La teoria delle finestre rotte

La teoria delle finestre rotte

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

L’estate cambia i comportamenti. Un po’ per il caldo, molto per il clima di rilassamento trasgressivo che sembra impadronirsi di tutti. Un viaggio verso le spiagge è più istruttivo di ponderosi volumi di psicologia sociale. I treni rigurgitano di persone e di urla. Nessuno tace, il brusio si fa baccano e turpiloquio perché ciascuno deve superare la voce altrui. L’abbigliamento è scollacciato e trasandato. Un’umanità sudata dalla carne esibita che tracima dappertutto, un anticipo della spiaggia, l’ambita meta da raggiungere. La competitività agonistica è al massimo, per occupare l’ultimo posto libero, per raggiungere la toilette, per conquistare un minimo di spazio vitale. Le carrozze sono sporche, dappertutto oggetti e soprattutto rifiuti. L’interno ha lo stesso degrado dell’esterno: le carrozze sono lordate da graffiti e ghirigori di vernice che rendono già vecchio il materiale più nuovo. Poiché il servizio di controlleria è eseguito raramente, moltissimi viaggiano senza biglietto e se ne vantano.

Un clima civile imbarazzante che ricorda la teoria delle finestre rotte di James Q. Wilson e George L. Kelling: esiste un legame tra le condizioni dell’ambiente e i comportamenti delle persone. Più bruttezza, più incuria, più volgarità, più degrado dei luoghi producono comportamenti “ devianti”, antisociali, crimini, insicurezza. Lassismo, tolleranza indifferente, l’incapacità, o peggio la volontà di non punire determinate condotte, a partire dal decoro ambientale e personale, dalle norme di convivenza comunitaria, creano una situazione di disordine che porta alla generalizzazione di comportamenti arroganti, violenti, che determinano insicurezza instaurando un clima di dissoluzione del legame sociale.

Il paesaggio, l’ambiente, il clima prevalente comunicano alle persone come comportarsi. La teoria delle finestre rotte prese le mosse da un esperimento condotto nel 1969 da Philip Zimbardo, docente di Stanford, che abbandonò due automobili assolutamente identiche, una nel degradato Bronx di New York e l’altra nella ricca, tranquilla Palo Alto in California. L’automobile del Bronx venne subito smantellata e distrutta. Quella di Palo Alto rimase intatta. Tuttavia, non erano la povertà o il degrado sociale i motivi della diversità di comportamenti: Zimbardo fece rompere un finestrino dell’automobile intatta e il risultato fu che venne rapidamente distrutta come nel Bronx. Il segnale di abbandono e degrado, il senso di disordine indicato dal finestrino rotto aveva scatenato vandalismo, furti, teppismo.

Un ambiente governato da regole fatte rispettare, la cui violazione comporta punizione e riprovazione sociale determina al contrario una sensazione di serenità che produce ordine, morale non meno che sociale. Se in strada vediamo un edificio con le finestre rotte si innescano elementi di degrado urbano e abbandono che favoriscono condotte negative che generano imitazione ( non pagare il biglietto, prevaricazione, sciatteria) con l’ effetto di moltiplicarle. La finestra rotta, alla lunga, produce il crollo dell’edificio. Non la povertà ma la mancanza di principi condivisi crea degrado. Ne sono prova la storia delle nostre famiglie e delle nostre comunità. Gli inferni che ci circondano sono la somma delle finestre rotte.

Gli indicatori visibili di disordine sono segnali di malessere sociale, spie di futuri gravi problemi. Devono quindi essere affrontati all’origine. Ciò significa che l’instaurazione dell’ordine e della sicurezza di cui una società ha bisogno per potersi sviluppare, inizia dal basso, negli aspetti più elementari. Qualsiasi segno visibile di disordine- finestre rotte, porte divelte, capannelli di sfaccendati, ubriachi, tossici, l’abitudine di ignorare i semafori o saltare i tornelli della metropolitana- modella un ambiente che promuove disordine e poi criminalità. Il male chiama altro male. La transizione dall’ordine al disordine ha mille aspetti , e l’osservazione delle abitudini quotidiane fa presagire l’imposizione di un nuovo clima a-sociale che allarma. La teoria delle finestre rotte ha subito numerose accuse: non esisterebbe una relazione causale tra mancanza di ordine e reati; il fatto che la criminalità diminuisca quando aumenta l’ordine sarebbe una correlazione casuale. In realtà l’uomo presta grande attenzione alle regole non scritte, informali, ovvero ai comportamenti che vede. Tendiamo a conformarci a ciò che osserviamo; le cattive pratiche sono contagiose più di quelle buone, purtroppo. Il clima generale è permissivo, quasi nessuno rispetta le regole di convivenza faticosamente introiettate dalle generazioni precedenti. Manca o è deriso il senso del limite, dell’onore e del pudore anche nelle condotte più quotidiane. Se guidiamo su una strada con limite di velocità e vediamo degli automobilisti ci superano, tenderemo anche noi ad aumentare la velocità . Se in un’azienda o in un ufficio alcuni non rispettano l’orario di lavoro per assenza di controllo o di sanzione, saremo tentati di fare lo stesso. Qualunque sia l’ambiente, aspettative, incentivi e punizioni ( i “rinforzi” della psicologia) hanno grande influenza.

Le regole formali funzionano se sono accompagnate da conseguenze, altrimenti diventano carta straccia. Ciò non significa che l’unico mezzo sia la coercizione. Occorrono più elementi, alcuni molto sottili ed altri evidenti, come l’educazione e l’insegnamento, perché l’ordine sociale è un sistema complesso quanto la diversità delle personalità che ne fanno parte. Se gli individui non interiorizzano i benefici dell’ordine, se non prendono atto che la spirale del disordine- che inizialmente può comportare dei vantaggi- li trasforma in vittime, la conseguenza è una non-società spappolata , priva di punti di riferimento, alla quale non si può rimediare che con l’uso della forza. Le scienze sociali ( antropologia, psicologia, sociologia) sono animate da un pregiudizio ideologico che confonde libertà con licenza, tolleranza con divieto di formulare giudizi di merito. L’ ordine sociale alla base della convivenza, secondo questa visione, è un sistema di oppressione strutturale, il cui pilastro fondamentale è il principio di autorità. Pertanto, questo deve essere spezzato per procedere verso una società egualitaria e insieme “ diversitaria”, in cui prevale la volontà soggettiva, un indiscutibile “voler essere “ che ignora verità e realtà, ponendosi come libertà negativa, con la conseguenza di distruggere il terreno comune. L’eclissi dell’idea di autorità è una caratteristica della contemporaneità occidentale, un principio guida sin dagli anni Cinquanta del Novecento, sotto l’ enorme influenza de La personalità autoritaria di Adorno e Horkheimer. Strettamente connessa con la crisi della tradizione e con l’affermazione del primato del benessere e della libertà negativa, ha interessato quattro ambiti fondamentali, la famiglia, la scuola, la Chiesa, la società. Il rifiuto dell’autorità, lungi dall’affermare la libertà, conduce al totalitarismo, l’estensione massima del potere ( A. Del Noce). La progressiva abolizione del principio di autorità ha portato, attraverso una crescente politicizzazione, alla sconfitta dell’ordine naturale e alla sua sostituzione con la vittimizzazione, e a una singolare “tolleranza intollerante” che trasferisce la responsabilità individuale sulla società. Non è l’individuo ad agire male, è la società che lo spinge a farlo.

Estremizzazione del “buon selvaggio” di Rousseau , il “dannato della terra” diventa il nuovo soggetto rivoluzionario al posto del tramontato proletario, che aspira al benessere e a salire la scala sociale, chiedendo condizioni di vita migliori, esigendo regole, norme sociali, in definitiva ordine. Il criminale è vittima e la società colpevole. Ritenere responsabile la società e non il soggetto agente serve a giustificare non solo il deterioramento del clima sociale, ma anche l’azione di chi si appropria di beni altrui. L’ occupazione abusiva di alloggi ristabilisce la giustizia. Lo stesso approccio si applica ai problemi derivanti dalla ghettizzazione. Il fatto che un certo tipo di immigrazione, come quella musulmana, tenda a concentrarsi in alcune aree sarebbe una conseguenza dell’emarginazione dovuta alla xenofobia. L’argomento non manca di valore, ma trascura l’evidenza cha alcune comunità tendono a riunirsi di propria iniziativa per accedere alle opportunità e ai benefici forniti dalla società ospitante, evitando di condividere le sue convenzioni, costumi, leggi. Attraverso la concentrazione “comunitaria”, molti immigrati sfuggono a un’integrazione che non desiderano, e in più assimilano un sobborgo, un quartiere, una città alle loro regole e culture: integrazione invertita. In questi luoghi, l’abolizione dell’ordine “nostro” e del suo principio di autorità finisce non solo per porre un problema alla società ospitante, ma reca danno anche agli immigrati, poiché si traduce nell’imposizione di una legge ferrea a cui un membro di quella comunità può sfuggire solo abbandonandola.

L’ordine ha bisogno di un certo margine di disordine per essere efficace e non venire percepito come un’imposizione autoritaria, soffocante e controproducente. Chiudere un occhio sull’ eccesso di velocità in autostrada non significa promuovere il caos. Guidare a un ritmo leggermente più elevato, quando le condizioni stradali lo consentono, accelera il traffico, ma se lo fanno in troppi, il resto degli automobilisti penserà che guidare sia diventato pericoloso ed esigerà che i limiti siano applicati rigorosamente. Lo stesso vale per qualsiasi scala dell’ordine. Una società ordinata che agisce in base ai propri principi, regole e costumi, è comprensiva e compassionevole. Accetta un certo grado di disordine, diversità e disparità all’interno del suo ordine formale. Ma se il permissivismo viene utilizzato per mettere sistematicamente in discussione i suoi principi, rovesciarli e giustificare valori antagonisti, generando seri problemi di convivenza, prima o poi la società si stancherà delle finestre rotte e invocherà il ripristino dell’ordine e dell’ autorità. In Occidente per decenni la politica, con il pretesto di promuovere la tolleranza, l’egualitarismo, l’inclusione di mille minoranze reciprocamente avverse ( le “diversità) si è dedicata sistematicamente a rompere finestre, fino a quando la stessa civiltà ha finito per essere messa in discussione nelle sue conquiste, nella sua storia, nei suoi fondamenti e nelle sue radici. Il vittimismo, l’identitarismo, la tolleranza intollerante promossi dalla politica hanno imposto aspettative corrosive ( i “diritti”) che hanno svuotato le nostre società.

Questa transizione dall’ordine al disordine impone ora un nuovo ordine intollerante che allarma sempre più europei ed americani. Ecco perché il rispristino di quell’ordine violato, l’esigenza di riparare e rinforzare le finestre condiziona i processi elettorali. Aumenta il numero di cittadini che si sentono minacciati: la richiesta diventa più pressante. Di qui il conflitto: da una parte un pezzo di società che crede nei “diritti” , che detesta, disprezza e calpesta le vecchie regole civili e trova ampia eco nella cultura e della politica impegnati a distruggere tutte le finestre che incontrano per stabilire un ordine caotico, l’ossimoro del massonico ordo a chao . Dall’altra i “normali” , il popolo, la gente che vive e veste panni. Il dramma del nostro tempo è che queste due società – nemiche, non solo estranee- non hanno più codici comuni. Le finestre rotte hanno fatto entrare l’odio, di cui ciascuno accusa l’antagonista. Odio, estraneità, incomunicabilità da cui eravamo protetti dall’autorità e da un minimo di comune sentire. L’odio chiama odio , specie se alimentato dall’alto. Nel trionfo del virtuale, delle reti sociali, delle community che hanno sostituito la comunità e la società, resta, concreta e minacciosa, l’avversione totale che rende normale, perfino attesa e salutata con entusiasmo, la violenza fisica, come nel caso dell’attentato a Trump, che segue quello allo slovacco Fico, ai massacri di Gaza, all’impressionante violenza verbale partita dal ceto intellettuale nei confronti degli esponenti politici e culturali nemici. Dalle finestre rotte, entra aria avvelenata.

Di Roberto Pecchioli, ereticamente.net

15.07.2024

Roberto Pecchioli, studioso di geopolitica, economia e storia, svolge un’intensa attività pubblicistica in ambito saggistico. Collabora con riviste e siti web di cultura e informazione indipendente.

Fonte: https://www.ereticamente.net/la-teoria-delle-finestre-rotte-roberto-pecchioli/

Commenti (43)

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    1. sbregaverse 19 luglio 2024

      OMNIA MUNDA MUNDIS.

    1. Heidrek 19 luglio 2024

      Ne approfitto per introdurre una riflessione che maturo già da un po' di tempo.
      Fino a vent'anni fa esisteva nella nostra società un istituto, nel senso giuridico/sociologico deltermine, che costituiva nel bene e nel male un rito di passaggio per tutti i maschi che si approciavano all'età adulta: il servizio militare.
      Ora, io non voglio affatto difendere il servizio militare o proporre un ritorno alla naja, per molti si è trattato di un'esperienza deleteria e degradante, aveva costi altissimi per lo stato etc. etc....
      Però come detto sopra era un vero e proprio rito di passaggio verso l'età adulta: tutti sapevano che a 18 anni, o comunque dopo aver terminato gli studi, si sarebbero dovuti staccare dalla gonna di mammà e cavarsela da soli in un ambiente di regole ferree, e con l'obbligo assoluto di condividere spazi personali ed esperienze con un certo numero di propri coetanei: ricchi e poveri, del nord e del sud, etc. etc.
      Era un'esperienza il cui valore è stato sottovalutato e respinto tout-court al momento della sua cessazione, e non è stata sostituita da nulla.

      Ecco, io non vorrei riproporre il servizio militare -anche perché sono contrario alle armi e agli eserciti- e nemmeno il lavoro nei campi che proponi tu... ma un servizio civile obbligatorio di alcuni mesi sì, rivolto a maschi e femmine: un periodo da passare lontano da casa svolgendo lavori umili di cura del prossimo, dell'ambiente, degli spazi pubblici.
      È un'utopia, non lo faranno mai, ma penso sia l'unico modo per riportare un po' di coscienza di comunità nella nostra società malata e ultraindividualista.

    2. uomospeciale 19 luglio 2024

      Sarei favorevole solo se fosse un servizio unicamente civile e obbligatorio per entrambi i sessi.
      Obbligatorio non vuol dire che le donne lo fanno solo se vogliono farlo, mentre gli uomini non hanno scelta.
      Obbligatorio vuol dire obbligatorio, punto e basta.

    3. Nonso 19 luglio 2024

      Sei l'essere più duro dell'universo.

    4. sbregaverse 20 luglio 2024

      Mal comune mezzo gaudio ¿?

    5. Primadellesabbie 20 luglio 2024

      Mal comuni da 1/2 gaudio:

      Malagnino, Malcesine, Maleo, Malfa, Malito, Malnate, Malosco e Malvicino.

      Poi c'è un Malborghetto ma non è comune, quindi gaudio non condivisibile.

    6. sbregaverse 20 luglio 2024

      PER iusta completezza canoscitiva ci sarebbero pure
      I malamente camorriusi , ma sono comuni solo in campagna.

    1. Heidrek 19 luglio 2024

      Da ragazzo, alzatomi all’alba in una grande capitale europea famosa per la pulizia delle sue strade e piazze, scoprii il segreto: degli spazzini molto scrupolosi raccoglievano da terra con una rimarchevole metodicità ogni minima cartina o mozzicone visibile.

      Ma infatti quello che sfugge a molti esterofili è proprio il fatto che là dove le società di appaiono ordinate e le città pulite spesso il merito non è dei singoli cittadini ma di amministrazioni più attente e di forze dell'ordine maggiormente solerti.

    1. Martin 19 luglio 2024

      L'articolo e' pienamente condivisibile. Per esempio, e' ormai ampiamente dimostrato che la mera pulizia, illuminazione e ristrutturazione di aree e arredi urbani fa diminuire il crimine.

      In una ottica piu' ampia, il mutamento degli standards civili a partire dalle Presidenze Obama ha dell'incredibile, per chi come lo scrivente ha conosciuto gli USA prima. Gli USA erano un Paese ove era fin troppo facile essere arrestati e finire in galera almeno per una notte per comportamenti che in Italia erano irrilevanti, o al massimo multati: moderato eccesso di velocità, reckless driving, "unruly conduct", urinare per strada, oltraggio a pubblico ufficiale, shoplifting, ubriachezza pubblica, etc etc.
      A partire da Obama la maggior parte di tali comportamenti sono stati depenalizzati, e nella maggior parte delle città Dem e' addirittura vietato fermare e identificare chi fa shoplifting. Siamo proprio al delirio generalizzato.

    2. uomospeciale 19 luglio 2024

      La sinistra e i sinistrati sono sempre stati la rovina del mondo non solo in Italia e in Europa, ma ovunque.

    1. Martin 19 luglio 2024

      In sostanza proponi la famosa terapia "piccone e badile" di Joseph Stalin. Devo riconoscere che l'applicherei anche io, specie a vari commentatori televisivi e vari giornalisti, senza il minimo tentennamento.

    1. gix 19 luglio 2024

      In un determinato contesto di tempo e spazio, la teoria delle finestre rotte (o dei giardini incolti, o dei marciapiedi impraticabili, o delle strade piene di buche...) ha senz'altro una sua logica, basata peraltro sul principio di emulazione: se nessuno si cura del territorio, per quale motivo dovrei farlo io? Inoltre si dà per scontato che l'ambiente condiziona la personalità dell'individuo, cosa che sicuramente è indubitabile, ma che rimane ancora da stabilire nella misura percentuale. Dicono che la personalità di un individuo è condizionata all'incirca per il 50% dall'ambiente, mentre l'altro 50% è dato dalla propria genetica: è tutto da dimostrare, individuo per individuo, ma possiamo dare per buona questa interpretazione se usiamo il criterio della generalizzazione. Possiamo però dire che la teoria del degrado ambientale si adatta bene a posti come il Bronx o alla stessa ricca Palo Alto California. Sono posti privi di storia, che non stimolano particolare identificazione o appartenenza negli esseri umani che li frequentano, a prescindere dalla qualità di vita e dalla ricchezza dell'ambiente. Tutta l'America in fondo è così, la gente non ha radici sul territorio, per cui in genere si adatta senza problemi ai posti in cui va a vivere, anche perchè a ben vedere sono tutti uguali. Gli stessi immigrati si adatteranno più o meno bene a seconda del grado di identità e coesione storico-culturale del luogo da dove provengono.
      Altra questione: è vero che le regole sono necessarie per una civile convivenza tra individui, ma queste regole (principi e anche valori) non devono essere imposte, semmai devono essere accettate e riconosciute dopo periodi anche lunghi di condivisione e "sperimentazione". Il diritto stesso è così: le regole in fondo sono tutte uguali dal punto di vista dell'approvazione formale, ma solo quelle che sono introitate e sentite come giuste sopravvivono nella comunità. E' il cosidetto diritto comune, che non ha bisogno di obbligatorietà e imposizione...

    2. absitiniuriaverbis 19 luglio 2024

      Considerazioni sensate quelle che proponi, direi che sono comunque frutto di sperimentazioni più o meno riuscite che hanno generato comportamenti 'non necessariamente consolidati'.
      La gramigna fa il suo onestissimo lavoro e lo sa benissimo chi cura un orto. Questo per dire che l'ordine o il disordine non sono necessariamente all'antitesi uno dell'altro. La sopravvivenza gioca le sue carte ed è l'ordine che appare artificiale.
      Detto questo a chi appartiene 'la sopravvivenza' quando si parla di gruppi umani non eterogenei?
      La risposta è facile.
      Sicuramente un ambiente curato aiuta se non c'è lotta per la sopravvivenza.

    3. gix 19 luglio 2024

      Nella sostanza concordo, le "sperimentazioni" non vanno poi tutte a buon fine. Vedo spesso nei filmati di posti cosidetti del 3° mondo, Africa, Asia ecc. un disordine materiale ed esistenziale che a noi pare inconcepibile (pur vivendo in Italia, che per certi versi può considerarsi il 3° mondo dell'occidente civile, non certo come cultura, ma semmai come tecnologia al servizio dell'uomo), eppure probabilmente normale e più che assodato per coloro che ci vivono. In quello che noi consideriamo disordine, altri esseri umani vivono e prosperano tranquillamente (entro i limiti dati dalla sopravvivenza, ovviamente).

    1. ignorans 19 luglio 2024

      L'unico ordine che si deve mantenere è nei conti. Si deve controllare i conti e non fare debito. Se necessario anche evitando di svilupparsi, anche evitando "nuovi posti di lavoro".
      L'ordine sociale deriva dall'ordine economico.

    1. absitiniuriaverbis 19 luglio 2024

      È semplice scaricare le responsabilità individuali sulle spalle di altri, in questo caso lo stato che non fa non controlla non punisce... e nello stesso tempo constatare che ' se nessuno mi vede' ritorno a comportamenti incivili.
      Ad ognuno le proprie responsabilità, stato compreso. È la coscienza individuale che vede e sente tutto quello che facciamo.
      Lo stato dello stato non dove essere una scusa.

      Mio padre che ripeteva 'comportati da uomo'' mi risuona ancora nelle orecchie. E per mia fortuna.

    2. sbregaverse 19 luglio 2024

      Il punto è un altro chi non ha etica&estetica non si rende conto quanto è brutta una finestra rotta; mentre chi ce l'ha(etica&estetica) non attende l'intervento d'altri ( lo stato ) ma, come il buon samaritano, la ripara(la finestra) , a sua cura e spese.

    3. absitiniuriaverbis 19 luglio 2024

      Perché una finestra rotta è brutta?
      Forse, in alcune condizioni specifiche, non è adeguata all'uso. Ma questo necessariamente significa che è brutta?
      Mi hai ricordato roba giovanile, ovvero quando ci si accapigliava sulla validità di termini come ordine e disordine.
      Si tratta solo di definizioni più o meno adeguate ed accettate per poter intendersi ma questo non implica necessariamente che il disordine sia brutto!
      Se vuoi, entropia e sintropia!
      Il duale sempre in agguato!

    4. sbregaverse 19 luglio 2024

      Ubi maior minor cessat , anche perchè a quest'ora sei più sveglio di me ; però (Cfr. ma) ci sarebbe da interloquire se , tu prendessi in considerazione il fatto che............

    5. absitiniuriaverbis 19 luglio 2024

      Il 'ma' è avversativo. Dovrei utilizzare il però? Ma anche però è avversativo: aiutino, cosa intendi?
      Sono pronto a prendere in considerazione...quando e come ti convenga. Non subito, sono in palestra fino a pomeriggio inoltrato.

    6. sbregaverse 19 luglio 2024

      Ci sarebbero gli spazi per dotte dispute( garbugli azzerati^azzeccati) ma, dimmi tu, caro frate cenobita, ne varrebbero la pena ¿?

    7. gix 19 luglio 2024

      Egregio sbrega, mi dici niente, l'etica e l'estetica non te la fai da un giorno all'altro, possono volerci secoli di storia, di reincarnazioni, di cura dell'anima e accrescimento della coscienza. Ma forse oggi, con l'interconnessione che aumenta sempre di più, sarà più veloce...

    8. Nonso 19 luglio 2024

      Qui mi stai sulle palle, ma ti perdono

    9. absitiniuriaverbis 19 luglio 2024

      Perché cenobita? Immagino riferito al gruppo di cui, idealmente tu, io ed altri facciamo parte nel romitorio?
      Disputa no grazie. Chiacchierare per capirsi, si grazie.
      Se lo ritieni proseguiamo, se non lo ritieni non cambia nulla ovvero tutto come sempre.

    10. Heidrek 19 luglio 2024

      No bé alt un momento: mi stai dicendo che, oltre alle tasse che già pago, dovrei pure investire tempo e denaro per ripristinare gli spazi pubblici degradati della mia città?
      Mentre gli amministratori buttano soldi pubblici in progetti di "riqualificazione", cioè di cementificazione, dei loro amici palazzinari?
      No grazie.

    11. sbregaverse 19 luglio 2024

      Filosofo&filone.

    12. sbregaverse 19 luglio 2024

      Visto mai potrebbe bastare una briciola di culo.
      (dono grazia cuore amore et similia)

    13. sbregaverse 19 luglio 2024

      E' difficile, ne sono ben conscio, ma Francesco ( la ) pensava PARIMENTI.

    1. sbregaverse 19 luglio 2024

      Bene dopo quelle di Overton e quelle di Zimbardo, ci starebbe una conseguente integrazione tra le due vetrate.*
      *Le finestre specchio del reale
      ~finestre di sbrega▪~
      ▪sbregaverse l'immodesto.

    2. Nonso 19 luglio 2024

      Qui mi manchi, roba lacerante. Tu come fai a sopportare? Così mi insegni

    3. Bertozzi 19 luglio 2024

      Hai dimenticato quelle d(e)i Cancelli! Le Windows di Gates!

    4. sbregaverse 19 luglio 2024

      Ottimo ,frate Berto, qui ed ora si coopera condividendo.
      Vade retro il competere.

    1. uomospeciale 19 luglio 2024

      Mio padre sosteneva che alla nascita siamo tutti degli animali e basta, e solo con la disciplina, il lavoro e il dovere, si può trasformare uno stupido animale, in un essere umano.
      Purtroppo la deriva anarchica che nasce e prospera nel buonismo vigliacco e irresponsabile della rinuncia ( sia dello stato che delle famiglie e della scuola ) a imporre qualsiasi genere di regole limiti e punizioni, è destinata a durare ancora molto a lungo almeno fino al completo disfacimento sociale e civile della società tutta.
      Lo stato ha rinunciato al controllo del territorio e ad amministrare la giustizia reprimendo il crimine e scoraggiando i comportamenti antisociali, preferisce limitarsi a raccogliere tasse multe e imposte, risparmiandosi i costi della giustizia e scaricando sulla società il costi sociali di decine di migliaia di delinquenti impuniti.
      Ovvio poi che dal marciume nasce solo altro marciume, non scorderò mai le dichiarazioni tragicomiche di alcuni dei residenti nel quartiere dove rapirono quella bambina, la piccola Kata:

      -si questa è una zona molto difficile, ci sono spaccio, furti, ricettazione occupazioni abusive, molte risse, ogni tanto qualche accoltellamento ma nessuno si sarebbe mai aspettato un rapimento -

      Ma guarda un po che strano eh? Chi l'avrebbe mai potuto immaginare che tollerando per anni, il degrado l'illegalità e il crimine senza fare nulla si poteva arrivare pure ai rapimenti e agli omicidi?
      Incredibile!... Sono sconvolto!....Basito!.. Costernato!... Esterrefatto!
      Evidentemente nessuno ha mai spiegato a questi fenomeni che neppure Riina e Provenzano sarebbero mai diventati quello che sono diventati se al primo reato gli avessero spezzato le ossa facendoli urlare di dolore fino a perdere la voce, quando erano ancora dei ragazzini...
      Ma nessuno lo ha mai fatto, con i bei risultati che sappiamo tutti.
      E infatti oggi abbiamo in giro soggetti come questi 2 teneri virgulti, che dopo aver bruciato vivo un barbone per divertimento, non hanno fatto neppure un ( UNO ) giorno di carcere...

      https://www.ilgiornale.it/news/politica/clochard-ucciso-noia-i-due-minorenni-non-andranno-carcere-1637388.html

      Quanto all'educazione delle famiglie, via siamo seri... Molto spesso i genitori sono ancora peggio dei figli, che regole pensate che dovrebbero imporre ?
      Chi non ha imparato nulla che cosa potrebbe mai insegnare agli altri?
      Quindi abituiamoci al degrado, al marciume alla violenza urbana e sociale, perché sarà quello il nostro inevitabile futuro quando le cose andranno di male peggio e vedremo anche qui le bande di negri e di latinos armati di machete assaltare le case e mozzare le teste per la strada, come ho già visto fare in Messico e Africa.

    2. BrunoWald 19 luglio 2024

      "Lo stato ha rinunciato al controllo del territorio e ad amministrare la giustizia reprimendo il crimine..."

      È molto peggio di così.

      Nel mondo capitalistico (compresi Giappone, Corea e quant'altro) gli stati ormai sono associazioni a delinquere di stampo mafioso, a tutti i livelli: dal governo centrale fino all'ultimo municipio. Cambiano solo il giro d'affari e il livello d'impunità.

      Non è che non reprimano i criminali: sono associati con loro! Massoneria, finanza, governi, servizi segreti, magistratura e crimine organizzato formano un unico sistema di potere, che gestisce traffici miliardari su scala mondiale.

      Alla base della piramide ci siamo noi: se un criminale mi ammazza per la strada, è probabile che torni in circolazione in breve tempo. Ma se lo ammazzo io, poi dovrei dimostrare che è stata legittima difesa: anni di avvocati, spese, rotture di cogl*oni, e non è escluso di finire in galera. Ed è ovvio: eliminando un delinquente provochi un danno economico ai suoi soci, che poi te la fanno pagare.

      È il meraviglioso mondo in cui viviamo.

    3. sbregaverse 19 luglio 2024

      Alici ~ pesciolini pasto dei pescioni~ nel paese delle meraviglie ¿?

    4. sbregaverse 19 luglio 2024

      E come faranno , hic et nunc, a negarmi il PRIZE ¿?

    5. Giudice Holden 19 luglio 2024

      Non solo nel sistema capitalistico odierno, ma da secoli il mondo gira così. Il capitalismo moderno ha solo accentuato quegli aspetti a cui ti riferisci. Il vero potere crea legami, ragnatele tra i suoi commedianti... politici ignoranti, giornalisti deamicisiani, untuosi preti, magistrati rossi bianchi e verdi, militari medagliati di patacche, capitani coraggiosi e non, che restano comunque sempre sostituibili, eventualmente da dare in pasto al popolo bue per convincerlo che siamo in democrazia, e che anche il potente qualche volta paga... anche i ricchi piangono. L'importante poi, come in ogni soap che si rispetti, è che ci sia l'immancabile lieto fine. Perchè il popolo fregnone poi si intenerisce, e dopo il sangue vuol vedere il cattivo perdonato e riabilitato.
      I registi della farsa intanto, i veri "ricchi" stanno dietro le quinte, succhiano il sangue e ridono.

    6. Dico no 19 luglio 2024

      Eh dai ...modi ce ne sarebbero

    7. sbregaverse 19 luglio 2024

      Detto da te, cara sora NON dicente a prescindere, è detto dalla massima autorità in materia.

    8. Dico no 20 luglio 2024

      ‪‪‪‪🂳

    1. PietroGE 18 luglio 2024

      Il problema è che il nostro non è "Un ambiente governato da regole fatte rispettare.." ma un territorio governato dall'ideologia e a questa ideologia si sacrificano le regole, la sovranità e l'identità culturale. Il malessere sociale non è quello degli anni '70, ha cambiato forma e colore e il sentimento che spinge la gente a non comportarsi secondo le regole civili è quello di sentirsi parte di una società senza futuro. Il crollo demografico e il carpe diem imperante sono motivati dal 'vivi oggi perché non c'è domani'. Il reato, o anche solo l'inciviltà, non vengono considerati tali quando si vede la corruzione arrivare anche nei gradi più alti della cosa pubblica. L'appartenenza ad un ordine sociale non si impara a scuola, la si acquista con l'identità culturale e l'identificazione con il Paese nel quale vivi e nelle regole basilari che ne costituiscono l'ossatura sociale. Oggi ci sono in Italia strati della popolazione che non condividono neanche la costituzione, ma che l'ideologia di regime continua a definirli 'integrati', mentre la sub-cultura americana dei ghetti, con la sua musica e la sua droga, si fa largo nelle periferie delle città italiane e europee. Ottimo articolo di Pecchioli.

    1. LuxIgnis 18 luglio 2024

      Devo dire che questo articolo di Pecchioli, che a me non sta simpatico per nulla, mi è piaciuto.
      Ma faccio un appunto:

      Le regole formali funzionano se sono accompagnate da conseguenze, altrimenti diventano carta straccia.

      Non è completamente vero. Lo è solo se come nella nostra società il buon comportamento sia scontato, e mai premiato. Se invece di rincorrere i trasgressori, premiassimo coloro che si comporta bene? Non sarebbe meglio?
      Cioè, se non rispetto il codice della strada vengo punito, diciamo che è giusto. Ma se lo rispetto perché non devo ricevere un premio? Magari una riduzione delle spese assicurative o del bollo, per fare un esempio.
      Se io rispetto il codice, e non vengo premiato e vengo pure mandato a quel paese da coloro che non lo rispetto, ma chi me lo fa fare?

      Tipico di molti pensare alle punizioni come deterrente. Tipico di molti non pensare che queste nella storia non hanno mai funzionato. Mai. Abbiamo regole, e talune assurde, su tutto e tutti ma i trasgressori sono sempre tanti e aumentano. Anzi spesso sono solo una scusa per alimentare e aumentare il controllo.
      Ed è tipico di molti pensare che "chi fa il suo dovere" di cittadino o altro, non debba essere premiato perché suo dovere appunto.
      Du pall!
      Diamo per scontato che gli altri debbano essere buoni con noi. Non è detto e non è neanche giusto. Gli altri sono buoni con noi se noi li premiamo.
      Per premio intendo tante cose. Qui è inteso in senso molto lato. Se al mio vicino lo premio con sorriso, con un caloroso saluto, 9 su 10 mi risponderà di rimando. Poi lo str***o c'è e ci sarà sempre.

    2. sbregaverse 19 luglio 2024

      Ama il tuo nemico.... beh sì anche lo stronz... testimone, inoltre, che l'apparato cagatorio funziona alla perfezione.

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