La Speranza di Ieri

La Speranza di Ieri
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Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org

PREMESSA

Questo scritto, forse ancora attuale, è una riedizione di mie considerazioni di alcuni anni fa. Ripercorre le sensazioni del dopoguerra e parla della speranza che scienza e tecnologia siano in grado di migliorare l'umanità, annientando “le barbarie delle guerre tra popoli", aumentando "la forza conciliatrice della tolleranza e del senso comune di umanità" per la pace, la sicurezza, il bene per tutti. Speranza vana, ma dura a morire.

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Chi è nato nel decennio dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale non ha visto gli orrori, non ha provato le paure, non ha visto i milioni di morti e la sofferenza, perché quando era nato, era già tutto diventato racconto. Era come una favola dell’irreale, che formava la mente di bimbi, senza i dettagli della tragedia, ma con la gran suggestione degli eventi fantastici, con le storie di bombe che cadono, a grappoli, degli scoppi, delle macerie, delle navi che affondavano, ma non dei morti: tutto narrato in modo discreto per non impressionare le piccole menti. Ma si capiva la valenza del male e dell’enorme sollievo di quando tutto finisce. Si capiva la fame, la paura, le fughe dentro i rifugi, il buio, la disperazione, il dolore, la sofferenza che, tutto a un tratto, diventava speranza.

Quando giocavano con dei rudimentali giocattoli, o correvano nei prati, avevano la sensazione che quello era un privilegio che i bambini che li avevano preceduto non avevano avuto e che erano stati, molto, molto più sfortunati di loro, e che la grande speranza di un futuro migliore era l’immensa fortuna che era loro toccata. Il disastro era finito e dovevano solo ricostruire. E i grandi si erano messi a ricostruire: pian, piano, le macerie venivano rimosse, e la gente si trasferiva dalla casa col cesso in comune, alla turca, e andavano in una casa col cesso a tazza, fuori, nel ballatoio ma solo per loro, e i bimbi avevano anche una cameretta da condividere con il fratello o la sorella e non, come era successo all’inizio, con un solo letto per due in un angolo della cucina. Poi, mentre custodivano la speranza, per le nuove generazioni la speranza è diventata certezza e poi è diventata un diritto. C’è una gran differenza tra speranza e diritto: la speranza richiede fatica, impegno, energia. Per il diritto non serve che ti affatichi, ti deve essere consegnato senza troppe storie, è roba di proprietà, non è la paziente conquista, ma un qualcosa che si deve pretendere e, se non viene subito data, si è autorizzato a fare violenza. La differenza tra speranza e diritto, la si vide nel sessantotto, quando dei giovani, senza passato di povertà, pretesero di rivoltare il cammino, e dicevano che bisognava accelerare verso i diritti: della cultura, dell’uguaglianza, della partecipazione a tutte le decisioni. Per questo, anche traviati da falsi maestri, si assegnavano, senza fatica, gli stemmi della cultura e della conoscenza, e sfasciavano tutto.

La speranza di un tempo era assistita dall’angosciato ricordo della visione di mostre di foto dell’Olocausto. I fili spinati con aggrappati degli uomini dalla magrezza incredibile, con mani e teste da scheletro e dei bambini senza sorriso con lo sguardo sperduto nella disperazione, e dei vestiti a strisce con corpi che ci ballavano dentro, e le stelle gialle, e le lunghe sfilate di denti strappati da tante bocche svanite, e le immagini di lugubri forni, e un sottofondo irreale, senza sole, grigio e senza futuro. Con un’insegna sorniona: il lavoro vi renderà liberi. Ma tutto quello era diventato di carta! Era il monito che quello che era passato, era passato e non poteva essere più. E allora, la speranza, pian piano, a piccole dosi, si trasformava in quasi certezza. I giovani di quel tempo vedevano il progresso che avanza, inesorabile, la scienza e la tecnologia che facevano, ogni giorno, miracoli. La gente ora sapeva non solo leggere e scrivere, ma governare sistemi di grandissima complessità; le case erano sempre più confortevoli, con il frigorifero, la lavatrice e il riscaldamento centrale. Non si doveva più andare a prender la legna da bruciare, con parsimonia, nella stufa di ghisa. Non si sentiva più il tanfo del sudore dovuto al lavoro o, più semplicemente, alla sporcizia e non si poteva più canzonare il compagno di scuola a cui puzzavano i piedi. L’igiene e la salute sono una nuova certezza, con creme miracolose che rendono belle le brutte e danno l’illusione dell’eterna giovinezza. C’è il telefono, la comunicazione sempre più veloce, la televisione, il calcolatore, internet, i sensori che ti proteggono, i robot, le macchine intelligenti e servizievoli …

Si era abbagliati della speranza di ieri, dall’ineluttabile opportunità di costruire un mondo migliore sostenuto dalla tecnologia, che avrebbe reso solido e incrollabile il diaframma che ci difende dagli scoppi di bestialità collettiva e dagli impulsi distruttivi che minano i diritti, la libertà, la sicurezza. Si era accecati dall’illusione che il progresso della scienza avrebbe immancabilmente prodotto un equivalente miglioramento morale. E si sbagliava. La scienza e la tecnologia sono solo degli strumenti che, con grande sgomento, sono stati carpiti da torme d’incapaci e di approfittatori, che usano i prodotti della tecnologia e della scienza per far da stampella alla loro ignoranza e alla loro immonda bestialità.

Il ricordo degli orrori passati, pian piano, s'è sbiadito; anche se nuovi orrori sono apparsi all'orizzonte, la cortina fumogena creata dalla tecnologia li ha fatti sembrare storie fantastiche. Con i buoni che sbaragliano i cattivi, usando defoglianti per scovare i malvagi nascosti nella foresta, aiutati da armi sempre più precise e letali, casomai, caricate con uranio impoverito dato che è più economico ma altrettanto efficace del tungsteno a perforare le corazze dei cingolati. Poi, con l'uso dei droni, i buoni scovano e annientano i veri cattivi, eventualmente contornati dai loro bambini, nelle zone più remote del mondo. I cattivi, ... quelli che minacciano il nostro benessere! Quelli che vogliono sostituirci nell'egemonia, e che non vogliono più costruire per noi le cose che rendono la nostra vita piacevole. Lo sappiamo bene! Le notizie della loro cattiveria arrivavano in tempo reale. E allora, fan bene quelli che ci governano! Raccontano solo quelle cose, dicendo forse bugie, che sostengono la nostra acrimonia. Hanno pietà solo per i nostri che cadono. Gli altri, giustamente, non contano nulla. Censurano, e lo fanno per il nostro bene, le notizie che i cattivi vorrebbero diffondere per la loro causa malvagia. E tutto questo, anche se, e non lo dicono, il nostro benessere viene corroso dalla loro insipienza, pur mantenendo i cattivi nello stesso stato di poveri.

Per chi è nato nel decennio dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la speranza è dura a morire, anche se si tenta di soffocarla, specie se è nata ieri, quando la speranza aveva una grande ragione di essere, quando nasceva nella giovinezza, con dietro alle spalle un grande disastro e davanti un futuro che deve annientare le barbarie delle guerre tra popoli, con streghe e fantasmi che sono spariti, sostenuta dalla solida fede che la forza conciliatrice della tolleranza e del senso comune di umanità concederà la pace, la sicurezza, il bene per tutti. La speranza diventa anche certezza che il progresso tecnologico sarà in grado di generare un nuovo illuminismo, che darà nuova sicurezza e una solida stabilità e che diventerà presto anche il diritto a un progresso inarrestabile, sia sociale che morale ed etico. La speranza è dura a morire, anche se ogni giorno si sentono notizie sempre più sconsolanti, malgrado tu stesso, e, forse, molti fratelli, vediate ogni giorno, direttamente portate nella tua casa da beffardi prodotti della tecnologia, immagini di ingiustizie, di persone che vengono incarcerare senza ragione, di bombe che uccidono senza riguardo grandi e piccini, di ladri che pensano solo alla loro supremazia e di quella dei loro sodali, di stupidi uomini che ridono senza ritegno, che si beffano dei tuoi diritti scritti su inutili pezzi di carta col titolo: Costituzione.

La speranza non riesce a morire. Anche in un paese che sembra senza futuro, circondato da altri che non sono migliori, se alzi lo sguardo, vedi la stella dei sogni della tua giovinezza, che illumina il miraggio del mondo che vuoi, e speri che il presente declino sia solo un apostrofo scuro del lungo e inarrestabile cammino del progredire.

Di Franco Maloberti per ComeDonChisciotte.org 30.12.2022

Franco Maloberti Professore Emerito presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Informatica e Biomedica dell’Università di Pavia; è Professore Onorario all’Università di Macao, Cina.

Commenti (38)

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Mostra commenti 38 caricati
    1. BrunoWald 31 dicembre 2022

      Al di là delle diatribe generazionali, direi che in questo articolo la radice del male si mostra chiaramente: l'autoinganno. E non una, ma diverse generazioni si sono lasciate blandire dalla voce suadente della menzogna, perché era la cosa più piacevole e meno impegnativa da fare.

      La guerra l'han persa i fascisti, mica l'Italia. ("Fascisti" che fra l'altro erano quasi tutti, fino al 25 luglio 1943, per poi diventare quasi tutti miracolosamente antifascisti). Gli americani ci hanno liberati, mica invasi. Gli invasori erano i tedeschi, nostri alleati fino al giorno prima.
      È così dolce pensare che il Male è tutto da una parte (quell'altra...), che il Bene alla fine trionfa, e abbandonarsi all'accettazione acritica e bambinesca di immagini e simboli che un'accorta regia ha saputo infilarci fin dentro all'inconscio, per poterci controllare nei secoli... Perché, come scriveva l'ebreo Lippmann (un maestro nel suo ramo) "la rieducazione sarà completa quando il vinto avrà interiorizzato la narrativa del vincitore".
      Col tempo si è cominciato a sperimentare un benessere senza precedenti, chi mai avrebbe messo in dubbio le "certezze" su cui si reggeva l'intera baracca? Chi mai avrebbe dubitato che "andrà tutto bene"? E naturalmente l'Italia è diventata americana, come osserva Sarah, perché era la cosa più comoda e piacevole da farsi... Non vorrai mica metterti contro i più fichi, quelli dello "sbarco sulla Luna", Sognando California, la Statua della Libertà?
      E così è stato per tutto il resto: "viviamo in democrazia", la "comunità internazionale", i "diritti", la "solidarietà", "il progresso scientifico risolverà i problemi", l'Europa ("i cittadini potranno scegliere in un immenso mercato"...), l'euro "che ci darà potere d'acquisto", e così via...
      Se ci si lascia prendere piacevolmente per il culo per oltre mezzo secolo, se ci si fa comprare con qualche specchietto, come i selvaggi d'antan, poi non ci si può mica lamentare se chi ci ha sempre turlupinato facilmente decide che la festa è finita e mette il cetriolo alle sue vittime, brutalmente e senza anestesia.
      In simili circostanze, la fiducia nell'inarrestabile progresso e la speranza che non s'arrende sono proprio l'atteggiamento peggiore possibile. E dire che un idolo dei progressisti, Piero Pelù, ve lo cantava già ai tempi che furono:

      Se la speranza è l'ultima a morire, chi visse sperando morì... non si può dire!

    2. FrancoMaloberti 31 dicembre 2022

      beh, lo dico nella premessa: speranza vana ...
      Quello che è interessante nella discussione generata, è il tentativo di dare la colpa a qualcun altro. Alla generazione nata nel periodo 1945-1955 (che ora ha 67-77 anni), e non a quell nata dopo il 1955. Ho letto sconnessi commenti di chi ha una cinquantina di anni e che si mette dalla parte delle vittime, poverine, indifese, da proteggere ...

    1. sarah 30 dicembre 2022

      Sento il bisogno di risponderti, @R66 perché la discussione si è fatta intensa e credo che necessiti di quante più testimonianze possibili. Tra venti o trent'anni? Se sarò ancora a questo mondo senza essere colpita da forme di demenza ( rese più probabili dalla attuale prolungata pesantezza del vivere ) ti rispondo di no, non penso che mi distaccherò dai miei principi morali, dalle mie convinzioni. L'intelletto sarà ancora più maturo, forse, forgiato da ulteriori esperienze di vita, alcune convinzioni limate qua e là, l'arte del compromesso forse ancora più affinata. Ma la propria natura no, quella resta tale. Ce lo ricordano anche i classici: "caccia pure la tua indole col forcone, ritornerà comunque". E sì, anch'io, per farla breve, mi sarei aspettata di più dalla generazione del boom: spesso delusa dalla superficialità consumistica che hanno dimostrato ( i più, non tutti ) negli anni Novanta e dalla cinica indifferenza verso lo sfascio sociale che successivamente ha eroso buona parte del mondo in cui loro avevano vissuto. Riguardo alle condizioni di lavoro, riporto la testimonianza diretta della mia nonna, classe 1926, nata in un contesto agricolo del nord Italia: mi raccontava - riporto le parole il più fedelmente possibile anche se lei è mancata da tempo - che quando dal lavoro in campagna era riuscita ad "entrare a lavorare in fabbrica in città" ( una fabbrica tessile ) le sembrava di "giocare" rispetto alla fatica di prima. Questo per contribuire a quanto detto da alcuni di voi nei commenti di prima. Io ho avuto la fortuna, se così possiamo chiamarla, di avere genitori piuttosto diversi dalla media di comportamento dei loro coetanei: mia madre specialmente che, pur senza un particolare grado di istruzione, ha sempre dimostrato un'intelligenza fine, un forte spirito critico e molta coerenza rispetto alle tendenze momentanee. E' lei che mi ha sostenuta autenticamente negli studi e che forse mi ha lasciato in eredità una forte tendenza al pensiero divergente, quello stesso che molte volte mi porta fuori dal gregge e per il quale sono qui con voi a commentare gli eventi.

    2. sarah 31 dicembre 2022

      A volte il "bello" di queste discussioni è proprio quello di andare in parte fuori tema perché non si tratta di perdere di vista l'argomento principale ma di utilizzarlo per far scaturire riflessioni a loro volta interessanti. Nemmeno io m'impelago in complessi confronti generazionali con vinti e vincitori e anzi, approfitto per tornare un attimo all'articolo. Al di là degli aspetti tecnici che sono certamente più cari all'autore che a me in questo caso, il tema e tutt'altro che banale. Per esempio, che cosa è andato storto almeno in parte? Perché la generazione "della speranza" si trova oggi a dover fare dure constatazioni sulla realtà e a volte ad accettare le amare critiche che le rivolgono le generazioni più giovani? E' un aspetto che l'articolo non considera: negli anni del dopoguerra la diffusione dei mass media ( assoluta novità ) ha promosso il diffondersi di una cultura che, a mio avviso, ha interrotto il legame tra i giovani di allora e i valori della generazione precedente. L'Italia era diventata americana ( come americano era gran parte del denaro che ha finanziato inizialmente una certa ripresa ). Se pensi anche solo alla retorica cinematografica, è abbastanza chiaro lo stravolgimento dei valori di riferimento. I giovani vedevano film di guerra ove il soldato americano incarnava non solo il vincitore, ma l'ideale fisico, culturale e morale a cui tendere. Sono stati venduti sogni e bugie e non me ne vogliano coloro che ritengono tutto ciò "stupido antiamericanismo". Nelle rappresentazioni di allora, tutto ciò che era "altro" ( europei ed italiani in primis ) era rappresentato come imperfetto, da correggere quando non da biasimare in toto. Nessuno ha parlato di noi, di chi ha continuato a lavorare, dei valori che ha difeso. La cultura è svanita nello sfavillante americanismo. I giovani degli anni Cinquanta hanno dimenticato in fretta ed hanno avuto subito ben altri modelli a cui rifarsi. Bene o male, non entro nel merito e non do giudizi di valore, mi limito a constatare. Quanto alla fiducia nel progresso, essa è giunta oggi ad un paradosso: a differenza dei decenni scorsi, la tecnologia o la scienza in sé ( punti tanto fermi nella nostra vita quotidiana ) non sono più elementi sufficienti a garantirci tranquillità e fiducia. La "tecnologia" oggi è vissuta per lo più come una dipendenza da apparecchi di comunicazione ( anche se sarebbe ben altro ma la cosa non è più percepita ) e la scienza ha fatto progressi eppure noi siamo ugualmente, se non più di chi ci ha preceduti, preoccupati per la nostra salute fino alle distorsioni che ancora oggi ci affliggono. E' un'epoca che giunge al termine.

    3. sarah 31 dicembre 2022

      Ha delegato perché non ha sentito il bisogno di impegnarsi direttamente. La cultura individualista della prima ora diventava quasi alla portata di tutti, viste le condizioni materiali in miglioramento evidente. Se si toglie la militanza comunista ( divenuta negli anni sempre più simbolica e avulsa dalla realtà ) un semi-perenne governo di unità nazionale ha garantito uno status quo quasi invariato fino al 1991 circa. Nessuno si è preoccupato di interrompere il meccanismo della delega perché ben pochi hanno custodito il significato complessivo della loro evoluzione sociale, tutti gli altri erano distratti da messaggi superficiali e faciloni. Poi, certo, il fenomeno non ha riguardato solo l'Italia ma se si fa caso in altri paesi i più giovani sono maggiormente coinvolti nei vari livelli della struttura sociale ( lavoro in primis ). Colpevoli o innocenti, sono sicuramente figli del proprio tempo, un tempo che la storia forse dovrebbe avere l'onere di scrivere con più precisione.

    4. BrunoWald 31 dicembre 2022

      Perché "stupido antiamericanismo"? Hai toccato una questione essenziale nel modo più esatto e pertinente. Ma si può dire lo stesso di tutto il tuo commento, che ritrae un'epoca in maniera ammirevole.

    5. BrunoWald 31 dicembre 2022

      "è la delega ad esser andata storta."

      Esatto. Questo è precisamente il problema dei problemi. È tutto un mondo di credenze illusorie, nutrite anche in buona fede sin dai tempi dell'Illuminismo, ad aver fatto bancarotta. E la "pandemia" a mio avviso è stata la sua pietra tombale.
      Coloro che non l'hanno capito, e restano attaccati a quelle illusioni, si stizziscono quando glielo fai notare, e dispiace pure perché sono brave persone. Purtroppo la realtà delle cose ha una logica del tutto estranea ai nostri sentimenti.

    6. sarah 31 dicembre 2022

      Grazie, @BrunoWald, le sue parole mi fanno piacere. Quella è una critica che mi è stata spesso mossa in altri contesti. Le auguro di cuore buon anno.

    7. BrunoWald 31 dicembre 2022

      Tanti auguri anche a lei.

    1. natascia 30 dicembre 2022

      Ho avuto la fortuna di vivere con mia nonna classe 1907. Febbre spagnola, charleston, autarchia, solidarietà generazionale,dura agricoltura,allevamento,botanica, saperi antichi uniti al rispetto per se stessi e per gli altri, dottrina cristiana ma non bigottismo, vera carità. Tra le sue riconoscenze alla modernità colsi quelle per la penicillina e per la radio. Visse troppo a lungo perché soffri’ inutilmente a causa del progresso improvviso cui fu costretta. Oggi in questo caos sarebbe molto a suo agio, saprebbe cavarsela perfettamente e aiuterebbe verso l’unica transizione possibile quella verso l’umanità.

    2. Fantine 30 dicembre 2022

      Grazie dell'umanità che si respira sempre nei tuoi commenti, Natascia.

    3. natascia 31 dicembre 2022

      Grazie a te di esserci cara Fantine.

    4. Fantine 31 dicembre 2022

      Buona fine e buon principio, cara Natascia.
      Che il nuovo anno ti trovi e ti renda felice.

    1. Martin 30 dicembre 2022

      La generazione del dopoguerra, quella piu' vecchia della mia (io sono nato negli anni 60), ossia la generazione che era giovane negli anni 50 e 60, e' quella che si e' letteralmente ammazzata di lavoro in un' Italia distrutta dalla guerra, con tanta fame e tanta poverta', e che ha creato il boom economico del nostro Paese.
      In sintesi e' la generazione che rompendosi la schiena e con pochissimi divertimenti ha dato benessere alla mia generazione e a quelle successive.
      La mia generazione e le successive dovrebbero solo ringraziarla, sotto questo enorme e decisivo profilo.

      Che le generazioni odierne piu' giovani si permettano di insultarla del tutto gratuitamente ("la generazione del dopoguerra è quella che presenta la percentuale di esseri pensanti più bassa di sempre" - notare il "di sempre" del tutto campato per aria) non fa che confermare che le attuali giovani generazioni sono il punto piu' basso dell'Occidente dalla fine del 1800 - come tralaltro argomentato da diversi biologi e psicologi evoluzionisti, a partire dal QI, in discesa vertiginosa. Per non parlare della spina dorsale, divenuta un' astrazione.

      La caratteristica dominante di queste nuove generazioni e' la pretesa di essere mantenute dalle precedenti a titolo di diritto. Finiranno invece per avere molto meno della generazione dei loro padri - continuando cosi', anche meno dei loro nonni, un record millenario! - e non gli sfiora minimamente l'idea che cio' sia anche, se non principalmente, COLPA LORO. E' infatti, di tutto, sempre colpa degli altri e mai loro.

      Potrei continuare, ma so che l' attention span di questi poveretti non va oltre qualche minuto. Oltre, si stressano, ciccetti di mamma.

    2. Martin 30 dicembre 2022

      Forse dovresti specificare cosa intendi per generazione del dopoguerra. Poi concordo al 100% con il fatto che le lauree possono essere inutili. Di cretini con la laurea ne ho conosciuti centinaia.

    3. Martin 30 dicembre 2022

      Ma dovresti forse fare uno sforzo "cristiano" per metterti nei panni di quella generazione (che non e' la mia): e' cresciuta tra le rovine e la poverta' del post WW2. Io, nato negli anni 60 da famiglia medio borghese, sono gia' figlio della "grassa"- che devo a quella generazione.
      Ogni generazione ha una sua storia: pensa per esempio ai disgraziati Europei nati alla fine del 1800 (i miei nonni), spediti in massa da giovani a sbudellarsi nella WW1, e 20 anni dopo, nella WW2. Pensa che tragedia.

    4. Hospiton 30 dicembre 2022

      Un attimo Martin, le generazioni protagoniste del boom anni 50-60 sono quelle nate negli anni 10-20-30, sono loro che hanno rimesso in piedi il Paese, non certo quelle nate dal 1945 in poi, entrate nel mondo del lavoro a metà anni 60, quando un certo benessere era già diffuso. Chi ha lavorato in condizioni disumane (e alle testimonianze dirette posso aggiungere studi sulla storia dell'agricoltura e sulle bonifiche effettuate in Sardegna e nel Lazio, che coinvolsero migliaia di contadini del nord Italia) furono i mezzadri che si spaccarono la schiena nelle campagne di un'Italia ancora contadina dal 1918 al 1950 (evito di tornare più indietro nel tempo, situazioni da "l'albero degli zoccoli"). Uomini alla mercé del padronato, agrari, conti, baroni ecc, coloni che soffrivano letteralmente la fame (a Arborea, durante la bonifica, i capofamiglia nascondevano parte del raccolto per poter dare qualcosa in più alla numerosa prole, dato che il 50% del coltivato spettava alla Società che gestiva il tutto. Condizioni di mera sopravvivenza e non parliamo dell'era feudale, ma dell'Italia anni 30-40!) Nel secondo dopoguerra la situazione migliorò lentamente poiché, come sappiamo, gli americani decisero di promuovere il rilancio del Paese in ottica anticomunista, ed ecco che i mezzadri diventarono assegnatari dei poderi, oppure andarono a ingrossare la forza lavoro nelle fabbriche torinesi e milanesi. Una congiuntura favorevole dopo decenni tremendi, con due guerre mondiali, una catastrofica crisi economica e decine di milioni di giovani sacrificati, congiuntura di cui potè approfittare per meri motivi anagrafici la generazione nata nel post 1945, che passò un'infanzia difficile tra le macerie del dopoguerra ma trovò prospettive lavorative mai viste da alcuna generazione a essa precedente. Non voglio star qui a dar giudizi generazionali, diventano processi senza fine e sostanzialmente inutili, solo rimarcare che chi ha veramente sputato sangue in condizioni terribili (anni 20-30-40) è il "terzo stato" ante seconda guerra, non certo quello post che ha vissuto in un'Italia con comodità e tecnologie impensabili fino al 1945, in vari settori.

    5. Hospiton 30 dicembre 2022

      Eh già, non mi metto a dar voti alle varie generazioni, esercizio sterile e troppi fattori intervengono a influenzare gli eventi, ma se qualcuno si vuol prendere meriti indebiti o scaricare la coscienza è giusto mettere un po' di ordine, ed è innegabile che l'attuale tracollo italiano sia avvenuto con al potere i post 1945, più qualche fuori-quota delle nidiate precedenti (come Napolitano, "nato già vecchio" diceva Massimo Fini). Ormai è inutile recriminare, certo sarebbe apprezzabile evitare lo scaricabarile sugli attuali giovani, esercizio che si pratica troppo spesso...sono ovviamente i meno colpevoli in assoluto dello scempio cui assistiamo, immersi dall'infanzia nella società dell'apparenza, vacua, frivola, plasmata da chi li ha preceduti (la TV spazzatura di Mediaset, autentico crimine contro l'umanità, è partorita da un altro laborioso figlio del boom, se non sbaglio classe 1936), non certo creata dagli attuali under 30. Lasciamo perdere le condanne, roba da piddini, e tiremm innanz ma concordo, nessun over 40 dovrebbe parlare di meriti generazionali, è una questione di decenza.

    6. Cachafaz 30 dicembre 2022

      Condivisibile quanto affermi, con la precisazione che dopo aver sofferto in precedenza, i nati negli anni 10-20-30 a partire dal 1950 circa , hanno potuto godere del rilancio del paese, chiunque era in gamba e aveva voglia di lavorare e intraprendere divento' benestante! C'e' gente che ha fatto soldi semplicemente commerciando con un asino in un posto particolare dove c'era bisogno di fare consegne per merci che mancavano. Poi certo il boom economico e' contin uato e ne ha beneficiato soprattutto la generazione nata negli anni 1940-1955, direi.

    7. Hospiton 30 dicembre 2022

      Certamente, la mia era solo una puntualizzazione su quale generazione, per meri motivi anagrafici, abbia rilanciato il Paese nel post 45. A ogni modo gli anni 50 rimasero durissimi per parecchia gente, le difficoltà erano presenti in vaste aree dell'Italia, come sappiamo...prima citavo Arborea perché è un contesto che conosco bene: nonostante a metà anni 50 i coloni fossero diventati proprietari dei terreni su cui avevano lavorato come mezzadri per decenni, le condizioni di vita erano ancora così tremende che intorno al 1959-60, non appena gli opifici del nord furono pienamente operativi, circa 2000 abitanti su 5000 abbandonarono il paese e le campagne bonificate nei dintorni per riversarsi nei centri industriali del nord (contò anche il fatto che molti dei coloni fossero di origine veneta, quindi si riavvicinarono ai loro luoghi di nascita). Anche solo 10 anni dopo quest'esodo probabilmente non si sarebbe verificato, come in tutti i settori pure nell'agricoltura e nell'allevamento le condizioni lavorative migliorarono enormemente tra i '60 e i '70, grazie a una serie di innovazioni, perfezionamenti ecc (Arborea divenne una delle più floride realtà agricole della Penisola)

    8. Martin 30 dicembre 2022

      Vero, ma non e' che chi ha vissuto il periodo 1945-1960 se la sia passata meglio. Parla con chi era giovane in quel periodo: fame e poverta'.

    9. Hospiton 30 dicembre 2022

      Ho conosciuto persone di varia estrazione sociale che han vissuto quel periodo, oltre a aver letto numerose interviste riguardanti la vita dei contadini. E per l'appunto ho parlato di un'infanzia non certo semplice, per molti appartenenti a quella generazione, l'Italia uscì a pezzi dal conflitto (mio padre crebbe in una Cagliari letteralmente sventrata dai bombardamenti). Ma quando entrarono nel mondo del lavoro, diciamo dal 1960 in poi, trovarono condizioni abbastanza favorevoli (non una passeggiata, ma rispetto ai decenni precedenti un buon passo avanti)

    10. Martin 30 dicembre 2022

      Sicuro, ma gli anni tra il 1940 ed il 1960 lasciarono il segno su tutti.

    1. Eugiorso 30 dicembre 2022

      Anch'io sono nato nel decennio successivo a quello della fine della seconda guerra mondiale e quando ero giovanissimo logicamente vedevo il mondo con gli occhi di un bambino, ma non ho mai creduto, in fondo, alle "magnifiche sorti e progressive", inoltre credo che la speranza di un miglioramento nel corso degli anni sia legata alla giovane età, non alla "fiducia nel progresso" scientifico o ad altre corbellerie ...

      Cari saluti

    2. FrancoMaloberti 30 dicembre 2022

      Famiglia ricca?

    3. FrancoMaloberti 30 dicembre 2022

      Mi spiega perché chiama "creduloni" e "magnifiche fandonie" le cose da cui dissente? Rispetto il suo parere ma, forse, se lo esprimesse e non usasse termini inappropriati, sarebbe meglio. Capisco che Lei è vecchio, ma dovrebbe essere meno acido.

    4. Eugiorso 30 dicembre 2022

      Non proprio: papà capo reparto e mamma casalinga ... figlio unico.
      Diciamo che si viveva decentemente, dal punto di vista materiale.

    5. FrancoMaloberti 30 dicembre 2022

      Ho letto tutti i suoi commenti e, francamente, non ho trovato argomentazioni logiche significative. Parla di disastri, ma quali? Parla di disparità finanziarie. Ebbene, l'indice Gini che misura la disuguaglianza è diminuito da 0.42 a 0.38 nel periodo 1948-1967 (zero significa uguale distribuzione). Ora è circa 0.35. Non è un grande valore, ma accettabile. Vede, parlare e criticare è facile, specie se si è nati negli anni 70. Io, a quei tempi, per mantenermi agli studi andavo in fabbrica allo zuccherificio (turni di 8 ore), e facevo ripetizioni a studenti poco capaci. Il tutto, per laurearmi a Luglio dell'ultimo anno.

      Per quanto riguarda la Sua risposta di sopra, la considero negativamente. L'ultima frase, poi, mi sembra sconnessa ....

    6. FrancoMaloberti 31 dicembre 2022

      Devo ammetterlo: Oscar Wilde aveva ragione!

    1. FrancoMaloberti 30 dicembre 2022

      Grazie del commento che, pur scombinato, mi ha fatto sorridere e ricordare Brontolo, della favola di Biancaneve. Spero proprio non rassomigli troppo a Zeno Cosini.

    1. Martin 30 dicembre 2022

      Interessante descrizione del salto generazionale in Europa post WW2, nella quale in parte mi riconosco - ma colpi di stato, dittature, guerre e stermini indiscriminati di civili sono continuati ininterrottamente nel mondo dopo la WW2. L'elenco e' tragico e lunghissimo.

    1. sbregaverse 30 dicembre 2022

      Mio caro, sarò FRANCO, e SE il problema, stesse,
      PROPRIO TUTTO :
      nella SPERANZA《 che non vuole morire 》 ¿?

    2. emilyever 30 dicembre 2022

      L'Italia è l'unico Paese in cui restare senza Speranza è una cosa positiva

    3. sbregaverse 30 dicembre 2022

      Non posso che sorridere al simpatico calambour, e a completare il tuo 《senza speranza》(il che è meglio) direi che la negativà connessa alla speranza, anche come virtù teologale, è che sposta al DOMANI , l'ATTENZIONE per l' ADESSO.

    4. absitiniuriaverbis 31 dicembre 2022

      Attesa fiduciosa, più o meno giustificata, di un evento gradito o favorevole.
      Non solo si attende e si perde l'attenzione per l'adesso, ma si demanda l'attuazione di un progetto ad una forza esterna, fuori dal controllo individuale. E questo è anche peggio.
      Tuttavia, peggio e meglio sono inseparabili e "anche la speme ultima dea fugge i sepolcri... ".

    5. sbregaverse 31 dicembre 2022

      Non proprio , del resto vorrei ricordare che non abbiamo, mia doxa e non sono il solo, il libero arbitrio; il BONUM, che sempre è hic et nunc , la spes, lo relega in un, imprecisato, futuro( che non ha esistenza*)di là da venire.(archhhhh agrhhhhh ahhhhhhhhhh ah però mica male)
      *etimo ex hysteron , che esce da utero.
      Absit, com'è

      l'ADESSO da voi ORA ¿?

    6. absitiniuriaverbis 31 dicembre 2022

      Non sono sicuro di aver capito.
      Che, riferendosi all universo, i concetti di adesso ed ora siano vaghissimi se non imprecisati od impossibili, è un dato di fatto ammettendo che la velocità della luce sia limitata ma in attesa degli degli sviluppi del 'entanglement'.
      Se ti riferissi invece a cosa succeda in Cina ho scritto un commento in merito a quanto mia moglie testimonia da Shanghai.Potresti rintracciarlo sull'articolo relativo al nuovo terrore covid.
      Se ci fosse un terzo, od ulteriori ambiti relativi ad adesso ed ora, fammi sapere... illuminarsi di immenso è sempre una opzione gradita.
      Nulla accade per caso.

    7. sbregaverse 31 dicembre 2022

      Sempre grato per i tuoi pezzi esteri. L'utima voleva essere battuta sulla misteriosa entità dell'adesso che nella risposta hai stigmatizzato.

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