DI PINO CABRAS
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Gli hanno dato molti nomi: ciclone, Cleopatra, uragano, bomba d'acqua. La
mia terra gli ha dato un tributo di vite umane. Il presidente della
regione Ugo Cappellacci, pronto ad aggiornare l'elenco di piaghe
descritte nel Libro dell'Esodo, gli ha dato la definizione di "piena
millenaria". La tempesta che ha rovesciato sui suoli sardi sei mesi
d'acqua in appena mezza giornata ha saputo guadagnarsi così il primo
posto nella borsa mediatica delle catastrofi, in Italia e nel mondo,
prima di essere inevitabilmente sostituita da altre notizie.
I
lutti e i danni, tuttavia, non sono tutti dovuti al meteo cinico e
baro. Questa devastazione deriva da un equivoco di fondo che la
Sardegna di oggi e l'Italia sin dai tempi del Vajont si portano
dietro: avere un suolo prevalentemente montagnoso e collinare, ma
percepirsi come un paese di pianura, dove la pianura ha dimenticato
per sempre tutta quella inutile materia fangosa e "prevalente" che sta a monte.
Olbia alla fine della seconda guerra mondiale era un borgo di diecimila abitanti, oggi ne ha sei volte di più. E dove ha fatto il nido tutta questa gente nuova? Lo ha fatto là dove volevano gli speculatori e dove la portava la corrente dell'abusivismo: dove un tempo c'erano stagni e dove scorrevano magri torrenti.
maxbn 21 novembre 2013
al sud è peggio. Se hai sentito il pentito Schiavone sulla questione rifiuti hai compreso anche che dal 1997 lo Stato sapeva tutto. Nessuno ha mosso un dito anzi sulla vicenda è calato il segreto di stato: quindi unisci con un bel tratto gli insiemi POLITICA->MALAFFARE-> e anche MAGISTRATURA ed hai un quadro della situazione.
Quindi, come pubblicò una ditta di pompe funebri in un manifesto pubblicitario : "comunque, lunga vita a tutti!