LA TRAGEDIA DI KACINSKI, COME QUELLA DI SIKORSKI !

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DI GIANNI CAROLI
napolibera.eu

Una atroce catastrofe, che ricorda la Grecia antica, degna di Euripide Sofocle ed Eschilo, i tragèdi del Fato. Questo ci suggerisce il ‘crash’ dell’ aereo del Presidente polacco Lech Kacinski. che RICORDA, PER PERFETTA ANALOGIA, in maniera davvero sconvolgente, la caduta dell’ aereo del suo omologo Wladislaw Sikorski, avvenuta a Gibilterra nel settembre del 1943. Con la morte di entrambi. Tutto questo avviene nel bel mezzo, e forse a suo contrasto, di una storica riconciliazione Russo-Polacca, che aveva visto giovedì il primo atto, con la visita del Premier Vladimir Putin alle ‘fosse di Katyn’, mano a mano con l’ omologo Donald Tusk; mentre oggi era prevista l’ incontro a livello Presidenziale, tra Kacinski e Medvedev, al Sacrario che ricorda quell’ orrore, nella vicina Smolensk…. Cosa nasconde allora per DAVVERO, quale tabù intoccabile, la terribile storia della strage di migliaia e migliaia di ufficiali polacchi a Katyn? E come mai venne tenuta segreta la responsabilità dei russi nel crimine nefando, il cui attuatore, pensate un po’, fu NIKITA KRUSCEV, il filo-occidentale autore del ‘disgelo’ con gli USA, alla testa di reparti speciali dell’ NKVD, la tremenda polizia segreta sovietica degli anni ’30’-40 ? La responsabilità infatti, dal Processo di Norimberga in poi, venne attribuita ‘ai tedeschi’.

MA DI COMUNE ACCORDO, TRA ENTRAMBE LE PARTI VINCITRICI IN GUERRA! TANTO I SOVIETICI QUANTO GLI ANGLO-AMERICANI FALSIFICARONO E NASCOSERO LE PROVE SU QUEL MASSACRO: CHE RIMASERO PER DECENNI E DECENNI SEPOLTE PROPRIO A NAPOLI, FOTO E RELAZIONE DELLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE D’ INCHIESTA NOMINATA DALLA CROIX ROUGE E PRESIEDUTA DAL MEDICO NAPOLETANO VINCENZO MARIO PALMIERI…..E NATURALMENTE, SEPOLTE NEGLI STESSI ARCHIVI GINEVRINI.

Dove personalmente andai a ripescarli, dopo avere ottenuto, da privati, le loro corrispondenti documentazioni napoletane nascoste per ben 56 anni in scaffali ed archivi, sotto falso nome…. Perché intanto gli altri componenti la commissione stessa o sparirono nei carceri sovietici, dacché l’ URSS occupò i loro paesi dell’ Europa Orientale; o furono costretti al silenzio, con metodi pesantemente dissuasivi in Occidente, come il Palmieri stesso. Che fu poi premiato con la carica di sindaco di Napoli, eletto nel 1963, dopo la caduta di Achille Lauro, causa tradimento dei famosissimi ‘sette puttani’, consiglieri comunali che abbandonarono la maggioranza monarchica.

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Ma da chi, veramente, Palmieri e colleghi, furono dissuasi dal ‘dir tutto’? Solo dai comunisti del PCI, ed a partire dal 1948 , come afferma una stupida vulgata quale quella che ci offrono certi libriccini in merito, per esempio di Viktor Zaslavskji, lo storico transfuga dalla Russia scomparso di recente? Stiamo ai fatti:
A) la strage avviene nell’ autunno del ’40, quando la Russia, secondo il noto Patto stipulato fra Ribbentrop e Molotov, si spartisce la Polonia con la Germania che la invase per prima, col pretesto di Danzica. Ed occupa Smolensk e la sua regione, prendendo prigionieri gli ufficiali che poi verranno tutti quanti assassinati a freddo. (Tenete presente che la ‘Polonia’ era ricomparsa come nazione autonoma, sulle cartine geopolitiche, solo dal 1919, quando si erano dissolti sia l’ Impero Absburgico che quello Tedesco; e la Russia aveva proprio a quello ceduto, con la pace di Brest-Litovsk successiva alla rivoluzione bolscevica del ’17, le sue terre occidentali, cioè proprio la c.d. ‘Polonia Orientale’ ove Katyn si trova. Ed inoltre: che la Polonia stessa, in funzione eternamente anti-russa, si era legata proprio alla Germania, con analogo patto ‘difensivo’ nel 1934. Dunque, anche considerando che con il Patto di Monaco ’38 le potenze occidentali avevano dato ‘via libera’ ad Hitler nel suo ‘spazio vitale’ verso Oriente, alla Russia non sembrò vero di potersi riprendere quanto già suo prima che la Polonia rinascesse dopo quasi due secoli di inesistenza statuale.)

B) La commissione d’ inchiesta, invece, si mette in moto solo due anni e mezzo dopo, primavera 1943. Quando i tedeschi, dopo avere a loro volta cacciato i russi da Smolensk, a seguito della nota Operazione Barbarossa dell’ estate ’41, scoprono queste macabre fosse al disgelo seguente, e chiedono su quelle salme una Commissione Internazionale d’ Inchiesta, che stabilisse la realtà dei fatti. Passa un anno, la Commissione si costituisce, formata dalla Croix Rouge Internationale, nonostante l’ opposizione sovietica a livello diplomatico. La compongono eminenti luminari, e la presiede l’ anatomo-patologo napoletano Vincenzo Mario Palmieri.

Quando questi parte l’ Italia, ben prima della destituzione di Mussolini, è un paese ‘fascista’ e combattente contro gli Alleati, legato alla Germania dal Patto d’ Acciaio cosiddetto. Quando egli torna a Napoli carico di foto e documenti, Mussolini è in galera già al Gran Sasso, il Re è fuggito, e tutto il Sud-Italia è caduto nelle mani degli anglo-americani. A Napoli è attivissimo il Warfare Psychological Branch, l’ altissimo ufficio di spionaggio inglese che ha il compito di ‘ricostruire la narrazione bellica’ secondo quegli interessi; ed anche di governare il dopoguerra, soprattutto dal punto di vista giornalistico. Ha il potere di dare la carta ai quotidiani nascenti, e pure le notizie: quelle sole, da pubblicare. Le altre, kaputt. Esistono a Napoli INNUMEREVOLI testimonianze, registrate o scritte, spesso anche pubblicate da editori ‘minori’ (insoma, a spese dell’ autore), e molto dettagliate, circa l’ attività di questo Ufficio copertissimo.

Floriano Del Secolo, importante giornalista ed editore; Guglielmo Peirce, un comunista eretico che si era fatto tre anni di carcere sotto il regime, poi espulso dal PCI; Libero Villone, un docente di filosofia che fu ‘decano’ del bordino-trotzkismo; Massimo Caprara, notissimo segretario di Togliatti CHE NE FACEVA ADDIRITTURA PARTE EGLI STESSO, per sua stessa ammissione; Norman Lewis, una spia inglese di minore rango, che ne parla in maniera obliqua e reticente nel suo journal de guerre pubblicato da Adelphi nel 1994, ’Napoli 1944’ ; Peter Tompkins, l’ ufficiale dell’ OSS che ne parla nel suo ultimo libro pubblicato da Mursia, ‘L’ altra Resistenza’. Vi allude Maurizio Valenzi, specie nel suo ultimo libro di memorie ‘Confesso che mi sono divertito’. Ma soprattutto, oltre alla famiglia stessa di Palmieri CHE BEN SAPEVA DA QUALE PARTE VENISSERO LE ‘DISSUASIONI A PARLARE’, E AD IMPEDIRE LA VERITA ’, CUSTODENDONE LE PROVE, di tali dissuasioni stesse; ed oltre ad ai suoi allievi, era ‘La Sfinge’, lo scrittore polacco Gustaw Herling. Che visse quasi cinquant’ anni a Napoli senza mai aprire bocca su questo fatto, di cui ben a conoscenza, come pure di Palmieri in persona. Russòfobo nato, come naturalmente sono tutti i polacchi e per naturalissime ragioni, era anche un anticomunista ‘ontologico’: tendenze che doveva tenere a freno per la semplice ragione che, tramite gàmos contratto a Napoli con la figlia di Don Benedetto, era dovuto diventare ‘anglo-crociano’. Così Herling, che aveva scritto un boicottatissimo libro, anche da suo suocero, che vanamente lo propose a Laterza! sulla sua detenzione in un gulag sovietico sul Mar Bianco, ‘A world apart’, pubblicato a Londra il 1951 nel silenzio più assoluto della stessa stampa inglese, SAPEVA TUTTO, MA NON DICEVA NULLA. E d’ altra parte, nel pieno di quella recita chiamata Guerra Fredda, tacque addirittura la Commissione Stevenson, nominata per far luce sul caso dal Senato USA nel 1952! Nonostante che Palmieri avesse spiegato ai Senatori ogni dettaglio, per filo e per segno….

Herling, va precisato, una volta ‘liberato’ da quel gulag stesso, si era riunito all’ Armata-fantasma del Gen. Anders, che faceva da ‘contrappunto’ al Governo Polacco in esilio a Londra, presieduto da Wladislaw Sikorski: entrambi, in realtà, del tutto inesistenti, perché gli inglesi, ad esempio, NON LI FECERO COMBATTERE NEPPURE A CASSINO (gli inglesi hanno grande paura della Polonia e dei polacchi stessi, che tengono al guinzaglio strettamente, impedendogli ogni movimento reale); soltanto concedendogli di ‘posare’ in fotografia con drappo biancorosso sulle macerie, proprio come a Iwo-Jima i marines dell’ analogo trucco fotografico. E’ un famoso paradosso di quella ‘drole-de-guerre’ che fu la propaganda circa la stessa guerra che fece 50 mln. di morti, in Europa, in Africa e in Oriente. Insomma: Palmieri, quando torna a Napoli, consegna tutto l’ incartamento agli ufficiali inglesi del PWB, CHE GLI IMPONGONO IL SEGRETO. Tranne qualche copia trafugata, che finisce a Roma a ‘La Vita Italiana’ di Giovanni Preziosi, il noto antisemita che la pubblica semi-clandestinamente, oramai alla vigilia della occupazione alleata della Capitale. Questo segreto a Katyn, a Gibraltar, in piazza San Pietro, ed a Smolensk è veramente custodito ad oltranza, e per quale ragione? Solo perché la Russia era allora diventata, con l’ entrata in guerra degli USA, ‘Alleato di Guerra’ anche dei britannici? No: perché gli inglesi avevano tutto l’ interesse a ‘sputtanarli’ comunque, visto che solo un anno dopo la fine del conflitto, Churchill, col discorso di Fulton-1946 (o ‘della caffettiera’), gli dichiara ‘Guerra Fredda’. Promettendogli pure quella calda, proprio come imminente! La metafora della ‘caffettiera che bolle’, cioè l’ Europa oppressa dai russi, questo voleva dire. E dunque: la vera ragione è che gli inglesi TEMONO LA POLONIA almeno la temono quanto i Russi e i Tedeschi, che ne hanno spesso ‘fatto le spese’ nei secoli di secoli. E soprattutto temono una loro eventuale riconciliazione ‘in simultanea’, che segnerebbe le fine era e propria dell’ Inghilterra, altro che a Giarabub! Ma al contrario di quelli, russi e tedeschi, può avvenire anche perché non hanno confini di terraferma in comune con la Polonia: grazie ai loro ‘servizi’, riescono magnificamente a strumentalizzarne la causa, senza mai farla ‘vincere’ davvero. E cioè ne impediscono regolarmente ogni riconciliazione coi vicini: cosa di meglio allora che lasciar covare, sotto la cenere, la brace sorda del ‘risentimento polacco’ contro i due grandi vicini? Fare finta di prenderne le parti, per subalternizzarli, ma senza emanciparli; per usarli a dovere, e poi GETTARLI VIA QUANDO NON SERVONO, o diventano essi stessi pericolosi….

E’ una politica inglese storica, quella di dividere il continente fra reami rivali, per insinuarsi fra di essi. Proprio come facevano pure con gli esuli italiani a Londra, nell’ Ottocento: è storia questa del nostro Risorgimento, la sua parte più brutta e oscura ancora adesso. Ed è il caso di Sikorski. Questi era, oltre che un militare-patriota ferocemente antirusso e antitedesco, anche un famoso ingegnere aeronautico, inventore dell’ omonimo elicottero: gli inglesi lo fanno Capo del Governo Polacco in esilio dopo l’ occupazione tedesca, e lo ospitano sul loro territorio, a Londra. Quando viene da loro occupato (luglio-settembre ’43) tutto il Mezzogiorno d’ Italia, Sikorski si trova a Gibraltar, tappa per Londra, di ritorno dal Medio Oriente, dove segue da vicino le sorti della Guerra in Medio Oriente e le truppe di Anders acquartierate in Siria. Una guerra ormai in via di conclusione anche in Nord Africa. Ci si prepara già al successivo D-Day, l’ invasione massima, ben più poderosa che gli sbarchi successivi di Gela, Salerno ed Anzio: questi, col periglioso risalir di penisola, furono imposti dagli inglesi agli americani (che invece volevano concentrarsi sul fronte principale Nord-Europeo), per le loro buone ragioni di atavica ‘politica mediterranea’; e cioè controllare, dalla Portaerei-Italia, tutto il bacino intero. Una intuizione strategica che tuttora scontiamo sulla pelle….

Sikorski decide allora, il momento è fatale, di ritornare a Londra, per prepararsi al prossimo ‘sbarco in Polonia’: e da Vincitore! Per quanto lo sue truppe non sparino un sol colpo da nessuna parte, limitandosi alle foto d’ onore, come poi si vedrà a MonteCassino. Sale allora a bordo di un DC-3 Dakota della Royal Air Force, l’ aereo di Ingrid Bergman in Casablanca. Manco si solleva dalla pista di Gibilterra, che subito si schianta al suolo, uccidendo Sikorski: amarissima sorte! Subito dilagò il sospetto che Churchill, temendone una prossima riconciliazione con la Russia , —come del resto dettavano i fatti stessi della guerra comune contro la Germania : andando anche ‘oltre Katyn’ ed il torto gravissimo subito— si fosse regolato di conseguenza. Come suo costume di fare, già con i curdi, che fece gassare nel 1924 perchè volevano davvero l’ indipendenza promessa dagli inglesi, per farseli alleati nella guerra mondiale contro i turchi. E pure con gli ebrei: vedi Menahem Begin, Hotel King David…

Se ci pensate bene… sorte analoga a quella di Wojtila, se quello fosse stato davvero ucciso dal boia Ali Agca, quel 13 maggio del 1981, di solo pochi mesi successivo alla grande rivolta dei cantieri di Danzica, ed al trionfo di Solidarnosc in Polonia, che porterà al collasso dell’ URSS. Agca è un terrorista turco, appartenente ad una organizzazione ultra-kemalista, e filo-occidentale. Anche oggi certi ambienti anglicani aggrediscono il Papa a mezzo stampa, guarda caso, con la scusa dei pedofili, che proprio Ratzinger escusse per primo dal seno della Chiesa, esponendo la piaga nel costato…. E anche Ali Agca cercò di accusare ‘i bulgari’ di essere i mandanti, smentito clamorosamente dalle prove contrarie, nonostante l’ accanimento mediatico-giudiziario in favore della tesi. Così accade oggi, tale e quale, pure a Kacinski, incredibile dictu: un aereo polacco, in più Presidenziale, che schiatta a terra proprio mentre il Presidente si accinge alla Massima Vittoria. Il riconoscimento russo, al massimo livello degli Stati, di un torto storico gravissimo dai russi inflitto ‘in corpore polacco’, QUALE PRODROMO DI UNA STORICA RICONCILIAZIONE, di incalcolabile portata strategica e geopolitica, vi rendete un po’ conto? Come quella, forse, anzi certamente, che anche Sikorski avrebbe compiuto 67 anni fa, magari evitando la successiva ‘Rivolta di Varsavia’ della primavera ’44 (dopo quella del ghetto dell’ aprile ’43), che i nazisti schiacciarono nel sangue perché i sovietici, privi di interlocutori polacchi ‘in loco’, non intervennero per sostenere, pur essendo propinqui. Fosse rimasto vivo Sikorski, questa riconciliazione, non sarebbe per caso già stata compiuta a quell’ epoca? Anziché ‘avvelenare i pozzi’ di Europa intera, prima divisa; e iugualata poi dal basto di Brussel-Francoforte, entrambe al servizio di Wall Street e della City ? E magari qualcuno che la Polonia ha utilizzato come testa d’ ariete in piena guerra fredda, non è che si poteva ugualmente ingelosire ????…..

Cadono due piccioni con una sola fava: perché anche i russi prendono una brutta botta, tipo quello che gli affondò il Kursk dieci anni fa, e gli stava affondando pure Putin insieme. Tutto dopo che in Kyrgisztan e in Thailandia scoppiano due rivoluzioni vere, contro le oligarchie filo-angloamericane, con grandi masse in piazza per rovesciare i governi infeudati agli USA e alla G.B., detto proprio papale da centinaia di migliaia: assai poco, colà, ‘berlingurianizzati’ come chez nous. E mentre iniziano i lavori del North Stream, inaugurati insieme da Medvedev e Schroeder esattamente tre giorni fa, dopo il ‘via libera’ dato dalla Svezia. Un chiarissimo invito alla Polonia a ‘riunirsi al progetto’, per non restare esclusa: in cambio si riconosce l’ insulto gravissimo di 70 anni fa. Ma dopo questa atrocissima tragedia, che ci lascia tutti ‘umiliati ed offesi’, proprio come i polacchi, non c’è allora anche il rischio che questa riconciliazione venga per l’ ennesima volta, rinviata ‘sine die’?

Gianni Caroli
Fonte: napolibera.eu
10.04.2010

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