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L’acqua è il bottino al quale mirano con l’ALCA

DI DANIEL ALAIN

La frenesia degli Stati Uniti di impadronirsi delle risorse di acqua potabile del resto dell’emisfero si deve al fatto che il livello delle proprie riserve d’acqua (fiumi e laghi ) sono state abusate, inquinate e ipersfruttate, trovandosi così al limite del collasso.

L’acqua è uno dei “bottini” più importanti dell’ALCA (Area del Libero Commercio delle Americhe).

Gli Stati Uniti e le corporazioni transnazionali vogliono, mediante l’integrazione neoliberale dell’emisfero, non solo forzare la privatizzazione delle risorse d’acqua, ma anche alterare i suoi flussi con megaprogetti che gli ecologisti denunciano come demenziali. (Visione Alternativa)
Questi megaprogetti per l’acqua si delineano in tre piani infrastrutturali:

– la North American Water and Power Alliance ( NAWAPA )
– il Plan Puebla Panamá ( PPP ) e
– l’Iniciativa para la Integración de la Infraestructura Regional de Suramérica (IIRSA).

La NAWAPA pretende di deviare le vaste risorse idriche dell’Alaska e dell’ovest del Canada verso gli Stati Uniti.

Il PPP, da parte sua, ha progettato varie opere di infrastrutture al largo dell’istmo meso-americano, che includono lo sfruttamento delle abbondanti riserve di acqua fresca della regione del Petén in Guatemala e del sud del Messico.

L’IIRSA, il più ambizioso dei tre, propone corridoi industriali, enormi progetti idroelettrici ed idrodotti su tutto il continente sudamericano. La frenesia degli Stati Uniti di impadronirsi delle risorse di acqua potabile del resto dell’emisfero si deve al fatto che in quel paese le riserve idriche, i fiumi e i laghi sono stati abusati, inquinati e ipersfruttati trovandosi, così, al limite del collasso.

L’economista messicano Giancarlo Delgado Ramos, ricercatore del Consiglio Latinoamericano di Scienze Sociali, ci fornisce i seguenti dati:

* Le falde idriche della California si stanno asciugando, il fiume Colorado viene “munto“ al massimo e i livelli di acqua della valle di San Joaquin in California sono scesi , in alcune zone, più di 10 metri negli ultimi 50 anni.

*Anche la città di Tucson vive in condizioni disagiate. Dipendendo totalmente dalle falde idriche, ha incrementato i livelli e i ritmi di estrazione nonché il numero dei pozzi – alcuni dei quali sono passati da 150 a 450 metri di profondità.

* Le proiezioni per Albuquerque in Nuovo Messico mostrano allo stesso modo, che entro il 2020, se si continuerà ad estrarre acqua dalle falde a questo ritmo, si determinerà l’abbassamento dei livelli dell’acqua di 20 metri e le città principali della regione si asciugherebbero in 10 o 20 anni.

* A El Paso in Texas, tutte le fonti di acqua si potranno esaurire entro il 2030 e, nel nordest del Kansas, è così grave la scarsità d’acqua che si discute la possibilità di installare un acquedotto nel già sovrasfuttato fiume Missouri.

* I ritmi di estrazione di acqua nel sudest della Florida, pari a circa 6,6 milioni di litri al minuto, superano i livelli di “ricarica“ mettendo così in dubbio la possibilità della Florida e degli stati vicini di mantenere queste risorse a lungo termine.

A questo bisogna aggiungere che con la globalizzazione neoliberale si prevede un aumento massiccio delle attività che necessitano di grandi quantità di acqua, come le manifatture, l’agroindustria di mono-coltivazioni e l’espansione urbana.

Secondo la Banca mondiale, la prossima guerra mondiale non avverrà per il petrolio ma per l’acqua.

Da parte sua la CIA dice che per il 2015 l’acqua sarà una delle maggiori cause di conflitto internazionale.

E l’ONU pronostica che nel 2025 la richiesta di acqua supererà quella fornita del 56%.

Invece di rivedere la propria “gola“ di acqua e adottare politiche di sostenibilità e conservazione, i grandi interessi statunitensi pianificano l’appropriazione delle risorse idriche del Canada, Centroamerica e Sudamerica attraverso accordi di “libero” commercio come l’ALCA, e mega progetti di proporzioni senza precedenti.

Con NAWAPA si pianifica la deviazione di acqua dall’ovest montagnoso del Canada e dell’Alaska dove questa risorsa esiste in grande abbondanza, mediante acquedotti e tunnel, oltre a stazioni di pompaggio, sino all’arido ovest degli Stati Uniti.

Quest’acqua verrebbe poi immagazzinata in un lago artificiale nella zona delle montagne rocciose, lungo 308 chilometri con una capacità di immagazzinamento di 3.500 chilometri cubici di acqua.

Il PPP ha come elemento chiave il consolidamento di corridoi industriali – con infrastrutture di trasporto e comunicazioni – dal Messico fino Panama , e vari canali interoceanici.

Suo obiettivo non è solo viabilizzare il movimento di mercanzie nel Pacifico e nell’Atlantico, ma anche di approfittare al massimo della mano d’opera e delle risorse naturali della regione per impiegarli nell’agroindustria di esportazione, nelle “maquiladoras “ o ” laboratori del sudore” ed in progetti turistici. Tutto ciò richiederà considerabili quantità di elettricità e di acqua fresca, che arriveranno da grandi laghi artificiali e progetti idroelettrici, specialmente in Guatemala e Chapas.

Parte di quest’acqua sarà pompata al nord per facilitare la crescita di zone franche (maquilas) e di agroindustria nel nord del Messico dove cade poca pioggia.

Ciò che aspetta al Sudamerica.

Con l’IIRSA si pianificano corridoi industriali, idrodotti e superautostrade che collegheranno gli angoli più reconditi del Sudamerica alla economia globale.

Alcuni di questi, attraverseranno la Cordigliera delle Ande per collegare la Conca Amazzonica ( che contiene il 20% dell’acqua potabile del mondo ) a megaporti costruiti sulla costa Pacifica. Tra i progetti dell’ IIRSA c’è la costruzione di un “Gran Canale“ che collegherà i fiumi Plata, Rio delle Amazzoni e Orinoco.

“Questo idrodotto deve vedersi come un collegamento diretto per i Carabi e gli Stati Uniti attraverso il Mississippi” dice Delgado Ramos.

“ E’ qui che potrebbe prendere forma uno scenario di transazione di quantità immense di acqua sudamericana verso la potenza nordista “ (Florida). Altri ambiziosi progetti idrici dell’ IIRSA riguardano il fiume Rio Plata, la cui estensione ( 3,1 milioni di chilometri quadrati ) è il punto nodale della zona produttiva del Mercosur. La National Science Foundation degli Stati Uniti ha predisposto in quella zona un progetto “multidisciplinare“ per lo studio del bacino e delle sue risorse.

Analogo interesse lo ha manifestato l’American Association for the Advancement of Science, inquadrandolo nell’ambito di un progetto di “scienza per lo sviluppo sostenibile“, progetto che sarà finanziato dalle fondazioni Ford e Rockefeller nonché imprese come la Coca Cola, Nestlè, Kellog, IBM e Kodak.

Settori popolari e progressisti in Sudamerica sostengono che tutta questa ricerca scientifica è solo un’opera a favore delle multinazionali.

E’ anche importante menzionare la riserva idrica di Guarnì, ubicato tra Argentina e Brasile.

Con una estensione di 1,2 milioni di chilometri quadrati ed una resa tra i 40 e gli 80 chilometri cubici all’anno, anche questa risorsa è nel “mirino“.

“ I progetti idroelettrici ed il saccheggio del nostro oro azzurro e di altre risorse naturali strategiche come la biodiversità ed il petrolio potrebbero incontrare difficoltà se continueremo ad allacciare e a coordinare i nostri sforzi “ consiglia Delgado Ramos.

“ Dar vita alla possibilità di una inversione di rotta, dipende dalla solidità con la quale verrà costruito il muro sociale che costituirà un ostacolo ai progetti in questione, ora possibili solo grazie alla parte attiva di una elite latino-americana che li avalla e che, se non bastasse, li promuove e li esegue principalmente a favore della cupola del potere del Nord “. La guerra di classe che le elite sudamericane sostengono contro il nostro popolo è fondamentale nella esecuzione dei progetti tipo PPP ed ALCA, ma allo stesso tempo è anche quella che rafforza la lotta per la coscienza sociale come fondamento per la costruzione di una alternativa economica, sociale e ecologicamente armonica “.

Fonte:www.rebelion.org
Link:http://www.rebelion.org/noticia.php?id=20186
17.09.05

Trdauzione per ww.comedonchisciotte.org a cura di TOSC

Pubblicato da Truman

  • Interconnessioni

    In connessione con l’articolo segnalo che qui in Italia si stanno dando da fare per vendere l’acqua ai “privati”. Il sindaco di Firenze (DS) Dominici ha ceduto il 40% dell’acqua ad ACEA Spa senza discutere e nonostante le 43 mila firme raccolte per la tutela dell’acqua pubblica…un assaggio della direttiva Bolkestein! A questo proposito segnalo la manifestazione nazionale del 15 ottobre prossimo.

  • Zret

    La Nestlè e altre multinazionali pagano poche migliaia di euro come canone per lo sfruttamento delle risorse idriche italiane.