Home / ComeDonChisciotte / L'ALTRA META' DEL CIELO

L'ALTRA META' DEL CIELO

DI LUCA PARDI
Rientro dolce

Recentemente è stato pubblicato in lingua inglese l’ultimo libro di Robert Engelman intitolato More (di più) che ha, per sottotitolo, Popolazione, Natura e quello che vogliono le donne. Il libro tratta del tabù primario dei nostri tempi: la sovrappopolazione.

Molti sono gli indicatori che danno una stima della pressione antropica sugli ecosistemi terrestri. Ognuno di questi include, ovviamente, implicitamente o esplicitamente, il numero degli umani oltre ai loro consumi di risorse. La più popolare fra le misure escogitate per stimare la pressione antropica è, indubbiamente, l’Impronta Ecologica che mostra come Homo Sapiens, già oggi, consumi nel suo complesso la Natura ad un tasso che supera la capacità di ricostituzione delle risorse terrestri di un 20%. Inoltre questo indicatore mostra che se l’attuale popolazione umana sviluppasse un metabolismo socio economico analogo, per intensità, a quello di quello del miliardo di persone che abitano i paesi industrializzati, non basterebbero quattro o cinque pianeti per sostenerla.

Un’altra misura impressionante è quella che stima il consumo di prodotti vegetali che ogni anno le piante verdi producono sulla Terra, grandezza tecnicamente indicata come Produttività Primaria Netta (PPN), al netto cioè della respirazione. Le stime indicano che l’umanità si appropria di almeno il 25% della PPN. Il grado di tracimazione ecologica della nostra specie è sinteticamente esemplificato in un singolo dato che viene riportato in diverse pubblicazioni. Della biomassa totale dei vertebrati terrestri (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) solo il 2% è biomassa selvatica, il restante 98% consiste per un terzo di biomassa umana e per due terzi di biomassa degli animali domestici (bovini, ovini, suini e pollame). Un dato che da solo dovrebbe far riflettere sul peso imposto dalla nostra specie, questo eccezionale primate, sugli ecosistemi terrestri.

L’eccezionalismo umano è proprio nel fatto che esso è l’unico grande primate ad essersi imposto a tutte le latitudini e adattato a tutti i climi. La sua intraprendenza e la sua vivace dinamica riproduttiva, lo ha portato, gia nel lontano passato, a modificare pesantemente gli ecosistemi da lui colonizzati con grandi estinzioni della megafauna e vere e proprie rivoluzioni botaniche. Nel lavoro di Engelman si inverte una tesi fondamentale della storia biologica umana. La cosiddetta rivoluzione agricola del paleolitico, iniziata circa 10000 anni fa, non sarebbe la causa della prima espansione demografica, come spesso affermano i demografi, ma l’effetto di una continua espansione della popolazione e di un successo nel portare ad età riproduttiva il terzo figlio, che gia si manifestava nelle società di cacciatori raccoglitori.

Il passaggio alla coltivazione e all’allevamento delle società agricole, sarebbe quindi l’effetto di una prima espansione demografica del cacciatore raccoglitore che aveva escogitato tecniche di caccia più efficaci in un ambiente dove le popolazioni animali non lo temevano perché lui, ultimo arrivato, non si era coevoluto con loro. A riprova di questo fatto sarebbe l’osservazione che nella sola Africa, culla originaria degli ominidi, non ci sono state estinzioni di massa dei grandi mammiferi, e questo perché essi si erano evoluti insieme all’uomo ed avevano darwinianamente “imparato” a temerlo.

Per quanto riguarda l’ultima grande espansione demografica, da alcuni definita Bomba Demografica, si potrebbe argomentare che essa più che dalla rivoluzione industriale e dal benessere da essa determinato, sia stata indotta dalla scoperta dell’uso dei combustibili fossili.

Una riserva intatta di energia solare accumulatasi nel corso di centinaia milioni di anni in una forma particolarmente vantaggiosa e accessibile. La moltiplicazione per un fattore ormai prossimo a 7 della popolazione mondiale in poco più di due secoli non sarebbe tanto e solo l’effetto di una crescita socio- economica, come dicono i cantori dell’industrialismo, ma piuttosto l’effetto di una scoperta analoga a quella che 10000 anni fa portò l’uomo a addomesticare animali e piante, ma più repentina e densa di conseguenze, almeno in un presente in cui si cominciano a scontare gli effetti del declino delle fonti energetiche fossili.

Non è colpa di nessuno se tutto questo è successo. Non si tratta qui infatti di osservare l’evoluzione naturale e sociale dell’uomo con la lente della morale, ma di capirne l’essenza sociobiologica e immaginare le possibili soluzioni. La tesi del libro è che l’eccezionalismo umano risieda nel genere femminile e che anche le soluzioni siano nelle mani delle donne, purché si dia forza alla loro capacità di decisione e di autodeterminazione. Non sono slogan politici veterofemministi quelli che escono dal lavoro di Engelman, ma tesi ragionevoli degne di discussione a tutti i livelli della nostra società globale.

Qualcuno si è maliziosamente chiesto come faccia un maschio a sapere quello che vogliono le donne, ma a questo qualcuno, lui sì portatore di un femminismo un po’ stantio, ha risposto in modo esemplare una donna con una semplice frase: “Basta che abbia avuto la pazienza di ascoltarle”. Ed Engelman le ha ascoltate. Così dal suo lavoro si viene a sapere che nella comunità più remota e povera del mondo, un villaggio del Chad o del Malawi, per esempio, le donne sanno che esistono i sistemi anticoncezionali e vorrebbero usarli essendo stanche di avere un bambino al seno, uno sulle spalle ed uno per mano. Stanche di vivere la propria sessualità come macchine da riproduzione.

Si mettono di mezzo formidabili cortine ideologiche per nascondere questa semplice verità: le donne non vogliono più figli, ma vogliono di più per i propri figli. Sarebbe sufficiente dare alle donne di tutto il mondo il potere di scegliere se, quando, come e con chi, avere figli, godendo della propria sessualità con l’ausilio degli anticoncezionali, per far convergere rapidamente il tasso di natalità a quello di 2,1 figli per donna. E’ possibile che questa tesi sia troppo ottimistica, è possibile che molte donne, ancora condizionate da tradizioni nataliste fortemente radicate nelle comunità, siano indotte a desiderare una famiglia numerosa. Ma certo come punto di partenza non andrebbe preso quello dell’ineluttabilità della dinamica demografica come processo sul quale non abbiamo controllo. Del resto, in relazione agli aiuti che si dovrebbero dare ai paesi poveri, si parla sempre di aiuti alimentari, economici e tecnologici, ma non si fa mai menzione della semplicissima tecnologia che si nasconde nella prevenzione delle gravidanze indesiderate. E lo si fa in ossequio al dettato di ideologie maschiliste spesso portate da gerarchie religiose sessuofobiche ed oscurantiste appoggiate da interessi politici ed economici di potenza coloniale.

In sostanza la questione della sovrappopolazione diventa principalmente una questione femminile. Una questione di diritti civili. Certamente sulla questione della popolazione e dell’estensione della salute sessuale e riproduttiva, la conferenza ONU del Cairo del 1994 non era stata granché, tuttavia la barriera al dispiegamento dei progetti da essa iniziati, opposta dall’amministrazione americana sotto i Bush, in accordo con il Vaticano e molti paesi islamici è stata molto peggio. Seduti sul picco del petrolio, in piena crisi climatica e con le conseguenze che questi due fatti hanno sulla produzione di cibo non possiamo più attendere il prossimo ciclo malthusiano di “controllo” della popolazione in modalità naturale, non basta immaginare nuovi mezzi di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, o predicare il risparmio e l’efficienza nello sfruttamento delle risorse e nel conferimento dei rifiuti del nostro metabolismo.

Ogni persona che non sia un analfabeta nelle Scienze Naturali, dovrebbe abbandonare la torre d’avorio della discussione accademica e diventare un militante del rientro dolce della popolazione umana entro limiti ecologicamente e socialmente sostenibili. Tale rientro dolce potrebbe proprio essere nelle corde dell’altra metà del cielo: le femmine di Homo Sapiens, le donne.

Luca Pardi
Fonte: www.rientrodolce.org
Link: http://www.rientrodolce.org/index.php?option=com_content&task=view&id=635&Itemid=127
23.06.08

Visto su: http://crisis.blogosfere.it/

Pubblicato da Davide

  • Lif-EuroHolocaust

    Tralasciando la questione della coevoluzione degli animali africani con l’uomo (che come impostata nell’articolo mi sa di balla), ma quand’è che i militanti del rientro dolce si attiveranno in Africa e in Asia, magari aggiugendo anche l’integrazione necessaria che anche emigrare non è così salutare per gli equilibri del pianeta?

    Altrimenti, sì, si raccontano balle…

  • Drachen

    tipico esempio di propaganda femminista, che cerca dati a sostegno di un’ideologia e poi li mette insieme senza un minimo di buon senso.
    smettere di fare figli, perchè di questo stiam parlando, provoca un invecchiamento della popolazione prima di una sua diminuzione.
    in realtà nessuno comprende che per giungere ad un controllo demografico bisogna morire prima, non “non nascere”.
    Il non nascere porta a problemi demografici ancora più critici.
    Gli anticoncezionali van bene, ma non devono diventare un pretesto per
    una cultura del FIGLI ZERO.
    è l’industrialismo e la tecnologia perpetuante il blocco ad una riduzione
    demografica che avverrà con tutta probabilità (purtoppo) grazie a guerre e carestie.
    questo è quello che nessuno vuole sentirsi dire: la scienza medica è il prb della ns. demografia perchè ha annullato la selezione naturale.

  • Hassan

    Sì hanno davvero rotto i testicoli tutti questi maschietti (perchè questo è il termine giusto per definire questi svertebrati) che passano tutto il tempo ad incensare le femmine, come fossero “creature superiori”, o “eccezionali” o che la “salvezza” starebbe nelle loro mani. Evidentemente ‘sta gente vive in un mondo parallelo, dove non sono mai nate la Tatcher, la Rice, la Clinton, Lindie England etc.etc.etc.etc.etc.etc.

  • Hassan

    Ah e visto che parla di femminismo e di “salvezza” o “eccezionalità del femminile”, a questo svertebrato interesserà sentire le parole di Doris Lessing (recente premio nobel):

    “Le femministe degli anni Sessanta hanno buttato via il loro tempo in chiacchiere e gruppetti”, ha detto la scrittrice. Per loro nessuna comprensione o giustificazione, sono ree di avere creato una nuova generazione, quella attuale, di donne arroganti e dalla mentalità ristretta, di aver devastato il potenziale femminile, e soprattutto di avere stupidamente e rovinosamente denigrato gli uomini. Quanto ai progressi nella condizione femminile, il merito non è dell’ideologia (femminista), ma della tecnologia, dai contraccettivi alla lavastoviglie. Lessing si è fatta questa idea soprattutto guardando in tv il modo in cui le giovani donne di oggi parlano di se stesse, del sesso e dei maschi, un modo da lei definito “rivoltante”.

    Oppure di un’altra femminista atipica, Camille Paglia:

    “Se la civilta’ fosse stata consegnata in mani femminili, vivremmo ancora in capanne di frasche”

  • Hassan

    Dal libro di Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra” (ed. Longanesi, Milano 2004) :

    Una guerra a cui non ero abituato, essendo vissuto per più di 25 anni in Asia, era la guerra dei sessi, combattuta in una direzione soltanto: le donne contro gli uomini.

    Seduto ai piedi di un grande albero a Central Park, le stavo a guardare.

    Le donne: sane, dure, sicure di sé, robotiche. Prima passavano sudate, a fare il loro jogging quotidiano in tenute attillatissime, provocanti, con i capelli a coda di cavallo; piu tardi passavano vestite in uniforme da ufficio – tailleur nero, scarpe nere, borsa nera con il computer -, i capelli ancora umidi di doccia, sciolti. Belle e gelide, anche fisicamente arroganti e sprezzanti.

    Tutto quello che la mia generazione considerava “femminile” è scomparso, volutamente cancellato da questa nuova, perversa idea di eliminare tutte le differenze, di rendere tutti uguali e fare delle donne delle brutte copie degli uomini.

    Folco, mio figlio, anche lui cresciuto in Asia, mi aveva raccontato che, pochi giorni dopo essere arrivato da studente alla New York University Film School, aveva cercato di aprire la porta di un’aula per lasciar passare una sua compagna e quella lo aveva freddato, dicendo: “Ehi, tu, credi che io non sia capace di aprire questo cazzo di porta da sola?” Avevo pensato che fosse un’eccezione. No. Era la regola. E più le donne svillupano muscoli e arroganza, piu gli uomini si fanno impauriti e titubanti. Se sono necessari per concepire un figlio, capita loro di essere convocati per la bisogna e rimandati a casa dopo l’uso.
    Il risultato? una grande infelicità, mi sembrava, specie se quello che mi capitava di osservare in silenzio, da sotto l’albero o dalla mia finestra, era il secondo atto della stessa storia: tante donne sole, sui quaranta, cinquant’anni , molte con la sigaretta in bocca, a portare a spasso un cane che mi pareva avesse il nome di qualche loro uomo che non c’era più. “Bill, vieni qui da me”, “No, Bill, non traversare la strada da solo”, “Avanti, Bill, vieni, ora andiamo a casa.” Erano le stesse donne che anni prima correvano per costruirsi dei bei corpi, ora comunque attempati; le stessa donne che avevano investito la loro gioventù nel preteso sogno di una libertà guerriera, finita ora in solitudine, piccoli tic, tante rughe e almeno per me che osservavo, in una pesante malinconia.

    Mi venivano spesso in mente le donne indiane, ancora oggi così femminili, così diversamente sicure di sé, così più donne a 40, 50 anni che a 20. Non atletiche, ma naturalmente belle. Davvero, l’altra faccia della luna. E poi, le donne indiane, come le europee della generazione di mia madre, mai sole; sempre parte di un contesto familiare, parte di un gruppo, mai abbandonate a se stesse.

    Dalla finestra assistevo spesso a un vero proprio trasloco: una ragazza che, da una qualche parte d’America, arrivava a New York con tutta la sua vita in una borsa. La immaginavo leggere gli annunci economici di un giornale, trovarsi una camera d’affitto, una palestra in cui fare aerobica e un impiego davanti allo schermo di un computer. La immaginavo, durante la pausa pranzo, andare in una salad bar a mangiare, in piedi, con una forchetta di plastica, verdure biologiche messe con delle pinze in una vaschetta e pagate a peso.
    E la sera? Un corso di Kundalini Yoga che promette di risvegliare tutte le energie sessuali per quell’atto un tempo potenzialmente divino e ora ridotto, nel migliore dei casi, a una prestazione sportiva… a punteggio: John batte Bob quattro a due.
    Alla fine anche quella ragazza, attratta come una falena dalle luci di N. York sarebbe finita nel grande falò di umanità che ricarica in continuazione questa particolarissima città.
    Fra dieci, vent’anni potrà toccarle di essere una di quelle tristissime donne che osservavo, silenziose e impaurite, senza un amico o un familiare aspettare nelle poltroncine dell’MSKCC (ospedale oncologico famosissimo, n.d.r.) di essere operate o di avere il responso di un qualche preoccupante esame.”

    ——————————

    “…era la guerra dei sessi, combattuta in una direzione soltanto: le donne contro gli uomini.

    E, aggiungo io, dei MASCHIETTI contro gli UOMINI…

  • albertgast

    Che vi succede signori maschi?
    A fronte di un articolo pacato che porta avanti una tesi, così come fanno tanti, che può essere condivisibile o meno……che cosa mi tocca leggere?
    Una vera e propria levata di scudi contro il femminismo, il controllo delle nascite e alla fine proprio contro le donne.
    Che c’entra l’immigrazione?
    Che c’entra morire prima?
    Che c’entrano le varie Tatcher, la Rice, la Clinton…?
    E soprattutto che c’entra la guerra fra i sessi?
    Ma davvero:
    “Se la civilta’ fosse stata consegnata in mani femminili, vivremmo ancora in capanne di frasche”????
    E allora come mai tutti questi MASCHI continuano a vivere con mammà e non sanno nemmeno come si lava un calzino o come si cuoce un uovo?
    Tirare in ballo le donne indiane…..
    Certo, sono molto belle ma…..sono anche costrette a sposarsi come vuole la famiglia, sottostare alla suocera in tutto e per tutto e fare tutti i figli che vengono.
    A meno che non siano femmine, nel qual caso le si abortisce prima.
    Vogliamo parlare delle donne afgane sfigurate con l’acido o costrette a suicidarsi?
    O preferite parlare delle vittime dell’infibulazione?
    Ohhhh, certo!!!!
    Qui siamo in occidente e le donne sono arroganti, vero?
    E come mai allora 8 donne su 10 anche qui, in questo civilissimo mondo, sono vittime di abusi da parte dei signori MASCHI?
    La sovrappopolazione e l’estinzione delle risorse mondiali dovrebbe interessare anche voi, o no?
    E allora perchè tante religioni (guarda caso sempre in mano ai maschi) non consentono il controllo delle nascite, anzi lo ostacolano violentemente?
    Non dico che il femminismo non abbia mai fatto errori, anzi, io che non ne ho mai fatto parte, sostengo che NON ha ottenuto nulla degli obbiettivi che si prefiggeva, ma spesso ha reso le donne solo un pò più puttane.
    Detto questo, quando sento commenti come quelli che avete espresso contro questo articolo, mi pento davvero di non essermi impegnata nella lotta delle femministe, a suo tempo.
    Invece di criticare le donne, dovreste aiutarle a vivere più dignitosamente, e a rendere questo mondo un posto migliore per i nostri figli.
    E vi assicuro che fare 10 figli e vederli morire di fame e di malattia NON è la stessa cosa che farne due ed avere la possibilità di vederli crescere sereni.
    Che sconforto!!!!

  • WONGA

    Ora posto pure io qualcosina…
    personalmente non ho più voglia di commentare,è una battaglia contro i mulini a vento correggere le sinistre nel loro buonismo vuoto,sono convinti di essere i migliori,esaltano il loro ego,perchè loro sono nell’ordine:1)antimperialisti(esattamente come nella questione cina-tibet,perchè quello cinese non è imperialismo è rivoluzione proletaria)2)ecologisti(predicano la riduzione dei consumi per motivi ambientali e nei fatti inzuccherano la pillola della recessione,che comporterà volenti o nolenti la tanto auspicata riduzione dei consumi3)vegan4)femministi5)filo-islamici e anticristiani(chissà mai perchè?Pubblicano un articolo in cui si congratulano perchè brigitte bardot viene condannata a pagare una multa per aver protestato contro la crudeltà della macellazione halal,e poi pubblicano odifreddi che spara a zero sui cristiani…lui niente multa?6)no-global(però guai a chi boicotta la cina,è razzista,loro sono ”compagni”,e allora come si fa a fermare la globalizzazione cari compagni?7)insultano tutti quelli che non la pensano come loro e che non votano il loro partitino di merda8)amici dei rom fintanto che i rom non siano prossimi alle loro abitazioni e chi più ne ha più ne metta.Un insieme di incoerenze che dovrebbe mettere sull’attenti le persone dotate di un briciolo di spirito critico,in linea di massima questo movimento(se è lecito chiamarlo movimento),mette in ridicolo le persone di sinistra serie,che si vedono scavalcate in un massimalismo ottuso peggio dei peggiori e SOTTOLINEO PEGGIORI ANNI SESSANTA,che ci vengono conculcati come l’era d’oro dell’occidente.Io appartengo alla nuova generazione che guarda a questi fenomeni con molta perplessità e con un pò i disgusto,scusatemi.
    Quindi mi rifiuto di entrare nel merito del femminismo droga delle donne moderne,che sono sempre più lesbiche,è una stronzata punto.Qualunque uomo lo può capire semplicemente guardandosi attorno…le statistiche non servono.Ho postato dei post in precedenza per rilevare le contraddizioni del femminismo,chi vuole se lo vada a leggere tanto per capire quanto siamo caduti in basso.Ma non ho voglia di ripetermi di nuovo,perchè la verità è sotto gli occhi di tutti,fate il giro dei vostri amici e vedete che PADRI PADRONI…lasciamo perdere CHE E’ MEGLIO.Io do la mia incondizionata stima a chi denuncia le castronerie femministe e altre stronzate politically correct,ma lo avverto che il femminismo è solo una fetta,la più sballata,di un sistema di pensiero assurdo affermatosi in occidente,in particolare dopo il sessantotto ”la falsa rivoluzione” che tante cose buone ha portato…Per i più fanatici faccio loro notare che multiculturalismo,femminismo,ecologismo d’accatto alla Al Gore,sono MADE IN USA.POI QUANDO QUESTO SITO DIVENTA NEOMALTHUSIANO ALLA ROCKEFELLER I COGLIONI CASCANO NEL TOMBINO E NON SI RECUPERANO PIU’.L’ARTICOLO DIVENTA UNO SPROLOQUIO E BASTA…e a quel punto ti rendi conto come sempre che la sinistra fa sempre il gioco del grande capitale.Saluti.

  • WONGA

    Consiglio la lettura del ”MATRIARCATO AMERICANO” di Alain De Benoist,un intellettuale di destra,che rivela come la demonizzazione del padre e di ogni forma di autorità è un fenomeno prettamente MADE IN USA CHE PURTROPPO ha travalicato l’oceano con conseguenze nefaste per la famiglia e per l’intera società.Non condivido in toto le opinioni di Benoist ma trovo la sua analisi specifica interessante,insomma ragazzi rifatevi una cultura,non date retta ai libretti di psico-pedagogia della Randazzo identificazione-separazione o cosa cazzo ha detto.Su su.

  • WONGA

    Pur rappresentando non più del 5 % della popolazione, in Norvegia e in Danimarca due terzi di tutti gli uomini arrestati per stupro sono “di origine etnica non-occidentale”, un eufemismo usato per designare gli appartenenti alla religione musulmana.

    Nel 2001 Unni Wikan, professoressa di antropologia sociale all’università di Oslo, ha dato la precedenza al multiculturalismo sul femminismo, spiegando in un’intervista al quotidiano Dagbladet che “le donne norvegesi hanno la loro parte di responsabilità in questi stupri” perché, essendo ormai la Norvegia una società multiculturale, le donne norvegesi devono adattarsi ai costumi degli immigrati, abbigliandosi e comportandosi in maniera giudicata non provocatoria dalla loro cultura.

    Per i multiculturalisti, quindi, i norvegesi sono solo una delle tante etnie che popolano il paese dei fiordi (forse neanche la più importante), e sulle decisioni che riguardano la Norvegia non hanno più voce in capitolo dei somali o dei curdi giunti la settimana scorsa.

    La risposta degli uomini scandinavi a queste continue aggressioni è stata quasi inesistente. Viene da chiedersi dove siano finiti i vichinghi di un tempo, che certo non si sarebbero voltati dall’altra parte se degli ospiti stranieri avessero violentato le loro donne. Probabilmente la mancata protezione delle donne da parte degli uomini scandinavi è dovuta al fatto che queste notizie vengono deliberatamente censurate o minimizzate dalle autorità e dai media, in modo che il pubblico non si renda conto delle eclatanti dimensioni del fenomeno.

    La ragione principale, tuttavia, ha a che fare con l’influenza delle idee fortemente antimaschili che le femministe scandinave hanno diffuso negli ultimi decenni. L’istinto protettivo maschile non si manifesta perché le donne nordiche hanno lavorato senza sosta per sradicarlo, insieme a tutto ciò che fa parte della mascolinità tradizionale. In questo modo il femminismo ha indebolito mortalmente la Scandinavia, e probabilmente l’intera civiltà occidentale.

    Dal punto di vista femminista questa situazione ha una sua logica: se tutta l’oppressione del mondo proviene dai maschi occidentali, il regno di pace e di eguaglianza sognato dalle femministe potrà essere raggiunto solo quando gli uomini bianchi verranno messi in condizione d’impotenza. La soppressione e la ridicolizzazione degli istinti maschili, tuttavia, non sta conducendo al paradiso femminista, ma all’inferno islamista(nota di Wonga:un inferno molto più umano del paradiso femminista). Una società in cui gli uomini sono stati “femminilizzati”, infatti, è destinata a cadere preda delle più aggressive civiltà tradizionali. Invece di “avere tutto”, le femministe rischiano di perdere tutto, e la crescente violenza degli immigrati contro le donne occidentali è un sintomo del crollo dell’utopia femminista. Cosa faranno le femministe quando si troveranno di fronte bande di giovani musulmani armati e violenti,come quelli delle banlieue?
    Gli diranno che “il corpo è mio e lo gestisco io” o gli leggeranno l’ultimo libro di Catharine McKinnon?
    Come si spiega allora l’ammirazione delle donne progressiste occidentali per l’islam, quando non esiste un solo paese musulmano in cui le donne godano di diritti lontanamente paragonabili a quelli dell’uomo? Le attiviste occidentali che a casa propria attaccano duramente “l’arretratezza” e “la mentalità patriarcale” della Chiesa cattolica sono le stesse che si sottomettono con più voluttà alla sharia quando si recano nei paesi musulmani. Di recente la giornalista Lilli Gruber, la cantante Gianna Nannini e la speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che in Occidente fanno quotidianamente professione di femminismo, progressismo e trasgressione, hanno ostentato con orgoglio le loro foto con il chador scattate durante i viaggi in Medio Oriente.

    Quando si comportano così, ha ironizzato qualche commentatore “maschilista”, le femministe tradiscono i propri desideri più nascosti. Lo scrittore danese Lars Hedegaard ha scritto, in un articolo intitolato “Il sogno della sottomissione”, che “quando le donne occidentali spalancano le porte alla sharia, presumibilmente lo fanno perché vogliono la sharia”. Lo scrittore inglese Fay Weldon ha rincarato la dose affermando che “molte di queste donne trovano sessualmente attraente la sottomissione e poco seducenti e noiosi gli uomini femminilizzati dell’Europa Occidentale, rispetto ai virili sceicchi del deserto”.

  • WONGA

    Non sono contro l’islam,neanche a favore,mi sono limitato a trascrivere alcuni pezzi(quelli che condivido) di un articolo ben fatto che mette in rilievo le enormi contraddizioni del femminismo e in senso lato della sinistra.Comunque l’ultima parola l’avrà la storia chi vivrà vedrà.

  • WONGA

    Sconfortati pure perchè ci siamo rotti i coglioni

  • WONGA

    C’entra perchè mi sono stufato delle scemenze buoniste della sinistra TUTTE,e ho voluto far capire che il femminismo è parte di un sistema più ampio che si chiama politically correctness che ha avuto il centro della sua evoluzione negli Stati Uniti e che finirà per distruggere l’occidente stesso,i miei interventi a dire la verità possono centrare o meno,ma devono fare il punto della situazione.Il femminismo si è spinto a livelli parossistici e non è più accettabile.Io non contesto il femminismo ottocentesco e quello del novecento che ha portato la donna ad avere gli stessi diritti dell’uomo come è giusto.Contesto la sua parodia sessantottarda e contemporanea,che si è configurata come una crociata contro l’uomo il padre e la famiglia con le conseguenze che tutti vediamo.Il bullismo per esempio è figlio di famiglie senza una figura maschile paterna,comunque il discorso è ampio e non può essere affrontato in maniera banale(gli uomini,anzi i maschi…come sono cattivi…)ma va un’attimino decontestualizzato per stemperare gli umori,che di questi tempi soprattutto in ambito maschile sono fumosi.Se io non appaio pacato è perchè dico delle cose,l’articolo in sintesi non dice nulla.

  • WONGA

    Comunque ognuno ha le sue statistiche,si possono trovare anche quelle che dicono che il 40% degli stupri è condotto da extracomunitari,il balletto delle statistiche non ha senso.
    Molte delle statistiche femministe sono palesemente false,risegnalo per l’ennesima volta il seguente articolo che mostra come fondamentalmente quella femminista sia propaganda e basta(però che palle!)ti prego di avere la pazienza di leggerlo:Violenze in ambiente domestico
    Chi è il colpevole?

    Chi è la vittima?

    Qual è la soluzione

    Un rapporto speciale di:
    Revs. Sam e Bunny Sewell
    Co-direttori della Best Self Clinic (testo originale in inglese)

    Science, Politics and Domestic Violence

    Perché vi è stato mandato questo rapporto?

    Stiamo mandando questo rapporto ai media, e a quelle persone ed enti che si occupano di violenze in ambiente domestico, nella speranza di poter correggere un grave equivoco su tale tema.

    Vogliamo rendere noto innanzitutto che lavoriamo contro le violenze in ambiente domestico da più di 10 anni. Uno di noi è tra i fondatori del dipartimento locale contro gli abusi. Siamo membri del “Century Club”; quelli che contribuiscono con più di 100 $ al centro di assistenza alle donne. Abbiamo sponsorizzato manifestazioni di beneficenza per il nostro centro di assistenza contro gli abusi. Appoggiamo i servizi che vengono forniti alle vittime. Purtroppo, la maggior parte delle associazioni di assistenza alle donne non conosce a fondo le cause e le caratteristiche del problema della violenza in ambiente domestico.

    L’equivoco sul tema della violenze in ambiente domestico è così diffuso che le amministrazioni di città e contee, i tribunali, le forze della legge, i pubblici ministeri, le cliniche di igiene mentale, e altri enti finanziati dallo Stato stanno appoggiando programmi basati sulla propaganda femminista più che su responsabili studi scientifici. Tali studi scientifici rivelano una visione del problema sorprendentemente diversa. Presentiamo un estratto di una ricerca sulla violenza in ambiente domestico realizzata da noti esperti di scienze sociali. Vi preghiamo di aiutarci a fare in modo che questa importante ricerca sul tema della Violenza in ambiente domestico raggiunga il pubblico.

    La visione femminista della violenza in ambiente domestico contro gli studi scientifici.

    Uno dei miti diffusi nella nostra società è che la Violenza in ambiente domestico è qualcosa che gli uomini fanno alle donne. Solide ricerche scientifiche rivelano che la Violenza in ambiente domestico è qualcosa che le donne fanno agli uomini più frequentemente di quanto gli uomini non facciano alle donne. Mentre è vero che gli uomini sono responsabili della maggior parte delle violenze fuori casa, le donne istigano la maggior parte delle Violenze in ambiente domestico e aggrediscono gli uomini più spesso e in maniera più grave.. Il Laboratorio di Ricerca sulla Famiglia dell’Università del New Hamphshire, finanziato dall’Istituto Nazionale di Salute Mentale, ha steso gli ultimi 3 studi nazionali sulla violenza in ambiente domestico. I primi 2 studi (1975 e 1985) mostrano risultati simili all’ultimo. Il rapporto nazionale originario fu realizzato nel 1975.Varie ricerche furono pubblicate come risultato di esso. Nel 1980 i risultati dello studio furono resi accessibili al pubblico in un libro intitolato ” Behind closed doors: violence in the american family” (Anchor Press, Garden City, NY). Nel 1985, Strauss e Gelles completarono e pubblicarono uno studio di riepilogo che fu pubblicato nel Journal of Marriage and the Family (agosto 1986). Nel 1992 un terzo studio di riepilogo fu completato da Murrey A. Strauss e Glenda Kaufman Kantor. Lo studio fu presentato al 13° Congresso mondiale di sociologia, (19 luglio 1994).

    Ecco i dati comparati per i tre studi espressi come percentuale su mille coppie:

    A. ATTI DI VIOLENZA MENO GRAVI B. ATTI DI VIOLENZA GRAVI
    1. Tirare oggetti
    2. Spinte

    3. Schiaffi o colpi
    1. Calci, morsi, pugni
    2. Colpire o tentare di colpire con qualcosa

    3. Picchiare

    4. Minacciare con pistole o coltelli

    5. Usare pistole o coltelli

    Aggressioni lievi: da parte del marito
    da parte della moglie
    Studio dell’anno:

    98
    77
    1975

    82
    75
    1985

    92
    94
    1992

    Aggressioni gravi: 38
    47
    1975

    30
    43
    1985

    19
    44
    1992

    Migliaia di coppie sono state coinvolte in questi studi. Le conclusioni si basano su più di 20 anni di ricerca. Per la media di rapporti da parte sia di uomini che di donne: gravi aggressioni da parte dei mariti alle mogli si verificavano ad una percentuale del 2,0% mentre gravi aggressioni da parte delle mogli ai mariti si verificavano per il 4,6%, e aggressioni leggere da parte dei mariti si verificavano per il 9,9%, mentre le aggressioni da parte delle mogli per il 9,5%. I risultati medi di tutti e tre gli studi nella categoria delle “aggressioni gravi” sono riportate di seguito:

    Mogli che dichiarano di essere state gravemente aggredite dal marito 22 per 1000
    Mogli che dichiarano di aver gravemente aggredito il marito 59 per 1000
    Mariti che dichiarano di essere state gravemente aggrediti dalle mogli 32 per 1000
    Mariti che dichiarano di aver gravemente aggredito le mogli 18 per 1000
    Mariti e mogli che dichiarano che la moglie è stata aggredita 20 per 1000
    Mariti e mogli che dichiarano che il marito è stato aggredito 44 per 1000

    Esistono dozzine di altri studi che rivelano risultati simili. Per esempio: le donne usano le armi nella Violenza in ambiente domestico con una frequenza tre volte maggiore rispetto agli uomini. Le donne provocano la maggior parte degli episodi di violenza in ambiente domestico. Le donne commettono la maggior parte degli abusi su minori e su anziani. Le donne picchiano più frequentemente e più gravemente i loro figli maschi che non le femmine. Le donne commettono la maggior parte degli infanticidi e il 64% delle loro vittime sono bambini di sesso maschile. Quando le donne uccidono degli adulti la maggior parte delle loro vittime sono uomini. Le donne commettono il 50% degli omicidi coniugali. L’82% delle persone hanno la loro prima esperienza di violenza per mano di una donna.

    Le statistiche a sostegno della legge non definiscono il problema

    C’è molta confusione riguardo a chi bisogna credere nel dibattito sulla violenza in ambiente domestico. Da una parte ci sono gli sostenitori e le femministe dei centri di assistenza alle donne che si basano sulle statistiche. Dall’altra ci sono gli scienziati sociali che si basano su studi scientificamente strutturati. Sfortunatamente, i risultati di studi scientifici non ricevono l’attenzione dei media. La stampa americana è apparentemente più interessata alla correttezza politica che all’accuratezza scientifica. Perciò, la percezione del pubblico, e la percezione di molti ben intenzionati attivisti contro la violenza in ambiente domestico, è radicalmente deviata dalla più bilanciata percezione degli scienziati sociali.

    Molti addetti ai centri contro gli abusi non sono a conoscenza degli studi scientifici sebbene si dichiarino “esperti di violenza in ambiente domestico” e spesso conducano sessioni di formazione per agenzie governative. Come è possibile essere un esperto senza essere al corrente degli studi scientifici nel loro campo? Ci sono città nel nostro paese in cui l’intero establishment legale; le forze della legge gli avvocati del diritto di famiglia, i giudici stanno prendendo decisioni sulla violenza in ambiente domestico basate sulla propaganda politica più che su ricerche scientifiche.

    La tipica risposta delle femministe dei centri contro gli abusi quando sentono i risultati degli studi scientifici è quella di “sparare al messaggero”. Si possono quasi sentire le loro menti chiudersi. D’altro canto alcuni addetti ai centri contro gli abusi non hanno accettato la linea femminista. Essi sono ansiosi di avere informazioni accurate sulle quali pianificare e implementare programmi razionali di prevenzione, intervento e trattamento per chi abusa e le sue vittime. Gli “esperti” di violenza in ambiente domestico della tua comunità sono a conoscenza degli studi scientifici? Cosa sta accadendo nei centri contro gli abusi della tua comunità?

    Potremmo non trovare studi che comparino l’efficacia di programmi scientificamente basati a programmi basati sulla politica.

    In ogni caso noi vogliamo scommettere che programmi scientificamente basati sono più efficaci dei programmi guidati dalla propaganda femminista.

    La violenza domestica in altri paesi

    Riteniamo sia importante notare che è stato fatto lo stesso tipi di studi in molti paesi. Esiste la verifica transculturale del fatto che le donne sono più violente degli uomini in ambiente domestico. Quando il comportamento ha delle verifiche transculturali significa che esso è parte della natura umana piuttosto che un risultato di condizionamenti culturali. Le donne sono più spesso quelle che infliggono violenza in ambiente domestico in tutte le culture studiate finora. Ciò porta molti studiosi a concludere che ci sia qualcosa di biologico nelle donne violente in ambiente familiare. I ricercatori stanno esaminando ora il ruolo del “potere territoriale” come fattore nella violenza delle donne contro gli uomini. Le donne vedono la casa come il loro territorio. Come molte altre specie del pianeta, noi umani ignoriamo quando ci troviamo di fronte ad un conflitto sul nostro territorio. Così i risultati scientifici che dimostrano che la violenza delle donne americane non fanno parte della nostra cultura, e non indicano una speciale patologia tra le donne americane. In tutto il mondo, le donne sono più violente degli uomini in ambiente domestico.

    Una delle maggiori ricercatrici in questo campo è la dottoressa Susan Steinmetz.. Ecco la lista degli studi su altre culture realizzati dalla Steinmetz.: A cross cultural comparison of marital abuse. Journal of Sociology, and Social Welfare, 8, 404 414.Coppie maritate di nove culture diverse: 1 Finlandia, n. 44; 2 Puerto Rico, n. 82; 3 British Honduras, n. 231; 4 B. H. Spanish speaking, n.103; 5 B. H. Carib, n. 37; 7 U.S A, n. 94; 8 Canada, n. 52; 9 Israele, n..127; 10 Isreal Kibbutz, n. 63, city, n. 64.

    Sotto c’è un sommario dei più recenti e significativi studi che abbiamo potuto trovare sulla violenza in ambiente domestico in Canada. Ci sono state due ondate di reperimento dati. La prima nel 1990 la seconda fu terminata nel 1992.Questo studio fu realizzato dalla” dottoressa” Reena Sommer, una ricercatrice associata del Manitoba Center for Health Policy and Evaluation.

    Enfatizziamo il “dottoressa” per richiamare l’attenzione sul fatto che gli studi scientifici sulle violenze in ambiente domestico includono scienziati sociali donna. E è stato argomentato che gli studi scientifici contengono un pregiudizio di genere contro le donne, come se tutti gli scienziati fossero uomini. In questo campo molti dei maggiori esperti sono donne.

    Violenza perpetrata da donne e uomini in percentuale degli intervistati:

    Violenze minori %di donne %di uomini

    gettare un oggetto (non al partner) 23,6 15,8
    minacciare di gettare un oggetto 14,9 7,3
    gettare un oggetto al partner 16,2 4,6
    spingere 19,8 17,2

    Violenze gravi %di donne %di uomini

    schiaffi pugni calci 15,8 7,3
    uso di armi 3,1 0,9
    Violenza per autodifesa 9,9 14,8
    Fattori legati all’alcol 8,0 16,0
    Il partner ha avuto bisogno di cure mediche 14,3 21,4

    Violenza in totale 39,1 26,3

    In un rapporto sulle coppie di Calgary, Canada, si è riscontrato che la percentuale di violenze gravi da parte del marito alla moglie era del 4,8%, mentre le violenze gravi da parte della moglie al marito era del 10%. Brinkerhoff &Lupri, Canadian Journal of Sociology,(1989).

    Il problema della propaganda e la soluzione scientifica

    I sostenitori e le femministe dei centri contro gli abusi hanno gravemente distorto l’immagine delle violenze in ambiente domestico e deliberatamente producono statistiche fraudolente insieme a disinformazione. Anche quando adducono statistiche ben fondate, fanno un cattivo uso dell’informazione. Eccone un esempio: una delle statistiche preferite addotte dagli sostenitori dei centri contro gli abusi è che ogni 15 secondi una donna è vittima di violenza in ambiente domestico. Questa statistica viene dedotta da un estratto di una ricerca ben condotta che fu pubblicata nel Journal of Marriage and Family, una rispettabile rivista professionale per i terapeuti del matrimonio e della famiglia. I sostenitori dei centri contro gli abusi arrivarono a questo dato usando una delle conclusioni dello studio, e cioè che 1,8 milioni di donne all’anno subiscono una aggressione dal marito o dal fidanzato. Ciò che i sostenitori dei centri contro gli abusi ignorano sempre è un altro dato emerso dallo stesso studio: che 2milioni di uomini vengono aggrediti dalla moglie dalla fidanzata ogni anno., che in altre parole significa che un uomo è vittima di violenza in ambiente domestico ogni 14 secondi. Ciò è tipico delle frodi largamente praticate dai sostenitori dei centri contro gli abusi. L’establishment della stampa americana è complice di questa frode è condivide della colpa di stare esacerbando il problema della violenza in ambiente domestico attraverso il proponimento continuo di false diagnosi.

    Sapere che le donne sono colpevoli degli abusi porta a soluzioni migliori per la violenza in famiglia.

    Le donne in genere provocano episodi di violenza in ambiente domestico (colpiscono per prime), e le donne colpiscono con più frequenza, anche usando armi tre volte più spesso degli uomini. Questa combinazione di azioni violente significa che gli sforzi di trovare soluzioni al problema della violenza in ambiente domestico devono essere focalizzati sugli attori donna. Dobbiamo riconoscere che le donne sono violente e che abbiamo bisogno di programmi educativi nazionali che enfatizzano il ruolo delle donne come autrici di abusi. Altri studi mostrano che gli uomini stanno diventando meno violenti e che allo stesso tempo le donne stanno diventando più violente. Sembra che funzioni l’educazione rivolta agli uomini educare le donne a essere meno violente dovrebbe essere ora l’obbiettivo principale dei programmi educativi pubblici.

    Ogni programma sulla violenza in ambiente domestico che accetti il paradigma “l’uomo abusa – la donna è vittima” è basato su una falsa premessa. Questo tipo di programmi sulla violenza in ambiente domestico attualmente non fanno che perpetuare il problema degli abusi domestici e non meritano di essere supportati da privati cittadini o da agenzie governative. Molte agenzie governative, e enti di beneficenza hanno finanziato la causa politica femminista piuttosto che programmi di prevenzione della violenza in ambiente domestico razionali è finalizzati alla soluzione. Che tipo di programma di prevenzione della violenza in ambiente domestico esiste nella tua comunità? I programmi locali incoraggiano la ricostituzione delle famiglie o adottano l’approccio “divorzista”? Il programma di prevenzione della tua comunità presta eguale attenzione alle donne e agli uomini violenti? Se no, perché?

    Citiamo da un libro sul tema di McNeely, R.L. e Robinson Simpson, G. “The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue”: “ancora, mentre continue ricerche attestano che gli uomini sono vittime di violenze in ambiente domestico almeno quanto le donne, sia il pubblico profano che molti esperti trovano che il fatto che non ci siano differenze di sesso nelle percentuali di aggressioni fisiche tra compagni sorprendente, se non inattendibile, basandosi sullo stereotipo che gli uomini sono aggressori e le donne esclusivamente vittime.” La visione femminista della violenza in ambiente domestico è parte del problema. Il boicottaggio dei media di notizie sulla ricerca scientifica è parte del problema. La visione scientifica ci da speranza per una soluzione. Fai anche tu la tua parte per condividere questi importante informazione con la tua comunità.

    Grazie per la tua attenzione. Ti preghiamo di fare e distribuire delle copie di questo rapporto.

    Sam & Bunny Sewell

    Ecco alcune rare eccezioni al consueto silenzio dei media sulle storie di violenze in ambiente domestico con fondamenti scientifici.

    USA Today – 29 giugno 1994

    Abusi coniugali reciproci – di Warren Farrell, Ph. D.

    Il più grande mito che il caso O.J. Simpson può rafforzare è quello che la violenza in ambiente domestico è una strada a senso unico (uomo-a-donna), e il suo corollario, che la violenza maschile contro le donne è un risultato della mascolinità.

    Quando cominciai i 7 anni di ricerca su questi temi in preparazione di “Il mito del potere maschile”, iniziai con queste due assunzioni essendo l’unico uomo in USA ad essere stato eletto 3 volte all’ufficio di direttore dell’Organizzazione Nazionale delle Donne di New York City e tali assunzioni erano indiscusse nei circoli femministi.

    La mia prima scoperta – che in USA e Canada più del 90% delle denunce di violenze in ambiente domestico alla polizia erano da parte di donne, e non di uomini – sembrava confermare queste assunzioni. Ma in seguito il quadro divenne più complesso.

    Circa una dozzina di studi in USA e Canada chiedevano ad entrambi i sessi con che frequenza picchiavano l’altro, tutti scoprivano che le donne picchiavano gli uomini o più frequentemente o tanto spesso quanto gli uomini le donne.

    Due degli studi principali – di Suzanne Steinmetz, Murrey Strauss e Richard Gelles – davano per assunto che gli uomini picchiassero le donne in maniera più grave, così divisero la violenza in ambiente domestico in sette diversi livelli di gravità. Essi furono sorpresi dallo scoprire che i livelli più gravi di violenza erano perpetrati da donne ad uomini.

    Tuttavia c’è un caveat. Gli uomini che picchiavano le donne procuravano lesioni maggiori del caso contrario. In ogni caso, questo caveat aveva il suo proprio caveat: era proprio perché i colpi degli uomini facevano più male, che le donne ricorrevano a metodi più drastici (es.: versare dell’acqua bollente addosso al marito o scagliare una padella sulla sua faccia). Queste scoperte furono supportate dal rapporto del Census Bureau:

    Nel 1977, il Census Bureau americano condusse la Ricerca Nazionale sul Crimine, monitorando 60.000 famiglie ogni 6 mesi per tre anni e mezzo. Venne rilevato che le donne usavano armi contro gli uomini nell’82% dei casi; gli uomini usavano armi contro le donne nel 25% dei casi. Soprattutto si notò che persino le donne riconoscevano di picchiare gli uomini più di quanto gli uomini picchiassero le donne.

    L’elemento chiave, quindi, è chi innesca questo ciclo di violenza. Steinmetz, Strauss e Gelles scoprirono che spesso sono le donne ad iniziare. Perché? In parte, quando credono che gli uomini possano prendere l’iniziativa – e per paura quindi di diventare un punching ball e di non poter contrattaccare.

    Ero ancora un pò incredulo. Chiesi a migliaia di uomini e donne nei miei workshop di numerare tutte le relazioni in cui avevano picchiato il partner prima che questi avesse fatto mai il contrario, e viceversa.

    Circa il 60% delle donne riconosceva di essere stata più spesso la prima a colpire; tra gli uomini circa il 90% dichiarava che il partner femminile era stato il primo a colpire.

    Ancora sentivo che la violenza era un risultato della mascolinità. Avevo ragione a metà. Gli uomini sono responsabili per la maggior parte della violenza manifestata fuori casa. Ma, quando scoprii che il 54% delle donne lesbiche ammette la presenza della violenza nella sua attuale relazione, mentre solo l’11% delle coppie eterosessuali registra atti di violenza, io mi resi conto che la violenza in ambiente domestico non è un prodotto della biologia maschile.

    Perché denunciamo con forza la violenza domestica contro le donne e non siamo neppure a conoscenza della violenza contro gli uomini in ambiente domestico?

    Le donne abusano degli uomini: è più diffuso di quanto non si pensi

    Estratto da un supplemento speciale del Washington Post, 28 dic. 1993

    di Armin A. Brott

    “Malgrado l’evidenza circa la violenza femminile sugli uomini, molti gruppi cercano attivamente di impedire che si affronti questo tema. La Steinmetz ricevette minacce verbali e telefonate anonime da parte di gruppi femminili radicali che minacciavano di nuocere ai suoi figli dopo che ebbe pubblicato “The Battered Husband Syndrome” nel 1978. Lei dichiara di trovare ironico che le stesse persone che dicono che la violenza iniziata dalle donne è esclusivamente autodifesa facciano così in fretta a minacciare violenza contro persone che non fanno altro che pubblicare uno studio scientifico.

    La storia della Steinmetz non è la sola. Dieci anni dopo questo studio, R.L. McNeely, un professore della School of Social Welfare dell’Università del Wisconsin, e Gloria Robinson-Simpson pubblicarono “The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue”. L’articolo esaminava vari studi sulla violenza in ambiente domestico e concludeva che la società deve riconoscere che gli uomini sono vittime “o si starà considerando solo parte del fenomeno”.

    Poco tempo dopo, McNeely ricevette delle lettere da un’organizzazione femminile della Pennsylvania che minacciava di usare la propria influenza a Washington per bloccare i fondi per la ricerca. Robinson-Simpson, che scoprì alcuni dei dati più importanti, fu lasciata a lungo a sé stessa. Secondo McNeely, “lei, una giovane assistente, fu creduta “raggirata”” dal professore maschio.”(fine della citazione)

    La ricerca ritiene che i sostenitori dei centri contro gli abusi peggiorano il problema

    Washington Times, 31 gennaio 1994

    Sezione A, Joyce Price

    Murray A. Strauss, un sociologo e co-direttore del Laboratorio di Ricerca sulla Famiglia dell’Università del New Hampshire, accusa “le donne dei movimenti contro gli abusi” di negare che le donne abusino fisicamente dei mariti, degli ex mariti e dei fidanzati, di dare poca importanza a tali abusi. “Esiste questa finzione nei movimenti contro gli abusi, che in ogni caso è lui, non lei” il responsabile delle aggressioni in ambito familiare”, ha dichiarato il dott. Strauss in una recente intervista.

    Il dott. Strauss ha dichiarato che almeno 30 studi sulla violenza in ambiente domestico – compresi alcuni da lui condotti – hanno dimostrato che i due sessi sono ugualmente imputabili. Ma ha aggiunto che alcune ricerche, come un recente rapporto nazionale canadese, “hanno omesso i dati sulle donne che abusano degli uomini…perché politicamente imbarazzanti.” Donne e uomini “sono quasi identici” in termini di frequenza di aggressioni come schiaffi, spinte e calci, ha dichiarato il dott. Strauss.

    Usando le informazioni sulle coppie sposate avute da 2994 donne nel Rapporto Nazionale sulla Violenza in Famiglia del 1985, il dott. Strauss ha detto di aver riscontrato una percentuale di aggressioni da parte delle mogli del 124 per mille coppie, contro il 122 per mille di aggressioni da parte del marito.

    La percentuale di aggressioni lievi da parte delle mogli era del 78 per mille coppie, e la percentuale di aggressioni lievi da parte dei mariti era del 72 per mille. Per la categoria delle aggressioni gravi, percentuale era del 46 per mille coppie per le aggressioni da parte delle mogli e 50 per mille per le aggressioni da parte dei mariti. “Né la differenza è statisticamente diversa”, ha scritto Strauss sulla rivista Issues in Definition and Measurement. “Dato che queste percentuali sono basate esclusivamente su informazioni fornite da intervistati donna, la quasi equivalenza nelle percentuali di aggressioni non può essere attribuita a pregiudizi di genere nel raccontare.” (fine della citazione)

    L’articolo che segue è stato scritto da Judith Sherven e James Sniechowski di Los Angeles. Lei è una psicologa e lui ha anche un dottorato.

    Donne e uomini ugualmente colpevoli di abusi domestici

    “Ancora una volta, il mito del malvagio maschio assalitore e della perfetta, innocente donna vittima viene diffuso come vangelo. La discussione è nazionale. La collera e il dolore, palpabili. Solo quando verremo a patti con il fatto che la violenza in ambiente domestico è responsabilità sia di uomini che di donne, potremo mettere fine a questo orribile incubo.

    La violenza in ambiente domestico non è una questione di alternative. Non è colpa dell’uomo o della donna. E’ un problema di condivisione. Sia l’uomo che la donna sono lanciati nella loro danza di distruzione reciproca, nella loro incapacità di intimità e apprezzamento delle differenze. Essi hanno bisogno l’uno dell’altro per perpetuare i drammi personali e collettivi di inganni e tradimenti, e così, deplorevolmente, non possono nemmeno lasciarsi.

    Questa è un’idea molto strana per chi è cresciuto con i film in cui “l’eroe” trionfa sul “malvagio” e salva la dama dal pericolo. Ma per arrestare la piaga della violenza in ambiente domestico, dobbiamo alterare la nostra prospettiva. Fatti:

    · La metà degli omicidi coniugali viene commessa da donne.

    · Il Rapporto Nazionale sulla Violenza in Famiglia del 1985, finanziato dall’Istituto Nazionale di Igiene Mentale e supportato da molti altri rapporti, rivelò che donne e uomini abusano gli uni degli altri quasi in numero approssimativamente uguale.

    · Le mogli hanno dichiarato di essere più spesso gli aggressori. L’uso di armi per superare lo svantaggio fisico, non rientrava solo nel bisogno di difendersi.

    · Mentre attualmente 1,8 milioni di donne hanno subito una o più aggressioni da parte del marito o del fidanzato, 2 milioni di uomini sono stati aggrediti dalla moglie o dalla fidanzata, secondo uno studio sulla violenza nelle famiglie americane pubblicato nel Journal of Marriage and Family. Questo studio ha rivelato anche che il 54% delle violenze definite “gravi” sono attribuite a donne.

    · Il Journal for the National Association for Social Workers rilevò nel 1986 che tra i teenager che escono assieme, le ragazze erano violente più di frequente dei ragazzi.

    · Le madri abusano dei loro figli in una percentuale che è circa il doppio rispetto ai padri, secondo le agenzie statali di protezione dell’infanzia monitorate dalla Children’s Rights Coalition.

    · A causa dei pregiudizi sugli uomini che si lasciano picchiare dalle donne, le donne che denunciano gli abusi subiti alle autorità sono 9 volte più degli uomini.

    Nel 1988, R.L.McNeely, un professore della School of Social Welfare dell’Università del Wisconsin, pubblicò “”The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue” rivelando ancora una volta il livello di violenza contro gli uomini da parte delle donne. Tali fatti, comunque, sono “politicamente scorretti”. Anche 10 anni prima, Susan Steinmetz, direttrice del Family Research Institute all’Università dell’Indiana ricevette minacce di danni ai propri figli da parte di gruppi femminili radicali dopo aver pubblicato “The Battered Husband Syndrome”.

    Perché noi, come cultura, siamo restii a svelare la responsabilità delle donne nelle violenze in ambiente domestico? Perché ci aggrappiamo all’immagine pura e verginale della “damigella in pericolo”? Se fossimo sinceri riguardo al cambiamento, dovremmo riconoscere la verità: le donne sono parte integrante della violenza in ambiente domestico. Il movimento femminista reclama eguali diritti per le donne. Se è così, allora le donne dovrebbero assumersi la responsabilità per il loro comportamento e il loro contributo alla violenza in ambiente domestico. Altrimenti resteremmo in una situazione distorta che annebbia la verità. Solo la verità ci mostrerà la via d’uscita dall’epidemia di violenza che sta distruggendo le nostre famiglie e la nostra nazione.” (fine della citazione)

    Vuoi: Altre copie di questo rapporto – Altri rapporti e articoli sulla famiglia – Citazioni per ricerche e studi – risposte via e-mail da parte di giudici, procuratori, avvocati, riviste giuridiche, editori di pagine

  • WONGA

    Posto anche questo studio,ma ritengo che non si possa continuare la discussione su questo piano,di materiale ce n’è a bizzeffe ma non è questo il fulcro della questione,ritengo che se ho lanciato la prima pietra contro il politically correct non me ne posso di certo pentire,è dinanzi all’incapacità di porsi in maniera radicalmente autonoma dinanzi a queste categorie di pensiero che io gemo…”che sconforto”.Poi la crescita zero ”controllo delle nascite” tra poco l’Europa non esisterà più se è questo che volete,ve la vedrete coi vostri amici islamici che a differenza dei maschietti europei tanto teneri non sono.E’ un problema vostro,svegliaaaa!!!!!!!!Poi mi chiedi cosa c’entra…Io personalmente credo nella civiltà occidentale che dà dignità alla donna e che non è da confondere con la merdaccia consumista-multiculturalista-femminista americana.Chi vi ha dato la dignità è stata la civiltà occidentale,fatta di uomini.E’ una balla quella delle lotte femministe.L’emancipazione della donna è un processo graduale che è iniziato con i versi di Dante ”così gentile e onesta pare” ed è culminato con la costituzione del ’48 che sancisce pari dignità.Il sessantotto è STATA una rivoluzione FINTA,NON AVETE CONQUISTATO NULLA CON ESSO CHE NON ERA GIà STATO CONQUISTATO,IL SESSANTOTTO VI HA TRASFORMATO(NON TUTTE PER FORTUNA)IN DELLE MISANDRICHE INFELICI,E COSA PIU’ GRAVE HA DISTRUTTO LA FAMIGLIA.E’ STOLTO PENSARE CHE QUESTE COSE LE DICO CONTRO LE DONNE…PERCHE’ PARADOSSALMENENTE LE DICO PER VOI…MA SE VOLETE FARE ORECCHIE DA MERCANTE,TRINCERATE PURE NELLE VOSTRE STATISTICHE FALSE E NEI VOSTRI SLOGAN,L’ISLAM E’ ALLE PORTE…

    Una verità diversa
    “Le donne sono almeno altrettanto violente degli uomini, ma l´evidenza viene soppressa o ignorata”

    ——————————————————————————–

    di Melanie Philips The Sunday Times, 24 October 1999 News Review

    Traduzione di C. Tomaselli

    Citate il femminismo alla maggior parte della gente ed avrete una reazione probabilmente di indifferenza vagamente annoiata. Alcuni uomini possono sentirsi irritati dalla retorica femminista; alcune donne possono ritenere i loro scopi un po´ esagerati. Ma la misura nella quale il femminismo nella sua versione più estrema si è coinvolto con le istituzioni e la cultura britannica non è stata ancora compresa.

    Il femminismo è divenuto l´ortodossia immodificabile anche nelle istituzioni apparentemente più conservatrici, e condiziona l´intero programma di politica interna. Tuttavia questa ortodossia non è basata su concetti di correttezza o giustizia o solidarietà sociale.

    È basata sull´ostilità nei confronti degli uomini.

    L´idea che gli uomini opprimano le donne, le quali pertanto hanno ogni interesse ad evitare la trappola matrimoniale e devono raggiungere l´indipendenza dagli uomini ad ogni costo, può colpire molti in quanto sembra che abbia poco a che fare con la vita di ogni giorno. Tuttavia questo è il principio inspiratore dietro l´attività politica in campo sociale, economico e legale.

    Alla base di questa dottrina, comunque, c´è un assunto ancora più profondo. L´oppressione maschile delle donne è resa possibile solo dal fatto che gli uomini sono intrinsecamente predatori e violenti, e mettono a rischio donne e bambini con la violenza e l´attacco. Gli uomini sono perciò il nemico, non solo delle donne ma dell´umanità, l´oggetto adeguato di paura e disprezzo.

    Questo assunto è presente nel pensiero femminista come un dato. “La maggior parte della violenza, dei crimini … non è commesso dagli esseri umani in generale. È commesso dagli uomini,” scrive Jill Tweedie.

    Marilyn French afferma che gli uomini usano la violenza sia per minacciare e controllare, sia per ferire fisicamente:”finché alcuni uomini useranno la forza fisica per soggiogare le femmine, tutti gli altri uomini non ne avranno bisogno. Il sapere che alcuni uomini lo fanno basta per intimorire tutte le donne”.

    Inoltre è il matrimonio e la vita familiare che espongono le donne alla violenza maschile. Gloria Steinem afferma che “il patriarcato esige la violenza o la minaccia subliminale della violenza per mantenersi … la situazione più a rischio per una donna non è un uomo sconosciuto per strada, o anche un nemico in guerra, ma un marito o un amante nell´isolamento della loro propria casa”.

    Tutto questo è stato sufficiente per rivoltare lo stomaco di alcune femministe, soprattutto di quelle che amano i loro mariti o figli. La romanziera Maggie Gee ha detto che una volta credeva che la guerra dei sessi fosse eccitante, ma è arrivata alla conclusione che questa è andata troppo lontano. “Le donne stanno abbandonando le loro relazioni troppo rapidamente. Poiché vivo con un uomo che amo molto, ritengo che tutte le generalizzazioni sugli uomini non siano vere”.

    Queste generalizzazioni, comunque, adesso sono il materiale della politica pubblica. La violenza maschile contro le donne, ha detto il governo nel Giugno del 1999, non deve più essere “scopata sotto il tappeto”. Virtualmente nessuno discute la premessa che gli uomini sono invariabilmente carnefici e le donne sempre le loro vittime.

    Non c´è dubbio che alcuni uomini sono violenti nei confronti delle donne; la prova delle lesioni alle donne è abbastanza concreta. Comunque questo è solo un lato della storia. C´è un altro lato: l´estensione della violenza delle donne contro gli uomini e i bambini. Quella è, tuttavia, una storia che quasi ogni organismo ufficiale in Inghilterra e America ha completamente soppresso.

    Attualmente ci sono dozzine di studi che mostrano che le donne sono tanto violente nei confronti dei loro compagni, se non di più, degli uomini. Al contrario di molte ricerche femministe, questi studi chiedono sia agli uomini che alle donne se abbiano mai ricevuto violenze dai loro partners. Essi sono perciò non solo molto più equilibrati degli studi che indagano solo sulla violenza contro le donne, ma sono indicatori più affidabili rispetto alle statistiche ufficiali che possono essere distorte da fattori che influenzano le percentuali riportate – in quanto le donne tendono a usare la violenza come uno strumento per ottenere la custodia (dei figli ndt), per esempio, o gli uomini sono troppo confusi o imbarazzati per affermare che hanno subito violenza.

    Molta gente probabilmente è stupita o scettica circa le conclusioni tratte da queste indagini. L´idea che le donne siano tanto violente quanto gli uomini non è intuitiva o semplicemente difficile da credere. Perciò è importante fornire un´idea dello scopo e del significato di queste ricerche….

    Uno studio inglese del 1994 di Michelle Carrado e altri, per esempio, intervistò 1.800 uomini e donne con compagni eterosessuali. Circa l´11% degli uomini ma solo il 5% delle donne disse che il loro partner attuale aveva commesso atti di violenza nei loro confronti, da spinte, a pugni a pugnalate. Il cinque per cento di uomini sposati o conviventi ha riportato due o più episodi di violenza contro di loro nella loro attuale relazione, comparato a solo l´1% delle donne. Un ulteriore 10% degli uomini ma 11% di donne disse che loro avevano commesso uno di questi atti vilenti.

    Studio dopo studio si dimostra che le donne non sono solo violente nell´autodifesa ma feriscono per prime in circa metà di tutti i conflitti. I sociologi americani Murray Straus e Richard Gelles hanno riportato da due grandi indagini nazionali che mariti e mogli sono assaliti ciascuno dall´altro circa nella stessa percentuale, con le donne che commettono atti di violenza più piccoli con più frequenza. Altrove essi hanno trovato che le mogli erano pi gravemente violente che i mariti nei confronti del consorte.

    Inoltre, c´è attualmente una considerevole evidenza che le donne iniziano una violenza grave con più frequenza degli uomini. Una indagine di 1.037 giovani adulti nati tra il 1972 e il 1973 a Dunedin, in Nuova Zelanda, ha trovato che il 18.6% delle giovani donne ha detto che ha commesso una grave violenza fisica nei confronti del proprio partner, in confronto al 5.7% dei giovani uomini. Tre volte più donne che uomini hanno detto di aver preso a calci o morso il proprio partner, o di averlo colpito con i loro pugni o un oggetto.

    Ad ogni modo, l´idea che le donne non sono mai le istigatrici della violenza è demolita dalle prove circa le lesbiche. Claire Renzetti ha trovato che la violenza nelle relazioni tra lesbiche avviene circa con la stessa frequenza che nelle coppie eterosessuali. Le lesbiche manesche mostrano una terrificante ingenuità nella loro selezione delle tattiche lesive, adattando spesso l´abuso alla specifica vulnerabilità della loro partner.”Questo abuso può essere estremamente violento, con donne morse, prese a calci, gettate dalle scale e assalite con mezzi quali pistole, coltelli, fruste e bottiglie rotte.

    È vero che molte donne vittime di violenze vengono assalite in casa. Tuttavia l´Indagine sul Crimine in Inghilterra del 1996 riferisce che circa un terzo delle vittime delle violenze domestiche sono uomini, e circa la metà di queste vittime maschili sono attaccate da donne. Inoltre, se una donna inizia uno scontro fisico con un uomo, anche un piccolo schiaffo può provocare una rappresaglia, con conseguenze molto peggiori. Le donne che uccidono i loro mariti violenti possono essere trattate con clemenza perché sono state provocate; ma agli uomini che sono violenti contro le donne non viene mai garantita la stessa comprensione. La provocazione, sembra, è un argomento femminista.

    Inoltre, data la maggior forza degli uomini, è particolarmente notevole che così tante donne inizino la violenza contro di loro. Il fatto è che gli uomini si trattengono. Lo psicologo John Archer ha notato che, tra studentesse di college, il 29% ammette di aver iniziato un attacco contro un compagno maschio. Di queste donne, la metà dice che non ha paura della rappresaglia o, poiché gli uomini possono facilmente difendersi, esse non sentono la loro propria aggressione fisica come un problema. In altre parole, anziché assumere che gli uomini sono violenti, le donne danno la non aggressione degli uomini per scontata.

    Archer giunge all´osservazione dell´apparente autocontrollo mostrato da molti uomini nelle culture occidentali. “Noi potremmo pensare che in qualche misura una forte norma maschile di non colpire le donne abilita le donne ad iniziare una aggressione fisica che altrimenti non sarebbe avvenuta” scrive. L´aggressione maschile, suggerisce, è una specie di valore base associato alle strutture patriarcali.

    Quando queste sono calpestate, come lo sono state da parte dei moderni valori secolari liberali e dall´emancipazione delle donne, l´aggressione femminile aumenta. “Questi valori avranno maggiore impatto in una relazione che può essere terminata dalla donna a poco costo, e dove la percentuale di aggressione maschile è bassa. “Noi possiamo pensare che questo rappresenti specifiche condizioni di un più generale insieme di circostanze che implicano un cambiamento relativo nel rapporto di potere tra uomini e donne”.

    In altre parole, poiché le donne sono divenute indipendenti dagli uomini, essi sono divenuti ancora più violenti verso di loro – perché gli uomini sono divenuti non necessari. Questa spiacevole conclusione comunque è stata completamente trascurata in una cultura che considera l´infamia una prerogativa del maschio.

    A grande sorpresa di tutti, il Ministero dell´Interno ha prodotto recentemente le proprie prove che la violenza domestica non è una malattia maschile. Nel Gennaio 1999 ha riportato che il 4.2% delle donne e il 4.2% degli uomini tra i 16 e i 59 anni ha affermato di essere stato attaccato fisicamente da un partner attuale o precedente negli ultimi anni. Le donne separate erano le vittime più frequenti, con il 22% assalito almeno una volta nel 1995.

    La reazione pubblica alla ricerca del Ministero dell´Interno fu un silenzio quasi completo. Subito dopo la sua pubblicazione, il Segretario dell´Interno aprì una corte per la violenza domestica in Leeds che fu istituita sull´assunto esplicito che solo gli uomini erano violenti.

    Nel Giugno di questo anno, il comitato delle donne del Consiglio dei Ministri lanciò una campagna per “cambiare la cultura” che presentava la violenza domestica quasi esclusivamente come un problema di criminalità maschile. Si adoperò per omettere un altro fatto sottovalutato: che la maggior parte dei crimini contro i bambini sono commessi dalle loro madri, non dai loro padri. Uno studio della Società Nazionale per la Prevenzione della Crudeltà sui Bambini rivelò alcuni anni fa che le madri naturali, non i padri, sono più spesso le responsabili di ingiurie fisiche, abusi emozionali e negligenze. Questo non è particolarmente sorprendente, poiché in genere le madri hanno molti più contatti quotidiani dei padri con i loro bambini. Ci fu tuttavia un´altra sorprendente omissione: il materiale del comitato delle donne non faceva differenze tra coppie che erano sposate e persone che convivevano o erano amanti irregolari.

    Esso pertanto ometteva un fatto chiave: che il rischio di violenza aumentava significativamente nelle coppie non sposate. Lo stesso studio dell´Ufficio dell´Interno osservò che la separazione coniugale era un “fattore chiave di rischio”. Solo 12.6 su 1.000 donne sposate erano vittime di violenza, comparate con 43.9 su 1.000 delle donne non sposate e 66.5 su 1.000 divorziate o separate. Quando i mariti vengono sostituiti da compagni e amanti, perciò, la violenza contro le donne aumenta. Il matrimonio è un forte fattore di sicurezza per le donne.

    Tuttavia questo non viene detto. Invece l´idea opposta viene incoraggiata, cioè che la violenza contro le donne tipicamente ha luogo nel matrimonio. Nel Novembre 1998, il comitato delle donne annunciò una nuova iniziativa. I bambini venivano invitati a riportare le violenze contro le madri e le sorelle . Non ci fu alcuna menzione della violenza contro i padri. Invece un´inserzione televisiva mostrava un marito che rimproverava la moglie quando questa gli diceva che la cena avrebbe tardato. Questa era la violenza. Questo era seguito da un numero di linea diretta per i bambini affinché chiamassero nel caso che una donna nella loro casa fosse stata maltrattata.

    Questo scenario immaginario illumina alcuni concetti interessanti dei funzionari e agenti civili. È divenuto normale, sembra, per i bambini rivolgersi ai maestri o alle linee dirette semplicemente perché i loro padri gridano alle loro madri. Gridare viene oggi classificato come violenza domestica. Se le cose stanno così, allora la violenza avviene con una frequenza enorme nelle famiglie. Ma le donne non gridano mai ai loro mariti?

    C´era un altro aspetto di questo annuncio da notare. Esso descriveva una famiglia nucleare della classe media “Oxo”. Il concetto dietro questo, secondo l´allora ministro dell´Ufficio Scozzese Helen Liddel, era che “l´abuso domestico non conosce confini a classi sociali o gruppi sociali”. Comunque. Non solo questo scenario non era violenza, ma la famiglia nucleare è il gruppo a minor probabilità di abuso delle donne o dei bambini. Non era casuale, comunque, che fosse scelto proprio quello. La famiglia sposata nucleare doveva essere demitizzata perché si dice che sia il veicolo per l´oppressione della donna.

    Il risultato di tutto questo è che adesso è generalmente accettato che la violenza è intrinsecamente maschile. Questo è un quadro gravemente distorto. È vero che molti dei crimini denunciati è commesso dagli uomini. Ma da questo non segue che, comunque, la maggior parte degli uomini commette crimini. Tuttavia questa è la falsa conclusione che è stata tratta, come risultato della soppressione o distorsione dei fatti circa la violenza così come del messaggio che viene costantemente propagandato che la violenza è un problema della mascolinità. L´evidenza suggerisce che dovrebbe essere tratta una conclusione molto diversa. E cioè che sicuramente sia le donne che gli uomini sono capaci di violenza, ma che gli uomini violenti, come le donne violente, non sono rappresentativi del loro sesso.

    Copyright 1999 – Estratto da The Sex Change Society: Feminised Britain and the Neutered Male, Di Melanie Philips

  • albertgast

    Daccordo sulle statistiche, ma fosse anche 1 donna su 1000 a subire molestie non sarebbe una di troppo lo stesso?
    Cmq se vuoi divertirti a vedere cosa succede qui in Italia puoi andare sul sito dell’Istat o su quello dei carabinieri.
    Se è vero quello che hai riportato nel tuo post, penso che in America stiano proprio messi male.
    Ma penso anche che qui da noi non sia affatto così, basta ascoltare un telegiornale.
    Ci sono poi le esperienze dirette. Chi, come me, le ha vissute sulla propria pelle non può sentirle minimizzare, semplicemente NON PUO’.
    Non me ne importa niente delle statistiche, dei cervelloni, del politically correct o meno, della destra e della sinistra.
    Oggi hanno arrestato il consulente di Alemanno per la famiglia, un prete, per pedofilia.
    Non credo che fosse un buonista di sinistra.
    Per quanto mi riguarda manderei tutti i violenti in galera e butterei la chiave.
    Infine mi sembra che siamo andati davvero fuori tema.
    Si parlava di sovrappopolazione mondiale e di scarsità delle risorse.

    p.s. la Famiglia non è quella dove il maschio va a lavorare e la femmina gli fa da serva e mette al mondo i suoi figli “ma basta che stia zitta”
    L FAMIGLIA è quella dove due persone hanno un progetto comune, costruiscono qualcosa assieme, crescono i loro figli e soprattutto si rispettano.
    Secondo me.

  • Lif-EuroHolocaust

    Dici bene: il tema è la sovrappopolazione mondiale, ma in rapporto al volere delle donne. Prima hai detto che c’entra l’immigrazione? Negli USA sta aumentando la poligamia, e non per colpa dei mormoni, ma degli immigrati islamici. Come pensi di controllare la natalità in Europa o in America (e rendere le donne protagoniste) senza controllare chi circola nei nostri territori e senza iniziare delle campagne di sensibilizzazione nelle terre altrui?

  • WONGA

    So che gli stupratori esistono,ma non trovo giusto che per colpa di pochi venga criminalizzato l’intero genere maschile,tanto più che il concetto di violenza sessuale grazie a questo folle femminismo moderno è diventato sempre più labile,posto un articolo semplicemente agghiacciante,orwelliano:un giovane condannato per aver semplicemente ”guardato”(a dire della diretta interessata perhè non vi sono altri testimoni) una signora per altro non più tanto giovane:’Aiuto, quell’uomo mi guarda sul treno’
    Condannato a dieci giorni di prigione
    Sul regionale Lecco-Sondrio una signora di 55 anni, infastidita dallo sguardo di un passeggero trentenne, non protesta ma denuncia alla polfer. Il giudice condanna, pena sospesa per indulto Commenta

    LECCO, 17 aprile 2008 – Il suo avvocato giura che lui quella donna la guardava per caso, solo perché era seduta davanti a lui sul treno. Lui magari aveva anche tentato di ammaliarla con lo sguardo, sognando chissà quale liason, o forse si era solo ‘incantato’ con gli occhi persi davanti a sè.

    Di certo non si sarebbe mai aspettato di essere denunciato e poi condannato – dieci giorni di carcere e 40 euro di multa, il tutto però cancellato dall’indulto – per quel muto quanto insistente sguardo.

    E’ successo tre anni fa sul treno regionale Lecco-Sondrio, protagonisti il condannato – poco piu’ che trentenne – e una signora di 55 anni. Non era la prima volta che la guardava – racconta la donna – visto che il giorno prima si era seduto sempre vicino a lei, e addirittura le aveva fatto spostare il cappotto. Per la precisione si era seduto ‘un po’ troppo vicino’, per i gusti di lei.

    Insomma, neppure uno scambio di parole tra i due, lui non aveva fatto il pappagallo, non l’aveva corteggiata, non le aveva fatto complimenti. Ma per lei quello sguardo era stato comunque troppo audace, inopportuno, fastidioso. E scesa dal treno si era rivolta a un agente della polfer denunciando l’occhiataccia.

    Ora, tre anni dopo, il caso e’ approdato davanti al giudice Paolo Salvatore e l’imputato e’ stato condannato. La difesa ha annunciato appello.P.s. io non sono violento ma credo che dopo un evento del genere potrei diventarlo,nei confronti della signora in questione e del folle giudice.Ma in tal caso chi è la vittima e chi il colpevole?Riconosci in ciò dei tratti di follia?Ti senti più sicura sapendo che ora sono puniti anche gli sguardi degli uomini?Direi di no.Come ho già detto il femminismo sessantottardo e contemporaneo non ha dato nulla alle donne,ma ha soltanto tentato di far passare gli uomini,tutti gli uomini anche il più innocente come bestie fameliche.E io non ci sto.

  • Drachen

    c’entra. se leggi bene, se non vuoi leggere è affar tuo.

    – i maschi vivono con mamma, appunto, e non con papà. primo problema.
    dersponsabilizzazione dei padri e monopolio materno son uno dei prb + gravi.

    – noi in compenso con tutta la ns. libertà di fare quello che vogliamo siamo più infelici degli indiani. l’assioma libertà=felicità è un falso.

    – nessuno ha parlato di donne afgane. ma invece di portare la ns. libertà agli altri, nessuno si è mai chiesto se gli altri la vogliono?

    – le statistiche sulle violenze domestiche vanno prima lette, poi va usato il cervello per capirle. ti accorgerai che il mondo è un tantino diverso da come ti vien dipinto e che anche molti maschi subiscono dalle donne violenze domestiche. guarda un pò.

    – l’esaurimento delle risorve indovina da dove deriva? dal sistema industriale di produzione-consumo che è tipico di una matrice egualitaria, modernista e femminista. il voler rendere tutti consumatori, tutti liberi di fare, donne uguali a uomini, bambini uguali ad adulti, ecc.

    – la donna si considera vittima a prescindere, vero? ecco perchè il diritto di critica al genere femminile è tabù. “non dovremmo criticarle” : lo hai detto tu.
    nemmeno il Papa gode di tanta intoccabilità.

    – l’ultimo commento è il tipico ragionamento emotivo che però non si attiene ai fatti. due bimbi malaticci e ricchi che sopravvivono non fanno
    il bene dell’umanità. ma se cominciassimo a dare meno risorse per ogni figlio, questi crescerebbero più forti.
    si chiama selezione naturale, non so se la conosci….

  • WONGA

    Questa una lettera che fu inviata a Blondet,che esplica bene la situazione,se tu albertgast,ti domandi il perchè di questa ”levata di scudi” contro il femminismo,leggiti questo è capirai perchè abbiamo il dente avvelenato:Carissimo Direttore,

    Le racconto ora la mia separazione perchè a me sembra di una ingiustizia abnorme e ne voglio dare la massima evidenza e pubblicità in tutti i modi.
    Io e mia moglie abbiamo avuto fin dall’inizio un rapporto conflittuale lei era stata in casa accudita dai genitori fino all’età di 36 anni (non riusciva a prendersi nemmeno una maglietta senza la madre) aveva un carattere fobico e ansioso e spesso diventava collerica sbatteva la porta di casa scappava scendeva dalla macchina ti mollava in mezzo alla strada e il tutto per futili motivo o ansie.
    Lei stava nel nord Italia io a Roma abbiamo avuto un lungo fidanzamento poi io ho messo i paletti: o ci sposiamo o la nostra relazione finisce.
    Lei mi sposa con un ni più che con un si ma una sposa si sa non è mai infelice nei giorni del matrimonio e della luna di miele. Poi invece quando si è trasferita a Roma ha incominciato ad accusarmi di averla allontanata dalla sua famiglia, di averla portata a vivere in mezzo allo smog, era infelice molto più di prima e io rincorrevo la sua felicità come una prova d’amore che non avevo completamente ricevuto col matrimonio quasi forzato. I primi sassolini del risentimento mi entravano dentro ma io aspettavo che qualcosa cambiasse che dopo le paure arrivassero le frasi ti amo etc etc. Nulla di tutto ciò! a maggio del 2004 nasce nostro figlio e comincia a dirmi che io ero un fallito perchè non avevo dato una stanza a mio figlio (la casa di mia proprietà era stata comprata quando ero single e pertanto era di circa 50 mq ma nel centro storico di Roma) che Lorenzo era sfortunato perchè non aveva un giardino che io guadagnavo poco e che dovevo chiudere la mia attività di dottore commercialista. Tutte offese che mi ferivano terribilmente ma che sopportavo perchè mi rendevo conto che lei non capiva la realtà. Presto la situazione comincia a precipitare io inizio a fargli notare i suoi comportamenti e lei mi risponde in modo sempre più aggressivo prima verbalmente e poi anche con schiaffi pugni e lanci di oggetti. Non era dolce ne con me ne con il bambino. Si infastidiva se il bambino giocava con i suoi capelli se la toccava quando era stanca si arrabbiava perchè non dormiva la notte. Più passava il tempo più le cose peggioravano, a ottobre del 2005 mi arriva una telefonata di un avvvocato a cui si era rivolta per chiedere la separazione. Quindi visto che ormai le cose stavano per diventare irreversibili gli proposi a fine 2005 di mettere fine a tutto ciò e di rivologersi ad uno psicologo ma lei mi rispose che ero io ad avere bisogno dello psicologo.
    I mesi successivi segnarano un crollo del rapporto una incomunicabilità totale io volevo mettere pace lei distruggere in qualsiasi modo (mi diceva che io ero il suo cancro e che sarebbe stata bene solo se mi avesse estirpato). A maggio del 2006 mi arriva la raccomandata con la richiesta di separazione io tento di prendere tempo chiedo di rivolgermi allo psicologo lei si rifiuta ne contatto 4 ma lei dice sempre di no.
    La separazione diventa quindi inevitabile lei mi chiede la casa (di mia proprietà) e 500 euro più una visitazione del figlio illogica (voleva che non tenessi il bambino la notte con me). Non accetto e andiamo in giudiziale lei ormai stava producendo falsità su falsità sulle cause della separazione e sui problemi nostri negava tutto era terrorizzata che gli potessero addebitare qualcosa suppongo. Io decido quindi di acquistarmi un registratore e registrare quanto avveniva in casa. In realtà poi registro molto poco rispetto a quello che avveniva ed in particolare registro una sera in cui il bambino gridava che voleva stare con me e che lei non me lo voleva dare il bambino era andato nel panico e disse che aveva paura della mamma. Successivamente in data 6 gennaio 2008 un’altra lite per futili motivi: mi spruzza il cif ammoniacal in faccia e si appende a peso morto sul collo vado in ospedale e mi refertano l’aggressione. In data 24 gennaio vengo a sapere che il giudice ha emesso il provvedimento d’urgenza e che mi ordina di andarmene per il 1 febbraio 2008 e di versare un assegno per il figlio di 450 euro mensili. La sera del 31 gennaio prende il registratore dalla mia giacca io sento vado vicino glielo tolgo e lei mi aggredisce ancora per 4 ore gli ultimi 10 minuti dell’aggressione li ho registrati e si sente il bambino che grida lascia stare papà hai rotto il pigiama a papà, papà ti esce sangue dal braccio e lei che dice dammi le registrazioni o domani esci di casa. Per questi fatti l’ho querelata.
    Il mio avvocato fa reclamo alla corte d’appello producendo i referti medici le registrazioni e la querela lei viene a sapere questo e fa una contro querela ritorsiva dichiarando ancora una volta un cumulo di menzogne ma grazie a questa querela riesce a far intervenire la Polizia la quale mi butta fuori di casa mia il giorno 16 aprile 2008.
    L’altro ieri la Corte d’Appello ha emesso il proovvedimento e sentite sentite cosa è stata capace di dire.
    Le registrazioni sono normali disquisizioni fra coniugi su diversi metodi educativi in cui non rileva il rapporto madre figlio. Piuttosto il comportamento del padre (IO) che registra dimostra “una particolare psicologia che va approfondita nel merito”.
    Poi esamina la questione dell’assegno. Il mio avvocato sosteneva che dandogli la casa gli davo un assegno mensile di 1.400 euro pari all’affitto di mercato stimato da tecnocasa. Lei guadagna più di me io 1500 mensili lei 2400 lei vuole la separazione io no. La Corte risponde dicendo che l’assegno di 450 euro è congruo perchè è “assolutamente inverosimile che un dottore commercialista guadagni così poco”. Insomma il Giudice novello finanziere ha stabilitò che la mia dichiarazione dei redditi è falsa e che io sono un evasore nulla dice poi sul godimento della casa.
    Come mi sento si potrebbe dire cornuto e mazziato. Sulla casa e sul mio reddito ho ricevuto continue offese e sono state i primi motivi di crisi del rapporto ma in sede giudiziaria sono stato tratto come un professionista rampante.
    Rigettato il reclamo mi becco anche la condanna alle spese.

    Cordiali saluti

  • icemark

    Dal rapporto sulla sicurezza 2006, fonte Polizia di Stato:

    Le violenze fisiche sono state commesse dal partner nel 62,4% dei casi, le violenze sessuali, senza considerare la molestia, nel 68,3% dei casi e gli stupri nel 69,7% dei casi. I partner sono dunque responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica e delle forme più gravi di violenza sessuale.

    Ci vorrebbero più norvegi in Italia, o più immigrati in Italia, comunque meno italiani…

    Tornando a noi concordo con:
    quarantenni sole e “maschilizzate”;
    uomini sempre più “femminili”, basta guardare i ragazzi;
    meglio campare meno ma meglio.

    Non dico che le donne devono portare il velo ed essere sottomesse agli uomini, ma neanche prendere a “modello” i peggiori comportamenti degli uomini! La virtù sta nel mezzo, ovvio!