L’amnesia è un sintomo del Covid-19?

Gilad Atzmon
gilad.online

Lo chiedo perché, solo tre anni fa, negli Stati Uniti si era sviluppato uno dei più gravi focolai di influenza della storia recente. Sto parlando dell’influenza del 2017-18 che, secondo l’American Centers of Disease Control and Prevention (CDC), aveva causato “45 milioni di eventi patologici, 21 milioni di visite mediche, 810.000 ricoveri.” Nel settembre 2018 la CNN aveva parlato addirittura di 80.000 decessi causati dall’epidemia.

Nel 2018, nei soli Stati Uniti il numero complessivo dei casi di influenza era stato circa 18 volte superiore all’attuale numero di nuovi casi mondiali di coronavirus (2,5 milioni finora). Il numero dei pazienti americani ospedalizzati era stato oltre il quadruplo dei ricoverati negli Stati Uniti con sintomi da coronavirus (200.000 ad oggi). Il rapporto mortalità/ricoveri ospedalieri di quell’anno era stato di circa 0,1, più o meno lo stesso rapporto visto nel Nord Italia il mese scorso. E, se tutto ciò non bastasse, le vittime americane nel 2017-18 era state più del triplo dei decessi attualmente associati al Covid-19.

Nel caso tutto questo non fosse sufficiente a stimolare i vostri sospetti, allora sarà utile dare un’occhiata alle fasce d’età delle vittime statunitensi dell’influenza 2017-18. Nell’influenza 2017-18, i tassi di mortalità erano stati più alti nella fascia di età superiore ai 65 anni. Il CDC aveva riferito chele persone di età pari o superiore a 65 anni avevano rappresentato circa il 58% dei ricoveri ospedalieri associati all’influenza.” Ma la storia diventa ancora più interessante. Nella stagione influenzale 2017-18 il secondo gruppo più colpito era stato quello di età compresa tra 50 e 64 anni. Questo, in realtà, è molto strano per un’epidemia di influenza, perchè di solito il secondo tasso di mortalità più elevato si verifica nei bambini, dalla nascita fino ai 4 anni. Nel giugno 2018, Contagion-Infectious Disease Today aveva riferito che la “gravità dell’influenza stagionale 17-18 in generale, combinata con la mortalità sopra media dei più giovani della generazione del dopoguerra, aveva fatto del 2017-2018 una annata da record.

Nel settembre 2018 la CNN aveva riferito che: “Nel complesso, gli Stati Uniti hanno subito una delle più gravi influenze stagionali degli ultimi decenni.” A questo punto, non vi sorprenderà scoprire che la polmonite era stata la principale complicanza fatale associata all’epidemia del 2017.

Quella che segue potrebbe sembrare una descrizione dell’attuale pandemia da Coronavirus: “La stagione era iniziata a novembre, con una recrudescenza della malattia; la situazione era rimasta grave nei mesi di gennaio e febbraio, dopodichè l’epidemia era continuata fino alla fine di marzo.” Avete indovinato, questo non è il racconto dell’attuale pandemia globale da coronavirus, ma la descrizione fatta dalla CNN dell’epidemia di influenza scoppiata in America nel settembre 2018.

Ci vuole forse un genio per capire che l’epidemia di influenza in America del 2017-18 era stata abbastanza “simile” all’attuale epidemia da Coronavirus?

La prima domanda che viene in mente è perché l’America, a differenza di adesso, non si fosse bloccata durante la catastrofica influenza del 2017-18. Come mai il CDC non aveva reagito alla “gravità” dell’epidemia,  almeno tre volte più letale dell’attuale crisi sanitaria legata al coronavirus? Ma, ancora più inquietante è il fatto che, nonostante la gravità dell’epidemia di influenza del 2017, l’entità dei decessi, l’enorme numero dei ricoveri e l’alto tasso di infezione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non avesse ritenuto necessario allertare il mondo o arrestare tutte le attività commerciali planetarie come ha fatto quest’anno. Stranamente, l’OMS non si era nemmeno preoccupato di etichettare l’epidemia americana come un’epidemia o una pandemia. Si era trattato solo di una “normale influenza.”

La cosa mi stupisce; è possibile che quello che ora consideriamo un “nuovo” coronavirus non sia affatto nuovo, dopo tutto? In tal caso, come è possibile che [nel 2018] l’America non abbia risposto ad un virus letale che aveva messo a letto quasi l’11% della sua popolazione e aveva causato la morte di 80.000 persone? Era stato tutto messo a tacere o è un esempio di totale disfunzionalità ad ogni possibile livello?

Guardate il grafico relativo all’influenza del 2017-18 (azzurro) negli Stati Uniti e vedete se non vi ricorda un altro grafico che vi capita di osservare molto spesso sui notiziari.

 

Gli esperti di pandemie e, a questo punto, sono convinto che Anthony Fauci e l’OMS non rientrino in questa categoria, ci dicono che, negli ultimi decenni, le pandemie globali sono arrivate in tre ondate. La prima ondata è spesso grave, la seconda è catastrofica e la terza è relativamente blanda. Mi chiedo se sia possibile che questa fase della crisi da coronavirus sia, in realtà, la seconda ondata e non un “nuovo evento.” In questo caso, la prima ondata ci era stata nascosta proprio da quelli che dicono di essere i guardiani che dovrebbero difendere il mondo dalle pandemie virali.

Guardate il grafico sulla mortalità per polmonite ed influenza per il 2017-18 negli Stati Uniti e vedete se non vi ricorda un altro grafico che vi capita di osservare spesso sui notiziari.

 

Se questo scenario è corretto, il presidente Trump può risparmiare le forze. Cercare di scrollarsi di dosso le proprie responsabilità, dando la colpa alla Cina con la speranza che i Cinesi possano decidere di costruire il muro al posto dei Messicani, non funzionerà. Il governo americano dovrebbe utilizzare le proprie energie per eliminare alcune delle informazioni ampiamente disponibili sull’epidemia di influenza americana del 2017-18.

L’attuale coronavirus è certamente un disastro finanziario globale, ma non è la Peste Nera. Tuttavia, è stato molto efficace nel renderci tutti consapevoli dei pericoli insiti nelle problematiche della virologia moderna e del possibile impatto delle armi biologiche e dell’ingegneria virale. Se dovessimo dare un significato all’attuale crisi, allora dovremmo sottoporre la reazione del governo ad un’immediata indagine giudiziaria. Dovremmo anche iniziare a porci delle domande sull’OMS.

Dov’era nel 2018? Perché non aveva avvertito il mondo? Cosa gli aveva impedito di considerare l’epidemia di influenza americana come una pandemia o un’epidemia? Erano stati i 400 milioni di dollari che l’OMS riceve ogni anno dal governo degli Stati Uniti o forse c’entrano in qualche modo le strette relazioni dell’OMS con l’industria farmaceutica americana?

Ho iniziato chiedendomi se l’amnesia fosse un sintomo del Covid-19. La risposta è un NO categorico. Nel 2017-18 l’America era incappata in una crisi sanitaria molto più pericolosa di quella dell’attuale coronavirus. Ma non molti in America ne erano stati al corrente. Non aveva fatto notizia. Non è che l’abbiamo dimenticata, non l’abbiamo mai saputo. L’abbiamo vissuta, nonostante fosse molto più grave della crisi attuale. E, la prossima domanda da porsi, è sapere chi ha deciso di trasformare l’attuale crisi in una fantomatica narrativa apocalittica e perché. Presto sapremo la risposta visto che, chiaramente, gli si è ritorta contro.

Gilad Atzmon

Fonte: gilad.online
Link: https://gilad.online/writings/2020/4/20/is-amnesia-a-symptom-of-covid-19
20.04.2020

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