L'AFFARE VERGOGNOSO E LA PERVERSIONE ETICA

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DI SHERIF EL SABAJE

Salemelik

Leggo ora sul forum di Magdi Allam un messaggio in cui "l'Esperto" che si è basato su Gente e sulle divinazioni astrologiche per scrivere la biografia di Saddam Hussein afferma che il processo al dittatore è stato "un processo regolare e pubblico, con un collegio di avvocati della difesa di cui hanno fatto parte legali da tutto il mondo, celebrato sulla base della legge irachena vigente". Evidentemente Allam non è ben informato, o fa finta di non esserlo. Non c'è stato nulla di regolare in quel processo e Amnesty International l'ha definito, giustamente, un "affare vergognoso". O forse le denunce di Amnesty vanno bene solo quando mettono sotto i riflettori la violazione dei diritti umani in paesi ostili agli Stati Uniti? Gli stessi avvocati, e ho avuto l'opportunità di parlare con uno di loro, si sono lamentati delle procedure inique a cui sono stati sottoposti. Quanto alla "Legge irachena vigente" in base alla quale Saddam sarebbe stato giudicato, credo che Allam debba aggiornarsi: il tribunale incaricato di giudicare l'Ex-presidente è stato istituito dal Consiglio Provvisorio Iracheno che a sua volta è stato istituito dall’Autorità provvisoria della coalizione che amministra(va) l'Iraq in veste di forza occupante, un potere conquistato con la forza violando sia la Carta delle Nazioni Unite, sia il diritto internazionale e assolutamente non "ripulito" dalle successive risoluzione ONU. Lo Statuto in questione ha introdotto, accanto alla legislazione penale irachena, una grande quantità di figure di reato (relativi ai crimini di genocidio, ai crimini contro l'umanità e ai crimini di guerra) una parte dei quali non erano previste dalla legislazione penale irachena (che Allam invece tira in ballo): furono introdotte proprio per incriminare e condannare l'ex-dittatore e i suoi collaboratori. Nonostante presenti in modo evidente le impronte normative della cultura giuridica occidentale, lo Statuto viola alcuni principi fondamentali praticati e adottati dallo Statuto della Corte penale internazionale dell'Aja (su cui non mi dilungo in questa sede) e autorizza i giudici del Tribunale, tutte le volte in cui un crimine non trovi alcuna corrispondenza nell'ordinamento penale iracheno, a determinare per proprio conto l'entità della pena. Viene quindi concesso ai giudici un vero e proprio potere normativo, sostanzialmente insindacabile e, come tale, illegittimo. Per dirla in due parole: il tribunale e la stessa legge in base alla quale Saddam è stato giudicato non avevano nulla di "iracheno".

Commenti (5)

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    1. Ciglio 6 novembre 2006

      esatto. chi aveva usato le armi atomiche e raso al suolo le città europee si permetteva anche di processare ed umiliare i capi delle fiere nazioni sconfitte.

      oggi che gli usraeliani hanno già sterminato 600.000 iracheni, vogliono giudicare anche il soldato politico saddam.

      onore a saddam hussein e alla resistanza armata conto l'invasore giudeo-americano.

    1. robym_67 6 novembre 2006

      Sono pienamente d'accordo con chi critica l'ipocrisia manifesta dell'Europa; ritengo che sia di una gravità intollerabile, e mi aggiungo a chi si vergogna di essere europeo. Ma di fatto, ritengo che se ognuno di noi agisce in modo da evitare, per quanto possibile, questo comportamento, forse potremo sensibilizzare le masse acritiche d'Europa al punto da generare una reazione vera e tangibile, di distanza alle scelte e ai soprusi degli USA. Credo fermamente che la pratica di un comportamento etico sia la miglior forma di far cambiare rotta al mondo, e non importa se sarà tardi, l'importante è agire adesso. Gli italiani che vivono in Italia (io non ci vivo più, non ci riesco, ma cerco di seguire questi principi, nel mio piccolo) devono manifestarsi nel quotidiano. La pena di morte è una cosa di per se inammissibile al giorno d'oggi, e bisogna manifestare una aperta critica agli USA, pacifica ma decisa.

    1. cocis18 6 novembre 2006

      a quando il processo per bush e israele ?

    1. Tao 6 novembre 2006



      Sulla condanna a morte di Saddam vanno fatte due riflessioni. La prima sul fatto politico in sé, la seconda sull’atteggiamento europeo .

      Quanto al primo punto, si tratta di una condanna a orologeria. Legata alla politica interna americana, e in questo caso alle prossime le elezioni che vedono i repubblicani piuttosto messi male. E Bush è particolarmente attento alla manipolazione mediatica dell’elettorato americano. Sempre sotto l’aspetto politico ( o meglio biopolitico) la condanna a morte assume un carattere esemplare: qualsiasi leader che in futuro deciderà di opporsi al nascente impero americano, da oggi sa quel rischia: la disintegrazione fisica. Infine, l’eliminazione di Saddam per impiccagione, è un vero e proprio atto di “definitiva” degradazione simbolica della sua “figura pubblica” (si pensi, per un caso storico analogo, almeno simbolicamente, alla crocifissione degli schiavi ribelli in uso presso i Romani). In particolare, per Saddam che comunque era e resta un militare, l’impiccagione serve a porlo sullo stesso piano di un brigante di strada. O peggio ancora, dell' alleato infedele. Il che ha un significato politico preciso, viste le buone relazioni, prima del 1991, tra l’ex rais e gli Stati Uniti. Ovviamente, la condanna a morte, rischia di trasformare Saddam, almeno per i suoi seguaci, in mitico eroe purissimo. E quindi di essere controproducente sotto l’aspetto della pacificazione nazionale.

      Quanto al secondo punto, come è noto, l’Europa dei 25 ha preso le distanze da americani e inglesi, molto soddisfatti per la condanna alla pena di capitale di Saddam. E qui sorge spontanea una domanda: ma come può l’Europa che invia le sue truppe “postcoloniali”, feroci e armatissime, in tutto il mondo al servizio dell’alleato americano dichiarare, per bocca dei suoi rappresentanti, che la pena di morte sia contraria alla sua etica? Che differenza passa tra un villaggio afghano raso al suolo dai cannoni Nato e l’impiccagione di Saddam? Evidentemente, l’Europa mostra di non poter rinunciare alla sua ipocrisia. Ma con l’ipocrisia non si va lontano. L’ipocrisia è la maschera preferita dei servi impotenti. L’Europa simula buoni sentimenti per apparire diversa da ciò che è per due ragioni. In primo luogo, per farsi benvolere da coloro che ha contribuito a far massacrare: gli iracheni. In secondo luogo, per non inimicarsi gli Stati Uniti. Infatti il rifiuto europeo della pena di morte viene giustificato su basi morali e non politiche. Anche perché il processo a Saddam, secondo i giuristi dell' Unione europea, avrebbe avuto uno svolgimento impeccabile…

      Saddam era certamente un tiranno, Bush ha le sue non meno pesanti responsabilità. Ma questa Europa ipocrita e incapace di gridare al mondo l’ingiustizia politica di una vergognosa condanna a morte, è francamente ripugnante.
      Chi scrive si vergogna di essere europeo. Con questo umanitarismo a buon mercato, l’Europa oggi seppellisce definitivamente la sua indipendenza e trenta secoli di storia.

      Carlo Gambescia
      Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
      6.11.06

    1. sound73 6 novembre 2006

      Un po' come il processo di Norimberga....


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