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LE ARMI DI PUTIN: PETROLIO E ATOMICHE

Il Cremlino sta varando una nuova dottrina bellica

DI GIULIETTO CHIESA
La Stampa

Il duro attacco di Putin all’America non è un’improvvisazione dell’ultim’ora, né uno scatto d’ira. E’ dall’estate 2005 che si sta preparando. Lo rivelava a fine gennaio il presidente dell’Accademia Militare Russia, il generale Makhmut Gareev, in un’intervista alla Novosti, precisando che proprio Putin aveva dato mandato al vertice militare di costruire una nuova dottrina della sicurezza nazionale per fare fronte alle «nuove minacce». Un’analisi non solo militare, perché Gareev parte da lontano.

«I fattori ecologici ed energetici rappresenteranno, nei 10 o 15 anni a venire, la causa principale dei conflitti politici e militari. Alcuni Stati cercheranno di prendere il controllo delle risorse energetiche – com’è avvenuto in Iraq – e gli altri non avranno che da scegliere tra perire e resistere. Tenuto conto di questi aspetti la comunità mondiale si troverà, presto o tardi, di fronte alla necessità di limitare, in una certa misura, di regolamentare e di trasformare qualitativamente il volume e il carattere della produzione».Non c’è che dire: il generale parla chiaro, e le conclusioni sono inquietanti. Non solo per le conseguenze che la Russia ne trae, ma per il fatto che i dati di partenza coincidono esattamente con quelli europei.

Se si legge il recente documento della Commissione Europea «Una politica energetica per l’Europa», si scopre che le previsioni sono drammatiche sia sotto il profilo ambientale, sia sotto quello della disponibilità di energia. La sintesi è che «le attuali politiche energetiche non sono sostenibili». Peggio: siamo dipendenti da idrocarburi per il 50% del fabbisogno, ma stanti così le cose nel 2030 lo saremo per il 65%. Tutto da importare. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia la domanda mondiale di petrolio aumenterà del 41% da qui al 2030. E’ «non si sa come questa domanda sarà soddisfatta».

«Insostenibile» e «non si sa» come fare fronte. Coincide con le conclusioni del generale Gareev. Che parla come un alterglobalista di Porto Alegre: attenzione, dice, bisognerà «limitare», «modificare volume e carattere della produzione». Altrimenti si va in guerra. E non tra 100 anni ma adesso, «nei prossimi 10 o 15 anni».

«La questione della sopravvivenza di numerosi popoli potrebbe proporsi con forza. La lotta per le risorse raggiungerà il parossismo», aggiunge Gareev. E dunque «non si potrà escludere la possibilità di uno scontro militare», anche nella forma di una lotta di «tutti contro tutti» determinata «dall’immenso fossato che separa coloro che vivono un’esistenza dorata e tutti gli altri».

Queste sono le ragioni che costringono la Russia a rifare tutti i conti. E’ probabile, precisa Gareev, che le guerre del futuro useranno armi convenzionali di grande precisione, «ma la minaccia del ricorso al nucleare sarà permanente». Per giunta la Russia d’oggi, si ammette, ha una «forza spaziale ridotta», non è in grado di essere allertata dai satelliti, la sue capacità di risposta contro un attacco a sorpresa sono «problematiche». Dunque non resta che aumentare il potenziale nucleare e differenziarlo. E, a quanto pare, passi avanti sostanziali sono già stati realizzati, anche senza scudo spaziale. E non è solo di armi, convenzionali e nucleari, che tratterà la nuova dottrina della sicurezza nazionale russa. «L’esperienza dello smembramento dell’Urss, della Jugoslavia, delle “rivoluzioni colorate” in Georgia, in Ucraina, in Kirghizia e in altre regioni del mondo – sottolinea il presidente dell’Accademia militare russa – è di fronte a noi per convincerci che le principali minacce vengono costruite non tanto con mezzi militari, quanto con mezzi indiretti». Mosca avverte che «farà fronte» e non si lascerà più sorprendere.

Ovvio che il generale russo parla agli Stati Uniti. A Washington, forse più a Nancy Pelosi che a George Bush, Gareev chiede di scegliere: ci volete «come partner o come avversario da neutralizzare»? Domanda retorica, perché a Mosca hanno già concluso che, tra le due varianti, la seconda è più probabile. «L’analisi delle tendenze di sviluppo della situazione internazionale mostra che la politica seguita dagli Usa condurrà inevitabilmente allo scontro con una parte importante del mondo».

La conclusione di tutto il ragionamento sembra, a prima vista sorprendente: «Sono riunite obiettivamente tutte le condizioni per un intervento della Russia in qualità di arbitro geopolitico». Mosca è ormai, e sarà sempre più, indispensabile come sorgente di energia convenzionale e atomica. Obiettivo quanto mai prezioso. Ma armato. Putin dice: non toccateci e vi aiuteremo a uscire dal cul di sacco in cui vi siete cacciati. Meglio averci come arbitro – con tutto ciò che questo comporterà, naturalmente – piuttosto che come nemico.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.lastampa.it
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11.02.2007

Pubblicato da Davide

  • Truman

    WASHINGTON- MOSCA: LA GELATA [www.altrenotizie.org]

    di Carlo Benedetti

  • nettuno

    Giulietto ha detto esattamente come stanno le cose.

  • Tao

    La conferenza annuale sulla sicurezza internazionale che si è tenuta a Monaco di Baviera tra il 9 e l’11 febbraio prevedeva un’ondata di critiche contro la politica seguita dalla Russia e di richieste di un rafforzamento del ruolo della NATO in Iraq e Afghanistan, oltre a dure prese di posizione nei confronti dell’Iran. La politica dell’amministrazione USA è stata rappresentata dal Segretario alla Difesa Robert Gates e dai senatori John McCain, Joe Lieberman e John Kyl. A completare il campo neocon figuravano tre ex ambasciatori USA: John Kornblum, Richard Burt e Richard Holbrooke. La delegazione USA contava circa un terzo dei 250 partecipanti. Oltre a politici ed esperti di difesa dei paesi della NATO hanno partecipato anche Ali Larijani, primo negoziatore iraniano sul nucleare, M.K. Narayanan, consigliere di sicurezza nazionale in India, Zhang Yesui, vice ministro degli Esteri cinese, e per la Russia lo stesso presidente Vladimir Putin e il ministro della Difesa Sergei Ivanov.

    Il copione è stato ribaltato dal presidente russo con il discorso pronunciato il 9 febbraio. Putin ha colto l’occasione per esporre “ciò che penso davvero sulla sicurezza internazionale” senza abbellimenti diplomatici. Parlando degli aspetti militari Putin ha sostenuto che “la stabilità dell’economia mondiale, il superamento della povertà, la sicurezza economica e lo sviluppo del dialogo delle civiltà” sono le principali questioni di sicurezza mondiale. Ha citato Franklin D. Roosevelt quando, subito dopo l’invasione della Polonia da parte dei nazisti, affermò: “Quando la pace è lesa in qualsiasi luogo, la pace di tutti i paesi corre un pericolo ovunque”.

    Putin ha affermato che dopo la Guerra Fredda non si è verificata l’affermazione di un “mondo unipolare” ed ha criticato i tentativi di imporre un modello del genere. “Certo che vi sono stati periodi di unipolarità nella storia dell’uomo, e tentativi di arrivare ad un dominio mondiale. … Alla fin fine, questo praticamente significa una cosa sola: un centro di potere, un centro di forza, un centro decisionale. È un mondo con un padrone, un sovrano. E questo alla fin fine è rovinoso, non soltanto per chiunque sia dentro un tale sistema, ma anche per il sovrano stesso, perché si distrugge dal suo interno”. Ha quindi definito “impossibile” e “inaccettabile” il concetto dell’unipolarità, ma, ha aggiunto, questo è ciò che si sta oggi affermando.

    “Qual è il risultato?” ha chiesto Putin. “Iniziative unilaterali, sovente illegittime, non hanno mai risolto alcun problema. Hanno generato nuove tragedie umane e focolai di tensione. Controllate voi stessi: il numero delle guerre e dei conflitti regionali e locali non è diminuito … Oggi assistiamo al ricorso praticamente illimitato ed esagerato alla forza negli affari internazionali — alla forza militare, forza che sta sprofondando il mondo nell’abisso dei conflitti. … Ne consegue che la forza per giungere ad una risoluzione complessiva di qualsivoglia conflitto diminuisce. Una composizione politica di tali conflitti sta diventando impossibile. Vediamo che i principi fondamentali della legge internazionale sono ignorati sempre di più. Cosa ancor più grave: … l’intero sistema giuridico di un paese, e innanzitutto, ovviamente, quello degli Stati Uniti, oltrepassa i suoi confini nazionali in ogni area: economia, politica e questioni umanitarie, e tale legge è imposta su altri paesi. A chi va bene tutto questo?”.

    Putin ha aggiunto: “il prevalere del fattore della forza alimenta inevitabilmente il desiderio di alcuni paesi di acquisire armi di distruzione di massa”. Questo esige dunque una riconsiderazione “dell’intera architettura della sicurezza globale”, per cercare un equilibrio tra gli interessi di tutti. Cina e India competono con gli USA nel “potere d’acquisto”, mentre Brasile, Russia, India e Cina insieme superano il PIL dell’UE. “Non c’è dubbio che il potenziale economico dei nuovi centri di crescita mondiale inevitabilmente si convertirà in influenza politica, rafforzando quindi la multipolarità”.

    Putin ha toccato una serie di questioni di militari e di sicurezza, sostanzialmente reiterando la posizione russa a favore degli accordi vigenti per il controllo degli armamenti e la non proliferazione. Ha energicamente ribadito le obiezioni russe all’installazione di sistemi antimissile nell’Europa Centrale e lo stanziamento di “forze avanzate della NATO sui nostri confini”. Putin ha anche riproposto di nuovo la costituzione di centri internazionali per il trattamento dei carburanti nucleari per provvedere al fabbisogno dei paesi che sviluppano industrie nucleari proprie.

    In conclusione Putin ha affermato: “Personalmente sento che i nostri partner, compresi quelli europei, fanno appello alla Russia affinché svolga un ruolo più attivo negli affari mondiali … Non abbiamo davvero bisogno di essere incoraggiati e incentivati in tal senso. La Russia è un paese con oltre mille anni di storia e che ha quasi sempre goduto il privilegio di una sua politica estera indipendente. Non cambieremo questa tradizione oggi. Al tempo stesso vediamo benissimo come il mondo sia cambiato e valutiamo realisticamente le nostre capacità e potenzialità. Ed è ovvio che ci piacerebbe trattare con partner altrettanto responsabili e indipendenti, con i quali si possa cooperare nella costruzione di un ordine mondiale giusto e democratico, garantendo la sicurezza e la prosperità non solo per gli eletti, ma per tutti”.

    Movisol – movimento internazionale per i diritti civili solidarietà
    Fonte: http://www.movisol.org
    13.02.07