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LA VERA LOTTA DI CLASSE

DI MARCO LODOLI
repubblica.it

È naturale che un uomo di oltre cinquant´anni non capisca una ragazzina di quindici. I film che vedo, la musica che ascolto, per loro non esistono. Hanno tagliato i ponti con gli adulti.

Lunedì comincerò il mio trentesimo anno di insegnamento: era il 1980 quando entrai per la prima volta in classe e ricordo ancora bene quella lezione, preparata con cura e spavento, sul viaggio ultraterreno di Dante ma più in generale sul viaggio nella letteratura. In un´ora passai da Don Chisciotte a Pinocchio, da Rimbaud a Kerouac, dal Sorpasso a Pollicino, con una smania infinita di spiegare, di emozionare.

Avevo ventitré anni, leggevo dalla mattina alla sera, speravo che nei libri ci fosse tutto ciò che mi mancava: e quello che trovavo, subito lo comunicavo ai miei studenti, come un bene prezioso da condividere. Ero convinto che la bellezza, la poesia, la ricerca di senso riguardassero tutti gli adolescenti del mondo: che serve avere sedici se non si guarda in alto ?

Così mi dicevo, ma in realtà neanche me lo dicevo: ne ero certo. I ragazzi ascoltavano la musica che piaceva anche a me, i Talking Heads, i Cure, gli Smiths, i cantautori italiani, parlavano di calcio e di politica e di niente, e io li capivo. Insegnavo anche alle serali, a giardinieri più vecchi di me, e dopo aver letto una poesia di Pascoli o un racconto di Cechov ne parlavamo insieme, avevamo una lingua comune per scambiarci opinioni, anche per litigare. E gli anni, una settimana dopo l´altra, sono passati. Io ero sempre l´insegnante giovane, scapigliato, quello con la Vespa anche se diluvia, quello con i jeans bucati e persino con i dread, per un certo periodo. Per me capire i ragazzi era facile, anche se cambiavano i gruppi musicali, i film al cinema, i modi di vestirsi – come fosse sempre primavera. Qualche volta mi ritrovavo alunni o ex-alunni alle presentazioni dei miei libri, e loro erano orgogliosi di me e io di loro, ci davamo qualche pacca sulla spalla, imbarazzati, contenti.

Ora tutto è cambiato. È ovvio che sia così, mi dico, è normale che un uomo di cinquantatré anni non capisca una ragazzina di quindici. Metto le mani sul vetro, cerco di sbirciare, ma è tutto appannato, non si vede niente. Ai ragazzi parlo di letteratura, ma ormai è una lingua perduta, come il latino o l´aramaico. Parlo anche di cinema e di musica, ma i film che io vedo per loro non esistono, la musica che ascolto è muta. Non c´è alcuna contestazione, nessuno pensa che io sia in torto, che difenda chissà quale ordine infame: semplicemente questi ragazzi hanno tagliato i ponti con gli adulti. Prima la barca era una sola, ci si stava sopra tutti insieme, magari cercando di buttare di sotto i nemici: ora ogni generazione ha la sua scialuppa di salvataggio. Il marketing ha diviso la società in target. Ciò che interessa un trentenne non interessa un sedicenne. I miei studenti di periferia ascoltano i cantanti neomelodici napoletani, i rapper autoprodotti di Tor Bella Monaca, odiano il cinema perché bisogna stare due ore zitti e al buio, non fanno sport, chattano, passano il sabato nei centri commerciali. Ho alunni che spediscono trecento sms al giorno, tranquillamente. E allora uno ci prova ancora: On the road e Cervantes, i boschi dei fratelli Grimm e la selva oscura, il viaggio dietro a Moby Dick, la fuga di Gauguin fuori dal mondo, ma ascoltano in pochi, forse in certi momenti proprio nessuno, e così a tanti insegnanti viene lo scoramento. Perdiamo gli alunni e acquistiamo montagne di carte da riempire, labirinti in cui confondersi.

Trent´anni di disprezzo per la cultura – roba da poveracci, da infelici – hanno portato a questo: a un paese povero e infelice. Ma io non mollo, continuo a indicare ai miei studenti un punto più in alto, dove l´aria è migliore, dove si vede meglio il mondo.

Marco Lodoli
Fonte: www.repubblica.it
9.09.2010

Pubblicato da Davide

  • lucamartinelli

    dopo che Bell ha mandato in soffitta le teoria della relativita’ di Einstein, non rimane che una teoria certa: quella della consequenzialita’. “25 anni di Tv cosiddetta commerciale non sono passati invano. hanno contribuito in maniera determinante al ritorno dell’analfabetismo nel nostro povero paese. Ovvio che era tutto voluto e studiato a tavolino…e ora?? saluti a tutti.

  • KayserSose

    Il risveglio dall’incubo

    (Decolonizzare l’immaginario)

    Premessa
    (Valerio Evangelisti dal primo numero di Carmilla)

    Colonizzare l’immaginario. Sembrava impossibile, eppure basta disporre degli strumenti opportuni. Televisioni, mass-media, una stampa docile, un trend culturale. Finisce che intere generazioni si trovano immerse in un sogno, e lo scambiano per realtà. Ora, quali sono le caratteristiche di un sogno? Che si vive una vicenda priva di antecedenti e di conseguenze nel futuro. Esiste il presente e basta.

    In un sogno analogo siamo immersi ormai da un decennio, con un’accentuazione negli ultimi anni.


    http://www.vialibre5.com/pages/magazine/n1-page_debat_4.htm

    Aggiornando le date (il testo citato è del 1995) sono almeno 25 anni che viviamo in un sogno, il delirio liberista – economicista – consumista.

    Però nei sogni particolarmente sgradevoli (gli incubi) capita a volte che la pressione sull’individuo creata dal mondo onirico salga progressivamente fino a raggiungere un livello intollerabile.
    Qui l’individuo si sveglia bruscamente, in modo traumatico, ed esce dal delirio, dalla frenesia del consumo.
    Questa potrebbe essere una via d’uscita dalla società di oggi: quella che sembrava una favola si è tramutata in un incubo sempre più gravoso.
    Allora bisogna spezzare l’incanto, uscire dal sogno, aprire gli occhi e combattere lo stato (la condizione oscena e miserevole) del mondo di oggi.

  • marzian

    E allora uno ci prova ancora: On the road e Cervantes, i boschi dei fratelli Grimm e la selva oscura, il viaggio dietro a Moby Dick, la fuga di Gauguin fuori dal mondo…

    Appunto. Una cultura vecchia e stantia che con estrema probabilitá non ha nulla da comunicare a chi é nato in questa contemporaneitá.

    E poi siamo sempre sul piano dei contenuti. Mai che si pensi alla struttura in cui vengono inseriti quei contenuti, che é la vera realtá pervasiva della scuola odierna e delle sue violenze. Stare due ore seduti al cinema puó essere noioso, ma starne minimo 5 ad un banco (ogni santo giorno, per anni, anni ed anni) ad ascoltare dei vecchi che parlano di quelle che al massimo sono le loro passioni… é mortale per lo spirito.

  • Altrove

    Non offenderti, ma dato che scrivi da repubblica è anche un pò colpa tua…
    Quel ponte non l’hanno creato i ragazzi (con quali capacità poi?) ma tutta la generazione precedente. Ricordo molto bene i tempi della scuola e l’unico messaggio che alla fine passa è: Tu devi essere così.. Mai nessuno che tende a sviluppare le tue capacità già esistenti a quel punto della vita, ma anzi, a livellare la cultura e l’intelligenza di tutti. La scuola oggi è solo omologazione, quasi una dottrina da fascio. Oggi i ragazzi vengono trattati come un prolugamento della vita dei genitori, devono diventare quello che loro, grazie alla società che hanno creato, non sono riusciti a diventare. Hanno negato loro tutte quelle esperienze che essi hanno fatto e che non vogliono lo facciano i figli. E’ così che nascono gli idioti, così che nasce la vuotezza e il distacco da un mondo fatto a misura d’interesse. Non si può più giocare a pallone in una piazza, nè fare un pic nic su un giardino. Quindi sto a casa, mi sfondo ti Tv, droghe, schifezze da mangiare. Non c’è cosa più diseducativa che negare un’esperienza a qualcuno solo perchè tu hai avuto un’esperienza negativa o controproducente. Questa è pura omologazione. E’ come si crea il pregiudizio. Ricordiamoci poi da che pulpiti arrivano queste prediche ai ragazzi…

  • redme

    solo per capire….la colpa è di repubblica?.. PS – non leggo e non mi piace repubblica

  • vic

    E’ stato studiato tutto a tavolino, ma con lungimiranza che non andava oltre la punta del naso dell’esperto di marketing.

    Il marketing ha fatto la societa’ a pezzi, spezzettandola in target.
    Dice benissimo il nostro maestro qui sopra.
    Sono questi gli studiosi da tavolino, i cosiddetti creativi. Che come ben osserviamo sono sobdolamente distruttivi.

    In natura ci sono effetti che vengono detti fenomeni emergenti. Non credo che esista il grande vecchio complottista, ma che esistano forze le quali fanno emergere una mentalita’ la quale poi porta ai disastri che vediamo. Un po’ come il cristallo di sale, il quale si forma se le circostanze gli sono congeniali. Le proprieta’ del cristallo emergono mettendo assieme tante molecole. Cosi’ fa la societa’. Nessun dubbio che esistano club che studiano strategie. Ma attribuire loro eccessiva onnipotenza mi pare sbagliato. Osserviamo le gaffe che commettono! Che disastro e’ stata l’ideologia neocon! Era stata studiata a tavolino da un gruppuscolo universitario detto dai loro colleghi di studio “the crazies”, i pazzi. S’e’ rivelata un fiasco in tutti i sensi.

    Come non essere d’accordo col maestro che riafferma l’importanza della classe, quella scolastica. Anche in senso lato. Oggi un ragazzo sveglio impara anche da solo con tutto quello che offre il web. Gli e’ sufficiente avere accanto qualcuno d’esperienza che ogni tanto interloquisca.

    Su John Bell, non ha mandato per niente la relativita’ generale in soffitta, semmai una certa interpretazione probabilistica della meccanica quantistica. D’altronde sono due branche che hanno ben poco in comune, a parte il fatto di dover andare a braccetto quando si parla di cosmologia. Disciplina che si occupa di cose assai lontane che non toccheremo mai con mano, anche se ci hanno, a quanto pare toccati ed allacciati tutti quanti nella notte dei tempi, quando il tutto era un punto ideale. Poi ci fu l’esplosione. Questa mentalita’ del ragionamento per esplosioni proprio la digerisco a fatica, e’ troppo prossima al modo di ragionare di certi ambienti. M’arrendo davanti all’evidenza dei fatti. Purtroppo anche quelli sono molto lontani, per cui e’ possibilissimo che stiamo prendendo lucciole per lanterne, or che stiamo entrando nella selva oscura.

    La vera sfida filosofica della filosofia naturale e’ capire cosa ci sia dietro a quel benedetto allacciamento o entanglement. Una cosa appare evidente: la natura nel suo profondo e’ molto ma molto diversa da come ce la immaginiamo. Dunque anche la realta’ profonda. Durissima da digerire per quelli tuttora attaccati al materialismo dialettico. La realta’ e’ un’illusione e il vuoto e’ pieno d’effervescenze. Due possono essere uno, anzi sono essenzialmente uno. Questi sono fatti sperimentali, checche’ blateri il solito blogghista tremendo di nome ma inconsistente di fatto.

    Ogni tanto mi allargo, ma tante’.
    Cordialita’.

  • stendec555
  • DaniB

    La vera cultura non invecchia mai. Chi dovremmo far leggere ai ragazzi, Paladiuk perchè parla di sesso? Welsh perchè parla di droga? Tutta la produzione letteraria di questi autori non vale un peto di quelli citati da Lodoli. Io non credo nel progresso, tanto meno nella cultura. Oppure, rintronati dal delirio democratico, che diligentemente spalmiamo sopra qualsiasi attività umana come cura di tutti i mali, c’è sempre l’alternativa di far decidere a loro cosa fare a scuola. Ti lascio immaginare le conseguenze di una decisione simile, già comunque adottata da qualche insegnante “progressista” ed “innovatore”. La questione sollevata sulla struttura è interessante, anche se non ho ben capito a cosa ti riferisci, soprattutto quando parli di “violenza”. Ma perchè, lavorare 8 ore al giorno non è forse “violento”? Passare le notti insonni perchè il tuo bebè non ti fa dormire e poi alle 7 svegliarsi ed andare su un impalcatura non è “violento”? in confronto stare seduti 5 ore sul banco è una passeggiata, e comunque lo ho fatto io, lo hai fatto tu e tanti altri ancora, mi pare che non sia mai morto nessuno di banchite.

  • vic

    Quante banalita’ sul sogno dette in poche righe!

    Prima di tutto il sogno non e’ presente e basta. Nel sogno la nozione di tempo e’ altra. Ci sono sogni nel passato e sogni che vanno nel futuro.
    La stessa realta’ potrebbe essere un sogno.
    Cosa dire dei sogni ‘terapeutici” di Edgar Casey, il profeta dormiente? E’ tutto li’ scritto nero su bianco in decine di migliaia di pagine.
    Anche questo e’ sogno. Sogno e realta’ sono assai intrecciati. Chissa’, forse li accomuna quello che chiamiamo in modo vago “informazione”.

    Ammettiamolo di sapere ancora troopo poco sia di sogno che di realta’!

    Che sonno!

  • DaniB

    ah ah, ma quello tremendo è per caso anche anonimo?

  • DaniB

    “non credo nel progresso DELLA cultura” non NELLA cultura in sè. sia ben chiaro.

  • stefanodandrea

    Complimenti. Anche per aver colto l’ambiguità del termine “violenza”. Marzian vede violenza dovunque e anche nella scuola contemporanea. Io vedo ovunque assenza di violenza. I genitori non sono sufficientemente violenti da far mangiare ai figli tutto ciò che essi hanno preparato, come un tempo era in grado di fare anche il più semplice e ingenuo genitore. La scuola non è sufficientemente violenta da affiggere quadri che annunciano la bocciatura (mi sembra che non si scriva più nemmeno bocciato). I sindacati non sono più violenti al punto da saper organizzare e realizzare uno sciopero generale prolungato (accada quel che accada). Il politicamente corretto domina la politica, tanto che, dinanzi a qualche proposta “inusuale” non tardano, anche da parte della cosiddetta sinistra radicale, le accuse di “oscurantismo”, “nazismo”, “populismo”, “rossobrunismo”. Non si può dire che ci si sente (e che siamo) cittadini italiani, perché bisogna dirsi “cittadini del mondo”, altrimenti si è chiusi e gretti. Si incontrano decine di genitori (principalmente quarantenni) che riferendosi ai figli di pochi anni pronunciano frasi allucinanti – “poi è nato questo rompicoglioni”; “la sera se non lo porto a passeggiare non va a dormire”; “la mattina faccio tardi al lavoro perché lui deve vedere i cartoni animati”; “come facevo a negargli il nintendo se lo hanno tutti”, ecc. – e se uno commenta che servirebbero campi di rieducazione per i genitori viene accusato di essere stalinista (e non ammirato perché stalinista). E si potrebbe continuare all’infinito
    E tutto ciò accade in un tempo in cui la violenza del capitale e di tutti gli interessati alla ideologia consumistica, buonista, globalista e nichilista (sono prospettive diverse del medesimo fenomeno) è gigantesca.
    Insomma dappertutto è evidente che manca la violenza, quella violenza che è “levatrice della storia”, anche per la reazione che provoca (Lolli allude ad essa quando afferma che un tempo si stava sulla stessa barca, anche se alcuni tentavano di buttare via gli altri).

  • Altrove

    Repubblica, così come la maggior parte dei media, ha contribuito se non poco, direttamente e indirettamente, a questa situazione. E’ comunque repubblica è un giornale, non mi va di dare la colpa a della carta e dell’ inchiostro, ma a chi li assembla per prima tacere e poi evidenziare a puro piacimento (interesse?). Una società che tende a omologare tutti a uno stile di vita fisico e mentale assolutamente borghese e quindi moralista utilizza i mezzi che ha per evangelizzare i propri profani. Repubblica è uno di questi…
    Spero di esseri spiegato…

  • Altrove

    E’ bello ogni tanto respirare aria pulita… Grazie…

  • stefanodandrea

    Il problema è che manca la violenza. Io vedo ovunque assenza di violenza.
    I genitori non sono sufficientemente violenti da far mangiare ai figli tutto ciò che essi hanno preparato, come un tempo era in grado di fare anche il più semplice e ingenuo genitore.
    La scuola non è sufficientemente violenta da affiggere quadri che annunciano la bocciatura (mi sembra che non si scriva più nemmeno bocciato).
    I sindacati non sono più violenti al punto da saper organizzare e realizzare uno sciopero generale prolungato (accada quel che accada).
    Il politicamente corretto domina la politica, tanto che, dinanzi a qualche proposta “inusuale” non tardano, anche da parte della cosiddetta sinistra radicale, le accuse di “oscurantismo”, “nazismo”, “populismo”, “rossobrunismo”.
    Non si può dire che ci si sente (e che siamo) cittadini italiani, perché bisogna dirsi “cittadini del mondo”, altrimenti si è chiusi e gretti.
    Si incontrano decine di genitori (principalmente quarantenni) che riferendosi ai figli di pochi anni pronunciano frasi allucinanti – “poi è nato questo rompicoglioni”; “la sera se non lo porto a passeggiare non va a dormire”; “la mattina faccio tardi al lavoro perché lui deve vedere i cartoni animati”; “come facevo a negargli il nintendo se lo hanno tutti”, ecc. -; e se uno commenta che servirebbero campi di rieducazione per i genitori viene accusato di essere stalinista (e non ammirato perché stalinista).
    E si potrebbe continuare all’infinito.
    E tutto ciò accade in un tempo in cui la violenza del capitale e di tutti gli interessati alla ideologia consumistica, buonista, globalista e nichilista (sono prospettive diverse del medesimo fenomeno) è gigantesca.
    Insomma dappertutto è evidente che manca la violenza, quella violenza che è “levatrice della storia”, anche per la reazione che provoca (Lolli allude ad essa quando afferma che un tempo si stava sulla stessa barca, anche se alcuni tentavano di buttare via gli altri).

  • stefanodandrea

    Lodoli, ovviamente, non Lolli

  • andyconti

    Ho quasi 40 anni, ascolto anche musica che ascoltano i ragazzini, se e’ buona, uso il cellulare e invio sms, anche se non 300 al giorno, chatto perche’ e’ un ottimo mezzo di comunicazione, ma non per ore al giorno, ho vissuto il liceo classico dove i miei genitori (di sinistra e con il feticcio della cultura al posto di Dio) mi hanno obbligato a soffrire per 5 anni, oggi vedo milioni di ragazzini che si ribellano allo stato di cose e vogliono un mondo nuovo. La tv commerciale non ha creato il target dei ragazzini idioti che vivono con la testa dentro sms e chat, semplicemente e’ un’altra epoca dove questi ragazzini rappresentano lo scarto culturale, fisiologico, dovuto direi di piu’ all’educazione mediocre di genitori che sono uguali a loro (come ha sottolineato un lettore) ma che questo sia frutto di pianificazioni di marketing e’ una totale idiozia da complottisti ossessivi. La ribellione fine a se’ stessa dei mitici anni 60 e 70 e’ andata bene per quell’epoca, adesso chi si ribella ha molte piu’ motivazioni e piu’ coraggio (indubbiamente non e’ di moda farlo) e anche ce l’ha chi legge letteratura ( e ce ne sono tanti, forse tutti devono leggere Cervantes per essere in linea?).

  • oldhunter
  • stefanodandrea

    “Quello che il sistema offre è qualcosa che in realtà non voglio”. >: questo potrebbe essere il motto per un’autentica realizzazione di sé ed una fedele individualizzazione anticonformista.
    “Sono come tu mi vuoi” http://www.appelloalpopolo.it/?p=1925

  • ventosa

    “Ammettiamolo di sapere ancora troopo poco sia di sogno che di realta'”.
    E che i due si compenetrano, che sono percezioni diverse, entrambi reali, anche se il nostro schema razional-cerebral-formattante ha bisogno di catalogarli sotto due differenti colonne. per dargli un senso. Forse ho banalizzato ciò che hai espresso tu?
    Vabbè, ormai l’ho scritto…
    Saluti.

  • Erwin

    Sicuramente è preferibile la “non” scuola che la squola che ci ha insegnato che 750 persone possono stare ,ritte,in 20-25 metri quadrati!

  • Affus

    perchè manca una fede certa ….

  • ottavino

    Ottimo. Non sappiamo chi siamo, dove andiamo, che cos’è questo. Splendida sensazione….tutto da scoprire….è la libertà….

  • ottavino

    In questo caso, temo che sia il professore che deve cambiare qualcosa. Oppure deve dargli brutti voti, oppure che se ne vada. “On the road e Cervantes, i boschi dei fratelli Grimm e la selva oscura, il viaggio dietro a Moby Dick, la fuga di Gauguin fuori dal mondo,” Che palle, probabilmente crede di saper insegnare. Ma quale disprezzo perla cultura!! Che palle!! Io quello che mi interessava me lo sono letto dopo….la scuola! Che palle! Chiudiamole!!

  • maristaurru

    Vediamo se tu me lo sai spiegare. I miei figli hanno ora sui trenta anni. Avevamo la tv anche noi, un regalo non troppo gradito, ma poi i cartoni glieli facevamo vedere, e i film di fantascienza e poi.. basta e non troppo. Non ce lo ha detto nessuno che un bimbo è come una lavagna su cui scrivere e se è troppo piccolo è meglio vedere che ci scrivono e chi ci scrive su quella lavagna. Però è stato un po’ impegnativo. I miei figli non corrispondono nemmeno un po’ al modello imperante, dicevano che erano vecchi , eppure sono stati presto in grado di sceglier da se e per il meglio. Tolti i genitori senza un bagaglio culturale ( che poi spesso sono stati i più bravi).. gli altri che cavolo facevano? Noi lavoravamo in due e senza aiuti familiari, che spesso è meglio.Ripeto, c’è voluto un po’ di impegno, ma da parte nostra era un dovere credo . Certo ora i doveri non ci sono più, ma questa non è stata colpa della Tv, non bariamo,comodo lo scarica barile!

  • stendec555

    consumismo, buonismo, globalismo, nichilismo…ecco perchè tutto va a rotoli, questi sono i modelli esaltati a dx come a sx. l’esatto contrario di questi falsi miti di progresso riequilibrerebbe una società di rincoglioniti in cui sempre più persone ricorrono a palliativi legali o meno pur di non uscire di testa…generazioni di anziani malati di alzheimer e di giovani sempre più scoglionati, questo è lo spendido futuro che il progresso ci promette…..http://www.youtube.com/watch?v=dY7lwxeLk3E

  • ventosa

    No, semmai perchè ci sono troppe “fedi certe”, su cui ci poggiamo comodamente evitando la fatica di cercare le risposte alle nostre domande. Perchè non possiamo accettare di passare la vita a sprecare tempo ed energie senza la certezza di raggiungere una qualche meta.
    Et voilà, arriva un bel piatto pronto da mangiare, magari precotto, con cui saziarsi… fino all’ora di cena,quando ci accorgiamo che quella minestra non ha placato affatto la nostra fame. Ma va bene così, tanto continueremo a mangiarla, perchè siamo convinti che sia la minestra più buona che ci sia. Ah, la fede certa…

  • andyconti

    efficace commento……anch’io ho imparato di piu’ dopo….e poi: Kerouak, in definitiva,,,,,,,un alcolizzato che scriveva pure male??’ si puo dire???

  • andyconti

    non sono sicuro, ti riferisci ai lager?

  • andyconti

    Credo che la questione fondamentale sia che questi professori sublimano nei libri la mancanza di una vita reale mentre bisognerebbe prima vivere e poi leggere per riconoscere nei libri qualcosa che si e’ vissuto. E poi: la Vespa anche con la pioggia, i jeans bucati, scapigliato…..praticamente una descrizione di look obbligato da professore anticonformista……..e questo non e’ marketing?????

  • Erwin

    Si,certo.

  • vic

    C’e’ un ambito in cui la scuola funziona a meraviglia.

    Non si tratta nemmeno di una scuola pubblica. E’ piuttosto pirvata, di solito in mani non propriamente trasparenti, pero’ che sanno il fatto loro. Sanno che i talenti vanno allevati, coccolati e allenati.
    Come mai si incoraggiano i talenti del piede, cioe’ i rampolli calciatori, e non i talenti di testa? Forse perche’ manca il circo, l’arena pubblica foriera di diritti televisivi per quelli talentuosi di testa. Ci sono stati tempi in cui i matematici piu’ famosi si sfidavano a duello matematico in pubblico. In palio c’era spesso una cattedra prestigiosa.

    Oggi una cosa del genere non stimola nemmeno i creativi del marketing televisivo.
    Che fa il povero rampollo che ha la pessima eredita’ di un prodigioso talento matematico? Va a finire in una ditta di sondaggi? In una ditta di trading finanziario creativo? Che fa la scuola per incoraggiarlo? Nulla di nulla. Diciamolo schiettamente, fa di tutto per scoraggiarlo. Per carita’, forse e’ sempre stato cosi’, ma non del tutto. Ogni tanto interveniva la mano dello stato che il talento lo prelevava fisicamente, comme accadde ad esempio a quel genio d’India incompreso dalla propria maestra ma ben compreso dalla propria madre, che ne intui’ la genialita’ piu’ unica che rara. E’ l’esempio di Ramanujan, incoraggiato non dalla scuola ufficiale ma dalla mamma prima e da un governativo britannico poi. Sii vede che Londra aveva assimilato le idee Napoleoniche di incoraggiare i talenti nelle scienze.

    In Italia si puo’ dire che Majorana venne incoraggiato dalla scuola. Ma poi? Com’e’ la situazione oggidi’? Stanno meglio i rampolli calciatori o i rampolli altrimenti genialoidi?
    Non ditemi che il marketing non c’entra. C’entra eccome! Domina la mentalita’ da creativi. Gia’ creativi di che’? D’aria fritta. Consumiamo quella allora, sempre di piu’. Non lamentiamoci degli effetti collaterali, pero’.

    Chi sta distruggendo il mondo e’ il marketing ossessivo. Quasi contro natura, in talune circostanze. Cosa spinge un giovane ad arruolarsi nei marines se non un accurato, mirato marketing. Cosa convince l’opinione pubblica che e’ un bene fare questa o quella guerra: il marketing. Chi convince tutti i giovani che vivere senza telefonino e senza un cosino infilato nel foro oculare e’ impossibile: il marketing delle telecom e dei musicpod
    .
    Siamo bombardati dal marketing in modo osceno, letteralmente pornografico. La decrescita felice comincia anche con la decrescita del marketing. Che ci lasci una buona volta felicemente tranquilli, coi pochi grilli naturali che abbiamo nella testa, senza mettercene di altri assurdi, rumorosi e nefasti.

    E’ imminente l’anniversario di una grande opera di marketing: l’11 settembre. Facciamoci un pensierino, particolarmente a tutto quello che non ci diranno mai. Ad esempio la velocita’ di vendita di tutto quell”acciaio da demolizione. Grande opera di marketing controllato. Che scuola!

  • RINOGAETANO

    lo so’ io il perche’, io ho 18 anni ed ero cosi’. Da ragazzo della moda, plasmato dal marketing e dalla lotta di classe, inteso anche come questa, sono diventato un ascoltatore di De Andre’, Rino Gaetano, lettore di libri di filosofia, di Montanelli, di Biagi, tutto grazie all’autonomia che ho acquisito nel fare quello che mi piace. Questa nuova generazione invece fa quello che vedono fare dai grandi, dai vip, dai famosi, e quindi, per paura di essere esclusi dal gregge, si imitano e richiamano chi non lo fa. In questo modo si autocontrollano e limitano. Io sono un pecora andata a fanculo e ne sono contenta… almeno ho capito di non essere una pecora, ma un ragazzo, anche se prematuro, libero di pensare fuori dai limiti televisivi.

  • RINOGAETANO

    per fortuna che alcuni sono immuni

  • giop

    Ho 45 anni e i miei professori cinquantenni del liceo non ascoltavano certo i Police o i Dire Straits, caro prof, lei è semplicemente invecchiato.

    Che i giovani oggi siano meno interessati alla cultura è un’altra storia

  • Cornelia

    La separazione non è nel tempo, è nello spazio.
    Non è colpa dell’età, è colpa della periferia.

  • stefanodandrea

    Affus, questa volta concordiamo in pieno. Forse perché la fede è un valore in sé, a prescindere da ciò in cui si crede.

  • stefanodandrea

    Caro Ventosa, io non credo che ci siano troppe fedi. Quelle che tu chiami fedi, giustamente utilizzando le virgolette, non hanno il carattere delle fedi che hanno scosso e mosso il mondo (cristianesimo, comunismo, islam, repubblicanesimo, laicità, tutto il complesso di valori racchiusi nel concetto di cittadinanza,la fede negli antichi costumi, e così via). Magari stessimo sprecando energie; le stiamo sedando. Magari avessimo fame di qualcosa; abbiamo desideri di eventi insignificanti.

  • Ricky

    E’ ovvio che questo Marco Lodoli é un reazionario che non ha la minima idea del mondo in cui vive né come relazionarsi con i ventenni, probabilmente perché é nato giá cinquantenne.
    A lui dedico il Manifesto del rock demenziale (correva l’anno 1979):
    http://diventademente.splinder.com/archive/2003-02

  • TITANIUS

    La verità è che non frega più niente a nessuno, tutto ci passa sopra senza lasciare segno, siamo assuefatti, quasi indifferenti, quelli che s’incazzano sono davvero pochi e non fanno rumore, dobbiamo morire di fame per ritornare a lottare, siamo come un gatto domestico, aspettiamo dormendo perché tanto un po’ di pappa arriva lo stesso.

  • marzian

    – Si scrive “Palahniuk”. Comunque: sí, puó essere un’idea. “Fight Club” e “Trainspotting” sono film che hanno davvero qualcosa da dire ad un ragazzo, a differenza dei materiali da matusa citati dal vecchio rinco che ha scritto l’articolo.

    – L’alternativa di far decidere a loro cosa fare a scuola é ESATTAMENTE quello che propongo. Non ho nessuna necessitá di stare ad immaginare le conseguenze, perché le conosco benissimo grazie alle esperienze delle ormai CENTINAIA di scuole democratico-libertarie che esistono in tutto il mondo.

    – Che di “banchite” non si muoia lo dici tu. Il suicidio é la prima causa di morte giovanile in Europa. Il lento ma costante omicidio dello spirito perpetuato da queste istituzioni fuori dalla storia ne é ben corresponsabile.

    – Sono d’accordo con Ottavino: le scuole vanno chiuse.

  • marzian

    Sto TOTALMENTE dalla parte dei figli che si rifiutano di mangiare tutto quello che i genitori hanno preparato. Al riguardo, é bene ricordare che anche in Italia sta fortunosamente crescendo sempre piú il numero dei giovanissimi (addirittura bambini, alcuni ho avuto la fortuna di conoscerli personalmente) che si rifiutano di consumare i prodotti di origine animale (cioé il frutto di altre immani violenze, che presumo per te siano inesistenti), propinati da genitori, nutrizionisti e medici vari.

    La tua levatrice della storia mi sembra abbia prodotto grandi cose, fin’ora…

  • KayserSose

    @vic:


    Prima di tutto il sogno non e’ presente e basta. Nel sogno la nozione di tempo e’ altra.


    Esiste il link all’articolo originario di Evangelisti. Si parla anche di questa stranezza del tempo del sogno. Ma se il tempo del sogno è altro allora non è il tempo del reale. (Il tempo del mondo reale non si muove)

    La stessa realta’ potrebbe essere un sogno.

    Qui sbagli proprio. Il dubbio è antichissimo ma la risposta è sempre stata che sogno e realtà sono diversi. Proprio perchè nel sonno non c’è esperienza, esso si distingue dalla realtà.

    Cosa dire dei sogni ‘terapeutici” di Edgar Casey, il profeta dormiente? E’ tutto li’ scritto nero su bianco in decine di migliaia di pagine.

    Qui c’è da dire che ha fatto un sacco di previsioni, tutte sbagliate.
    Andrebbe aggiunto che la cosiddetta “trance” di Casey non è esattamente sogno. (Comunque il delirio dello spettatore-consumatore, una specie di sonnambulismo, rientra in questi stati analoghi alla trance più che al sogno vero e proprio, io evidenziavo la necessità di svegliarsi più che le caratteristiche strettamente oniriche, anche Evangelisti fa presente che l’utilizzo della parola sogno è in qualche modo allegorica).

    Sogno e realta’ sono assai intrecciati. Chissa’, forse li accomuna quello che chiamiamo in modo vago “informazione”.

    Certamente sono intrecciati. Ce ne accorgiamo ogni giorno e ogni notte. Presumibilmente riguardano la gestione delle informazioni. E una delle discriminazioni fondamentali che tutti i bambini imparano a fare è la distinzione tra sogno e realtà.


    Ammettiamolo di sapere ancora troppo poco sia di sogno che di realta’!

    Se ne sa sempre troppo poco, ma diciamo che non è il tuo forte.

  • KayserSose

    Marco Lodoli, in una sua riflessione sulla comunicazione tra gli studenti e i professori, dice che (la Repubblica 21/11/2007) “a volte capita la giornata d’oro, quella in cui le parole pesano e lasciano un segno profondo negli studenti ma anche nel professore”.

    E riporta l’intervento di uno studente in una discussione in cui si parlava di desideri, di consumismo, di intontimenti pericolosi”.  

     

    «Voi insegnanti ci dite che i desideri sono la nostra rovina, che ci costringono in una situazione di affanno perenne, di dipendenza, di mortificazione del pensiero. I desideri ci spingono nei centri commerciali dove siamo come pecore al pascolo, e noi sbaviamo dietro un telefonino, un paio di scarpe firmate, una maglia da cento euro, e intanto non ci accorgiamo che il lupo si sbrana la nostra vita.

    Ci parlate di Leopardi e di Schopenhauer, insistete perché noi ragazzi non perdiamo tempo ed energie a rincorrere false soddisfazioni, che in realtà ci impoveriscono sempre più.

    Ci leggete in classe articoli di scrittori, preti, filosofi che condannano il consumismo.

    Tutto vero, probabilmente, tutto fila senza una grinza. Però io mi domando: come mai queste sante parole non producono alcun effetto?

    E’ semplice. Non producono alcun effetto perché tutto il mondo occidentale si regge sull’eccitazione dei desideri, e se di colpo prevalesse San Francesco sarebbe lo sfacelo.

    Si ricorda professore quella pubblicità in cui si vedeva la gente per la strada che ringraziava un tipo con una busta in mano? Lo ringraziavano perché aveva comprato qualcosa, una cosa qualunque, forse una cosa inutile, ma che permetteva all’economia di girare, di creare ricchezza, di aumentare i posti di lavoro, o almeno di non perderli. 

    Ecco dov’è l’ipocrisia.

    Tutti i sapientoni ripetono che bisogna accontentarsi, senza sciupare la propria esistenza dietro alle sciocchezze che ci vengono proposte a getto continuo,  ma poi l’Occidente si regge solo  sulla frenesia, sull’avidità, sul desiderio folle.

    Tutto il nostro immaginario è costruito ad arte per sedurre e farci sentire partecipi di una comunità che esiste finché può spendere. 

    La ruota gira e non si può assolutamente fermare, e neppure rallentare.

    Gli adulti al comando gestiscono la fantasia nazionale, la spingono dove più conviene.

    Il Pil deve crescere, gli stipendi devono aumentare per rilanciare i consumi, le industrie devono incrementare i profitti per far guadagnare i padroni ma anche per non mandare a casa gli operai.

    Senza desideri assatanati l’Occidente precipita.

    Pubblicitari, creativi, uomini del marketing, belle ragazze in mutande, politici, televisioni, tutti soffiano a pieni polmoni nelle vele del desiderio, perché è da lì che vengono i soldi e il  benessere.

    Magari poi la gente impazzisce, si perde, si indebita, i giovani si confondono, si viziano, diventano sempre più deboli, ma non c’è niente da fare, se il desiderio non pompa l’acqua non sgorga: Se il desiderio si blocca, si blocca tutto.

    E poi arrivate voi professori, che siete tagliati fuori dal mondo, che contate sempre meno perché avete poco da spendere, e ci rifilate questi pistolotti inutili.

    Dite che il desiderio porta alla depressione o alla criminalità, che separa e contrappone gli esseri umani; che genera un arraffa – arraffa individualista e degradante, predicate il rigore, lo studio, il sacrificio e nessuno vi sta a sentire.

    Noi no, perché siamo ragazzi e vogliamo divertirci, ma neanche gli adulti  che valgono davvero vi prestano ascolto. Loro lo sanno cento volte meglio di voi come funziona la baracca.

    Funziona solo se i nostri desideri la sostengono minuto per minuto, altrimenti si sbraca. 

    Fortunatamente oggi la cultura è inutile, ma se veramente fosse assorbita profondamente dalla gente comune sarebbe  addirittura nociva, saboterebbe la macchina o  l’autobus su cui viaggiamo, e questo non può accadere».

  • stefanodandrea

    Ha prodotto grandi cose, grandissime, tutta la grande storia e cultura dell’umanità. Niente è accaduto che non sia stato generato da forza, disciplina, ribellione, rivoluzione, comunanza.Le nostre, caro Marzian, sono due morali, due concezioni della vita, che ci conducono a diverse e anzi opposte valutazioni della storia dell’umanità (anche se io non mi riferivo ai bambini che rifiutano il cibo di origine animale, tema che quindi deovrebbe restare fuori dal nostro dialogo, in questo caso). Probabilmente si tratta anche di due caratteri. In sé non c’è niente di male. Accade anche tra amici. Ciao

  • stefanodandrea

    E infatti bisogna desiderare che la baracca crolli, altrimenti tutti i discorsi “critici” sono incoerenti. Perciò se la cultura, il rigore, il sacrificio fossero assorbiti dalla gente comune essi non sarebbero “nocivi” ma salvifici. La salvezza sta al di là del crollo del sistema. Niente crollo, niente speranza di salvezza

  • redme

    …giusto…

  • vic

    Che ragionamento squallido, oserei dire pecoreccio.

    Guarda che una baracca alternativa la puoi sempre costruire in piccolo. Tanti piccoli fanno assai.
    Quello che conta veramente per la societa’ e’ il sapere. In senso lato. Il sapere del falegname, dell’idralulico, del medico, e anche del maestro. Alla base del sapere c’e il sapere passato, per cui conta anche conoscerlo il passato.

    Immaginiamo che arrivi una bella catastrofe, una proprio tosta. Una semplice catastrofe naturale. Ogni tanto succede, inutile illudersi che non succedera’ mai. Chi sapra’ ricostruire da zero? I geni creativi del marketing? No, quelli possono tranquillamente andare a ramengo. Chi sa ricostruire e’ chi ha custodito il sapere ed il saper fare. Che si impara a scuola prima e nella pratica poi.

    Pensi che costruire ponti sia cosi’ facile? Che non ci siano leggi naturali da rispettare? Per rispettarle occorre prima conoscerle e per conoscerle bisogna studiarsele e poi inventarsi un sistema di calcolo per tenerne conto.
    Pensi che si possa fare tutto a mano? Ogni tanto un bel motore aiuta. Se e’ a scoppio bisogna capire di termodinamica, metallurgia e tanto altro. Se e’ elettrico , non si scappa dalle leggi naturali dell’elettromagnetismo. Tutta roba da studiarsi caro mio. Qualcuno deve farlo per far funzionare la societa’. Si puo’ fare a meno della tecnologia dei musicpod ma non si puo’ fare a meno della tecnologia, diciamo cosi’, ottocentesca. Quella di base. Solo da quella si puo’ ripartire per ricostruire tutto dopo un disastro immane. La base di tutto e’ il sapere, mica la moda. Hai una minima idea della grandezza dei grandi geni dell’umanita’? Non te ne importa. L’importante e’ seguire il trend. Cosa te ne fai del trend se non sai fare niente? Se non sai niente? Anche cucinare richiede un sapere. Ogni attivita’ ha dietro di se’ una lunga trafila d’esperienza passata, per trasmettere la quale alle future generazioni per ora ci sono varie forma di scuola.
    Hai mai costruito una baracca vera? Per cominciare occorre essere bravi boscaioli, perche’ se non capisci nulla di taglio forestale resti schiacciato prima o poi. In seguito devi capire di trasporto. Se lo effettui con un cavallo, poniamo, devi sapere come si attacca un cavallo, devi averlo allevato quel cavallo ed istruito, pure lui, affinche’ capisca cosa deve fare. Poi i tuoi alberi devi tagliarli in assi di diversa foggia. Ci vorra’ un aggeggio, possibilmente una sega, meglio ancora una segheria che fa un lavoro ben fatto riducendo l’albero in comode assi o travi. Poi ci vorra un falegname per le finestre e la porta. Mica vorrai fare una baracca senza finestre. Accidenti entra aria. Ci vuole un vetraio. La filiera e’ lunghetta come vedi, anche per una semplicissima baracca. In pratica serve una’altra baracca funzionante, quella che si chiama perlomeno microeconomia. Solo da li’ si puo’ in seguito pensare alle grandi cose super complesse. Quelle che abbiamo messo in piedi con il passare del tempo.
    Non e’ auspicabile lasciar croillare tutto del tutto. Un minimo di sapere conviene salvarlo, magari imparando a memoria dei libri, come facevano quegli strampalati vaganti nel bosco dentro al film di Truffault “Fahrenheit 271”.
    Teniamola sempre presente la possibilita’ di una immane catastrofe. Potrebbe servirci da orientamento sul come mettere le priorita’ nella societa’.
    Ricominciare come uomini delle caverne , magari con l’ipod nell’orecchio non e’ il massimo, anche perche’ non siamo piu’ abituati a pensare come veri cavernicoli, a fare tutto con le nostre mani.
    Datti da fare va’, studia qualcosa che possa venir utile. Sta perlappunto passanto un asteroide. Quelli delle news hanno detto a distanza lunare. In realta’ e’ a 70-80mila km dalla terra, il che fa’ 1/3 di distanza lunare. Anche dare le notizie in modo rassicurante non necessariamente serve. Tanto piu’ se la generazione che dovrebbe prendere in mano la ricostruzione e’ semincolta. Non sa fare niente, a parte essere trendy.
    Anche ai crolli e’ meglio essere preparati, pur se non e’ molto trendy.
    Ricordatelo, la tecnologia che ti sembra tanto trendy e tanto ovvia e’ la piu’ vulnerabile che ci sia e la piu’ difficile da ricostruire partendo da zero. Riposa su spalle di giganti non su quelle di esperti di marketing, per trendy e creativi che siano.

    Si puo’ anche obiettare che non necessariamente rimettersi a ricostruire dopo il disastro sia saggio. Questo ragionamento lasciamolo a madre terra o padre sole, ci penseranno loro a decidere se siamo superflui oppure no. Ben poche sono le cose stabili in natura. Nemmeno il sistema solare lo e’. Ben lo sanno quelli che hanno sudato per capirne il funzionamento, attivita’ assai poco trendy. Come vedi la catastrofe e’ programmata. Un pensierino ce lo farei, magari studiando qualcosa, perche’ no, va bene anche studiare il saxofono. A proposito come si costruisce un buon saxofono? Accipicchia, occorre sapere di acustica, e di musica e di tanto altro!

    E’ dura ricostruire la baracca da zero, nevvero?

    Altro che squallor, scuola e scuola e poi ancora scuola, senno’ siamo fritti e sotterrati.

  • stefanodandrea

    Grande VIC!

  • lupomartino

    IL post sopra lo condivido….
    Se la cultura fosse assorbita dalla gente comune, si venderebbe molto poco… E si farebbero poche guerre per mancanza di soldati
    Per questo la cultura è un pericolo, per venditori e statisti…

  • Truman

    Ottimo, vic, sottoscrivo.

  • dotaste

    ho quasi 42 anni, e io penso di capire gli adolescenti di oggi… sono molto più idioti e allo stesso tempo più smaliziati di un tempo…è vero c’è qualche eccezione, ma conferma la regola. Sono spesso isterici, drogati di videogiochi, insensibili e superficiali, anche nelle loro promesse d’amore eterno così ridicole e commeciali. La cultura invece serve, cari i miei asini commentatori, che evidentemente a scuola ci andavate tanto per andare, perchè ti insegna a vedere con gli occhi di altre menti, spesso molto più geniali della nostra, e questo ti arricchisce, ti rende spesso migliore di quanto tu sia veramente. Anche la frase del vivere e poi leggere va valutata con attenzione: cosa si intende per vivere? assecondare le pulsioni bestiali, partecipare ai rave party di 12 ore rincoglioniti per le droghe ed il rumore, andare ai centri commerciali? io preferisco leggere che vivere questa vita di niente, e poi vivere cercando di elevarmi dal punto di vita intellettuale e spirituale, perchè la conoscenza ti eleva mentre l’ignoranza ti rende sempre più un robot nelle mani dei grandi vecchi che ci dominano.

  • DaniB

    – questi due libri sono gli unici che ti concedo, gli altri sono solo spazzatura. Se vuoi restare sull’aneddotica più becera, dato che in seguito mi citi il suicidio giovanile correlandolo un po’ alla cazzo con la “scuola” in generale, ti dico che uno dei miei più grandi amici leggeva solo roba del genere, per un anti-conformismo progressista-libertario viscerale. Adesso, a 28 anni, ha perso il lavoro perchè vittima di attacchi di panico, sedati con l’alcol, motivati dall’incapacità di gestire le emozioni e gli sforzi quotidiani che un individuo maturo dovrebbe essere in grado di sostenere. Per me la sua completa mancanza di cultura classica centra eccome. se vuoi leggiti un paio di saggi di Blondet che di queste cose parla molto meglio di me, e senza tirare in mezzo il vangelo, cristo, o altre beghe metafisiche.

    – la scuola democratico-libertaria è un illusione, una parola senza significato creata solo ad uso e consumo delle persone che se non sentono nominare ogni tre per due le parole-feticcio “democrazia” e “libertà” cominciano a delirare sullo “stato fascista” o sulla scuola “oppressiva securitaria”. Lasciamo perdere per un secondo, solo un secondo, tutte le questioni sui programmi incompleti, le “verità storiche alternative”, il nazismo, il risorgimento, e gli interessi baronali, e proviamo a ragionare senza voler fare per forza gli “alternativi”. A mio parere, la scuola, più precisamente il contesto educativo, si basa su un unico assioma: vi è un rapporto NON PARITARIO, ASIMMETRICO fra “chi sa” (l’insegnante) e chi “non sa” (l’allievo). La democrazia e la libertà qui centrano come i cavoli a merenda. Se tu pensi che chi “non sa” possa avere le competenze, la lungimiranza e la capacità di decidere cosa è giusto sapere e cosa è giusto fare, buona notte. Magari il programma lo mettiamo ai voti, giusto? come in democrazia. Già me li vedo gli insegnanti con il fischietto in bocca a fare da arbitri nelle partite di calcetto incluse nel programma delle scuole “democratico-libertarie”. Tu credi che ai ragazzi la Storia interessi? La Letteratura interessi? la biologia interessi loro, se non sono in un certo modo obbligati a studiarla? mi dispiace ma partiamo da una concezione antropologica dell’essere umano completamente diversa, tu sei troppo ottimista.

    – Il “suicidio giovanile” causato dalle scuole? sei fuori strada. Il lento omicidio spirituale causato dalle scuole? continui a fare rally, caro mio. Scusa il sarcasmo ma se la scuola dovesse essere un istituzione “dentro” la storia, dentro la nostra storia, allora vi dovrebbero essere solo materie del tipo ” metodologia dell’inculata al prossimo” o “teoria dell’interesse utilitaristico nel contesto privato e pubblico” ma sarebbero titoli troppo forbiti per la cultura oggi egemone e “dentro” alla storia, verrebbe meglio un “grammaticaEunPO’diMODIkeTIfannoSKRIVERE+veloceNELtuoIphone”.
    I problemi, semmai, sono fuori dalle scuole, scuole che poi risentono del pensiero “democratico-libertario” che non permette di imparare e sopportare la fatica dell’abnegazione e del sacrificio necessari per il raggiungimento di un qualsiasi compito che non sia chiedere al papi i soldi per la retta delle università “democratico-libertarie” che, a se non sbaglio, costano anche un bel po’.

    – Questa delle scuole che devono essere chiuse non riesco proprio a capirla. Sarà, ma se non vi insegnavano a leggere, non credo che sarebbe stato possibile per voi andare a conoscere, secondo i vostri interessi, le “altre” cose di cui parla anche ottavino. Mi sembra che in questo abbiate un po’ la memoria corta. Non tutti i genitori hanno la possibilità di fare le “homeschool”, a meno che non si parli di borghesia altolocata, ma allora lì si fa scuola a casa con l’insegnante privato. sempre scuola è, cambia solo il luogo. Qual è l’alternativa, marzian, glielo insegni tu a leggere a mio figlio?

    Dopo di che possiamo parlare dell’ingerenza della politica, o dei “vincitori” nei programmi di storia, di certa parzialità o di una determinata “agenda” nella trattazione dei temi scientifici o economici dominanti, ma da qui a chiudere le scuole o a parlare di democrazia ce ne passa.

  • DaniB

    Puoi vivere quanto vuoi, se non hai prima affinato, con un po’ di studio, un substrato cognitivo che ti faccia percepire quello che stai vivendo, ti sembrerà di vivere il nulla. Scusa il linguaggio un po’ incomprensibile ma in sostanza per vivere la vita devi avere una sensibilità adeguata, e quella non la trovi solo “vivendo”, deve esserci anche un po’ di lavoro prima.

  • DaniB

    Ma io non sono ne un venditore, ne tanto meno uno statista. Per questo a me la cultura fa bene.

  • DaniB

    Vaglielo a dire ai “democratici-libertari” che vogliono le scuole chiuse.
    Robe da pazzi scatenati. grande Vic

  • DaniB

    E comunque ero sicuro di averci beccato con Palahniuk e Welsh. Ma che te lo dico affare…

  • DaniB

    Mah, quanto sei reazionario, oppressivo, securitario e matusa… Viva le scuole “democratico-libertarie”! ovviamente sto scherzando, ti do ragione su tutta la linea…

  • marzian

    Adesso, a 28 anni, ha perso il lavoro perchè vittima di attacchi di panico, sedati con l’alcol, motivati dall’incapacità di gestire le emozioni e gli sforzi quotidiani che un individuo maturo dovrebbe essere in grado di sostenere.

    Bravo: gestione delle emozioni. Infatti l’ambiente scolastico é proprio un luogo in cui si coltiva l’auto-stima e si impara a rapportarsi con l’interioritá ed il prossimo…

    Se tu pensi che chi “non sa” possa avere le competenze, la lungimiranza e la capacità di decidere cosa è giusto sapere e cosa è giusto fare

    Precisamente cosí. E trovo sacrosanto che ad una persona cui non interessino la storia, la letteratura e la biologia non perda neanche un secondo della propria preziosa vita su tali argomenti.

    Sarà, ma se non vi insegnavano a leggere, non credo che sarebbe stato possibile per voi andare a conoscere, secondo i vostri interessi, le “altre” cose di cui parla anche ottavino

    Ai tempi della Rivoluzione l’America l’alfabetizzazione della popolazione era vicina al 100 %…

    Comunque: non escludo che un contesto educativo possa avere delle grandi capacitá nella crescita morale, culturale e spirituale di un individuo. Le “scuole” (il contesto educativo contemporaneo) a mio avviso servono solo a svilire l’individuo e ad insegnarli l’obbedienza (per altro, sulla correlazione dell’ambiente scolastico con i suicidi per me non sussitono dubbi, ma il discorso sarebbe lungo da fare). QUESTO contesto educativo per me va abolito, completamente.

  • ventosa

    Ciao, Stefano. Per come la vedo io, la fede(son daccordo con te), è in se un bel motore che può essere considerato un valore, nel momento in cui si manifesta in”pensieri, parole, opere, ecc.”, im tutti i campi della nostra vita. La fede ha un bisogno continuo di essere sperimentata e verificata PERSONALMENTE, altrimenti diventa(forse è qui che non mi sono spiegato) una “fede certa”, dove qualcun altro ha sperimentato per se, ci dice che le cose stanno così e che ti puoi fidare.
    Io non ripudio la fede, concetto per me difficilissimo da comprendere, figurati da spiegare, ma le fedi precostruite, a 360°.
    Saluti.

  • Earth

    Bel commento.

  • Earth

    “sogno e realtà sono diversi. Proprio perchè nel sonno non c’è esperienza, esso si distingue dalla realtà. “

    Ne sei proprio sicuro? Perche’ se ad esempio un giorno faccio una determinata cosa, vado a dormire, il giorno dopo appena la rifaccio sono incredibilmente migliorato. Lo stesso vale se sogno qualcosa come mi era capitato, in cucina, non mi impegno quasi mai e faccio solo cose banali, ma dopo aver sognato di cucinare, poi mi e’ venuto naturale rifarlo nella realta’, quasi come se l’avessi gia’ fatto in passato.

  • marzian

    Lascio giusto qualche riferimento per chi volesse provare a sentire una campana diversa da quella di Lodoli, Vic e compagnia:

    “The Case Against Adolescence” di Robert Epstein: http://www.amazon.com/Case-Against-Adolescence-Rediscovering-Adult/dp/188495670X

    Libri di John Holt: http://en.wikipedia.org/wiki/John_Holt_%28educator%29

    Libri di John Taylor Gatto: http://www.johntaylorgatto.com/

    L’evergreen “Deschooling Society” di Ivan Illich: http://www.preservenet.com/theory/Illich/Deschooling/intro.html

    Scuole sperimentali in Italia: http://www.educazionelibertaria.org/esperienze/

  • ventosa

    Mah, ragazzi, non mi dilungo per non andare fuori tema. Qualche anno fa a me, al tempo estremamente scettico, è capitato di sognare, per ben due volte, avvenimenti che sono poi accaduti puntualmente, senza bisogno di interpretazioni, come li avevo sognati. Uno il giorno dopo, l’altro a distanza di molti mesi. Già un filosofo greco(di cui non ricordo il nome), diceva che non si conoscono i fenomeni se non se ne conoscono le cause prime e, nel campo esoterico, è esattamente come dice Vic.
    Saluti.

  • andyconti

    questo lo so, ma anche vivere di libri come questo professore scapigliato e’ il nulla.

  • Kevin

    Stefano, intervento da incorniciare.

  • Kevin

    “Ci sono stati tempi in cui i matematici piu’ famosi si sfidavano a duello matematico in pubblico.” E che si stracciavano le vesti per apprendere da Tartaglia il segreto delle equazioni di terzo grado 🙂

  • wiki

    bell’ articolo…forse troppo vero in alcune sue parti…

  • wiki

    sacrosanto…

  • Kevin
  • geopardy

    Scusatela super sintesi.

    In ogni commento che ho letto c’è una dose di verità, anche in quello di KaiserSose.
    Il miglior commneto e più realista, però, a mio modo di pensare, è quello di Vic, il quale ha messo il dito sulla piaga della regressione dell’oggi.
    A mio modo di vedere, l’homo completamente fruitore di beni costruiti da altri è paragonabile all’uomo della fase più primitiva della specie umana (la più vicina alla condizione della scimmia), cioè, quella dell’uomo raccoglitore che si nutriva di ciò che trovava in natura, tutto ciò fino a quando la nostra specie non riuscì a capire che la natura aveva determinati cicli e cominciò a riprodurli attraverso l’agricoltura.
    L’uomo, quindi, era in grado di riprodurre il proprio cibo e poteva programmarne le quantità necessarie anche per una gran numero di persone e non doveva più vivere in piccolissime comunità, da lì lo sviluppo delle civiltà (costruttori di cives: città).
    L’invenzione (o scoperta della funzione della rotondità) della ruota, la scoperta della riproduzione del fuoco, la capacità aggregante dell’acqua (i mattoni erano un impasto di acqua e fango di varia natura) nonché la sua funzione vitale nell’agricoltura insieme a quella dei cicli solari e lunari, hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo odierno.
    Il segreto del lungo cammino verso l’ipod è stato la capacità di tramandare il sapere e, fino a quando esso è stato privilegio di pochi, la società ha avuto progressi molto lenti, quando il sapere è stato allargato ai più, la società ha iniziato a progredire a passi da gigante.
    Torniamo all’homo raccoglitore, oggi lo si può identificare nel fruitore passivo di ogni forma di bene prodotto da altri e non dipende più, quindi, dai cicli naturali di un milione di anni fa, bensì, da quelli forsennatamente mercantili di oggi.
    In questo senso Vic ha ragione, infatti, secondo me, se tutto ciò per un qualche motivo dovesse arrestarsi, quelli in grado di costruire o di saper coltivare sarebbero i custodi del mondo che ne deriverebbe, gli altri impazzirebbero e sarebbero costretti a mangiarsi l’un l’altro per sopravvivere, dato che, con l’enorme numero di esseri umani di oggi, fare i raccoglitori di prodotti della natura non assicurerebbe loro alcuna sopravvivenza.
    Prima di cullarsi nel puro nulla consumistico bisognerebbe almeno aver imparato a fare qualcosa di utile, quindi, oltre che studiare (con tutti i limiti di cui soffre questo modo di concepire la scuola) bisognerebbe imparare almeno a farsi un orto.
    KaiseSose ha pienamente ragione su questa società che si regge sulle pulsioni irreffrenabili dei desideri, ma non sono genuini, bensì, indotti.
    Chi ha il dominio dell’immagine, oggi più che mai, lo ha dell’immaginario.
    Ho preso piena coscienza che la cosiddetta “globalizzazione” rafforza, nelle società ancora opulente, il senso del raccogliere (ora il ciclo riguarda prevalentemente il raccolto dal sol levante), ma abbiamo già avuto delle avvisaglie che questo sistema non è né illimitato nello spazio né infinito nel tempo e senza scomodare gli asteroidi, l’ora della fine del raccolto potrebbe essere più vicina di quello che pensiamo, quindi…
    Ciao

  • lucmartell

    Buongiorno a tutti,ho trovato molto interessante l’articolo,pone interrogativi che tutti bene o male ci siamo posti,premetto che non ho nessun tipo di interesse a porre delle critiche,fine a se stesse,non ne ho il gusto,ma la prima cosa che mi viene da evidenziare è che i quindicenni di oggi,sono i figli di quegli studenti che vengono posti come esempio,di condivisione di un modo di vivere e di modello sociale.
    E allora,cosa non ha funzionato?… mi dispiace dirlo,ma sono proprio loro a non essere stati capaci,di mantenere il punto,non è possibile dare la colpa,ai ragazzi,ai media,alla società ecc..ecc..,e credetemi,Io sono un,inquisitore del sistema sociale di questo periodo ,media,carta stampata,classe politica,economia,e quant’altro,stiamo vivendo in un “sistema”bacato!,marcio!! che non ci porterà a niente! se non all’esasperazione,delle necessità,e quindi dei comportamenti,sempre più in basso!!! ,ma! i responsabili di TUTTO questo siamo noi!!,studenti degli anni ottanta,siamo noi a mancare all’appello!…a fare l’abbonamento x la tv a pagamento,le rate x il telefonino,x la macchina da “status”,fare firmare i genitori in banca x un prestito,accollandoci tutti i rischi,pagando profumati interessi,e chiedendo perfavore!!…e tanto tanto altro, cari genitori di adolescenti,ex studenti degli anni ottanta,la vera lotta di classe,la prima battaglia di questa lotta,la dovete vincere con voi stessi!! recuperando il punto!…non è gratis,ha un prezzo,fatto di rinunce,impopolarità,a volte si può anche essere derisi x la SCELTA!,di essere fuori dal “sistema” del cittadino integrato,persone originali,con addirittura una personalità,capaci di intendere e volere!!
    Ritrovate il punto!..cosa vi serve realmente,e a che condizione,i vostri figli,vi vedono curvi!,piegati al sistema,in continuo connubbio con il compromesso,alla ricerca del male minore,qualcuno alla ricerca della scappatoia disonesta,che passa come furbizia,e tanti a subire e basta!,magari brontolando davanti al tg1.
    Questa è la mia opinione,se i quindicenni sono così,non può essere x di-sgrazia ricevuta,…forse , se non sono interessati a quello,che interessava noi,è perchè noi siamo poco interessanti,quello che siamo,e che rappresentiamo come società civile,come “sistema!”…e x chi non avesse ancora capito il “sistema” siamo noi!! non cercate capri espiatori!!
    Lette,queste righe ci saranno insulti,o forse bravo hai proprio ragione!
    entrambe ottime cose,ma dopo?…andrai a mettere i 25 Euro x la carta igenica,della scuola pubblica di tuo figlio??…se TU! cadi così in basso,cosa puoi pretendere da lui???
    Saluti a tutti.