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LA SIRIA VUOLE DIRE TUTTI GLI EQUILIBRI DEL LEVANTE

DI ANTONIO DE MARTINI
corrieredellacollera.com

La signora Busseina Chaabane, portavoce del governo siriano ha parlato alla stampa di un piano per seminare la discordia tra i siriani. “L’obbiettivo è colpire l’unità del paese perché questo resiste e si oppone a Israele”. La signora ha poi rincarato la dose accusando i media di “ raccontare solo verità parziali e non tutta la verità”. Questa è, però, anche la prima parziale ammissione siriana che qualcosa sta succedendo. A Deraa i media parlano di cento morti. Probabilmente saranno trenta.

I morti di Latakia sono quasi certamente da addebitare a cecchini dell’opposizione, perché è una zona Alaoutita come lo è il regime e pertanto ogni persona di buon senso non può che nutrire dubbi sul fatto che gli alaoutiti sparino ai correligionari o che questi non capiscano che alla caduta del regime avranno problemi anche ad aprire un chiosco di granite.
E’ più verosimile che servissero un po’ di morti delocalizzati rispetto alla solita Deraa per dare respiro nazionale alla operazione.
Alla manovalanza contribuiscono certamente i fratelli mussulmani ( “già alleati democratici e progressisti” in Egitto) ansiosi di vendicarsi della strage di Hama del 1982 fatta da Assad padre, che rase al suolo la città di dodicimila abitanti e tra le più antiche dell’area.

Nel caso della Libia, ricorderemo come Obama in persona annunziò che gli USA non avrebbero attaccato. Nel caso della Siria questa dichiarazione l’ha fatta la segretaria di Stato Clinton, per evidenti ragioni di perduta credibilità del Presidente. Ma con effetti nulli, data la duplicità mostrata verso Mubarak e Ben Alì. Se hanno fregato dei vecchi alleati, nessuno pensa che vorranno essere leali con il nemico più detestato. Delle dichiarazioni dell’ambasciatore USA Robert Ford, nessun cenno.

Una destabilizzazione dell’area giordana e siriana, non può non riguardare Israele che con re Abdallah II perderebbe l’unico alleato “sicuro” rimasto dopo la dipartita di Mubarak. Che Israele sia al corrente di tutto, ormai non può essere dubbio, visto che dopo un minimo tentennamento iniziale e ufficioso, ha taciuto e continua a tacere evitando accuratamente di farsi coinvolgere, anche solo a parole, come fece nel 1991 a richiesta di Bush padre, incassando stoicamente una gragnuola di missili Irakeni a medio raggio, senza un lamento.

Se Israele entra in ballo, il mondo arabo reagisce compattandosi. Se la Siria cade o cede, Hamas e Hezbollah avrebbero le ore contate lontane come sono dall’Iran. Questo sarebbe un indubbio vantaggio politico e strategico per Benjamin Netanyahu e per Israele, che varrebbe ogni silenzio.

Ma se la Siria venisse attaccata, i suoi satelliti si scatenerebbero per difendere la loro linea di rifornimento, non certo in una battaglia navale con gli USA. Attaccherebbero Israele all’interno e destabilizzerebbero sia l’Egitto che l’alleanza coi fratelli mussulmani pazientemente tessuta dagli inglesi. Inoltre la probabilità di attentati in occidente aumenterebbe esponenzialmente.

Nel 91 la situazione era chiara: l’Irak aveva assalito il Kuwait e c’era una coalizione ben guidata, ampia (partecipò anche la Siria di Assad padre con un battaglione), chiara e non rissosa.

Oggi il diritto internazionale è, paradossalmente dalla parte dei vari dittatori che si vedono assaliti in casa e c’ é mezzo mondo che non ne vuole sapere di usare la forza. I ribelli, appoggiati dall’aeronautica alleata, non parlano più di libertà, ma di petrolio.

La Siria crea una problematica aggiuntiva: dopo l’eventuale sostituzione della setta alaouita al potere, ci sarà giocoforza un regime maggioritario ( 80%) sunnita, che prima o poi cercherà di aiutare i “fratelli sunniti” irakeni defenestrati dagli sciiti – che in Irak sono il 70% – con l’appoggio degli americani. Gli USA si sentono così sicuri dei loro alleati sunniti nell’area? Bloccherebbero la solidarietà sunnita sul nascere?

Un secondo paese destabilizzabile in pochi minuti se la Siria venisse attaccata, sarebbe il vicino Libano dove la TV di Hezbollah, Al Manar (il faro) ha fino ad oggi ignorato tutte le notizie dell’“unrest” siriano ed enfatizzato quelle di Bahrain (dove i rivoltosi sono sciiti come loro e filo iraniani). Una forma di coinvolgimento libanese è già evidenziata dal fatto che i rivoltosi hanno dato alle fiamme la sede della compagnia telefonica di proprietà di Mikati (il premier libanese designato) e del cugino di Assad. Altro coinvolgimento: voci raccolte a Beirut dicono che la repressione a Deraa è stata affidata ad elementi dell’ Hezbollah libanese, per evitare disobbedienze spiacevoli. Evidentemente i miliziani Hezbollah, se ci sono andati, sono filati sotto il naso degli italiani del nostro contingente che sorvegliano il confine con la Siria….

Ma il dubbio più grande che plana in tutto il Mondo arabo e specialmente nei suk di Damasco e di Aleppo è: si limiteranno gli USA alla lezione impartita a Gheddafi o vorranno dare una “mazziata” anche ad Assad?

E cosa garantisce ai sauditi che gli americani non decidano di risolvere il problema una volta per tutte aiutando anche chi vuole far saltare la dinastia Wahabita-saudita, magari rimettendo come custode della Mecca il discendente di Maometto Abdallah II, discendente anche di quel Faisal che aiutò gli inglesi nella prima guerra mondiale ( Lawrence, remember?) e che si vide togliere il trono dai wahabiti nel 1928?

Con un ragionamento tutto levantino, i suk siriani suggeriscono che defenestrata la dinastia, gli USA non avrebbero difficoltà a impadronirsi della lampada di Aladino costituita dai ricavi di 36 anni di royalties petrolifere gonfiate dalle crisi petrolifere ricorrenti che possiamo stimare (anche grazie agli interessi sugli investimenti) in un milione di miliardi di dollari. Di che rifarsi degli ultimi esborsi della crisi.

Tra meno di un’ora è annunziato un discorso di Bashar Assad al popolo. Bashar dal momento in cui successe al padre ha cercato di innovare e democratizzare, bloccato in questo dal partito Baas e minacciato da destra dallo zio (esiliato in Svizzera dal fratello) che ha sottolineato ogni gesto di “debolezza” proponendosi indirettamente per la successione.

Avant’ieri Bashar Assad ha fatto sequestrare il giornale di un cugino che esortava alla resistenza contro i ribelli con toni barricaderi. Potrebbe serbare sorprese.

Intanto il momento è scelto bene: la Siria stava aumentando il PIL significativamente da anni, attirava investimenti stranieri oltre ai capitali del vicino Irak e il regime stava liberalizzandosi in maniera riluttante, ma costante. Bashar, non voleva governare e molti ritengono che potrebbe riuscire con un discorso ben calibrato ad ottenere un’apertura di credito popolare, a meno che la rivolta non sia eterodiretta e ormai inarrestabile.

Prova ne sia che l’intervista TV data a un giornalista inglese e che ho messo in onda su questo blog due settimane fa ( “la Siria questa sconosciuta”), è stata tolta da You tube tre ore dopo che l’avevo messa on line.

Antonio De Martini
Fonte: http://corrieredellacollera.com/
Link: http://corrieredellacollera.com/2011/03/27/la-siria-vuole-dire-tutti-gli-equilibri-del-levante-di-antonio-de-martini/
28.03.2011

Pubblicato da Davide

  • buran

    Leggo le notizie di “scontri” veri o presunti e non ne conosco con precisione la dinamica, anche se, sulla base dell’esperienza della Libia, dubito delle notizie che provengono dai media soprattutto Al Jazeera, ma una cosa posso dire, essendoci stato in Siria: il governo non permetterà (secondo me giustamente) in maniera assoluta tentativi di fomentare divisioni su base religiosa o etnica (vedi Hama 1982). L’unità e la convivenza delle religioni e delle loro numerose varianti (musulmani sciiti, sunniti, alawiti etc. drusi, ebrei, cristiani ortodossi di rito greco, armeno etc. caldei, maroniti…) è la base stessa della Siria e della sua cultura. Voler dividere vuol dire voler distruggere il paese proprio come entità specifica e autonoma, e a questo si opporranno, ripeto, a qualunque costo.

  • Giancarlo54

    Speriamo vivamente che tu abbia ragione, ma dopo quello che è successo in Libya comincio ad avere dei seri dubbi.

  • RicBo

    L’unica cosa che possiamo fare é essere vicini ai giovani cittadini e a tutto il popolo siriano che si ribella ad un regime indifendibile corrotto e mafioso.
    Tutte le menate che parlano di “aperture” o “maggiori libertá” donate da Asad, Gaddafi o Saleh, tutte le analisi che vertono su equilibri tribali e di clan per giustificare la continuitá di questi regimi, perché in fondo rappresenterebbero il ‘meno peggio’ rispetto all’imperialismo occidentale non tengono in nessun conto la volontá ed il coraggio di chi laggiú scende nelle strade con il rischio di farsi uccidere o imbraccia le armi per ottenere quello che ai suoi occhi é un futuro diverso.
    Nel caso della Siria poi il buon De Martini dovrebbe dire chiaro e forte che la difesa della pluralitá culturale e religiosa, che é sempre stata la caratteristica di questa terra dalla storia millenaria, é difesa proprio dal popolo siriano (che conosce bene la sua storia) non certo dal regime di Asad, che mantiene unito il Paese attraverso un regime poliziesco.

  • ComeDonkeyKong

    No, che ti piaccia o no, è proprio la “dinastia” Assad che garantisce la pluralità di culture in Siria, un po’ come Tito nella ex-Jugoslavia. E’ in questa prospettiva che nel 1982 successe quel che successe ad Hama. Del resto, dividere le popolazioni con ridicoli pretesti di appartenenza etnica, territoriale, religiosa e simili, è tipico dei poteri forti, che cercano figure carismatiche e senza scrupoli per dividere i popoli, e quindi indebolirli e sottometterli completamente. Per quanto Saddam Hussein , Yasser Arafat, Assad padre e figlio etc. siano (per motivi diversissimi tra loro) criticabili, hanno avuto il grande intuito di mantenere uniti i propri popoli, anzi, soprattutto Assad padre e Nasser si sono a lungo ispirati ad ideali di panarabismo, che, rispetto al mondo capitalista e ferocemente razzista che fa comodo ai poteri forti, è un atto decisamente rivoluzionario (tant’è che glielo hanno bloccato comprandosi lo spaventapasseri egiziano Mubarak e ricolonizzando a dovere Libano e Maghreb).
    Rispetto alle aperture e alle libertà che i regimi o presunti tali vanno concedendo, bisogna un po’ cominciarle a definire, o chiamarle con nomi più consoni al loro status. Se ti piacerebbe veder cadere Assad perché credi che i siriani lo vogliano, cadi parzialmente in errore: i siriani, appartenenti a tante culture, ma ad una sola orgogliosa nazione, esprimono tante critiche a chi li governa (ma c’è un popolo su questa terra in cui i governanti hanno veramente i consensi sinceri della maggior parte dei cittadini, senza avere i propri cittadini conservati sotto oppio?), ma sanno abbastanza bene che allo stato attuale sono piuttosto fortunati, e che una divisione per bande della Siria porterebbe ad una guerra civile perpetua, in cui a guadagnare qualcosa sarebbero solo le multinazionali e i nazi-sionisti. Sì, perché in Siria le risorse naturali non sono molte, ma l’agricoltura, la manifattura, il commercio, la piccola industria e il turismo sono settori che lì permangono in una relativa e sostenibile prosperità (peraltro, vedessi come la Siria cura e tutela i propri beni culturali! Per quanto abbiano pochi soldi da dedicarvi, a noi italiani del XXI secolo possono dare una grande lezione di cura del bene di tutti). Soprattutto, la posizione della SIria è strategica, e gli assassini sionisti non vedono l’ora di sfaldarla in mille pezzi o conquistarla. Le cosiddette “aperture” di Assad degli ultimi anni non sono altro che liberalizzazioni, nel senso più americano e dissennato del termine, e aperture a certi circuiti commerciali internazionali (quelli che hanno strozzato anche l’economia italiana). Non è certo una bella cosa, ma fatto sta che il mondo glielo continua a chiedere, con argomenti convincenti: nel confinante Iraq ci sono gli esportatori di democrazia per professione, e nel nord dell’Iraq il Mossad istruisce i kurdi a compiere attentati e a fare della guerriglia urbana per destabilizzare la Siria. Da queste parti non si parla mai delle bombe che negli anni passati sono esplose nelle città siriane; chissà chi è che ha organizzato quelle feste…
    Parli di regime siriano indifendibile, corrotto e mafioso. Non precisi il senso di questi epiteti, ma se ci pensi sono parole che potrebbero andare bene anche per l’Italia o per gli USA, per non parlare dello stato militarizzato, indottrinatissimo, etnicamente pulito e dagli-dèi-ispiratissimo di Israele.

  • venezia63jr

    Mi piace il tuo ragionamento, nessuno si accorge che dietro il fantastico e falso multirazziale culturalismo c’e’ un disegno specifico per disintegrare secoli di civilta’ a beneficio di una sola elite che invece i suoi ideali razzisti li porta avanti con profitto.

  • oldhunter

    Vero, ma c’è molto di più: è il tentativo in corso di omogeneizzare culture, pensiero, storia, religioni in un mostruoso distruttivo tritatutto che consenta a chi occultamente ci domina di rilocalizzare la geopolitica e l’umanità tutta in funzione di un Nuovo Ordine Mondiale fondatore di una nuova cultura e di una nuova millenaria civiltà. E con l’occasione sfrondare malthusianamente un po’ di umanità.
    Ab chao ordo!

  • buran

    Se si tiene conto che si tratta di un paese senza petrolio e con una vasta superficie praticamente desertica, risulta quasi incredibile vedere l’abbondanza di frutta e verdura nei mercati, e di merci in generale. Le zone contigue ai fiumi (l’Oronte e soprattutto l’Eufrate sono grandi e fondamentali risorse) sono abbondantemente coltivate e i sistemi di irrigazione (acquedotti e condotte pensili in cemento) permettono di allargare di molto la zona utile. Per fare questo ci vuole organizzazione e buona gestione delle risorse economiche in un paese, ripeto, senza petrolio. Quanto al patrimonio archeologico, i musei sono ben fatti (Damasco, Aleppo) o sono in corso di ristrutturazione (Palmira), i siti sono tenuti bene (Bosra, Palmira, Mari, le fortezze crociate e mamelucche, Dura Europos, Alfama etc) anche in collaborazione con università europee (Ugarit, Basilica di S. Simeone con i francesi, Ain Dara con i giapponesi, Ebla con l’Università di Roma etc.)

  • buran

    Si, ma in questo caso la multireligiosità e il multiculturalismo sono un dato storico: la Siria è stata la culla del cristianesimo e anche la culla dell’Islam (Damasco era la capitale degli Omayyadi). In pellegrinaggio alla madonna col bambino di Saidnaya, lungo il cammino di S. Tecla a Maloula, alla colonna di S. Simeone lo Stilita, al monastero di Mar Musa trovi pellegrini tanto cristiani che musulmani e questo “crossover” c’è da secoli. Questa è la Siria.

  • RicBo

    Caro Donkey le tue apologie delle dittature come condizione necessaria per un Paese unito e tollerante valle a fare nella cittá vecchia di Aleppo tanto per dire e vedrai come verrai accolto. Se la Siria è il tollerante e ben curato paese che vediamo non è certo merito di Asad ma della società che lo compone.
    La questione é sempre la stessa: quando un popolo non vede piú futuro per i suoi giovani, quando lo stato di polizia, le disparitá sociali, la corruzione e la pratica mafiosa diventano insopportabili, non possiamo fare altro che testiomoniare e appoggiare la ribellione, anche se il modello a cui tende é una distorta visione di una supposta ‘democrazia’ all’occidentale.
    Per finire ricordo che anche sotto Franco la Spagna era una, unita, stabile e dignitosamente povera, ma chi parlava catalano o basco era incarcerato. Avreste scritto gli stessi panegirici per il generalisimo?

  • ComeDonkeyKong

    Ecco, ad Aleppo sono stato molte volte, e ho parlato con molte persone. Per la cronaca, sono sempre stato accolto come uno di casa. E’ chiaro che ognuno avrà le sue rimostranze da fare, le sue lamentele da dire etc. Vai in Finlandia a parlare con la gente al bar e vedrai che anche loro avranno chissà quante lamentele da esprimere nei confronti della politica nazionale. Certo, se poi gli descrivi brevemente il funzionamento del nostro sistema sanitario, si rincuorano immediatamente. Devo dire che anche un siriano si rincuorerebbe facilmente in questo caso. Ho frequentato da paziente un ospedale siriano, e devo dire che al di là della scarsa disponibilità di fondi e tecnologie, le cose vi funzionano molto meglio dell’ospedale medio italiano, parlando sempre per esperienza personale. Una delle “aperture” di Assad, guarda un po’, è stata proprio la disponibilità a rilasciare permessi per le cliniche private, e non sai quanti calci in culo vorrei dargli solo per questo. Il punto è che i disordini di cui si parla, in modo molto impreciso, in questi giorni non sono né spontanei, né, sospetto io, organizzati da siriani, e il loro successo potrà soltanto accelerare e intensificare “aperture” di questo tipo. Fatto sta che io queste “aperture” non le auguro a nessun popolo della terra.
    E’ anche vero che in SIria nessuno viene incarcerato per il fatto di parlare una lingua diversa dall’arabo. Benché alcune questioni siano ancora molto complicate e irrisolte: si pensi ai casi di alcuni curdi: non tutti i curdi, solo alcuni che non hanno voluto aderire alla repubblica araba, perché sognavano un Kurdistan o qualcosa del genere, che chissà chi gli aveva promesso più di 50 anni fa. Detto questo, nessun curdo viene incarcerato o sorvegliato in modo particolare, in Siria, per il solo fatto di essere curdo. Parlo dei curdi perché possono essere presi ad esempio come il caso estremo, il problema “etnico” più difficile da quelle parti. Eppure è un problema molto meno grave di quello degli zingari da noi. A proposito, hai mai pensato a questo? In Italia le genti solitamente accomunate sotto la denominazione di “zingari” hanno uno status ufficiale sospeso, come se si tratti di non cittadini, in alcuni casi, o di cittadini che hanno diritti diversi da quelli di tutti gli altri (per cui si istituiscono i campi nomadi, con i relativi servizi e disservizi…). In Siria, non solo gli zingari, ma anche i beduini (che sono davvero nomadi o seminomadi) vivono tranquillamente alla loro maniera, e lo stato li riconosce esattamente alla stregua di tutti gli altri cittadini, e non come qualcosa di speciale o di strano: hai mai visitato una comunità “bedu”?
    L’accostamento con il fascismo di Franco è quanto di più fuori luogo ci sia, e uno dei discrimini netti è proprio la capacità dichiarata del governo siriano (se vogliamo restare ad un discorso di tipo istituzionale) di aprirsi alle culture senza paura, e senza, soprattutto, quell’atteggiamento di odioso multiculturalismo che va tanto di moda presso le nostre finte sinistre: la legge è la stessa per tutti, e l’unica eccezione è corruzione (che senz’altro in SIria non manca, ma vogliamo stilare una classifica mondiale?).
    Infine, qualcosa che scatenerà i complottisti: lo sapete che la moglie dell’attuale presidente Assad è nata in Inghilterra e lì ha studiato economia, per poi andare a lavorare alla JP Morgan a New York (prima di diventare la “moglie del presidente”)?
    Preciso, poi, le mie convinzioni personali: sono tendenzialmente anarchico, quindi figurati cosa me ne può fregare della saldezza al potere di una famiglia in un qualunque paese, ma ragionando in modo realistico, è da folli credere al “risorgimento arabo” di cui cianciano in questi giorni numerose persone in vista. E’ il solito colonialismo d’assalto, e allora, per il bene di quei popoli e di quelle terre, meglio che per ora cambi il meno possibile e passi la nottata. Se poi rinasce Che Guevara con Fidel, è un’altra storia, ma converrai con me che la cosa è poco realistica.

  • Affus

    solo uno stato etico oggi potrebbe mettere tutti d’accordo .

  • RicBo

    Evidentemente abbiamo visto e vissuto una Aleppo diversa, cosa che in Siria può anche accadere, comunque mi dispiace Donkey ma non condivido affatto la tua logica del tanto peggio tanto meglio che non si sposa per niente con la tua presunta simpatia per l’anarchismo, ideologia che nella ribellione ha un pilastro ideologico.

  • geopardy

    La voglia di libertà è’ ormai ireffrenabile.

    Ora bisognerà darsi almeno un anno di tempo per vedere i risvolti.

    L’essenziale è che questa spinta non produca eccessivi ed imprevevedibili squilibri internazionali ritenuti dannosi dalla camarilla di potere, altrimenti prevedo guai grossi per tutti.

    Bisognerà anche vedere come questa ritrovata unità di intenti del mondo arabo si traduca in rapporti reciprocamente costruttivi, ma per raggiungere ciò, secondo me, dovrebbe cadere la dinastia dei Saud in Arabia Saudita, altrimenti saranno guai interni per tutti gli arabi (il re dell’Arabia ha fatto una telefonata di sostegno ad Assad proprio ieri).

    Ciao

    Geo

  • ComeDonkeyKong

    Se la mia simpatia per l’anarchismo sia presunta o meno lo so meglio di te, se permetti.
    Quanto al “tanto peggio tanto meglio”, non c’entra niente con quello che ho detto, oltretutto si tratta di un luogo comune che mi provoca disgusto. In soldoni, ti sto dicendo che non c’è nessuna rivolta di popolo in Siria: nulla di autentico. Si tratta delle solite mosse imperial-sioniste che cercano di far propaganda per scopi manifesti. E’ un film già visto mille volte e solo chi non ha idea di cosa stia dicendo può credere che si tratti di moti popolari autentici, tipo Comune di Parigi. se tu ci credi, peggio per te. Il problema è che dai rivolgimenti che sono solo strumentali alla causa del liberismo guerrafondaio sfrenato non c’è ritorno. Quindi, non è una esperienza che si può provare, e poi magari ammettere gli errori e tornare indietro.
    Devo anche rilevare che in tutti questi post non sei mai entrato nel merito: hai solo parlato di gente che si lamenta, ma questa la trovi in anche nel più sperduto villaggio dell’Islanda: non aggiunge nulla, di per sé, all’interpretazione delle cialtronate giornalistiche di questi giorni. Se hai qualche elemento più preciso e serio dillo, altrimenti resta a guardare con attenzione e ti accorgerai di cosa stia realmente succedendo: altro che “primavera dei popoli” da fumetto Marvel…

  • ComeDonkeyKong

    Forse quello che veramente mette d’accordo tutti è lo stato comatoso…

  • RicBo

    No caro Donkey i cittadini del mondo arabo dal Bahrein alla Siria al Marocco sono stanchi e mi sorprende che tu non lo veda. In Siria la ribellione esiste altro che storie se non sfocierà in qualcosa di importante sarà solo per la paura della disgregazione a cui può portare un processo rivoluzionario.
    Leggi l’articolo di Ramonet pubblicato oggi e dimmi se ci vedi elementi di disaccordo.

  • ComeDonkeyKong

    Leggerò l’articolo di Ramonet appena avrò tempo, e se questo articolo sarà ancora in prima pagina di CDC scriverò qui che ne penso, ma questa situazione è chiaramente una buffonata. “Il mondo arabo che si sveglia tutto e chiede libertà” è una delle cazzate tipiche del nostro sistema di informazione (non solo italiano). In un certo senso, sembra proprio di assistere al disfacimento dell’Europa dell’Est: come osserva Slavoj Zizek, a livello immaginario quegli eventi rappresentavano per noi la possibilità di realizzare ad occhi aperti quel sogno di democrazia e libertà rispetto al quale ci trovavamo ormai del tutto disillusi. La situazione dell’Egitto ha probabilmente avuto un aiutino esterno (cioè Mubarak è stato sfiduciato dai suoi padroni), ma chi conosce un minimo l’Egitto sa bene che Mubarak non ha mai avuto sotto controllo l’intero paese, bensì poco più che la valle del Nilo con le metropoli. La situazione della Libia è del tutto diversa: è proprio un assalto neocoloniale, tant’è vero che pur trovandosi a pochi metri dall’Italia non se ne sa nulla, e anche prima degli interventi della NATO non è arrivata nessuna notizia, né immagine che non fosse generica ed imprecisa, proprio come l’affermazione stessa di “rinascimento arabo” (vomitevole). Sulla Siria sembra di rivedere esattamente la stessa propaganda che ha vomitato menzogne sulla Libia, con gli stessi meccanismi, e tutto partirebbe da una cittadina che si trova quasi in Giordania… Ridicolo, ed evidentemente costruito con il soldino del sionista che non molla l’acqua e la terra altrui. Singolare poi che la cronaca di questi giorni non si occupi degli ulteriori massacri a Gaza…

  • RicBo

    Sulla Libia concordo: è un caso a parte, nonostante Gaddafi sia un pazzo. Ma non sminuire il risveglio dei popoli che chiedono libertà. Non sono cazzate, nel caso del mondo arabo come in quello dell’europa dell’est l’imperialismo occidentale ha sicuramente cavalcato, pilotato, distorto questi fenomeni ma non credo che abbia acceso la miccia.

  • ilnatta
  • ComeDonkeyKong

    Ho letto le sciocchezze di Ramonet. Per me è troppo. Basta.

  • geopardy

    Cosa gravissima:

    Non piace a Facebook l’appello per una nuova Intifada
    Londra, 30 marzo –
    E’ stata rimossa da Facebook la pagina che invitava a lanciare una nuova Intifada contro gli occupanti israeliani della Palestina a partire dal prossimo 15 maggio. La pagina ha ricevuto 350 mila adesioni, ma era stata criticata da Tel Aviv.

    Fonte arab minitor

  • geopardy

    Queste sì che sono notizie interessanti:

    Non piace a Facebook l’appello per una nuova Intifada
    Londra, 30 marzo –

    E’ stata rimossa da Facebook la pagina che invitava a lanciare una nuova Intifada contro gli occupanti israeliani della Palestina a partire dal prossimo 15 maggio. La pagina ha ricevuto 350 mila adesioni, ma era stata criticata da Tel Aviv.