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L'AMNISTIA SALVAPREVITI DELLA SINISTRA BUONISTA

DI MASSIMO FINI

Dopo la condanna definitiva dell’onorevole Cesare Previti a sei anni di relusione per corruzione di magistrati, Piero Sansonetti direttore di Liberazione, l’organo ufficiale del partito di Rifondazione Comunista, propone il varo di un’amnistia che comprenda i reati per i quali sono stati comminate pene non superiori ai sei anni, “per salvare il senatore di Forza Italia”. Un’iniziativa che viene ripresa, sia pure in forma leggermente diversa, ma con lo stesso risultato e gli stessi scopi, dal radicale Sergio D’Elia, fondatore dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” il quale con la “Rosa nel pugno” si appresta a presentare in Parlamento una proposta di amnistia con limite a quattro anni accompagnata però da un indulto con riduzione di pena di due anni. “Dopo aver lungamente massacrato Previti – aggiunge D’Elia – è il senso di colpa a farmi invocare una legge “ad personam”. Forse ai Sansonetti e ai D’Elia sfugge che la cosa pubblica non è nella loro disponibilità e non deve dipendere dai loro eventuali sensi di colpa o dal desiderio esibizionistico di fare un “beau geste” nei confronti di un avversario politico condannato per un reato il cui allarme sociale è inferiore solo ai più gravi delitti di sangue. La cosa pubblica riguarda la collettività dei cittadini e non i pruriti personali di Sansonetti, di D’Elia o di chiunque altro. È vero che la proposta di Sansonetti e di D’Elia ha un sottofondo. Sotto lo scopo di “salvare Previti” (che c’è ed è sincero perché il senatore di Forza Italia fa pur sempre parte di una nomenklatura di privilegiati abituata ad autotutelarsi) c’è quello di varare comunque un’amnistia alla quale Alleanza Nazionale e Lega sono sempre state contrarie. Si tratterebbe quindi di un baratto sottobanco: noi “salviamo” un uomo del centrodestra, il centrodestra ammorbidisce la sua posizione sull’amnistia, perfetto. E ad Abele chi ci pensa? Alla legalità chi ci pensa? Alla sicurezza dei cittadini chi ci pensa? Commenta Luciano Violante, ex magistrato: “In nessun Paese al mondo è stata fatta un’amnistia con limite fino a sei anni… E mai comprendendo il reato di corruzione”. Sono anni che in Italia si lamenta la mancanza di qualsiasi certezza della pena.

Fra “buonismo” delle sinistre, personismo cattolico e le leggi varate nell’ultimo decennio per “salvare” lorsignori dai reati, diciamo così, di loro competenza, cioè quelli finanziari, è ormai praticamente impossibile tenere in carcere anche delinquenti condannati in via definitiva. Per portarci Cesare Previti, sepolto da prove schiaccianti, perché basato su documenti bancari, che certificano inequivocabili passaggi di denaro estero su estero, ci sono voluti dieci anni. Ma ci resterà pochissimo, perché grazie alla legge ex Cirielli godrà di comodi arresti domiciliari dai quali potrà fare tutto quel che vorrà. È vero che in galera ci sono quasi trentamila detenuti in attesa di giudizio, molti dei quali saranno poi assolti. Questo gravissimo problema, però, non si risolve con amnistie e indulti che mettono in libertà dei delinquenti certi mentre continuano a lasciare in galera dei possibili innocenti, ma, come abbiamo scritto fino alla nausea, accorciando radicalmente i tempi del processo penale italiano.

Ma di ciò la nostra classe politica, tanto sensibile nei confronti dei Previti e dei sottopreviti, non si cura, salvo massacrare i magistrati quando, in base alle leggi che questa stessa classe politica ha voluto e promulgato, un Alessi resta a piede libero e massacra un bambino.

Massimo Fini
Fonte: http://www.ilgazzettino.it
10.05.06

VEDI ANCHE: CESARE, MARCELLO E L’IMPUNITO TRA I DUE CROCIFISSI

Pubblicato da Davide

Un commento

  1. Con questa giustizia, con questa sinistra…
    l’unica consolazione è che entro 2 mesi emigro.