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LA TEORIA ECONOMICA DEL DODO

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

Il dodo è stato un simpatico pennuto inetto al volo vissuto sino alla fine del XVII secolo nell’Isola di Mauritius, alto poco più di 70 cm, dall’andatura goffa vista l’atrofizzazione delle ali, sviluppò abitudini alimentari e di nidificazione nel terreno: ha ispirato anche un personaggio dei fumetti Disney (Spennacchiotto, l’inventore che faceva concorrenza ad Archimede). Purtroppo per quanto innocuo ed innocente potesse essere questa inimitabile creatura, il dodo non esiste più da circa 400 anni (l’ultimo avvistamento risale al 1681) a seguito dell’introduzione nell’isola da parte dei coloni portoghesi di specie animali antagoniste (come maiali, cani, gatti, ratti e scimmie), le quali iniziarono a predare molto voracemente le sue uova. La sua estinzione fu resa possibile, oltre alla scarsa difendibilità dovuta alla nidificazione a terra ed alla esiguità delle covate, anche dall’indole ingenua del trapassato bipede piuttosto tonto ed accorto dal difendersi da minaccie sino ad allora mai viste. Ancora oggi nel dialetto portoghese il termine “doudo” indica chiunque possa essere preso di mira per la sua bonarietà. Allora nessuna autorità istituzionale avrebbe pensato che l’ingresso di specie alloctone avrebbe cagionato la scomparsa del volatile inerme.Basta aspettare ed anche il cosidetto Made in Italy farà presto la fine del dodo ovvero si estinguerà. Proprio come è accaduto al povero pennuto secoli or sono nessuno ha mai pensato di difendere il Made in Italy da predatori esterni che sono stati fatti entrare in Italia senza tanti complimenti, con il solo fine di inchinarsi alle esigenze della produzione imposte dalla tanto osannata globalizzazione (conosciuta anche nel mondo non accademico con il termine di sodomizzazione). Il Made in Italy che avrebbe dovuto essere il vanto italiano nel mondo in un’epoca di profondi cambiamenti storici è stato svenduto e trasformato in preda, portandolo lentamente all’estinzione. Ormai nell’immaginario collettivo, il termine Made in Italy, ha ancora ben poco di quanto potevamo vantarci negli anni passati: più che produrre in Italia con maestranze, manifattura e ricerca italiana si pensa il più possibile a come far diventare un prodotto “Made in Italy” siglandolo con questa ormai ridicola diciutura. A livello politico non esiste corrente o forza che si sia fatta promotrice della difesa del Made in Italy e di tutto quello che esso comporta e genera a livello di indotto.

Vi è di più: pensate che abbiamo avuto governi tanto di destra quanto di sinistra che hanno spinto i nostri industriali a chiudere lo stabilimento italiano per riaprirlo nella provincia del Guandong, aiutandoli successivamente a reimportare tutto l’output produttivo per farlo spacciare come se fosse un prodotto italiano. Forse è il momento di salvare il dodo prima dell’estinzione proponendo l’abbandono dell’insignificante dicitura “Made in Italy” sostituendola con “Prodotto Italiano ©” (marchio inequivocabile che dovrà identificare una merce prodotta in Italia al 100 %, quindi con ideazione, progettazione, manifattura e manodopera operaia esclusivamente italiana).
Basta con l’invasione di finti prodotti Made in Italy che distruggono la capacità di popolamento delle imprese italiane, lasciamo che siano gli altri paesi ad abbracciare ciecamente il dictat della globalizzazione condita con il profitto indiscriminato. Ritorniamo sui nostri passi e pensiamo a come difenderci da prodotti antagonisti che non arrecano beneficio al nostro paese. Persino l’attività di macellazione ed allevamento italiano sta perdendo la sua distintività nel definirsi “Made in Italy” e si appresta a fare la fine del dodo, puntando ormai su mangimi modificati di importazione e carni macellate di provenienza extracomunitaria, ma porzionate presso qualche centro carni italiano per trasmettere l’emblema di carne italiana.

Solo la reale distinzione (istituita con una disciplina giuridica molto severa) tra quello che è effettivamente prodotto in Italia da quello che diventa italiano grazie ad un giro di carte farlocche, può consentire al Titanic Italia di imboccare una strada che preservi dall’estinzione l’artigianato e l’industria italiana. Solo con una stringente campagna di difesa della cosidetta italianità (dal semplice paio di scarpe al prestigioso vestito sartoriale passando per i generi alimentari come il vino ed il formaggio) possiamo pensare di prosperare innanzi ad una trasformazione planetaria degli equilibri geoeconomici e ad una migrazione dei tenori di ricchezza e benessere da occidente a oriente. Il dodo si è estinto perchè nessuno ha pensato a difenderlo, nessuno ha immaginato che cosa potesse accadere mettendolo in competizione con animali a lui antagonisti ma non autoctoni, altre specie viventi che poco hanno di originale e distintivo come il dodo. E proprio come il dodo anche il “Made in Italy” si sta comportando: ovvero si lascia avvicinare, depauperare e barbaramente sfruttare, senza tanto dimenarsi, come faceva il dodo quando veniva catturato, confidando che il suo predatore fosse un amico che voleva la sua compagnia.

Come possono le forze politiche pensare di salvaguradre l’occupazione e la serenità dei piccoli e medi imprenditori se non si preocupano di mettere delle barriere all’ingresso di merci antagoniste a quelle italiane (nel senso di autentici prodotti italiani) ? Continuo a ribadirlo e a diffondere questo pensiero attraverso il mio manifesto economico, ma vedo solo chiacchiere e distintivo da parte di autorità e farse politiche italiane. Per questo motivo stanno scomparendo produzioni artigianali ed industriali legate a vari settori come il calzaturiero, l’artigianato orafo, le ceramiche d’arredamento, il tessile e l’abbigliamento, il settore conciario, il metalmeccanico di precisione e così via discorrendo. Ricordiamoci pertanto del dodo, un innocuo e simpatico columbiforme, originale ed unico nel suo aspetto e modo di fare, sempre abituato a non preoccuparsi perchè l’isola che lo ospitava ed in cui si sviluppò genealogicamente non gli dava di che preocuparsi, sino all’arrivo improvviso di predatori esterni, introdotti dai grandi speculatori di allora (i colonizzatori), i quali decretarono in meno di settantanni la sua estinzione. Ancora oggi il dodo è il simbolo per antonomasia di una specie che si è estinta con una velocità impressionante. Proprio quello che sta accadendo al panorama imprenditoriale del Made in Italy.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/teoria_economica_del_dodo.htm
29.07.2009

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Pubblicato da Davide

  • myone

    Propio questa sera ho incontrato per poco tempo un presidente lombardo degli agricoltori, molto conosciuto fra ministri e presidenti di regione, ma che rimane sempre un contadino e un navigato del settore.
    Diceva che nella rona lombardo-veneta della rpoduzione delle pesche, sono arrivati a 15 centesimi al KG e che le pesche ne si raccolgono e ne si vendono piu’, e se il prossimo anno sara’ di nuovo cosi’, si rischia di perdere il patrimonia produttivo e lavorativo della zona, perche’ tutti sono tendenzialmente propensi a sradicare le coltivazioni.
    ( ma ste pesche le mangeremo uguale: da dove arriveranno? e quanto gli daranno affinche’ possano coltivarle?

    PArlava dell’ unificazione delle leggi sulle acque, e diceva che i politici pianificano a forza di leggi, ma non si interessano a nulla, sopratutto della realta’, dove, per ettaro in tanti posti si addacqua con 2,5mc di acqua le colture per biolca, e in altri posti, con irrigazione a canale, ce ne vogliono 12, (posso sbalgiarmi sulle misure ma il senso e’ questo), e loro pianificano costi, senza rimediare ai modi di irrigazione, penalizzando chi a stento ci vive, con le imposte e i costi, e dando mano libera a chi spreca e crea danno.

    E’ stato al confine del brennero con gli agricoltori e con il ministro Zaina, ed hanno costatato di persona, che mentre le esportazioni italiane sono super controllate, le importazioni invece, sono al colllasso con ogni sorta di merda che arriva qui, lavora e non, dai paesi dell’ est, scadenti e malsani, con controlli che fanno ridere; uno ne controllano e cento ne passano. Camionisti che non hanno nemmeno ne assicurazione ne bollo nei camion, e che viaggiano senza documenti, o con partite Iva false e cartamenti manomessi, che non sanno nemmeno dove vanno, perche’ solo nel territorio e in prossimita, di volta in volta, gli comunicano la destinazione.
    Carni mezze marce, che poi trattano chimicamente, e che vengono poi reinserite nell’ industria e nei prodotti che ci mangiamo.

    Agricoltori che, volendo farcela, e parlo dei piccoli, devono reinvestire per la vendita al dettaglio, come il latte crudo, investendo anche 30 40 mila euro per macchinari, oltre al mantenimento di tasse, suolo, e manutenzione, e che dovrebbero vendere piu’ di 200 LT di latte al giorno per pareggiare le spese dell’ investimento in 5/6 anni, mentre si o no che arrivano a 50 litri al giorno, e che il latte che ogni giorno devono recuperare, non e’ buono per legge nemmeno come latte a lunga conservazione, e lo devono dare ai vitelli, sapendo che il prezzo del latte e’ fermo da decenni, a poche decine di centesimi al litro. Che i produttori per fare vendita diretta, devono stanziare danaro, ma sopratutto a farsi carico di leggi e obblighi, come fossero venditori al dettaglio

    Che il made in italy, viene forzato per fare commercio dei prodotti italiani, e tenere un aspetto lavorativo alto e giusto, ma che con il linero mercato, la globalizzazione, e le multinazionali, e’ tutta una speculazione, e chi ci rimette e rovina, siamo noi stessi.

    Parlava dell’ olio di oliva, che viene venduto a pochi euro nei super mercati, che viene da paesi dove la manodopera viene pagata meno che da noi, e che tramite traffici illeciti e certificati vari, olii di semi vari vengono fatti passare per olii di oliva extravergine, e se non basta, arrivano nelle lavorazioni degli olii conosciuti da noi e che troviamo nei supermercati con nomi conosciuti, e ancora frazionati in percentuale, dove, all’ analisi, si o no che ci sia dal 15 al 35 % di olio d’ oliva.

    Quando gli ho chiesto, secondo lui che politica o cosa si dovrebbe fare, mi ha semplicemente risposto:

    I politici fanno continuamente leggi, ma no conoscono minimamente la realta della gente, dell’ italia, e sopratutto quella comunitaria-legislativa-distruttiva. Le leggi italiane e sopratutto il fisco, taglia le gambe, l’ importazione macabra, ancora di piu’.
    Io, che sono da anni nel settore, e ne conosco di cotte e di crude, ti confesso, che siamo nel caos, perche’ sinceramente, non ci capisco piu’ nulla, e non sono il solo. I ministri si susseguono, quello di ora e’ in gamba, ma non puo’ fare di piu’, sebbene si sia dato da fare per le quote latte, e ora per i marchi italiani, ma e’ solo, e la politica che conta e che comanda, e’ un’ altra cosa.

  • myone

    Se vuoi il paragone migliore, e’ come quando e’ arrivato nel paese dei lavori dell’ agricoltura e dell’ allevamento, il saloom del gioco d’ azzardo.
    Tutti si sono ubriacati seguendoli, e si sono giocati l’ ipossibile, dimenticandosi di cosa serve per vivere, tralasciando la meta continua del lavoro e della realta, e si sono impossessati non solo delle menti, ma pure delle sostanze, e sudditando tutti e tutto, ancora se lo giocano a carte, a dadi, a scommesse, fra numeri, carte filigranate, titoli, e parole su parole, con sputi sulle mani, e sputi sulla faccia, sull’ anima, sulla coscenza, sull’ imbecillita’, … a cui sono arrivati, perche’ ora non ci rimane che questa da giocarsi.

  • redme

    Wow..le barriere doganali…i capitalismi nazionali…tutta roba nuova…Vecchie ricette per nuovi scenari, come se non ci fosse stata la grande guerra del 900 (1a e 2a), le multinazionali , la libera circolazione dei capitali….ecc…Sempre più “indietro tutta”…

  • caps

    Bè invece….le tue multinazionali, la tua libera circolazione dei capitali ci sta portando a soccombere…a Noi e al Nostro pianeta!

    Sembra proprio che per te…il successivo passo sia il NWO…..complimenti e avanti con il turbocapitalismo!!!!!

  • IVANOE

    Scusa Benetazzo,
    ma perchè il made in italy per te è un vanto ?
    E’ un vanto avere gente come valentino, montezemolo che sfoggia le ferrari, oppure i vari bulgari, fendi ecc. ecc. ?
    Questo è quello che c’è da salvare ?
    La frivolezza il fancazzismo di questa gente e di tutti quelli che li esaltano ?
    Ma che vada al diavolo tutta stà robaccia che per decenni ha rimbambito milioni e milioni di italiani e cioè la massa di ignoranti che hanno corso dietro alla ferrari, sognare e magari comprare a rate un capo di valentino oppure svenarsi per comprare un gioiello di bulgarri!!
    Il made in italy fa scopa con il lusso che in italia non ci siamo mai potuti permettere e non ci possiamo permettere.
    Il made in italy ha costruito in italia l’anti-cultura: operai, gente del popolo e comunque lavoratori in genere che durante la settimana facevano ( oppure fanno ? ) i comunisti e poi il sabato si precipitano nei negozi del centro a comprare i feticci del made in italy !!!
    Il made in italy deve essere i prodotti agricoli, il turismo ( e non quello che abbiamo in italia che viene dato solo ai ricchi !! ) l’artigianato spicciolo, la cultura e i nostri stili di vita italiani e non quelli importati con la seconda guerra mondiale !!!
    Questo deve essere il made in italy e non ciarpame…

  • 6463

    Lo smantellamento del tessuto dei vecchi consorzi agrari è una delle conseguenze della rivoluzione colorata avvenuta qui nel ’92.
    In nome del “libero mercato” ora le multinazionali si confrontano direttamente con i piccoli e medi coltivatori … e indovina da quale parte pende la bilancia.
    Ci fu una feroce campagna di stampa contro federconsorzi, ma nessuno ora parla dei 15000 lobbysti che stazionano a Bruxelles.

    Tranquillo Myone, questo è il cammino verso il futuro “libero, radioso e progressivo” del liberismo. Spero che tu abbia un pezzo di terra da coltivare.

  • Marcusdardi

    Ottimo articolo!
    La difesa dei nostri prodotti, soprattutto quelli legati al’alimentazione, dovrebbe essere un priorità. Siamo un Paese di piccol aziende e di prodoti ricercati e di alta qualità. Questa forse è la chiave della nostra sopravvivenza. Lo diciamo da anni ma ci ascolteranno???
    E pensare che basterebbeo delle pubblicità “ad hoc” per diffondere l messaggio!
    Oh Italy..il Buonsenso non è di casa qui!
    Ciao
    Marcusdardi

  • Pausania

    Mah, non capisco… cosa si pretende? Quando un prodotto viene venduto a prezzi altissimi solo perché c’è l’etichetta appiccicata sopra, quanto si può andare avanti prima che arrivi qualcuno che fa la stessa cosa senza etichetta?

    Non mi sembra che i cinesi facciano copie a basso prezzo della Lamborghini o della Ferrari, perché non si può.

    Fare copie a basso prezzo di camice e maglioni è invece fattibilissimo ed è del tutto inutile credere che il protezionismo economico serva a qualcosa.

    Ci hanno già provato, in passato, e non ha mai funzionato.

  • 6463

    Si …ma: al dodo spunteranno ali più grandi di quelle di un falco, artigli più forti di quelli di un’aquila, deporrà più uova che cuccioli una pantegana. Tempo al tempo e il dodo potrà vincere la competizione con gli altri animali.
    I mauritiani, che sono intelligenti, colti e furbi, conoscono la teoria e aspettano che l’evoluzione faccia il suo corso.

  • redme

    forse non sono stato chiaro..non si supera lo schifoso ordine economico mondiale attuale con ricette che ci hanno portato a questo..
    Il “turbocapitalismo”moderno è l’evoluzione del capitalismo ottocentesco basato sui capitali nazionali e finito con le guerre mondiali…
    il vero nemico E’ il capitalismo…

  • lino-rossi

    abbiamo avuto perfino l’allora Presidente della Repubblica in carica, carlo azeglio ciampi, con la spudoratezza di invitare gli imprenditori italiani ad investire in India e Cina …

  • nessuno

    Grillo ha trattato l’argomento pubblicando sul suo blog una lettera di un coltivatore di pesche

    Il costo della pesca [www.comedonchisciotte.org]

  • lore1979

    Vorrei dare un contributo di conoscenza a Benetazzo. Il Made In Italy di cui parla è fuori dal tempo e dal mondo: anche se le aziende fossero rimaste a produrre in Italia, cosa crede che gli articoli di fornitura industriale siano fatti o fattibili in Italia?
    In parole povere, una macchina industriale è fatta in Italia ed è composta di molti articoli: motori, riduttori, cavi elettrici, lamiere di metallo. Perché la macchina sia “Made in Italy” basta che questi articoli siano assemblati in Italia, ma gli articoli da dove vengono? E se anche gli articoli fossero fatti in Italia, le bobine del motore da dove arriverebbero? La carcassa del motore? E se anche questi componenti del motore fossero fatti in Italia, il rame e l’acciaio da dove arriverebbero? E il petrolio che produce l’energia elettrica con cui costruiamo le nostre macchine? Da qui non si scappa. L’impero romano importava grano dai domini che aveva in giro, oggi lo fa la Barilla per fare la famosa pasta italiana: se è fatta col grano Ucraino è davvero Made In Italy?

    Benetazzo, ho rispetto per te perché ne capisci più di altri economisti, ma la finanza è una cosa, l’economia reale è un’altra.
    Bisogna tornare a fare il caffè d’orzo come nel ventennio perché la globalizzazione è il male assoluto?

    Il Made In Italy, perfino negli anni d’oro della nostra economia quando questo concetto è nato, non è mai stato puro come vorresti tu. Il ferro e il rame non sono Italiani. Perfino la famosa creatività italiana all’inizio era la copia mal fatta della tecnologia tedesca, poi ci siamo evoluti.
    Perché vogliamo a tutti i costi produrre qui? Ha idea di cosa comporta avere un’attività produttiva in Italia? I costi spaziali? E non parlo di manodopera, perché è ora di finirla con questa contrapposizione idiota industriali-operai, che dura da sempre: il vero nemico è lo stato, che ciuccia il sangue da entrambi i soggetti. Un operaio vive male con 1200€ al mese (se va bene) e una impresa con 30000€ all’anno di spese per questo operaio quanto deve fatturare per poterne recuperare il costo?
    L’imprenditore che scappa non è un delinquente, a chi piace andare a vivere all’estero, magari dove si mangia e si vive da schifo? Lo stereotipo del bauscia “..comprare…Porche…Ferrarino…” è una cazzata che deve finire. Di Lapi Elkann non ce ne sono tanti in giro, la maggioranza degli imprenditori in Italia sono piccoli e con le mani nel grasso insieme ai loro operai. L’imprenditore che scappa lo fa per sopravvivere alle tasse, agli scioperi, ai certificati, alle lentezze, alle banche.

    E tanto anche se non scappasse per continuare a fare questo presunto Made in Italy, le cose che compra per fare i suoi prodotti, le materie prime, non sono mai italiane al 100% ( se lo sono al 30% è festa grande).

    Ah già, i tecnici Italiani sono i migliori del mondo….
    Sono bravi, è vero, ma gli Indiani non lo sono forse altrettanto? E gli Sloveni? E i Tunisini? E i Giordani?
    Dove sta scritto che se uno ha una idea la deve andare a fare nel suo paese di origine?

    Il Made in Italy è un concetto filosofico, il vero Prodotto Italiano è qualcosa di pensato, progettato e studiato in Italia o da Italiani, un popolo fantasioso abituato ad arrangiarsi e a trovare soluzioni ai problemi, ispirato dalla storia culturale, pittorica, architettonica, musicale che abbiamo e che non ci meritiamo, probabilmente. Dove poi queste cose pensate all’Italiana vengono realizzate, non conta niente.

  • LonanHista

    PER CHIARIRE::::benettazzo si riferisce alla scarpa a pallini o quella che respira prodotta all’estero e venduta con il made in italy, lo stesso per i prodotto alimentari come pasta formaggi salumi spacciati per made in italy…o pseudo olio di oliva acquistato a navi cisterna in africa(nord)imbottigliato in Italia e spacciato come nostrano…………………..oppure i cappellini Ferrari venduti a 200 euro per santificare il made in italy ma prodotti in bangladesh vietnam etc…..e bisognerebbe riflettere prima di scrivere certe cazzate, ANCHE PERCHé AD ESEMPIO GRAN PARTE DEI MACCHINARI PER LE INDUSTRIE SAREBBERO MADE IN ITALY…SE non fossero state delocalizzate le produzioni e mantenuto solo il marchio……….e tornando a benettazzo che ha ragione, però MANCA LA VOLONTà POLITICA, innanzi tutto perché c’è di mezzo il profitto per cui le banche finanziano meglio chi specula acquistando a quasi zero e vendendo a “made in italy”…e poi soprattutto perché ORAMAI è APPURATO CHE C’è LA SCELLERATA VOLONTà DI FAR REGREDIRE AL MEDIO EVO IL NOSTRO PAESE…perché essendo colonia, gli usa ci hanno barattato nel senso che se l’Italia è forte è ina minaccia in primo luogo per francia germania uk e spagna…se l’Italia invece diventa terzo mondo gli altri se ne avvantaggiano a patto che restino alleati con gli usa………………..e se berlusconi e l’italia veniamo sbeffeggiati è proprop perché il papi-chiavatore ha provato a riportare a galla il made in italy su alcuni fronti, come l’eni(south stream-gas russo iraniano per tutta l’europa) e il nord africa(APERTURA TOTALE A GHEDDAFI DEL QUALE OGGI RISCUOTIAMO PER AVERGLI PAGATO I DANNI DI GUERRA)………………..MA CHE LO DIco A FARE?….. ……………e alla proposta di benettazzo io ne farei una più provocatoria:non tanto prodotto italiano…MA QUANTO PRODOTTO REGIONALE….(esempio io sono made in marche!)…………..ma anche questo che lo dico a fare?….quando ti accorgi che nei posti dove dovresti trovare persone abbastanza “sveglie”, trovi invece dei coglioni più idioti di quelli che si strappano i capelli dei gieffepippicostanzishowfilippi……ALLORA NON PUOI CHE RASSEGNARTI:il potere, chi sta sopra, dovrebbe fare peggio al pecorume coglione……………………………………SVEJA PECORONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • myone

    E’ per questo che tutto si deve ridimensionare e stare sul territorio.
    La cosa drammatica e’ che, se nella produzione di beni primari come il cibo, gia’ chi possiede mezzi come laboratori e terreni, si trova ad annaspare per vivere, che michia fa’ chi dipende come lavoro, non avendo nulla altro con cui campare?
    E se poi ci si mette, ovviando al danno, la manodopera estera sfruttata, o locale sfruttata e mal pagata, e le imposte di tassa, e il costo alto per mantenere un’ attivita’, siamo nel caos.
    Marcisce non solo un bene, ma tutta una societa’ impoverisce, per un’ economia che e’ fatta da chi ci specula, e il modo di organizzarla e’ gia’ una speculazione legalizzata, viziata, e che non cambia.
    Sul mercato poi, se non hai un prodotto, ne offri un altro, e chi c’e’ c’e’ e chi non c’e’ si arrangia.
    E’ anche per questo che i piu’ calano le braghe nei confronti dell’ organizzato. BISOGNA TORNARE ALL’ ORGANIZZATO IN PROPIO
    Un tempo, c’era il mediatore che veniva sul campo con i suoi camion e il tramite era uno solo, che svolgeva pure il servizio di distribuzione.
    Il prezzo si giocava sul poco, perche’ era consono e generale.
    Il discorso e’ lungo e ampio. Tutto si dovrebbe ridimensionare al locale, spese e tasse comprese, e sul valore reale che serve a una persona che non ha imprenditoria di nessuna sorta, per vivere.
    Sti speculatori con l’etichetta di nuovi lavoratori a tavolino, dovrebbero andare loro a fare nanodopera nei campi, cosi non solo comprendono, ma avrebbero il giusto salario del lavoro e del vivere.
    Non si vuole porre educazione oltre un certo limite, ma il taglio delle mani si.

  • lpv

    Vorrei aggiungere che, se si pensa di introdurre le famose barriere doganali, è ragionevole aspettarsi che gli altri paesi facciano lo stesso. Ora, a prescindere dall’impossibilità di applicare queste misure a livello europeo, ci si dovrebbe prima chiedersi quanto, dove e cosa esportiamo, e quanto queste nostre piccole aziende da salvaguardare (concordo anche sul fatto che i grandi marchi italiani siano l’apoteosi dell’effimero, e potrebbero anche andare al macero, a patto però che abbiamo qualcosa con cui rimpiazzarle) dipendono dalla vendita all’estero, che inevitabilmente subirebbe un ulteriore tracollo.

  • myone

    Bella questa, troppo. Troppo vera.
    Il made in italy, e’ avere un po’ di terra, un pollaio, un tetto, e la possibilita’ di uno scambio,
    e questa e’ made in VitaLY
    Tutto il casino, e’ per un sovrappiu’ che fa da padrone, monopolizzando tutto,
    ed impossibile da ridimensionare, perche’ creerebbe un casino maggiore.
    Di fattoi problemi escono perche’ c’e’ un inutile dell’ inutile, e la cosa spaventosa e’ che,
    questo articolato e pericolo inutile, e’ sostanziale.
    Ogni cosa dovrebbe essere un servizio e un bene, e non un bisnes, prima per passatempo, poi per disperazione.
    E non parliamo delle conseguenze.

  • myone

    In parte hai ragione a sostenere che non esiste il made in itali vero.
    Qui, il made in itali, non e’ altro che una sostenibilita’ per una qualita’ di un prodotto.
    Meno male, altrimenti, mangeremmo pure cacca, e altro.
    Il fatto e’ che, il made in itali, e’ sostenuto per sostenere il commercio,
    che a sua volta da da mangiare a tanta gente, ed e’ giusto che sia cosi.
    Quello che lascia perplessi, e’ che il made in itali, quando dovrebbe essere di norma e di coscenza produrre sano e bene,
    non e’ altro che l’ ennesima mossa per tenere un prodotto, non tanto di qualita’, ma di commercializzazione,
    cosi lo stato non ci rimette, i produttori ci guadagnano, o almeno non soccombono.
    Ma spesso, questa propaganda, e’ riferita e a pro dei grandi marchi, che alla fine, sono catene nazionali e internazionali.
    Non so’ se per i piccoli produttori, la cosa viene considerata, perche’, esempio,
    da un olio di media qualita’ a 3, 4, 5 euro al litro, lo scelgo, a confronto di olii di qualita’-made-in-itali, da 12, 15 e 20 euro al litro.
    Non muoio di certo.
    E se non basta, andiamo all’ inutile dell’ apice, che e’ la moda e l’ alta moda.
    Vado a giro in mutande, se e’ per questo.

  • myone

    E’ questa la sfiga. Casa propia terra propia quanto basta per campare, e alla contadina, e non e’ poco.