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LA STRAGE DEGLI YESHIVA

DI GIANLUCA BIFOLCHI

Achtung banditen

Non volevo parlare dell’attacco armato ieri a Gerusalemme in cui otto civili israeliani sono stati abbattuti dal fuoco di un palestinese, ma dato che la stampa italiana si sta commuovendo per questo singolo fatto di sangue più di quanto abbia fatto per il prolungato massacro della Striscia di Gaza di una settimana fa, urge qualche contrappeso di decenza.

Il titolo sotto cui questa storia sta passando sui media italiani è “la strage degli studenti”. Bene, occorre dire che gli Yeshiva sono studenti rabbinici in un’accezione molto simile a quella secondo cui i Talebani sono studenti coranici, e le scuole religiose degli Yeshiva sono l’equivalente israeliano delle madrasa pakistane. Basti a ricordarlo il fatto che il palestinese che ha compiuto la strage è stato a quanto pare abbattuto da uno degli stessi “studenti rabbinici”, tra cui è di moda girare con Torah e mitraglietta Uzi.In occasione della morte di Baruch Goldstein — il medico autore della strage di Hebron, che al tempo della prima guerra del Libano aveva servito nella sanità militare israeliana, segnalandosi per il suo rifiuto di prestare assistenza medica ai feriti arabi — il dissidente israeliano Israel Shahak scrisse un memorabile saggio sugli yeshiva, al cui movimento Goldstein apparteneva, facendone emergere la natura alquanto singolare.
L’espressione “studente” farebbe pensare a dei ragazzi, ma solo una parte di essi sono adolescenti. Gli altri sono persone adulte che conducono studi religiosi con stipendi pagati dal governo israeliano, e molti di loro non hanno altra attività che questa. Tale munificenza delle autorità israeliane si spiega non solo con l’alto valore sociale che si attribuisce agli studi religiosi, ma soprattutto con l’opportunità di creare un incentivo economico a che queste persone accettino di vivere negli insediamenti dei territori occupati.

Le strade a solo uso ebraico che tagliano il territorio della West Bank, servono principalemte a permettere il passaggio dei torpedoni che ogni giorno prendono gli yeshiva dai territori occupati e li portano a Gerusalemme nei loro rispettivi istituti. Nel pomeriggio li riportano indietro.
Non è che gli yeshiva abbiano davvero bisogno di incentivi economici per vivere negli insediamenti, visto che nel loro fondamentalismo religioso quella è terra ebraica ed essi considerano un dovere religioso vivere lì per impedire che gli Arabi possano tornare a “rubare” la terra che Dio ha promesso al Popolo Eletto. Ma ovviamente i mutui a tasso più che agevolato, pagati con rate dedotte da uno stipendio governativo versato per andare a leggere ogni giorno la Torah a Gerusalemme, sono un puntello assai efficace alla loro già grande pietas religiosa.

Nella sua infinita bontà, l'”esercito più morale del mondo”, IDF, accetta di tanto in tanto di scortare i bambini palestinesi che vanno a scuola, perché spesso le mogli degli yeshiva, dopo che i loro uomini sono andati a studiare la Torah, si annoiano, e allora escono dalle loro porte e sottopongono i bambini palestinesi a fitte sassaiole e agli insulti più osceni.
Non mi unirò al coro di chi si affretta a denunciare la strage di ieri a Gerusalemme, perché ogni enunciato di condanna dovrebbe fare riferimento a standard etici universalmente riconosciuti, e validi nei due sensi. Ma questi standard, presso i difensori ad oltranza di Israele non esistono, e io non mi sottoporrò al rito dell’esecrazione, che è solo un modo di permettere a loro di segnare un altro punto.
Volevo solo ricordare alcuni fatti che di sicuro in questi giorni non leggerete sui giornali italiani. Se l’etica è fuori questione, che si operi almeno per la completezza dell’informazione.

Gianluca Bifolchi
Fonte: http://achtungbanditen.splinder.com/
7.03.08

Pubblicato da Davide

  • Alexis

    A quanto pare l’assalitore è stato abbattuto da un soldato israeliano…se proprio vogliamo dire la verità…

  • marko

    Dunque, siccome sono degli studenti di teologia, meritano di morire… Lineare, proprio, come ragionamento. A quando una bella sventagliata di mitra davanti a qualche seminario? Suvvia, questo articolo gronda antisemitismo da ogni riga.

  • Lestaat

    E figurati se non arrivava subito il bollino da antisemita…
    Che tempi!!

  • vraie

    sono considerazioni talmente ovvie che possono essere negate solo con logica da tifo calcistico

  • cesco

    Alexis,ho visto al TG l’intervista ad uno studente di questa yeshiva che affermava di aver sparato al palestinese.

    Magari non l’ha ucciso lui,ma certo era armato e ha sparato.

    Non che abbia fatto male, date le contingenze, anzi.

    Però è un fatto che una buona parte di questi studenti talmudici sono fanatici armati fino ai denti, molto più simili ai talebani che ai nostri seminaristi.

  • kozma

    ma su,cosa dite,poveri goyim!!??
    osate paragonarci con dei talibani?noi eletti da Dio?noi poveri perseguitati?
    ma siete tutti nazzisti e antisemiti!!

  • reza

    Una parte degli ufficiali del tshal, del shinbet e del mussad, sono ex studenti yeshiva e, a quanto pare, per raggiungere certi obiettivi nella gerarchia di sicurezza israeliana, avere le referenze del yeshiva costituisce unica condizione per andare avanti, oltre ad avere sul curriculum un punteggio particolare che riguarda il numero di palestinesi uccisi per mano del candidato per quei posti.
    Si tratta quindi , di una Scuola di assassini, che uccidono in nome della religione e lo fanno da parecchio tempo prima che a qualsiasi musulmano sia venuto in mente di lottare con le armi in nome della propria religione.
    Si tratta del CUORE DEL SIONISMO CRIMINALE, RAZZISTA E FASCISTA.
    Detto ciò, bisogna aggiungere che la mossa strategica in cui è avvenuto l’attacco ( attacco di un comandos composto da due persone, di cui uno palestinese ucciso sul campo ma l’altra è scappato, a yeshiva e la rivendicazione da parte di Hamas ) mirava a dimostrare ad Israele che è più debole e vulnerabile di quanto possano credere tutti i responsabili di sicurezza israeliana.
    Il vice di Olmert ha subito accusato l’Iran per questa azione e molti responsabili israeliani hanno parlato di Hezbollah, mentre la propaganda sionista lavava il cervello agli occidentali con i soliti discorsi univocamente favorevoli allo stato criminale di Israele, senza spiegare il perché del loro stesso silenzio sul massacro a Gaza, e a danno delle donne e bambini palestinesi, avveunto solo pochi giorni prima di questo.
    Infine Hamas ha rivendicato l’azione.
    In questi momenti Israele sta bruciando nel rogo che ha appiccato da solo, quando con la complicità dell’occidente politico e massmediatico, credeva di poter concludere l’affare Gaza/Hamas con il massacro dei civili che vi vivono, ma questa pressunta soluzione, che fu appoggiato direttamente dalle cancellerie inglesi ed americane, non poteva avere alcun risultato concreto sul piano di distruzione totale di Hamas, cosa a cui mirano i sionisti, e questo doveva essere chiaro agli israeloangloamericani.
    Di passo in passo, il vortice di violenza indiscrimanata degli israeliani verso i civili palestinesi, sta ingoiando l’esistenza stessa dello stato nazifascista di Israele, mentre i movimenti islamici di lotta al sionismo ovvero; la resistenza islamica di fronte al malvagio nemico sionista, sta dimostrando che è sempre più forte e vivo più di quanto i vertici di sicurezza sionista possano immaginare, di cui appunto, l’attacco dei comandos musulmani a yeshiva in risposta alle malvagità dei sionisti e alla uccisione di oltre 120 palestinesi in pochi giorni in un attacco vigliacco del tshal, di cui comandanti sono tutti ex studenti yeshiva.

    PS-Questa “chiave di interpratazione” dell’attacco di yeshiva è quella della RESISTENZA ISLAMICA –> Iran–> Hezbollah–> Hamas–> i musulmani che combattono per la libertà dal giogo sionista.

  • Tao

    BINGO E TORA'(I)

    DI MIGUEL MARTINEZ
    Kelebek

    Se è lecito compiere omicidi mirati…

    Se è lecito sterminare gli studenti della Moschea Rossa…

    Se è lecito mandare bombardiere a uccidere potenziali ribelli nel sonno…

    allora l’attacco dell’altro ieri, contro il Merkaz ha-Rav, il cuore del fondamentalismo militante ebraico, è una risposta militare lecita all’uccisione di oltre 100 palestinesi in pochi giorni. Una risposta che non colpisce questa volta un autobus pieno di civili; e nemmeno giovani militari di leva.

    Colpisce un punto nevralgico della produzione di violenza in Medio Oriente.

    Ma, come potete immaginare, non ho mai pensato che gli omicidi mirati fossero leciti, né che fosse lecito l’attacco alla Moschea Rossa…

    Gli italiani hanno, in genere, un’incapacità radicale di comprendere i cosiddetti fondamentalismi, compreso quello ebraico.

    E’ il segno di un paese in cui la religiosità è un cardinale dalle vesti svolazzanti, con un fruscio di chierichetti alle spalle, che benedice l’apertura di un grande magazzino.

    Fatto sta che quando si parla da noi dei fondamentalismi, lo si fa con un disprezzo tale, una certezza della propria superiore “moderazione”, da lasciare sconvolti. Un disprezzo che nasconde quantità enormi di ignoranza e di confusione, nonché proiezioni di idee cattoliche su religioni completamente diverse.

    Il fondamentalismo ebraico non fa eccezione. Che lo si affronti da posizioni antisioniste o filosioniste, si tratta comunque di parlarne come di una malattia dello spirito: il fondamentalista ha torto per lo stesso fatto di esistere.

    Sento spesso fare, da parte antisionista, affermazioni surreali su “Israele stato teocratico”; mentre da parte filosionista, tutte le colpe di un sistema intrinsecamente razzista vengono scaricate su qualche gruppetto di pittoreschi fanatici.

    “Pittoreschi fanatici” che poi entrambi confondono con quelli che sono invece semplicemente dei conservatori religiosi radicali, categoria ben diversa da quella dei fondamentalisti.

    Questo è un processo che ci è familiare anche in Italia, dove un sistema che si regge sul lavoro dei meteci e deporta e incarcera quelli che si ribellano, ribolle di sdegno per ogni battuta cretina di Calderoli.

    Per dire qualcosa sul fondamentalismo ebraico, credo che occorra partire dagli Stati Uniti: anche se solo una piccola parte della popolazione israeliana è di origine nordamericana (meno del 3%), è comunque cruciale il ruolo culturale, economico, militare e politico degli Stati Uniti; e in particolare di organizzazioni e comunità ebraiche radicate negli Stati Uniti e quasi totalmente americanizzate.

    Miguel Martinez
    Fonte: http://kelebek.splinder.com/
    8.03.08