Home / ComeDonChisciotte / LA SOLIDARIETA' NELLA UE

LA SOLIDARIETA' NELLA UE

DI IDA MAGLI
ilgiornale.it

La notizia è abbastanza brutale. Germania, Olanda, Finlandia, Gran Bretagna e Svezia non vogliono pagare la parte loro spettante dell’esborso di 670 milioni di euro del fondo d’emergenza sulle catastrofi naturali proposto nel bilancio rettificativo per il 2012 dalla Commissione europea per il terremoto in Emilia Romagna. Naturalmente le autorità, compreso il rappresentante dell’Italia, specificano che non è in questione il principio dell’aiuto, cosa ovvia, ma di fatto sono i paesi più in regola con i conti quelli che non vogliono aiutare l’Italia. La cosa “brutale” è che non la vogliono aiutare neanche per una calamità come il terremoto, evento per il quale di solito non c’è un popolo, a cominciare proprio dagli Italiani, che non senta il bisogno e il desiderio di correre in aiuto in ogni modo possibile. È indispensabile a questo punto fermarsi un momento a riflettere sui rapporti psicologici e affettivi presenti fra i vari paesi dell’Ue e che questo episodio mette in luce forse meglio che non le numerose occasioni precedenti proprio perché un terremoto non è colpa di nessuno e provoca in chi lo subisce un trauma, una perdita di sicurezza e di speranza che va molto oltre all’effettiva perdita materiale. Esistono infatti specifici studi dedicati all’antropologia delle catastrofi, e quelli sui terremoti sono i più indicativi sotto questo aspetto. L’imprevedibilità di una natura considerata fino a quel momento massimo e indispensabile sostegno per la vita, il venir meno del terreno sul quale si appoggiavano i piedi, la scomparsa dei punti di riferimento quotidiani, dal paesaggio più lontano al tetto della casa vicina e al campanile della chiesa che era lì prima che nascessimo e che non ha mai mancato di presenziare alle tappe più commoventi della vita del paese. Tutto insomma ciò che è denso di significato per l’uomo può sparire, e sparisce in pochi secondi e ci dice con forza quanto siamo deboli, malgrado il nostro lavorare, costruire, studiare, pensare, cantare, pregare, amare. Non essere solidali con chi ha subìto un terremoto significa che non si è fratelli, che non si appartiene alla stessa umanità.

Come mai, dunque, tanta aridità, tanta durezza verso i terremotati italiani? Da parte di paesi poi che sicuramente non sono poveri e che rifiutano di contribuire a una cifra piccolissima in rapporto ai bilanci Ue, bilanci cui pure l’Italia partecipa, comprese le nuove orribili e mastodontiche torri che la Bce ha preteso per i suoi uffici e che sono costate diversi miliardi. Ebbene i nostri politici debbono prendere atto del fatto che l’unificazione europea è un progetto fallito. Ma “fallito” è dire poco. Non soltanto ha impoverito tutti i popoli esponendoli alla depressione economica e ai rischi di una moneta priva di Stato e di conseguenza debolissima, ma ha finito col suscitare nei popoli obbligati a una convivenza non voluta sentimenti negativi che normalmente non avrebbero avuto. Sono tutti paesi dell’Occidente europeo, talmente diversi per carattere, per stile di vita, per lingua, per storia, per creatività letteraria e artistica che è folle supporre che possano assimilarsi, o almeno che possano essere obbligati a farlo senza sofferenza e rifiuto. Si sente ogni tanto qualche voce ventilare l’idea che si sia formato in Europa un qualche sentimento di ostilità verso la Germania. L’ostilità verso la Germania, se esiste, è soltanto un epifenomeno. Si tratta di una interpretazione superficiale del clima psicologico e dell’angoscia inspiegabile nella quale i popoli più afflitti dalla pressione del debito e dalla crisi economica sentono di essere sprofondati. I politici hanno dimenticato che avevano assicurato con l’entrata nell’Ue una specie di paradiso terrestre. Ciampi e Prodi facevano scorrere in mirabili spettacoli televisivi cascate scintillanti della nuova moneta davanti agli occhi degli italiani a promessa di straordinaria ricchezza. Eppure non è, o non è soltanto la crisi economica di per sé, a indurre l’angoscia della perdita. È la sicurezza che con l’Ue non ci sarà futuro e che la crisi, le terribili statistiche dei disoccupati, ne sono soltanto l’indice concreto mentre la tristezza che ha impregnato l’aria appare indecifrabile e oscura perché piena di sentimenti ostili non voluti, immeritati, ineluttabili.

Non risulta che qualcuno abbia protestato per la decisione presa dalla Banca europea d’investimenti (Bei) e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) insieme alla Banca mondiale, di fornire oltre 30 miliardi per un piano di investimenti nei Balcani e nell’Europa centrale per rilanciare la crescita in diciassette paesi della regione alle prese con l’impatto della crisi dell’Eurozona. L’Est europeo non ha ancora sperimentato cosa significhi l’unificazione: è debole, è povero, si aspetta di migliorare in tutto con la vicinanza dell’occidente. Verrà, e verrà presto, il giorno in cui anche l’Est europeo non amerà sentirsi dominato dalla Germania e forse allora sarà più facile a tutti esprimere con chiarezza i propri sentimenti. Non è infatti la Germania in sé che suscita sentimenti ostili nell’Ue ma il suo essere, in quanto la prima della classe, chiamata a guidare e a indurre gli altri sulla strada delle virtù. È uno fra i molteplici motivi che hanno spinto i costruttori dell’unificazione a progettarla: tenere legata la Germania costringendola a tenere tutti stretti nelle sue corde. In un carcere, infatti, nessuno è più prigioniero del carceriere. Ma un carcere è un carcere. Qualcuno sta già tentando di aprire le porte.

Ida Magli
Fonte: http://www.italianiliberi.it
Link: http://www.italianiliberi.it/Edito12/la-solidarieta-nella-ue.html
16.11.2012

Pubblicato da Davide

  • karson

    E noi dovremmo stare nella stessa casa con questi pigmei? ognuno per i c***i suoi e Dio per tutti! Ha ragione Grillo, ci vuole un referendum e chiedere al popolo se vuole continuare a marciare con questi pitusi o se marciare da soli, ci sputano addosso… e noi caliamo pure la testa e ringraziamo. Abbiamo una moneta unica… bella porcheria!

  • MM

    Resto sempre stupito.
    Che il progetto Europa e che il progetto Euro sarebbero stati un fallimento completo, totale, era già ben chiaro nel momento stesso in cui questi sono stati anche solo pensati. Che essi fossero o meno stati progettati per la rovina poco importa. A parte evidenze chiare e limpide di altra natura, è purtroppo dolorosamente evidente che una sola bastava ed era pure troppa, per così dire, e vado a spiegarla: – è sufficiente valutare la reazione di gioia del popolo italiano, in ispecie di una certa larga parte, quando plaude e acclama soddisfatta e fiera a un qualcosa che gli viene proposto dai politici italiani, tipo Prodi e affini e/o Berlusconi e affini, come la soluzione che consentirà benessere per tutti – ed già è scontato, assodato, chiaro, sicuro, limpido e cristallino, che giungerà la rovina. È scontato.
    È certamente scontato, ancor prima, che un progetto è fallimentare o criminale anche per il solo e semplice fatto che viene promosso e proposto dai politici, ovviamente, ma la reazione a tali proposte da parte del popolo è ancor più significativa del futuro che il progetto potrà avere ed offrire.
    È scontato a prescindere dal fatto che il contenuto dell’articolo sopra risponda o meno a verità accertata.

  • ericvonmaan

    Magari pensano che i fondi per gli aiuti se li spartirebbero le solite mafie e i politicanti corrotti… forse non hanno nemmeno torto

  • nigel

    Nel 1998, su le Monde diplomatique Laurent Carroue’ scriveva (profetizzava): “……Con la decisione, ormai ufficiale, di introdurre l’euro in undici paesi nel gennaio del 1999, l’Unione europea accentua il partito preso ultraliberale che già impregnava la maggior parte della sue politiche, inquadrate in un diritto comunitario fondato sul solo principio della concorrenza. La democrazia è la grande perdente di questo trasferimento di sovranità monetaria a un’istanza non responsabile di fronte a nessuno: la Banca centrale europea che, aggiungendo il proprio potere a quello di due altre istituzioni non elette la Commissione e la Corte di Lussemburgo riduce notevolmente le prerogative dei governi, espressione invece del suffragio universale. …Dopo il Trattato di Maastricht la corsa a perdifiato verso l’euro ha condizionato l’insieme delle politiche dei Quindici.
    Sfocerà, il primo gennaio 1999, nella realizzazione della nuova moneta e del dispositivo istituzionale che la gestirà, la Banca centrale europea (Bce). Le decisioni prese tra il 1 e il 3 maggio dai ministri dell’economia e delle finanze dei Quindici e dal consiglio europeo mirano a fissare un punto irreversibile, con lo scopo di soffocare un euroscetticismo crescente, se non minaccioso. Questo passaggio forzato si spiega con quattro obiettivi di primaria importanza: la creazione di uno strumento monetario che permette e accelera la libera circolazione dei capitali, garantendone al tempo stesso il valore e la rendita finanziaria; l’inscrizione offensiva del vecchio continente nella guerra economica e finanziaria senza tregua che le multinazionali con base regionale stanno combattendo. E questo in un quadro ultraliberista, dove il progetto di Accordo multilaterale sugli investimenti (Ami) alla cui firma l’Organizzazione di cooperazione e di sviluppo economico (Ocse) non ha per nulla rinunciato segnala bene la filosofia (2); la riforma completa delle strutture sociali e produttive europee sul”modello” anglosassone: redditività ottimale del capitale, calo dei redditi da lavoro, deregulation, flessibilità, precarizzazione generalizzata, privatizzazioni, età…..infine, la zona euro corrisponde a un progetto geopolitico tedesco, di rafforzamento qualitativo e di estensione geografica della zona marco. Rolf Hasse, direttore dell’Istituto di politica economica all’università Bundeswehr di Amburgo è perfettamente chiaro su questo punto:”Il monopolio del marco e la superpotenza della Bundesbank avranno fine con l’euro. Ma la loro influenza è destinata a durare. Da un punto di vista tedesco, la zona marco e i suoi obiettivi di stabilità saranno in qualche modo legalizzati ed europeizzati”….Inoltre, i parametri sono diventati delle vere trappole….Per gli stati l’adozione dell’euro costituisce un’abdicazione completa e definitiva di ogni sovranità in campo monetario, a vantaggio di una nuova istituzione sovranazionale, la Bce, completata dal sistema europeo di banche centrali (Sebc)…La Bce è quindi investita di poteri straordinari, che le permettono di pilotare, nella segretezza e nell’opacità, le politiche economiche e sociali dei paesi dell’Unione……La Bce ha poteri esorbitanti, tanto più che, non essendo eletta, quindi non rappresentativa, non deve rendere conto a nessuno e i membri del direttorio sono inamovibili per otto anni. Questo areopago tecnocratico e oligarchico non ha di fronte nessun contrappeso reale…..La Bce dispone di un diritto di veto di natura assolutista, nel senso stretto del termine:”esercizio senza controllo del potere politico”. Così la cesura tra la sfera politica, completamente regredita e marginalizzata, o in certi casi addirittura condannata alla semi-clandestinità, da un lato, e la sfera economica e finanziaria dall’altro, è completa.
    Sotto i nostri occhi si sta così costruendo un’Unione foriera di grandi pericoli, poiché totalmente schizofrenica, secondo la definizione dei dizionari:”Psicosi caratterizzata da una dissociazione delle diverse funzioni psichiche e mentali, accompagnata da una perdita di contatto con la realtà e da un ripiego su di sé (autismo)”. Mai, in nessuna costruzione nazionale o regionale, al di fuori dei periodi di guerra o di occupazione militare, la regressione democratica e i trasferimenti di sovranità avevano raggiunto un tale grado. Un vero e proprio stato d’emergenza si impone all’insaputa dei cittadini, con la copertura entusiasta, rassegnata o vergognosa, secondo i casi, di governanti che non avranno più molto da governare.
    Lungi dall’essere la success story che ci presenta la propaganda ufficiale unilaterale, il”miracolo” dell’euro assomiglia molto a uno specchietto per le allodole. Il meccanismo ufficiale basato sul metodo dell’occultamento, cerca di nascondere una realtà semplice ma essenziale: l’euro è già costato caro, porterà poco e sarà devastante per un buon numero di cittadini destinati alla disoccupazione e alla disperazione. E questo per quattro ragioni principali di cui parleremo in breve. Prima di tutto, il costo tecnico immediato. Se la Commissione europea mette l’accento sui”vantaggi” (eliminazione dei costi delle transazioni, stabilizzazione dei tassi di cambio), in realtà questi sono molto ridotti di fronte ai costi indotti, diretti e indiretti. Secondo la Federazione bancaria europea, soltanto la fattura dell’adattamento del sistema bancario si situerà in una forbice tra i 52 e i 65 miliardi di franchi (15,6 mila miliardi e 19,5 mila miliardi di lire circa). Ma questa cifra non è nulla rispetto a quello che segue.
    Il costo della moneta unica si annuncia considerevole. Le politiche monetarie e di bilancio restrittive (6) eserciteranno un freno su una crescita già debole.”E’ più che mai il momento dell’austerità” ci avvertono………La congiunzione delle politiche pubbliche di austerità e di una guerra economica tra imprese lanciate in una strategia di riduzione massiccia dei costi di produzione, significa programmare soppressioni massicce di posti di lavoro, il ribasso dei salari reali, lo smantellamento dei sistemi di protezione sociale e la promozione di una forte mobilità della manodopera per regolare le tensioni geografiche. Anche se poco evocato, il costo territoriale dell’euro potrebbe avere gli effetti più disintegranti. Il discorso ufficiale, secondo il quale i paesi e le regioni d’Europa avrebbero visto convergere le rispettive strutture socio-economiche e demografiche nel corso dell’ultimo decennio, è un grave imbroglio intellettuale. La convergenza delle politiche monetarie degli stati sui parametri di Maastrich, partorita con il forcipe, è priva di qualsiasi contenuto strutturale reale.
    Questo dipende dall’immaturità delle condizioni economiche, politiche e sociali che accompagnano il passaggio all’euro, e dal carattere regressivo di un allineamento attuato con l’aumento della disoccupazione e l’abbassamento del livello ……La realizzazione dell’euro esacerberà le fratture sociali e territoriali su scala regionale (Mezzogiorno/Italia settentrionale, Fiandre/Vallonia, Spagna integrata/periferie, nuovi/vecchi laender) o subregionali e locali (Francia, Gran Bretagna). E questo mentre né gli stati né l’Unione disporranno di bilanci che permettano trasferimenti finanziari interni destinati a regolare o a controbilanciare lo shock annunciato, e nel momento in cui l’allargamento a Est, dalla fine di marzo, è entrato in una fase di negoziazione attiva.
    Di fronte a questioni di tale ampiezza, l’esigenza democratica avrebbe dovuto tradursi in dibattiti approfonditi a livello dei Quindici e in una consultazione diretta dei cittadini francesi e europei. Messi di fronte alla crescita generalizzata dell’euroscetticismo nell’opinione pubblica (Belgio, Francia), o addirittura all’ostilità all’euro (Gran Bretagna, Germania, Olanda), la Commissione e i governi hanno finora risposto con il fatto compiuto. Non è troppo tardi per riflettere su una soluzione alternativa per disinnescare la bomba a scoppio ritardato, rappresentata dall’euro. Conviene, in questa prospettiva, rompere con le logiche liberista, finanziaria e monetarista….
    note:
    *Professore all’università Parigi VIII, ricercatore al Cria (università Parigi I), autore, con Valère Oth, di L’Europe médiane, Armand Colin, Parigi, 1997.

  • cardisem

    Hanno tutti i torti e nessuna attenuante. L’Europa poteva essere tutta unità con Napoleone… ma qualcuno allora non voleva… Salto un altro momento storico… Ma il punto resta che l’economia non unifica, bensì divide… Solo la politica può costruirà l’unità politica del continente, se mai ve ne sarà una…

  • Firenze137

    lo so sa un po’ di complottismo, ma “si dice” in giro che i terremoti possono essere provocati artificialmente. Besta andarsi a leggere gli articoli del giornalista Gianni Lannes (giornalista con la scorta) e troverete questo tema argomentato e documentato.

    E’ verosimile che NON TUTTI i terremoti saranno provocati, ma se per ipotesi queli dellEmilia Romagna lo fossero ? In questo caso chi sono o potrebbero essere i “mandanti” che hanno interesse ad affossare una delle regioni Italiane più produttive e che per giunta non ha un “passato” di zona sismica ?

    Se tanto mi da tanto, detti mandanti secondo voi avranno interesse a “scucire” i soldi di ricostruzione e riparazione di un danno da loro stessi provocato o forse anche “ordinato” a terzi per propio conto? E’ complottismo puro lo so. Ma come recita il famosissimo detto di Andreotti “a pensar male… ecc

  • Jor-el

    “Rapporti psicologici e affettivi presenti fra i vari paesi dell’Ue”???? Ma stiamo scherzando? Qui si tratta di soldi, business, affaroni, gente che se la ride nel letto quando ci sono i terremoti! Se non scuciono i soldi si vede che non gli conviene, si vede che il terremoto in Emilia Romagna contribuisce al progetto di distruzione del tessuto produttivo dell’Italia e va benone, per loro.

  • AlbertoConti

    Con tutto il rispetto per il personaggio Ida Magli, che lo merita per altri versi, qui prende enormi cantonate, nel descrivere il sintomo e nel descrivere il problema e le sue cause. Se fosse un medico ne starei alla larga. Il caso Europa è certamente un caso clinico, di un mondo chiuso che si crede ancora “il” mondo, con qualche secolo di ritardo sulla storia. Stiamo facendo piuttosto la figura dei polli di Renzo, col pollo più grosso che becchetta tutti. La storia lampo dell’unione monetaria è banalmente la storia di una “sola”, volontaria o involontaria non importa, ma certamente legata all’immaturità dei diversissimi popoli europei rispetto alla necessità, ripeto “necessità” che non è sentimentalismo o altro, di unirsi perlomeno in forma confederata. Qui stiamo ancora giocando a risiko dentro a un continente, mentre il campo da gioco è da un pezzo il pianeta, che perdipiù risulta maledettamente stretto per i giocatori in campo. La cocciutaggine tedesca è pari solo all’ottusità nel non riconoscersi come i truffatori, la parte privilegiata dalla truffa che può riparare restituendo il maltolto. E invece no, lo ritengono “guadagnato onestamente” in virtù della loro maggior virtù.
    Questo indica quel sintomo, le cui radici profonde sono l’unica cosa veramente condivisa in questo aborto di UE.

  • geopardy

    Analisi ineccepibile, complimenti prof. Laurent Carrouè.

  • Allarmerosso

    Io con un Tedesco non ho niente a che fare . E mai potrò essere uguale a lui Punto !

  • Allarmerosso

    Quando Frolke gli chiede se sia un teorico del complotto,
    Finkelstein risponde:

    “Non capisco perché invoca la teoria del complotto.
    Guardi, tutte le volte che qualcuno evidenzia delle costanti, ogni volta che qualcuno va oltre le azioni spontanee della gente,si sente parlare della teoria del complotto!
    Penso che la storia sia fatta di ben altro che delle mere azioni spontanee della gente”.

    Norman Gary Finkelstein

    😉

  • AlbertoConti

    Mi spiace per te, ti perdi anche un sacco di cose positive. E se cambi idea, magari puoi anche contribuire a correggerne i difetti. In fondo il pensiero segue leggi analoghe a quelle della genetica.

  • Allarmerosso

    “lo ritengono “guadagnato onestamente” in virtù della loro maggior virtù.”

    E milioni di caproni lobotomizzati dai media ci credono e non si limitano a questo , denigrano anche la propria nazione in virtù di questo.

  • ericvonmaan

    Che affermazione stupida, scusa