I QUATTRO FATTORI SCATENANTI DEL GRANDE FALLIMENTO BANCARIO

FONTE: LEAP/E2020
LEAP/E2020 ritiene ormai che almeno un grande istituto finanziario americano (banca, assicurazione, fondo d'investimento) farà fallimento da qui a febbraio 2008 causando a sua volta la bancarotta di molti altri istituti finanziari e banche in Europa (in particolare nel Regno Unito), in Asia e nei paesi emergenti. Si tratta di un "buco nero" finanziario, secondo l'espressione usata da Tony James (1), presidente della Blackstone, che si è formato a partire dalla crisi "subprimes" americana.
I fattori scatenanti di tale evento sono ormai così potenti ed i segnali precorritori così numerosi, che, secondo i nostri ricercatori, la sua probabilità, di qui a tre mesi, raggiunge ormai quasi il 100%. È altrettanto certo per il nostro gruppo che le autorità finanziarie americane tenteranno di realizzare una rete protettiva di rimborso per evitare il contagio del panico all'insieme del sistema finanziario americano (2); ma l'ampiezza del fallimento toccherà immediatamente le istituzioni finanziarie più esposte negli Stati Uniti e nel resto del mondo. I paesi dove gli operatori finanziari sono i più legati agli operatori finanziari americani saranno dunque in prima linea: Regno Unito, Giappone, Cina in particolare (3). I principali fattori scatenanti sono, secondo il nostro gruppo, quattro:
1. Riduzione drastica dei redditi delle banche che operano negli Stati Uniti
2. Crollo accelerato del valore degli attivi detenuti da queste stesse banche sotto l'effetto della nuova regolamentazione bancaria US (FASB regulation 157)
3. Fragilità crescente degli assicuratori obbligazionari
4. Recessione economica negli Stati Uniti.
Questi fattori sono naturalmente da rimettere nel contesto generale che descrive LEAP/E2020 dall'inizio dell'anno 2006, cioè la crisi sistemica globale, che ovviamente i dirigenti politici, finanziari ed economici mondiali iniziano a temere (4). Il fatto che quasi da due anni le banche centrali, in particolare la Federal Reserve US e la Banca d'Inghilterra, come i principali operatori finanziari, siano stati sistematicamente in ritardo sugli eventi, lascia pensare che questa volta non adotteranno la misura giusta per la crisi bancaria se non solo dopo che si sarà consumato un evento ancora più drastico. È, in generale, il momento in cui è troppo tardi per impedire efficacemente il contagio della crisi a tutto il sistema.

Indice d'evoluzione del "morale del consumatore" dell'Università del Michigan (che include novembre 2007) - fonte Fed di Saint Louis /LEAP/E2020
In questo comunicato pubblico del GEAB N°19, LEAP/E2020 ha scelto di sviluppare la sua analisi della riduzione drastica dei redditi delle banche che operano negli Stati Uniti. Fattore N°1 - riduzione drastica dei redditi delle banche che operano negli Stati Uniti
Così analizzata in dettaglio nella GEAB N°19, l'applicazione della norma FASB 157 fin dal 15 novembre 2007 esporrà direttamente il bilancio degli istituti finanziari che operano negli Stati Uniti alle conseguenze del crollo del valore di una parte importante dei loro attivi. E questa parte è in aumento costante, poiché la crisi dei "subprimes" è in realtà soltanto il catalizzatore di una crisi finanziaria più vasta che influisce ormai su tutti gli attivi finanziari americani (5). I Vari CDOs saranno d'ora in poi trascinati in questa crisi di fiducia generalizzata, mentre costituiscono una parte importante degli attivi bancari, poiché in questi ultimi anni le grandi banche sono uscite dal loro ruolo di prestatore per lanciarsi nell'investimento e nella speculazione, nel modo degli "hedge funds". Quest'ultimi hanno del resto rappresentato per più di un decennio una fonte crescente di redditi per le grandi banche internazionali. Ci si ricorda ancora degli onorari faraonici che gli "hedge-funds" ed i fondi per gli investimenti versavano alle banche(!) nel quadro delle loro operazioni multiple, fra cui i riacquisti in LBO ("Leverage Buy-Out", o riacquisto con effetto di leva finanziaria), fusione-acquisizioni (o M&A, "Merger and Acquisition") ed altre quotazioni in borsa (IPO, o "Initial Public Offering ")." Quest'epoca, tuttavia non così lontana (poiché si è conclusa quest'estate), è ora passata. Ormai gli "hedge-funds" si battono per non andare in fallimento. I fondi per gli investimenti scavano le loro perdite tentando di evitare di essere aspirati nel "buco nero finanziario" di cui parla il proprietario della Blackwater (già citato). I progetti di fusione-acquisizione sono ad un punto morto. Così, nel settore tecnologico (mercato per eccellenza delle fusioni-acquisizioni), Wall Street ha visto l'importo delle transazioni passare da 99 miliardi USD nel terzo trimestre 2006 a 52 miliardi USD nel terzo trimestre 2007 (cioè un ribasso di circa il 50%) mentre la crisi del credito era ancora soltanto ai suoi inizi. Tuttavia la debolezza del dollaro US ha causato nel terzo trimestre 2007 una frenesia di acquisti europei negli Stati Uniti poiché i primi, per la prima volta, hanno speso quanto i loro omologhi nordamericani (6).
Il gelo delle LBO - fonte Dealogic
lino-rossi 2 gennaio 2008
La ricetta c'è: buttare via l'acqua sporca e tenere il bambino, ovvero lasciare crollare i sistemi finanziari falliti e tenere i sistemi produttivi. Un sistema finanziario "sano" e pubblico si mette in piedi in un pomeriggio. L'esperienza non ci manca. Se il nostro premier invece di disquisire sul presunto sorpasso della Spagna alzasse il telefono e chiedesse ai colleghi europei se vogliono continuare a salvare il tumore oppure vogliono salvare il paziente, forse sarebbe più utile alla collettività.
Il problema è sempre e solo il "monetarismo", che non è stabile. Doveva crollare 15 anni fa e l'hanno fatto stare in piedi con delle bombe di cocaina (derivati). Poi doveva crollare nel 2000 e l'hanno fatto stare in piedi con delle bombe di oppio (tassi bassissimi). Il "monetarismo" è il dogma delle banche centrali, culo e camicia con il sistema bancario privato.