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‘LA TRIPLICE ALLEANZA’: STATI UNITI, TURCHIA, ISRAELE E LA GUERRA CONTRO IL LIBANO

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
Global Research

Anche se il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato Israele per le atrocità commesse in Libano, il suo governo resta un fedele alleato di Israele, come pure attore militare di prima grandezza sia in Medioriente sia in Asia Centrale, con stretti legami con Washington, Tel Aviv e il quartier generale NATO a Bruxelles.

“Questa guerra è ingiusta (…) La guerra di Israele (…) sta soltanto alimentando l’odio… Non è difficile capire che in futuro ci aspettano una terribile guerra globale e un’enorme tragedia,” ha detto Erdogan alla riunione dell’Organizzazione della Conferenza Islamica [Organization of the Islamic Conference – OIC] svoltasi ai primi di agosto a Kuala Lumpur. Beffarda ironia, con la sua alleanza con Stati Uniti e Israele la Turchia partecipa de facto alla “terribile guerra globale” evocata dal Primo Ministro Erdogan.L’indignazione di facciata del capo di governo turco risponde al forte sentimento anti-israeliano presente in Turchia e nel Medio Oriente. Il suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo [Adalet ve Kalkýnma Partisi – AKP], che domina la coalizione al governo, viene descritto come una “entità politica pro-islamica”. Tuttavia, al di là dell’apparenza, la coalizione egemonizzata dall’AKP e guidata dal Primo Ministro Erdogan è complice dei crimini di guerra israeliani.

La condanna di Israele da parte della Turchia è in palese contraddizione con la realtà del suo duraturo accordo di cooperazione militare con Tel Aviv, accordo che il governo dell’AKP ha attivamente appoggiato. Il Primo Ministro Erdogan non ha semplicemente fiancheggiato gli interessi di Israele, ma ha anche intrattenuto uno stretto rapporto personale con l’ex Primo Ministro Ariel Sharon.

Le contraddizioni sottese alla politica estera della Turchia hanno a che fare anche con le complesse divisioni all’interno della coalizione di governo, così come quelle tra governo e gerarchie militari, che storicamente hanno sempre avuto uno stretto legame col Pentagono e con la NATO. Sebbene l’alleanza con Israele possa produrre contrasti nel parlamento turco, è stata nondimeno accettata e sviluppata, sin dalla metà degli anni 90, da una coalizione di governo dopo l’altra.

L’ALLEANZA MILITARE TURCO-ISRAELIANA

Nel periodo immediatamente successivo alla Guerra Fredda la politica estera turca conobbe una svolta significativa, il che contribuì a ridefinire le relazioni tra Israele e Turchia. Elaborato inizialmente sotto l’egida del Primo Ministro Tansu Çiller, l’accordo militare turco-israeliano ha la sua pietra miliare nel Security and Secrecy Agreement del 1994 [SSA – Accordo su Sicurezza e Spionaggio]. Questo riallineamento strategico della Turchia a fianco di Israele faceva parte dei piani di Washington per il medio-oriente dopo la Guerra fredda, ed era anche sostenuto da operazioni clandestine di intelligence. Nel 1997 la signora Çiller fu accusata di essere alle dipendenze della CIA e “di accettare denaro da governi stranieri [gli USA] per operare contro l’interesse nazionale turco” ( Voice of America, 17 luglio 1997).

Il Security and Secrecy Agreement prendeva a modello un vecchio accordo segreto tra Israele e Turchia, stipulato nei tardi anni 50 (al culmine della Guerra Fredda) e denominato “Peripheral Pact” [Patto di Confine, riferito all’URSS]: “Verso il 1958, comunque, tra le due nazioni si stipulò un accordo segreto, talvolta citato come patto di confine. Le sue basi concettuali si possono far risalire (addirittura prima della fondazione di Israele) all’ideologia di Baruch ‘Uzel [Uziel], un leader israeliano che in seguito sarebbe diventato membro del Partito Liberale.”

Da sottolineare che i particolari concreti di questa alleanza rimangono celati in numerosi documenti segreti israeliani, dal segreto di stato della Turchia, da dossier riservati, nonché dall’insistenza nel sostenere che di fatto non esista nessun accordo documentato tra i due paesi. Ciononostante, i principî che reggono l’alleanza sembrerebbero essere tre. L’aspetto diplomatico implica campagne congiunte di pubbliche relazioni per influenzare l’opinione pubblica. L’aspetto militare comporterebbe lo scambio di informazioni di intelligence, progetti congiunti per il reciproco aiuto in casi di emergenza, e l’appoggio della Turchia a NATO e Pentagono per il rafforzamento dell’esercito israeliano. Qualcuno poi parla di una cooperazione scientifica “altamente strategica”, come anche dell’esportazione di materiale bellico israeliano verso la Turchia. (Vedi il Washington Institute)

Durante il governo di Süleyman Demirel, nel 1992, venne elaborato un protocollo per la Cooperazione nella Difesa, seguito due anni dopo dalla stipula del Security and Secrecy Agreement (SSA) del 1994. Nel 1997 Necmettin Erbakan prese il posto di Tansu Çiller come Primo Ministro in “una coalizione islamica di centro-destra” insieme al Partito della Retta Via [Dogru Yol Partisi, DYP] della Çiller.

Nel 1997, il governo Erbakan fu costretto alle dimissioni in seguito alle pressioni esercitate dai militari, in quello che venne descritto come “un colpo di stato post-moderno”.

Il Security and Secrecy Agreement (SSA) del 1994, sponsorizzato dagli USA e messo in opera dal governo Çiller, pose le basi per una stabile e stretta collaborazione tra Israele e Turchia nei settori militari e di intelligence, insieme a esercitazioni congiunte, addestramento e produzione di armi. Ma le implicazioni dell’SSA non si fermano qui. Esso comporta anche un interscambio nell’intelligence militare, in quella che viene descritta come la “segretezza garantita nello scambio e nella condivisione delle informazioni”.

Sin dal suo inizio nel 1992, l’alleanza militare Turco-Israeliana è stata sistematicamente rivolta contro la Siria. Una bozza di accordo del 1993 fu seguita dalla creazione di “comitati congiunti” (turco-israeliani) destinati ad affrontare le cosiddette minacce regionali. Secondo i termini di questa bozza, Turchia e Israele si accordavano “per la raccolta di informazioni di intelligence su Siria, Iran e Iraq, e per periodici e regolari incontri miranti alla condivisione delle valutazioni riguardo il terrorismo e le capacità militari di detti paesi.”

La Turchia permetteva così all’IDF [cioè lo Tsahal, l’esercito israeliano] e alle forze di sicurezza israeliane lo spionaggio elettronico dalla Turchia verso Siria e Iran. In cambio, Israele collaborava all’equipaggiamento e all’addestramento delle truppe turche nelle attività anti-terrorismo lungo i confini con Siria, Iraq e Iran. (Ibid)

Nel 1997, Israele e Turchia promossero un “Dialogo Strategico” che comportava consultazioni biennali tra i rispettivi vice-capi di Stato Maggiore (Milliyet [quotidiano turco], Istanbul, 14 luglio 2006).

L’SSA del 1994 fu seguito nel 1996 da un Military Training and Cooperation Agreement [Accordo per l’Addestramento e la Cooperazione Militare] (MTCA). Sempre nel 1996, la Turchia firmava un Accordo per la Cooperazione dell’Industria Militare con Israele, in funzione della stipula di un “accordo segreto” con le industrie militari israeliane, al fine di rinnovare le divisioni corazzate turche, degli elicotteri e dei velivoli da combattimento F-4 ed F-5 (Ibid). Dopodiché, i due paesi cominciarono i negoziati in vista di un accordo di libero scambio, che divenne effettivo nel 2000.

Nell’agenda ufficiale dei recenti incontri Turco-Israeliani troviamo progetti militari congiunti, inclusa la produzione in comune dell’ Arrow II [un missile a corto raggio per l’intercettazione di missili balistici] e del Popeye II [un missile aria-terra]. Quest’ultimo, noto anche col nome di Have Lite, è un missile piccolo e sofisticato, progettato per essere impiegato anche sugli aerei da caccia [1].


Più di recente, il corridoio del Mediterraneo orientale, che va dal Mar Rosso al confine turco-siriano, attraverso Libano e Siria, è diventato, sia sul piano strategico sia sul piano economico, un elemento importante nello sviluppo dell’alleanza militare tra Israele e Turchia. Il tutto ha stretti legami col progetto di oleodotto Ceyhan-Ashkelon (che dovrebbe essere realizzato da Turchia e Israele), che collegherebbe la linea Baku-Tblisi-Ceyhan a quella israeliana Ashkelon-Eilat. (Michel Chossudovsky, LA GUERRA AL LIBANO E LA BATTAGLIA PER IL PETROLIO Luglio 2006) [2]

In ultima analisi, la guerra contro il Libano ha come obbiettivo il controllo militare, da parte di Israele e Turchia, su un corridoio rivierasco che si estende dalla frontiera israelo-libanese al confine tra Siria e Turchia sul Mediterraneo Orientale. La militarizzazione del corridoio rivierasco libanese-siriano comporterebbe il controllo di quasi tutta la linea costiera del Mediterraneo Orientale da parte di Turchia e Israele, secondo i termini dell’alleanza militare tra i due paesi. (Ibid)

Anche l’acqua ha un ruolo in quest’alleanza strategica. Secondo un accordo del 2004, la Turchia doveva vendere a Israele qualcosa come 50 milioni di metri cubi di acqua all’anno, per un periodo di vent’anni. Di recente, l’accordo ha subito modifiche. L’acqua dovrebbe venire portata verso Israele mediante una condotta turco-israeliana.

IL TRATTATO DI SICUREZZA NATO-ISRAELE

Nell’aprile del 2001 Israele ha iniziato a fare parte di un “trattato di sicurezza” con la Nato all’interno del ‘Dialogo Mediterraneo’.

“Il trattato di sicurezza fornisce un insieme di regole da osservare per la protezione di informazioni classificate, così come definite dai 19 membri che ne fanno parte, e deve essere firmato da quei paesi che vogliono collaborare con la Nato.”

Nel 2004 il Dialogo Mediterraneo è stato “elevato” a: “una genuina associazione (militare) con l’attivazione della Istanbul Cooperation Iniziative (ICI) che comprende alcuni paesi selezionati (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Mauritania, Marocco e Tunisia) della più vasta area del Medio Oriente.” Il mandato della Instanbul Cooperation Iniziative è quello di:

“contribuire alla sicurezza e alla stabilità regionale, promuovendo l’aumento della cooperazione, e innalzando la dimensione del dialogo politico, mediante l’assistenza alle riforme della difesa, alla cooperazione nel settore della sicurezza dei confini, con lo scopo di ottenere una maggiore interoperabilità e di contribuire alla lotta contro il terrorismo, assieme alla partecipazione ad altri sforzi internazionali.”

L’iniziativa “presenta un ventaglio di attività bilaterali” che consistono nella “riforma della difesa, negli interventi di bilancio, di programmazione e sui rapporti civili-militari; nella cooperazione militari-militari al fine di contribuire alla inter-operabilità mediante la partecipazione a esercitazioni militari particolari e in attività collegate all’addestramento e all’indottrinamento,…” la cooperazione nella lotta al terrorismo comprende una condivisone totale delle informazioni ottenute; la cooperazione dell’alleanza nel settore delle armi di distruzione di massa…(Nato, The Istanbul Cooperation Iniziative)

In termini pratici la Istanbul Cooperation Inititive serve a neutralizzare i potenziali avversari di Israele del mondo arabo. In sostanza garantisce via libera a Israele e al suo indefettibile alleato: la Turchia. Garantisce inoltre che gli altri stati membri (paesi arabi prospicienti il Mediterraneo) aderenti alla ICI non interverranno in conflitti in Medio Oriente istigati da Israele. Lo scopo principale della ICI è quello di paralizzare gli stati arabi a livello militare e diplomatico, in modo da assicurarsi che non potranno intervenire in modo significativo contro gli interessi USA-Israele in Medio Oriente.

Verso la fine del 2004 c’è stata un’ulteriore “miglioramento” del Mediterranean Dialogue (ICI) che + diventato un accordo di cooperazione militare ancora più stringente. I paesi membri si sono incontrati a Bruxelles nel novembre del 2004. Alti ufficiali di Israele hanno tenuto, sotto gli auspici della Nato, delle conferenze con i capi militari dei sei membri del bacino mediterraneo, Egitto, Giordania, Algeria, Tunisia, Marocco e Mauritania. Lo scopo nascosto dell’incontro era quello di preparare il terreno per una completa associazione Nato-Israele con il tacito consenso degli stati arabi.

Nel febbraio del 2005 è stato firmato a Tel Aviv il patto bilaterale Nato-Israele.

ESERCITAZIONI MILITARI CONGIUNTE NATO-ISRAELE

Ai primi del 2005, USA, Israele e Turchia hanno tenuto delle esercitazioni militari congiunte nel Mediterraneo Orientale, davanti alle coste della Siria, seguite poi da esercitazioni militari della Nato con Israele e alcuni stati arabi.

Dopo queste esercitazioni, nel febbraio del 2005 il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha fatto una visita in Israele, dove ha avuto dei colloqui con il primo ministro Ariel Sharon, col ministro degli esteri Silvan Shalom, col ministro della difesa Shaul Mofaz e con il capo di stato maggiore generale Moshe Ya’lon (Comunicato stampa della Nato del 24 febbraio 2005).

Lo scopo degli incontri era relativo alla “possibilità di espandere l’attuale cooperazione, in modo particolare nell’ambito militare, per combattere il terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa.”

L’attivazione della relazione fra la Nato e Israele è stata confermata dal discorso del segretario generale della Nato in un suo discorso a Tel Aviv:

“Nella conferenza al vertice della Nato di Istanbul (giugno 2004) abbiamo concordato, dopo una stretta consultazione con Israele e gli altri partecipanti all’iniziativa, di cercare di portare la relazione ad un livello più alto, in breve, di passare dal dialogo alla associazione. E’ nostra intenzione intensificare il dialogo politico, promuovere una maggior interoperabilità fra le forze militari, e incoraggiare una maggiore cooperazione nelle riforme della difesa, specialmente nel settore critico della lotta contro il terrorismo…

Israele.. si è fatta avanti con un elenco di proposte concrete tese ad aumentare la cooperazione. Le proposte riguardano molte aree di interesse comune, come la lotta contro il terrorismo o le esercitazioni militari congiunte, nel cui settore l’esperienza israeliana è molto apprezzata. Tutto ciò sottolinea il desiderio del vostro paese di rafforzare la relazione, mentre noi siamo in attesa di poter cooperare con Israele all’interno di un programma individuale di azione. (Sito web della Nato, 24 febbraio 2005, per una trascrizione completa fare click).

Gli impegni di cooperazione vengono considerati dal settore militare come mezzi per “migliorare il potere deterrente di Israele nei confronti di potenziali nemici che lo potessero minacciare, in particolare Siria e Iran.”

E’ il caso di notare che nel febbraio del 2005, in coincidenza con la missione Nato in Israele, il governo di Ariel Sharon ha fatto dimettere da capo di stato maggiore il generale Moshe Ya’lon per sostituirlo con il generale dell’aeronautica Dan Halutz. Questa è la prima volta, nella storia di Israele, che un generale dell’aeronautica viene nominato capo di stato maggiore. (Si vedaUri Anery,)

La nomina del generale Dan Halutz come capo di stato maggiore viene considerato nei circoli politici israeliani come “la nomina giusta al momento giusto.” In retrospettiva la sua nomina è in direttamente collegata con la programmazione della campagna aerea contro il Libano, anche se all’epoca si riteneva che si stesse interessando ai possibili raid aerei contro l’Iran, in una operazione programmata degli gli USA. La campagna sarebbe stata coordinata dallo US Strategic Command (USSTRATCOM) assieme a Israele, Turchia e Nato (Si veda Michel Chossudovsky, maggio 2005, febbraio 2006, gennaio 2006).

IL RUOLO DELLA NATO IN RELAZIONE ALLA GUERRA IN LIBANO

La Nato non può giocare nessun ruolo di “stabilizzazione neutrale” in Libano. Il coinvolgimento Nato sarebbe guidato dai termini precisi della “associazione Nato-Israele”. Una “forza di stabilizzazione” Nato, a seguito di una risoluzione del consiglio di sicurezza dell’ONU, prenderebbe le parti Israele contro quelle del Libano.

La cooperazione Nato-Israele stabilisce le “responsabilità” della Nato con il suo alleato israeliano: Israele è sotto attacco e ha “il diritto legittimo di difendersi”, I termini dell’accordo Nato-Israele, così come definiti nelle consultazioni del febbraio 2005 a Tel Aviv, fanno riferimento specifico alla “lotta contro il terrorismo”.

L’accordo è di particolare importanza perché obbliga la Nato, nel contesto della guerra contro il Libano, ad aiutare Israele. Ciò comporta anche che la Nato viene coinvolta nel processo triangolare delle consultazioni militari e di programmazione che legano Tel Aviv a Washington e ad Ankara.

Oltre al resto l’accordo raggiunto nel 2005 ha consentito al governo israeliano di migliorare la propria immagine deteriorata:

Più viene rafforzata l’immagine di Israele come un paese sotto assedio da parte di nemici che lo vogliono attaccare senza ragioni giustificate, più aumenta la possibilità che la Nato offra ulteriore assistenza. Per di più la Siria e l’Iran dovranno tenere in conto che il sempre maggior rafforzamento delle relazioni fra Israele e la Nato comporta anche il rafforzamento dei legami con la Turchia, che è un membro della Nato. Considerata la potenza militare turca e la sua vicinanza geografica sia all’Iran che alla Siria qualsiasi azione che Israele volesse intraprendere contro questi paesi, se e quando ne ravvisasse la necessità, ne uscirebbe ragguardevolmente rafforzata.

(www.tau.ac.il)
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IL NUOVO CAPO DI STATO MAGGIORE TURCO PRO-ISRAELE

Un ulteriore tempestivo e cruciale sviluppo, direttamente collegato all’attuale situazione in Libano, è la nomina, da parte del governo Erdogan, del generale Yasar Buyukanit (nella foto sotto) quale nuovo capo di stato maggiore, in sostituzione, verso la fine di agosto, del generale Hilmi Ozkok.

Il generale Buyukanit è filo israeliano. Si tratta di un protetto USA, fermamente impegnato nella “guerra al terrorismo”. La nomina, avvenuta con lo scoppio della campagna militare in Libano, dimostra una relazione diretta con l’evoluzione del teatro di guerra in Medio oriente.

La sua nomina era in predicato sin dal dicembre 2005, quando si trovava in visita a Washington per consultazioni con la controparte americana. Al Pentagono ha incontrato il capo di stato maggiore americano Peter Pace, il comandante generale Francio Harvey e il sotto segretario alla difesa Eric Edelman.

Un altro incontro è avvenuto alla American Entreprise Institute (AEI), un laboratorio di idee neo-conservatrici con stretti legami col Pentagono. L’analista dell’AEI Thomas Donnelly è stato il responsabile delle linee generali del documento neo-conservatore del 2000 intitolato “Rebuildding America’s Defense” pubblicato nel Project of the New American Century (PNAC).

La decisione del governo Erdogan di nominare il generale Buyukanit capo di stato maggiore, ratificata dal presidente Ahmet Necdet Sezer ai primi di agosto, è stata presa nel pieno di una vicenda giudiziaria che vedeva indirettamente implicato il generale Buyukanit per presunte squadre della morte organizzate al fine di eliminare i ribelli Curdi nel sud-est della regione (The Independent, 21 aprile 2006).

In coincidenza con la nomina del generale il primo ministro Erdogan ha delineato i contorni della partecipazione turca a una “forza di pace internazionale per la stabilità nel Libano, anticipando una risoluzione dell’ONU, preparata dalla Francia e dagli Stati Uniti.

Sotto l’egida del generale Buyukanit i militari turchi possono giocare un ruolo più attivo nel conflitto iniziato da Israele. La giustificazione risiederebbe nei termini dell’accordo fra Israele e la Turchia e nell’associazione di Israele con la Nato.
La sua nomina verrà seguita da una purga degli alti gradi turchi, che non condividono i sentimenti filo-israeliani. Il primo di questi sarà il generale Isik Kosaner che si era rifiutato di partecipare alla riunione biennale dello “Strategic Dialogue” a Tel Aviv a metà luglio.

Se la guerra in Libano dovesse allargarsi alla Siria l’esercito turco potrebbe dispiegarsi ai sensi dei termini del trattato Israele-Turchia. E’ da notare che, in un incontro a Tel Aviv del 2005 fra Erdpgan e Sharon si è deciso di istituire una “linea telefonica di pronto intervento per lo scambio di informazioni” quale strumento della alleanza. Tutto ciò autorizza a pensare che la Turchia sia un partner potenziale nell’attuale guerra in Libano.

“LA TRIPLICE ALLEANZA”: USA, ISRAELE, TURCHIA.

Una alleanza militare triangolare, costituita da Israele, Usa e Turchia, era già attiva ai tempi di Clinton. Questa “triplice alleanza”, dominata dagli USA, coordina e raggruppa le decisioni dei comandi militari dei tre paesi per quanto riguarda il Medio Oriente. Si tratta di una unione militare fra Israele la Turchia e gli Stati Uniti, rafforzata da una forte relazione bilaterale fra Tel Aviv e Ankara. E’ documentato che Israele e la Turchia partecipano al programma di attacchi aerei contro l’Iran, in avanzato stato di preparazione sin da metà del 2005 (Michel Chossudovsky, maggio 2005).

USA-TURCHIA: “UNA VISIONE CONDIVISA”.

Il 6 luglio scorso, una settimana appena prima del bombardamento del Libano, ci sono stati degli sviluppi, USA e Turchia hanno firmato un documento intitolato “Una visione condivisa”, nel quale, in sostanza, si conferma la “Triplice alleanza”. Il ministro degli esteri turco Abdullah Gul è stato a Washington con il segretario di stato Condoleeza Rice alla cerimonia della firma.

L’accordo “Una visione condivisa” descrive la relazione fra la Turchia e gli USA “caratterizzata da forti legami di amicizia, alleanza e reciproca fiducia, unità e visione. Viene condiviso lo stesso sistema di valori e di ideali con gli stessi obiettivi regionali e mondiali: la promozione della pace, della democrazia della libertà e della prosperità”, ma, in modo più significativo, viene indicata l’adesione incondizionata della Turchia alla “guerra al terrorismo” degli USA.

In pratica ciò significa che il governo di Ankara condivide la politica estera americana per quanto riguardo il diritto di Israele di “auto difesa”.L’impegno è stato preso appena una settimana prima che iniziasse la guerra in Libano. Secondo Zaman (Istanbul) (6 luglio 2006) il documento “Una visione condivisa” ha anche lo scopo di assicurare che:

“La Turchia rimanga allineata agli Stati Uniti e all’Occidente in termini tattici e strategici, aggiungendo che Ankara vuole far parte del processo politico programmato in Medio Oriente e non rimanere un “cieco esecutore” di politiche determinate dagli altri interpreti mondiali.

Il documento definisce l’allineamento strategico e militare della Turchia all’interno della più vasta regione del Medio Oriente e dell’Asia centrale, così come definita da Washington nella “Gratest Middle East Initiative”

:

“(La visione condivisa) intende incoraggiare la democrazia e la stabilità in Irak, nel Mar Nero, nel Caucaso, nell’Asia Centrale e in Afganistan ( sostenere) “gli sforzi internazionali aventi lo scopo di risolvere il conflitto medio-orientale, attraverso la democrazia per rinforzare la pace e la stabilità nel medio oriente allargato, assicurare la sicurezza energetica, rinforzare le relazioni transatlantiche, e migliorare la reciproca comprensione fra religioni e culture diverse.” (Turkish daily, 5 luglio 2006).

L’ESCALATION E L’AUMENTO DELL’ESERCITO

Israele è coinvolta in una grande operazione militare con il pieno dispiegamento di forze terresti e aeree. Il bersaglio dell’operazione militare condotta da Israele non è Hezbollah ma la distruzione di un intero Paese e l’impoverimento della sua popolazione.

Israele sta incontrando una fiera resistenza non solo da parte di Hezbollah ma anche da parte di un movimento di civili armati. Il governo israeliano ha dato ordine di mobilitare 40.000 riservisti in più. (Patrick Martin, luglio 2006)

A differenza del blitzkrieg “colpisci e terrorizza” contro l’Iraq del marzo 2003, gli israeliani hanno mirato sistematicamente e quasi esclusivamente a bersagli civili. Inoltre il Libano è senza difese. Non è in possesso di un sistema di difesa aerea e gli israeliani lo sanno. Il numero di bersagli dichiarati è sconcertante, anche se paragonato, per esempio, ai 300 bersagli strategici selezionati nella guerra del Golfo del 1991.

Le infrastrutture civili sono state distrutte: acqua, telecomunicazioni, ponti, aeroporti, stazioni di benzina, centrali elettriche, stabilimenti caseari ecc. Come conferma la stampa britannica, nei villaggi e nella città del Libano scuole ed ospedali sono stati presi di mira con meticolosa accuratezza. Con una logica totalmente perversa, il governo israeliano ha con noncuranza incolpato Hezbollah per aver usato scuole ed ospedali come nascondigli o basi per portare avanti le loro azioni terroriste. (ABC Australia, intervista all’ambasciatore israeliano in Australia, Nati Tamir, 21 luglio 2006).

L’ACCUMULO ISRAELIANO DI ADM

Recenti sviluppi nel teatro di guerra puntano verso un’escalation sia dentro i confini del Libano sia oltre. Il governo israeliano ha confermato che è pronto ad una “guerra lunga”. Esempi di stoccaggio di armi da parte di Israele supportano il programma di guerra lunga. Per affrontare un calo nelle attuali riserve di armi di distruzione di massa (ADM), l’IDF sta per ricevere un carico navale di emergenza di bombe di precisione teleguidate, comprese bombe americane GBU-28 “distruggi-bunker”, prodotte dalla Raytheon.

Questo carico è descritto dagli osservatori militari come qualcosa di “inusuale”. Israele ha già una grande riserva di armi di precisione teleguidate. Oltre alle sue riserve, nel 2005 l’IDF ha ricevuto un carico di circa 5000 “armi intelligenti aeree” di produzione Usa, comprese circa 500 bombe “distruggi bunker”.

Mentre la notizia suggerisce che “Israele abbia ancora una lunga lista di bersagli da colpire in Libano”, la storia di queste consegne di bombe distruggi bunker a Israele a partire dal 2004 suggerisce che si possa volerle usare nella più ampia regione mediorientale, compresi Siria ed Iran.

LA GUERRA ALLARGATA AL MEDIO ORIENTE

La guerra in Libano è parte integrante dei progetti di guerra americani in Medio Oriente. Negli ultimi due anni, documenti militari Usa e dichiarazioni della sicurezza nazionale indicano abbastanza esplicitamente Siria e Iran quali potenziali bersagli della aggressione militare americana. L’escalation in relazione alla Siria è uno scenario strategico, contemplato dai pianificatori militari di Usa, Israele e Turchia.

Alla conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca di luglio, il Presidente George W. Bush e il Primo Ministro Tony Blair hanno rinnovato, a chiare lettere, le loro minacce contro Siria ed Iran. Queste minacce adesso sono supportate da concreti piani militari:

“Il messaggio per loro è molto, molto semplice. E’ che, non avete scelta. Iran e Siria hanno una scelta. E possono pensare di poter evitare questa scelta; in realtà, non possono. E quando le cose sono pronte come quello che è successo in Libano nelle scorse settimane, dal mio punto di vista, indica solo il fatto che hanno questa scelta. Possono entrare e partecipare come membri effettivi e responsabili della comunità internazionale, oppure affronteranno il rischio di un confronto maggiore.” (Casa Bianca, 28 luglio 2006)

Questa e altre dichiarazioni indicano l’escalation, dove il Libano è programmato per essere usato come casus belli, una “giusta causa” per la guerra contro la Siria e possibilmente contro l’Iran, a causa del loro presunto supporto ad Hezbollah.

Dall’altro lato, il governo siriano ha messo in guardia che se Israele lancia una invasione totale del Libano oltre la regione meridionale, non avrebbe altra scelta se non intervenire nel conflitto:

“La Siria ha duramente ammonito che un’invasione israeliana del Libano trascinerebbe Israele in un crescente conflitto in Medio Oriente e ha richiesto un immediato cessate il fuoco.

‘Se Israele invade via terra il Libano, loro possono arrivare a 20 km da Damasco’, ha detto il Ministro dell’Informazione Moshen Bilal al giornale spagnolo ABC.

‘Cosa faremo? Aspettare con le mani in mano? Assolutamente no. Senza dubbio la Siria interverrà nel conflitto.”” (AFX, 26 luglio 2006 )

Inoltre qualsiasi sconfinamento o movimento delle truppe israeliane all’interno del territorio siriano potrebbe innescare l’entrata della Siria nel conflitto. Le truppe e l’areonautica siriana attualmente sono schierate e sono “in avanzato stato di allerta”.

Se la Siria fosse sul punto di irrompere nelle guerra, è assai verosimile che la Turchia interverrebbe secondo i termini dell’alleanza turco-israeliana. La Nato invierebbe truppe secondo l’accordo di cooperazione militare del 2005.

Nel frattempo l’amministrazione Bush, in stretta relazione con l’Inghilterra, sta premendo per una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul programma nucleare iraniano, che potrebbe portare nei prossimi mesi a bombardamenti punitivi diretti contro l’Iran.

In relazione al Libano, il presidente dell’Iran Ahmadinejad ha intimato che, al primo accenno di bombardamento, l’Iran interverrebbe se la Siria venisse attaccata:

Il Signor [Mahmud] Ahmadinejhad ha espresso grave preoccupazione per gli attacchi sionisti contro i civili libanesi e palestinesi. Ha descritto le aggressioni come il segno della debolezza da parte di quel regime illegittimo. Ha detto che, nonostante quello che possono pensare gli ufficiali sionisti, tali azioni non possono salvare il regime.

Commentando le recenti minacce israeliane contro la Siria, il presidente ha detto che le misure sempre più aggressive prese dal regime verrebbero interpretate come un attacco all’intero mondo islamico, aggiungendo che dovrebbe affrontare una forte risposta. (Voice of the Islamic Republic of Iran, Teheran, in persiano, 14 luglio 2006 )

Se la guerra in Medio Oriente si intensificherà, i movimenti della resistenza in diversi Paesi si uniranno. Un movimento di solidarietà in favore di Hezbollah si è già sviluppato in Iraq. In Libano, i settarismi tra sunniti e sciiti si stanno dissolvendo. Musulmani e cristiani maroniti si stanno unendo per difendere la loro Patria.

Gli Usa e Israele non saranno in grado di affrontare questa resistenza sul campo senza distruggere l’intero Paese con bombardamenti aerei. Se la Siria viene portata in guerra e la Turchia interviene, l’intero Medio Oriente si infiammerà. La Turchia ha un arsenale militare formidabile (393.000 truppe di terra, 56.800 nell’areonautica e 54000 in marina). Allo stesso tempo tuttavia vi è un forte sentimento anti-israeliano in Turchia, al punto che il governo di Erdogan può dover presentare all’opinione pubblica il ruolo della Turchia come parte di una mandato limitato di “mantenimento della pace” oppure umanitario, sotto gli auspici dell’Onu.

IL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA

La politica dietro la guerra in Libano deve essere l’obiettivo del movimento contro la guerra. Non abbiamo a che fare con un conflitto limitato tra le Forze Armate Israeliane (IDF) e Hezbollah, come convenuto dai media occidentali. Il teatro di guerra libanese fa parte di un più largo piano militare americano, che comprende la regione che si estende dal Mediterraneo orientale al cuore dell’Asia centrale. La guerra in Libano deve essere vista come “una fase” di questa, più larga, “carta stradale militare”[in inglese “road-map”, NdT].

La struttura delle alleanze militari è cruciale per comprendere l’evoluzione della guerra in Medio Oriente sponsorizzata dagli Usa. La guerra in Libano non è un progetto militare strettamente israeliano, è parte di un tentativo militare coordinato da parte dei principali partner e alleati di Israele, compresi Usa, Inghilterra, Turchia e gli stati membri dell’Alleanza Atlantica.

CRIMINI DI GUERRA

Mentre Israele è indelebilmente responsabile di “crimini contro la pace” secondo la definizione dell’articolo 6a della Carta di Norimberga: per “la pianificazione, la preparazione, l’inizio o la conduzione di una guerra di aggressione, o di una guerra in violazione dei trattati internazionali”, lo stesso articolo 6a si estende anche ai partner e agli alleati militari di Israele.

Israele è responsabile di “crimini di guerra” sotto l’articolo 6b della Carta di Norimberga, a causa del “saccheggio di proprietà pubbliche o private, la deliberata distruzione di città o villaggi, o la devastazione non giustificata da necessità militari;” (art. 6b). E’ responsabile di “crimini contro l’umanità” per l’attuazione di atti di: “omicidio, sterminio, resa in schiavitù, deportazione e altri atti inumani commessi contro qualsiasi popolazione civile, prima o durante la guerra…” (articolo 6c)

Quei capi di Stato e capi di governo che apertamente supportano i raid aerei di Israele e l’occupazione illegale del Libano, sono complici di “crimini di guerra” e di “crimini contro l’umanità”. Ciò pertiene specificamente quei leader politici occidentali che, all’inizio della guerra, hanno abbandonato la proposta di “cessate il fuoco”, che avrebbe condotto ad un arresto dei bombardamenti aerei israeliani, in larga parte diretti contro la popolazione civile.

La legittimità dei principali protagonisti politici e militari e degli sponsor collegati deve essere l’obiettivo di un consistente movimento contro la guerra che vada oltre l’espressione di un sentimento anti-bellico e le grandi riunioni contro la guerra. Secondo la Carta di Norimberga, articolo 6, i leader occidentali che supportano e/o danno un’adesione formale ai crimini di guerra di Israele sono giudicati complici:

“I capi, gli organizzatori, gli istigatori e i complici nella formulazione o nell’esecuzione di un piano comune o di una cospirazione per commettere uno dei suddetti crimini sono responsabili per tutti gli atti compiuti da chiunque nell’esecuzione di tale piano”

L’ultima clausola si applica anche ai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, che sostengono il diritto di Israele di “auto difendersi”. L’articolo 7 della Carta di Norimberga afferma che “il ruolo ufficiale degli accusati, Capi di Stato o ufficiali responsabili dei Dipartimenti del Governo, non sarà considerato sufficiente per liberarli dalla loro responsabilità o per mitigarne la pena”

C’è una certa premura nel rovesciare il corso della guerra.

Rovesciare il corso della guerra non può limitarsi ad una critica ai piani di guerra Usa. In ballo c’è la legittimità dei protagonisti politici e militari e le strutture del potere economico che, da dietro le quinte, controllano la formulazione e la direzione della politica estera statunitense.

I piani di guerra non si disarmano con un sentimento contro la guerra. Non se ne muta il corso chiedendo al Presidente Bush o al Primo Ministro Olmert: “per favore, attenetevi alla Convenzione di Ginevra” ed alla Carta di Norimberga. Fondamentalmente un serio programma contro la guerra richiede di togliere la sedia ai criminali di guerra che stanno ai piani alti, come primo passo verso il disarmo delle istituzioni e delle strutture collegate al Nuovo Ordine Mondiale.

Per spezzare il consenso alla “guerra al terrorismo”, dobbiamo rompere anche il suo apparato propagandistico, le pervasive strutture della disinformazione dei media, le campagne di paura e intimidazione, che galvanizzano l’opinione pubblica per farle accettare la legittimità del progetto militare anglo-americano.

Questo può essere messo in atto efficacemente soltanto scalzando i criminali di guerra dalle loro posizioni di autorità che occupano abbastanza legittimamente. E’ questa legittimità dei “criminali di guerra” ai piani alti delle nostre rispettive nazioni che deve essere infranta.

SANZIONI CONTRO ISRAELE

I Paesi membri delle Nazioni Unite devono applicare delle sanzioni contro Israele. E se non sono applicate o ratificate dalle più importanti autorità governative o inter-governative, allora chi rappresenta quelle autorità dovrebbe essere ritenuto responsabile di “crimini di guerra” secondo la Carta di Norimberga. Se i parlamentari dei Paesi membri dell’Onu sostengono i governi che perdonano i crimini di guerra israeliani, allora anche quei membri del parlamento devono perdere il seggio.

Una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu non può sorvolare o cancellare il fatto che Israele ha violato il diritto internazionale e ha commesso grandi crimini. Inoltre il veto esercitato da un membro permanente che potrebbe temporaneamente sostenere le azioni di Israele, compresa l’occupazione illegale del Libano, non ha legittimità e non può trascurare la Carta dell’Onu e i principi del diritto internazionale (la Carta di Norimberga).

In altre parole, se non vengono adottate, da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, le sanzioni appropriate contro Israele, i capi di Stato e i capi di governo dei Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (per esempio Usa, Regno Unito e Francia) dovrebbero essere considerati, secondo la Carta di Norimberga, complici dei “crimini contro la pace”, “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità” israeliani (articolo 6).

Ugualmente, l’adozione di una risoluzione con un falso consenso del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, mediata da Usa, Francia e Inghilterra, che protegga gli interessi di Israele e/o sostenga l’occupazione illegale, mentre richiede un disarmo di Hezbollah, non cambia il fatto che Israele ha commesso quei crimini. Inoltre, dovrebbe essere chiaro che, se tale risoluzione fosse sul punto di essere adottata, i membri che votino a favore della risoluzione sarebbero considerati, secondo l’articolo 6 della Carta di Norimberga, complici dei crimini israeliani. Infine, ciò che una tale falsa risoluzione significherebbe è la “criminalizzazione” del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Ma la più importante e complessa relazione cui il movimento contro la guerra deve rivolgersi riguarda i poteri che si muovono dietro le quinte: i giganti petroliferi anglo-americani, i cosiddetti “appaltatori della difesa” [“defense contractors” in inglese, NdT] che producono Armi di Distruzione di Massa nel vero senso della parola, i conglomerati dei media che fabbricano le notizie costituiscono uno strumento di propaganda di guerra, e le potenti istituzioni finanziarie, i cui interessi sono serviti in una guerra guidata dal profitto.

Michel Chossudovsky è autore del best seller internazionale “The Globalization of Poverty ” tradotto in undici lingue. E’ Professore di Economia dell’Università dell’Ottawa e Direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione, al sito www.globalresearch.ca . E’ anche collaboratore dell’Enciclopedia Britannica. Il suo ultimo libro di intitola: America’s “War on Terrorism”, Global Research, 2005.

Nota: i lettori sono invitati a inviare questo articolo al fine di espanderne la parola e mettere in guardia le persone dai pericoli di una più larga guerra mediorientale.

Allegato
LA CARTA DI NORIMBERGA (ESTRATTI)

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II. GIURISDIZIONE E PRINCIPI GENERALI

Articolo 6.

Il Tribunale creato dall’Accordo cui si riferisce all’articolo 1 del presente documento per il processo e la condanna dei maggiori criminali di guerra delle Nazioni europee dell’Asse avrà il potere di processare e condannare le persone che, agendo nell’interesse delle Nazioni europee dell’Asse, come individui o come membri di organizzazioni, hanno commesso uno dei seguenti crimini.

I seguenti atti, o uno di questi, sono crimini che rientrano nella giurisdizione del Tribunale per i quali ci sarà responsabilità individuale:

(a) CRIMINI CONTRO LA PACE: vale a dire pianificare, preparare, iniziare o condurre una guerra di aggressione, o una guerra in violazione di trattati, accordi, assicurazioni internazionali, o la partecipazione ad un piano comune od una cospirazione per il compimento di uno dei suddetti atti;

(b) CRIMINI DI GUERRA: vale a dire, violazioni del diritto e delle consuetudini di guerra. In tali violazioni devono includersi, ma non devono limitarsi a, uccisione, maltrattamento o deportazione a scopo di lavoro schiavile o per qualunque altro scopo di popolazione civile di o in territorio occupato, uccisione o maltrattamento di prigionieri di guerra o di gente di mare, uccisione di ostaggi, saccheggio di proprietà pubblica o privata, deliberata distruzione di città o villaggi, o devastione non giustificata da necessità militare;

(c)CRIMINI CONTRO L’UMANITA’: vale a dire, omicidio, riduzione in schiavitù, deportazione e altri atti inumani contro qualunque popolazione civile, prima o durante la guerra; o persecuzioni su base politica, razziale o religiosa in esecuzione o in connessione con qualunque crimine all’interno della giurisdizione del Tribunale, in violazione o meno del diritto nazionale del Paese dove sono stati perpetrati.

I capi, gli organizzatori, gli istigatori e i complici nella formulazione o nell’esecuzione di un piano comune o di una cospirazione per commettere uno dei suddetti crimini sono responsabili per tutti gli atti compiuto da chiunque nell’esecuzione di tale piano.

Articolo 7.

Il ruolo ufficiale degli accusati, Capi di Stato o ufficiali responsabili dei Dipartimenti del Governo, non sarà considerato sufficiente per liberarli dalla loro responsabilità o per mitigarne la pena

Articolo 8.

Il fatto che l’Accusato abbia agito in ottemperanza agli ordini del suo Governo o di un superiore non lo libererà dalla sua responsabilità, ma può essere tenuto in considerazione per la mitigazione della pena se il Tribunale determina che la giustizia lo richieda.

Articolo 9.

Nel processo a un qualsiasi individuo di un qualsiasi gruppo od organizzazione il Tribunale può dichiarare (in relazione a qualsiasi atto per cui l’individuo può essere arrestato) che il gruppo o l’organizzazione di cui l’individuo era membro era una organizzazione criminale.

Dopo il ricevimento dell’atto di incriminazione il Tribunale darà tale notifica quando ritiene che sia possibile che l’accusa intenda chiedere al Tribunale di fare tale dichiarazione e un membro dell’organizzazione avrà la possibilità di fare appello al Tribunale per essere ascoltato dal Tribunale riguardo alla questione del carattere criminale dell’organizzazione. Il Tribunale avrà il potere di concedere o rifiutare l’appello. Se l’appello è concesso, il Tribunale può definire in che maniera gli appellanti saranno rappresentati e ascoltati.

Articolo 10.

Nel caso in cui un gruppo o un’organizzazione sia dichiarata criminale dal Tribunale, la competente autorità nazionale tra quelle Firmatarie avrà il diritto di portare sotto processo l’individuo per appartenenza a tale gruppo di fronte a corti nazionali, militari o di occupazione. In tal caso la natura criminale del gruppo o dell’organizzazione è considerata provata a non sarà messa in discussione.

Articolo 11.

Qualunque persona arrestata dal Tribunale può essere processata di fronte ad una corte nazionale, militare o di occupazione, secondo quanto all’ Articolo 10

Articolo 12.

Il Tribunale avrà il diritto di prendere provvedimenti contro una persona sotto processo per i crimini di cui all’ Articolo 6 della presente Carta in contumacia, se non è stato trovato o se il Tribunale, per qualunque ragione, ritenga necessario, nell’interesse della giustizia, condurre l’udienza in contumacia.

Articolo 13.

Il Tribunale redigerà le regole per il suo procedimento. Queste regole non saranno in contrasto con le disposizioni della presente Carta.

Michel Chossudovsky
Fonte: www.globalresearch.ca
Link
06.08.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO D’AMICO, VICHI, PAUSANIA

Note del traduttore (Domenico D’Amico):

[1] Le caratteristice dell’Have Lite vengono esaltate sul sito della Israeli-Weapons [http://www.israeli-weapons.com/weapons/missile_systems/air_missiles/popeye/Popeye_Lite.html]: “Con l’Have Lite, gli arei da caccia possono attaccare e distruggere obbiettivi di grande importanza sia al suolo che sul mare, e da grande distanza, inclusi bunker, centrali elettriche, basi missilistiche, ponti e navi. Le multiple opzioni e modalità di guida consentono un’accuratezza letale, rendendo il portone di un palazzo un obbiettivo fattibile.”

[2] Cfr, anche l’articolo su questo sito riguardo l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan [https://comedonchisciotte.org/controinformazione/modules.php?name=News&file=article&sid=2167]

Pubblicato da Davide