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L'“AEREO DELLE TORTURE”

Un Gulfstream e un «737» senza insegne.
I prigionieri vengono legati e sottoposti alla somministrazione di sedativi. I servizi Usa e inglesi hanno scelto questo metodo per sottrarsi alle leggi nazionali che vietano violenze sui sospetti

DI MAURIZIO MOLINARI

Oltre trecento voli sui cieli di Europa, Medio Oriente e Asia per trasportare miliziani di Al Qaeda e alti funzionari dell’intelligence. E’ questa la storia del piccolo aereo americano Gulfstream 5 che, secondo le carte entrate in possesso del «Sunday Times» di Londra, viaggia da uno scalo all’altro con insegne coperte e protetto dal più rigido top-secret. La principale missione del velivolo, secondo la ricostruzione pubblicata ieri, sarebbe quella di consegnare i detenuti della guerra al terrorismo a nazioni dove non vigono leggi che impediscono la tortura – come nel caso di Egitto, Siria e Uzbekistan – consentendo quindi di interrogare i miliziani senza rispettare la Convenzione di Ginevra. Il Gulfstream, e un analogo Boeing 737 anch’esso privo di insegne di riconoscimento, sarebbero stati affittati da una società privata dello Stato del Massachusetts e l’analisi dei piani di volo ha portato a ricostruire viaggi fra almeno 49 destinazioni, incluse la base di Guantanamo a Cuba – dove sono detenuti circa 600 sospetti membri di Al Qaeda – altre installazioni militari e scali in Egitto, Siria, Giordania, Iraq, Marocco, Afghanistan, Libia e Uzbekistan.I prigionieri fatti salire a bordo, secondo alcune testimonianze raccolte, verrebbero legati e sottoposti alla somministrazione di sedativi perché a bordo non c’è a disposizione sufficiente spazio per creare uno spazio ad hoc per loro. Fra i sospetti terroristi saliti a bordo del Gulfstream vi sarebbero i due egiziani Ahmed Agiza e Muhammed Zery, espulsi nel 2001 da Stoccolma verso Il Cairo. E anche Muhammad Saad Iqbal, presunto complice indonesiano del terrorista Richard Reid, che tentò di far saltare in aria un velivolo sulla rotta Parigi-Miami grazie all’esplosivo nascosto nelle scarpe. Per prendere in consegna Saad Iqbal, il Gulfstream arrivò fino a Giakarta ma non è chiaro quale sia poi stata la destinazione finale.
Bob Baer, ex agente operativo della Cia in Medio Oriente, ritiene che dietro il piccolo aereo vi sia un’operazione assai più vasta: «Se si vuole interrogare seriamente un prigioniero, la destinazione è la Giordania. Se la scelta è torturarlo, lo si manda in Siria. Se invece l’intenzione è farlo sparire del tutto, non c’è nulla di meglio dell’Egitto».

I servizi americani e britannici, dunque, avrebbero scelto da tempo di spostare i sospetti terroristi in questi Paesi per sottrarsi al rispetto delle leggi nazionali e delle convenzioni internazionali che impediscono di fare ricorso alla tortura. Non è la prima volta che emergono indizi in questa direzione – la Siria fu il primo Paese dopo l’11 settembre ad ammettere di aver detenuto individui sospettati da Washington di complicità con Al Qaeda – ma se ciò fosse vero, Washington e Londra sarebbero responsabili di aggirare la Convenzione di Ginevra grazie al consenso di Paesi disposti ad aiutarli nella lotta al terrorismo.

Il «Sunday Times» aggiunge che agenti americani e britannici sarebbero stati in più occasioni presenti agli interrogatori con torture avvenuti in Paesi terzi e avrebbero poi adoperato le informazioni ottenute per condurre le indagini. In almeno due occasioni il Gulfstream senza insegne ha fatto sosta in Gran Bretagna, anche se ciò non implica che uno o più detenuti siano stati prelevati o consegnati, perché il velivolo sarebbe usato dall’intelligence anche per spostare alti funzionari e agenti in missione. Tanto il governo di Londra che quello di Washington hanno sempre smentito di aver usato la tortura nei confronti dei sospetti terroristi detenuti dall’indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001.

Maurizio Molinari
Fonte:www.lastampa.it
15.11.04

Pubblicato da Davide