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LA TRIMURTI EUROPEISTA E LA FINE DELLA STORIA

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Casini è da sempre europeista e vuole da sempre Monti candidato a premier. Bersani è europeista e vuole vincere al voto per aprire subito a Monti. Berlusconi, dopo l’ultima istrionica giravolta, è europeista e invita Monti a prender la guida dei moderati. Mi ricordano quei rei africani che vendevano i loro sudditi ai negrieri europei. E pure i numerosi uomini forti via via messi su dalla CIA e da Wall Street nei paesi poveri ma ricchi di risorse naturali e mano d’opera a buon mercato, per poter prendersi queste e quelle per quattro soldi.
Tutti i tre big vogliono portare i loro servigi al vincitore ormai certo e padrone destinato d’Italia: il capitalismo franco-tedesco che ieri, tredici dicembre, con l’unzione del Washington Consensus (FMI + Casa Bianca), ha incoronato Monti successore di Monti. Pochi hanno la libertà e l’onestà intellettuale di spiegare, come il giorno medesimo ha fatto Giulio Tremonti, che oggi l’Italia fa da bancomat alle banche tedesche e francesi. O di un Paul Krugman o di certa stampa britannica, che rinnova la valutazione tecnica che l’Italia, per tornare a crescere, abbisogna di uscire dal sistema di cambi bloccati e vincoli di bilancio detto Euro.

I tre leaders politici italiani gareggiano tra loro per prendersi l’appalto della consegna-svendita di ciò che resta da rastrellare di questo sventurato Paese e salire sul carro dei nuovi padroni. Maroni, col suo partito rimpicciolito, nel migliore dei casi potrebbe di prendersi la Lombardia, e niente più – ma solo se asseconda Berlusconi, cosa oggi assolutamente discreditante, dopo che l’ex premier ha dapprima sostenuto, poi sfiduciato e il giorno dopo ri-fiduciato Monti. L’azione di Grillo e Casaleggio niente potrà contro il grande blocco europeista traversale. Pertanto, il prossimo voto politico consegnerà conclusivamente il Paese ai suoi nuovi padroni esterni appoggiati dai loro servitori interni, i quali manterranno, servendoli, i loro privilegi di casta. Seguirà un lungo tempo di miseria e sfruttamento senza speranza: la “fine della storia”, per la repubblica italiana. L’Italia verrà “integrata” nel sistema industriale a guida germanica, e in essa si faranno le lavorazioni a basso costo di mano d’opera, a basso valore aggiunto, a bassa tecnologia (escluse poche nicchie), ad alto inquinamento. Il margine di profitto sarà trattenuto oltralpe. Gli italiani saranno lasciati nel debito, a lavorare con bassi salari e pensioni da fame e servizi da terzo mondo, per sostenere il generoso sistema pensionistico nordeuropeo, l’enorme debito implicito nordeuropeo, il credito pubblico alle imprese tedesche. Però saranno orgogliosi di essere accettati dai fratelli europei più virtuosi, finalmente, e potranno dirsi “integrati”, e celebrare i padri dell’Integrazione, nelle persone di Monti, Draghi, Napolitano. I quali non meritano alcun biasimo, perché non vi è scelta, nella realtà: l’Italia deve finire così. I sistemi-paese non vitali vengono smantellati e presi a pezzi dai sistemi-paesi più validi, così come le aziende non vitali vengono smembrate e rilevate dalle concorrenti più vitali, che prendono il buono e lasciano i debiti nella Bad Company. La repubblica italiana ora è una Bad Country.

Questo è un destino inevitabile per un paese mai esistito prima, assemblato 150 anni fa da un disegno di quegli stessi poteri stranieri, un paese fatto di culture e popoli diversi, uniti a forza, senza storia comune, senza cultura di autogoverno – tranne la repubblica di Venezia -, senza senso nazionale, senza fiducia sociale e istituzionale, senza capacità di innovazione e adeguamento all’evoluzione del mondo, bloccato e recessivo in tutto da vent’anni, quindi morto, con le migliori risorse di capitali, imprese e cervelli che in massa sono andate e vanno via, all’estero. Impoverito su tutti i piani e in tutti i settori, tranne che nella criminalità organizzata.

Questi sono tutti dati di fatto, oggettivamente certi. Il resto è chiacchiere e non si è tradotto in fatti, non ha mutato il trend, nonostante le molte promesse e i molti cambiamenti di maggioranze e di leggi elettorali: la riprova che il sistema-paese è finito.

Neanche eliminare fisicamente tutta la casta, quel milione e rotti di politici e alti burocrati, cambierebbe le cose, perché si tratta della mentalità e delle consuetudini della popolazione, del suo rapporto con qualsiasi potere, che è di complicità infedele, opportunismo amorale, particolarismo assoluto. Un paese così, cioè con una popolazione così, fallisce fatalmente come organismo dell’agone globale e può essere solo governato dall’esterno, come del resto tutte le sue componenti, tranne quella suddetta, sono sempre state governate, storicamente, salvi brevi periodi.

Ciò che sta compiendosi oggi era prevedibile già diversi anni fa: i meccanismi erano già all’opera, come descrissi in alcuni saggi, a cominciare dalla prima edizione di Euroschiavi, uscita nel 2005:

“Uscire dal Trattato di Maastricht è, a ben vedere, indispensabile per esercitare una qualche libertà di scelta politica nella gestione del Paese.

Infatti, a causa dei vincoli imposti da quel trattato e dalla cessione della
sovranità monetaria alla BCE e dal fatto che quasi tutte le entrate se
ne vanno in spesa corrente e interessi sul debito pubblico, governo e
parlamento non hanno più strumenti di manovra in fatto di politica
economica, sociale, ecologica, etc.: non possono emettere la propria
moneta ma devono comprarla dalla BCE; non possono agire sul tasso
di sconto, perché questo è fissato dalla BCE; non possono svalutare,
perché il cambio è gestito dalla BCE e vincolato alle altre euro–valute;
non possono spendere a debito per i necessari investimenti produttivi
(ricerca, infrastrutture, istruzione), perché sono vincolati a contenere il
deficit di bilancio e a ridurre il debito pubblico. D’altra parte, non possono
aumentare le tasse, perché hanno già raschiato il fondo (a meno
di sacrificare con un’ulteriore grossa imposta patrimoniale qualche categoria
sociale come i proprietari immobiliari o gli agricoltori).

Privata della possibilità di scelta sul piano che conta, quello economico,
il presupposto di tutte le altre scelte perché senza denaro quasi niente
si può fare, la politica si riduce a diatribe su matrimoni omosessuali, pillole
del giorno dopo e sotto–lottizzazioni di una torta sempre più magra.

Intanto, la produzione cala, la povertà aumenta, i servizi sociali peggiorano,
la domanda e la produzione ristagnano, la competitività va a picco.

L’alternativa è tra continuare la policy avviata nel 1992, mandando in rovina
il Paese in modo che i suoi assets importanti vengano comperati tutti
dal capitale estero (ossia, da soldi virtuali creati gratis e dal nulla a opera
del sistema bancario privato), che poi si metterà al comando; oppure
uscire dall’Euro e recuperare la sovranità monetaria – togliendola ai suoi
illegittimi detentori, la BCE e la Banca d’Italia, e recuperando le vaste risorse
monetarie del signoraggio e bloccando il take–over delle industrie
nazionali da parte di competitori esteri. Il suddetto articolo del Times evidenzia
come tutti gli studi su modelli econometrici mostrano che l’Italia
avrebbe un forte e rapido beneficio dall’uscita dall’Euro.

Nel 2007, nell’introduzione alla seconda edizione di Euroschiavi, scrivevo:

“ la finanza internazionale ha preso atto che: 1) l’Italia, come sistema-paese, ha urgente bisogno di riformarsi e ammodernarsi per sopravvivere; 2) non può farlo dal proprio interno perché in Italia la produzione del consenso politico è basata proprio sulla protezione di privilegi e abusi disfunzionali, sicché qualsiasi maggioranza, per riformare, dovrebbe tagliare il ramo su cui è seduta. Conseguentemente essa, ora, attraverso i suoi uomini posti nella stanza dei bottoni, sta procedendo al trasferimento del potere decisionale per l’Italia dall’interno del paese all’estero, in modo che possa essere riformato dall’estero, prescindendo dal consenso interno, soprattutto di quello della base.”

In Basta Italia, pubblicato nel marzo 2008, potete leggere:

“Se facciamo un bilancio consuntivo dell’unificazione d’Italia a circa
140 anni dal suo completamento, dobbiamo portare i libri nel Tribunale
della Storia per chiedere la dichiarazione di fallimento.Perché, secondo tutti i parametri, lo Stato “Italia” è un fallimento senza prospettive.

È un fallimento in fatto di funzionalità e competitività internazionali
– continua a perdere posizioni, a impoverirsi.

È un fallimento come capacità di innovarsi e ammodernarsi, nonostante
ne abbia un bisogno estremo: è il più rigido tra i Paesi occidentali.

È un fallimento come produttività: è ultimo tra i Paesi occidentali.

È un fallimento di fatto di produzione: dal 1992 è divenuto l’ultimo
dei Paesi europei, con uno sviluppo di meno di metà della media.

È un fallimento come natalità: è ultimo tra i Paesi occidentali.

È un fallimento come pubblica amministrazione: è ultimo fra i Paesi
occidentali come efficacia e primo per costi.

È un fallimento come capacità di attrarre investimenti: è ultimo fra
i Paesi occidentali.

È un fallimento come lavoro: ha il tasso più alto di assenteismo, di
scioperi, di malattie, e ciò gonfia il costo del lavoro.

È un fallimento come capacità di attirare e trattenere il risparmio:
nel primo anno del Governo Prodi bis, 120 euromiliardi si sono rifugiati in Svizzera.

È un fallimento in fatto di sviluppo economico: il suo prodotto interno
lordo, e ancora più il suo prodotto interno netto, marciano a tassi
frazionali rispetto alle economie forti.

È un fallimento in fatto di finanza pubblica: infatti, l’indebitamento
dello Stato è enorme, continua a crescere, e nessun governo lo riduce, mentre esso inghiotte sempre più risorse per il pagamento degli interessi passivi.

È un fallimento in fatto di indipendenza – nel senso che ha sempre
più padroni stranieri, come meglio diremo, non tanto a Washington,
quanto a Francoforte, Londra, Parigi.

È un fallimento in quanto a capacità di ricerca scientifica e tecnologica:
è ultimo d’Europa, dopo la Grecia.

È un fallimento in fatto di pubblica istruzione: le scuole italiane sono
le meno efficaci nel preparare al lavoro.

È un fallimento come politica salariale: ha i salari più bassi dell’Unione
Europea e vorrebbe abbassarli ulteriormente per competere con
Paesi come la Cina nella manifattura a bassa tecnologia.

È un fallimento in quanto a debito pubblico e pressione fiscale – ovviamente
– che salgono in parallelo, alimentandosi a vicenda, come
qualcuno inizia a capire.

È un fallimento in fatto di integrazione economica, in quanto aumenta
il divario tra regioni sviluppate e regioni non sviluppate, regioni
che mantengono e regioni che sono mantenute.

È un fallimento in quanto a welfare, perché il governo ha organizzato
il fallimento del sistema pensionistico nel giro di pochi anni, così
che scoppino disordini sociali, che la sinistra cavalcherà per prendere
il potere e saccheggiare gli italiani con una nuova tassa patrimoniale.

È un fallimento in quanto alla giurisdizione, perché il sistema giudiziario
italiano è inefficiente e corrotto, alimenta la criminalità e allontana
gli investimenti stranieri, e viene costantemente condannato
dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

È un fallimento in quanto a infrastrutture, che sono state neglette,
anche come manutenzione, per decenni.

È un fallimento in quanto alla sanità: spesa fuori controllo e 6.000
morti l’anno per infezioni contratte in ospedale.

È un fallimento in quanto a ordine pubblico, dato che un terzo circa
del territorio resta in mano alla criminalità organizzata, e gli stessi
partiti politici riproducono i modelli di potere e consenso della mafia.

~ Basta con questa Italia! ~

È un fallimento in quanto a rappresentatività e democrazia, dato
che la classe dirigente palesemente non rappresenta gli interessi della
collettività, ma quelli propri e corporativi, così come fanno i capi politici,
sindacali e i parlamentari.

È un fallimento in quanto a legalità e legittimità, perché la corruzione
e la deviazione dei poteri sono ambientali e strutturali e su di esse si
poggia il potere costituito anche per produrre il consenso dal basso.

È un fallimento in quanto a difesa idrogeologica, dato che non è in
grado di eseguire una prevenzione che costerebbe una frazione di quanto
costa rimediare ai disastri idrogeologici dopo che sono avvenuti.

È un fallimento in quanto a capacità difensive militari, siccome non
ha forze armate efficienti e non fa i necessari aggiornamenti dei sistemi
d’arma.

È un fallimento in quanto a capacità decisionale, in quanto nessun
governo riesce ad eseguire riforme strategiche e tutto si blocca.

È un fallimento in quanto a rinnovo della classe dirigente: dalla politica
all’università, abbiamo la gente più vecchia del mondo.

È un fallimento in quanto alla capacità di organizzarsi, in quanto la fiducia
e il rispetto verso le regole organizzative sono pressoché inesistenti.

È un fallimento senza speranza, perchè non c’è una classe politica
all’altezza del ruolo, dotata di competenze che vadano oltre il galleggiare
e il saccheggiare. Mancano gli uomini capaci. Non c’è nessuno
che possa portare il Paese fuori dalla rovina.

È un fallimento complessivo e definitivo, in quanto tutte queste cose
si sanno ma a nessuna di esse si è rimediato o iniziato a rimediare,
nemmeno con la “Seconda Repubblica”, nemmeno con l’“alternanza”.
Si è peggiorato, invece, in modo pilotato e voluto, per poter preparare
l’opinione pubblica alla privatizzazione di tutte le funzioni pubbliche,
a vantaggio di monopolisti privati che le rilevano in società con
politici, sindacalisti e pubblici amministratori, e le gestiscono in regime
monopolistico con sovrapprezzi monopolistici, quindi nessun incentivo
all’efficienza e massima possibilità di sfruttare il cittadino.
Pensate alle tariffe per i rifiuti, ai pedaggi per le autostrade.

Ricercatori, scienziati, manager, imprenditori, professionisti, se ne sono
già andati o se ne stanno andando.
Restano i meno capaci, restano i sentimentalisti irrazionali che stupidamente
associano l’idea dell’emigrazione alla povertà e al fallimento
– e si dimenano o sguazzano in questo sistema, come pesci in
una pozzanghera economica che si sta prosciugando al sole della globalizzazione,
mentre oltre confine abbonda l’acqua fresca e profonda.

Un organismo che non riesce a reagire a processi degenerativi interni, è
un organismo morente.

L’Italia non ha capacità di reazione organiche, d’insieme. È come
un vasto corpo in fin di vita e ampiamente necrotizzato, in cui bande
di larve carnarie riescono ancora a ingrassarsi. Nel senso che alcuni
gruppi, alcune cordate di potere, riescono ad assicurarsi fette di potere
e sacchi di soldi attraverso la conquista di posizioni di rendita monopolistica
e attraverso il saccheggio fiscale dei risparmiatori e dei
produttori di ricchezza che ancora non se ne sono andati. In ciò, sostanzialmente,
consiste l’attività dei partiti politici italiani. Altroché alternanza!

Questi sono gli elementi, in base ai quali dobbiamo valutare le prospettive
dell’Italia, e decidere se sia meglio restare o emigrare.
È questo il Paese a cui volete affidare il vostro futuro, il vostro lavoro,
i vostri investimenti?

E i vostri figli, li affidate a questo Paese? Se li amate, come potete
farlo? E come potete farli, se non ne avete ancora? Farli nascere sotto
un debito di 25.000 Euro a testa, in peggioramento? Tenerli qua quando
potreste portarli in salvo?”

Poiché non è possibile una maggioranza politica senza il voto delle
categorie parassite, non è possibile risolvere il problema della spesa
pubblica e dell’inefficienza della pubblica amministrazione. Quindi
l’Italia sarebbe destinata alla rovina.

Invece, l’Italia non è destinata alla rovina, perché il problema della
spesa pubblica e dell’inefficienza del sistema-paese si può risolvere –
si può risolvere dall’esterno dell’Italia. Ossia, trasferendo i centri di
potere monetari, finanziari, economici, quindi politici, a potentati
stranieri, che imporranno le antipopolari e antiparassitarie riforme
dall’esterno dell’Italia, perciò senza bisogno di basarsi sul consenso
elettorale degli italiani. Certo, faranno riforme nell’interesse loro proprio,
non degli italiani.

Quindi l’Italia non è destinata alla rovina, ma al colonialismo. Allo
sfruttamento coloniale. Dall’assassinio di Enrico Mattei, passando per
quello dell’avv. Ambrosoli, i politicanti italiani si sono mossi, col sostegno
finanziario e – credo – anche sotto minaccia dei potentati stranieri, in questa
direzione: svendere banche, industrie, mercati etc. a potentati stranieri.
Bettino Craxi cercò di opporsi, a modo suo – appoggiandosi a meccanismi
clientelari nazionali. Il suo tentativo di opposizione fu liquidato attraverso
una gigantesca operazione giudiziaria, nota come Mani Pulite,
che eliminò tutti i partiti popolari italiani (DC e PSI in testa), aprendo la
via a una dilagante campagna di colonizzazione dell’Italia da parte della
finanza straniera e sovranazionale, soprattutto con Dini, Ciampi, Prodi –
campagna culminata con Maastricht, la BCE, l’Euro, lo smantellamento
dell’industria chimica, dell’industria cantieristica, dell’industria elettronica
nazionali in favore di quelle estere, la scellerata svendita alla concorrenza
straniera della Nuova Pignone – azienda leader mondiale e in forte
attivo: un misfatto economico senza precedenti. Con la cessione della sovranità
monetaria alla BCE. E della proprietà della Banca d’Italia ai finanzieri privati, anche stranieri. E dei principali mercati, come la grande distribuzione
e l’automobile, a concorrenti stranieri. In sostanza, con la cessione
di ogni autonomia e la totale sottoposizione alla dipendenza da centri
di poteri privati stranieri.

I soggetti che stanno attuando tale programma, per attuarlo più
agevolmente e per meglio mimetizzare i propri scopi effettivi, hanno
assunto i colori politici della sinistra e si sono dati una vernice di socialità
o socialismo. In Italia non vi è una vera sinistra, se non di frangia,
né un vero centrosinistra. Vi sono operatori politico-economici
che si fingono di sinistra, che hanno assunto simboli e ideologie della
sinistra, che compiono isolati atti politici che paiono di sinistra in
quanto colpiscono i ceti medi. Ma non sono affatto di sinistra. L’abito
non fa il monaco. La loro vera natura è palesata dai frutti della loro politica
– declino, privatizzazione e colonizzazione – e da chi li raccoglie
– finanzieri e grandi capitalisti, soprattutto stranieri.

~ Basta con questa Italia! ~

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/2012/12/14/la-trimurti-europeista-e-la-fine-della-storia/
14.12.2012

Pubblicato da Davide

  • Kvas

    E ci risiamo.
    Tutti conosciamo la situazione ma nessuno fa nulla.
    Per carità, ringraziamo chi da queste notizie, solo che ad oggi a.d. 16 dicembre 2012, sono quanto meno anacronistiche, quindi manca anche quell’unica nota positiva dell’informazione. C vogliono soluzioni.

  • ProjectCivilization
  • Highlangher

    Triste ma vero, triste ammettere di essere stati presi in giro per decenni, e non solo dalla cosiddetta sinistra, ma da tutti i fantocci che in qualche modo hanno avuto una posizione politica per fare danni enormi alla società. Ma della luna dimentica che in Italia ci sono le caste e le categorie anche nella classe media, i notai, i farmacisti, gli avvocati, i piccoli proprietari di immobili e terreni, e sono milioni. Come si piazzeranno in un futuro previsto di subordine alle nazioni europee forti? Emigrazione pure per loro? O adattamento all’italiana? Intendo dire che prima che scompaia del tutto l’economia ci sono ancora molti bastioni da buttar giù per le truppe franco tedesche, armate di euro falsi. Comunque emigrare qualche mese farebbe bene a molti, per capire che ci sono realtà ben diverse da questa, come dice Marco, dalla pozzanghera ai mari aperti.

  • Anais

    Trovo questa analisi lucida e spietata, senza sorvoli o giustificazioni sentimentali verso noi tutti: è vero che la nostra mentalità “italiana” è ferma e ottusa ai veri cambiamenti (che richiedono forte e costante impegno da parte di ciascuno) e sarebbe ora di smetterla con le aspettative di “soluzioni” e offerte di speranza o proposte di false battaglie. Combattere da moscerini contro uno stormo di aquile?
    Siamo colonizzati, è vero. Non abbiamo nemmeno l’esercito perché è stato confiscato dopo la seconda guerra mondiale e dipendiamo dalla NATO che lo usa suo piacimento e secondo logiche guerresche mascherate da atti umanitari: con il consenso di TUTTI i governi fin qui succedutisi perché o minacciati o blanditi o comprati.
    E’ la “crescita” culturale che ancora non ha gambe per camminare da sola che potrebbe aiutarci in un percorso di sminamento degli ordigni di cui hanno riempito il nostro territorio non solo metaforicamente, mortale rischio per chiunque, e dunque con tempi lunghissimi e senza certezze.
    Ma come si può accrescere culturalmente senza soldi, pensioni irrisorie, incertezze non solo del domani ma anche e soprattutto dell’oggi?
    E’ un piano strategico eccezionale che ci ha fatto prigionieri progressivamente, studiato scientificamente per derubarci delle risorse e delle ricchezze che comunque si era riusciti a raggiungere.
    I vari gruppi di potere saldamente al comando sanno bene che senza autonomia economica affondare è inevitabile, senza “tempi” per leggere, studiare, pensare con la propria testa, progettare soluzioni di “liberazione” dagli stranieri anziché aprire loro confini, terre, mari, cieli a capo chino

  • AlbertoConti

    Non è vero che non servirebbe a nulla cacciare a calci in culo le caste. La speranza rinasce sempre dalle proprie ceneri. Però, prima: que se vayan todos!

  • surfgigi

    se le cose stanno così allora il duce andrebbe rivalutato ed onorata la sua memoria.o non si può dire?

  • Aironeblu

    Grandissima analisi, che a partire dal 2005 ha avuto modo (purtroppo) di dimostrare la sua veridicità. Dissento solo su un punto, quello dei “colonizzatori” che ci stanno mettendo le catene, che non individuerei nel fronte franco-tedesco, quanto nei potentati sovra-nazionali, che come base produttiva fanno capo ad aziende multinazionali. Francia e Germania faranno la nostra fine. In ogni caso, la colonizzazione si è spostata dal “terzo mondo”, ai paesi occidentali, e, se da un lato questo avrà effetti drammatici sul nostro paese, d’altra perte devo ammettere che per quel 99% di imbecilli italiani che hanno sempre manifestato un presuntuoso disprezzo e senso di superiorità nei confronti dei paesi tradizionalmente vittime del colonialismo (in Africa, Asia, America Latina), nonchè una succube sudditanza per USA e padroni, ecco, per questo 99% di popolazione, credo che farà bene scoprire sulla propria pelle cosa significa stare dall’altra parte del recinto. Questi stessi imbecilli che oggi declamano la Germania come modello di efficienza, e che non vedono l’ora di essere amministrati dai “tecnici teutonici”, esattanente come 20 anni fa votavano Berlusconi pensando che avrebbe arricchito l’Italia come aveva arricchito le sue aziende.

    In fondo ce lo meritiamo, e dobbiamo passarci per maturare un po’.

  • anglotedesco

    Gli europeisti dovrebbero essere gli ultimi a dare del fascista a qualcuno.Appoggiano quelle politiche che stanno massacrando le fasce piu deboli della società.Vergognatevi!http://anglotedesco.blogspot.it/2012/12/ezio-mauronon-siamo-un-paese-sovranita.html

  • Mondart

    Ecco un altro che ci porta a gradi 33 solo per farci fare “coccodè” …

  • Georgejefferson

    Caro il nostro condottiero della Luna,ti aspettiamo a candidarti in politica,cosi mostrerai a tutti il tuo coraggio oltre le parole.

    È un fallimento in fatto di funzionalità e competitività internazionali – continua a perdere posizioni, a impoverirsi.

    E’ UN FALLIMENTO PIANIFICATO DATO DALLE DECISIONI ESTERE DI TOGLIERE TUTTE LE SOVRANITA’

    È un fallimento come capacità di innovarsi e ammodernarsi, nonostante ne abbia un bisogno estremo: è il più rigido tra i Paesi occidentali.

    E’ UN FALLIMENTO PIANIFICATO DATO DALLE DECISIONI ESTERE DI TOGLIERE TUTTE LE SOVRANITA’

    È un fallimento come produttività: è ultimo tra i Paesi occidentali.

    PORTA LE PROVE E LE CLASSIFICHE E LE FONTI

    È un fallimento di fatto di produzione: dal 1992 è divenuto l’ultimo dei Paesi europei, con uno sviluppo di meno di metà della media.

    E’ UN FALLIMENTO PIANIFICATO DATO DALLE DECISIONI ESTERE DI TOGLIERE TUTTE LE SOVRANITA’

    NONOSTANTE QUESTO:

    di Ambrose Evans Pritchard – L’Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata.

    Il paese è più ricco della Germania in termini pro capite, con circa 9.000 miliardi di € di ricchezza privata. Ha il più grande avanzo primario nel blocco dei G7. Il suo debito pubblico e privato combinato è al 265pc del PIL, inferiore a quello di Francia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti o Giappone.

    Il paese si piazza in cima alla graduatoria dell’indice del Fondo Monetario Internazionale per “sostenibilità del debito a lungo termine” tra i principali paesi industrializzati, proprio perché ha riformato da tempo il sistema pensionistico sotto Silvio Berlusconi.

    “Hanno un vivace settore delle esportazioni, e un avanzo primario. Se c’è un paese nell’UEM che potrebbe trarre beneficio dal lasciare l’euro e dal ripristino della competitività, è l’Italia, ovviamente”, ha dichiarato Andrew Roberts di RBS.

    “I numeri sono davanti a noi. Pensiamo che la storia del 2013 non è quella di paesi costretti a lasciare l’UEM, ma di paesi che scelgono di andarsene. “

    Una studio di “teoria dei giochi” condotto da Bank of America ha concluso che l’Italia avrebbe da guadagnare più degli altri membri dell’UEM da un’uscita e dal ripristino di un controllo sovrano sulle leve di politica economica.

    La sua posizione patrimoniale sull’estero è vicina all’equilibrio, in netto contrasto con la Spagna e il Portogallo. Il suo avanzo primario comporta che può lasciare l’UEM in qualsiasi momento lo desideri senza dover affrontare una crisi di finanziamento.

    Un alto tasso di risparmio significa che qualsiasi shock dei tassi di interesse dopo il ritorno alla lira rfluirebbe indietro nell’economia attraverso i maggiori rendimenti agli obbligazionisti italiani – e spesso si dimentica che i tassi di interesse “reali” dell’Italia erano molto più bassi sotto la Banca d’Italia.

    Roma ha in mano delle carte vincenti. Il grande ostacolo è il primo Mario Monti, installato a capo di una squadra di tecnocrati nel Putsch di novembre 2011 dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dalla Banca Centrale Europea – tra gli applausi dei media Europei e della classe politica.

    “È un fallimento come lavoro: ha il tasso più alto di assenteismo, di scioperi, di malattie, e ciò gonfia il costo del lavoro.”

    LE PROVE,LE FONTI(PIU FONTI),LE CLASSIFICHE E LINKS GRAZIE

    “È un fallimento senza speranza, perchè non c’è una classe politica all’altezza del ruolo, dotata di competenze che vadano oltre il galleggiare e il saccheggiare. Mancano gli uomini capaci. Non c’è nessuno che possa portare il Paese fuori dalla rovina.”

    BENE,BRAVO,RINNOVO L’INVITO AL RINNOVATO ANARCO CAPITALISTA DELLA LUNA

    ENTRA IN POLITICA E MOSTRA A TUTTI IL CORAGGIO TUO ALLA MATTEI O MORO O CRAXI

    ATTENDIAMO FIDUCIOSI

    INTANTO PUOI SEMPRE CAMPARE CON LA VENDITA DEL TUO ULTIMO LIBRO

  • oldhunter

    Il guaio è non tanto l’essere stati presi in giro, ma il non essercene accorti in tempo… e, peggio, di continuare a non accorgercene!

  • FreiKorp

    No, non si può dire, come non si possono elencare le conquiste/successi politico-economico-sociali del fascismo. Come non si può dire perché e chi ha costretto l’Italia ad entrare in guerra e chi e per conto di chi ha sabotato e tradito la nostra patria portandola alla disintegrazione progressiva e totale della nazione. In questo senso l’articolo che è ineccepibile, manca però del coraggio/volontà di affermare l’incontrovertibile verità. In quanto alla sottomissione franco-tedesca, questa è solo secondaria, uno specchietto per le allodole (noi popolo bue), è evidente invece che gli USA e il sionismo sono gli unici padroni assoluti dell’Occidente putrefatto. Unica possibilità di salvezza per l’Europa e il mondo è un Imperium eurasiatico.

  • nigel

    Non ricordo di aver mai letto un’analisi così lucida ed esaustiva e al tempo stesso così deprimente. E’ un’analisi totalmente priva di speranza per un popolo “suddito” pronto per essere venduto (o svenduto, con annesse proprietà) “ai negrieri europei”. E’ vero, tutto tragicamente vero. Però, anche se non si può non convenire con Della Luna, quest’analisi da suicidio forse presenta qualche punto debole. Perciò, dopo aver copincollato l’articolo e dopo averlo inviato via mail ad amici e conoscenti pregandoli di fare la stessa cosa, per realizzare la classica “catena di S, Antonio” onde evitare aristocratici e stupidi astensionismi elettorali, evidenzio con la forza della disperazione il mio opinabile punto di vista:
    1) Il patto mai apertamente dichiarato degli elettori con il Potere politico (tu rubi, fai quel che vuoi ma fai rubare un pò anche me o assicurami almeno il minimo) è crollato e questo stranamente è un aspetto sottovalutato da Della Luna, dai nostri politici e dalla stessa EU.
    2) Non vedo L’Italia come un Paese in sfacelo, destinato a ritornare “serva Italia, di dolore ostello”. Ha anzi delle potenzialità alle quali hanno fatto cenno anche qualificati economisti sulla stama economica straniera. Non dimentichiamo che, nonostante la manovra finanziaria “no limits” e le condizioni in cui versano le PMI l’export è aumentato e che, in questo bel consesso di popoli fratelli, siamo forse temuti dalla stessa Germania: Se perciò saremo assorbiti e schiavizzati nel magma europeo, lo avremo voluto noi.
    3) Per quanto detto al punto (2) avremmo quindi delle potenzialità, a patto che al Governo ci siano POLITICI in grado di fare l’interesse del Paese e non sultani pronti a svenderci. Il test elettorale sarà importante per questo: misurerà il Q.I. (inteso come Quoziente di Imbecillità) degli Italiani. Se ci sarà una predominanza di lemmings che eleggeranno i soliti noti, in effetti ci sarà poco da sperare. Da parte nostra sarà opportuno attuare da subito propaganda con i modesti mezzi di cui disponiamo. La propaganda dovrebbe ovviamente evidenziare che il non voto, come il voto dato a PD-UDC-PDL, EQUIVALE AL SUICIDIO.
    4) In quest’operazione europea non siamo le uniche vittime: siamo in buona compagnia con Grecia, Spagna, Portogallo e anche Francia. Un movimento trasversale dei PIGS per un’Europa dal volto meno disumano è possibile ed è, per quanto ne so, in continua crescita.
    5) Concludendo, non saremmo su un sito che ha nome “Donchisciotte” se abbandonassimo ogni speranza e accettassimo senza reagire il CUPIO DISSOLVI di Marco della Luna.

  • nigel

    Concordo, ho espresso quasi contemporaneamente in modo più soft (e più rozzo) i tuoi stessi concetti

  • nigel

    1) Fai propaganda per tutti tranne che per gli artefici del disastro 2) Vai a votare e convinci quante più persone possibile a farlo 3) Vota, se vuoi con il naso turato, M5S

  • Giancarlo54

    Devo dare ragione a della Luna. Inutile agitarsi o candidarsi alle elezioni, come qualche forumista suggerisce, non c’è più niente da fare, siamo fottuti.
    Ad esempio ieri in Lombardia 150.000 persone sono andate a votare per le primarie del csx, 150.000 idioti che si bevono tutto quello che giornali e TV raccontano, 150.000 ingenui che credonno di essere loro a decidere. Come pensate di convincerli? Noi non riusciremmo nemmeno a raccogliere quel numero di voti in tutta Italia. Inutile agitarsi. Questo paese è finito.

  • nigel

    Quindi frequenti il Blog per puro masochismo…

  • nigel

    Soprattutto l’ultimo aspetto merita considerazione…

  • Giancarlo54

    E tu perchè lo frequenti?

  • Georgejefferson

    Ma con chi pensi abbiamo a che fare giancarlo?Facile sputare fiele sulle masse alludendo ai beceri luoghi comuni facendo di tutta l’erba un fascio..e gli italiani,e lazzaroni,assenteisti e codardi…Nessuno dei “parlatori”entra in politica…A ma non e’il mio ruolo…a ma io servo meglio da fuori…a ma serve piu informazione…tutti…Che sia Barnard…Grillo..ma anche Noam Chosky…figurati i tanti “blogger”della rete.Solo in politica si cambia.Abbiano almeno piu rispetto nei toni,pensando a chi veramente ci ha rimesso la pelle storicamente per quello in cui credeva,e si e’messo in gioco,giocandosi tutto.Io mi cagherei sotto sai?Tu no?…ripeto,con chi crediamo di avere a che fare?con i mafiosi in stile fiction della tv?

  • Ercole

    ALLORA NON MI SBAGLIO E FALLITO IL CAPITALISMO…….

  • Giancarlo54

    Ascolta io so quello che dico. Nel 2008 mi sono sbattuto giorno e notte per le elezioni politiche in cui ero candidato nella Lista Per il Bene Comune di Nando Rossi. E tutto questo per 33 (TRENTATRE) voti, compresi il mio e quello di mia moglie, nel mio paese di 10.000 votanti e per lo 0,33% a livello nazionale, (120.000 voti, meno di quelli che sabato hanno votato per il csx in Lombardia). E mi vieni qui a dire di avere fiducia nella masse? Mi da l’idea che voi non avete mai fatto in vita vostra una campagna elettorale e non siete mai stati al freddo e al gelo in una piazza per raccogliere, a fine giornata, 10 firme.
    Con me evitate di sparare cazzate, pf.

  • nigel

    E’ fallito l’uomo

  • geopardy

    Quello che dici, a parte per M5s, è vero, anch’io mi sono candidato alle ultime elezioni locali e per poco non abbiamo avuto un seggio, ma ci aspettavamo molto di più, tutto questo quando avevamo il plauso collettivo in merito al nostro programma, ma il popolo è bue, almeno finora. C’è da dire che gli “interessi particolari” qualche anno fa sembravano poter coprire le clientele, ma ora il comune è prossimo al fallimento ed anche quelle vengonoin parte disattese.

    Tutta questa crisi potrebbe essere un toccasana in fin dei conti, dato che sta evidenziando il fallimento del sistema voluto dalla rpima repubblica ed aggravato dalla seconda, ma sta sempre a noi indirizzarla verso un disfacimento costruttivo e non solo distruttivo, rimanere sempre fuori non è giusto, aldilà delle sperienze passate.

    In una lotta non ci si può arrendre al primo round.

    Ciao

    Geo

  • albsorio

    Toglierci di torno ABC non è impossibile, nella realtà se tutti gli aventi diritto esprimessero un voto questi cialtroni tutti assieme non arriverebbero alla maggioranza assoluta, si perché la maggioranza è del partito del non voto, dagli astenuti, alle schede nulle e a chi non va più nemmeno alle urne, causa schifo. —- Quindi, primo votare tutti, secondo ricordare sempre chi ha fatto cosa, terzo votare M5S, anche solo per tirare lo sciacquone ed evacuare gli stronzi. —- Per coloro i quali non volessero tirare la catena, una domanda, ma cosa ci perdiamo? Capisco che il male noto è meglio del male ignoto ma ABC + Monti & C. li conosciamo fin troppo bene. —- Io ho già cominciato col parlare con le persone che conosco, nella realtà, non nei cazzeggi web. Una volta preso il Governo toccherà alla moneta, per tornare finalmente a lavorare in maniera competitiva.

  • Georgejefferson

    Calmo,io non sono”voi”?ok?Non fare lo sleale,io non ho detti a te di aver fiducia nelle masse.Ho detto che e’sleale sparare sentenze sugli “italiani”di cui si conosce una piccola parte.E non permetto a nessuno di offendere,nemmeno a te,se descrivi “gli italiani”come lazzaroni e assenteisti.Puoi impedirmelo?Provaci