LA VERA LOTTA DI CLASSE

LA VERA LOTTA DI CLASSE

DI MARCO LODOLI

repubblica.it

È naturale che un uomo di oltre cinquant´anni non capisca una ragazzina di quindici. I film che vedo, la musica che ascolto, per loro non esistono. Hanno tagliato i ponti con gli adulti.


Lunedì comincerò il mio trentesimo anno di insegnamento: era il 1980 quando entrai per la prima volta in classe e ricordo ancora bene quella lezione, preparata con cura e spavento, sul viaggio ultraterreno di Dante ma più in generale sul viaggio nella letteratura. In un´ora passai da Don Chisciotte a Pinocchio, da Rimbaud a Kerouac, dal Sorpasso a Pollicino, con una smania infinita di spiegare, di emozionare.

Avevo ventitré anni, leggevo dalla mattina alla sera, speravo che nei libri ci fosse tutto ciò che mi mancava: e quello che trovavo, subito lo comunicavo ai miei studenti, come un bene prezioso da condividere. Ero convinto che la bellezza, la poesia, la ricerca di senso riguardassero tutti gli adolescenti del mondo: che serve avere sedici se non si guarda in alto ?

Così mi dicevo, ma in realtà neanche me lo dicevo: ne ero certo. I ragazzi ascoltavano la musica che piaceva anche a me, i Talking Heads, i Cure, gli Smiths, i cantautori italiani, parlavano di calcio e di politica e di niente, e io li capivo. Insegnavo anche alle serali, a giardinieri più vecchi di me, e dopo aver letto una poesia di Pascoli o un racconto di Cechov ne parlavamo insieme, avevamo una lingua comune per scambiarci opinioni, anche per litigare. E gli anni, una settimana dopo l´altra, sono passati. Io ero sempre l´insegnante giovane, scapigliato, quello con la Vespa anche se diluvia, quello con i jeans bucati e persino con i dread, per un certo periodo. Per me capire i ragazzi era facile, anche se cambiavano i gruppi musicali, i film al cinema, i modi di vestirsi – come fosse sempre primavera. Qualche volta mi ritrovavo alunni o ex-alunni alle presentazioni dei miei libri, e loro erano orgogliosi di me e io di loro, ci davamo qualche pacca sulla spalla, imbarazzati, contenti.

Ora tutto è cambiato. È ovvio che sia così, mi dico, è normale che un uomo di cinquantatré anni non capisca una ragazzina di quindici. Metto le mani sul vetro, cerco di sbirciare, ma è tutto appannato, non si vede niente. Ai ragazzi parlo di letteratura, ma ormai è una lingua perduta, come il latino o l´aramaico. Parlo anche di cinema e di musica, ma i film che io vedo per loro non esistono, la musica che ascolto è muta. Non c´è alcuna contestazione, nessuno pensa che io sia in torto, che difenda chissà quale ordine infame: semplicemente questi ragazzi hanno tagliato i ponti con gli adulti. Prima la barca era una sola, ci si stava sopra tutti insieme, magari cercando di buttare di sotto i nemici: ora ogni generazione ha la sua scialuppa di salvataggio. Il marketing ha diviso la società in target. Ciò che interessa un trentenne non interessa un sedicenne. I miei studenti di periferia ascoltano i cantanti neomelodici napoletani, i rapper autoprodotti di Tor Bella Monaca, odiano il cinema perché bisogna stare due ore zitti e al buio, non fanno sport, chattano, passano il sabato nei centri commerciali. Ho alunni che spediscono trecento sms al giorno, tranquillamente. E allora uno ci prova ancora: On the road e Cervantes, i boschi dei fratelli Grimm e la selva oscura, il viaggio dietro a Moby Dick, la fuga di Gauguin fuori dal mondo, ma ascoltano in pochi, forse in certi momenti proprio nessuno, e così a tanti insegnanti viene lo scoramento. Perdiamo gli alunni e acquistiamo montagne di carte da riempire, labirinti in cui confondersi.



Trent´anni di disprezzo per la cultura – roba da poveracci, da infelici – hanno portato a questo: a un paese povero e infelice. Ma io non mollo, continuo a indicare ai miei studenti un punto più in alto, dove l´aria è migliore, dove si vede meglio il mondo.

Marco Lodoli

Fonte: www.repubblica.it

9.09.2010

Commenti (72)

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    1. lucmartell 13 settembre 2010

      Buongiorno a tutti,ho trovato molto interessante l'articolo,pone interrogativi che tutti bene o male ci siamo posti,premetto che non ho nessun tipo di interesse a porre delle critiche,fine a se stesse,non ne ho il gusto,ma la prima cosa che mi viene da evidenziare è che i quindicenni di oggi,sono i figli di quegli studenti che vengono posti come esempio,di condivisione di un modo di vivere e di modello sociale.
      E allora,cosa non ha funzionato?... mi dispiace dirlo,ma sono proprio loro a non essere stati capaci,di mantenere il punto,non è possibile dare la colpa,ai ragazzi,ai media,alla società ecc..ecc..,e credetemi,Io sono un,inquisitore del sistema sociale di questo periodo ,media,carta stampata,classe politica,economia,e quant'altro,stiamo vivendo in un "sistema"bacato!,marcio!! che non ci porterà a niente! se non all'esasperazione,delle necessità,e quindi dei comportamenti,sempre più in basso!!! ,ma! i responsabili di TUTTO questo siamo noi!!,studenti degli anni ottanta,siamo noi a mancare all'appello!...a fare l'abbonamento x la tv a pagamento,le rate x il telefonino,x la macchina da "status",fare firmare i genitori in banca x un prestito,accollandoci tutti i rischi,pagando profumati interessi,e chiedendo perfavore!!...e tanto tanto altro, cari genitori di adolescenti,ex studenti degli anni ottanta,la vera lotta di classe,la prima battaglia di questa lotta,la dovete vincere con voi stessi!! recuperando il punto!...non è gratis,ha un prezzo,fatto di rinunce,impopolarità,a volte si può anche essere derisi x la SCELTA!,di essere fuori dal "sistema" del cittadino integrato,persone originali,con addirittura una personalità,capaci di intendere e volere!!
      Ritrovate il punto!..cosa vi serve realmente,e a che condizione,i vostri figli,vi vedono curvi!,piegati al sistema,in continuo connubbio con il compromesso,alla ricerca del male minore,qualcuno alla ricerca della scappatoia disonesta,che passa come furbizia,e tanti a subire e basta!,magari brontolando davanti al tg1.
      Questa è la mia opinione,se i quindicenni sono così,non può essere x di-sgrazia ricevuta,...forse , se non sono interessati a quello,che interessava noi,è perchè noi siamo poco interessanti,quello che siamo,e che rappresentiamo come società civile,come "sistema!"...e x chi non avesse ancora capito il "sistema" siamo noi!! non cercate capri espiatori!!
      Lette,queste righe ci saranno insulti,o forse bravo hai proprio ragione!
      entrambe ottime cose,ma dopo?...andrai a mettere i 25 Euro x la carta igenica,della scuola pubblica di tuo figlio??...se TU! cadi così in basso,cosa puoi pretendere da lui???
      Saluti a tutti.

    1. geopardy 12 settembre 2010

      Scusatela super sintesi.

      In ogni commento che ho letto c’è una dose di verità, anche in quello di KaiserSose.
      Il miglior commneto e più realista, però, a mio modo di pensare, è quello di Vic, il quale ha messo il dito sulla piaga della regressione dell’oggi.
      A mio modo di vedere, l’homo completamente fruitore di beni costruiti da altri è paragonabile all’uomo della fase più primitiva della specie umana (la più vicina alla condizione della scimmia), cioè, quella dell’uomo raccoglitore che si nutriva di ciò che trovava in natura, tutto ciò fino a quando la nostra specie non riuscì a capire che la natura aveva determinati cicli e cominciò a riprodurli attraverso l’agricoltura.
      L’uomo, quindi, era in grado di riprodurre il proprio cibo e poteva programmarne le quantità necessarie anche per una gran numero di persone e non doveva più vivere in piccolissime comunità, da lì lo sviluppo delle civiltà (costruttori di cives: città).
      L’invenzione (o scoperta della funzione della rotondità) della ruota, la scoperta della riproduzione del fuoco, la capacità aggregante dell’acqua (i mattoni erano un impasto di acqua e fango di varia natura) nonché la sua funzione vitale nell’agricoltura insieme a quella dei cicli solari e lunari, hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo odierno.
      Il segreto del lungo cammino verso l’ipod è stato la capacità di tramandare il sapere e, fino a quando esso è stato privilegio di pochi, la società ha avuto progressi molto lenti, quando il sapere è stato allargato ai più, la società ha iniziato a progredire a passi da gigante.
      Torniamo all’homo raccoglitore, oggi lo si può identificare nel fruitore passivo di ogni forma di bene prodotto da altri e non dipende più, quindi, dai cicli naturali di un milione di anni fa, bensì, da quelli forsennatamente mercantili di oggi.
      In questo senso Vic ha ragione, infatti, secondo me, se tutto ciò per un qualche motivo dovesse arrestarsi, quelli in grado di costruire o di saper coltivare sarebbero i custodi del mondo che ne deriverebbe, gli altri impazzirebbero e sarebbero costretti a mangiarsi l’un l’altro per sopravvivere, dato che, con l’enorme numero di esseri umani di oggi, fare i raccoglitori di prodotti della natura non assicurerebbe loro alcuna sopravvivenza.
      Prima di cullarsi nel puro nulla consumistico bisognerebbe almeno aver imparato a fare qualcosa di utile, quindi, oltre che studiare (con tutti i limiti di cui soffre questo modo di concepire la scuola) bisognerebbe imparare almeno a farsi un orto.
      KaiseSose ha pienamente ragione su questa società che si regge sulle pulsioni irreffrenabili dei desideri, ma non sono genuini, bensì, indotti.
      Chi ha il dominio dell'immagine, oggi più che mai, lo ha dell'immaginario.
      Ho preso piena coscienza che la cosiddetta “globalizzazione” rafforza, nelle società ancora opulente, il senso del raccogliere (ora il ciclo riguarda prevalentemente il raccolto dal sol levante), ma abbiamo già avuto delle avvisaglie che questo sistema non è né illimitato nello spazio né infinito nel tempo e senza scomodare gli asteroidi, l'ora della fine del raccolto potrebbe essere più vicina di quello che pensiamo, quindi…
      Ciao

    1. Kevin 11 settembre 2010

      http://scuolalibera.blogspot.com/2008/01/anarchia-in-classe-paideia-merida.html

    1. wiki 11 settembre 2010

      sacrosanto...

    1. wiki 11 settembre 2010

      bell' articolo...forse troppo vero in alcune sue parti...

    1. Kevin 10 settembre 2010

      "Ci sono stati tempi in cui i matematici piu' famosi si sfidavano a duello matematico in pubblico." E che si stracciavano le vesti per apprendere da Tartaglia il segreto delle equazioni di terzo grado :)

    1. Kevin 10 settembre 2010

      Stefano, intervento da incorniciare.

    1. andyconti 10 settembre 2010

      questo lo so, ma anche vivere di libri come questo professore scapigliato e' il nulla.

    1. ventosa 10 settembre 2010

      Mah, ragazzi, non mi dilungo per non andare fuori tema. Qualche anno fa a me, al tempo estremamente scettico, è capitato di sognare, per ben due volte, avvenimenti che sono poi accaduti puntualmente, senza bisogno di interpretazioni, come li avevo sognati. Uno il giorno dopo, l'altro a distanza di molti mesi. Già un filosofo greco(di cui non ricordo il nome), diceva che non si conoscono i fenomeni se non se ne conoscono le cause prime e, nel campo esoterico, è esattamente come dice Vic.
      Saluti.

    1. marzian 10 settembre 2010

      Lascio giusto qualche riferimento per chi volesse provare a sentire una campana diversa da quella di Lodoli, Vic e compagnia:

      "The Case Against Adolescence" di Robert Epstein: http://www.amazon.com/Case-Against-Adolescence-Rediscovering-Adult/dp/188495670X

      Libri di John Holt: http://en.wikipedia.org/wiki/John_Holt_%28educator%29

      Libri di John Taylor Gatto: http://www.johntaylorgatto.com/

      L'evergreen "Deschooling Society" di Ivan Illich: http://www.preservenet.com/theory/Illich/Deschooling/intro.html

      Scuole sperimentali in Italia: http://www.educazionelibertaria.org/esperienze/

    1. Earth 10 settembre 2010

      "sogno e realtà sono diversi. Proprio perchè nel sonno non c'è esperienza, esso si distingue dalla realtà. "

      Ne sei proprio sicuro? Perche' se ad esempio un giorno faccio una determinata cosa, vado a dormire, il giorno dopo appena la rifaccio sono incredibilmente migliorato. Lo stesso vale se sogno qualcosa come mi era capitato, in cucina, non mi impegno quasi mai e faccio solo cose banali, ma dopo aver sognato di cucinare, poi mi e' venuto naturale rifarlo nella realta', quasi come se l'avessi gia' fatto in passato.

    1. Earth 10 settembre 2010

      Bel commento.

    1. ventosa 10 settembre 2010

      Ciao, Stefano. Per come la vedo io, la fede(son daccordo con te), è in se un bel motore che può essere considerato un valore, nel momento in cui si manifesta in"pensieri, parole, opere, ecc.", im tutti i campi della nostra vita. La fede ha un bisogno continuo di essere sperimentata e verificata PERSONALMENTE, altrimenti diventa(forse è qui che non mi sono spiegato) una "fede certa", dove qualcun altro ha sperimentato per se, ci dice che le cose stanno così e che ti puoi fidare.
      Io non ripudio la fede, concetto per me difficilissimo da comprendere, figurati da spiegare, ma le fedi precostruite, a 360°.
      Saluti.

    1. marzian 10 settembre 2010

      Adesso, a 28 anni, ha perso il lavoro perchè vittima di attacchi di panico, sedati con l'alcol, motivati dall'incapacità di gestire le emozioni e gli sforzi quotidiani che un individuo maturo dovrebbe essere in grado di sostenere.

      Bravo: gestione delle emozioni. Infatti l'ambiente scolastico é proprio un luogo in cui si coltiva l'auto-stima e si impara a rapportarsi con l'interioritá ed il prossimo...

      Se tu pensi che chi "non sa" possa avere le competenze, la lungimiranza e la capacità di decidere cosa è giusto sapere e cosa è giusto fare

      Precisamente cosí. E trovo sacrosanto che ad una persona cui non interessino la storia, la letteratura e la biologia non perda neanche un secondo della propria preziosa vita su tali argomenti.

      Sarà, ma se non vi insegnavano a leggere, non credo che sarebbe stato possibile per voi andare a conoscere, secondo i vostri interessi, le "altre" cose di cui parla anche ottavino

      Ai tempi della Rivoluzione l'America l'alfabetizzazione della popolazione era vicina al 100 %...

      Comunque: non escludo che un contesto educativo possa avere delle grandi capacitá nella crescita morale, culturale e spirituale di un individuo. Le "scuole" (il contesto educativo contemporaneo) a mio avviso servono solo a svilire l'individuo e ad insegnarli l'obbedienza (per altro, sulla correlazione dell'ambiente scolastico con i suicidi per me non sussitono dubbi, ma il discorso sarebbe lungo da fare). QUESTO contesto educativo per me va abolito, completamente.

    1. DaniB 10 settembre 2010

      Mah, quanto sei reazionario, oppressivo, securitario e matusa... Viva le scuole "democratico-libertarie"! ovviamente sto scherzando, ti do ragione su tutta la linea...

    1. DaniB 10 settembre 2010

      E comunque ero sicuro di averci beccato con Palahniuk e Welsh. Ma che te lo dico affare...

    1. DaniB 10 settembre 2010

      Vaglielo a dire ai "democratici-libertari" che vogliono le scuole chiuse.
      Robe da pazzi scatenati. grande Vic

    1. DaniB 10 settembre 2010

      Ma io non sono ne un venditore, ne tanto meno uno statista. Per questo a me la cultura fa bene.

    1. DaniB 10 settembre 2010

      Puoi vivere quanto vuoi, se non hai prima affinato, con un po' di studio, un substrato cognitivo che ti faccia percepire quello che stai vivendo, ti sembrerà di vivere il nulla. Scusa il linguaggio un po' incomprensibile ma in sostanza per vivere la vita devi avere una sensibilità adeguata, e quella non la trovi solo "vivendo", deve esserci anche un po' di lavoro prima.

    1. DaniB 10 settembre 2010

      - questi due libri sono gli unici che ti concedo, gli altri sono solo spazzatura. Se vuoi restare sull'aneddotica più becera, dato che in seguito mi citi il suicidio giovanile correlandolo un po' alla cazzo con la "scuola" in generale, ti dico che uno dei miei più grandi amici leggeva solo roba del genere, per un anti-conformismo progressista-libertario viscerale. Adesso, a 28 anni, ha perso il lavoro perchè vittima di attacchi di panico, sedati con l'alcol, motivati dall'incapacità di gestire le emozioni e gli sforzi quotidiani che un individuo maturo dovrebbe essere in grado di sostenere. Per me la sua completa mancanza di cultura classica centra eccome. se vuoi leggiti un paio di saggi di Blondet che di queste cose parla molto meglio di me, e senza tirare in mezzo il vangelo, cristo, o altre beghe metafisiche.

      - la scuola democratico-libertaria è un illusione, una parola senza significato creata solo ad uso e consumo delle persone che se non sentono nominare ogni tre per due le parole-feticcio "democrazia" e "libertà" cominciano a delirare sullo "stato fascista" o sulla scuola "oppressiva securitaria". Lasciamo perdere per un secondo, solo un secondo, tutte le questioni sui programmi incompleti, le "verità storiche alternative", il nazismo, il risorgimento, e gli interessi baronali, e proviamo a ragionare senza voler fare per forza gli "alternativi". A mio parere, la scuola, più precisamente il contesto educativo, si basa su un unico assioma: vi è un rapporto NON PARITARIO, ASIMMETRICO fra "chi sa" (l'insegnante) e chi "non sa" (l'allievo). La democrazia e la libertà qui centrano come i cavoli a merenda. Se tu pensi che chi "non sa" possa avere le competenze, la lungimiranza e la capacità di decidere cosa è giusto sapere e cosa è giusto fare, buona notte. Magari il programma lo mettiamo ai voti, giusto? come in democrazia. Già me li vedo gli insegnanti con il fischietto in bocca a fare da arbitri nelle partite di calcetto incluse nel programma delle scuole "democratico-libertarie". Tu credi che ai ragazzi la Storia interessi? La Letteratura interessi? la biologia interessi loro, se non sono in un certo modo obbligati a studiarla? mi dispiace ma partiamo da una concezione antropologica dell'essere umano completamente diversa, tu sei troppo ottimista.

      - Il "suicidio giovanile" causato dalle scuole? sei fuori strada. Il lento omicidio spirituale causato dalle scuole? continui a fare rally, caro mio. Scusa il sarcasmo ma se la scuola dovesse essere un istituzione "dentro" la storia, dentro la nostra storia, allora vi dovrebbero essere solo materie del tipo " metodologia dell'inculata al prossimo" o "teoria dell'interesse utilitaristico nel contesto privato e pubblico" ma sarebbero titoli troppo forbiti per la cultura oggi egemone e "dentro" alla storia, verrebbe meglio un "grammaticaEunPO'diMODIkeTIfannoSKRIVERE+veloceNELtuoIphone".
      I problemi, semmai, sono fuori dalle scuole, scuole che poi risentono del pensiero "democratico-libertario" che non permette di imparare e sopportare la fatica dell'abnegazione e del sacrificio necessari per il raggiungimento di un qualsiasi compito che non sia chiedere al papi i soldi per la retta delle università "democratico-libertarie" che, a se non sbaglio, costano anche un bel po'.

      - Questa delle scuole che devono essere chiuse non riesco proprio a capirla. Sarà, ma se non vi insegnavano a leggere, non credo che sarebbe stato possibile per voi andare a conoscere, secondo i vostri interessi, le "altre" cose di cui parla anche ottavino. Mi sembra che in questo abbiate un po' la memoria corta. Non tutti i genitori hanno la possibilità di fare le "homeschool", a meno che non si parli di borghesia altolocata, ma allora lì si fa scuola a casa con l'insegnante privato. sempre scuola è, cambia solo il luogo. Qual è l'alternativa, marzian, glielo insegni tu a leggere a mio figlio?

      Dopo di che possiamo parlare dell'ingerenza della politica, o dei "vincitori" nei programmi di storia, di certa parzialità o di una determinata "agenda" nella trattazione dei temi scientifici o economici dominanti, ma da qui a chiudere le scuole o a parlare di democrazia ce ne passa.

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