliore biografia su Tesla sia quella di Margareth Cheney.

  • vic

    Il notissimo padre del computer moderno, von Neumann, pare fosse spietatamente pro nucleare.
    Chi lavoro’ con lui e’ unanime nel riconoscerne il genio.
    Quando si parla di dr. Stranamore si cita a ragione E. Teller. In realta’ von Neumann non era per nulla da meno.

    Oppenheimer non credo che fosse una personalita’ spietata. Era un estimatore della filosofia tibetana.
    Molti non si fecero scrupoli a lavorare per il progetto Manhattan. Fermi ad esempio.
    Altri invece si distanziarono dalle applicazioni belliche: ad esempio Majorana e poi Rasetti.
    Resta che tutti fossero convinti di essere in corsa con Hitler. Probabilmente era piu’ che vero. Pero’ nell’agosto ’45 le cose erano ormai decise. L’atomica non andava usata. Non c’era nessuna giustificazione se non per presunti motivi strategici futuri.
    Il vero nemico era ormai la Russia.
    I Russi stavano raggiungendo la Manciuria, non c’era tempo da perdere, occorreva usare l’atomica dimostrativamente, questa era l’opinione di Churchill. Il quale mai s’era fatto scrupoli sull’uso di gas nervino, ad esempio.

    Il mezzo secolo seguente ci ha ampiamento dimostrato che l’umanita’ non e’ affatto matura per la tecnologia nucleare.
    Aspettiamo cosa produrranno quelli di ITER, senza troppe illusioni.

  • vic

    Effettivamente l’impatto piu’ decisivo del progetto Manhattan e’ che si rivelo’ un modello per lo sviluppo di nuove tecnologie: grandi somme, grande segreto, grandi scienziati.

    Quando Rumsfeld ammise di non sapere dove fossero finiti triliardi di dollari, ammise indirettamente l’esistenza di occulti progetti stile Manhattan.
    Ogni tanto ne vediamo qualche risultato: l’aereo furtivo, il supercaro superbombardiere B2, da oltre un Mia di $ l’uno. Effettivamente di grande beneficio per l’umanita’.

    Purtroppo ci sono troppo indizi che fanno intravvedere una triste realta’: nel buco nero di questi progetti occulti finisce dritta anche della conoscenza scientifica pura, che viene cosi’ preclusa alla societa’ civile. Lo dice un premio Nobel in fisica: Laughlin.

    Sarebbe come se ci nascondessero la legge della gravitazione, o quelle dell’elettromagnetismo.
    Cosa intendeva dire il direttore di una nota industria militar-aeronautica-spaziale quando affermo’ che “siamo in grado di riportare gli alieni a casa loro”? Mi pare chiaro: che posseggono la tecnologia per farlo, ma rimane tutto in ambito segreto e bellico. A dimostrazione che l’umanita’ non e’ degna della tecnologia che si trova in mano.

    Qui ci vuole una rivoluzione Ghandiana a livello planetario.
    Chissa’ quando succedera’!
    Quando saremo ridotti a pelle ed ossa, da fattori liberati con le nostre stesse mani.

  • wld

    Certamente vic, Tesla non era un mascalzone, il mio tra parentesi era riferito solo al suo impegno nella ricerca e in quello che ha scoperto , senza dubbio chi lo ha sfruttato era un mascalzone come giustamente hai detto tu, forse nella foga di scrivere di getto e dando poche informazioni, ho tralasciato di scrivere di Edison, General Eletric e tutti i servizi governativi che ne hanno tratto vantaggio sia economico che bellico. In passato sempre tra queste pagine ho fatto dei riferimenti a Tesla, e certamente per sublimare il suo grande genio e non certamente per denigrarlo, mi scuso se l’articolo precedente scritto è stato frainteso per la mia poca chiara epistola. wlady

  • Tao

    Non ha detto una parola, ma si è fatto notare. L’ambasciatore degli Stati uniti in Giappone, John Roos, passerà alla storia come il primo rappresentante di Washington presente alla cerimonia con cui la città di Hiroshima, ogni anno dal 1946, ricorda il bombardamento atomico.

    Nessun intervento ufficiale davanti alla folla di 55mila persone presenti, nessun incontro con gli hibakusha, i sopravvissuti: Roos si è limitato ad ascoltare in silenzio per un’ora i discorsi del sindaco di Hiroshima Tadatoshi Akiba, del premier giapponese Naoto Kan, del segretaio dell’Onu Ban Ki moon, anche lui per la prima volta alla cerimonia, e dei rappresentanti delle associazioni delle vittime. Tanto che una signora, delusa e alquanto scocciata, avrebbe commentato: «cosa è venuto a fare?».

    In realtà la decisione di Washington di mandare Roos a Hiroshima è stata molto apprezzata dal movimento anti-nuclearista giapponese che, da quando il presidente Barack Obama, a Praga, ha parlato di «un mondo senza atomiche», ha ritrovato vigore e un motivo per continuare una battaglia che sembrava ormai persa. La presenza dell’ambasciatore Usa – che in un comunicato diffuso dopo la cerimonia ha precisato di essere andato a Hiroshima «per ricordare tutte le vittime della seconda guerra mondiale», e non solo i 140mila morti nell’esplosione e le altre decine di migliaia decedute per le conseguenze delle radiazioni – lascia sperare nell’evento epocale: la visita di Obama nella città di hiroshima, che i più ottimisti prevedono per il prossimo novembre, quando il presidente statunitense sarà in Giappone per partecipare all’Apec, il summit economico dei paesi dell’Asia e del Pacifico.

    Nel novembre del 2009 era stato lo stesso Obama ad augurarsi di poter un giorno far visita alle due città colpite dall’atomica, e la decisione di mandare il suo ambasciatore alla cerimonia di ieri è in linea con l’impegno dichiarato a Praga. «Per il bene delle future generazioni dobbiamo continuare a lavorare insieme per costruire un mondo senza armi nucleari», ha reiterato Roos nel comunicato.
    Ma la visita di Obama non è scontata. Ieri la Casa Bianca si è affrettata a far sapere che «allo stato attuale non è in programma»: ma chissà che l’invito a partecipare al summit dei Nobel per la Pace previsto proprio a Hiroshima, invito rivolto nei giorni scorsi al presidente Usa dai suoi colleghi laureati, non abbia effetto. Quest’anno cade anche il cinquantesimo anniversario dell’alleanza nippo-americana e, data la maretta nei rapporti tra i due paesi causata dai pasticci dell’ex premier nipponico Yukio Hatoyama, potrebbe essere un modo per rinsaldarla, se mai ce ne fosse davvero bisogno.

    Obama o no, il sindaco di Hiroshima Akiba, nel suo discorso di ieri ha parlato chiaro, invitando il governo ad «abbandonare l’ombrello nucleare statunitense» e prendere la leadership della battaglia per l’eliminazione delle armi nucleari. Innanzitutto trasformando in legge i tre principi anti-nucleari di non possedere, non produrre e non introdurre sul suolo giapponese armi atomiche; poi facendosi carico dell’assistenza a tutti gli hibakusha, ormai ultrasettantenni se non più anziani, sparsi nel mondo (e non solo a quelli residenti in Giappone o con la cittadinanaza giapponese, com’è stato per decenni). I tre principi valsero il Nobel per la pace al premier Eisaku Sato, che nel ’67 li propose come risoluzione poi adottata dal parlamento, salvo poi trasgredire a quello della non introduzione sul territorio giapponese: infatti (ma questo si è saputo solo di recente) le navi e i sottomarini statunitensi vanno e vengono indisturbati nei porti dell’arcipelago col loro carico atomico. Quella risoluzione non è mai diventata legge e un panel di esperti incaricati di redigere un rapporto sull’attuale politica difensiva di Tokyo, a fine luglio, ha suggerito al governo di «rivederla». Ossia «modificarla», proprio sulla base del fatto che il terzo principio è continuamente trasgredito.

    Nel suo discorso di ieri, però, il premier si è impegnato a «mantenere intatti i tre principi». Parole al vento, secondo i critici, finché Tokyo continuerà a fornire le sue tecnologie nucleari a paesi non firmatari del Trattato di non proliferazione, come l’India, con cui il governo sta trattando per arrivare a un accordo di cooperazione in questo campo. Per non parlare delle scorte di plutonio che alimentano le centrali energetiche giapponesi, e che mal si conciliano col sogno obamiano del mondo libero dal nucleare.

    Junko Terao (Lettera 22)
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    7.08.2010

  • nomorelie

    [quote] Cosa intendeva dire il direttore di una nota industria militar-aeronautica-spaziale quando affermo’ che “siamo in grado di riportare gli alieni a casa loro”? Mi pare chiaro: che posseggono la tecnologia per farlo, ma rimane tutto in ambito segreto e bellico.

    lo sanno solo gli alieni, e forse per questo che ancora non hanno stabilito un serio CONTACT con la società civile?
    hanno terrore dell’ “ospitalità” degli abitanti del luogo.

  • Marduk1970

    Giusto, tutto molto giusto. Edison era un Massone, servo dei massoni.