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LA TERRA TREMA IN ABRUZZO E CROLLA LA NOSTRA TRACOTANZA

DI MASSIMO FINI

Il gazzettino

Di fronte a tragedie come quella dell’Aquila provo un sentimento di profonda vergogna. Per la mia impotenza. Per la mia inutilità. Penso che se uno non può far nulla di utile farebbe meglio a girare la testa da un’altra parte. E invece guarda la tv. E c’è qualcosa di molto ambiguo, oltre che di morboso, in questo voyeurismo del dolore e della sofferenza altrui. “La sofferenza degli altri fa bene. Questa è la dura sentenza” scrive Nietzsche con la sua spietata lucidità. È un sentimento inconscio, naturalmente, che non esclude affatto una commozione sincera ma la accompagna. È come quando si va ai funerali di un amico. Da una parte c’è un dolore autentico, dall’altra l’inconfessata e inconfessabile soddisfazione, per contrasto, di essere ancora vivi.

Eppoi c’è l’ambiguità di un mezzo come quello televisivo. Che per sua natura, trasforma inevitabilmente in spettacolo tutto ciò che tocca e quindi anche il dolore e la sofferenza. E ci specula. Il Tg1, alla fine di un telegiornale pieno di immagini di morte e distruzione, è arrivato a vantarsi, snocciolando compiaciuto, fasce orarie, picchi d’ascolto, degli share ottenuti con le trasmissioni sul terremoto, superiori a quelli della concorrenza. Non so chi abbia potuto suggerire al direttore uscente di quel Telegiornale una tale esibizione, che definire di cattivissimo gusto è poco.
Finisce, momentaneamente, la rappresentazione della tragedia e inizia la pubblicità, il mondo virtuale da cui sofferenza e dolore sono esclusi e esistono solo felicità, benessere, le “opportunities”, le digestioni facili. Questo mondo virtuale, falso, è già irritante in situazioni normali ma accostato alla realtà della tragedia diventa semplicemente indecente. Io credo che per rispetto dei morti, e soprattutto dei vivi, nel caso di tragedie di questa portata bisognerebbe sospendere la pubblicità per qualche giorno piuttosto che dichiarare “lutti nazionali” che non si è mai capito bene in che cosa consistano.

Poi ci sono i rappresentanti delle Istituzioni. Probabilmente è giusto che facciano sentire, anche con la loro presenza fisica, la vicinanza dello Stato, ma pur se animati delle migliori intenzioni è inevitabile che si facciano pubblicità, per quanto involontaria, a spese dei morti. E ci sono gli uomini politici. Dario Franceschini è andato in Abruzzo senza avvertire nessuno, in veste anonima, “per non essere seguito dalle Tv e dalle radio e farsi pubblicità”. Ma poi l’ha raccontato in televisione.

Un terremoto, in quanto tale, non ammette discussioni. Però penso che la gente farebbe bene a fidarsi di più del proprio istinto e meno della tecnica e dei suoi guru. La gente d’Abruzzo aveva sentito, intuito, che in quei “flussi sismici”, dichiarati nella norma, c’era qualcosa che non andava tanto che in un paesino, il giorno prima della scossa avevano fatto una processione per chiedere a Nostro Signore di non far arrivare il terremoto (ciò che è successo dopo la dice lunga su quanto tenga conto delle nostre preghiere). Ma la stragrande maggioranza ha finito per fidarsi dei tecnici. Tranne alcuni, che si sono salvati. Mi ricorda la vicenda del cieco e del suo cane il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle. L’ordine, nei grattacieli in fiamme, era di stare calmi, di non muoversi, che sarebbero presto arrivati i pompieri e i mezzi a risolvere tutto. Ma il cane non sapeva nè leggere nè scrivere e, tantomeno, aveva orecchie per ascoltare. Fece ciò che l’istinto gli dettava; si precipitò giù dalle scale trascinandosi dietro il cieco, salvandosi e salvando il suo padrone. Anche noi siamo degli animali e dovremmo recuperare almeno un po’ di questa nostra natura oggi troppo sacrificata alla razionalità della tecnica.

Infine se la tragedia dell’Aquila ha un senso è di ricordarci la nostra fragilità, di limare la nostra ubris, il delirio di onnipotenza che ci fa credere di poter controllare tutto. Esiste il Caso, che i Greci chiamavano Fato al quale anche gli dei dovevano sottomettersi. Siamo, tutti, sospesi a un filo. E non dovremmo aspettare tragedie come quelle dell’Aquila per ricordarcene.

Massimo Fini
Fonte: http://www.massimofini.it/
Uscito su “Il gazzettino” il 10/04/2009

Pubblicato da Davide

  • myone

    Ogni giorno c’e’ un terremoto pari a 200 volte questo, e tutto minori per fame.
    Altrettanto per chi e’ a disagio, chi soffre gia’ da ora e da sempre tale disagio nel mondo per bene.
    Se gli ascolti salgono, significa che c’e’ tanta gente da religione e riti,
    e da tombola con cicca in bocca.
    E che volete che ci aspettiamo….???????
    A me il terremoto non ha fatto ne caldo ne freddo. Se l’ avessi subito, tacerei.
    Mi piace sentire da quelle parti, tutti i discorsi imparati a memoria dal lessico corrente,
    su delucidazioni e altro, diritti doveri obblighi giustia o no che sia, delle cose.
    Mi stupisce che, in un paese che riesce ad importare perfino muratori extracomunitari,
    abbiano ancora le propie case fuori sicurezza minima, in una terra ad alto rischio sismico.
    I friulani, con l’ aiuto delle leggi speciali dell’ autonomia regionale,
    le case se le sono fatte, chi con i propri mezzi , chi con l’ aiuto delle istituzioni, e in breve tempo.
    Ne riparleremo piu’ avanti, vista la zona, e se non per essa, per il tutto dei tutti limitrofi che si intrufoleranno.
    Si e’ vero: il senso e’ quello che sembra che la gente venga giu’ dalle nuvole, e non sappia ne dove era e ne dove si trova ora.
    Dicono in italiano, come vorrebbero il paese delle meraviglie.
    In definitiva: medianita’, tv, folclore del disastro, modi di governare, e gente assieme, fanno un tutt’ uno.

  • zufus

    Capisco che probabilmente l’italiano non è la tua lingua madre, ma quello che scrivi è piuttosto incomprensibile.

  • robocop

    Ieri abbiamo visto i funerali solenni delle vittime del terremoto di L’Aquila, 280 persone di tutte le età.

    Siamo veramente un bel popolo, tutti uniti di fronte la tragedia, ma mi chiedo: dove eravamo quando si creavano i presupposti di questa tragedia e delle tante tragedie che il nostro paese ha vissuto e continuerà a vivere?

    C’erano tutti politici ed amministratori (destra, centro, sinistra), tutti in prima fila a rappresentare tutti gli Italiani, ma io non mi sono sentito affatto rappresentato, non so quanti Italiani si siano sentiti rappresentati, ma so che sono molti che la pensano come me.

    Non so a voi ma a me questa sfilata di politici, mi ha ricordato i funerali di Falcone e Borsellino uccisi da uno stato che li aveva abbandonati.
    La solita farsa Italiana, dove questi parassiti con le facce come il culo (senza offesa per il sedere), vorrebbero che alla loro farsa si unissero tutti gli Italiani, che vengono chiamati in causa solo quando c’è da piangere i morti, fare i volontari e fare le collette.

    Queste sanguisughe, non lo sanno che tutti i giorni gli Italiani pagano sulla loro pelle, i danni di una classe politica corrotta che sempre più fa gli interessi di lobby economiche e mafia e sempre meno dei cittadini.
    Certo l’Italia è fatta anche di persone che si nutrono di pallone e film, incantati da nani, ruffiani e ballerine, milioni di pecore che ora si accodano al cordoglio perché oggi è quello che gli dice di fare la televisione, poi quando la televisione gli dirà che si deve guardare avanti, che la vita continua e li libererà dal condizionamento, riprenderanno a pensare alle solite cazzate.
    Invece agli Italiani veri gli si spezza il cuore e si incazzano pure quando assistono a queste tragedie, perché dopo tutti i soldi che questi farabutti ci hanno rubato, dobbiamo anche piangere i nostri morti.

    Ora chiedo a voi Italiani: “fino a quando volete continuare a fare la comparse in questo grande teatro in cui è stata trasformata la nostra Italia?”.
    Io da questa fiction tutta italiana sono uscito da qualche anno, quando mi sono reso conto che fuori dalla finzione scenica, il nostro paese sta avviandosi verso una spaventosa decadenza.

    Ho gettato la mia maschera, ho lasciato il mio posto nel grande Film all’italiana e mi sono messo alla ricerca di persone, che prima di me avevano compreso e fatto il mio stesso gesto.
    Ho scoperto che siamo tanti e che molti di noi, non trovando spazio per le loro idee in questa fasulla farsa italiana, stanno usando internet per denunciare questo degrado e proporre le loro soluzioni.

    Si dice in questi momenti non bisogna fare polemiche (lo dicono loro), bisogna essere uniti nel dolore, ma è proprio il mio dolore e soprattutto quello delle persone che hanno perso tutto, persone care, abitazioni, i loro averi, la loro città, i loro paesi ecc.., che invece mi fa gridare questa polemica.
    Chi conosce gli abruzzesi sa che sono gente forte, concreta, orgogliosa ma che oggi non possono gridare, perché distrutti dal dolore e perché ostaggio di queste istituzioni corrotte, al quale i poveri Abruzzesi dovranno elemosinare quello che gli spetta di diritto.

    E’ penoso vedere questa gente chiedere aiuto a questi politici e giornalisti corrotti, che in questi decenni hanno coperto banche, finanzieri e imprenditori mafiosi che hanno derubato gli Italiani speculando su tutto, ma in special modo sull’edilizia pubblica.
    Quello che doveva costare 10, dopo 30 anni è costato 100, e non vale nemmeno i 5 che sarebbe costato in un paese civile.
    Poi si vantano dei complimenti dei paesi esteri alle nostre squadre di intervento (che stimiamo e ringraziamo), peccato che non ci dicono quello che pensano gli stranieri sul fatto che le nostre strutture antisismiche hanno ucciso persone, con un terremoto che in altre nazioni civili, non avrebbe procurato nessun danno.

    In Italia i politici ed i giornalisti hanno pochi compiti che è facile riassumere:
    1) Spartirsi il potere
    2) Fare gli interessi dei loro padroni (banche e multinazionali)
    3) Partecipare ai riti di stato.

    Ma il compito più gravoso è quello di far credere agli Italiani di vivere in una vera democrazia e per fare questo è stato allestito un grande palcoscenico dove sono tutti li a recitare il copione dell’uomo buono e onesto, mentre nella realtà sono egoisti, cinici e ladri.

    Quando vedo politici, giornalisti, presentatori, attori, ballerine, vallette, parlare di queste tragedie parlando di impegno, moralità e giustizia, mi viene da piangere; con le loro recite perfette, fanno sentire l’uomo comune un povero scemo egoista, loro si stanno impegnando così tanto e lui povero operaio già stanco del suo lavoro, si sente un verme perché il massimo che può fare è donare pochi spiccioli.
    Il povero misero Fantozzi, però si riconsola pensando che almeno lui non è uno sciacallo, ma per fortuna che i nostri politici stanno già facendo una legge per punire severamente questi esseri ignobili; peccato che prima hanno fatto i condoni per gli amministratori pubblici e gli imprenditori che si sono rubati miliardi e dopo lasceranno che le solite imprese insieme alla politica rubino la maggior parte degli aiuti alla ricostruzione.

    Perciò nessuno si senta in colpa, questi politici corrotti e questo codazzo di ruffiani e di mignotte, sono la prima causa di questa Italia corrotta e decadente, non hanno mai lavorato in vita loro e campano alla grande sulle nostre spalle, rincoglionendo le persone con le loro cazzate.

    Ora che ci sono i riflettori sul terremoto, lo spettacolo è in onda e gli attori coinvolti stanno dando il meglio di se, ma tra qualche mese quando si dovranno spartire gli appalti, lo spettacolo sarà meglio se si sposterà su un altro evento, non sia mai che gli Italiani capiscano come vengono gestiti i loro soldi.

    Dopo che ho esposto quelli che sono i fatti (a mio modo di vedere); vediamo se da quello che è successo riusciamo ad imparare qualcosa.

    Cari amici, a onor del vero bisogna pero dire che tutti noi partecipiamo a questa grande recita (magari solo come comparse) e non possiamo certo sperare che, proprio le persone che vivono di questo grande spettacolo, si ravvedano e gettino per prime la maschera.

    Questo (a mio avviso) è il più grande problema Italiano, viviamo tutti in una grande recita e siamo tutti cosi impegnati per fare in modo che la finzione sia perfetta, che per la realtà vera non rimane che il tempo per vivere alla giornata.
    Non è un caso che siamo governati da un signore che è padrone di televisioni ed organi di informazione, non sarebbe possibile senza avere questi mezzi nascondere la realtà agli Italiani, che per quanto siano la caricatura di Fantozzi, se li tocchi al portafoglio si arrabbiano molto.
    In questi anni mentre venivamo addomesticati dalla TV, ci hanno sottratto tutte le ricchezze dello stato che i nostri nonni e padri avevano costruito con grande sacrificio, da qualche anno stanno rubando anche i nostri risparmi ed hanno da tempo già indebitato le prossime 3 generazioni.

    Di fronte a tutto questo gli Italiani devono chiedersi se gli conviene ancora partecipare a questo grande spettacolo che serve solo per lasciare in mutande le loro famiglie fino ai pronipoti.

    Non possiamo più continuare in questo modo, siamo in una fase economica discendente che impoverirà milioni di Italiani con conseguenze pericolose anche sulla stabilità sociale. Dobbiamo il prima possibile uscire da questo immenso teatro, e costruire realtà sostanziali e smettere di fare in milioni le comparse di questa grande recita.

    Io insisto nell’uscire dalle città, perché secondo me se metti un uomo, in una città, dove vive come un automa a fare per 80% del suo tempo cose utili solo a questa grande scenografia, come possiamo pretendere che lui cambi la realtà; alla fine è cosi immerso nella recita che non sa nemmeno più cosa sia la realtà.

    Bisogna tornare alla vita semplice, a contatto con la natura ed ai rapporti veri tra le persone, solo allora l’uomo potrà capire chi è realmente e guidato dalla sua parte più elevata (quella spirituale), sarà in grado di ideare e costruire un nuovo modello di sviluppo.

    Se rimaniamo come siamo, la scena teatrale sarà forzatamente sempre più bella (per nascondere i danni che provoca) e la virtualità scenica dei computer (non realtà virtuale, perché non è una rappresentazione virtuale della realtà, ma della recita) diverrà sempre più sofisticata; mentre la realtà vera nascosta dalla finzione diverrà sempre più decadente.
    Già è facile notare come i problemi reali delle persone, stridono con una televisione, che da pacchi milionari, parla di reality che sono pura finzione, si occupa di temi futili per nascondere una realtà in decadenza.
    Siamo arrivati al punto che la scusa di chi fa televisione idiota è che non si può più mostrare la realtà, perché questa indurrebbe le persone ad una reazione in grado di far crollare lei stessa la nostra economia.

    Cavolate, solo se le persone conosceranno la situazione reale, investiranno concretamente nel loro futuro, e smetteranno di perdere tempo in una finzione, che li condanna ad essere consumatori di beni che non servono a niente.
    Io invece la penso così, loro non vogliono far vedere la realtà, perché se no le persone si accorgerebbero del saccheggio che stanno perpetrando ai danni del popolo Italiano.

    Comunque cosi non si può più continuare, non si può vivere in una fiction per sempre; perché ad un certo punto la realtà (struttura portante) decadrà ad un punto tale, che tutto ci crollerà addosso.
    Ora io penso che se siamo capaci di ristrutturarci da soli, questo rappresenterà un momento di crescita, mentre se aspetteremo che crollerà tutto, rimarremo tutti sotto le macerie e ci vorranno decenni per ricostruire.

    Dobbiamo capire che noi siamo la prima generazione a cui è permesso di passare tanto tempo in una recita collettiva ed in una realtà scenica virtuale, mentre la vera realtà decade.
    Questo è permesso dalla scienza e dalla tecnologia, che aumentano la capacita produttiva (anche in un sistema inefficiente), ma non dobbiamo pensare che scienza e tecnologia, possano risolvere tutti i problemi di inquinamento che stiamo generando con la nostra inefficienza ed i nostri sprechi.

    Se per tenere in piedi il teatro continuiamo a distruggere la realtà (il mondo in cui viviamo), finisce che poi la scienza e la tecnologia per risolvere problemi sempre più grandi, si metteranno al servizio della grande finzione anche loro (in effetti già lo sono).
    Ed allora ci diranno che il problema delle scorie radioattive si può risolvere, che possiamo alimentarci senza problemi con gli OGM (organismi geneticamente modificati), che le fonti d’acqua inquinate non sono un problema (basta alzare per legge i limiti) ecc………………………………………………. .

    E’ quello che è successo e sta succedendo con l’economia (anche lei vittima di questa recita planetaria), visto che l’economia reale dei paesi occidentale è ferma dal 1973, sono quasi 4 decenni che abbiamo creato una economia scenica che si basa sul debito.

    A mio avviso, se ora siamo intelligenti e lasciamo che l’economia scenica si autodistrugga (controllandone la caduta) saremo fortunati perché è il male minore che potremo avere. Sicuramente la distruzione dell’economia scenica, distruggerà anche tutte le altre sceneggiature che si alimentano da questa, e ci obbligherà a ripensare velocemente ad un nuovo modello di sviluppo.

    Se invece noi salviamo questa economia, con altro debito (continuando una economia scenica), corriamo il rischio che il crollo non derivi dall’economia, ma dall’eccessiva distruzione della natura (da parte di questa grande, inquinante e costosa recita umana); ed allora sia l’economia scenica che quella reale crolleranno, tutto si paralizzerà, e l’uomo non avrà più nessuna possibilità di modificare la realtà terrificante nel quale si ritroverà.

    Non penso abbiamo molto da scegliere o ristrutturiamo la nostra economia, costruendo un nuovo modello sociale e di sviluppo, o ci crollerà in testa, ma non vi preoccupate perché politici, economisti, giornalisti, ruffiani e ballerine, ci consoleranno dicendoci che purtroppo tutto questo non si poteva prevedere.

    Ho già preparato un articolo che spiega cosa accadrà (a mio avviso) all’economia delle nazioni occidentali nei prossimi anni, scritto sulla base delle ultime decisioni del G20 e degli Usa; vi anticipo solo il titolo: Preparatevi a diventare poveri.

    Saluti
    www. ecolcity.it

  • marcello1950

    per molto tempo ho pensato che FINI fosse uno fine pensatore ma spesso chi vuol fare quello che pensa troppo acutametne non si accorge delle cose semplici e che tutti possono vedere:

    come molti hanno già detto la tragedia dell’Abruzzo fanno vedere i difetti più che del nostro territorio del suo popolo, della classe politica, degli esperti e professori universitari, sul fatto che LUI si sia stancato di dire queste cose l posso anche capire.cosi come il suo richiudersi nella fragilità umana e nella UBRIS greca.
    Quello che è rilevante è che in un altro paese,

    UN TERREMOTO DI 5,9 SCALA RICTER NON AVREBBE CAUSATO TANTI MORIT E TANTI DANNI
    MA BISOGNAVA ESSERE APPUNTO IN UN ALTRO PAESE con scienziati e baroni universitari attenti alle ricerche che si stanno facendo nel mondo oltre che difendere il loro potere, POLITICI in grado di pensare al bene comune e non a monetizzare (nel breve) investimenti e consenso, ed un popolo capace di guardare non solo al suo tornaconto immediato ma ai suoi interessi come comunità nel medio lungo periodo.

  • myone

    Eh si. L’ elasticita’ non e’ da tutti

  • belinda

    ..massimo fini non mi delude mai..

  • sultano96

    Completamente ricevibile la sua geremiade ma non l’ho mai sentita batter un colpo sui miei topic!

  • eresiarca

    Non ci sarebbe da meravigliarsi se avessero falsificato le cifre dei morti, presentandole al ribasso.