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LA VERGOGNA DEL GIAPPONE A CACCIA DI BALENE

DI PETER HELLER
Los Angeles Times

La Nisshin Maru, una nave baleniera di 8.000 tonnellate, ha navigato per circa due settimane verso sud partendo dal Giappone e dovrebbe in questi giorni raggiungere il campo di caccia: il Southern Ocean Whale Sanctuary, al largo della coste antartiche.

I Giapponesi continuano a cacciare balene nonostante la moratoria sulla caccia a questi cetacei per scopi commerciali, imposta nel 1986 dalla Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene. E quest’anno, per la prima volta dopo decenni, verranno cacciate anche megattere a rischio d’estinzione e balenottere rare.

Da quando è stata imposta la moratoria, il Giappone ha sfruttato una scappatoia che permette agli stati membri di uccidere le balene per scopi scientifici. Nel 1987, infatti, i giapponesi hanno creato, sotto la supervisione dell’Ente Nazionale per la Pesca, l’istituzione no-profit “Istituto per la Ricerca sui Cetacei”, al fine di condurre tali ricerche. Secondo l’opinione di alcuni osservatori, questa è stata un’operazione studiata con il solo scopo di mantenere in mare le navi predisposte alla caccia alle balene fintantoché la moratoria fosse stata superata.

Il Giappone ha condotto “ricerche” su balene minke [1] , balene di Sei [2] , balene di Byrd e capodogli nell’Oceano meridionale e nel nord del Pacifico con grande efficacia, uccidendone più di 25.000 esemplari. I giapponesi dicono che stanno studiando il patrimonio genetico, le abitudini alimentari ecc ecc. Intanto, la carne è venduta sul mercato. Il comitato scientifico della Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene si è opposto almeno 20 volte, dicendo che il programma di ricerca dei giapponesi manca di rigore scientifico e non reggerebbe allo scrutinio degli esperti del settore.

I giapponesi proveranno a catturare 50 balenottere che, (come le balene di Sei e il capodoglio), sono incluse nelle specie a rischio d’estinzione dalla World Conservation Union e dal U.S. Fish and Wildlife Service. Essi hanno in programma di cacciare anche 50 megattere, specie diffusa e affascinante, che è altresì una delle favorite dell’industria mondiale da un milione di dollari dedita al “whale watching” [3] . Questa specie, che può nuotare per migliaia di chilometri, è nota per le sue “canzoni”, che possono durare fino a 24 ore. Un recente studio condotto dai genetisti e pubblicato sulla rivista Science stima che la popolazione delle megattere prima della caccia fosse di 1 milione e mezzo. Oggi ne rimangono in vita meno di 30 mila.

L’uccisione delle balene che avviene con i mezzi moderni è crudele. Gli arpioni esplosivi impiegati, che in teoria dovrebbero provocare la morte immediata, difficilmente producono qualcosa di più della rottura degli organi interni delle balene. L’animale, quindi, viene ancorato ad un lato della baleniera, viene colpito con una sonda che libera corrente elettrica nel corpo dell’animale, cercando di ucciderlo in fretta, nonostante siano di solito necessari dai 15 ai 20 minuti prima che la balena capitoli definitivamente.

Perché i giapponesi hanno preso di mira queste specie deboli? Perché cacciano le balene?

Da un sondaggio condotto dall’agenzia di sondaggi inglese MORI, emerge che solo l’1% dei giapponesi mangia regolarmente carne di balena. E che solo l’11% è d’accordo con la caccia alle balene. Più di 4.800 tonnellate di carne di balena in eccesso viene conservata nelle celle frigorifere. Lo scorso anno, cinque società dedite alla pesca che gestivano la caccia alle balene e operavano per l’Istituto di Ricerca sui Cetacei si sono ritirate dalla caccia, a causa della ridotta domanda di mercato. Tali compagnie si sono anche ritirate dalla lavorazione e vendita della carne, lasciando tale compito al governo.

I giapponesi spesso criticano l’imperialismo culturale delle nazioni occidentali che cacciano i cervi e ammazzano le mucche, ma condannano la caccia alle balene del Giappone. Essi fanno riferimento alla secolare tradizione di tale attività nel loro paese e dicono che la caccia è limitata ad un livello sostenibile – pari a circa 1.400 balene quest’anno.

Ho chiesto alla nota biologa marina Sylvia Earle quale fosse la sua opinione in merito alla caccia alla balena sostenibile. Ha risposto:”Le balene sono animali che vivono a lungo e che crescono lentamente, a differenza degli animali domestici che convertono il cibo in proteine attraverso il sole in meno di un anno. E’ una sfida alla logica pensare che utilizzare navi enormi che consumano enormi quantità di carburante a bordo delle quali viaggiano grossi equipaggi che percorrono vaste distanze per soddisfare il gusto di un limitato numero di consumatori sia un ragionevole uso delle risorse, e men che meno un’impresa “sostenibile”.

Ma forse la vera ragione per cui i giapponesi continuano a cacciare le balene ha poco a che fare con la cultura e attiene più che altro alla paura di un collasso imminente di una più grande fonte di cibo. Gli oceani sono oggi in grande pericolo. Abbiamo perso il 90% delle scorte di pesci predatori del mare – marlin blu, tonni, pesci spada, grandi squali- che esistevano nel 1950. Metà dei reef del mondo sono morti o stanno morendo. Un servizio pubblicato l’anno scorso nella rivista Science ha fatto notare che, se questa attuale tendenza alla pesca in abbondanza continuerà, le riserve di pesca collasseranno entro il 2048.

La situazione getta il Giappone in una posizione disperata: i giapponesi dipendono dalla pesca per il 40% delle loro proteine. Se accetteranno la regolamentazione internazionale sulla pesca alla balena, le riserve di pesca potrebbero essere sottoposte a controlli rigorosi. Joji Morishita, direttore delle negoziazioni internazionali per l’Ente della Pesca del Governo giapponese, ha detto la settimana scorsa al Times che:”Per molti paesi in via di sviluppo, la pesca alla balena è diventato un simbolo di chi comanderà la gestione delle risorse”.

Al pari dei pesci, anche i mammiferi marini stanno combattendo per la sopravvivenza. Le politiche di gestione delle risorse basate sulle tradizioni culturali o sull’orgoglio nazionale devono diventare un ricordo del passato. Gli oceani hanno davanti un futuro fragile. Questo è il momento giusto perché noi ripensiamo a come li stiamo usando.

Peter Heller è l’autore di “The Whale Warriors: The Battle at the Bottom of the World to Save the Planet’s Largest Mammals.”[4]

Fonte: www.commondreams.org
Link: http://www.commondreams.org/archive/2007/12/03/5582/
3.12.07

Traduzione a cura di RACHELE MATERASSI per www.comedonchisciotte.org

Note a cura del traduttore

[1] Tipo di balenottera che vive nelle acque della costa atlantica e pacifica

[2] Tipo di balenottera dal dorso blu-nero e dalla pancia bianca, che popola tutti gli oceani ma soprattutto le acque dell’Antartico

[3] Il “whale watching” è quell’attività che consiste nell’osservare le balene nel loro habitat naturale, per scopi puramente ricreativi ma anche scientifici o educativi

[4] “I Guerrieri delle Balene: Battaglia sui Fondali del Mondo per Salvare i Mammiferi più Grossi del Pianeta”

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Pubblicato da Davide