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LA VIE EN ROSE

DI GIANLUCA FREDA
blogghete!

Premetto che Paolo Barnard è un personaggio che mi è umanamente simpatico. Probabilmente perché mi somiglia parecchio. O almeno, somiglia a me come ero fino a qualche anno fa. Dietro i suoi sbrocchi sempre più veementi, dietro la sua furia impotente di fronte allo sfascio economico, dietro al suo continuo prendere a ceffoni gli allibiti lettori che lo seguono, scorgo una rabbia sincera, il travaso di bile genuino e incontenibile di chi crede di aver compreso (e in parte ha compreso effettivamente) alcuni meccanismi economici che stanno conducendo il nostro continente ad una devastazione senza precedenti, al guinzaglio delle politiche di potenza dell’impero centrale; e non scorge, né riesce a produrre nell’opinione pubblica – nonostante l’impegno e i sacrifici personali – una reazione adeguata alla minaccia incombente.
Preferisco di gran lunga Barnard ai suoi detrattori, benché le analisi economiche di questi ultimi siano spesso più accurate e convincenti delle sue. Le analisi, giuste o sbagliate che siano, non servono a un tubo senza l’energia e l’impegno che nascono dall’indignazione, dalla ribellione morale, dal desiderio di agire. Leonida fermò i persiani alle Termopili partendo da una valutazione completamente sbagliata delle forze in campo. Colombo scoprì il continente americano mentre cercava di raggiungere l’oriente, fondandosi su calcoli pacchianamente erronei della misura della circonferenza terrestre. Tutte le grandi imprese della storia umana sono scaturite dalla risolutezza di individui o gruppi di individui animati dalla determinazione a muoversi ad ogni costo,  prescindendo dalle dotte ed accurate analisi che – razionalmente e fondatamente – consigliavano di restare fermi dove si era.

Somigliavo parecchio a Barnard, meno di una decina di anni fa. Facevo il rappresentante sindacale e mi ero reso improvvisamente conto di come la collusione tra sindacati e gruppi imprenditoriali lavorasse, in realtà, per lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, anziché per la loro salvaguardia. E’ terribile entrare in un ente che si crede (ingenuamente) composto di “difensori della patria” e trovarlo interamente occupato da agenti del nemico. Roba da sbroccare di brutto. Urlavo e strepitavo contro tutti e tutto, prendevo a parolacce i superiori (con i conseguenti provvedimenti disciplinari del caso), assalivo i miei stessi referenti sindacali durante le assemblee, mettendo in scena memorabili risse verbali, adiacenti alla colluttazione fisica. Soprattutto, me la prendevo con i miei colleghi di fabbrica, colpevoli, ai miei occhi, di una pavidità e di un’incomprensione criminale delle strategie con cui padronato e sindacati confederali li stavano conducendo alla schiavitù.

Ci avevo visto giusto? Certamente sì, come tristemente evidenziato dai recenti sviluppi contrattuali.

Facevo bene a trattare tutti da vigliacchi e da idioti? Certamente no. Ero io l’idiota. E’ da stupidi pretendere di “convincere” le persone a mobilitarsi contro il potere costituito, per quanto ottimi possano essere gli argomenti che si possiedono. La prudenza e l’istinto consiglieranno sempre di rimanere dalla parte del più forte, anche se il più forte è colui che si appresta a macellarti e servirti in tavola con contorno di broccoli. E’ la natura umana a determinare questo atteggiamento; e delle leggi della natura bisogna limitarsi a prendere atto, non serve a niente aggredirle a parolacce. O si possiedono i mezzi, non per “convincere”, ma per costringere, con le buone e/o con le meno buone, i recalcitranti a seguirti sulla strada che intendi intraprendere; oppure è meglio non sprecare troppo fiato e non far patire il fegato. Un fegato ulcerato non ha nulla di rivoluzionario. E’ più saporito da gustare per i commensali che lo serviranno in tavola. E pregiudica gravemente la lucidità delle analisi. Le quali, come dicevo, non devono mai rappresentare l’unico elemento su cui fondare l’azione, ma hanno pur sempre una loro indubbia rilevanza preliminare quando si tratta di decidere alleanze e strategie per il perseguimento degli obiettivi.

In questo suo ormai celeberrimo scritto, pubblicato sul web e diffusosi a macchia d’olio pochi giorni prima della “svolta Monti”, Barnard invitava Berlusconi a non dimettersi, per evitare all’Italia il commissariamento, la procedura fallimentare e il declino irreversibile che gli Stati Uniti – per mezzo dei maggiordomi Merkel, Sarkozy e Napolitano – intendono imporle per soddisfare i propri interessi strategici. Ora, anche mettendo da parte tutto il male che penso di Berlusconi (e mi ci vuole un silos per metterlo da parte), qui appare chiaro che la disperazione, pur comprensibile e legittima, porta Barnard a sragionare completamente (salvo che si trattasse di una “provocazione”, in questo caso più stucchevole della media). Vero è che se si vuole liberarsi di un nemico feroce e implacabile, non bisogna mai essere schizzinosi sulle alleanze da stringere. Ma Berlusconi non è soltanto un personaggio politicamente inetto, incapace di concepire strategie di respiro nazionale o internazionale, interessato ai destini politici dell’’Italia solo nella misura in cui questi ultimi influiscono sui profitti delle sue miserabili aziende. E’ anche un personaggio che, almeno a partire dal 14 dicembre scorso (cioè dal fallito voto di sfiducia, con annesso sconquasso della città di Roma ad opera dei soliti scalmanati eterodiretti) ha deciso di stendersi a scendiletto sotto i piedi dei dominatori americani, di rinnegare clamorosamente i pur vaghi guizzi di politica estera intrapresi negli anni precedenti, di accettare senza un barlume di vergogna la fornitura di basi e aerei militari con cui ridurre in macerie, su ordine statunitense, un paese (la Libia) con il quale, appena sei mesi prima, aveva stretto proficui rapporti di cooperazione.

Solo una crisi epatica da ricovero d’urgenza può spingere un giornalista a illudersi che un simile individuo possa essere un interlocutore appropriato per l’appello (pur condivisibile) che il suo scritto contiene. Tanto valeva rivolgere la supplica direttamente ai governatori dell’impero in Italia, Napolitano e Monti, alle cui direttive – come era facile prevedere – il supplicato non ha tardato ad allinearsi, dopo un breve balletto sulla richiesta di elezioni anticipate a cui solo gli inguaribili ingenui avevano prestato fede.

Quel che è peggio è che tutta l’analisi di Barnard è monoliticamente incentrata sulle dinamiche economiche, sulle banche, sui flussi finanziari. Accusare le banche e la finanza di ciò che in questi anni sta accadendo al mondo è come accusare una banda di lanzichenecchi di aver provocato una guerra. I lanzichenecchi sono senz’altro individui pericolosi e spregevoli, dediti al massacro, allo stupro e alla spoliazione dei territori. Ma non sono la causa della guerra, nè sono l’imperatore che l’ha decisa, nè sono l’unico strumento con cui essa viene combattuta, e nemmeno il più rilevante. La guerra è stata decisa dalla potenza dominante di quest’epoca (Stati Uniti) per le stesse ragioni storiche che hanno sempre messo in moto i conflitti globali: il declino della potenza centrale, costretta a reagire di fronte all’emergere di nuove potenze locali, determinate ad insidiare la sua supremazia. E gli strumenti con cui viene combattuta sono, essenzialmente, le armi che ben conosciamo e che sono la base di ogni politica di potenza: missili, bombe, proiettili, militarizzazione dei territori occupati, operazioni dei servizi segreti. La finanza e le banche non sono altro che uno dei tanti armamenti presenti nell’arsenale e vengono scatenati contro una nazione (in sostituzione delle bombe convenzionali o preliminarmente ad esse) quando la strategia e le circostanze li rendono opportuni. Lo abbiamo visto con l’altalena dello spread e delle borse in prossimità della nomina di Monti a senatore e della resa berlusconiana. Qualcuno crede ancora alle fregnacce di “Repubblica”, secondo la quale il panico in borsa sarebbe stato spontaneo e scaturito “dall’incertezza”? Si trattava in realtà di uno dei tanti “missili intelligenti” a disposizione del nemico, volto a colpire un bersaglio specifico per produrre gli effetti desiderati.

In questo caso, la strategia statunitense richiede l’accerchiamento delle potenze emergenti (Russia e Cina in primis), la rescissione progressiva di ogni possibile legame politico e commerciale tra esse e i protettorati europei, allo scopo di scongiurare eventuali tentazioni defezioniste. Di qui la politica statunitense di riconfigurazione politica dell’Africa settentrionale, che serve a separare una volta per tutte gli enormi interessi cinesi nel continente africano da una loro possibile ricongiunzione con l’Europa. Di qui anche il controllo politico sempre più ferreo, ormai sfociato in vero e proprio golpe, sui paesi dell’Europa meridionale, quelli che avrebbero potuto fare da “ponte” tra l’”Africa cinese” e l’Europa. Una strategia in cui la deflagrazione bancaria è arma ampiamente utilizzata per colpire e costringere a più miti consigli i paesi “alleati”, ma non certo l’unica, come dimostrano le ben più rumorose deflagrazioni in Libia, paese non ancora asservito agli USA e che aveva osato proporsi come “trait d’union” energetico tra Europa e Africa.

Barnard propone, come soluzione ai problemi italiani, la fuoriuscita dall’Euro. E’ una proposta talmente disarmante che viene quasi voglia di difenderla contro i suoi detrattori, profeti di fragorose apocalissi economiche in caso di ritorno alla lira. Questi profeti antibarnardiani sono per me assai più insopportabili di Barnard stesso. Evidenziano gli stessi limiti analitici della loro nemesi – la prospettiva puramente economicistica – ma in compenso non ne possiedono il dignitoso anelito morale, che mi spinge a concedere a Barnard, se non l’assoluzione, perlomeno le attenuanti generiche. Partono da assunti teorici indimostrabili: uscendo dall’Euro l’Italia collasserebbe, verrebbe ridotta in cenere dalle divinità dei mercati internazionali, che Dio ce ne scampi!

Chissà, può anche darsi che abbiano ragione. Ma bisognerebbe provare per poterlo affermare con sicurezza. Per adesso non esistono precedenti specifici su cui basare queste affermazioni, visto che nessuno stato, per ora, ha mai provato ad evadere dall’Euro per vedere l’effetto che fa. In compenso, coloro che hanno invece provato a sganciarsi dalla forca dell’FMI (Argentina) si mostrano oggi notevolmente più pimpanti e in salute di quanto fossero una decina di anni fa. Per non parlare della cera invidiabile di coloro che nell’Euro non sono mai entrati. Questi discorsi portati avanti dagli oppositori di Barnard ignorano del tutto una dimensione che per me è fondamentale, quella della dignità che uno stato recupera quando riesce a ripristinare un certo livello di sovranità nazionale. Essere ridotti sul lastrico non è bello per nessuno, ma esistono due tipi di mendicanti: quelli che vivono di espedienti per libera scelta o comunque per desiderio di autonomia; e quelli che sono costretti all’accattonaggio da protettori criminali, che li malmenano e li costringono a consegnare loro una percentuale sulle elemosine ricevute. Uscire dall’Euro probabilmente non ci salverebbe da un default catastrofico, ma ci renderebbe liberi. Gli anni di accattonaggio, che in ogni caso ci aspettano, servirebbero a rimetterci in piedi, non a ingrassare i nostri prepotenti ruffiani. Non mi sembra poco, francamente.

Dove la proposta di Barnard risulta terribilmente ingenua, è nella convinzione che uscire dall’Euro sia politicamente e militarmente possibile. Il fatto è che la permanenza o meno nel club della moneta unica ha molto meno a che fare con le speculazioni finanziarie che con la strategia globale orchestrata dalla superpotenza dominante. L’Euro è una cella le cui mura sono sorvegliate a vista dagli scherani armati di Francia e Germania, i quali sono a loro volta i kapò locali del carceriere d’oltreoceano. Scopo della cella è tenere rinchiusi i paesi europei, ormai da tempo liberi dallo spauracchio sovietico, in un gulag economico che garantisca coattivamente la loro permanenza nell’Alleanza, nei modi e nei termini che sono i dominatori a definire di volta in volta. Per uscire da questo carcere, non è sufficiente volerlo con tutte le proprie forze (ammesso e non concesso che in Italia qualcuno lo voglia davvero). Occorrerebbe una forza militare in grado di opporsi alle pressioni, alle possibili “rivoluzioni” progettate dagli infaticabili think-tank, ai probabili omicidi mirati e alla non inverosimile guerra che scaturirebbe da una defezione che attentasse agli obiettivi strategici statunitensi (e in subordine a quelli di egemonia locale di Francia e Germania). Questa forza militare l’Italia non la possiede di certo, e neanche l’Europa, se è per quello. Per procurarsela, occorrerebbe rivolgersi a terzi finanziatori e armatori volonterosi: Russia, Cina o perfino certi settori della stessa elite statunitense che non vedano di buon occhio la politica di annichilimento dell’Europa e di intralcio alla crescita cinese che l’attuale gruppo di potere sta attualmente portando avanti. Uno scenario del genere, seppure (a mio parere) auspicabile e teoricamente possibile, appare tuttavia al momento così remoto da sfiorare la fantapolitica e perfino la fantascienza. Dove sarebbero i leader italiani (o di altri paesi europei) dotati della visione strategica e del coraggio necessario a perseguire un siffatto progetto? Non li si vede manco a cercarli col microscopio. Del resto, le stesse Russia e Cina non sembrano troppo intenzionate a sfidare in maniera così plateale l’irascibile superpotenza americana. Durante la guerra in Libia, il loro atteggiamento è stato, più che da superpotenze, da paesi satellite, che mirano a tutelare le posizioni acquisite, al massimo a difendere nervosamente i propri confini quando sono minacciati, ma sono totalmente privi di una “politica di potenza” di largo respiro. Senza qualcuno che ci fornisca adeguati mezzi militari per ripudiarlo, l’Euro ci tocca tenercelo, e ancora grazie se non lo si sostituisce con l’uranio impoverito.

Prossima alla schizofrenia da depressione acuta è poi l’alternanza con cui Barnard distribuisce al “popolo” cornuto e mazziato accorati appelli all’unità contro il pericolo finanziario, amorevoli e ponderosi didascalismi e terribili sganassoni, con contorno di invettive da mercato, rifilati all’improvviso agli allievi disattenti. Posso ancora capire gli sganassoni, che sono poco utili, ma che il “popolo” (ammesso e non concesso che una simile categoria corrisponda a un’entità concretamente esistente) certamente si merita. Ma come può pensare Barnard, al di fuori della legittima fantasticheria da pomeriggio autunnale, che l’italica gente possa capire anche solo mezza parola delle cose che egli va esponendo? O magari addirittura “agire” (in che modo non si sa) per risolvere i guai del paese? Il “popolo” a cui egli si rivolge sono, se va bene, le innocue carampane urlanti che ieri, sotto Palazzo Grazioli, maledicevano l’estinto presidente del consiglio con strepiti scimmieschi, senza avere la minima idea di ciò che le aspetta con il nuovo governo di rapina. Sono i mentecatti che sul sito di Repubblica stampigliano i loro “VIVA L’ITALIA” in maiuscolo, con l’abbondanza di punti esclamativi che copre sempre la miseria dell’intelletto, proprio nel momento in cui l’Italia cade definitivamente e senza scampo nelle grinfie di potentati stranieri. Gente che non capisce nulla di nulla dei meccanismi geopolitici; che riduce la vita politica nazionale ad un evento sportivo in cui ciascuno tifa per la sua squadra, sventolando bandierine quando si vince qualche campionatuccio di second’ordine e gridando “devi morire” all’avversario sconfitto. Non è un caso che la Gazzetta dello Sport sia la loro lettura preferita e probabilmente l’unica. Il “popolo” (se esiste davvero, cosa di cui dubito assai, avendo esperienza solo di singoli individui) è una bestia ripugnante da cui tenersi alla larga. Non è materialmente possibile spiegargli le cause della sua rovina, perché la rovina è per esso una dimensione costitutiva, parte integrante del suo essere “popolo”. Non gli interessa comprendere le cause della propria sottomissione, vuole solo sfogarla, innalzando cori da stadio ai potenti in ascesa e prendendo a calci e sputi il loro cadavere quando un nuovo e più forte caporione glielo offre già bello, morto e pronto da calciare. L’Italia ha in questo un’antica e gloriosa tradizione. La “ribellione” ha per il “popolo” lo stesso eroico significato di una gita in torpedone ai Fori Imperiali in compagnia di marmocchi in carrozzella o dell’accanirsi sulle automobili, sui motorini e sui beni di proprietà dei suoi stessi compagni di sventura.

A costoro è inutile fare lezione, è inutile rifilare manrovesci poderosi. L’arena belante a cui hanno ridotto le loro vite gliene riserva già in quantità stellari, e non sono mai serviti a niente. Il riscatto dell’Italia, la salvezza dalla catastrofe che si prospetta all’orizzonte non interessa a loro. Interessa a Barnard, a me e ai quattro gatti che si sono presi la briga di studiare i meccanismi con cui  la rovina delle nazioni viene allestita, messa in opera e manovrata nell’interesse dei dominanti. E’ tra noi che dobbiamo parlare e per far questo internet, che Barnard finge di disprezzare, mentre lo utilizza a piene mani, è invece un poderoso strumento di contatto, forse l’unico con cui possiamo scambiare idee e informazioni in modo continuativo.

Barnard chiede ai suoi lettori di scendere nelle piazze, nei bar, nei centri commerciali per spiegare a bovini intenti al consumo le ragioni del loro essere bovini. Ha mai provato a farlo davvero? Io sì, e ho ottenuto solo muggiti. A questa mandria non è possibile “spiegare” alcunché. Si può solo, se se ne possiedono i mezzi (e se non li si possiede sarà bene procurarseli al più presto) manipolarli, dirigerli, costringerli a seguire la direzione da noi voluta, prima che sia qualcun altro a manovrarli per condurli al suo personale macello, come già accaduto in Libia, in Egitto, in Tunisia e in mille altri luoghi di questo mondo. In alternativa si può lasciarli misericordiosamente alla Gazzetta dello Sport, di cui fanno avida lettura tra un turno e l’altro di macellazione.

E forse hanno perfino ragione loro. In fondo, a che serve rovinarsi il fegato impadronendosi della metodologia di strategie di conflitto globale con le quali non si possiede alcun mezzo per interferire? A che serve rubare il fuoco agli dèi, se poi l’unica cosa che riusciamo a fare con la fiaccola accesa è manovrarla maldestramente, riportardone ustioni di vario grado e spaventando a morte non certo le belve – che se ne fottono del fuoco – ma gli stessi amici e parenti con cui un tempo cazzeggiavamo allegramente di vivificanti e deliziose quisquilie? Rimpiango quei cazzeggi spensierati e maledico il giorno in cui imprudentemente decisi di mettermi a studiare i libri proibiti. Erano così morbide e fruscianti al tatto quelle dolci pagine della Gazzetta, erano così rosa, come allora lo era la vita.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org/
Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=885:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44#comments
12.11.2011

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Pubblicato da Davide

  • alvise

    Va beh, ma se impostavi il pistolotto su punti di vista tuoi, e non facendo il mirror di barnard, forse mi saresti apparso più genuino. Invece de la vie en rose potevi chiamarla “io e barnard….” (con i puntini)

  • maremosso

    Si può sempre esercitare la resistenza passiva. 1) Non tenere più soldi in banca se non il minimo indispensabile, non sottoscrivere titoli di alcun tipo e convertire progressivamente tutti i propri averi in oggetti preziosi da custodire in cassette di sicurezza o in luoghi segreti. Questo toglierebbe potere di ricatto alle banche. 2) Organizzare un gruppo per lanciare i referendum. Due persone in qualche mese sono in grado di raccogliere più di mille firme in un comune di 15.000 abitanti. Duemila persone ne raccoglierebbero un milione, giusto quanto serve per raggiungere il quorum.

  • alecale

    quoto freda , ma ce’ un punto che secondo me non e’ da sottovalutare : la natura umana non esiste , esiste il comportamento umano che cambia sempre !

  • athos

    L’italia è un paese giovane. c’è qualcuno che disse che fra i paesi ricchi l’Italia è l’unico paese dove non è mai scoppiata una rivoluzione popolare.(peccato per i partigiani..traditi dagli americani) Paolo Barnard non è l’unica persona che fa attivismo,vero, e il suo atteggiamento è davvero singolare, ma è una persona onesta e pulita che conosce la sofferenza direttamente, e non parlo solo delle sue battaglie civiche nelle corsie di ospedale.bisogna guardare le cose nella loro globalità.
    l’italiano ha una forma mentis e un approccio socio-culturale e antropologico, diverso dai tedeschi svedesi o anglosassoni. non è serio,è mafioso,indisciplinato, è fantasioso, tende legame informale, al patto fra amici, al familismo. provate a vivere in Inghilterra alle prese con pensioni, uffici, servizi pubblici. è incredibile, l’abisso.
    Il nostro sistema di welfare agisce solo quando le famiglie sono stremate, abbiamo infatti adulti di 30 anni che vivono ancora nella camera della casetta dei suoi.il sistema di welfare di germania, inghilterra, svezia, ha come obiettivo l’indipendenza dell’individuo, con sussidi diretti alla persona che vive fuori dal mercato. Solo il nord Italia, appunto attaccato geograficamente ai paesi continentali, dimostra un modus operandi differente.L’italia fin dalla sua unificazione e durante gli inizi del secolo vive la sua ricchezza solo grazie agli USa, non può permettersi di rispondere male al proprio capo. punto e basta. il socialismo di stampo nazionalista di barnard che propendeva per berlusconi, traeva probabilmente le sue origine da ricordi craxiani, dove il buon bettino, in alcune sue mosse aveva sagacemente messo a tacere la tatcher e regan con delle mosse geopolitiche che guardavano all’Eni e ad oriente degne di un grande statista.probabilmente si è pensato che berlusconi, grande compare del buon bettino, potesse chissa avere un slancio nazional-socialista simile. ma purtroppo berlusconi si è ammalato, è rimasto solo e triste, e l’unica cosa a cui pensa ora sono i figli (le aziende) e i nipotini.

    Siamo non un paese ma tanti paesi, la nostra storia è in sè particolare.però attenzione.. slanci patriottici a parte. l’italiano sarà da gazzetta, ma è sempre stato un figlio di puttENA nato. per cui e questo lo vediamo anche dal calcio… quando tutto sembra perduto..ecco che improvvisamente rinasce..e non non è la rinascita della costanza e della disciplina, è la forza del genio e sregolatezza. ed ora caro MONTI a noi…

  • Affus

    prima dell’ attentato con la statuetta di milano a berlusconi e all’elicottero della merkel …, egli ha tentato di opporsi alla finanza agloamericana in europa insieme a putin,erdogan,gheddafi ,cercando di oppore una finanza mediterranea con la russia in campo .
    Quando ha capito che lo zio sam non scherzava e non era disposto a mollare , anzi era molto incazzato per il mancato appoggio alla guerra in georgia e poi c’era la pellaccia di mezzo ,da portare a casa ,hanno abbandonato ogni progetto.
    Sia berlusconi e sia la merkel sono diventati perfetti servitori dell impero,sebbene un pò ricalcitranti.

  • modernateoriamonetaria

    Barnard si affida a teorie economiche di autorevoli professori del modern money theory. L’ex sindacalista Freda a quale scuola di pensiero si affida? Mistero.
    Nel 1992 L’economista Goedly descrisse perfettamente i difetti intrinseci dell’euro…lei nel 1992 dov’era?

  • modernateoriamonetaria

    L’alternativa è restare nell’euro…Freda lei non ha mai letto nulla del modern money theory, le loro analisi si spingono oltre le dinamiche delle banche e della finanza.
    http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=16898#more-16898

  • renato2712

    quando arriverà qualcuno veramente in grado di trascinare un popolo
    e i potentati stranieri si accorgeranno che sidetta persona sara veramente capace di farlo allora state tranquilli che farà la fine di benito e di craxi
    pensate veramente che ci lasceranno fare veramente quello che riteniamo piu giusto per noi?
    questi hanno scatenato guerre per aumentare di un punto percentuale i loro investimenti
    e hanno assassinato il presidente americano piu amato per aver stampato dollari senza il permesso delle elite della finanza

  • Tonguessy

    Colombo scoprì il continente americano mentre cercava di raggiungere l’oriente, fondandosi su calcoli pacchianamente erronei della misura della circonferenza terrestre. Tutte le grandi imprese della storia umana sono scaturite..bla bla

    Magari Freda potrebbe chiedere alle centinaia di culture scomparse ed alle decine di milioni di individui morti a seguito del contatto con l’imperialismo europeo cosa ne pensano di tali “grandi imprese”.
    Interessante poi è l’apologia al più forte come metodo di vita e come via alla realizzazione.

  • materialeresistente

    “Barnard si affida a teorie economiche di autorevoli professori del modern money theory”
    ahahahahahahahahahahahahahahahahah
    uhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuhuh

    freda chi? quello che chiama ratti i compagni che il 15 ottobre gli hanno fatto vedere cosa significa “furia veemente?”
    Ah già, lui è di quelli che voleva difendere Gheddafi standosene al calduccio in Italia. E meno male che non fai più il sindacalista.

  • modernateoriamonetaria

    Dal blog di Warren Mosler
    11 novembre (CNBC) – Sembra abbastanza chiaro che la scuola di pensiero conosciuta come moderna teoria monetaria ha fatto un grande impatto sul pensiero di Paul Krugman.

    Come Cullen Roche a capitalismo pragmatico fa notare, solo pochi mesi fa lo spread tra le obbligazioni emesse da Giappone e Italia, che hanno il debito e simili questioni demografiche, Krugman è stato sconcertante.

    “Una domanda (a cui non ho la risposta completa): perché sono i tassi di interesse sul debito italiano e giapponese sono così diversi? A partire da ora, le obbligazioni giapponesi a 10 anni stanno dando 1,09%; obbligazioni italiane a 10 anni 5,76%.

    … Io in realtà non hanno una ferma convinzione. Ma sembra essere un puzzle importante da risolvere. ”

    Ma la colonna di oggi è sostanzialmente a destra, fuori MMT.

    “Quello che è successo, si scopre, è che andando sull’euro, Spagna e Italia in effetti si sono ridotti al rango di paesi del Terzo Mondo che devono prendere in prestito a qualcun altro di valuta, con tutta la perdita di flessibilità che questo comporta. In particolare, dal momento che i paesi dell’area dell’euro non possono stampare moneta, anche in caso di emergenza, sono soggetti a interruzioni di finanziamento in modo che le nazioni che ha mantenuto le proprie valute non sono – e il risultato è quello che vedete in questo momento. America, che prende in prestito in dollari, non ha questo problema. “. Tradotto con google

  • illupodeicieli

    Barnard ha svolto le proprie indagini e compito i propri studi, ha cercato di capire perchè e percome: Freda ha invece ,secondo me, capito che le persone che ci circondano e che con noi e come noi costituiscono la nazione, sono difficili da smuovere. Talvolta anche davanti all’evidenza si rimane fermi e immobili. Questa staticità è dovuta anche a mancanza di convinzione nel riuscire a cambiare le cose. Prendiamo per esempio le firme raccolte nel V day di grilliana memoria: non è che Grillo o chi per lui, ossia il M5S, ha lanciato un appello per ritrovarsi davanti al parlamento e fare sufficiente casino affinchè le cose ,le richieste, venissero esaminate e discusse. E idem per altri che, è evidente , non hanno intenzione di cambiare una virgola. E se questo ragionamento lo riserviamo ad altre questioni, precedenti la lettera della Bce, ma che sono ancora in essere, “come il prezzo dei carburanti e dell’energia alle stelle, la banda larga (che secondo alcuni darebbe pure posti di lavoro,al pari delle energie alternative), le infratrutture (come i collegamenti quotidiani attraverso le linee ferroviarie da mettere in sicurezza e da far funzionare) eccetera (lavoro, posti di lavoro,aziende che chiudono, legge sul fallimento e sui protesti,elenco cattivi pagatori e banche dati sensibili,equitalia, riforma fiscale e riforma della giustizia…)” ci rendiamo conto che alcune proteste, rimostranze, indicazioni,battaglie,lotte o come le vogliamo cambiare sono come i sogni , che svaniscono all’alba. Del resto si sa che chi deve andare ad aprire il negozio, sia che si tratti del titolare o del commesso, come fa ad andare a piantare le tende davanti a un ministero o a incatenarsi davanti al palazzo di giustizia?E,dati i tempi, con il rischio di prendere manganellate, di essere perseguito per legge o,peggio che mai,con i divieti prossimi venturi che già ci sono e che verranno assai presto introdotti? Sono anche queste le cose di cui alla fine occorrerebbe parlare o evidenziare.

  • modernateoriamonetaria

    Lei invece dove ha studiato le sue teorie economiche? alla Bocconi con Giavazzi e il divino Otelma?

  • AlbertoConti

    Per caso si spingono anche oltre le dinamiche della base monetaria emessa a debito (prima della BC come falso debito, poi dello Stato come vero debito)? No, perchè le sublimi analisi di chi non vede le sabbie mobili nelle fondamenta, mi lasciano alquanto perplesso.

  • VeniWeedyVici

    A me sembra evidente solo il fatto che Barnard si fa un tappo di culo cosi’ a studiare e connettere tutti i punti necessari, mentre Freda si masturba a scrivere and that’s it. Non lo leggo piu’ da un anno quasi e non ne sento la mancanza, anzi diro’ di piu’: senza leggere Freda non prendo neanche piu’ strafalcioni geopolitici da nazista in LSD, ci vedo quasi sempre giusto e faccio da me, cosa che mi rende fiero della mia autonomia. Barnard ormai l’ ho studiato a fondo quindi puo’ anche smettere di scrivere per davvero, se cio’ lo fa stare meglio.

  • RicBo

    Bell’analisi, ma rimane la delusione di vedere tanti bravi intellettuali e giornalisti (Freda, Barnard, Bifo, Chiesa ecc..) che si beccano fra di loro come tanti galli in un pollaio e non riescono ad unire le loro forze e fare da supporto teorico e morale ai movimenti sociali e di protesta che pure esistono in Italia.
    E’ necessario dare a questi movimenti una consapevolezza che ora assolutamente non hanno. So bene cosa dico dopo averli frequentati sia qui che in Spagna e la differenza è abissale sia nella consapevolezza (in Spagna e negli USA il movimento è supportato da un grande numero di docenti universitari ed intellettuali) che nella prassi (accampamenti, assemblee di quartiere in ogni città medio-grande). In Italia la protesta è totalmente priva di queste basi, è piena di persone perdute dietro a vuoti slogan (da qui la violenza del 15 ottobre).
    Quindi cari intellettuali, docenti, giornalisti che avete a cuore le sorti di questo Paese: unitevi, dimenticate le differenze e le diffidenze, invece di essere nichilisti all’estremo come Barnard o elitari come Chiesa, con la sua inutile Alternativa e le comparsate in tv con gentaglia impresentabile. Inclusione è la parola chiave, anche il movimento di Grillo, nonostante il suo populismo e la sua demagogia, è portatore di istanze condivisibili. Forse l’unico che sta uscendo dalla sua torre d’avorio in questi giorni è Bifo, ma è ancora troppo solo.

  • iltedioso

    Io vorrei solo dire che per fare delle rivolte non e’ necessario avere 10000bombe nucleari ,autoctone o fornite da parte di un gentil alleato, o avere 50000 caccia F16 o 20000 sottomarini nucleari .I regimi cadono quando un popolo inferocito si accorge che non puo’ piu’ andare avanti e protesta in massa.
    C’e’ un bel video su Youtube che racconta di come gli americani fecero ad ottenere il new deal:non vi furono conflitti armati o attentati terroristi,ma lo si ottenne semplicemente facendo scioperi.Quell’anno ce ne furono piu’ di 4000 in tutti gli States
    Si potrebbe citare anche la rivoluzione francese come esempio di rivolta popolana(quasi)imbelle

  • IVANOE

    A Freda ma solo 10 anni fa ti sei accorto che il sindacato era venduto ed infiltrato ?
    Ma quanti anni hai ?
    Il sindacato è stato da sempre infiltrato come il Pci già dai tempi di togliatti che si è tolto ed ha tolto di mezzo chiedendo il favore a mussolini l’unico vero comunista italiano che era gramsci… e perciò ma che vuoi faer credere che l’italia 10 anni fa era un paese pulito ?
    Forse non tutti hanno capito che con l’avvento del fascismo nel 1919 nulla è cambiato fino ad oggi, perchè siamo passati dal fascismo all’attuale occupazione americana e tutta la storia italiana da li i np oi è stato solo un gioco do comparse e qualche stupido che si è fatto ammazzare per fede politica…. ma de chè !!!

  • AlbaKan

    …ovviamente concordo in pieno su questo punto!
    Aveva ragione Benigni a voler fermare Colombo in “Non ci resta che piangere”…perchè Colombo non aveva scoperto proprio niente, gli indiani che vivevano lì, già lo sapevano che c’era l’America…
    😀

  • unodipassaggio

    Freda ne dice una giusta. Il popolo bue puo’andare solo da una parte: al macello.

  • modernateoriamonetaria

    Dopo tutto questo tempo hai mAi letto qualcosa dell’MMT?

  • totalrec

    Magari Freda potrebbe chiedere alle centinaia di culture scomparse ed alle decine di milioni di individui morti

    Solita risposta alla Tonguessy, senza capo né coda. Se le culture sono scomparse e gli individui sono morti, come faccio a chiedergli qualcosa? Col tavolino a tre gambe? Ci proverò. In ogni caso, con tutto il doveroso rispetto per i morti e gli scomparsi, si è trattato comunque di una grande impresa, che ha cambiato la storia del mondo. Penso che anche gli spiriti dei morti e degli scomparsi, sia pure a denti stretti, non avrebbero problemi a riconoscerlo.

    (GF)

  • istwine

    Alberto, ancora il signoraggio? e dai.

  • Kampala

    Daccordissimo con Athos : ciò che ci distingue culturalmente dalle masse anglofone e teutoniche è un piccolo dettaglio non irrilevante , la nostra Storia Secolare , cialtroni , pressapochisti , vigliacchi , mammoni e anche un pò indolenti , ma dannatamente lesti di pensiero quando il gioco si fa duro.
    Auguri a Monti , Auguri a Mariuccio Draghi e al marito di una che si chiama Cleo e la sua prostata infiammata.

  • Sokratico

    le analisi di Barnard sono risciacquatura di piatti, qualcosa che chiunque che voglia perdere mezza giornata su internet può trovare su tutti i siti soprattutto se parla un po’ di inglese e di francese.

    Ma, come in ogni buon “talk show” è chi urla di più che vince…

    e questo è il grande Show della controinformazione!
    Dove un isterico come Barnard può permettersi di insultare con argomenti discorsivi e indimostrabili tutti gli altri e di dare degli idioti a chi non è d’accordo.

    ohhh, ma lui riporta quello che dice la modern theory! Ohhh….uhhhh…allora deve essere vero, eh?

    Sapete quante teorie economiche, monetariste, classiche, iperliberiste, Keynesiane o Friedmaniane ci sono?

    Decine. Ma solo quella che piace a Barnard è giusta vero?

    “ma lui “si fa il culo a studiare!”
    eh beh, e noi qua alla Sorbona di Parigi a pulirci il culetto con le foglie di palma,certo!

    Abbassate il volume, bambini! Almeno quando c’è la pubblicità…
    rischiate di non saper più distinguere uno spot da un ragionamento

  • Biecoblu

    In fondo, a che serve rovinarsi il fegato impadronendosi della metodologia di strategie di conflitto globale con le quali non si possiede alcun mezzo per interferire? A che serve rubare il fuoco agli dèi, se poi l’unica cosa che riusciamo a fare con la fiaccola accesa è manovrarla maldestramente, riportardone ustioni di vario grado e spaventando a morte non certo le belve – che se ne fottono del fuoco – ma gli stessi amici e parenti con cui un tempo cazzeggiavamo allegramente di vivificanti e deliziose quisquilie? Rimpiango quei cazzeggi spensierati e maledico il giorno in cui imprudentemente decisi di mettermi a studiare i libri proibiti. Erano così morbide e fruscianti al tatto quelle dolci pagine della Gazzetta, erano così rosa, come allora lo era la vita.

    Freda, che finale avvilente e scontato, sembri la mia vecchia prof di lettere delle scuole medie… (“…il contadino che zappa la terra è più felice”). Com’è possibile rimpiangere di aver attinto alla conoscenza ? Anch’io son passato da quelle parti, anch’io avrei voluto ad un certo punto tornare a godere di cose stupidelle come il calcio o simili quisquilie, dannandomi di non esserne più capace… Ma presto ho visto la luce. Ci sono piaceri diversi a diversi livelli, oggi posso – per dire – ascoltare Steve Reich perché ho gli strumenti per goderlo. Posso leggere un giornale, ascoltare un radiogiornale – la tv proprio non la tollero più – divertendomi a riconoscere e sgamare tutte le trappole nelle quali i beati lettori della Gazzetta cascano immancabilmente. Ma c’è di più : penso di essermi salvato la pelle in varie occasioni, ad esempio curandomi da solo da malattie passeggere che mi avrebbero normalmente spinto verso l’ospedale e il tavolo chirurgico (e chissà cos’altro). Per non parlare della libertà di spirito e di opinione di cui godo : io, solo, al quotidiano, tra mille e mille altri che non hanno preso “la pillola rossa”. Per niente al mondo tornerei allo stato sub-umano dove si agitano la gran parte dei miei consimili, mai ! Sono consapevole di essere ancora ad uno stadio dove ho ancora moltissimo da apprendere, figuriamoci se rinuncio ad ulteriori piaceri e scoperte. Peccato per te, salutoni.

  • gipsol

    Domanda:quali sarebbero questi “libri proibiti”dai quali Freda attinge il suo sapere?

  • azul

    Complimenti, Freda! La pensi come Barnard, lo trovi simpatico o più simpatico di…ma poi lui rovina tutto, è un ingenuo.
    Chi è il Vero Potere? Gli Usa o i Bankster? L’uovo o la gallina?
    Ma alla fine Obama non è forse un pupazzo di Goldman Sachs proprio come Monti? Perchè non ti vai a leggere la lista dei finanziatori dello Zio Tom sul sito di Barnard?
    Ma no, certo che no. Quello che è più importante è distinguere il gatto siamese Barnard, dal soriano Freda e da quell’altro, Chiesa, che c’ha pure i baffi storti, per non parlare di Massimo Fini, che gioca solo col gomitolo di lana e si dimentica dei sorci.
    Alla fine, caro Gianluca, siete, siamo solo quattro gatti ognuno su un binario parallelo che va però in un’unica direzione, la stessa dei polli di Renzo.
    Sarebbe ora di unire le flebili forze. Non credi?

  • daveross

    Per me sono tutte facce della stessa medaglia. Barnard la vede dal punto di vista economico e in chiave Marxista, Freda è un realista e da buon realista si affida alle teorie geopolitiche. Ma c’è pure una terza faccia, che tra gli intellettuali italiani non emerge molto: googlate transnational governance.

  • Georgejefferson

    no sign.freda…non era rosa la vita lo sai benissimo…solo finta…quando apri certe porte e credi che dia destino…e’nostra la scelta…noi lo vogliamo perche percepiamo il disagio di un mondo ingiusto per il diritto alla spensieratezza sincera e viva…il parco buoi e’ lo specchio di noi stessi…il nemico delle elite…il pericolo numero 1…e’la possibilita’ che l’umanita accresca il livello culturale…sanno benissimo che questo e’ possibile nei secoli a venire…e vogliono tagliare le radici il piu possibile…il mondo migliore non lo vedremo ne io ne te ne i nostri figli e i figli essi…il cammino evolutivo volontario e consapevole cresce nei secoli.se non speri o credi in questo…ogni attivismo e’ inutile alla generalita’ ma solo autoreferenziale